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Autore

Pietro Aretino

in archivio dal 14 ott 2003

20 aprile 1492, Arezzo

21 ottobre 1556, Venezia

segni particolari:
L'uscita nel 1525 dei miei Sonetti Lussuriosi provocò la censura da parte della Chiesa. Ho scritto poi delle "tre condizioni della donna": monaca, moglie e prostituta.

mi descrivo così:
La varietà dei generi letterari da me attraversati l'ho sempre accompagnata ad una corrispondente varietà di stili e registri: spigliati, trasgressivi, dissacranti, osceni, comici, agiografici.

27 febbraio 2012 alle ore 12:25

Sonetti lussuriosi e dubbi amorosi

di Pietro Aretino

editore: Barbès

pagine: 150

prezzo:

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I giovani d’oggi (e non solo) che vanno in cerca di forti emozioni, identificano, il più delle volte, questa naturale tendenza allo scaricarsi delle energie istintive, con lo stato di sovreccitazione nervosa indotto dalla cultura di massa. I media, di vecchia e di nuova generazione, ed anche quelli che sembrano esser diventati un loro surrogato – i libri, per esempio – favoriscono, con una certa calcolata condiscendenza, il vezzo del voyeurismo, per cui le immagini, le cronache, i racconti e, ahimé, molte volte anche i romanzi, scadono nell’ostentazione di una rozza volgarità, per cui il gusto innato della trasgressione dei divieti morali socialmente stabiliti – ma ormai i loro confini sono alquanto labili – ha perso mordente e si attesta su un livello che definirei “commerciale” e alla portata di chiunque.
Non così per i Sonetti dell’Aretino. Composti negli anni ’20 del 1500, questi versi massimamente licenziosi ed esuberanti, furono scritti in gesto di sfida contro Papa Clemente VII e «per scolpire alcuna volta per trastullo de l’ingegno cose lascive.»
L’arguzia amorale dell’Aretino si fonda infatti tutta quanta sulla carica di veemente realismo di cui sono intrisi i suoi versi. Egli, senza alcun ritegno, mette in parole quelli che generalmente sono semplici atti  sessuali immediati, trasformando il convegno amoroso tra l’uomo e la donna in una sorta di dibattito sventato sulle voglie e i desideri reciproci. In ciò stanno tutto il suo gusto e tutto il suo genio.
Non è infatti facile, né talvolta appropriato, il dialogare tra amanti prima o durante l’atto sessuale, comunicando all’altro con trasporto e come fuori di sé quelli che sono i propri appetiti; poiché sempre semplici considerazioni dettate dal pudore consigliano alla bocca di tacere, inibendo i pensieri più tipici della lussuria e spingendo gli amanti semplicemente ad agire, facendo “ciò che è naturale venga fatto”.
Ma l’Aretino sa rendere le pulsioni sessuali perfettamente chiare ed espresse, trasformando gli ardori dell’uomo e della donna in dichiarazioni coerenti e mirate, e, benché non riesca sempre ad evitare di far assimilare quanto vien detto alla semplice pornografia, se ne differenzia per il legame sottile che egli intesse con la religione, la mitologia, la filosofia, la giurisprudenza, giocando con i doppi sensi.
È come se fosse un simbolico “coito” – nel senso etimologico – di tutte le umane arti, che raggiunge il suo culmine nella più spontanea delle creazioni – la riproduzione.

E così, tra le turpi enunciazioni di un turgido lui e gli inviti incalzanti di una palpitante lei, l’Aretino ci incoraggia a riscoprire la nostra conoscenza dimenticata, quel che da bambini già sapevamo: ossia che va messo il massimo della serietà in ciò che ci piace – nel gioco…

recensione di Marco Gabrielli

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