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Racconti di Paolo Grancini

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  • 07 dicembre 2007
    Lo sfasciacarrozze

    Come comincia:

    Lo sfasciacarrozze si trova in una strada senza uscita.


    In lontananza, latrati di cane e rumori di macchine su strade trafficate: lì intorno quell'odore chimico di pere cotte e detriti ai margini della via.


    Difficile sentire il rumore dei passi perché la strada èin terra battuta. Qui comunque non viene nessuno per scelta: cosa potrebbe cercare? meglio, cosa potrebbe trovare? L'altrove che il mondo di oggi disegna significa sempre altro da vivere l'oggi in pienezza.


    Mario vedi che c'è perché la luce del gabbiotto è il riferimento dell'ortaglia e del disordine vicino.


    Guardando attentamente riesci a intravvedere il calendario che il parroco gli ha detto più volte di togliere: povere ragazze con quel freddo! ma lui sorride e ha sempre in mano qualche pezzo di macchina ancora buono. Lo tiene fra le mani come un neonato da fare addormentare: adesso che è inutile gli fa capire che in ogni momento è la scelta ciò che fa la differenza.


    Mi ha sempre stupito Mario, perché in ogni momento lui cerca di utilizzare cose che sembrano inutili. Che strano che un volante di una macchinona sportiva, guidata chissà da chi, venga riutilizzato per la costruzione di un trattore. Il volante è ancora lo stesso ma cambia il suo significato: adesso diventa utile, riprende senso.


    E come il volante, valvole, filtri, radiatori, fanali, marmitte.


    Mario non si sente solo. Probabilmente all'inizio anche il padre eterno chiamava le cose con un sorriso simile.

  • 07 dicembre 2007
    Scatole di cartone

    Come comincia:

    Il lavoro di Giovanni é costruire scatole di cartone.


    Sempre la stessa forma, in fondo cosa può essere una scatola! ma di tantissime dimensioni diverse.


    Proprio ieri gli hanno chiesto di preparare una scatola piccola, più piccola che poteva.


    A quel punto Giovanni si è fermato.


    Avrebbe voluto liberarsi di tutti i suoi pensieri, per fare posto a quell'incredibile richiesta. Si è fermato per ringraziare le sue mani, i suoi occhi, la sua intelligenza, che lo avevano aiutato fino a quel momento: e da ultimo ha ringraziato anche il buon Dio che gli aveva dato tanti doni.


    Ci fermiamo così poco per ringraziare: di quello che siamo ora.


    Adesso stava parlando alle sue mani, per convincerle a realizzare bene anche quella richiesta: i suoi pensieri non dovevano pensare a fra un'ora, all'estate o a fra un mese, perché era maledettamente importante adesso e ora: e convincere i propri pensieri è forse la cosa più difficile.


    Pian piano ha capito che la difficoltà era lui, veniva da lui.


    Che bello quando cammini in un prato e sei contento e non sai perché.


    O quando senti una musica che ti prende, entrare in sintonia non perché hai preso una decisione, o ci ragioni sopra, ma così, a un tratto, senza che tu ci metti niente, sei contento e amen.


    Adesso Giovanni sarebbe andato a casa, contento perché costruire scatole gli permetteva di realizzare sé stesso.

  • 07 dicembre 2007
    Carta colorata

    Come comincia:

    Mario esce quasi sempre di casa verso le quattro del pomeriggio, con le tasche del cappotto piene di minuscoli pezzetti di carta colorata.


    Fatti pochi passi, ne lancia una manciata nell'aria.


    Alcuni gli rimangono sul cappotto, altri cadono per terra e sembrano petali di fiori.


    L'altro giorno gli occhi di un cane si sono incrociati con quelli di Mario mentre stava lanciando i suoi pezzetti di carta.


    Né il cane ha abbaiato, né mario ha lanciato i suoi pezzetti di carta colorta.


    E' stato come un miracolo, quasi si fosse fermata ogni cosa in quel semplice gesto.