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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

03 ottobre 2011 alle ore 20:41

La collezione di francobolli

Il racconto

... Mi davano del pazzo, certe volte, del visionario, del confusionario,
un autentico mestierante del pensiero, di quelli che stravolgono la realtà, la interpretano secondo un criterio non conforme alle abitudini e alle usanze della gente che fa testo, un grosso problema per me ritrovarmi a leggere la vera interpretazione della mia mente, e di ciò che momento per momento, mi passava dinanzi agli occhi.

Ecco affacciarsi confuso e poco chiaro, il turbine di una visione poco chiara e confusa, l’ombra indefinita di ciò che sembra, quella di ciò che e’...

E intorno a me la gente muove e si muove, convinta di convinzioni convinte, determinata, sicura, mobile e inquadrata in un deserto di valori dove sopravvive con enorme fatica un lume di ragione e di chiarezza.
Pero’ piace.
Perché fa sentire, tutti uguali, tutti mediocri, tutti insieme, tutti convinti, tutti solidali, tutti unanimi...
Uno schifo, forse una schifosissima schifezza.
Avere uno sguardo che traspare pena, pietà, compassione, commozione.... Diventerà un reato, molto presto, la libertà di essere o di avere qualcosa...
E allora eccomi cercare questa impossibile quadra, per affiancarmi all’insieme, per accostare il mio modo di essere a quello di chi ritiene di saper essere... un casino mai visto.
Scollamenti, caos, indecisioni, conti che non tornano non torneranno e non potranno mai tornare.
Cercare un’interpretazione razionale delle cose... ma dove?

Accanto a me un’impressione fredda, accennata, lieve e impercettibile ma profonda dentro di me sfiorarmi e toccare le convinzioni del mio io cosi’ tanto per farne una, discuto anche quello e non se io sono io e se quello che penso e’ quello che penso, se quello che vedo e quello che vedo...
Risultato il casino globale, un sistema di sconnessione universale dove nessun pensiero e’ più di conto, nemmeno i colori sono gli stessi, perché non so, nessuno sa il colore dei colori, nessuno sa la luce, il buio cosa sono e cosa siano.... L’inizio e la fine, e tutti gli agglomerati mentali di cui ciascuno di noi adora infarcirsi le nebbie del cervello tanto per riempirne a caso lo spazio e la capienza.

Dov’e’ il diritto di giudicare, ritenere, provare... un’emozione?
E chi può mai più darmi, o dirmi qualcosa che non sia improbabile o quantomeno dubbio e inconsistente...?

Ecco intorno a me questo mondo di convinzioni e intenzioni, di giudizi, di obiezioni, di opinioni e di ferree categorie inamovibili: questa persona non può, quell’altra non deve, questa fa bene e quella fa male, qualcuno può altrinonpossono, c’è chi dice e c’èchinondice, chipensa chinonpensa, chi dice le bugie, chi bugiarde verità, chi esprime simpatia, antipatia, allergiaallasimpatia, chi fadelbene, chi fadelmale, chinonfanulla, chi manco quello, chi assapora e distingue, chi non riconosce un branco di elefanti nel proprio giardino perché se ci sono gli elefanti non può essere il suo giardino!
Mettila insieme questa gente, fanne un villaggio, un popolo, diviene un mondo di facce annullate, di propositi inespressi, di occhi severi e martellanti che guardano solamente che tutto sia solamente leggibile mai interpretabile e cosa cazzo se ne fanno del loro cervello di merda? quanti stronzi cagano ogni volta che un fottuto pensiero bastardo esce dal cesso intasato delle loro idee?

E timidamente, gentilmente, con un po’ di timore prova ad avanzare due centimetri in questo spazio...
Prova, a sentire la puzza di merda in cui si lavano e annegano ogni momento.
Poi dimmi se ti piace, poi dimmi che sei disposto a vivere, abitare in mezzo a loro pur di essere come tutti.

O prova a farti da parte, rifiutala, la loro merda, stanne distante, non fa per te....

Sarai solo.

Sarai solo.

Sarai solo.

E senza poterti confrontare o confortare con qualcuno,
non avrai nulla.
Solo. Sarai solo.

Lentamente tocca a te trovare un pensiero diverso, un fantasma vivo nella tua mente.
Accarezzarlo come una parte di te, coltivarlo.
Ascoltare il battito del tuo cuore, distinguere i TUOI colori, sapori, distinguere il tiepido vento da quello gelido, distinguere il tuo sguardo da quello degli altri, spostarti lentamente indietro dalle menti incrostate di ruggine e sporco per abbracciare serenamente le tue impressioni del mondo che realmente hai, ti circonda ed E’.

Meglio solo, guardando da fuori l’imbecille fanatico che si arrovella il fegato e qualche rene per impedire ai passanti di interferire anche solo idealmente con l’aiuola del suo giardino, e guardando da fuori il povero idiota perverso e maniacalizzato che all’ombra della sua professione ritiene di dover calcare chiunque pur di averlo a suo uso e consumo... e ancora strafottenti e presuntuosi pagliacci che scaricano la propria spazzatura su tutti senza pensare un solo attimo a pulirsi di dosso la merda in cui vivono, e arroganti intellettuali pieni di vuote e inutili parole, completamente incapaci di muovere un dito all’infuori della propria inutile e inapplicabile cultura ideologica.
Chi appende sopra ogni cosa l’inamovibile convinzione di essere migliore, contando i gradini inutili e vuoti della propria posizione, chi si guarda l’abito quantificando le firme che indossa e guadagna punti nel suo ipotetico gradiente di importanza a seconda o meno che qualche stilista possibilmente famoso, gli abbia firmato il culo e poi non importa quante volte al giorno debba aprirlo per farselo sfondare da chiunque, importante nessuno lo sappia.
E chi nasconde le nefandezze delle proprie azioni in vagoni di benparlare, chi ti vomiterebbe in un occhio ogni qualvolta ti vede, ma accenna ipocritamente e puntualmente sorrisi e benposati cenni di saluto purché nessuno possa scavare oltre la sua cornice, nessuno possa aprire i cassetti dove gelosamente, forse anche un po’ apprensivamente, custodisce le proprie palate di merda.
E chi ti sfila accanto, con l’auto nuova, lucida e bentenuta, potrebbe far la fame, ma deve esibirsi, andare più veloce, chiudersi in una scatola a ruote in cui potrebbe anche marcire, ma non uscire, quante valvole ha, cilindri, cavalli, se avesse un tumore nel cranio creperebbe felice, se la sua macchina e’ veloce...
E chi sa tutto di tutti, per dimostrare che di ciascuno ha un’opinione, meno che di se’ stesso, o chi vive come una bandiera, mossa dal vento e dal pensiero altrui, pronto a rinnegare e rimasticarsi ogni parola purche’ lo si approvi sempre e comunque.
E cosi’ tutti insieme, tutti daccordo, tutti uniti....
In questo paradiso della stupidita’ umana pensavo a una figura di uomo, legata alla ricerca di elementi simili ed importanti tra loro: un collezionista. E mi veniva facile pensare un collezionista di francobolli, che passava il proprio tempo a raccoglierli, catalogarli, ordinarli, custodirli, guardarli, riporli, rimirarli, ririporli all’infinito, crescendo via via il proprio patrimonio acquistando pezzi nuovi e sempre più pregiati, alimentando questa collezione tanto importante e tanto utile a riempire di qualcosa di inutile la propria vita.

Ecco vedere il mondo attraverso i suoi occhi per rendersi conto di quante collezioni inespresse ma evidenti ciascuno abbia istituito e inderogabilmente imposto e creato intorno a se’ da solo o con il più grave ausilio di altri, spesso istituzioni, spesso fanatiche manie sociali... ma va bene cosi’.

Camminare vivere e respirare in questo mondo di francobolli, di uomini timbrati e vidimati che non vedono la colla che li ha incastrati a schemi e convenzioni che non possono umanamente essere loro, eppure ci sguazzano dentro che e’ un piacere corrosivo e indescrivibile.
Un francobollo su ogni cosa, su tutto, a volte due, tre se possibile il più possibile...
Come mi vesto? Francobollo del come vestirsi!
Come parlo? Francobollo del come vestirsi!
Come penso? Francobollo del come pensare!
Cosa mi piace? Francobollo! E cosi’ via.

Guardo tutto questo e immagino idealmente di vivere secondo uno schema diverso...
Riconoscere tutte queste marche da bollo, queste tasse, questi timbri imposti ed applicati su tutto e tutti:
Vedere un mondo più semplice ed autentico: tutti che salutano e si sorridono, si parlano, pensano lealmente ciò che e’ realmente, senza atteggiamenti, senza bisogno di prevaricare, conquistare, manipolare, allearsi con qualcuno o con tutti, senza il metro lineare continuo di ogni cosa, senza il bilancino per dare un peso specifico a tutto.
Persone libere da se’ stesse che cercano francobolli per staccarli, scollarli, gettarli, distruggerli.
Conquistare una propria libertà di espressione, un proprio spazio mentale per esistere con la propria personalità, distinguere il vento tiepido da quello gelido e la luce dal buio.
Avere le proprie difficoltà, riconoscerle, identificarle, affrontarle, superarle...

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