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Autore

Paolo Secondini

in archivio dal 31 gen 2007

30 giugno 1950, Aquino

14 febbraio 2007

E' anche la tua terra

Se chiedi il mio nome ti rispondo Khader.
Vivo nel piccolo tugurio costruito dai miei
su questa terra, arida come una gola disseccata,
povera come le orbite di un cieco.
Solo mani callose possono ararla,
e cuori abituati alla fatica, a ogni dolore.
Terra non bella, desolata, spesso cimitero!

Ma essa è pur sempre la mia terra,
e quasi ogni giorno mi dà il pane,
quel pane salato che mastico adagio
dinanzi al tugurio, verso sera, contro il tramonto.
Come vedi, c’è poco da trarre dalla mia terra,
ma quel poco che offre è per tutti.
Tutti quanti possono starvi e vivere in pace,
che si chiamino Simon, Amir, Ismael, Jamil,
Mordechai, Musa’ab. Tutti quanti hanno diritto
a costruirvi un tugurio, una casa,
a dissodarla e piantarvi il seme del grano,
annaffiarlo soltanto col sudore...
Per questo il pane che dà sa troppo di sale.

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