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Racconti di Nicola Casagrande

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  • 01 maggio 2013 alle ore 10:04
    La macchina della felicità

    Come comincia: Silenzio. Penombra e silenzio.
    Vedi quell'uomo lì? Stà nella penombra. Nessuno lo vede
    ma tutti lui vede. Aveva volato, un giorno, più alto di ogni suo simile, con l'orgoglio e la fantasia,
    forte nella sua impresa. Ebbe un castello, un'isola  tutta sua, con un laghetto al centro ed una barca a vela.
    Quanta invidia era per molti, anche se solo pochi sarebbero stati disposti a dare tutto quello che aveva dato lui; il suo tempo, il suo ingegno, aveva sacrificato notte e giorno per inseguire un idea perfetta.
    Non vi era arte in essa, ma solo tecnica, una tecnica così estrema da essere inimitabile. Rimosse dal suo cuore ogni sentimento per raggiungerla, per soggiogarla, per confermarla.
    Era un marchingegno gigantesco, pieno di ingranaggi spietati che poteva risolvere i problemi di chiunque.  Metri e metri di tecnologia condensata, un attrezzo alla quale si poteva parlare di se stessi, ed esso ascoltava ed elargiva consigli perfetti.
      Ebbe un successo enorme, venne venduto ovunque, nelle campagne ove i contadini non guadagnavano abbastanza con la semina ed avevano bisogno  di fare previsioni perfette sul raccolto, nelle città ove gli impiegati tornavano a casa affranti dal lavoro ed il congegno li motivava, nelle grandi aziende ove gli imprenditori potevano trarre spunti per nuove idee.
    L'umanità viveva felice, perché ogni passo si poteva muovere in modo intelleggibile. Egli era l'uomo più famoso della terra, il più ricco.
      Dappirma si comprò una gigantesca villa dove poter trascorrere i suoi giorni in solitudine. Aveva la palestra, una piscina incredibile ed un enorme televisore per vedere ciò che accadeva attorno di lui; ma poi si stancò perché, a seguito della perfezione degli uomini, le notizie iniziarono a diventare sempre più monotone. Allora decise di acquistare un lago per praticare in tranquillità la barca a vela.
      Purtroppo tutti erano troppo impegnati a godere della loro felicità per curarsi di lui, per ricordarsi di quanto egli avesse fatto per il mondo. SI sentiva insoddisfatto, e fu li che ebbe un idea che non aveva mai avuto sino ad allora. Decise egli stesso di rivolgersi alla sua creatura.
    "Sono così affranto, tutti sono felici grazie a me, ora come posso fare per essere felice pure io?"
    "Devi trovare qualcuno con cui condividera la tua vita" - gli venne risposto.
    Ma egli sapeva che la macchina era predisposta per risolvere problemi di carattere tecnico o scientifico, psicologici, informatici, matematici, sociali; conosceva come essa elaborasse quelle risposte in modo deterministico, sapeva quali ingranaggi avevano portato a tale risposta, e si rese conto che se al mondo fosse esistito qualcuno di molto simile a lui, allora anche costui avrebbe ricevuto la stessa identica risposta.
    Egli allora si rifiutò di credere che la sua felicità potesse essere identica a quella di qualc'un altro, d'altronde sino ad allora egli era stato unico, inimitabile. Pensò così che l'unico modo per continuare ad essere felice sarebbe stato quello di continuare a sentirsi unico, inimitabile. Ma in un mondo in cui tutti erano felici sotto un sole splendente, l'unico modo per ottenere
    ciò fu quello di chiudersi nella penombra della sua infelicità.
    Ora è lì, sta nella penombra, nessuno lo vede, ma tutti lui vede,
    eppure è l'uomo più felice della terra.