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Autore

Paolo Goglio

in archivio dal 03 ago 2011

29 agosto 1960, Milano - Italia

05 agosto 2011 alle ore 20:22

Principessa delle acque

Il racconto

Scendeva dolce e luminosa, trasparente, esile e sorridente… portava la luce dei propri tentacoli attraverso gallerie sotterranee che collegavano mondi lontani…
Era un modo per unire il proprio sguardo, riflettersi nello specchio e scoprire nuovi colori… nuove forme…
Assetata di colori scivolava nell’acqua… cercava i mille riflessi azzurri nel profondo mare, risaliva verso i colori del cielo e ricamava stelle dorate sulla superficie…

Bello quando riusciva a dialogare con il mondo, attraverso l’ipnosi del suo linguaggio interiore… una specie di messaggio spezzettato come le trame di un mosaico, come le scaglie di un serpente cementato nell’universo, come una piccola opera d’arte che scalpellava la materia per dare vita a nuove forme, di vita… oltre la vita…

Il fiume trasportava le piogge dell’autunno e le foglie raccolte tra monti lontani… lo spazio si restringeva, il bacino idrografico raccoglieva detriti, sabbia, ghiaia, rami, tronchi… spazzava le rive strappando argini e forme di vita vegetale… ostruiva le tane delle volpi che fuggivano alluvionate, le talpe soccombevano, i gufi volteggiavano confusi perdendo ogni riferimento di spazio, il cervo osservava sconfortato la palude che avanzava nel suo pascolo preferito e l’acqua era torbida, buia, priva di ossigeno e plancton…

galleggiavano rifiuti e barche alla deriva, interi branchi perdevano il disegno del proprio schieramento sconfinando in acque proibite, abitate da predatori voraci che lasciavano dietro di sé solamente una lunga scia di lische spolpate e abbandonate…
Il buio, il gelido freddo della notte totale devastava il regno delle meraviglie, oscurando la danza quotidiana della dolce principessa delle acque, imprigionata in un piccolo rifugio improvvisato, tra le rocce del fondo… oscuro…

Racchiuse il proprio corpo in un minimo spazio, stringendosi a se in un abbraccio protettivo, ma il cielo era

sempre più tempestoso

l’acqua sempre più agitata e le tenebre sembravano eterne, infinite, incessanti… si chiuse ancora mentre la mente vagava nella luce dimenticata, nel chiaro riverbero di un sole divorato dal maltempo, cantava nella mente cercando ossigeno ma non c’era più l’elemento… perdeva il respiro, perdeva le forze, svaniva sommersa nel maremoto

diventando parte di un’unica, travolgente onda d’urto che frantumava le scogliere schiumando distruzione, erosione… naufragando ogni cosa, ogni pietra, ogni forma di vita sulla riva … rabbiosamente divorata dalla rabbia di una natura ferita, delusa, umiliata…

Fuori…
Sulla sabbia…

Trasportata avanti e indietro dai sussulti delle ultime onde… insieme al tappeto di alghe e conchiglie… ossa di seppia e frutti di mare, piccoli granchi capovolti, spezzati…

Stelle… stelle nel cielo… stelle nel cuore, freddo, tanto freddo…

Tanto…

Tanto....
Tanto freddo…

Sembrava un fiore abbandonato sulla battigia… un germoglio caldo nell’abbandono della risacca, mentre la marea ritirava le sue energie e nel cielo…

Stelle…

Le stelle…

Stella…
Sotto le stelle… sotto il cielo limpido… la luna… l’argento… l’oro della notte silenziosa, l’aria, l’ossigeno…

Stella senz’acqua, senza vita…

Sembrava un petalo rosso adagiato dal vento, una pietra preziosa dimenticata dal tempo, maltempo, piccolo cuore pulsante in un deserto di vita, raggi di speranza, di luce… colori…

Si apriva il cielo nei raggi di un sole troppo lontano, il mondo risvegliava la propria anima riflettendo brillanti note di armonia… era l’alba del nuovo giorno… un’alba serena e calda che riportava mille caldi colori nei mille tasselli del cielo…

 

Era naufragato a lungo tra colonne di acqua inferocita, sommerso e riemerso, risommerso, emerso ancora… guidato dalla propria vita, dalla bussola spirituale della sopravvivenza ora usciva dalle ultime acque per abbandonarsi sulla sabbia, terrena, ferma, immobile… sfinito…

Nella ricerca di un’ultima speranza vide…

Rossa…

Tremante e impaurita…

La vide tra le luci del mattino… la raccolse delicatamente e la portò vicino al proprio cuore…

La piccola stella di mare riprese calore, avvolgendo il corpo del naufrago in un abbraccio di vita, cercandone le labbra per accarezzarle con i suoi morbidi tentacoli, portandolo attimo dopo attimo lontano dallo spazio temporale, proiettati nei colori del sole, tra i contorni delle nuvole, congiunti in una fusione impossibile e al tempo stesso potente ed esplosiva, accecante e sensuale… annegando nel travolgente oceano di un amore magico e fatato senza nessun confine… nessuna fine…

Per sempre…

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