username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 04 ago 2011

Pedro Salinas

27 novembre 1891, Madrid - Spagna
04 dicembre 1951, Boston - Stati Uniti
Segni particolari: Ho fatto parte della famosa "Generazione del '27" insieme a Federico García Lorca. Ho tradotto in spagnolo "Alla ricerca del tempo perduto" di Proust.
Mi descrivo così: Professore, critico, ma soprattutto apprezzatissimo poeta.

elementi per pagina
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:31
    Sì, al di là della gente

    Sì, al di là della gente
    ti cerco.
    Non nel tuo nome, se lo dicono,
    non nella tua immagine, se la dipingono.
    Al di là, più in là, più oltre.

    Al di là di te ti cerco
    Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
    nella tua anima nemmeno.
    Di là, più oltre.

    Al di là, ancora, più oltre
    di me ti cerco. Non sei
    ciò che io sento di te.
    Non sei
    ciò che mi sta palpitando
    con sangue mio nelle vene,
    e non è me.
    Al di là, più oltre ti cerco.

    E per trovarti, cessare
    di vivere in te, e in me,
    e negli altri.
    Vivere ormai di là da tutto,
    sull'altra sponda di tutto
    - per trovarti -
    come fosse morire..

     
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:27
    Io non posso darti di più

    Io non posso darti di più
    Non sono più di quello che sono.
    Ah come vorrei essere
    sabbia, sole in estate!
    Che ti sdraiassi
    rilassata a rilassarti.
    Che mi lasciassi
    il tuo corpo quando te ne vai, orma,
    tenera, tiepida, indimenticabile.
    E che con te se ne andasse
    su di te, il mio bacio lento:
    colore,
    dalla testa ai piedi
    bruno.
    Ah come vorrei essere
    vetro, o stoffa o legno
    che conserva il suo colore
    qui, il suo profumo qui,
    e nacque a tremila chilometri!
    Essere
    la materia che ti piace,
    che tocchi tutti i giorni
    e che vedi già senza guardare
    vicino a te, le cose
    collana, boccetta, seta antica
    di cui, quando senti la mancanza
    chiedi: "Ah! Dov'è?"
    A come vorrei essere
    un'allegria fra tutte,
    una sola, l'allegria
    di cui ti rallegri tu!
    Un amore, un amore solo:
    l'amore di cui tu ti innamoreresti.

    Però non sono più di quello che sono.

     
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:19
    Ti si sta vedendo l'altra

    Ti si sta vedendo l'altra.
    Somiglia a te:
    i passi, la stessa fronte aggrondata,
    gli stessi tacchi alti
    tutti macchiati di stelle.
    Quando andrete per strada
    insieme, tutte e due,
    che difficile sapere
    chi sei, chi non sei tu!
    Così uguali ormai, che sarà
    impossibile continuare a vivere
    così, essendo tanto uguali.
    E siccome tu sei la fragile,
    quella che appena esiste, tenerissima,
    sei tu a dover morire.
    Tu lascerai che ti uccida,
    che continui a vivere lei,
    la falsa tu, menzognera,
    ma a te così somigliante
    che nessuno ricorderà
    tranne me, ciò che eri.
    E verrà un giorno
    -perché verrà, sì, verrà-
    in cui guardandomi negli occhi
    tu vedrai
    che penso a lei e che la amo
    e vedrai che non sei tu.

     
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:16
    Tu vivi sempre

    Tu vivi sempre nei tuoi atti.
    Con la punta delle dita
    sfiori il mondo, gli strappi
    aurore, trionfi, colori,
    allegrie: è la tua musica.
    La vita è ciò che tu suoni.

    Dai tuoi occhi solamente
    emana la luce che guida
    i tuoi passi. Cammini
    fra ciò che vedi. Soltanto.

    E se un dubbio ti fa cenno
    a diecimila chilometri,
    abbandoni tutto, ti lanci
    su prore, su ali,
    sei subito lì; con i baci,
    coi denti lo laceri:
    non è più dubbio.
    Tu mai puoi dubitare.

    Perché tu hai capovolto
    i misteri. E i tuoi enigmi,
    ciò che mai potrai capire,
    sono le cose più chiare:
    la sabbia dove ti stendi,
    il battito del tuo orologio
    e il tenero corpo rosato
    che nel tuo specchio ritrovi
    ogni giorno al risveglio,
    ed è il tuo. I prodigi
    che sono già decifrati.

    E mai ti sei sbagliata,
    solo una volta, una notte
    che t'invaghisti di un'ombra
    -l'unica che ti è piaciuta-
    un'ombra pareva.
    E volesti abbracciarla.
    Ed ero io.

     
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:13
    A te si arriva

    A te si arriva solo attraverso te.
    Ti aspetto.
    Io sì che so dove mi trovo,
    la mia città, la via, il nome
    con cui tutto mi chiamano.
    Però non so dove sono stato con te.
    Là mi hai portato tu.
    Come avrei imparato la strada
    se non guardavo nient'altro che te,
    se la strada era dove tu andavi,
    e la fine fu quando ti sei fermata?
    Che altro poteva esserci
    più di te che ti offrivi, guardandomi?
    Però adesso che esilio,
    che mancanza,
    e lo stare dove si sta.
    Aspetto, passano i treni,
    i destini, gli sguardi.
    Mi porterebbero dove non sono stato mai.
    Ma io non cerco nuovi cieli.
    Io voglio stare dove sono stato.
    Con te, ritornarci.
    Che intensa novità,
    ritornare un'altra volta,
    ripetere mai uguale
    quello stupore infinito.
    E fino a quando non verrai tu
    io resterò sulla sponda
    dei voli, dei sogni,
    delle stelle, immobile.
    Perché so che dove sono stato
    non portano né ali, né ruote, né vele.
    Esse vagano smarrite.
    Perché so che dove sono stato con te
    si va solo con te, attraverso te.

     
  • 05 agosto 2011 alle ore 16:11
    Un'anima tu avevi

    Un'anima tu avevi
    cosi chiara ed aperta
    ch'io non potetti mai
    nella tua anima entrare.

    Andavo in cerca di aditi angusti,
    d'alti e difficili passaggi...
    Si andava alla tua anima
    per aperti cammini.

    Preparai un'alta scala
    - sognavo di alte mura
    che le fossero a guardia -,
    però l'anima tua
    era senza riparo
    di muri e di recinti.

    E ricercai la stretta porta
    della tua anima,
    ma non aveva accessi,
    così franca com'era,
    la tua anima.

    Dov'è che cominciava?
    Dov'è che aveva termine?
    E rimasi per sempre seduto
    sulle vaghe frontiere della tua anima.

     
  • 04 agosto 2011 alle ore 17:30
    Non ho bisogno di tempo

    Non ho bisogno di tempo
    per sapere come sei:
    conoscersi è luce improvvisa.
    Chi ti potrà conoscere
    là dove taci, o nelle
    parole con cui taci?
    Chi ti cerchi nella vita
    che stai vivendo, non sa
    di te che allusioni,
    pretesti in cui ti nascondi.
    E seguirti all'indietro
    in ciò che hai fatto, prima,
    sommare azione a sorriso,
    anni a nomi, sarà
    come perderti. Io no.
    Ti ho conosciuto nella tempesta.
    Ti ho conosciuto, improvvisa,
    in quello squarcio brutale
    di tenebra e luce,
    dove si rivela il fondo
    che sfugge al giorno e alla notte.
    Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
    nuda ormai dell'equivoco,
    della storia, del passato,
    tu, amazzone sulla folgore,
    palpitante di recente
    ed inatteso arrivo,
    sei così anticamente mia,
    da tanto tempo ti conosco,
    che nel tuo amore chiudo gli occhi,
    e procedo senza errare,
    alla cieca, senza chiedere nulla
    a quella luce lenta e sicura
    con cui si riconoscono lettere
    e forme e si fanno i conti
    e si crede di vedere
    chi tu sia, o mia invisibile.

     
  • 04 agosto 2011 alle ore 17:29
    I cieli sono uguali

    I cieli sono uguali.
    Azzurri, grigi, neri,
    si ripetono sopra
    l'arancio o la pietra:
    guardarli ci avvicina.
    Annullano le stelle,
    tanto sono lontane,
    le distanze del mondo.
    Se noi vogliamo unirci,
    non guardare mai avanti:
    tutto pieno di abissi,
    di date e di leghe.
    Abbandonati e galleggia
    sopra il mare o sull'erba,
    immobile, il viso al cielo.
    Ti sentirai calare
    lenta, verso l'alto,
    nella vita dell'aria.
    E ci incontreremo
    oltre le differenze
    invincibili, sabbie,
    rocce, anni, ormai soli,
    nuotatori celesti,
    naufraghi dei cieli.

     
  • 04 agosto 2011 alle ore 17:28
    Eterna presenza

    Non importa che non ti abbia,
    non importa che non ti veda.
    Prima ti abbracciavo,
    prima ti guardavo,
    ti cercavo tutta,
    ti desideravo intera.
    Oggi non chiedo più
    né alle mani, né agli occhi,
    le ultime prove.
    Di starmi accanto
    ti chiedevo prima,
    sì, vicino a me, sì,
    sì, però lì fuori.
    E mi accontentavo
    di sentire che le tue mani
    mi davano le tue mani,
    che ai miei occhi
    assicuravano presenza.
    Quello che ti chiedo adesso
    è di più, molto di più,
    che bacio o sguardo:
    è che tu stia più vicina
    a me, dentro.
    Come il vento è invisibile, pur dando
    la sua vita alla candela.
    Come la luce è
    quieta, fissa, immobile,
    fungendo da centro
    che non vacilla mai
    al tremulo corpo
    di fiamma che trema.
    Come è la stella,
    presente e sicura,
    senza voce e senza tatto,
    nel cuore aperto,
    sereno, del lago.
    Quello che ti chiedo
    è solo che tu sia
    anima della mia anima,
    sangue del mio sangue
    dentro le vene.
    Che tu stia in me
    come il cuore
    mio che mai
    vedrò, toccherò
    e i cui battiti
    non si stancano mai
    di darmi la mia vita
    fino a quando morirò.
    Come lo scheletro,
    il segreto profondo
    del mio essere, che solo
    mi vedrà la terra,
    però che in vita
    è quello che si incarica
    di sostenere il mio peso,
    di carne e di sogno,
    di gioia e di dolore
    misteriosamente
    senza che ci siano occhi
    che mai lo vedano.
    Quello che ti chiedo
    è che la corporea
    passeggera assenza,
    non sia per noi dimenticanza,
    né fuga, né mancanza:
    ma che sia per me
    possessione totale
    dell'anima lontana,
    eterna presenza.