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in archivio dal 13 lug 2004

Paul Verlaine

30 marzo 1844, Metz - Francia
08 gennaio 1896, Parigi - Francia
Segni particolari: Tutti conoscono la mia burrascosa amicizia col giovane Rimbaud… ho abbandonato mia moglie per andare a vivere con lui!
Mi descrivo così: Ho vissuto la mia esistenza di "poeta maledetto" tra fughe e redenzioni, eccitazioni e miserie, idilli amorosi e deprimenti malinconie.

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  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:52
    Noi saremo

    Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
    che certo guarderanno male la nostra gioia,
    talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?

    Andremo allegri e lenti sulla strada modesta
    che la speranza addita, senza badare

    affatto
    che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

    Nell’amore isolati come in un bosco nero,
    i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,
    saranno due usignoli che cantan nella sera.

    Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,
    non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
    accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

    Uniti dal più forte, dal più caro legame,
    e inoltre ricoperti di una dura corazza,
    sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

    Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
    per noi ha stabilito, cammineremo insieme
    la mano nella mano, con l’anima infantile
    di quelli che si amano in modo puro, vero?

     
  • 04 aprile 2006
    Il clown

    Saltimbanco, addio! Buona sera, Pagliaccio! Indietro, Babbeo:
    Fate posto, buffoni antiquati, dalla burla impeccabile,
    Fate largo! Solenne, altero e discreto,
    ecco venire il migliore di tutti, l’agile clown.

    Più snello d’Arlecchino e più impavido di Achille
    è lui di certo, nella sua bianca armatura di raso:
    etereo e chiaro come uno specchio senza argento.
    I suoi occhi non vivono nella sua maschera d’argilla.

    Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
    mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
    sull’arco paradossale delle gambe.

    Poi sorride. Intorno il volgo stupido e sporco
    la canaglia puzzolente e santa dei Giambi
    applaude al sinistro istrione che l’odia.

     
  • 04 aprile 2006
    Arte Poetica

    La musica prima di tutto
    e dunque scegli il metro dispari
    più vago e più lieve,
    niente in lui di maestoso e greve.

    Occorre inoltre che tu scelga
    le parole con qualche imprecisione:
    nulla di più amato del canto ambiguo
    dove all’esatto si unisce l’incerto.

    Son gli occhi belli dietro alle velette,
    l’immenso dì che vibra a mezzogiorno,
    e per un cielo d’autunno intepidito
    l’azzurro opaco delle chiare stelle!

    Perché ancora bramiamo sfumature,
    sfumatura soltanto, non colore!
    Oh! lo sfumato soltanto accompagna
    il sogno al sogno e il corno al flauto!

    Fuggi più che puoi il Frizzo assassino,
    il crudele Motteggio e il Riso impuro
    che fanno lacrimare l’occhio dell’Azzurro,
    e tutto quest’aglio di bassa cucina!

    Prendi l’eloquenza e torcigli il collo!
    Bene farai, se con ogni energia
    farai la Rima un poco più assennata.

    A non controllarla, fin dove potrà andare?
    O chi dirà i difetti della Rima?
    che bambino stonato, o negro folle
    ci ha fuso questo gioiello da un soldo
    che suona vuoto e falso sotto la lima?

    E musica, ancora, e per sempre!
    Sia in tuo verso qualcosa che svola,
    si senta che fugge da un’anima in viaggio
    verso altri cieli e verso altri amori.

    Sia il tuo verso la buona avventura
    spanta al vento frizzante del mattino
    che fa fiorire la menta ed il timo...
    Il resto è soltanto letteratura.

     
  • 04 aprile 2006
    Lussurie

    Carne, o solo frutto addentato dei giardini di quaggiù
    frutto dolceamaro che impasta i denti di chi è solo
    degli affamati di solo amore, bocche o gole,
    e buon dessert dei forti, loro allegro desinare.

    Amore! Sola emozione di coloro cui l’orrore
    di vivere non commuove, Amore, che stritoli
    sotto le tue mole gli indugi di libertini e ritrose
    per il cibo dei dannati che scelgono i sabba,

    Amore, tu m’apparisti a volte come un buon pastore
    di cui sogna la filatrice seduta presso il focolare
    le sere d’inverno, al calore di un chiaro sarmento,

    ed è la Carne quella filatrice, e l’ora è giunta
    che il sogno avvolgerà la sognatrice – ora santa
    o no! che importa al vostro delirio, Amore e Carne?

     
  • 04 aprile 2006
    Viviamo in tempi infami

    Viviamo in tempi infami
    dove il matrimonio delle anime
    deve suggellare l'unione dei cuori;
    in quest'ora di orribili tempeste
    non è troppo aver coraggio in due
    per vivere sotto tali vincitori.

    Di fronte a quanto si osa
    dovremo innalzarci,
    sopra ogni cosa, coppia rapita
    nell'estasi austera del giusto,
    e proclamare con un gesto augusto
    il nostro amore fiero, come una sfida.

    Ma che bisogno c'è di dirtelo.
    Tu la bontà, tu il sorriso,
    non sei tu anche il consiglio,
    il buon consiglio leale e fiero,
    bambina ridente dal pensiero grave
    a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!

     
  • 04 aprile 2006
    Noi saremo

    Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
    che certo guarderanno male la nostra gioia,

    talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
    Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

    che la speranza addita, senza badare affatto
    che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

    Nell'amore isolati come in un bosco nero,
    i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

    saranno due usignoli che cantan nella sera.
    Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,

    non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
    accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

    Uniti dal più forte, dal più caro legame,
    e inoltre ricoperti di una dura corazza,
    sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

    Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
    per noi ha stabilito, cammineremo insieme
    la mano nella mano, con l'anima infantile
    di quelli che si amano in modo puro, vero?

     
  • 04 aprile 2006
    Le conchiglie

    Ogni incrostata conchiglia che sta
    In quella grotta in cui ci siamo amati
    Ha la sua propria particolarità.

    Una dell'anima nostra ha la porpora
    Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
    Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

    Un'altra imita te nei tuoi languori
    E nei pallori tuoi di quando, stanca,
    Ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi.

    Questa fa specchio a come in te s'avvolge
    La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
    Alla tenera e corta nuca rosa;

    Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

     
  • 04 aprile 2006
    Marina

    L'oceano sonoro
    Palpita sotto l'occhio
    Della luna in lutto
    E palpita ancora,
    Mentre un lampo
    Vivido e sinistro
    Fende il cielo di bistro
    D'un lungo zigzag luminoso,
    E che ogni onda
    In salti convulsi
    Lungo tutta la scogliera
    Va, si ritira, brilla e risuona.
    E nel firmamento,
    Dove erra l'uragano,
    Ruggisce il tuono
    Formidabilmente.

     
  • 04 aprile 2006
    Gesù Bambino

    Gesù Bambino, come dobbiamo essere
    Se vogliamo vedere Dio Padre:
    accordaci allora di rinascere

    come puri infanti, nudi, senz’altro rifugio
    che una stalla, e senz’altra compagnia
    che un asino e un bue, umile coppia;

    d’avere infinita ignoranza
    e l’incommensurabile debolezza
    per cui l’umile infanzia è benedetta;

    di non agire senza che nonnulla ferisca
    la nostra carne tuttavia innocente
    ancora perfino d’una carezza,

    senza che il nostro misero occhio non senta
    dolorosamente perfino il chiarore
    dell’alba impallidire appena,

    della sera che cade, suprema luce,
    senza provare altra voglia
    che d’un lungo sonno tiepido e smorto…

    Come puri infanti che l’aspra vita
    destina – a quale meta tragica
    o felice? – folla asservita

    o libera truppa, a quale calvario?

     
  • 04 aprile 2006
    Arietta dimenticata

    Piange il mio cuore
    Come piove sulla città;
    Cos'è questo languore
    Che penetra nel mio cuore?

    O dolce rumore della pioggia
    Sulla terra e sopra i tetti!
    Per un cuore che s'annoia,
    Oh, il canto della pioggia!

    Piange senza ragione
    Questo cuore che s'accora.
    Che! Nessun tradimento?...
    E' un lutto senza ragione.

    Ed è la peggior pena
    Non sapere perché
    Senza odio e senza amore
    Il mio cuore ha tanta pena!

     
  • Camminavo su sentieri infidi
    dolorosamente incerto.

    E le tue care mani mi guidarono.
    pallido un debole presagio d'alba

    riluceva all'orizzonte lontano:
    il tuo sguardo fu il mattino.

    Nessun altro rumore che il suo passo
    sonoro incoraggiava il viaggiatore.

    La tua voce mi disse: Vai avanti!.
    Il mio cuore timoroso, oscuro,

    piangeva solo sulla triste via:
    l'amore, delizioso vincitore,
    ci ha riuniti nella gioia.

     
  • 04 aprile 2006
    Canzone d'autunno

    I singhiozzi lunghi
    dei violini d'autunno

    mi feriscono il cuore
    con languore
    monotono.

    Ansimante
    e smorto, quando

    l'ora rintocca,
    io mi ricordo

    dei giorni antichi
    e piango;

    e me ne vado
    nel vento ostile

    che mi trascina
    di qua e di là

    come la foglia
    morta.

     
  • 04 aprile 2006
    Ho quasi paura

    Ho quasi paura, in verità,
    tanto sento la mia vita allacciata

    al pensiero radioso
    che l'anima mi ha preso l'altra estate,

    tanto la tua sempre cara immagine
    abita in questo cuore tutto tuo,

    questo mio cuore soltanto bramoso
    di amarti e di piacerti!
    Io tremo - e tu perdona
    la mia estrema franchezza -

    se penso che un sorriso, una parola
    da parte tua son legge ormai per me,

    e che ti basterebbe un solo gesto,
    una parola, un battito di palpebre,

    per chiudere il mio essere nel lutto
    della sua celeste illusione.

     
  • 04 aprile 2006
    In sordina

    Calmi nella penombra
    che gli alti rami spargono

    penetriamo il nostro amore
    di questo silenzio profondo.

    Uniamo le nostre anime, i cuori
    ed i sensi in estasi,

    in mezzo ai vaghi languori
    dei pini e dei corbezzoli.

    Socchiudi gli occhi,
    incrocia le braccia sul seno,

    e dal tuo cuore assopito
    scaccia per sempre ogni progetto.

    Lasciamoci persuadere
    al dolce soffio che culla

    e che ai tuoi piedi viene ad increspare
    le onde di erba rossa.

    E quando, solenne, la sera
    cadrà dalle nere querce,

    voce della nostra disperazione
    l'usignolo canterà.

     

     
  • 04 aprile 2006
    La dura prova

    La dura prova è ormai alla fine:
    mio cuore, sorridi al domani.

    Son passati i giorni angosciosi,
    quando ero triste fino al pianto.

    Anima mia, ancora un poco,
    non stare a contare gli istanti.

    Ho letto le parole amare,
    e ho bandito le oscure chimere.

    Gli occhi non possono vederla
    a causa di un dovere doloroso,

    l'occhio è ansioso di ascoltare
    le note d'oro della sua voce tenera,

    tutto il mio essere e il mio amore
    acclamano il giorno felice

    in cui,unico sogno, unico pensiero,
    ritornerà da me la fidanzata.

     
  • Parlavamo del più e del meno, ieri
    ieri i miei occhi cercavano i tuoi,

    tu pure andavi andavi in cerca del mio sguardo
    intanto che il discorso continuava.

    Sotto il senso banale delle frasi
    il mio amore seguiva i tuoi pensieri,

    e quando tu parlavi mi fingevo
    distratto ed ascoltavo il tuo segreto:

    poiché la voce e gli occhi di Colei
    che ti fa triste e gioioso rivelano,

    malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
    l'essere interiore illuminandolo.

    Ieri dunque son partito inebriato:
    il mio cuore spera vanamente,

    ha una speranza vana, falsa e dolce?
    No, è vero? Non è vero che no?

     
  • 04 aprile 2006
    Colloquio sentimentale

    Nel vecchio parco gelido e deserto
    sono appena passate due forme.

    Hanno occhi morti, e labbra molli,
    e le loro parole si odono a stento.

    Nel vecchio parco gelido e deserto
    due spettri hanno evocato il passato.

    - Ricordi la nostra estasi d'allora?
    - E perché vuoi che la ricordi?

    - Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
    Ancora vedi in sogno la mia anima? - No.

    - Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
    quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.

    - Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
    - Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

    Andavano così tra l'avena selvatica,
    e le loro parole le udì solo la notte.

     
  • Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
    poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
    a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
    poiché questa felicità consente ad esser mia,

    facciamola finita coi pensieri funesti,
    basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
    basta con l'ironia e le labbra strette
    e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

    E basta con quei pugni serrati e la collera
    per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
    basta con l'abominevole rancore! basta
    con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!

    Perché io voglio, ora che un Essere di luce
    nella mia notte fonda ha portato il chiarore
    di un amore immortale che è anche il primo
    per la grazia, il sorriso e la bontà,

    io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
    da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
    camminare diritto, sia per sentieri di muschio
    sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

    sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
    verso la meta a cui mi spingerà il destino,
    senza violenza, né rimorsi, né invidia:
    sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

    E poiché, per cullare le lentezze della via,
    canterò arie ingenue, io mi dico
    che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
    e non chiedo, davvero, altro Paradiso.

     
  • 04 aprile 2006
    Il mio sogno familiare

    Spesso mi viene in sogno bizzarra e penetrante
    Una donna mai vista, che amo e che mi ama,
    Che con lo stesso nome si chiama e non si chiama
    Diversa e uguale m'ama e sempre è confortante

    È per me confortante, e il mio cuore parlante
    Per lei soltanto, ahimé! Non è più cosa grama
    Per lei soltanto, in fronte del sudore la trama
    Lei soltanto rinfresca, con le lacrime piante.
    È' bruna, bionda o rossa? Non mi è dato sapere.
    Il suo nome? Ricordo che è dolce e dà piacere.
    Come nomi diletti che la vita ha esiliato.

    All'occhio delle statue è simile il suo sguardo,
    Ed ha la voce calma, lontana, grave, il fiato
    Delle voci più care spente senza riguardo.

     

     
  • 04 aprile 2006
    Vola, canzone, rapida

    Vola, canzone, rapida
    davanti a Lei e dille
    che, nel mio cuor fedele,
    gioioso ha fatto luce
    un raggio, dissipando,
    santo lume, le tenebre
    dell'amore: paura,
    diffidenza e incertezza.
    Ed ecco il grande giorno!
    Rimasta a lungo muta
    e pavida - la senti?
    - l'allegria ha cantato
    come una viva allodola
    nel cielo rischiarato.
    Vola, canzone ingenua,
    e sia la benvenuta
    senza rimpianti
    vani colei che infine torna.