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Autore

Patrizia Solazzi

in archivio dal 20 set 2007

30 maggio 1955, Milano

mi descrivo così:
Sono una scultrice, scrivo per dare lentezza alla polvere che troppo rapida passa tra le mia dita.

17 giugno 2008

Incontro

Solleverò i sentieri
dai miei passi
resteranno le parole
nello scolo laterale
dove raccogliere con i palmi
i momenti lieti,

 

berranno i salici
le loro lacrime spericolate
negli specchi infantili,

 

voleranno essenze d'amore
per le trote golose
sul sogno infranto di una carezza
in più,

 

occhi che non vedono,
il perdono né l'amore,
solleverò
la mia mano per la
pioggia,

 

difendermi dalle stelle
copiose e intime
vergognandomi di
essere,

 

essere di di forme ed anni
e fragile come il papavero,
nel campo dorato che si muove,
uno di pane l'altro per il colore.

 

Vento ci disse
credici
l'aratro giusto
ci trasformò,

 

Credici,
incolto stelo
incolto animo,
bendata la corsa verso l'orizzonte,
piedi nudi ferirono di rosso le stoppie,
credici.

 

Dimmelo e dissi.
credici.
speranza di pelle,
sul cuore giovane,
unici occhi di solitudine.


Volevano farti vedere
il suono del vento.

 

Passò sul gesto il fango.
credendolo
 il fondo bicchiere
a  restituire
l'acqua alla pioggia.

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