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Autore

Oscar Wilde

in archivio dal 03 feb 2001

16 ottobre 1854, Dublino - Irlanda

30 novembre 1900, Parigi - Francia

segni particolari:
Poco prima di morire ho vissuto a Parigi sotto falso nome: Sebastian Melmoth.

mi descrivo così:
Un esteta, di sicuro il maggior rappresentante del decadentismo inglese.

04 aprile 2006

Glykipikros Eros

Amore, non t'incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
Avrei scalato le altezzesomme, inviolate tuttora, visto l'aria più piena, il giorno più ampio.

Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
Acceso una luce più luminosa di più libera libertà, combattuto ingiustizie dalla testa d'Idra.

Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
Tu avresti camminato con Beatrice e gli angeli su quel prato verde e smalto.

Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
Si! forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.

E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
E un'alba d'oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.

Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.

Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
VCon bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fornte, la mia mano avrebbe serrato con la mano
[del nobile amore.

E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.

Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l'amaro segreto del mio cuore,
Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino che ci separiamo.

Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verità
E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.

Pure non rimpiango di averti amato - ah! che altro avrei dovuto fare io, un ragazzo -
Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.

Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù,
Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.

E nella tomba non c'è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l'albero della passione non dà frutti.

Ah! Cos'altro avrei dovuto fare se non amarti, la madre stessa di Dio mi era meno cara,
E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d'argento dal mare.

Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
Ho trovato la corona di mirto dell'amante migliore di quella d'alloro del poeta.

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