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Poesie di Ninetta Busalla

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  • 31 dicembre 2012 alle ore 21:45
    buon anno

    Trema l'ultima candela accesa,
    tra il profumo di cera
    che s'espande,
    poche ore e tutte
    saran spente.
    Quando il sussurro del tempo
    supererà i rimpianti,
    le riporrò nel cassetto
    come ogni anno d'inverno.
    addio.
    mio vecchio anno!
    te ne vai
    con la tua oscura essenza,
    a cavallo del tramonto,
    nello stupore della bianca neve.
    Lascia il tuo scettro ,
    al nuovo anno,
    la vita che si disperde in te
    donala a lui,
    accendilo di sogni ,
    ricoprilo d'alloro,
    maturalo di stelle,
    avvolgilo di sole,
    di musica,
    e...
    d'amore.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 21:45
    buon anno

    Trema l'ultima candela accesa,
    tra il profumo di cera
    che s'espande,
    poche ore e tutte
    saran spente.
    Quando il sussurro del tempo
    supererà i rimpianti,
    le riporrò nel cassetto
    come ogni anno d'inverno.
    addio.
    mio vecchio anno!
    te ne vai
    con la tua oscura essenza,
    a cavallo del tramonto,
    nello stupore della bianca neve.
    Lascia il tuo scettro ,
    al nuovo anno,
    la vita che si disperde in te
    donala a lui,
    accendilo di sogni ,
    ricoprilo d'alloro,
    maturalo di stelle,
    avvolgilo di sole,
    di musica,
    e...
    d'amore.

  • 31 dicembre 2012 alle ore 11:04
    gigli

    Parevano calici
    innalzati all'aurora
    timidi gigli
    spuntati sul prato
    bianchi
    come il candore
    della prima neve.
    Lacrime di rugiada
    piccole
    sugli steli rivolti al cielo
    pollini dorati
    danzanti
    come baci
    che arrivan sulla bocca
    sfiorando il respiro.
    Sento nella mia carne
    la bellezza sognante
    che sa di divino.
    Gigli candidi
    folletti di luce
    che profumano il mattino
    occhi sacri che non taciono
    ma gridano
    oro e neve
    con il loro sorriso.

  • 26 dicembre 2012 alle ore 18:53
    siamo usciti prima del sole

    Sei quì
    raggio d'alba che
    inargenta le pianure.
    Un viaggio
    su questo treno
    tra pietre nuragiche
    vetrina di colori
    di carrubi profumati
    di tappeti verdi allampanati
    che c'inseguono nella nostra fuga
    ritornelli di un nenia dolce.
    Una rosa s'annida
    nella tua bocca
    da cogliere
    mentre canti poemi divini
    impalpabili come l'apparenza
    e
    siamo lontani
    con il pensiero che non avanza
    anche gli universi
    si dileguano.
    Il treno va
    tra mimose e corbezzoli
    stringerti le mani
    è averti sulla pelle
    brividi...
    come esplosione di razzi
    che illuminano la notte.
    Le chiome degli alberi
    sembrano comete
    c'è un brusio di baci tra noi
    tanti..
    fino a domani.

  • 30 settembre 2012 alle ore 0:12
    autunno

    "Autunno nei portici marini
    coccolati dal sole
    che volteggia
    tra i rami delle
    nuvole.
    Nell'aria fuochi
    di pupille scure
    vive,
    che si agitano
    insieme alle foglie
    cadentI
    leggere sui prati,
    danzanti
    con quel poco che resta di linfa.
    Un carillon di colori
    nell'occhio serotino del tramonto.
    Il giorno ormai
    sorge un pò stanco
    è un cristallo
    caldo
    come l'anima che esplode
    in turbe gioiose
    e la luna?
    ha la bocca pallida
    spalancata
    per nutrirsi
    degli ultimi chicchi di uva." 

  • 19 settembre 2012 alle ore 11:44
    Terra madre

    "Che ardore!
    quel raggio di sole
    confuso tra i sassi,
    seme di luce
    sparso dal vento
    sulle rocce che vivono
    e s’incontrano sul mare,
    come nuvole
    sui voli di gabbiani.
    Il profumo della lavanda
    regna nei tuoi risvegli.
    Terra che m’ appartieni
    immersa nel midollo,
    avvinghiata ai palpiti
    del mio cuore,
    profumo di rosso corbezzolo
    che m' impregna la pelle.
    Voglio vestirmi delle tue bacche
    per non dimenticarti.
    Terra di povertà e di tormento,
    avverto nell’aria un brusio come quello
    dei passeri a primavera,
    sui rami freschi di rugiada,
    sono le speranze dei tuoi figli
    che spargono petali su
    ogni millimetro di mare.
    Sei cambiata nel tempo
    ma pur riconoscibile
    dal lucicar dell’agave argentata
    che corre verso il mare,
    segnando il sentiero
    dei verdi mirti nuragici.
    Terra madre tanto amata,
    ti adoro!
    e venerarti è poco..
    perchè sei tu
    che ci hai fatto
    un popolo fiero."