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Recensioni di Niva Ragazzi

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  • Se non avete mai letto Stevenson, avete perso un'occasione straordinaria di incontrare un vero romanziere, un narratore insuperato di "storie", con la capacità di incantare ed avvincere l'ascoltatore - o il lettore - e di tenerlo interessato fino alla fine del racconto.
    In questo libro sono raccolti due brevi racconti, di genere horror, che dimostrano in pieno la bravura e l'arte di Stevenson.
    Il primo racconto, che dà il titolo al libro, "Il ladro di cadaveri", ci fa piombare in atmosfere cupe, con personaggi ambigui, alcuni di poco carattere, altri di troppo intenso ed avido desiderio di ricchezza e di potere, vere ambientazioni gotiche, cimiteri di notte, cadaveri trafugati, che improvvisamente acquisiscono vita propria, su di un calesse lanciato al galoppo, sotto una luna dolente e tragica, per una storia altrettanto angosciante e senza fine.
    Al largo dell'isola di Mull, in Scozia, l'autore ambienta poi il suo secondo racconto, intitolato "Gli allegri compari", i famosi "Merry Men"  sulla cui identità vi lasceremo almanaccare, un tipico racconto del suo miglior genere.
    Qui troviamo la descrizione straordinaria dei luoghi selvaggi e del mare, ancora più selvaggio, ci vengono raccontate le gesta di Carbonari italiani, tesi a braccare un banchiere che li ha truffati di una notevole somma di denaro, ci vengono presentati i personaggi ed i loro personali demoni, sempre incombenti sulle loro vite.
    Meraviglioso Stevenson, che non tradisce mai le aspettative: ed in fondo, che cosa chiediamo ad un libro di racconti?
    Che ci faccia divertire, che ci faccia rabbrividire, ma che valga il tempo -  il nostro prezioso ed unico tempo -  che gli dedichiamo.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • L'azione si svolge nel profondo nord della Svezia e racconta in una sorta di flash-back il progetto di due giovani  - un ragazzo ed una ragazza - di immergersi in un laghetto alla ricerca di un aereo da guerra caduto e lì probabilmente inabissatosi ai tempi della guerra. Purtroppo, questo semplice progetto avrà conseguenze disastrose per i due ragazzi che verranno uccisi.
    A partire da queste prime pagine, in un crescendo affollato di personaggi descritti con maestria e grande empatia, dopo che tanti anni sono ormai passati da quell'avvenimento, il procuratore Rebeka Martinsson, insieme all'ispettrice Anna-Maria Mella, protagoniste di fascino e grande carattere, si trova a dover ripercorrere a ritroso la storia di queste due esistenze brevi e felici per cercare di capire la ragione di tanta apparente irragionevole ira.
    Scoprirà avvenimenti sepolti nel passato, scoprirà sentimenti appassionati e distruttivi, scoprirà che la tranquilla e placida vita che ci circonda non è mai così semplice e piana come appare.
    Piacevole la lettura e molto scorrevole, sono splendide le descrizioni di una terra così lontana dai nostri orizzonti per una scrittrice ormai affermata in Svezia, e non solo.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Appassionati di gialli, buttatevi: questo è il quinto caso per l'Ispettore Capo Chen Cao della polizia di Shanghai, una serie che ha ottenuto un enorme successo, a mio giudizio, ben meritato.
    L'autore è nato a Shanghai ma vive ormai da anni in America ed insegna letteratura cinese: questa precisazione è d'obbligo perchè nei suoi libri, sofisticati e molto ben scritti, troveremo sempre poesie e rimandi alla millenaria tradizione culturale cinese che è presente alle spalle del nostro poliziotto e non l'abbandona mai, soccorrendolo, anzi, nel momento in cui non trova ispirazione, sia per la sua passione di scrittore, che per la sua attività di investigatore.
    Il nostro protagonista si trova a dover affrontare un serial killer in una nazione che non ammette nemmeno l'idea di un crimine di questo tipo e dovrà a lungo scavare nel periodo triste e doloroso della recente Rivoluzione culturale per poter alla fine risolvere il caso.
    Muovendosi fra Ricconi e ragazze karaoke, triplici accompagnatrici, Comitati di quartiere e politici corrotti, Qui Xiaolong ci racconta com'è la Cina attuale, un gigante che non sa e non vuole dimenticare i millenni di cultura preziosa che ha alle spalle e  le tradizioni delle varie religioni, ed evidenzia le schiaccianti differenze di classe, l'industrializzazione e la cementificazione selvaggia che cambia in poco tempo il paesaggio urbano in cui i vecchi non riescono più a ritrovarsi, vecchi che non riescono a capire né quello che è stato, né a figurarsi un possibile futuro.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Riscopriamo uno dei nostri grandi scrittori ormai scivolati nel dimenticatoio, presi come siamo da tutte le novità sfornate a getto continuo dalle onnipotenti case editrici.
    Eppure, ancora una volta consiglio un ritorno ai classici: solo così potremo veramente apprezzare e giudicare i libri che ci vengono proposti ai giorni nostri.
    Arpino è uno scrittore di grande maestria: con questo libro è  arrivato al suo nono romanzo, sa muoversi ormai con tecnica e capacità.
    La storia che ci racconta è  ambientata in una Torino intorno agli anni settanta, splendidamente descritta con tocchi di squisita poesia. Domingo è un giocatore, baro, truffatore, una persona che disdegna qualunque attività regolare e non accetta di inserirsi nel contesto civile, che giudica sempre negativamente.
    Si muove in un sottobosco di personaggi ambigui, frequenta bar sordidi, vive alla giornata, ma è considerato un maestro per la sua capacità di inventarsi mille volte la vita: certo, la sua vita al di fuori delle regole, ma nel suo genere, è un campione.
    Eppure anche per lui arriva il punto di svolta, cristallizzato nell'incontro ravvicinato con il mondo superstizioso degli zingari: da qui tutta la sua vita viene rivoltata come un calzino. Quello in cui credeva, tutto quello che rappresentava la sua certezza, viene di colpo frantumato davanti alla rivelazione sconcertante che non tutto al mondo è spiegabile in modo tangibile: spesso bisogna fare i conti anche con l'indefinitezza e l'irrealtà.
    Questo romanzo ha molti pregi - un racconto accattivante, la capacità di tenere sveglia l'attenzione del lettore - ma io apprezzo in particolare la capacità dell'autore di utilizzare il linguaggio in modo straordinario: i suoi dialoghi sono fulminanti, ogni parola ha un peso di piombo.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Se per caso qualcuno non conosce ancora questa meravigliosa scrittrice, questo è il libro giusto per cominciare a leggerla: una storia fantastica, una storia umoristica, una storia di morale.
    È mai possibile che sia tutto questo, vi chiederete? Sì, confermo.
    Fantastica,  perchè i personaggi appartengono in buona parte al mondo della fantasia, streghe di tutti i tipi e da tutte le mitologie: troll, elfi, maghi e banshee.
    Umoristica,  perchè si tratta di salvare una principessa bambina dalle mani di un orribile orco - il famoso Orco di Montorto che muta le persone in animali - ed il gruppetto misto e strampalato inviato in missione si troverà a vivere ogni sorta di avventure e disavventure esilaranti, per poi scoprire che l'orribile Orco non è poi così orribile e che è proprio la principessa che desidera cambiare forma per sfuggire alla schiavitù della sua vita dorata.
    Morale, perchè vediamo questi personaggi fiabeschi vivere in perfetta serenità con gli umani con i quali condividono il loro cammino sulla terra, partecipando dei loro affanni e portando il loro contributo di entusiasmo e desiderio di felicità.
    In definitiva, il messaggio che ne deriva è del tutto peculiare e tipicamente "Ibbotsiano": ognuno di noi ha una personale idea di felicità al mondo (e l'autrice predilige in special modo una rinnovata attenzione alla natura ed al vivere semplice, rifuggendo dalle complicazioni della vita moderna): siamo invitati, tuttavia, a renderci conto che non sempre la nostra idea è quella che va bene per tutti.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Tutti i libri di Durrenmatt si presentano alla nostra lettura in modo sobrio, direi quasi riservato, ma svelano poi lentamente quanta profondità e quanta ansia di comprensione della vita l'autore porti nel suo modo di interrogarsi e di raccontare.
    Anche questo breve testo ci introduce lentamente nella storia: prima spiegando che cosa si intenda con il termine utilizzato per il titolo (panne) e poi ci fa incontrare il protagonista, un commesso viaggiatore che, a causa di un problema alla macchina - la famosa "panne" - è obbligato a pernottare in uno sconosciuto paesino.
    Viene ospitato nell'abitazione vecchio stile di un giudice a riposo che lo invita alla sua cena, in compagnia di alcuni suoi amici, tutti ormai ottuagenari ed ex uomini di legge, che gli chiedono di partecipare al "gioco": così definiscono il loro unico passatempo, e cioè quello di rifare famosi processi storici.
    E' evidente che questo famoso "gioco" sarà certo più interessante nel caso in cui si presenti una persona reale che risponda alle domande in veste di imputato.
    Il protagonista accetta divertito: si aspettava una piccola avventura femminile, si aspettava di cenare in una comoda osteria fra gente allegra, e si ritrova invece a rispondere, senza nemmeno accorgersene, fra bottiglie di vini prestigiosi ed una cena sopraffina, alle insidiose ed incalzanti domande di uno degli anziani che riveste il ruolo di pubblico ministero.
    Ed è proprio in questo modo che verrà accusato di assassinio per aver provocato, più o meno inconsapevolmente, la morte del suo diretto superiore, un delitto che, chiaramente, non avrebbe mai potuto arrivare alla giustizia, ma solamente in questo preciso contesto viene messo in luce.
    Ormai è a tal punto evidente persino alla coscienza del protagonista che questi, dopo essere stato giudicato colpevole di morte,mentre risale nella sua camera, sul far del giorno, prenderà l'unica decisione coerente, anche se spiazzerà completamente i suoi ospiti.

    Amaro e profondamente triste, ancora una volta Durrenmatt conferma il suo intento nel dimostrare quanto sia difficile e complessa la realtà profonda dell'animo umano.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Ogni amante del genere giallo conosce sicuramente questa splendida autrice ed il suo  fantasioso eroe, Lord Peter Wimsey.
    Anche in questo caso si tratta di un omicidio, ma sarà arduo per Lord Peter venirne a capo, preso com'è dal suo fresco matrimonio e dalla sua luna di miele che, nonostante tutti i programmi minuziosi ed i suoi progetti, si rivelerà assolutamente insolita, ma non priva di brividi e follie.
    Una commedia soffice e sorridente in cui seguiamo con interesse i due sposi che si sistemano in un vecchio cottage nel fondo della campagna inglese per trascorrervi la luna di miele: molti disagi e molti problemi, numerosi e vari personaggi del luogo descritti nella loro peculiare personalità tramite un fuoco d'artificio di dialoghi e battibecchi senza un attimo di tregua.
    E Lord Peter arriverà anche alla soluzione dell'omicidio, svelando lati nascosti - non per questo meno compassionevoli - del suo carattere, che ce lo fa giustamente apprezzare.

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    recensione di Niva Ragazzi

  • Questo è un vero piccolo gioiello, dedicato e scritto per i ragazzi ma che può e deve essere letto dagli adulti.
    Anche se è stato scritto nel 1955, non ha perso nulla dello smalto e della freschezza che l'hanno contraddistinto fin dall'inizio.
    Il protagonista, Mickel, vive insieme alla nonna ed al suo amatissimo cane Bobbe, sulla costa svedese ed aspetta fiducioso il ritorno del padre, partito da anni per mare a bordo del brigantino Tre Gigli - che dà il titolo al libro - e naufragato senza più dare notizie di sé.
    In queste pagine si trova di tutto: ladri e padroni cattivi, pecore di casa e aringhe fredde, odore di vento che porta naufragi, ma soprattutto, troviamo l'incantevole candore di un bambino che vive intensamente ogni minuto e sa trovare, per ogni minuto, una goccia di speranza.

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    recensione di Niva Ragazzi