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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 18 settembre 2006
    La Fenice

    Silenzio strano di un teatro vuoto
    tra velluti e penombre in
    luogo misterioso...
    tende rosse di velluto pesante
    fra ori e rossi...solo noi.

     

    Atmosfera sensuale e frizzante
    nella penombra ricca di chiaroscuri
    in uno storico teatro venexiano
    appartati fra i tendaggi noi
    complici amanti dell'amore.

     

    In un loggione al quarto piano
    quelli della nostra età si volano addosso
    si stringono più forte per non perdersi
    e la magia della musica si sente
    pur nell'ovattato silenzio

  • Devo abituarmi alla tua assenza...

    Educare il cuore alla rinuncia,
    la carne alla mancanza,
    gli occhi alla perdita.

    Saperti altrove in cerca di un senso...
    Se solo la verità non ti fosse preclusa!
    Insegnami allora se lo sai... amore, insegnami:
    quale presunta realtà ha senso?

    Passeggiare sull'acqua
    scivolando sui tacchi a spillo,
    giocando con le foglie e sorridendo al vento...
    Cercarti fra i rigoli della strada,
    nel mio riflesso, umido e stropicciato.
    Sei già oltre la schiena.
    Sei l'ombra che si allontana.
    Rampicante estremo di giorni svuotati.


    Eccola che cade di nuovo giù!
    Goccia a goccia, ti ritovo 
    e in fondo lo so che sarai per sempre qui...
    Il cielo annaffia di capogiri queste ore piccole.
    L'emozione di te colora gli istanti
    e sigilla giorni ingannevoli con baci di giada.

  • 18 settembre 2006
    L’istante prima

    Seguire il volo,

    lasciandosi inebriare dal vento e sostenere dall’aria.

    Sperando che non cessi, chiedendogli di non cessare.

    Sciogliersi senza meta e partire, perché l’arrivo sveli la corsa.

     

    Non pensare a quello che sarebbe stato

    se il vento non fosse arrivato

    a sostegno del tuo spirito.

    L’abbandono ripudia ogni ragione!

     

    Aprire le labbra cercando un respiro,

    accogliendo l’aria come una rivelazione.

    Sentire le cellule essere, esistere in te!

    Una ad una formare il tuo corpo:

    nella lunghezza delle braccia sublimate dalle dita,

    e nelle spalle scrigno delle tue meraviglie.

    Espirare, come venire.

    Trasfigurare se stessi in un coito di creazione.

    Essere la perfezione nell’immagine di sé.

    “Io, crudele, libero il mondo da me!

    E se mi troverai diverso, sarà solo perché sono nuovo".

  • 18 settembre 2006
    In te

    Spirali di me ascendenti

    seguono la tua figura,

    si trattengono giocose, fra le dita.

    Sfiorano la pelle, accarezzano e sfilano

    la peluria delle braccia volitive.

    Come salsedine sul corpo,

    come il ricordo dell’onda

    si soffermano sul viso,

    leggere, le spirali…

    impalpabili

    inspirate dalle tue narici.

    Sono dentro i tuoi pensieri,

    nel respiro…

    La tua carne m’appartiene, prima del tocco.

    Accoglimi!

  • 18 settembre 2006
    Due mondi

    Emergi come un'isola
    e i miei pensieri ti ritrovano lì
    a manifestare la tua presenza.
    Salda. Intimamente la tua ragione conosco
    privando già il senso da blande spiegazioni.
    Appari esausta, come una pretesa.
    Sicura, perché ti sollevi in me
    ergendoti sopra la mia coscienza.

    Sempre t'ignoro, ma talune volte
    avvinto dalla tua immagine riflessa
    bramo la conoscenza del tuo pensiero.
    Ti possiedo, ti nutro, posso distruggerti e dominarti ma
    ahimé, quanta intimità mi è preclusa!

  • 18 settembre 2006
    Autunno

    Scesa la sera


    Sui piedi scalzi,


    Tralci di vite


    E foglie gialle


    Intreccio armonioso


    Di radici.


    Specchi di corallo


    E fili di perle


    Sul collo


    In attesa di baci


    Blu.

  • 18 settembre 2006
    Oltre la realtà

    Io non sono come te...


    io so volare: ho imparato dal vento;


    Io non sono come te...


    io ho varcato l'orizzonte ermetico e lontano : ho imparato dalla fantasia;


    Io non sono come te...


    io so amare: nessuno lo insegna,  ma nasce dentro di te.

  • 18 settembre 2006
    L'uguaglianza

    Essere figlio di emigranti non vuol dire niente,

     

    non importa da chi si è proveniente.

     

    Anche se dove andrai

     

    purtroppo "straniero" chiamato verrai,

     

    non arrabbiarti per questo,

     

    non fare contesto,

     

    tutti sono uguali,

     

    ed è questo che conta veramente,

     

    non importa cosa dica la gente.

     

    Però sappi che su dieci persone,

     

    così la pensano solo nove e uno dirà: cosi non è!

     

    E lui sarà solo un ignorante,

     

    perché si crede intelligente.

     

    E sappi che per l’uguaglianza,

     

    non ci vuole l’intelligenza,

     

    ma ciò che si ha dentro, nel cuore,

     

    è quello che ha valore.

     

     

     

    Vi chiedo col cuore,

     

    cerchiamo di creare un mondo migliore.

  • 15 settembre 2006
    Il rododendro rosso.

    Scroscia il mare su d'uno scoglio;
    l'onda vibra, scalpita,
    ad un tratto s'impenna feroce
    consumandosi in mille rivoli candidi,
    mille piccole lacrime di sale e vita
    che s'infiltrano,
    s'insinuano,
    penetrano,
    sgorgano,
    s'alzano per poi ricadere.

    Li vedo mischiarsi alla terra,
    diventare terra stessa.
    Andare oltre.
    Trasformarsi ai raggi di luce,
    evaporare,
    lievitare,
    aggregarsi,
    rinascere come altro,
    immolarsi in grandi nubi d'incanto.

    -e la Gran Fanfara di tuoni e schianti è l'infaticabile nunzio del loro ritorno-

    E tornano, dunque, come pioggia d'estate
    a cadere sotto un cielo di rubino,
    profumandosi di terra feconda
    mentre scivolano pesanti e lenti in grossi chicchi giocosi
    sopra un vagabondo Rododendro Rosso.

  • 15 settembre 2006
    Solo un'idea

    Addio infelici percorsi.
    Addio estreme congetture.

    Saltate sul capo nudo e correte in braccio alla Madre;
    un rifugio al mio tormento,
    una casa sulla mia schiena
    ove rinchiudere le crudeli menzogne.

    Perchè non è sola la mia paura di vivere,
    l'accompagna la vergogna per il non-vivere.
    Perchè di rimedi non ne conosco
    nè sono certo di volerne assumere.

    O dannata malattia!

    Resterò vedovo inconsolabile di me stesso,
    piangerò con un solo occhio
    cercando amici e compagni con l'altro occhio bendato.

    Sarò fango avvizzito sulle mammelle della Musa
    Sarò i pianti dei bambini cresciuti
    e le promesse delle speranze disattese.

    Ricoperto di larve e molluschi viaggerò per i sette mari
    senza toccare sponde,
    diventando, infine, una meravigliosa conchiglia vuota.

    E me ne andrò felice su sabbie d'Oricalco d'un altro mondo anagrammando la vita immaginata
    su deliziosi ossimori senza senso.
    e finalmente sarò solo un idea.

  • Voglio perdermi nei tuoi occhi

     

    Sprofondare nell'abisso delle tue braccia

     

    Respirarti...

     

    Solo con te esisto

     

    Solo per te vivo

     

    Solo in te muoio

     

    Amare come mai ho amato

     

    Credere come se avessi una fede immensa

     

    Voglio farti mio,averti,possederti

     

    Mangiarti il cuore,rubarti l'anima.

     

    Pelle contro pelle

     

    Mani nelle mani

     

    Labbra che si succhiano

     

    Lingue che si annodano.

     

    Contorsionisti di luoghi lontani,tu ed io

     

    Funamboli roventi

     

    In equilibrio su fili di rame intrecciati

     

    Sento il calore che ci avvolge.

     

    Il sudore scivola sulle nostre anime

     

    Le vene cristallizzate.

     

    Bagnato è il tuo viso

     

    Tremano i miei pensieri...

     

    Volo via con te questa notte.

  • 15 settembre 2006
    Notte d'inverno

    D’inverno il mio cognac e la mia gatta ,

     

    una sul davanzale e l’altro a punto giusto

     

    intarsiano ,per costernazione,

     

    un pezzo di legno del posto dove vivo.

    Scuote i lampioni la tormenta fredda

     

    a stregua di fantasmi

     

    con mostruose braccia;

     

    ma sono  soltanto ombre 

     

    non c’è d’aver paura,

     

    chè ben diverse

     

    quelle di lunghe primavere:

     

    streghe danzanti in un girotondo

     

    con canti e burle e me dentro un paiolo.

     

    Domani dirò a qualcuno

     

    di domarmi un frutto:

     

    anche un’umile e sola mela cotogna

     

    che non disegni sul foglio dei ricordi

     

    dove nei bordi

     

    non è rimasto spazio…

     

    Questa notte, senza che ne ho voglia,

     

    guardo di fuori e aggiungo un altro più.

  • 15 settembre 2006
    Non smettere di amare mai

    E' in momenti come questo che non vorrei più...

     

    E' in momenti come questo che non vorrei più amare così.


    Cosa mi hai fatto per rendermi così malata d'amore?


    Ho paura a piangere


    paura ad urlare


    paura ad amare.


    Mi sforzo a capire, ma infine?


    Solo dubbi, paranoie ed emozioni.


    Solitudine fuori e dentro me.


    Deserto dove cresce un fiore... un solo fiore nero.


    Concentrato di spine.


    Su di un petalo gocce di sangue che dilagheranno


    su tutto il corpo come un morbo in espansione.


    Gusci evanescenti, contengono parole sbiadite


    da un passato che non è più.


    E nella mente, una sola frase a tenermi compagnia:


    Non smettere di amare mai.

  • Amore - tu sei Celato -
    Pochi - ti scorgono -
    Sorridono - e mutano - e blaterano - e muoiono -
    Senza te - sarebbe una Stranezza - la Beatitudine -
    Soprannominata da Dio -
    Eternità.
    Emily Dickinson

     

    Il mio Amore ha braccia generose

    di Madre alla prima urgenza del Figlio.

     

    - I suoi Occhi non hanno più mistero

    di certe acque che nessuno indagò,

    ma in loro è celata l’intera Bellezza

    di un Creato manifesta ai Pochi. –

     

    Il mio Amore è come il Mare che si fa Donna

    alla vista di coloro che Lo sanno Amare.

     

    - Il suo corpo è di Isola in preda alle correnti

    nel mezzogiorno dei suoi Sogni lieti,

    e a notte Guscio di perla a serbare

    il Tepore di mani da poco incontrate. -

     

    Non ho mai sentito un Angelo cantare

    ma la sua Voce delizia l’udito al pari

    di cori Celesti e nei Silenzi non v’è

    maggior Armonia di quella che Lui emana.

     

    Avessi un Nome con cui chiamarLo

    nessun’altro porterebbe se non Eternità

    - Quella che Dio concede ai Cuori

    dotati d’infinita Umanità. -

  • 13 settembre 2006
    Gelosia

    Come una gru


    camminavo coi trampoli


    sul lago ghiacciato


    della gelosia.


    Si ruppe qualcosa


    e cadere


    e acqua m’avvolse,


    bagnate piume


    piegate ali.


    Annegare


    con dubbio e sospetto:


    le gambe, fragili,


    per sostenermi.


    Ti chiedo scusa


    mia dolce musa,


    tra stridii di uccelli e parole blasfeme


    scritte col sangue, a penna vergate.


    Come una gru…arriva.

  • 13 settembre 2006
    M'ama o non m'ama.

    L'amore è come un fiore:
    casca un petalo
    dopo l'altro;
    un albergo ad ore
    minimo componimento
    casca sul pavimento,
    prendi una stanza
    solleva le lenzuola.
    Il nettare è pronto
    il fiore è morto.

  • 13 settembre 2006
    Cenere e vita

    Notti di muti ricordi
    tra afrori tagliati
    con lingue avide
    Le mie levigate speranze
    si spengono sugli sguardi
    con l’amore che sussurra il suo canto
    dentro mani pietose,
    tra colonnati brillanti
    dove stanche braccia
    si inerpicano
    sopra torri cieche.
    Tu sei acqua morbida
    che appaga la mia sete
    di vendetta.
    Così, da te,
    mi lascerò amare
    e ancora travolgere.

  • 11 settembre 2006
    Notte, dolce notte

    Tu che culli
    i bambini perduti.
    Tu che fai sognare
    gli innamorati,
    Tu che dai speranza
    ai sognatori,
    Tu: oh notte,
    dolce notte!
    Dai coraggio
    a chi ne ha bisogno,
    Infondi gioia
    a chi è triste,
    Dona serenità
    a coloro la cui
    strada è buia.
    Ma soprattutto
    ti prego:
    non smettere mai
    di far brillare
    la luna!

  • 11 settembre 2006
    La raccomandazione

    Lo so,

    l’amico me l’ha detto:

    farò di tutto per accontentarla,

    sarà tutto perfetto.

    Il letto d’azzurro più profondo,

    vedrà il sole sorgere e calare,

    avrà un tetto immenso di fiammelle

    tessuto di comete e tante stelle,

    l’abete nel giardino e molte rose

    senza fine il giorno a scintillare

    col fiume che travasa in mare

    e i monti lì vicino ad ombreggiare.

    Il mondo tutto stenderò ai suoi piedi.

    Tre metri la farò profonda

    al fin che l’ossa non verranno fuori

    in caso i lupi scaveran la fossa.


    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    Enigma

    Enigma,

    segreto inviolabile,

    codice di uomo o di demonio,

    muto messaggio,

    oltraggio al cervello

    insulto alla coscienza.

    Crittografo di cuore

    muore tra delusione e noia.

    Paradosso di contraddizioni,

    concentrazioni d’ipotesi,

    supposizioni, dubbi, interrogativi.

    Crudeltà alla gioia,

    blackout dell’intelligenza,

    ignobile violenza per la scienza.

    prepotenza l’enigma.

     

    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    Magra soddisfazione

    La mia vecchiezza


    è la carezza degli anni che,


    rapita la mia giovinezza,


    riparano i danni;


    mio tardo tempo


    chiamato


    l’età della saggezza,


    motivo di soddisfazione;


    direi:


    magra soddisfazione.


     


    Febbraio 2006

  • 11 settembre 2006
    Sempre insieme

    Giocavamo sempre insieme,


    sbarazzini come scugnizzi:


    calzoncini corti lacerati.


    gambe graffiate dalle spine


    frutta razziata dai vicini,


    trappole parate per gli uccelli


    tordi, passeri e fringuelli.


    Strappati dai calzoni


    si giocava a zecchinetta coi bottoni,


    giochi, svaghi,


    infiorescenze dei tempi che furono.


    Tutti giocattoli di lusso…


    rigorosamente creati, fatti a mano:


    con rami di sambuco facevamo


    cerbottane e proiettili di stoppa,


    con spago e barattoli di latta


    telefoni esclusivi, spighe della fantasia;


    poi, quando il campanile ricordava l’ora


    su manici di scopa tornavamo in groppa.


    Era la nostra verde età,


    l’albero d’oro vellutato


    ricco di miraggi e di speme:


    dovevamo stare sempre insieme


    e adulti non lo fummo più


    scotto di maturità.


     


    Gennaio 2006

  • 11 settembre 2006
    A mia Zia Giulia

    È il vèspero,
    il giorno e il sol van declinando
    ed il pensiero s’inginocchia al sacro,

    mi setaccia l’anima, mi rattrista il viso,

    enumera i ricordi.

    Quand’ecco, all’improvviso,

    sugli arcani tratteggi del riverbero

    lontani accordi d”Amapola”

    la tua canzone.

    Laddove, sola, ti riempia la stanza

    e con movenze di danza tu cantavi

    sul fruscio del disco che raschiava

    e col cantar pregavi.

    Quanti ricordi Zia, quanta emozione

    quella canzone dei miei dieci anni!

    <Ugo dai corda>

    ed io correvo a rotolar la manovella.

    La soffio a te questa canzone!

    Anche se ad altri suon porgi l’orecchio,

    nuovi canti gorgheggi,

    di sublimi concerti, per alte sinfonie oggi gioisci,

    e lisci selciati d’oro e di diamanti il passo sfiora,

    Essenze eterne ascendi

    vietate a noi immortali.

    Solo per pochi istanti

    vorrei poter mirar le tue Visioni

    nella Forgia dei Santi.

    Vorrei spiarti,

    starti vicino;

    favilla del Cielo tu,

    io, impasto di terra.


    Settembre 2005

  • 09 settembre 2006
    E più nulla fu

    Apro gli occhi al suono della nota vibrante.


    Mi volto e guardo la stanza:


    vuota.


    il foglio bianco e la porta chiusa.


    nessuno.


    eccetto me, la mia anima e le mie colpe.


    Il suono! Mi spavento.


    La finestra è aperta ma fuori è solo buio e mare.


    Cosa sarà stato...


    Il suono!... ancora.Lui!


    Non voglio guardare, 


    qualcosa mi sfiora.


    Fermo guardo il vuoto,


    ... il piccolo piange, ha le gote rosse...


    nei miei occhi chiusi.


    ... Ah! mia moglie al party...


    Lo sento è sul collo.


    ... che grande audizione quella!...


    Già piango.


    ...<Mamma!Dove sei?>...


    Il suo sussurro si fa più forte.


    ...i monti, le onde, i cieli e i tramonti...


    <Andiamo!è ora...>


    ...scusa non ti ho scrit...


    e più nulla fu.

  • 09 settembre 2006
    Il doveroso addio

    Nella camera in solitudine.


    Sento scivolare la vita dai capelli


    e battere il cuore sopra il ciglio.


    L' orecchio respira il rumore della strada.


    Vedo gocce picchiettare sul letto


    che morbido riscaldava il freddo tuono


    luminoso sul tuo viso,


    potente sul respiro e l' affanno.


    Fu un abbraccio morente poi


    a ricordarci


    il doveroso


    addio.