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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

06 novembre 2011 alle ore 10:19

Meteora

Il racconto

Come una sfera nel cosmo, una terra vagante nello spazio sconfino alla ricerca di un confine, navigo fuori da rotte e percorsi, rotolando in una mappa stellare sconosciuta, forse nuova… una piega temporale si avvicina alle mie tempie e mi sussurra una via, mi indica la scia di una cometa a cui aggrapparmi per percorrere stralci siderali, mi avvinghio ai frammenti di stella e mi fondo nella sua chioma d’argento, mi mescolo tra le particelle e le polveri nebulose trasportata in un dolce vortice di scintille e di magie…

Veleggiare, volteggiare, rotolare nell’universo, danzare tra gli anelli di ghiaccio di un’aurora boreale e i raggi fotonici di una macchia solare… vibro tra le tempeste magnetiche e mi ricarico di energia con i campi gravitazionali, l’attrazione dei corpi, degli astri, la fisica quantistica che si rigenera e si risolve tra le mie molecole accelerate generando nuove forme di vita, nuove combinazioni chimiche, nuovi elementi, atomi indifferenziati da analizzare e coltivare, biologica sequenza genetica tutta da scoprire… nuovo è il mio patrimonio, nuova la traiettoria che mi porta a scoprire i passaggi tra un confine e l’altro, limiti apparentemente estremi si rivelano semplici collegamenti paralleli, crocevia di mondi separati, lamine probiotiche di ere primordiali… mentre la pietra riscrive la storia, come un laser affilato scolpisco tracce della mia anima sul cielo, lo ricamo di variopinti segnali d’amore, cerco la scia cosmica… cerco le orme spaziali di un’astronave dorata, carica di emozioni e di speranza, di sensazioni, segnali, mistero…

Mi lascio avvolgere dalle onde elettromagnetiche, mi lascio trascinare come un satellite, seguo la rotazione, la rivoluzione dei corpi che regnano nel grande sistema, mi lascio esplodere, implodere, abbraccio i mondi lontani per creare nuove costellazioni, mi poso sulla volta celeste come una farfalla galattica… sottile come un velo di brina  raccolgo il canto degli angeli, delle angeliche voci racchiuse negli archi  di risonanza, nelle curve di rifrazione… si scompongono e si ricompongono come tavolozze di colori del paradiso, si mischiano con le tenebre lontane, con la luce incandescente  delle grandi eruzioni, con il magma apocalittico che scorre tra le venature freatiche delle zolle astrali,  sublimi e remoti controllori di un tracciato mitologico, sfuggito ai controlli del tempo…

Vieni, vieni anche tu… facciamolo insieme, costruiamolo, raggiungiamolo, varchiamolo, proviamo a risorgere in una nuova forma pulsante di esistenza biologica… unisciti al mio cuore e rilancia, rigetta le mani verso il ponte colorato che conduce all’orizzonte… là troveremo la terra per germogliare, coltivare, fiorire, costruire…

Ci saranno nuove acque e nuove sorgenti, apriremo le porte ai flussi del vento e delle stagioni, saremo fuoco… e ghiaccio… estremi dissociati, uniti dall’invisibile legame catartico dipinto nei sogni… principio di una nuova era, la nostra fusione, scosse di assestamento, continenti che si spostano sulla crosta superficiale come navi alla deriva… si aprono i mondi perché la vita possa, finalmente, fluire, defluire, confluire,  coagulando le polveri disperse in una formula omogenea, coerente e funzionale… scosse, movimenti, scosse telluriche e movimenti sismici… trema il nucleo gassoso, ribollono le cavità energetiche sovraccariche di gas, detriti, accumuli stratificati di roccia e sedimenti nativi…

Fondere, associare, consociare, unire, congiungere… membrane diverse che si amalgamano, contatto per contatto, superficie per superficie, impatto, simbiosi, osmosi, unisciti, uniamoci, conglobiamoci, formiamo una nuova entità, un nuovo ammasso, una nuova struttura… unisciti, amiamoci…

Stelle tra le stelle, velieri dello spazio… cavalchiamo la curvatura dell’Universo e liberiamo le ali, detritiche membra di cristallo protese verso le luci, arti accelerati per raggiungere territori sperduti… la ricerca di una nuova terra per depositare il seme di una nuova generazione di elementi… umani, spirituali, ectoplasmatici, impalpabili… sto vagando, stai viaggiando,  siamo  in proiezione intergalattica ed intertemporale… non ci sono suoni, non ci sono respiri, né motori, né odori, né strumenti di controllo: è una camera eterna per propagare, diffondere, sprigionare, emanare sentenze di fuoco, verdetti d’amore… leggi definite per l’umanità di allora… e per quella che verrà…

Uomini, umani, persone, bambini, neonati, anziani, donne e ragazze, adolescenti, giovani, signorine, vecchi, signori, vecchie signore, anziani neonati, giovani persone, vecchi bambini… il tempo non è più un riferimento definito, una casella posizionata al centro di una sfera cronologica… lo spazio si espande materia per materia, elemento per elemento, le sintesi chimiche, i legami fisici, le resistenze, i conflitti, le tensioni… dischiudono e sbocciano ancora in un nuovo seme, una nuova traccia, un nuovo germoglio…

Fioriscono le acque, piovono sabbia, pietre, e terre rocciose… schegge di nuvola, cascate di ghiaccio, cromosomi, ribosomi, si aprono le zolle, i crateri, prosciugano i mari, solidificano gli oceani disidratati, continenti esondati, è un turbine di girasoli dicotiledoni che avanza nel ciclone della vita, una corrente ascensionale che conduce i petali, le foglie, le radici, i rami e le fronde al cuore del ciclone…

Unisciti, alla ricerca di un bacio senza fine, never ending kiss, unisciti a me, baciami le braccia, le spalle, porgimi la tua pelle perché anch’io devo, posso, voglio, anelo, ambisco unirmi… la ricerca di una congiunzione astrale superiore è il primo sogno dei miei desideri, fulmine dorsale, scintilla idrografica… nel bacino… dentro… internamente… ho bisogno di entrare dilatandomi, espandendomi come una galassia che sta per collassare, come un terremoto nelle viscere del pianeta che lo scuote vibrando tutta la sua potenza alla crosta solidificata che si sfalda, liquefandosi in una catena di abissi senza fine, voragini assolute, trapanando le falde, le catene montuose, le dighe naturali…

Spunta il silenzio, si diffonde quella rara melodia della tregua definita in termini di pace, quiete, statica assenza di rumore e suoni, tempeste placate lasciano tracce di pozzanghere infiltrate nel terreno, il suolo umido disperde nebbia velata, sostare, danzare sul piazzale deserto dove dimorano le cattedrali, scendono foglie dal cielo, cadono lacrime e nessuno può fermare le acque che scolmano dall’argine, nessuno osserva questa esondazione di fango, di melma liquida putrescente… le nubi si voltano, alzano le spalle, puntano altrove, l’argilla condensa spaccandosi in lamine pungenti, carbone tagliente, torba paludosa…

Insetti, insettivori, migrazioni intere di branchi solitari… si spostano le stelle, trasferiscono il loro cuore pulsante nei depositi di luce universale… eclissi emozionale che palpita come un tuono cavernoso nelle fibre dell’oceano…

Parti di me che si sgretolano come foglie d’autunno, macerate dalle piogge e ingiallite dal gelo, spazio termico senza protezioni, senza veli, senza impianti di contenimento, strutture e condotte, alveo di un fiume mai dragato, mai incanalato, sovraccarico di detriti, intasato di grida… assordanti… silenziose…

Primavera, primavere… infinito, infinite… infinite primavere… ciclo stagionale cadenzato dal tempo, dagli anelli concatenati che si uniscono uno ad uno per formare una struttura di riferimento e di  controllo, mentre le ali del gabbiano si dischiudono verso un sole lontano, molto lontano, pallido, forse irraggiungibile…

Chi devo chiamare, cercare, invocare… come posso smarrirmi in questa nicchia di cielo saturo di lacrime, non so volare, non so scendere né salire, posso solo inoltrarmi nell’orizzonte camminando verso segnali di speranza, fessure, spiragli di luce… colori decolorati, toni desaturati, tinte grigie, autunni senza uscita, alle soglie di un inverno glaciale che porterà colonne di iceberg nel mio cuore…

Non ci sono risposte, non aspetto domande… il silenzio è un dialogo occulto privo di confronti, sponde, costruzioni…

Arginare, isolare, definire, limitare…

ma perché devo sempre restringere la mia cerchia d’azione a tutto ciò che viene delimitato dai limiti conoscitivi di una minuscola tribù … ?

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