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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 gennaio 2006
    Insieme a te

    Insieme a te
    il passaggio
    dell'amore sparirà
    spaurito
    di quel canto
    che riversa su
    calici di vino.
    Ci allontaneremo
    ed un'altro
    giorno
    ci passerà intorno
    girando
    intorno
    ai nostri corpi...

  • 30 gennaio 2006
    Ed infine

    T'amo
    come il pane il miele
    quando solenne al grembo
    poso a te il mio sguardo
    t'amo perché pura
    costellata
    infinita
     
    t'amo
    perché vergine
    negli occhi nella mente
    o nei sogni risplendenti all'eco
    t'amo così
    coi sapori dell'estate
    ed ancora
    infine
    con la notte a rifiorire
    perché mia
    solenne e sacra.

  • 30 gennaio 2006
    Senza volto...

    Con passo greve
    esco,
    da un sogno
    dove tutto è annullato,
    confuso
    in una spirale
    di sofferenza.
    Memoria,
    popolata da presenze
    senza volto.
    Uomini scarni
    dalle spalle curve e
    negli occhi
    alcuna
    traccia di pensiero,
    solo
    sequenze di ricordi
    come ferite
    ogni giorno
    riaperte.

  • 30 gennaio 2006
    Siepi...

    Confusi pensieri
    prigionieri
    incapaci
    di prendere il volo
    s'infrangono
    contro porte basse
    strette
    costringendomi
    a monologhi
    urlati ad una solitudine
    che innalza siepi
    intorno alle mie parole.

  • 27 gennaio 2006
    Gaeta

    Una stella sola
    sopra Gaeta.
    Cortese o ingrata
    la luna è tramontata.
    Non un ballo latino
    ma liscio.
    Buffo e assassinato
    vecchio cuore romantico.
    Torna a Surrient'
    e torna da me.
    Ti ammiro,
    ti scalcio
    e poi ti abbraccio.
    Tra un vento fresco d'estate,
    tamburelle arrugginite
    e melodie mai appassite.
    Sogni d'oro
    se la luna è d'argento.

     

  • 27 gennaio 2006
    E' lei

    Ha lo sguardo sfuggente

    Guarda le nuvole

    poi si commuove

    Osserva un solitario lombrico

    Taciturna guarda lumache striscianti

    Solca pozzanghere

    poi curiosa ne osserva lo schizzo

    È lei - l’Infanzia

    che nostalgica ci lega agli specchi

    poi… il disincanto.

  • 27 gennaio 2006
    Tramonto

    Ho rapito i tuoi pensieri

    per completare i miei

    Li ho liberati al Vento

    e lasciati vagare

    sull' Acqua vitrea a smarrirsi

    alle porte d'argento

    dell' Orizzonte

    E infuocati

    sono una freccia ardente

    accesa al Sole

    che pavido si spegne

    nel cuore del

    Tramonto.

  • 27 gennaio 2006
    Silenzi

    Osservo, con occhi vacui
    e mani senza pace.
    Perchè dovrei, di colpo, impaurirmi?
    Tutto sarebbe chiaro, dimostrato
    Non c'è pace,
    né gioia, né riposo
    Sale un sussurro, dall'orlo
    dei tuoi giorni nebbiosi,
    potrei riavermi,
    se gridassi...
    Ma ora,
    di lacrime son piena
    e il vento,
    le nuvole ha ammassato.

  • 27 gennaio 2006
    Completamente pazzo

    Il porco, il porco.

    Sono il maiale che scrive.

    La fede: quella l’ho buttata nel cesso.

    Bevo.

    Bevo fino a farmi scoppiare il fegato

    E con le budella fuori mi sparo una sega

    Come un frutto marcio mi distendo sul letto

    Che puzza di sperma.

    Continuo fino a venire

    E me la godo tutta.

    La notte è triste e mi stupisce il luccichio delle stelle

    La testa fuori, spaccata in due

    Sopra ogni cosa, sopra il cielo.

    Sopra le stelle che bruciano tutte.

    La ventola che mi gira nella testa.

    Gira tutto così velocemente.

    Mi fermo.

    No non ci riesco.

    Sono proiettato in avanti.

    Questo tempo fottuto.

    Passa.

    Passa troppo veloce.

    E gira.

    Maledizione gira tutto.

    Scendo dal letto e corro al cesso.

    Rigetto la mia anima e ci rido sopra.

    La scarico via come un sacchetto dell’immondizia.

    Mi rimetto sul letto e guardo il soffitto.

    Rido.

    Rido come un coglione.

    Senza motivo.

    Era troppo buono.

    La serata era buona.

    Venivo col pensiero.

    La puttana gelosa che mi prendeva in giro.

    Mi succhiavo il cuore con la cannuccia due volte

    E ritornavo a ballare.

    Tutti lì.

    I coglioni congelati.

    Mi facevo prendere in giro.

    La vita mi sfotteva ancora una volta.

    E Il padrone sapeva tutto.

    Si predisponeva seduto sulla poltrona

    A farsi una grassa risata

    Ed io non lo deludevo affatto.

  • 27 gennaio 2006
    Stella

    La mia donna

    Fatta di luce di stelle

    La mia donna

    Dai fianchi sinuosi

    Come un nido di serpenti

    La mia donna

    Dai baci appassionati

    E dall’anima di fuoco

    La mia donna

    Esplosione cosmica di sensazioni

    La mia donna

    Dalle morbide carni

    Come campi innevati

    Sui quali violentemente mi poso

    E lascio la mia pesante orma

  • 27 gennaio 2006
    Malibu'

    Provavo qualcosa di forte,dentro.

    Le mie emozioni come uova strapazzate

    Premevano nel mio stomaco

    E salivano fin su nella gola.

    E li si stringevano

    E mi facevano male da morire.

    Inghiottivo il nulla sotto forma di saliva

    Ma non serviva a niente.

    La bocca mi si chiudeva facendosi piccola piccola

    Le orecchie sembravano otturarsi

    Attraversate da un sibilo

    Gli occhi si stringevano fino a chiudersi

    Ed usciva una lacrima

    Che seguendo la strada del mio naso

    Arrivava sulla punta

    E cadeva.

    E poi un’altra

    E un’altra ancora.

    Piangevo.

    Cosi,all’improvviso.

    Stavo male senza alcun motivo.

    O forse ce l’avevo e non me ne rendevo conto.

    Piangevo.

    In una notte di marzo

    Mentre la primavera tardava a venire.

  • 27 gennaio 2006
    Poesia stupida

    Maledizione a me

    E a quanto sia distratto.

    Ho scritto cancellato e salvato tre volte

    La stessa poesia.

    E mi veniva sempre diversa.

    Toglievo parole, frasi, tutte le volte che la riscrivevo.

    Forse.

    Sino all’ultimo.

    Voleva diventare

    Qualcosa d’importante.

    Come la macchina fuori che

    Incurante della pioggia

    Sfreccia a mezzanotte

    Su una strada deserta

    A 200 all’ora.

  • 27 gennaio 2006
    La camera

    Gli oggetti sono ancora al loro posto
    a custodire muti la quiete polverosa
    della camera, nell'oppiaceo incantesimo
    che inutlmente finge un'illusione.
    Come se i decenni non fossero sfumati
    nell'inconcludenza di un tempo nascosto
    già negli interstizi e sotto i tappeti.
    E non serve a nulla fare l'inventario
    delle cose perdute, per poi soffocare
    l'urlo dei rimpianti nella rassicurazione
    di un presente banale e appoggiarsi
    a questi arredi solidi come fossero
    pilastri, mentre tutto frana intorno
    e i volti a poco a poco si congedano.
     

  • 27 gennaio 2006
    La luminaria di Natale

    La luminaria di Natale già scintilla
    nelle strade gelide, un'altra volta
    e tutto pare uguale, anche la bella
    favola di noi di perde nella raccolta
    dei copioni banali, e forse già quella
    immagine svapora, labile. Ascolta:
    ancora ci sei tu, ma oggi la tua stella 
    si oscura, forse persa tra la molta,
    troppa luce che si accalca tra la folla.
    Così scade il tempo: s'è ormai divelta
    la nostra età più verde, perduta nella
    inutile rincorsa. Si restringerà la scelta
    a poche viuzze miserabili, voci del nulla.
    Cade così la mia preghiera non accolta
    e si spegne nel buio una tremula favilla.

     

  • 27 gennaio 2006
    La città che brulica

    Le otto del mattino: la città brulica

    nel gelo di gennaio, e un cielo di piombo

    grava sui destini nell’ora frenetica

    che incenerisce il tempo, e un empio rombo

    d’incubi affumica i pedoni alla fermata

    nell’attesa del nulla…

    Ma io cerco invano

    tra i volti il tuo profilo, poi l’inquietudine

    un poco si ottunde in una livida caligine,

    e tu sei l’ombra della mia solitudine.

  • 27 gennaio 2006
    L'inverno

    Letargiche giornate algide

    nelle fredde brume grigie

    del nord, chiusi nelle fragili

    crisalidi come mummie.

    E’ ancora febbraio, magico

    sotto le nevi candide,

    come noi sotto le tiepide

    coperte rannicchiati e madidi

    di sudori freddi e balsamiche

    gocce nelle ampolle termiche

    sui radiatori ai massimi.

    Dolgono le gole aride,

    e le ossa un po’ reumatiche,

    nella speranza di un aprile

    che pare non arrivi mai.

    Ed io non sono stato agile

    nelle nebbie delle brughiere

    padane, a uscire dal vivaio,

    dalla serra, mentre le anime

    sportive correvano leggere.

    Corrono invece i miei pensieri

    verso nuove calde albe,

    verso i mari azzurri d’estate.

    L’attesa è lunga, cadono

    le flebili volontà nell’etere

    cobalto ed infinito della notte

    gelida, mentre s’adagiano

    i sogni nelle lontane, arse,

    bianche spiaggie del sud.

  • 27 gennaio 2006
    L'addio

    La folla si accalca all’uscita,

    stipata, in un vociare inutile:

    sguardi, sospiri, sorrisi, saluti…

    Il giorno infine è arrivato:

    lo so, sarebbe stato più facile

    lasciarsi da estranei, perduti

    nell’egocentrismo di una vita

    perfetta come plastica, sterile

    per contratto. Ma se è finita

    ormai la strada, aver amato

    non è mai per nulla: tu eri

    l’improbabile, il caso, il dato

    che non era necessario:

    sei diventata lo splendente faro,

    il monito, la speranza disperata

    di felicità. Sorridi, hai capito:

    lo leggo nell’abisso nero

    dei tuoi occhi, nella tristezza

    malcelata che ieri ci ha unito.

    Non siamo soli: più sarà leggera

    la sete, se ti ricorderai; è stato

    così per me, e dentro me tu

    sarai, per sempre. Non piangerò:

    la vita non finisce, è appena nata.

  • 27 gennaio 2006
    Giovanna di Castiglia

    E’ pericoloso di questi tempi

    essere sinceri: c’è una verità

    pubblica, una fede. I Re Cattolici

    lo sanno, illustri sovrani, esempi

    di virtù. Dissero: ricorda, la nobiltà

    ha i suoi obblighi, sposa l’abulico

    Asburgo, l’eletto del nord, adempi

    il tuo dovere! Ed io, ligia all’autorità,

    obbedii. Non avevano previsto, infelici,

    la variabile assurda dell’amore. Riempii

    il mio vuoto così: amai Filippo, la beltà

    sua, che i fati aspri mi sottrassero. Unici

    conforti, i figli, anch’essi via: empio

    furto per la ragion di Stato. Non restò

    che la mancanza e fu gioco facile

    al Re esautorarmi, dirmi pazza e l’ampia

    tristezza ora davvero follia diventerà.

  • 27 gennaio 2006
    La voce del telegiornale

    La voce del telegiornale parla

    del traffico e del tempo: regolare

    e prevedibile. Ma tu non senti l’urlo

    della noia in quest’orrida pianura

    del banale? O presti anche il tuo nome

    a questa nenia di prefiche e giullari?

    Non so: forse anch’essi hanno ragione,

    eppur’io non mi rassegno a credere

    che tutto si concluda nelle code

    dei caselli d’autostrada, le sere

    di domenica, dopo un’inutile stagione

    di weekend montani spesi a sciare.

    Giovedì comincia l’anno nuovo:

    forse qualcosa cambierà, lo spero.

  • 27 gennaio 2006
    Le tenebre

    Il tramonto sanguinava lento poco fa,

    ora sfumano i contorni nel cobalto,

    nell’oltremare concavo, nell’indaco,

    nei passi freddi delle tenebre, e in alto

    occhieggiano gli arcani irraggiungibili.

    Davvero finisce tutto qui? Si spegnerà

    la luce e poi più nulla, buio tutto,

    come adesso, in una notte inutile,

    dopo un giorno sterile. Non resterà

    una traccia del sospiro oggi perduto

    alla rincorsa di non ricordo più che cosa.

    E già le tenebre ci avvolgono: obliato

    nel sonno, il dolore almeno s’addolcirà.

  • 27 gennaio 2006
    Mutamenti invariabili

    Vedi mutamenti invariabili nella vita

    che pare sempre al punto di partenza,

    e non lo è. Vedi oltre la noia banale,

    oltre la quotidiana replica avvizzita

    della commedia stanca, una speranza

    strana di abolire questa condizionale

    sospensione dell’essere, che ci dica

    che ha avuto un senso la permanenza.

  • 27 gennaio 2006
    Terre nuove

    Terre nuove e cieli nuovi, ancora

    come dopo un’invocata apocalisse,

    aperti i sigilli, i sette, oltre la valle

    del Giudizio: comincia così l’era

    incognita e sarebbe auspicio fosse

    libera, leggera e un’alzata di spalle

    respingesse senza fremito il nero

    veleno lacrimato dall’essere. Ci desse

    serenità olimpica, sorvolando le folle

    alti levati e un’indifferenza vera,

    magica, come le fate di Lyonesse,

    elfica, incantata e impermeabile

    all’impietosa grandine del cuore.

  • 26 gennaio 2006
    Il gatto sul parapetto

    Il gatto in cima al parapetto

    osserva attento il mondo del di sotto

    e nei suoi occhi gialli vede tutto.

    Grigio sul muro grigio pare statua,

    leggiadra ed elegante nella linea,

    dignitosa nello sguardo che si insinua.

    Eppure so che è tutta una finzione

    quell’aria di superiorità, quell’attenzione

    che sembra tutto dominare e nulla tiene.

    Quel mondo che tu guardi da lontano,

    silenziosa sfinge da balcone,

    è l’inafferrabile che non comprendi.

    Tu come noi sei in prigione

    e l’universo fuori non raggiungi.

  • 26 gennaio 2006
    Continua a piovere

    Continua a piovere, siamo sicuri,

    lo dice anche il telegiornale:

    piove sulla capitale, su Via Nazionale,

    piove sul Quirinale se non firma,

    piove su Parma e sulla Bologna del Professore,

    sulle sette ville del Cavaliere,

    sulla Milano del ferrotramviere

    e sul passeggero a piedi.

    Piove sulle autostrade bloccate

    dai Cobas del latte, piove sulle ricette

    che la Usl non passa, piove sulla carcassa

    del Bel Paese dove il sì più non suona,

    ma l’inglese. Piove sulle case condonate

    e su quelle da condonare, sulla tomba

    del militare ucciso e già dimenticato,

    sul disoccupato del sud e sul cassintegrato

    del nord. Piove sul magistrato

    e sull’indagato, sul carcerato e

    sull’arrestato domiciliare.

    Piove sul pensionato con la minima

    e sul supermercato che gliela prosciuga.

    Piove sul Tricolore e sulle bandiere

    già stinte della pace.

    Piove sulla brace che ci ha consumato

    e si spegne l’illusione di poter cambiare.

  • 21 gennaio 2006
    Oggi mi sono seduto

    Oggi mi sono seduto
    e ti ho pensato.
    Piove e la piazza
    desolante
    veniva sublimata
    da quel silenzio
    irreale.
    Oh quanto volevo
    le tue risa
    magiche su
    quel punto
    di ascoltarti
    tutta quella sera
    ma ormai
    si è fatto
    tardi ed
    il vento
    mi
    porterà
    con sé...