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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 dicembre 2006
    Febbre beffarda!

    Furore
    rendi inquiete
    le mie mani.
    Che forte
    forte!
    Ti fai sentire
    trascini via
    le mie labbra.
    Febbre!
    Che strappa forte
    il mio volto.
    Esci fuori anima!
    esci fuori dal mio
    povero corpo.
    Furia!
    Che forte pervade...
    Forte la sento.
    Calpesto sentieri eccitanti
    come foglie croccanti.
    Serpenti scorrono
    i miei seni corrosi
    dalle tue mani
    che forti premono.
    Desiderio,
    ah... ti desidero!

  • Sono anni che cammino contromano:
    per strada, sul marciapiede, nella vita.
    il disagio di chi mi sbatte addosso
    sta nel vedermi sempre rialzare.
    La musica suona, mi accompagna
    ed io canto anche se sono stanco.
    Canto quelle degli altri e le mie canzoni
    e non basta un Manzoni
    a farmi smettere.
    La new wave non è mai stata musica per tutti
    ai concerti c'erano sempre pochi eletti,
    eppure sembra di ricordarmeli tutti.
    Cerano tutti ma non c'eri tu.
    e adesso che ci sei loro non ci sono più.

    Io cammino ancora anche oggi,
    sul mio corpo non ci sono tatuaggi
    che pure avrei voluto,
    ci sono i segni del tempo passato,
    e c'è una voglia di fare futuro.
    Ogni poeta ha i suoi momenti bui
    eppure da quando tu ci sei,
    io ricordo solo luce.
    A me la mia memoria non m'inganna
    e se non sbaglio tu dicevi
    di avere, in me, il tuo poeta
    e tu sei, di certo, la mia musa.
    Anzi ti chiedo scusa,
    se forse le mie parole
    non sono belle quanto te,
    ma neppure la Commedia di Dante lo è,
    tu sei più che divina.

    Da bambino credevo che per volare
    bastasse avere un paio d'ali
    ed invece oggi ho imparato
    che per volare anche soltanto un minuto
    non basta la fantasia,
    ci vuole l'ispirazione,
    l'amore, un cuore ed una bella canzone.

  • 28 dicembre 2006
    Si dice, si evolve...

    Si dice, si evolve...
    parole che grido nel mio petto vuoto.
    Sognando e sbandierando un sorriso,
    mi fingo vincitrice e salvatrice.
     
    Si dice, si evolve...
    piove una voce che umilia,
    volevo smarrirmi e  dipingermi in una tela di infiniti suoni,
    volevo  inaugurarmi come una certezza pellegrina.

    "Parola di amore", "amore",
    in un mio verso  ti immortalo,
    senza chiamarti ti sconfino...
    ti improvvisi nel mio ciglio che sbatte violento,
    come un tramonto ti affoghi dolcemente,
    luminoso  mi dici "siamo".
    "Tempo di amore", "amore",
    la tua forma non ha senso
    preme tutto cio'che hai rovesciato nel mio cuore
    un tempo che non passa,
    uno stagno dove la pietra  rimbalza,
    un riposo senza lenzuola,
    la memoria dove  tutto è eterno.
    La paura non mi distoglie,
    dietro il mondo di tale calore il mio mondo perde distanza,
    si colma e  si richiude in un volo.

    Si dice, si evolve...
    pallido sguardo segreto che si infuria e si dilegua
    la "volta prossima" non mi attende, ormai contemplo...
    scorro la mente, rimane una sola stagione in cui l'alba
    è il tramonto, sostanza dell'amore.

    Si dice, si evolve...
    folgorarsi del nulla e meravigliarsi del tutto.

  • 28 dicembre 2006
    Hither and yon

    Ombra contro ombra

    alla ricerca di un nuovo volto

    alla mercè dello stesso corpo


    Membra contro membra

    schiavi del nostro passato

    prostrati da questo tempo


    Le nostre vite si allontanano

    i nostri ricordi restano


    I nostri ricordi bruciano

    le nostre vite rinascono

     

     

     

    Testo tratto dalla nuova raccolta

    "Uno stronzo che tende al cielo"

  • 28 dicembre 2006
    Comincia la vita

    Deciso
    il passo
    rompe silenzi
    che nutrono pensieri.

    Tracci
    percorsi guidati
    che il tempo
    trasforma in ricerca
    di spazi,
    di tempi
    e di culture,

    che spesso
    chi t’ama
    non comprende.

    Orizzonti
    lontani
    sono a vista

    e, rivolta all’indietro
    un sol istante,

    saltelli
    quell’ultimo
    passo:

    traguardo
    per anni sognato,

    poi voluto

    ed infine preteso.

    Ti ripaga
    di lunga fatica.

    Attraversi
    la soglia.

    E’ già oggi
    il domani.

    Ti si chiude
    una porta
    alle spalle

    e dinanzi,
    lontano,
    s’intravede
    una luce,
    è orizzonte
    di nuova fatica.

    Altra meta
    ti dice:

    saran tanti
    gli inizi
    appena giunta
    alla fine.

    Se smarrisci la via
    segui l’orme:

    sono esempi di vita,
    che hai avuto;
    sono aiuto divino
    e sostegno
    alle prove.

    Corri, dunque,
    e ogni tanto
    riposa.

    Saprai alfine:
    non giunge
    la vita
    al traguardo
    che quando
    è finita.

    Finalmente
    vedrai
    l’orizzonte
    di presso

    e poggiata
    a più salda
    Ragione
    capirai …

    lì comincia la vita.

  • 28 dicembre 2006
    Che fosse di tutti

    Statisti
    d’osteria
    non stracceranno
    la Carta
    scritta
    col sangue
    dei Padri

    e non la stracceranno
    nani onnipotenti
    incolti
    e insofferenti
    del vivere
    comune.

    Colti
    e saggi
    e fieri
    e santi
    e fari
    per i figli
    dei figli
    scrissero un poema
    che diventò
    bandiera
    di guelfi
    e ghibellini
    distintivo
    di pace
    e dispensa
    ripiena
    di certezze.

    Da schiavitù
    subìta
    e dignità
    schiacciata
    da Patria
    calpestata
    e verità
    narrata
    in catacombe
    la vollero
    e che fosse
    di tutti
    e non
    dei primi.

    (giugno 2006)

  • 28 dicembre 2006
    Haiku

    portano sogni
    raccontano favole
    cirri nel cielo
    -------------------------
    raggi di sole
    sciolgono fredde brine
    d'inverni chiari
    -------------------------
    fulmine annuncia
    certezza di ritorni
    vibrante il tuono

  • 28 dicembre 2006
    Tanka (bimbi)

    Nasi schiacciati
    su vetri di nuvole
    cercano spazi
    son sogni che volano
    e sguardi s'incontrano.

  • 23 dicembre 2006
    Appena sveglio

    Siamo tutti cornuti
    beviamo per sentirci forti.
    Ogni sigaretta è un'insicurezza
    il bel vestito una corazza.
    Il telefono è la paura di restare soli.
    Gli sguardi d'intesa
    la macchina nuova.
    Sei curioso e pettegolo
    o filosofo?
    Ascolti? Origli.
    Osservi o sbirci?
    Ami davvero? Forse non ti basti.
    Hai tanti amici o tanti appigli?

  • 22 dicembre 2006
    Triste donna necrofila.

    Perfida annusa.
    Analizza nevrotica.
    Occhi non ha
    la bestia feroce.
    Gonfia
    di sentimenti marci.
    Chiusa,
    dentro fragili
    inquieti 
    meccanismi perversi.
    Il corpo molliccio
    volgarmente ostenta.
    Il vuoto
    la rende isterica.
    Attenti!
    Con gesti brutali
    porge cesti di rose infette.
    Danzando perversa
    avvelena la vita.
    Silenzio!
    La sentite urlare?
    La cagna dannata!
    Chiusa nella tana
    lecca atroce
    la sua solitudine.


    Adesso,
    guardate la vita!
    Il veleno non è servito.
    Urla di gioia!
    Il mondo non l'ha tradita!
    Il mondo non l'ha tradita!

  • Tacciono da giorni
    bimbi che non piangono.

     

    Vedranno
    ormai più
    quel tesoro
    a Mabika
    difeso
    dal gatto.

     

    La nenia della grotta
    vagheggia nell’aria,

     

    mentre
    braccia
    stanche
    scavano
    fanghi
    e cercano
    mani
    d’innocenti.

     

    E non placa paure
    la filastrocca
    del tesoro di Gansowan,

     

    mentre
    lo strazio
    e ‘l dolore
    squarciano
    madri
    che non riescono
    a piangere.

     

    Sazi d’attesa ci coglie
    l’Avvento
    a scartare l’uvette
    e i passiti da’ dolci
    che ‘l Natale c’impone.

     

    Disgustati e blasfemi
    guardiamo nel vuoto
    pur di non stender la mano
    ai Lazzari fratelli,
    cui neghiamo
    briciole di vita
    mentre ci guardano
    da presso.

  • 22 dicembre 2006
    Caro Babbo Natale...

    Caro Babbo Natale, se doni i regali ai bambini,
    che siano grandi o piccolini,
    perché in buona parte del mondo c’è la povertà?
    Chissà se nei paesi poveri un regalo arriverà?
    Perché i doni non arrivano ai bambini che hanno più bisogno?
    Per loro, ricevere un regalo, sarebbe un sogno.
    Ma perché le persone con una vita normale,
    non possono donare anziché far solo del male?
    Caro Babbo Natale,
    dona a tutti un buon Natale.

  • 22 dicembre 2006
    A Giuni Russo

    È cosi la Trinacria ma lo sai :
    donna costretta ad un marciapiede
    porta via anche le anime più bianche e tra le mani, come tu dicesti,
    le chiama al suo sorriso misto, al pianto
    e te al silenzio che di più t’ascolta.
    Dicesti tanto, tra riccioli e limoni
    toccando canzoni, anche le più brutte che la tua voce nata da una fiaba
    rendeva mito e tu dolce sirena.
    Per me, soltanto, ogni sera canti
    solo, per i rari uomini del sole
    quelli che sai d’ogni loro storia
    di solitudini sparse e di grovigli
    che un cannolo, un caffè corretto
    prelude un letto e anche un po’ d’oblio.
    Stonati ti accompagnano e sorridi
    che non li lasci lasciandoli cantare:
    sono bambini tuoi di quell’estate al mare.

  • 20 dicembre 2006
    Auguri Natale 2006

    Tra poco sarà Natale
    e una cometa di ricordi
    mi porta via
    mentre la vita
    mi spoglia poco a poco
    della mia giovinezza e idealità,
    e vorrei portar a ritroso
    le lancette dell'orologio
    quando acerbo bambino
    credevo a Babbo Natale
    e non ero il solo...
    Vorrei tornar fanciullo
    per un'unica notte.

    Quella di Natale!

  • 19 dicembre 2006
    Autunno

    Pioggia, brividi in me,
    già giunto è l'autunno:
    gocce sui vetri orbi,
    sparate da giochi
    dal vento ammaestrati,
    in fondo, nel buio,
    lampi taglienti, qua e là,
    tra cielo e colline,
    bagliori di guerra sul Carso.
    Sì, ricordi? Il sole,
    l'afa un po' appiccicava,
    le menti alle ferie;
    bello affondare
    nel ceruleo invitto,
    lì dove ora il cuore
    piange un'illusione,
    un'ombra di candela sciolta.

  • 19 dicembre 2006
    Le parole dei miei ricordi

    Dormono le parole
    dei miei ricordi,
    nelle pagine ritrovate.
    Ne attenua la luce
    una polvere sottile,
    gli anni le hanno
    rese lontane,
    ma ritrovo in esse
    un me stesso diverso,
    e dono all'uomo di ora,
    ciò che un tempo
    gli avevo negato.

  • 19 dicembre 2006
    Prima del principio

    Non ci sono pieghe, né indizi di aria
    ma l’alba di un dio è ancora oscurità
    il cielo è fin troppo infinito all’orizzonte.

  • 19 dicembre 2006
    Sei felice

    Voli

    in un cielo beffardo

    con il sole indifferente


    Ma sei felice


    Accarezzi la serenità

    dell’infinito


    Nel tuo cuore

    la semplicità del blu

  • 19 dicembre 2006
    E finalmente è amore

    Un po’ più da vicino
    e sarò favola per te,
    distenditi sui miei occhi
    così come siamo adesso
    dimentica, ma non scordare ora
    il tempo stupido dei giorni inutili.
    Di abdicazione di eternità
    faremo amore
    e nessun azzardo ci separerà

  • 19 dicembre 2006
    Essere "Maria"

    Viandanti, industriali, mercanti,
    impiegati, operai,onesti e ladri,
    donne, uomini, bambini
    e... ”POETI”:
    vi voglio raccontare:............

    Vi è un “popolo” temprato dal tempo
    variopinto da troppi colori
    riunito in un drappo d’arcobaleno
    dove “PACE” è scritta in tutte le lingue.
    Questa è una storia triste,
    non ridete, non piangete
    perché c’è chi ride e... piange più di voi.
    Ricordate?
    Di re e giudici e di gente
    che visse mille e mille anni fa,
    ricordate nomi di
    buoni e cattivi,
    tempi di balli e feste,
    banchetti e tornei,
    lacrime e morte,
    croce e perdono,
    ricordate?
    Questa è una storia che non ha tempo
    si ripete e ripete
    come scala infinita
    che sale in cielo.
    Dio, se pure esisti
    perché non fermi la mano dell’uomo?
    Dio, se pure esisti
    perché non fermi il tempo?
    Qualcuno ha scritto,
    per tramandare ai posteri,
    racconta di
    “MARIA”
    fanciulla e poi Donna,
    Lei ha accettato nel suo essere
    il compito supremo di Madre
    Unica e Uguale.
    In nome di un unico perché
    L’AMORE.
    L’amore per il Padre&Figlio
    tanto grande, incondizionato
    da ergersi
    “Esempio, monito e speranza”
    Maria è il Nome,
    invocato, amato, deriso e tradito.
    Così, nell’insieme del ricordo
    “ESSERE MARIA”
    tra amore e indifferenza,
    tra gente e giudici
    senza memoria e fede,
    dal cuore arido,
    laici nell’odio,
    rinnova un perché?
    per tanto “Amore”
    disperso al vento.


    Nota dell’autore
    Questa mia “poesia” è dedicata alla piccola “Maria”, nome non suo ma molto appropriato nell’essenza dell’immaginario Amore.

    Naturalmente non vi sono paragoni possibili se non nel nome imposto ad una piccola bambina, travolta da un’ideologia di un sistema che una minoranza vuole imporre come rivincita a una naturale emarginazione.

    Il vero problema é nel “Silenzio” di un intero popolo, indifferente e con troppi lavelli da Ponzio Pilato.

    Vi é un pericolo concreto di una nuova “Sodomia e Gomorra”, spero solo che l’intelligenza dell’uomo prevalga, evitando l’incombente disastrosa punizione.

    Tra pochi giorni ricorre il Natale, auguro ai coniugi Alessandro Giusto e Maria chiara Bornacin, di riunire completando la loro famiglia con la piccola Maria.

  • 19 dicembre 2006
    Pietà

    Pietà se il mio corpo è appeso ad un filo
    Destino di chi è sano
    Destino di chi sta morendo
    Pietà se il corpo è sa ancora ragionare
    Destino di una malatia che colpisce il tuo cervello
    Destino mio quello di aiutare chi soffre da sempre
    Attraverso le strisce del mondo
    Attraverso il bene e il male 
    indifferenze delle persone sole dentro
    Attraverso gli egoismi della gente
    Attraverso il mio essere egoista
    Allontanando le sofferenze di ogni giorno
    di un amico che perdo
    Il mio passante preferito
    Colui che non guarda oltre al suo naso.

  • 19 dicembre 2006
    Poesia?

    Uno strano ingranaggio
    con rumore di grippaggio.
    La mia cacofonia,
    odora di malinconia,
    bruciata.
    Quella vera è libera, slanciata,
    sembra quasi preparata.


    Adesso haiku
    Vuota rima baciata
    il loto piange.


    Quinario, endecasillabo,
    acrostico…
    Le poesie
    come bugie:
    alcune hanno le gambe corte…
    altre riescono perfettamente.

  • 19 dicembre 2006
    Le mie dita

    Orfane della pelle oggi
    restano chiuse
    a trattenere il morso del tuo corpo agli occhi
    [oltre]
    il tempo sciolto come nebbia al cuore
    è
    la

    [mancanza viva]

    lasciata scivolare lungo il collo sul petto nel ventre

    [vuoto]

    dieci a contarti gli occhi asciugandoti il vecchio male
    dieci a contenerti nello spacco del petto
    dieci
    ad amarti le mie dita

    orfane della pelle oggi
    restano tese
    a scriverti ancora della schiena arcuata e della vita
    ad aspettare un sempre

    tu.

  • 19 dicembre 2006
    Mosaico

    Il serpente si morde la coda
    Nel cerchio la risposta
    Nel vuoto c'è la mia essenza
    attorno è materia.
    L'umanità è il mosaico di Dio.

  • 19 dicembre 2006
    Prudenza

    Il fiore prudente dell’amicizia

    si è ormai dischiuso


    La sua essenza inebria e

    racconta di contrasti e

    rapimenti dell’anima


    di un amore solo accennato

    perché ancora non osa

    PRONUNCIARE IL SUO NOME