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Autore

Paolo Carella

in archivio dal 09 nov 2011

18 novembre 1990, Palermo - Italia

24 novembre 2011 alle ore 0:30

Il bene del singolo può coincidere con il bene altrui?

Intro: Cari amici di Aphorism, quello che vi propongo non è un racconto,ma è un semplice commento su una questione che mi sta molto a cuore: é giusto concedere la cittadinanza a bambini di origine straniera nati in Italia?

Il racconto

È evidente che in sogno di Martin Luter King sia ben lontano dal realizzarsi. Ancora non riusciamo a osservarci gli uni uguali agli altri. Altresì, siamo ben lontani dal poterci sentire cittadini del mondo.
È stata sufficiente una semplice proposta del presidente della repubblica affinché si accendesse lo sdegno di un gran numero di italiani…Napolitano ha detto: “Mi auguro che in parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione”. Una proposta, questa del presidente, che avrebbe dovuto ottenere il consenso della gran parte degli italiani, perché fatta col cuore, perché umanamente giusta e solidale. E invece?... Sui social network si leggono solo commenti di disapprovazione. I maggiori esponenti del partito della lega Nord annunciano un opposizione ferrea, o addirittura manifestazioni in piazza.
La condizione giuridica dei bambini di origine straniera nati in Italia è molto ambigua e precaria. È strettamente legata alla condizione dei genitori: se i padri ottengono la cittadinanza – dopo 10 anni di residenza legale – questa si trasmette anche ai figli. Dall’altro lato la legge prevede che i minori di origine straniera nati in Italia possano fare richiesta di cittadinanza solo al compimento del 18-esimo anno di età, a condizione che siano in grado di dimostrare di aver vissuto ininterrottamente sul territorio italiano.
Uno dei maggiori difetti degli uomini è la convinzione che il proprio benessere debba coincidere con la sventura di un altro. Sovente è così, seppure non in tutti i casi. È un sentimento molto legato alla gelosia. Si desidera sempre ciò che gli altri hanno e a noi manca. A sua volta desideriamo avere un bene, o uno stato di benessere, che agli altri manca. Mentre il dolore e la cattiva sorte sono più facili da sopportare se condivisi con altri, il bene è più piacevole se goduto in solitudine, con gli altri che ci fanno da spettatori.
A causa di questa convinzione morale, ovvero che il proprio bene non può coincidere con il bene degli altri,  ci si rifiuta di considerare italiani persone che hanno la pelle un po’ più scura.

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