username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 30 dicembre 2005
    Assenza

    Tu non lo saprai,

    quando il sole avrà lasciato

    sulla pelle il suo colore,

    resi glauchi i miei occhi

    tanto da non ritrovare

    i miei passi dentro il tempo.

     

    In un vecchio cassetto

    tra  fiori appassiti  e vecchie parole d’amore

    ho lasciato i rimorsi

    li ho lasciati per te

    per viaggiare leggero.

    E tu non lo saprai.

  • 30 dicembre 2005
    Sentimento inutile

    Sogno l'estate lontano lontano
    Salto veloce il mio pensierino nostrano
    Porto nel cuore il tuo ricordo di uomo impedito
    Ah, è la nostalgia di te che mi rende fertile
    Non un solo sentimento utile
    Solo abbandono ai ricordi infantili
    Ho già visto la vedova
    Ogni tua lama tagliente
    Non può che solleticarmi la mente
    Uomo, se tu mi hai partorito
    Perché adesso vuoi uccidermi?

  • 30 dicembre 2005
    Poesia notturna

    Il guerriero della notte
    Invade la mia stanza
    Lo aspettavo
    Adesso mi osserva
    Non varcare la soglia
    Altrimenti mi perdo
    La Forza è un bene
    L'Arroganza è assassina.

  • 30 dicembre 2005
    Urla uomo!

    Solo se ci odieranno
    diventeremo piccoli dei
    dotati di forze ancestrali.
    Le Smancerie, quelle viscide
    ci renderanno sterili…
    Quando smetteremo di crogiolarci invano?
    E' inutile!
    Se non ci sono più Leoni pronti a sbranarci
    Di cosa ancora dobbiamo aver paura?
    Deponiamo le armi.
    Semplicemente.
    Non abbiamo più motivo di farci la guerra!
    Dì al tuo lupo
    che io ho finalmente smesso di combattere
    di cercare.
    La verità sta in te Irene.
    E' vero, le incoerenze vanno sanate.
    Mangerò i fiori, simbolo di morte
    purché da essi nasca la vita.
    Berrò del sangue vero
    purché da esso nasca l' Uomo.
    Urla Uomo! Urla!
    Perché è di te che ho nostalgia…
    è di Lui che ho nostalgia...
    è di Voi che ho nostalgia.

  • 30 dicembre 2005
    Il silenzio mi ha nutrita

    Le aquile volano sublimi
    nel fiume della nostra anima
    uscir non posso da questo deserto
    che da sola affronto con mille paure
    Gli elfi ridono di me
    silenziosa li guardo
    e attraverso i loro occhi vitrei
    vedo me stessa

    Così un giorno
    nella solitudine del mio deserto
    ebbi la fortuna di trovare le radici del silenzio
    e del loro dolce nettare mi nutrì.
    Una volta tastato il suo zuccherino sapore
    mi contaminò a tal punto
    che non riuscì più a farne a meno

    la luce mi ha accecato
    la notte ho contemplato
    il silenzio mi ha nutrita
    il mondo mi ha svegliato.

  • 30 dicembre 2005
    Venti di guerra

    Ricerco disperata qualcosa
    che non trovo in qualunque
    direzione Cerco la forza
    del vento E di allontanarmi
    dalle creature della notte
    che acuiscono le mie paure.

    Fingo solo di non aver paura
    del sibilo del vento
    che mi riporta
    lontani tuoni
    e briciole purpuree
    che i miei occhi
    allora non videro
    e che ora
    non vogliono vedere.

    Ombre d'acciaio
    dalle nere bocche
    senza denti
    minacciose
    sussultano
    tossiscono
    mandano bagliori
    illuminando
    una pioggia
    di polvere
    che ricopre
    soffoca
    la stupidita'
    e i nostri occhi
    vuoti.

  • Quando il membro penetrò la vagina
    Essa si nutrì del suo seme
    Le ovaie conobbero la vita per tre giorni
    Un solo Dio penetrò in essa.
    Il Dio crebbe e fu così che si fece carne.

  • 30 dicembre 2005
    Destino di un pesce

    Quando il sangue trasformò il fiume
    in un manto rosso
    i pesci si fecero carne
    i loro occhi si fecero vitrei
    le loro lische si fecero ossa
    le loro pinne si fecero braccia
    Fu così che il mondo divenne umano
    Ma i pesci cessarono di respirare.

  • La mente non conosce la morte

    come la morte non conosce la mente.
    I miei occhi non conoscono l'immensità
    Come l'immensità non conosce i miei occhi.

    Ma l'ape conosce l' ambrosia
    Come l'ambrosia conosce l'ape

    L'amore non conosce l'odio
    come l'odio non conosce l'amore

    Ma il mondo conosce l'uomo
    come l'uomo conosce il mondo

    La talpa non conosce la luce
    come la luce non conosce la talpa

    Ma la luce conosce l'immensità
    come l'immensità conosce la luce

    il buio conosce la caligine
    come la caligine conosce il buio

    allo stesso modo
    tu non conosci me
    come io non conosco te
    perché gli uomini non conoscono gli altri uomini
    ma conoscono bene se stessi.

  • 29 dicembre 2005
    Dopo tutte le guerre

    Se coscienza lasciasse il mio corpo,
    se chiudesse il suo vigile occhio
    e continue lusinghe tacesse
    che  ascoltare  fatica mi costa ,
    se dal  petto levasse il suo peso
    finchè  libera l'aria fluisca,
    ecco allora  che accoglier potrei,
    come unica scelta di vita,
    una quieta e tranquilla rinuncia,
    far di lei  la mia  amante preziosa,
    armi e scudi lontani scagliare,
    al pensiero voltare le spalle,
    e sprezzante mentire al domani,
    rinnegare ideali incarniti,
    e comprare alla mia libertà
    le più belle catene che trovo.
    La candela consuma la cera
    annegando la fiamma e la luce
    perchè il buio non chiede risposte.

  • 29 dicembre 2005
    La piccola mano

    E' morente
    la piccola mano
    guarnita di pezze
     
    ora è priva di un pane
    in un libero arbitrio
    assoldato
     
    il pianto è solenne
    nell'infausto  clima
    d'un santuario.

  • 29 dicembre 2005
    Ho visto...

    Ho incontrato uno sguardo
    e ho visto
    mute domande
    che non chiedono
    risposte
    alla sorpresa d'esser nato
    ho visto,
    e lacrime cocenti
    che mai
    prima d'ora,furono tue
    e rabbia furente
    contro un plumbeo cielo
    troppo lontano
    per due braccia
    da tempo inermi e stanche
    e la paura di morire
    ho visto
    quando suadente,
    amica,a te compagna
    la sorella della notte
    ti invitava all'oblio.
    Mi son voltata
    a un grido,a un pianto,
    a un balenio di luce
    che al mio sguardo attonito
    rimanda di un rosso fiore
    lo sbocciar,sul petto,
    d'un uomo impavido
    e,soffocando l'anima
    di un fanciullo dolente.
    Accarezzo con mani tremanti
    schizzi di petali
    indelebili come un marchio
    sul mio viso
    e all'acqua e al sale
    indifferenti.

  • 29 dicembre 2005
    Un buon bicchiere di Porto

    Ritornavo a casa
    Stanco del bar, degli amici e della vita.
    Stanco, stanco di tutto.
    Parcheggiavo l'auto nel garage.
    Mettevo a posto la moto.
    Salivo.
    I miei era ancora svegli
    E il mio cane pronto a farmi le coccole.
    Sorridevo
    Entravo in cucina ed aprivo il frigo
    Cercando qualcosa da bere
    Puntualmente non trovavo quello che volevo.
    C'era solo un po'di liquore al cioccolato fatto da mia madre.
    Buonissimo.
    Ma non ne avevo voglia.
    Mia madre mi si avvicina ed io le chiedo se c'era qualcosa da bere
    Mi dice di andare nella sala da pranzo.
    Vado.
    So già dove sono i liquori.
    C'erano del whisky, della vodka e dello champagne.
    Li scarto tutti.
    Vedo una vecchia bottiglia di porto
    Ne sono attratto.
    La prendo.
    Vado in cucina.
    La poggio sul tavolo e la apro.
    Avevo un non so che di timore reverenziale.
    Avvicino il tappo al naso. Lo annuso.
    Qualcosa di sublime.
    Una sensazione favolosa, stupenda.
    Non volevo berlo. Non mi sembrava l'occasione adatta.
    Richiedeva un qualcosa di speciale.
    Chiudevo il tappo.
    Quand'è che sarebbe venuta un'occasione speciale
    tale da farmi aprire la bottiglia?
    Ci pensavo su.
    Prendevo il bicchiere, lo sciacquavo, riaprivo la bottiglia
    E lo riempivo
    L'odore era fantastico.
    L'assaggiavo.
    Il paradiso poteva aspettare.
    Dopotutto.

  • 29 dicembre 2005
    Routine

    E come al solito la mia anima veniva violentata
    Da tanti stupidi moralismi.
    E non finirò mai di stupirmi nel constatare
    Quello che una persona
    Nel momento in cui finiscono i propri interessi
    Nei tuoi confronti
    E'capace di farti.
    Mah
    Questo è tutto quello che posso avere dalla vita?
    Un'infinita serie
    Di inutili accomodamenti?
    Non può essere vero, non cosi.
    Ed ogni volta mi ripeto: "questa è l'ultima.
    Questa volta non mi farò coinvolgere così tanto,
    Sarò più distaccato"
    Eppure puntualmente ci ricado
    Entrando dentro una storia
    Con tutto me stesso
    Con tutta la mia anima
    Credendo che almeno una volta,
    Almeno in qualcuno
    Possa trovare
    Un briciolo
    Di umanità.

  • 28 dicembre 2005
    Se non è Amore

    Legàti a questa terra,
    a miserie umane,
    a sguardi compiaciuti
    e mani sudate.
    Il suono della propria eco
    come unica voce
    del tuo oscuro amore.
    Voglio un odio luminoso,
    assassino della virtù,
    che non smarrisca il suo nome ,
    che abbia luce come una supernova,
    degno del mio  rosso tormento,
    del tuo inutile inquisire.
    La tua scelta è il mio oblio,
    non amare il mio silenzio,
    non baciare le mie parole.
    Sei perfetta.
    Odiami.

  • 28 dicembre 2005
    Gli Sconosciuti

    Non avete colpa se non siete luce.

    Mi nutro di emozioni,

    tagliate dal bordo della vita,

    ma  non sfiorate la mia carne.

    Ricamate strade barocche,

    ridondanti di gioie comprate

     e non sarete mai vicini a me.

    Il vostro cavallo non entrerà

     con l'inganno nei miei pensieri

     e quando ancora una volta oserete amare,

    quando ancora vi volterete

     tornando ad essere statue di sale,

    quando ancora il vostro occhio non mi vedrà,

    morderò la lingua dell'oracolo

    perchè non pronunci più il mio nome.

    E voi sarete tutti con me,

    in un giorno di vento.

  • 28 dicembre 2005
    La paura

    La sensazione di una mano che ti prende da dietro

    non mi aspettavo un attimo così diretto.

    E’ durata un tremito la pacca sulla spalla.

    Chissà perché la paura 

    che si mimetizza con scrupolo

    è sempre pronta a metterti le mani addosso.

  • 28 dicembre 2005
    L'inchiostro nero

    La carta intestata,

    l'inchiostro nero,

    le parole che non so dire,

    che non riesco a leggere.

    Sono segni,

    li vorrei scrivere

    sul tuo corpo,

    con l'inchiostro nero

    che scorre nei miei pensieri.

  • 28 dicembre 2005
    Voglio il tuo regno

    Il troppo

    complicato

    universo delle parole travolgerà la mia

    sconvolta mente.


    DATEMI UNA SPADA,

    DATEMI UN ARCO,

    LASCIATEMI MORIRE.


    Lascio indietro ogni velleità

    lungo un percorso che

    non riesco a distinguere.


    Non ho la giusta moneta per pagare questa

    vita 

    puttana


    VOGLIO IL TUO REGNO,

    LO METTERO' A FERRO E FUOCO,

    VOGLIO LA TUA TESTA SULLA MIA LANCIA!


    Il silenzio sarà la tua fine,

    il silenzio sarà la mia pace.

    E le mani son lorde di vita rossa.

  • 28 dicembre 2005
    Prestami i tuoi occhi

    Prestami i tuoi occhi, dai!

    Cosa vedono i tuoi occhi?

    Mi hai lasciato qui,

    nel buio e nei colori,

    senza  contorni.

     

    Prestami i tuoi occhi!

    Cosa sono questi rumori?

    Sono grida di piacere, gemiti di dolore,

    ansimi affannosi di orgasmi,

    rantoli di morte,

    scricchiolii di ossa rotte.

    Cercavo con te le risposte.

    Hai perduto la mia mano.

     

    Prestami i tuoi occhi! 

    Che cos’è questo odore?

    Sono finito in una latrina,

    dove ha vomitato il mondo,

    dove non riesco a respirare.

    Perché mi hai portato qui?

     

    Prestami i tuoi occhi!

     Che cosa ho bevuto?

    E’ così amaro il veleno?

    Nessun premio prima di morire? 

    L’ultima sigaretta, l’ultima cena,

    l’ultimo bacio, l’ultimo respiro,

    l’ultimo sguardo,

    l’ultimo amore.

     

    Prestami i tuoi occhi, dai!

    Che cosa toccano le mie mani?

    Il denso e morbido calore del sangue,

    i grezzi e lisci segni delle cicatrici,

    le dolci curve del seno,

    l’umida eccitazione della lingua.

     

    Sei ancora qui?

     

    Prestami i tuoi occhi.

    Ho bisogno di piangere

    Voglio piangere legato ad un albero, 

    voglio piangere perché non sei più capace di farlo,

    voglio piangere per non dare risposte,

    voglio piangere per uccidere il dolore,

    voglio piangere per non dover ridere del dolore,

    voglio piangere dal ridere,

    voglio piangere perché ho il posto dove posare il mio sguardo, voglio piangere perché sei qui con me.

     

    Prestami i tuoi occhi,

     proverò a guardare il mare

    La sua voce chiama.

    E’ là che chiama,

      che vuole il mio corpo,

    che cerca i miei pensieri.

     

    E nuovi amori,

      nuove facce,

    nuovi corpi,

    nuove attese,

    nuove paure,

    nuovi addii,

    nuove vecchie cose, 

    nuove  cose già fatte,

    nuove cose già viste,

    nuove parole già dette.

     

     

    Prestami i tuoi occhi.

    Forse tu vedrai lei,

    forse lei ti sorriderà,

    forse lei ti parlerà di me.

     

    Prestami la tua voce.

    Le parlerò di un amore lontano,

    le dirò di come sono morto.

     

    Prestami la tua mano.

    Accarezzerò il mio viso

    come non fa’ più nessuno.

     

    Prestami il tuo respiro.

    Sentirò l’aria dentro me scuotere la vita. 

     

    Prestami un giorno.

    Ancora un giorno.

    Lo guarderò con i tuoi occhi.

     

    Portami dentro te.

    Mi farò leggero come bacio.

    Poi chiuderò gli occhi.

  • 28 dicembre 2005
    Lentamente

    Lentamente,

    impercettibilmente,

    le emozioni si consumano,

    come pietre nel mare,

    levigando il passato dagli angoli taglienti.

    Senza lacrime il domani.

     

  • 28 dicembre 2005
    La giostra

    Ho comprato il biglietto per la giostra colorata

    Sei salita con me sul cavallo più bello

    Con la musica e te il mio mondo girava

    Ho inventato per te una nuova parola

    Hai sorriso cantando e hai buttato via il mondo

    E la giostra girava ma tu già eri scesa

     

    Quanti giri ho mai fatto e tu ferma a guardare

    Quante volte hai sorriso prima di scomparire

    E la giostra si ferma  ora che sono il gioco.

  • 28 dicembre 2005
    Un posto per te

    Più vicino

     Di poco più vicino

    Risentire una voce

    Penombre di corpi

    Strade del piacere

    Fuori di qui il futuro

    Non ora il dolore

    Morbido caldo piacere

    Mai

    Ora

    Sempre

    Splendida luminosa agonia

    Adesso! Adesso! Adesso!

    Le porte che si aprono

    Che chiudono i tuoi occhi

    Rimane il fuoco

    Mai nulla cambia

    Ho un posto per te.

    Non è mai così

    Quando sogni non è mai così.

  • 28 dicembre 2005
    Armonie e cassetti

    Sterili confezioni

    Oligarchie sonore

    Dominio di esegeti

    Preziose assonanze

    Esili, tintinnanti dita

    Pizzicano con sagacia

    Ventri di donne gravide

    Quegli occhi, quegli occhi

    Cercano lettere nei cassetti,

    E quei nomi che non sono più nulla

    Quei momenti che non ricordano luoghi

    Suonare ancora  il violino con graziosi coltelli

    Non è questa l’armonia più grande, più leggera, più eccitante?

  • 28 dicembre 2005
    Nucetto Villa

    Tepore sulle persiane dimenticate

    lacci d’aria mozzano l’affanno delle sere in collina.

    Sono andato per acqua ad una fontana

    chiamata col nome di un vecchio del borgo

    tra cascine stranamente intatte

    dove la chiesa è spenta tra i ruderi del castello.

    Sono andato a consumare il vuoto

    dove la sorgente respira trasparenza

    a bere la vita come un cucciolo al seno

    quasi a sorprendere il tempo nel tempo.

    Sono andato alla fine del giorno

    nella parte più alta del paese

    dove la strada si perde a raccogliere erba

    lasciandomi dietro il tratto abitato

    alla vasca dei senza premura.

    La mano tesa a raccogliere il nulla che cade

    dove i passi marcano terra coltivata ad orto

    per la storia lontana di un anima sconosciuta.

    Tepore nel dialogo con me stesso

    istanti d’acqua a cancellare tracce d’intolleranza.