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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 ottobre 2008
    Lucinda

    Anche quando io morirò e presto sarà la mia penna nella schiena d’amore
    Darà l’occhio al vivente di te tra le sponde del tuo nilo nella poesia eterna
    Io sarò cenere nella terra i cui vermi mangeranno la mia carcassa
    Tu sarai la mia memoria nel vivere di te che morte non può sottrarti

     

    Sarò dimenticato dal vento dalle labbra da cui il mio respiro
    Ha mosso i primi passi della terra ormai affamata di poesia
    Sarò assente poiché inesistente sarà il mio corpo nel logos
    Tu invece ti costruirai nella cellula dell’uomo da cui la mia poesia si nutrirà

     

    Non condannarti ala cecità i tuoi occhi leggeranno versi
    Nel viso rugoso di chi della lingua ne ha fatto la sua vita
    Sarai la mia parola più bella della quale anche i morti
    Applaudiranno la freschezza non abbandonerò il campo

     

    Tuttavia tu vivrai nel mio respiro e nella bocca di te donna
    Nel mondo senza vergogna getterò lo sguardo tra i tuoi capezzoli.

  • 31 ottobre 2008
    Lucinda

    Non sfigurare il tuo viso a gross painting lasciati
    Solo accarezzare dal vezzo femminile della mia poesia
    Oh quanto ipocrito canto veleggia intorno al tuo soggetto
    Io strappo i denti aguzzi alla parola per obliarti

     

    Escogiterò nuove stampe ai miei logos
    Il tempo porterà nuvole cariche di rivoluzioni
    La poesia è nel recupero il time out l’ha salvata dall’affanno
    Il salto di qualità sta in un libro fresco di stampa benedetto

     

    Sono costretto a spolverare parole devote al tuo cuore
    Lasciami tracciare nuove linee sui tuoi seni da questo viso di solchi
    Su di esse giocherò la partita che tu vincerai
    La mia penna è stata invalidata svalutata dalla nuova borsa

     

    Alle mie guance manca il sangue dovuto di cera è già stampato
    Alla rete cerebrale è staccata tensione la circolazione eppure assumo ginkgo biloba e fiori di bach

  • 31 ottobre 2008
    Ir còre no

    Sonetto in vernacolo livornese


    Quer dì che ir Padreterno mi dirrà:
    "Chiudi la luce, ir gàsse e vieni via! "
    'Un serve traccheggiàssi eppo' frigna',
    bisogna fa' fagotto e... così sia.


    Ma siccome da vivo, son sincero,
    ho letìato un po' col portafoglio (1),
    una 'osa dichiaro per davvero:
    regalo tutto a tutti, questo voglio!


    Pigliate pure i pezzi che volete:
    pormòni, diti, orecchi, reni, piedi...
    e nissuno s'azzardi a dìcci: pè! (2)


    Ma ir còre, véllo no, nun lo prendete;
    ir còre no, amore, perché credi
    è troppo tempo che l'ho dato a te.


     


    1: indica l'avarizia
    2: espressione che tronca ogni possibile aggiunta.

  • 31 ottobre 2008
    La formìola pacifìa

    In vernacolo livornese


    Un giorno una formìola proletaria
    che rientrava dal turno del Cantiere
    tanto per prende' una boccata d'aria
    decise di fermàssi un po' a sedere
    e senza punta fretta
    fumò una sigaretta.


    "Ecco - pensava - ho lavorato ir mio
    per la comunità e la famiglia
    e con l'aiuto di Dio,
    se avanti un coccolone (1)  'un mi si piglia 
    posso campa' per quel che mi rimane
    sortanto con du' briciole di pane.
    Che gusto c'è di stassi sempre a rode' ? (2)
    Chi s'accontenta, gode!


    Ma mentre si sentiva consolata
    un omo ni tirò una tar pedata
    che ni toccò mori', come e quarmente,
    fusse stato un inzetto prepotente.


     


    1) accidente
    2) prendere la vita con accanimento

  • 30 ottobre 2008
    Rosso-luna

    Ora che non ci sono
    posso contare
    le nuvole
    divorate dalla luna
    oltre gli arcobaleni perfetti
    inchiodati dalla luce,
    e gli orologi
    che estinguono i tocchi
    per precipitare nei silenzi
    dove solo ieri abitavo.
    Dolce
    il veleno rosso
    di labbra morbide
    rivela i colori del Libano
    e schiude corolle carnivore
    d'oro intenso come i colori di Lleuad.
    Volo nel sogno dell'oggi
    oltre la neve del domani,
    la notte ha le tue mani
    e sfrenati desideri di stelle,
    le sue dita.

  • 30 ottobre 2008
    Natale

    Filastrocca 2004


    Il Natale è una festa fanciulla
    il Natale è un ricordo lontano,
    il Natale è mia madre alla culla
    che mi segna in ginocchio pian piano,
    il Natale è una Grotta un po'  tetra
    e una Sacra Famiglia di pietra.


    E' una Notte trascorsa in attesa
    che s'avveri chissà quale evento,
    tremerò nell'averla  sorpresa
    della quale sarò poi contento
    perché allora, nel troppo bisogno,
    un pupazzo per me era un sogno.


    Ma il Natale cos'è diventato?
    Una corsa a comprare il regalo,
    un'offerta, uno sconto, un mercato,
    una gara a chi fa più gran scialo
    uno spot che ho visto e rivisto
    dove comprano e vendono Cristo.


    Ma la Pace, purtroppo non c'è.
    Se la guerra la fa da padrone
    Tu, Signore, mi spieghi perché
    non proteggi migliaia di persone?
    Che vuol dir Fratellanza, Uguaglianza
    quando l'odio fa grande mattanza?


    Il Natale è un affetto lontano,
    il Natale è una casa fanciulla,
    Il Natale è mia madre alla culla
    che ripete il rosario pian piano
    il Natale è un antico rimpianto
    e una fiaba bambina soltanto.

  • 30 ottobre 2008
    Tu

    Mentre cercavo gli occhiali
    per leggere il giornale,
    (era soltanto la terza volta
    che li perdevo nell'ultima mezz'ora)
    mi sei tornata in mente.
    Sarebbe stato meglio ricordare
    dove li avevo messi!

  • 30 ottobre 2008
    Verità

    Mi restano dentro i veri pensieri,
    lo sanno i tramonti,
    le stelle incantate, i monti.

     

    Parole..
    non spiegano il fondo del mare,
    dove si insinuano luci e riflessi di luna,
    e celano visioni nascoste di variopinti colori.
    Parole..
    non dicono l'immensa gioia di volare.

     

    Mi restano dentro i tumulti reali,
    di un'onda impazzita,
    che scuote la sabbia in girotondi infiniti
    e poi..
    la ripone al dolce aspettare.
    Parole non dicono quanto è bello sognare..
    parole …
    non spiegano un grande Amore.

  • 30 ottobre 2008
    Lucinda

    Non amarmi finché non avrai amato te nel mio cuore
    I tagli delle fronde falciano sporadici cieli
    Gioca alla corda il ramo e la foglia s’ubriaca di beccheggi tra i petali dei tuoi capezzoli
    Accesa è l’aria tra il bagnato del tuo fiore di campagna ove stellina s’inzavorra d’avena

     

    Ho respirato la polvere della luna dal tuo fiato la quinta decima prima della pasqua
    Nebulizzami il tuo aerosol in un bacio fuori dal recinto il cui lino ci avvolge e ci regge in amore
    Entrami quando vuoi purché lubrificata escimi quando vuoi purché illuminato del tuo fondo
    Il mio potere è in te d’aprire il percorso tra il cespugliuto raso-nero e il rosa per ricreare la parola

     

    Degusta la moda un andare e tornare del modo che impaura la penna
    Oh lo scrivere di te è sfondare calotte glaciali né rompighiacci
    Hanno lame taglienti da ferire banchise ov’io ho lasciato il verbo a macerare
    Lascia la groppa passeggiamo a piedi nel prato ove venere corteggiò adone

     

    Vedrai saltare i pesci dal mare sulla tua criniera d’equilibrio leone-leone
    Vedrai suonare il vuoto nel concreto oh io nella confusione

  • 29 ottobre 2008
    Lucinda

    Non darti peso la mia vita non ha il diritto di vivere nella poesia
    Se tu dovessi leggermi tra il tuo delta staccati da me io già stato in te e sto
    Crudelmente la mia mente resterà in memoria
    L’ho salvata nel file che mi hai donato

     

    L’anima è tua consacrata allo spirito
    Di tutto il corpo è mia materia relegata/regalata alla zolla
    La terra è ricca la terra è povera ha bisogno di me cadavere
    Di me prenderà la parte peggiore la mia poesia è all’esterno

     

    Non sbagliare perché il mio errore ti porterà via
    Lontano da questo letto di diritto di cui mi sono nutrito
    La feccia della notte mi tiene sveglio oh quanti setacci
    Dovrò sostituire perché il dispotico arresto filtri il meglio

     

    Il valore non risiede qui in quest’esso contento
    È invece è nel follicolo nella poesia di te al tredicesimo giorno che non  arresta
    colate di fertilità

  • 29 ottobre 2008
    La serenità dell'universo

    Seduto dinanzi alla valle
    contrastata dalla notte che crea buio e luce,
    ecco udir il suono di un piccolo
    ruscello che non conosce la sua foce financo
    il suono vago di campane
    che si alternano.  E mentre il chiarore
    del cielo coperto di stelle
    accompagna questi suoni,
    il suon della tranquillità
    mi colpisce dritto nell’anima,
    trascinandomi in un profondo
    stato di leggerezza dove la mia essenza,
    si confonde e si perde
    nella serenità dell’universo.

  • 28 ottobre 2008
    La foto

    Stringendo tra le mani una tua fotografia
    a te dedico, caro, questa utile poesia.
    Guardo i tuoi occhi del colore del mare
    e i tuoi capelli che mi fan sognare.
    Il tuo bel volto mi appare sorridente
    e confuso tra la folla in mezzo a tanta gente.
    Per tanto tempo invano l'amore cercai,
    ma un bel dì in te lo trovai.
    Le stelle brillano lassù nell'infinito cielo
    e coprono la terra come un azzurro velo
    ed io rimango tristemente a meditar
    chissà se un giorno di me si stancherà.

  • 28 ottobre 2008
    Alla finestra

    Da solo
    in silenzio
    osservo il mio mondo
    racchiuso in una fredda, geometrica figura
    e viene facile, nell’aria fresca del colle
    volare via, fuori
    a rincorrere, come fanno i bambini con le farfalle
    i pensieri, le emozioni,i sogni
    di uno, dieci, cento cuori
    e puoi persino vederli, leggeri
    tra verdissime file di alberi
    ed altre colorate d’autunno
    e si inseguono, corrono veloci, impazienti
    in un tempo crudele che non sembra fermarsi ad aspettare
    e puoi sentirli chiaramente
    come il canto degli uccelli al mattino
    come grilli nelle notti d’estate
    un canto malinconico, triste
    velato da un continuo cercare, capire
    quel perché che non si trova
    né si dovrebbe cercare
    che non può spiegare
    che non può esistere
    in quegli stessi pensieri
    nelle stesse emozioni del tuo cuore, del loro
    dove non c’è spazio alcuno per la resa
    dove il coraggio fiorisce spontaneo
    in quei gesti, in quei sogni, tuoi come loro
    nell’aria fresca del colle
    figlia di quel paesaggio solitario
    e per te, per loro
    dai freddi geometrici confini
    per lo più d’autunno colorato
    eppur ugualmente tinto
    di verdissime speranze.

  • 28 ottobre 2008
    Stella di Marzo

    Levando gli occhi al cielo
    dal cupo color del nulla
    ecco splendere di infinito una stella
    a irradiare di meraviglia
    la malinconica monotonia dell’essere
    così mi apparve lei
    in una sera di un vicino Marzo
    fredda e sconsolata
    ancora più nell’animo che nell’etereo
    e illuminò in un solo istante quel che di oscuro e tenebroso colorava
    allora come adesso, il mio cuore
    nave senza guida in balia delle correnti della vita
    e ricordò quello che di me non più riuscivo a ricordare
    né, forse, più volevo
    la luce, la meraviglia, l’incanto di una stella in un cielo oscuro
    dominata, eppur dominatrice alfine
    la magia di una fredda notte d’inverno
    d’un solo attimo tramutata
    nella più calda, romantica, dolcissima notte d’estate.

  • 28 ottobre 2008
    Rosa dei venti

    Lento si muove il pensiero mio
    fra mille e più pensieri
    verso te
    dolcissima fanciulla in fiore
    in un momentaneo turbinar dei venti
    eppure il mio cuore ugualmente ode
    quel che di te dicono i tuoi occhi
    così come
    i miei vedono chiaramente nel profondo della tua anima
    un bisogno vero, sincero, ardente
    come una stella che brilla, lassù
    nell’immensità del freddo e cupo universo
    allora
    così come i girasoli cercano sempre il sole
    per loro indispensabile fonte di vita
    tu stendi adesso i petali tuoi
    verso il sentimento, il romanticismo, l’amore
    indispensabili come i raggi del tuo sole
    a illuminare il cammino nelle buie notti della vita.

  • 28 ottobre 2008
    I colori dell'arcobaleno

    Quando credi di essere arrivato
    a quella triste meta per tanto tempo temuta
    eppure consapevolmente attesa
    quando non sorridi, non ci riesci
    ma nemmeno più piangi
    nella staticità di attimi che sembrano eterni
    di notti insonni, di giorni tutti uguali
    quando non distingui più l’alba dal tramonto
    perche non accendono emozioni alcune
    quando non ti chiedi più perché
    quando a te nemmeno interessa
    ed il tempo trascorre
    unico, uniforme, incolore
    eccoli allora
    arrivano come dopo un temporale
    un primo tenue colore
    di un arcobaleno che potrebbe nascere
    e sembra poco, ma vale una vita
    un’emozione che ritorna, una goccia che agita la superficie
    per troppo tempo piatta, immobile
    nell’ uniformità del suo stesso tempo
    ed è nelle loro parole, nei loro sorrisi, nei gesti quotidiani
    quel primo colore
    piccole gocce d’acqua, che riflettono però luce
    che distingue l’alba, il tramonto, il giorno e la notte
    che dà un senso allo scorrere del tempo, al presente, al domani
    per sperare ancora e sentirsi vivi
    per lottare con loro, insieme ai loro sorrisi
    ai loro gesti, ai loro cuori
    dopo il temporale
    a far parte dell’arcobaleno.

  • 28 ottobre 2008
    Tra cielo e mare

    Libero come il vento
    limpido come l’acqua
    così vola il sentimento
    tra gli eterei e sconfinati spazi del mio cuore solitario
    e né sogni di gloria o fama
    né bramosie di ricchezza l’alimentano
    volo di speranza, in una disperata coscienza dell’essere e della realtà,
    solo te, i tuoi occhi, la tua dolcezza
    la tenerezza di ragazza così semplice, eppur così speciale
    rosa rossa in un mare di rose bianche
    solo te
    inesauribile fonte di vita
    lo sospingi avanti
    così
    semplicemente
    come la vela che sospinge la nave a navigare
    nell’infinito mare della mia anima.

  • 28 ottobre 2008
    Barriere

    Scorre il tempo
    inarrestabile
    come un fiume in piena
    che ha il mare come destino
    un mare immenso, senza confini
    agitato da venti di brezza, o di tempeste terribili
    e in esso galleggi, navighi
    a volte dolcemente cullato
    come quando, da bambino
    tutto era facile, erano sorrisi, animi leggeri
    altre volte in balia del terrore, delle tempeste
    sbattuto contro ostacoli che sembrano insormontabili
    provato nel fisico e nell’animo, dai dolori, dalle sofferenze
    eppure continui a galleggiare
    e ti si parano davanti
    aguzzi come lame, duri come il diamante
    e il mare ti porta a provare la loro spietata realtà
    scogli di una vita che d’un tratto ti è nemica
    di un mare che ti si agita contro
    e il dolore, vivo, pungente
    si impone come apparente, unica realtà
    e nessuna risposta a quel perché
    a te, non ad un altro
    a volte vorresti affondare
    le lacrime si fondono con quelle acque cupe
    non vedi più la terra, una meta, un futuro
    ma poi torna in mente quel fiume
    che ti ha portato al mare, alla vita
    carico di speranze, di sogni, di realtà differenti
    ed allora continui a galleggiare
    continui a sognare, a sperare
    alleviando i dolori con i ricordi
    superando le tempeste, una dopo l’altra
    ed all’orizzonte la terra, acque placide
    le nubi minacciose che s’allontanano
    la luce che filtra tra lle nuvole scure
    nell’animo una realtà differente
    la volontà di navigare ancora
    di superare altre barriere
    di continuare a galleggiare
    di continuare a navigare.

  • 28 ottobre 2008
    Un istante appena

    Un giorno come tanti
    un tempo come quelli che già sono andati
    come quelli che verranno
    un’anima sola, in mezzo a tante
    e un cuore che batte forte
    sempre più forte
    un’emozione che nasce, una magia che si compie
    due sguardi che si incrociano, si cercano
    si fondono assieme come gocce di pioggia nel mare
    un sorriso per un altro sorriso
    nella moltitudine, nella confusione del mondo
    e nella solitudine, nella malinconia di un momento
    del tuo
    in cui tutto d’improvviso sembra svanire,
    travolto dallo scorrere del tempo, della realtà
    resti tu
    il tuo cuore che batte, e che ascolta ancora il suo
    il sorriso che si arrende alla nostalgia
    resta un ricordo appena nato che già svanisce
    come le stelle al sorgere del sole
    come la notte che si arrende al giorno
    come l’arcobaleno, meraviglia infinita
    e che eppure vive
    di un istante appena.

  • 28 ottobre 2008
    Con te

    Lontano,
    nello scorrere del tempo
    vai col pensiero
    ad una vita, e al tuo presente
    che concede al passato solo ricordi, istanti
    ma tu continui ad andare, imperterrito
    senza mai mollare
    non puoi farlo, non devi, non vuoi
    e tornano alla mente quei giorni, quei momenti
    quel sorriso, che ora è qui, ma che invece non è più
    travolto dalla voglia di vivere, di correre
    di andare avanti, senza mai voltarsi, come te
    e ti si parano dinanzi
    come pietre che ostacolano lo scorrere del fiume
    tu non puoi ignorarli, ci sono, sono reali
    ma come l’acqua in piena, li annulli, li sgretoli lentamente
    e vai
    continui ad andare
    per te
    come per quel sorriso
    quella voglia di vivere che non è più
    me che continua a vivere in te
    insieme ai ricordi di quel passato
    del suo, del tuo
    che non vuoi, non puoi cancellare
    e nemmeno dimenticare.

  • 28 ottobre 2008
    Un sogno

    Stanotte ho fatto un sogno
    ho sognato una stella
    molto luminosa, si distingueva dalle altre
    bellissima
    io la guardavo, ridevo
    ridevo consapevole della mia fortuna.
    milioni di stelle, e lei era là
    era là ed aveva scelto me
    Io la guardavo, piangevo
    piangevo di gioia
    avevo la stella più bella, la più luminosa
    piangevo di paura
    il mio cuore sapeva che sognavo
    il mattino stava arrivando
    e nella luce del giorno che nasce
    saresti svanita
    solo l’emozione sottile di un sogno
    solo il rimpianto breve di qualcosa
    che non esisteva, ma che viveva nel desiderio
    poi mi sono svegliato, e tu eri al mio fianco
    dormivi, sognavi, sorridevi
    ed io ti guardavo, e in silenzio sorridevo
    piangevo di gioia
    ancora, ed ancora di più
    avevo davvero la stella più bella, la più luminosa
    il mio cuore non aveva più freddo
    non era più solo
    non sentiva più la paura
    del un sogno che svanisce all’alba
    il mio futuro non era più buio
    avevo davvero la mia stella
    c’eri tu nella mia vita.

  • Bianco
    di uno, cento e più toni
    ma ugualmente unico, uniforme colore
    inonda, di una tale intensità
    il mondo di chi più non sa o non vuole sorridere
    dove l’etereo si affolla di emozioni
    ed il silenzio spesso non trova dimora
    qui s’intrecciano speranze, paure, sofferenze
    qui’ le nuvole discendono spesso in lacrime
    siano esse spinte dai venti di gioia o di dolore
    e il tempo, padrone assoluto, pare figlio di un’altra dimensione
    volano in questo cielo, dolci figure dalle simil fattezze
    eppure anime differenti
    a seguire la traccia di una comune stella
    e li vedi discendere, lievi ed eterei
    a stringere di umano calore, le mani di chi oramai nessun calore più aspetta
    silenziosi, a colmare coi loro, straripanti d’amore
    i cuori affranti di chi cerca un perché, e di chi nemmeno più lo cerca
    vegliano sui sogni
    là dove diviene difficile persino sognare
    prigionieri di una veglia perenne
    sono là, quando nulla più è possibile alle umane gesta
    ed il silenzio che segue il pianto è il solo sollievo possibile
    come ci sono sempre, pronti ad elargire sorrisi
    a condividere la gioia di un tunnel che finalmente s’arrende alla luce
    angeli
    come furono concepiti all’inizio dei tempi, e come verranno alla fine
    solo… senza le ali!

  • 28 ottobre 2008
    Vivere

    Sorridi
    anche quando ti alzi e dietro la finestra vedi solo nubi grigie
    a offuscare l’azzurro del cielo, lo splendore del sole
    sorridi
    quando cammini verso un’alba che deve ancora spuntare
    seguendo una cometa che è troppo veloce
    guidato da una stella che non riesci più a vedere bene
    sorridi
    anche se quello che ti circonda ogni giorno piange
    anche se il il canto d’un passero è un canto stonato
    o le risate di un bimbo ti sembrano pianti disperati
    sorridi
    per il primo respiro del mattino, per l’alba ed il tramonto
    per i ricordi, i sogni
    quando vedi il suo viso, ed i tuoi occhi si accendono
    quando ti sfiora la mano, ed il tuo cuore impazzisce
    quando credi ancora, quando riesci ancora a sperare
    allora il sole farà capolino tra le nuvole
    e il passero tornerà a cantare, il bimbo a ridere
    allora capirai quanto il tuo sorriso ha valore
    in un mondo di nubi grigie, di canti stonati, di grida
    dove pochi ancora sognano, credono, sperano
    un valore immenso
    come quel raggio di sole dopo la tempesta
    che si fa spazio fra le nuvole
    come quelle risate, quei sogni, quelle speranze
    singole note, eppur importanti
    di quella dolcissima melodia chiamata vita.

  • 28 ottobre 2008
    Gocce d'acqua

    Partire un giorno
    lasciandosi dietro il mondo
    attraverso le nuvole di un temporale
    e volare, eterei
    dove non c’è spazio per gli altri colori
    dove il sole rende tutto bianco o nero
    e il cielo non si vede mai
    eppure continuare a fluttuare
    senza meta né perchè
    a volte piangendo, altre pensando, altre sognando
    cercando risposte che non esistono 
    se non dentro di noi, nella nostra stessa realtà
    cercando un appiglio
    un punto da cui osservare, estraniati
    l'angoscia del non sapere
    ma nulla ci viene incontro
    nel nostro fluttuare
    e la speranza, la gioia
    è dello stesso colore delle nubi
    delle quali siamo parte
    poi improvvisamente
    appare
    ed ha gli stessi colori che erano nei nostri sogni
    il verde, l’azzurro, il rosso, il giallo
    le nostre speranze, i sentimenti, i sogni, i desideri
    ecco la nostra meta, il nostro destino
    a far parte di quell’arcobaleno
    goccia fra tante
    dopo un viaggio senza un perché, senza una fine
    ricominciare a vivere,
    ricominciare a riflettere la luce.

  • 28 ottobre 2008
    Innamorarsi

    Solo
    vivere ogni giorno fra tanti, come tanti
    ed essere solo
    e dentro c’è il vuoto, il freddo, il buio
    come l’inverno dalle lunghe notti, e dai brevi momenti di sole
    come la fitta nebbia della solitudine che offusca il tuo cuore
    che batte, eppure è silenzioso
    e poi è un attimo appena, una breve frazione di tempo
    di quel tempo che prima sembrava eterno
    ed allora succede così, semplicemente
    quando non ci credi più
    quando non lo vorresti, eppure lo desideri
    accade
    due sguardi che si incrociano
    due mani che si sfiorano
    e si sognano unite nello stesso intenso abbraccio
    due labbra che si cercano, si trovano
    e la solitudine si dissolve in un solo istante
    e la luce colora il buio
    come dopo una notte che pareva non finire mai
    e il calore riscalda il freddo
    come il sole primaverile che vince il ghiaccio dell’inverno
    come il tuo cuore, che prima batteva soltanto
    ma che ora sembra fermarsi di colpo
    per poi riprendere a battere ancora più forte
    e tu ora puoi ascoltarlo
    vuoi ascoltarlo cantare
    nella luce di un caldo giorno di primavera
    nella nebbia oramai diradata
    la dolce sinfonia della vita.