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Autore

Paolo Grancini

in archivio dal 07 dic 2007

30 agosto 1962, Milano

07 dicembre 2007

Lo sfasciacarrozze

Intro: Mario è uno sfasciacarrozze gentile, con occhi che vedono oltre le apparenze. Gli oggetti che tocca hanno una propria storia fatta e finita, e lui gli restituisce vita con il dono più bello: l'utilità.

Il racconto

Lo sfasciacarrozze si trova in una strada senza uscita.


In lontananza, latrati di cane e rumori di macchine su strade trafficate: lì intorno quell'odore chimico di pere cotte e detriti ai margini della via.


Difficile sentire il rumore dei passi perché la strada èin terra battuta. Qui comunque non viene nessuno per scelta: cosa potrebbe cercare? meglio, cosa potrebbe trovare? L'altrove che il mondo di oggi disegna significa sempre altro da vivere l'oggi in pienezza.


Mario vedi che c'è perché la luce del gabbiotto è il riferimento dell'ortaglia e del disordine vicino.


Guardando attentamente riesci a intravvedere il calendario che il parroco gli ha detto più volte di togliere: povere ragazze con quel freddo! ma lui sorride e ha sempre in mano qualche pezzo di macchina ancora buono. Lo tiene fra le mani come un neonato da fare addormentare: adesso che è inutile gli fa capire che in ogni momento è la scelta ciò che fa la differenza.


Mi ha sempre stupito Mario, perché in ogni momento lui cerca di utilizzare cose che sembrano inutili. Che strano che un volante di una macchinona sportiva, guidata chissà da chi, venga riutilizzato per la costruzione di un trattore. Il volante è ancora lo stesso ma cambia il suo significato: adesso diventa utile, riprende senso.


E come il volante, valvole, filtri, radiatori, fanali, marmitte.


Mario non si sente solo. Probabilmente all'inizio anche il padre eterno chiamava le cose con un sorriso simile.

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