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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • Maestoso nulla che tutto ricopre
    Bufera delicata che mi accarezza il viso

    Disperde, come una favola, ogni confine
    E la sua compagnia mi fa ringiovanire

    Mi desto contemplando una pace magica:
    Sono fiocchi di fanciullesca saggezza

    Neve, armonia dei sentimenti
    Meraviglia d'interminabile stupore

  • 30 gennaio 2009
    Villa Imperiale

    Fuggire, fuggire
    Terribile pensiero,
    Affilata lama fende
    Il cervello,
    Uccide la carne,
    Spolpa le ossa.

     

    Adorna di fiori secchi
    L’anima scrolla
    Chiodi e catrame
    Nell’oscuro, ride la mia faccia.

     

    Un
    Sepolcro imbiancato
    La mia stanza
    Stinti muri di false parole
    Lacrime vere seccano il tempo
    Sommersa l’ombra
    Tace.

     

    Al chiarore
    Gelido il marmo
    Scivola sotto i piedi,
    Sulla strada rossa,
    Fra lecci, cedri, e cipressi,
    Sciolta l’anima vola.

     

    Ultima giocata
    L’albero d’oro.

     

    Lancio i dadi...

  • Il ratto d’Elena
    dal Priame compiuto
    occorre vendicare.

     

    Alle ampie porte Scee
    delle possenti mura
    s’accamperan l’opliti.

     

    Sull’onda i neri legni
    compagni degli Atridi
    nascondon l’orizzonte.

     

    Il fiero Menelao
    lo sguardo al mare fisso
    all’agone s’appresta.

     

    Indossa gli schinieri
    imbraccia già la lancia
    e l’elmo con le corna.

     

    Cipiglio fiero il suo
    e quando terra avvista
    eleva al cielo un grido…
    … Troia!

  • 30 gennaio 2009
    Ritorno ad Ilio

    A pascolar intento
    i bianchi agnelli
    casto Alessandro

     

    Lasci la verga
    per il dorato pomo
    a te la scelta.

     

    O stolto che sei stato!
    Tra ben tre Dee sei posto
    ed alfin la mela cedi.

     

    Scopri così la beffa
    della beltà muliebre
    che poco offre e tanto costa.

     

    E quando al talamo
    di Menelao t’accosti
    sei già di sventur pregno.

     

    Or che al nero legno Paride
    con Elena t’appresti
    dai remator un grido insorge…

     

    …Troia!

  • 28 gennaio 2009
    Solita estate

    Ringrazio  coloro che saranno così temerari da arrivare fino in fondo. È una poesia lunga  che narra uno spaccato di vita italiana.

     

    All’improvviso

    arrivò l’estate

    un’estate calda

    dal cielo terso

    il cui azzurro cobalto

    si specchiava nel mare

    si affollò la spiaggia

    di varia gente

    giovani aitanti

    dalle larghe spalle

    e comuni mortali

    dall’epa molle

    di seni al vento

    sodi e belli

    e di altri flaccidi

    le cui pelli

    accompagnavano

    una cellulite stagnante

     

    s’affollò di ombrelloni

    volteggianti aquiloni

    e di sdraio colorate

    a righe orizzontali

    di schiamazzi e giochi

    di libri mai letti

    e di odore di canfora

    di massaggiatrici

    dagli occhi stretti

     

    s’affollò di musica

    e danza aerobica

    di cani portati al guinzaglio

    e di pareo annotati in vita

    di cosce marmoree

    e di quelle varicose

    di gelati leccati

    di noce di cocco

    venduta da un carretto

    e dall’urlo sempre quello

    “cocco cocco

    cocco bello”

     

    un’estate fatta d’amarene

    orzata e menta

    di tè alla pesca e al limone

    di succo ace

    di coca e le sue bollicine

    di gelati consumati

    al Glacia

     

    ma anche un’estate

    di bomboloni caldi alla crema

    di calamari fritti

    di cene a lume di candela

    di passeggiate al chiaro di luna

    di bancarelle piene di false firme

    e di originale mai una

     

    arrivò l’estate degli amoretti

    dei baci dati rubati e sognati

    di discussioni seduti sui muretti

    di petting nella pineta

    o sulla spiaggia di notte

    di canzoni cantate

    intorno ad un falò

    un’estate di parole

    intonando “La canzone del sole”

     

    quell’estate che appaga

    guardando la luna piena

    passeggiando  di notte

    sul bagnasciuga

    tenendo per mano

    la prima pulzella

    rimediata al baretto

    che non è poi manco

    tanto bella

    ma quel che conta

    si sa

    è che ci sta

     

    un’estate fatta anche

    di anziani e delle loro bocce

    del punto perso

    e di quello preso

    delle bestemmie quasi

    come un rosario

    di lunghi ramino

    di briscola e tresette

    e tutto intorno un corollario

    di curiosi mai stanchi

    che buttano l’occhio

    a guardar le tette

    della giovinetta

    dal bikini ridotto

     

    l’estate dei tanti

    troppi “Fantozzi”

    autisti della domenica

    che usano la macchina

    per 10 chilometri

    e per le ferie se ne fanno 700

    magari imboccando

    l’autostrada al contrario

     

    la solita estate

    dove incontri

    il solito “Filini”

    oppure quello che

    ti chiama “merdaccia”

    o la solita signora “Silvani”

    che manco stavolta te la molla

    e sono vent’anni 

    che ci provi

    e a te stesso dici

    “ci riprovo l’anno prossimo

    mia bella”

     

    arrivò l’estate della politica

    messa da parte

    del gossip chiacchierato

    delle veline posate ad arte

    su barche dal metraggio smisurato

    l’estate del magnate invidiato

    che 1.000 euro per notte

    spende a “Cala di Volpe”

    e quella del povero “cristo”

    che deve aver risparmiato prima

    per spendere 40 euro

    alla pensione “Lima”

     

    un’estate fatta di tradimenti

    come in un festival di corna

    ma anche un’estate di sentimenti

    per quelli che si giurano

    amore eterno

    per rendersi conto poi

    che l’eterno amore

    è la classica stronzata

    detta si col cuore

    ma che poi si perde

    tra bollette da pagare

    fine mese al verde

    figli da educare

    e un mutuo della casa

    che non ti lascia scampo

    e ricordi con nostalgia il tempo

    del sacco a pelo e della canadese

    delle lunghe attese

    aspettandola arrivare

    di quella scopata

    senza troppe pretese

    e ora che malinconia

    vederla invecchiata

    quasi sfatta

    lì allungata sulla sdraio

    mentre anche la sua fantasia vola

    leggendo le avventure

    di un aviere di Liala

     

    è la solita estate

    con le solite cose

    con quell’indiano

    un po’ grosso

    che ti vuol vendere rose

    dal bocciolo stretto e rosso

     

    è l’estate degli artisti di strada

    che – mal che vada –

    raschiano il barile fino all’osso

    per mettere insieme quattro lire

    o – per meglio dire –

    qualche spicciolo d’euro

    che da quando è arrivato

    pure l’amore di strada ha inflazionato

     

    è l’estate delle puttane nei viali

    illuminate dalla luce fioca

    dei lampioni

    cosce al vento e tette all’aria

    slave africane italiane

    ma anche russe

    e soprattutto nigeriane

     

    ma è anche l’estate dei travestiti

    del “famolo strano”

    di assurdi menage

    o di chi pratica il bondage

    un sesso tutto nuovo

    quasi un’aristocrazia

    e io che guardo rifletto e penso

    e che tutto sommato

    strano non trovo

    chi percorre questa nuova via

     

    è arrivata l’estate

    e con essa la tintarella

    presa crogiolandosi al sole

    baciati  dai suoi raggi

    spalmandosi oli e creme

    per far invidia al povero collega

    che s’aggira nei paraggi

     

    è anche

    l’estate di chi s’abbronza

    con le pillole di melanina

    un giorno e te lo vedi

    dalla sera alla mattina

    scuro scuro e quasi non credi

    che quello è proprio lui

    il tuo collega

    e più lo scruti e più lo vedi

    e più ti rendi conto

    che al peggio non c’è fine

    “cazzo cos’hai fatto”

    gli chiedi spaventato

    e lui ti risponde per le rime

    “seguo la moda

    mi sono abbronzato”

    in cuor tuo lo compatisci un po’

    e poi ti viene uno strano pensiero

    se gli si è scurito anche quello

    che da un pezzo più non usa

    eh si proprio lui…l’uccello

     

    è proprio arrivata l’estate

    coi suoi temporali

    e le stelle cadenti

    la notte del 10 agosto

    e che tutti in qualche posto

    si mettono a scrutare

    occhi fissi al cielo

    per esprimere un desiderio

    sempre lo stesso

    e la malinconia cala come un velo

    constatando con amarezza

    che non s’avvera mai

    e ti attanaglia la tristezza

     

    è sempre la solita estate

    coi ristoranti affollati

    la musica all’aperto

    col liscio in Romagna

    tra piadine e crescioni

    e un ballo stretto con la mora

    sognando i “rigatoni”

    a Roma gli stornelli

    che come diceva Rascel

    “so sempre quelli”

    mentre all’ombra del Vesuvio

    “O surdato nnammurato”

    fa da colonna sonora

     “Filumena Marturano”

     

    affollate sono pure le piscine

    surrogato di un mare

    per chi se ne resta in città

    poveri sfigati senza una lira

    che sciacquettando qua e là

    passano la giornata

    aspettando il calar del sole

    per ricominciare poi domani

    sempre soli senza scambiar parole

    con chissà quali pensieri

    per la testa

    col “Corriere dello Sport”

    in tasca

    leggendo della Ternana

    che anche quest’anno

    è restata dove sta

    ovvero in serie B

    mancando ancora una volta

    la serie A

     

    è l’estate delle autostrade affollate

    delle code ai caselli

    degli autogrill assaltati

    di informazioni prese solo

    per aver notizie dello sciopero

    dei controllori di volo

     

    la solita estate

    dei traghetti stracolmi

    per andare in Sardegna

    e vivere come in un sogno

    un giorno a Porto Cervo

    sgamato lontano un miglio

    che sei un disgraziato

    mentre tuo figlio

    ti chiede da bere

    ma a te non è dato

    perché troppo caro

    entrare allo Sporting Club

    e nel rispondergli

    ti si impasta la favella

    e ti guardi in giro

    sperando

    di trovare una fontanella

     

    è arrivata l’estate

    coi musei chiusi

    e ti chiedi a cosa vale

    essere ricchi d’arte

    se poi non t’è dato

    andarli a visitare

     

    è sempre l’estate

    delle code alle poste

    speravi di farla franca

    con quella bolletta in mano

    dici a te stesso

    “la gente è in ferie

    a pagarla ci vado adesso”
    e non credi ai tuoi occhi

    ma percepisci al volo

    che ancora una volta

    t’hanno fatto fesso

    è aperto uno sportello solo

     

    è l’estate delle città deserte

    chilometri di serrande chiuse

    in giro non ci sono offerte

    e pensi fra te e te

    che alla riapertura

    ci sarà il due per tre

     

    è l’estate coi pensionati

    al centro commerciale

    seduti qua e là

    a respirare

    l’aria fresca del condizionatore

    anche questo è un modo

    per stare freschi in ferie

     

    la solita estate con gli ospedali

    usati come parcheggio anziani

    e con i cani

    abbandonati per strade deserte

    reato questo

    che spero presto

    venga perseguito

    perché non si può amare Fido

    in autunno inverno e primavera

    e lasciarlo in estate

    davvero ci vorrebbe la galera

     

    questa estate con la sua afa

    il solleone i temporali di Ferragosto

    i barbecue all’aperto

    i concerti delle star negli stadi

    Ligabue D’Alessio Jovanotti

    le feste del patrono

    la banda la riffa e i botti

    questa estate così uguale

    e mai diversa

    questa estate persa

    dietro il calcio estivo

    pieno di speranza

    ammirando Del Piero Totti

    e qualche giovane

    che con la palla danza

     

    eccola qua l’estate di quest’anno

    uguale a quella del passato

    cambiano gli attori

    ma non il significato

    la Ferrari vola sempre

    con Schumacher e Barrichello

    e nelle moto non ce n’è per nessuno

    vince sempre quello

    quello col 46 giallo

    si lui il giovane irriverente

    che beffa gli avversari

    con fare impertinente

     

    è poi tempo di cinema all’aperto

    di serate al parco

    per chi resta in città

    di slogan coniati per attirare gente

    come quello letto tempo fa

    che recitava un accattivante

    “R-estate in città”

    e chi resta ha i ventilatori

    accesi

    così come gli zampironi

    aperte le finestre

    e sudate le canotte

    e si guarda in TV

    l’ennesima replica

    della Principessa Sissy

    e del suo amato Franz

    e gli occhi sono sempre fissi

    sul viso della Schnaider

    e ti viene da chiedere

    per quale atroce destino

    sia finita com’è finita

    lei così bella

    morta suicida

     

     

    è l’estate delle sfilate

    preite a porter

    delle modelle piatte

    come tavole da surf

    di taglie improbabili

    e ti chiedi cosa in donne siffatte

    si trova da palpare

    se non qualche osso

    da accarezzare

    e te lo chiedi

    con l’ipocrisia di chi sa

    che tanto

    quella roba là

    mai l’avrai

    e fai come la volpe con l’uva

    tanto era acerba

     

    ma una cosa te la chiedi

    seriamente

    come fanno sti stilisti

    con prezzi da capogiro

    a vendere vestiti

    e fare fatturato

    e con tristezza pensi

    alla tua maglietta

    e ai tuoi pantaloni

    comprati in liquidazione

    da Marcelloni

    fai quattro conti e t’accorgi

    che con quello

    che hai speso per vestirti

    da Armani o Cavalli

    da Ferrè o Valentino

    non ci compri

    manco un pedalino

    e t’assale lo sconforto

    e ti viene voglia di gridare
    “viva la rivoluzione popolare”

    e quasi quasi alzi il pugno in aria

    e vorresti trionfasse

    la giustizia proletaria

    poi mentre pensi

    mentre rifletti

    fai zapping in TV

    e ti vedi Bertinotti

    tutto cashemere e vigogna

    elegante

    quasi inglese

    nel fraseggio e nei toni

    e allora ti rendi conto

    non senza vergogna

    che tu continuerai a vestirti

    da Marcelloni

    altro che vigogna

     

    è proprio l’estate di sempre

    coi giovani della buona società

    a zonzo con la spider di papà

    cercando di rimorchiare qua e là

    qualche bella gnocca

    da mettere in mostra in discoteca

    facendo la solita scommessa cretina

    “la trombo prima di domattina”

    o magari si rintanano

    in qualche elegante tinello

    facendo quattro tiri

    dallo stesso spinello

    e questo se tutto va bene

    perché se le cose si mettono male

    si ritrovano a tirare cocaina

    o peggio ancora

    a spararsi in vena

    un over dose di eroina

     

    è l’estate delle crociere Costa

    dei villaggi turistici

    degli animatori che sembra

    facciano a posta

    di puntare la signora

    elegante e sola

    che ci pensa

    ci ripensa

    e poi ci sta

    tanto bene sa

    che il marito

    con la scusa del lavoro

    se ne sta in un letto

    chiappe all’aria

    a fare il galletto

    con la segretaria

    o peggio ancora

    con la tua migliore amica

    proprio quella che con te

    beve ogni pomeriggio un tè

    un’amica falsa

    come l’oro di Bologna

    che mentre con te parla

    scherza e ride

    da perfetta carogna

    già immagina di trasgredire

    mentre tu sei in ferie

    e mentre l’aitante animatore

    su di te si sta impegnando

    tu immagini il tuo uomo

    che con insospettato vigore

    la tua amica si sta scopando

    e allora inciti il tuo giovanotto

    a darci dentro con più lena

    a far salire la tua foia

    tanto sai non vale la pena

    di non sentirsi troia

    è la classica scopata con il botto

    poi ti accendi una sigaretta

    rilassata e soddisfatta

    e al telefono la sera

    “No amore non c’è fretta

    se hai da lavorare

     

    che estate che estate

    che estate che ci aspetta

    ma qualche novità

    quest’estate la porta

    sono gli amori nati in rete

    in una sorta

    di messaggeria globale

    dove ci si incontra

    per una relazione virtuale

    e se poi la voglia cresce

    ci scappa pure

    l’appuntamento reale

    con finale sempre quello

    ovvero il tradizionale

    consumato

    in una camera d’albergo

    raccontando

    che col partner

    le cose vanno male

    anche se non è vero

    ma è la scusa usuale

    per giustificare l’icornamento

    stanno insieme

    un paio di giorni

    dando sfogo ai desideri

    reconditi

    alle voglie malcelate

    dandosi poi appuntamento

    per un altro incontro

     

    è il mondo irreale del Web

    dove tutto è concesso

    e dove vien fuori il paradosso

    che magari tua moglie

    vuol la stessa cosa

    ma tu a lei non confessi

    le tue voglie

    e così ti trovi la scappatella

    la stessa che poi

    trova anche lei

    che mondo di felici cornuti

    ma alla fine

    un risultato s’ottiene

    si salvaguarda

    l’unione matrimoniale

    e più del prete

    è il caso di dirlo

    poté la rete

     

    è la solita estate

    piena d’incidenti sulle strade

    di macchine accartocciate

    di scooter fracassati

    di caschi non portati

     

    l’estate come bollettino di guerra

    alla fine

    di morti se ne conteranno

    a centinaia

    e si faranno i paragoni

    con l’estate passata

    un macabro rituale

    che nulla ha di spirituale

     

    che estate che estate 

    che estate che ci aspetta

  • 28 gennaio 2009
    Come una freccia

    Veloce il mio cuore corre diritto alla meta, come una freccia scoccata dall'arcere più furbo, costante corre nell'aria, ardente cresce nel petto della vittima prescelta.
    Tu donna dall'animo diretto, con parole taglienti mi ferisci nell'animo, dolorosi i colpi inferti, dolorosa l'ardua ripresa.
    Apri gli occhi e sottera l'ascia di guerra che un giorno ti fu d'aiuto, la guerra che tanto ci divise, adesso ci congiunge.

  • 28 gennaio 2009
    Se...

    Se io potessi esprimere il mio sentimento, non servirebbero parole complicate, il mio cuore è aperto pronto a ricevere il calore della tua brezza di mare.
    Se io potessi esprimere il mio sentimento userei un pennello per dipingerlo sul cielo, così che tutti da sotto alzerebbero lo sguardo per ammirarlo.
    Se io potessi esprimere il mio sentimento canterei una canzone, dal suono così dolce che anche il più duro degi uomini vedrebbe scorrere lacrime dal suo volto.
    Se io potessi esprimere il mio sentimento, ti direi di guardre dentro te, e cercarmi in un sorriso.

  • 27 gennaio 2009
    L'orologio della vita

    Ieri, solo ieri, mi pare

     

    paffute manine di bimba
    afferravano i miei riccioli neri
    e tiravano e stringevano
    e strappavano occhiali dal naso

     

    Solo ieri agitavo paziente
    marionette imbottite di stoffa
    davanti a due occhi incantati

     

    Solo ieri la mia voce smarriva
    fragili paure accoccolate
    su tremule labbra in bocciolo

     

    Solo ieri asciugavo col dito
    seguendo il percorso sul volto
    acerbe lacrime affacciate alla vita

     

    Solo ieri con moto d’orgoglio
    nascosto il sorriso tra i denti
    insegnavo ad amare l’amore

     

    Oggi, solo oggi, son certo

     

    guardo le mie rughe assorto
    due braccia mi cingono il petto
    e labbra sbocciate sussurrano
    “dai, cantami ancora una fiaba”.

  • 27 gennaio 2009
    Noel

    Sorrisi disegnati
    Riflessi sulle vetrine
    Stonano nella sinfonia
    Delle mie lacrime gelate.
    Luci sfavillanti
    tra i colori dell’enfasi,
    spunti di bontà d’occasione
    rinnovata.
    Senza vento
    Anche la bandiera più bella
    Resta nascosta.
    Natale lontano,
    canzone delicata da sospirare,
    melodia di candori puri.
    Dove sei?
    Cieco ti cerco
    Tra il tintinnìo dei tuoi addobbi,
    albero spoglio troppo esile
    per festeggiarti.
    Allora sorrido anch’io,
    abbandonandomi
    al tuo splendore di facciata.

  • 26 gennaio 2009
    Gestione di file

    Se la nostra vita già vissuta
    vale a dire il passato fino ad oggi
    si potesse riaprire come un file
    da gestire col comando copia-incolla

    in funzione del presente e del futuro
    ci sarebbe [credo] tanto da annullare
    molto poco da copiare ed incollare.
    Converrebbe cestinare tutto in blocco

    per creare un nuovo file originale
    con carattere e formato personale
    guida in linea e controllo ortografia.

    E qualora ci accadesse di inserire
    la clip Art della felicità raggiunta
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  • 26 gennaio 2009
    Il giorno, adesso

    Una nuova primavera attraversa l’inverno,
    il sole scalda la neve del mio triste affanno,
    mi distendo accarezzata dai raggi del sole
    anche senza te cospargo amore.
    Non venne mai il rimpianto nel mio dire,
    non si piange senza provare amore,
    sei stato la saetta del mio cielo,
    adesso sono in pace dentro al mio cuore vero.
    Il lago è fermo nella foto dormiente,
    la natura tace, sono nella tua mente,
    il freddo mi riscalda, non lo temo
    perché quel che è rimasto nel mio cuore è puro.
    Provvista di sorrisi e scorpacciate di sereno,
    l’estate è nel mio cuore, non c’è neve che temo,
    riposo queste ossa sulla nuda terra,
    adesso che sono spogliata dopo un’inutile guerra,
    sorrido al nuovo oggi che ha sbarrato l’ieri,
    non ci sarà tempesta che porrà dei freni,
    rinasco e mi commuovo guardando il giorno
    che comincio a vivere senza paura intorno…

  • 26 gennaio 2009
    Destino

    Da esperto usuraio qual è
    il Destino concede il suo prestito
    quando sembra serrarsi anche l'ultimo varco.
    Assetati d'amore
    godiamo quell' istante di felicità
    credendolo eterno
    e alla resa dei conti ci accorgiamo
    che il resto della vita
    non basterà
    per pagarne gli interessi.

  • 24 gennaio 2009
    Il rito

    La pesatura del cuore
    è il rito che ti dovevo.
    Il destino di ogni vita è
    nella misura finale,
    in ciò che l'anima impone,
    nei segni che lascia
    il suono d'un nome.

  • 24 gennaio 2009
    Al suono di mute note

    Odo l’onda infrangersi
    sulla conchiglia rapita allo scoglio
    note grevi di flauto traverso
    vibrate dal galoppo del maestrale
    nel vuoto guscio privato di vita
    risorto all’antica melodia
    custodita dalla mareggiata.

     

    Odo grida sgorgare
    dai cuori rapiti all’innocenza
    note acute di violino Tzigano
    diffuse da bimbi smarriti
    condannati da menti impazzite
    a giocare tra morti smembrati
    girotondi sulla terra che trema.

     

    Odo il vento spargere
    sui germogli riarsi dall’odio
    armonie da un coro cantate
    voci bianche che spiegan la via
    alle anime grigie smarrite
    nel percorrere l’umana follia
    per serbare il candore dei cigni.

  • 22 gennaio 2009
    Gratitudine

    In cerca della gratitudine
    d’essa scovai tanti risvolti:
    scarsa attitudine al saluto,
    scontroso distacco in molti volti
    per i più passai per sconosciuto,
    e fui immerso in altra latitudine.
    L’apparenza salvata da qualcuno
    disse “ossequi” e si voltò a ritroso.
    Per quanto gremita fu la strada,
    tanto più solo mi sentii quel giorno;
    servo mi sembrò d’essere stato
    e schiavo alla mensa degli stolti,
    l’acqua di fonte che avevo dato
    disseccava i germogli.
    Sperai così che forse al mio ritorno
    avrei trovato la luce che cercavo,
    regno defunto ma di pochi colti
    che capaci di ogni soluzione
    alzarono un’ara alla riconoscenza
    ampliando la loro migrazione
    nell’esclusivo mondo della conoscenza.

  • 22 gennaio 2009
    Crimini d’amore

    Non abete sempreverde nel diario del tramonto;
    il desio si perde soffocato da programmi andati,
    consumati, rimasti ipotesi.
    Oggi non più fanciulla sbuchi dal nulla
    per colmar lo spazio di tua veste bianca
    quando stanca la fiammella ha consumato la sua cera,
    affumicato le tue lagrime.
    Sintesi di bugie le tue promesse,
    nullità le tue lamentazioni,
    diatesi di menzogna la tua freschezza
    cancellata dagli anni.
    Crimini d’amore le tue intenzioni dimesse,
    senza premesse né radici,
    senza linguaggio quel che dici,
    nessun rimbalzo al tuo pensiero.
    Tu non rendesti omaggio alla mia giovinezza,
    ne cogliesti soltanto il calore e sparisti;
    non plaudisti al verso che t’offrivo,
    guardavi altrove, quasi schernisti.
    Sbocciarono i fiori che curavo
    e profumarono per un’altra.

  • 22 gennaio 2009
    Ali spezzate...

    Tu che scambi il suo amore
    per possesso
    e la donna al tuo fianco
    per lo sfogo delle tue frustrazioni e debolezze:
    chi sei tu, vile,
    per spezzare le ali ad un angelo?
    Chi sei tu, insignificante nella vita,
    per soffocare la sua voce
    - repressa ed impalpabile -
    tra le tue mani
    - esangui ma inesauribili -,
    ingabbiandone ogni sua speranza
    nel tugurio della tua coscienza?
    Come puoi scaricare sulle sue esili spalle
    il fardello d’umiliazioni e vergogne
    della tua morbosità?
    Come puoi seppellire l’emozione
    nella fossa vuota del tuo cuore,
    e - dopo tutto -
    avere ancora il coraggio di guardare?!

     

    Farfalla dalle ali spezzate,
    fuggi dai resti di questa vita,
    sciogli ogni laccio ancora teso al cuore,
    rompi il silenzio
    e libera il tuo represso pianto
    in urlo colmo di libertà!
    Anche se un arcobaleno in bianco e nero
    copre il cielo grigio di solitudine,
    mira oltre il tuo sguardo denso di pudore,
    fallo ora,
    adesso,
    per sempre!
    Nessuna gioia potrà sanare
    le ferite di un cuore irrimediabilmente spezzato,
    come pane sconsacrato…
    nessuna rinascita potrà ristabilire l’equilibrio
    di un’anima appesa a un filo…
    nessuno potrà ridonare la luce perduta
    al tuo ormai secco viso,
    scavato dal tempo e dalle lacrime …
    Ma dove non puoi giungere domani,
    in un batter d’ali,
    potrai arrivare negli anni,
    sui piedi e con la testa.
    E se scegliendo la nuova strada,
    seppellendo il tuo passato,
    proverai paure, sentirai rimorsi,
    lasciati andare,
    che tu sia quel che veramente sei,
    scopriti da ogni telo,
    perché non esiste vita migliore
    di quella che vogliamo
    e non c’è motivo per non desiderarla!
    Come da un seme scippato a un fusto
    può nascere un fiore,
    così da un presente sottratto a un destino vile
    può nascere la speranza di un domani migliore!
    E finché non riacquisterai il dono del sorriso
    non saprai mai quanto bene possa farti
    un semplice sorriso…

  • 22 gennaio 2009
    Radi

    Radi era un picchiatore esasperato
    Un piccolo fomentatore d’odio
    Radi era un feroce assassino
    Era un barbaro, figlio di nessuno

     

    Radi era uno sciacallo
    Un pericoloso selvaggio
    Radi era un rozzo
    Un uomo ma un poco di buono

     

    Cospirava contro qualsiasi individuo
    Malediva il giorno in cui era nato
    Odiava i suoi genitori
    Gli avevano rovinato le mani,
    la schiena il cuore il futuro

     

    Radi odiava il suo passato
    la sua brutale adolescenza
    per lui non erano ricordi di giovinezza
    ma solo crudi momenti di violenza

     

    Aveva imparato a vivere in quel modo
    Così brutale così crudele
    Non trovava mai spazio
    Neanche un angolino in tutto il mondo

     

    Radi aveva gli occhi rossi di rabbia
    Ed aveva perso la pazienza
    Era un orco
    E tutti avevano paura del suo volto

     

    Radi non aveva mai avuto fortuna e felicità
    Non aveva mai avuto un vero amico
    Nessuno l'aveva mai capito
    Ormai aveva già deciso

     

    Desiderava per una volta scegliere
    In prima persona le sorti del suo futuro
    E lasciando un biglietto sulla riva del mare
    Dal vento si lasciò trasportare

     

    E mentre l’alba lo cullava
    L’oceano lo divorava
    E mentre si allontanava dalla vita
    Il cuore batteva sempre di meno

     

    Per Radi ora non c’era più scampo
    Non c’era più ritorno
    Ma per la prima volta
    Era felice e sereno.

  • 22 gennaio 2009
    L'eternità dell'amore

    Paradiso non in cielo ma qui nella terra
    Aria di freschezza di amore e di giovinezza
    L’immortalità della materia non vale nulla
    Se dinanzi non c’è l’eternità dell’amore

     

    Sogni quello che vorresti nella tua vita
    Lotti, protesti, ti metti in discussione
    E si realizza quello che per la prima volta
    lo hai provato con la tua mamma

     

    Sentimenti  profondi che non hanno parole
    per essere raccontati con banali discorsi
    perfetti portatori di benessere
    e riempiono di sostanza il cuore

     

    Uno sguardo può trasmetterti forti emozioni
    che non dimenticherai molto facilmente
    senti il gusto del vivere la vita con felicità
    perché l’emozione che provi mai si cancellerà

     

    Un bacio dolce sulle labbra nutre il cervello
    di ricordi che porterai nel tuo bagaglio
    non ti esaurirai mai di richiamare alla mente
    il tuo nobile e immenso amore

     

    ti tornerà sempre in mente
    insieme a quel gustoso sapore di miele
    come il rumore di un tuono che avverte la terra
    il tuo cuore ti sussurra per raggiungere la stella

     

    con una dolce carezza affettuosa sul viso
    si può possedere il mondo in mano
    ma se non c’è la mano giusta
    l’incantesimo resterà vano

     

    non sentirai quella sensazione di freschezza,
    quel piacere e di amore che scorre nelle vene
    che ti sotterra nei momenti di dolore
    che riempie la tua vita d’amore

     

    le stelle applaudono la notte
    dopo aver fatto smisuratamente l’amore
    in silenzio finisce con un abbraccio
    e con addosso il sudore ed il piacere

     

    Poi si chiudono contemporaneamente gli occhi
    Ricordando teneramente quel che è stato
    e allora capirai senza andare al dettaglio
    che è stato un attimo immenso ed eterno

     

    Il regno dei cieli è qui nel mio mondo
    nel momento in cui dal grembo della mamma
    nasce dopo mesi di attese un delizioso infante
    sboccia come un fiore e attende le dovute cure

     

    insegnargli il cammino infinito della vita
    e vederlo crescere sempre con il sorriso
    per un genitore il compito più arduo
    è saper costruire un infinito al suo piccolo bambino

     

    Come tutti gli esseri umani morirò prima o poi
    ma ricorderò di aver vissuto l’eternità in terra
    di aver afferrato al momento giusto con pazienza
    e goduto di attimi irripetibili dell’amore

  • 22 gennaio 2009
    La poesia danza

    La poesia serenamente danza
    Sui suoni dell’amore
    La penna si posa con discrezione
    Su un foglio bianco da riempire
    con parole morbide
    che escono dal cuore

     

    si innalza un forte sentimento
    dettato dal forte calore
    che provoca ogni battito del cuore
    ogni parola è un’angelica melodia
    che riesce a sensibilizzare
    la parte nascosta della materia umana

     

    ogni lettera è una lieta nota
    accarezzata da un dolce scirocco
    che scalda le parole
    per renderle piene d’amore
    e darle in dono al destinatario
    che trasmettendomi il suo sentimento
    a comporla mi ha aiutato

  • 21 gennaio 2009
    Figlio di un dio minore

    Tra macerie di vita
    resa men che niente,
    gracili fili d’erba
    - più sottili di ogni speranza -
    invadono rovine
    di una Gaza fatta fango…

     

    Quel che resta oggi
    - di ieri -
    è soltanto un aquilone
    solitario su nel cielo amianto,
    per sempre scippato
    al sogno infranto di un bambino…

  • 21 gennaio 2009
    Intolleranza

    C’è una gran bella differenza;
    tra il volersi bene
    e l’amarsi col cuore…
    Scorrono fiumi
    Di parole e CAZZATEINUTILI,
    tra queste due piccole, diverse,
    parole…
    che per pochi, umili, semplici;
    continuano ad avere
    un diverso significato;
    esistono infiniti modi
    per dire la stessa cosa:
    “Ti voglio tanto bene!”…
    se è vero,
    si trovan sempre,
    le giuste parole!
    Le parole giuste
    Vengono dal cuore
    E parlano sempre
    Di nuovi mondi
    Costruiti
    Dall’immaginazione e dai sogni
    Di persone comuni,
    che con rispetto,
    pazienza
    perseveranza,
    confronto di idee,
    hanno voglia, tempo
    e bisogno
    di andare avanti insieme…
    in tutti gli altri casi
    è solo un modo,
    contorto e strano
    di dirsi:
    “Ti voglio bene”
    che non fa bene
    proprio a nessuno e mai lo farà!
    Se avesSi  ragione io, solo per questa volta?

  • Comincerò e finirò,
    inizierò e terminerò.
    Ma una volta che mi metto a mangiare,
    non c’è nessuno che mi possa fermare.

  • 19 gennaio 2009
    Quando ero una metà

    Io ero una metà,
    la metà di qualunque cosa del mondo.
    ero una canzone da ultimare,
    un biglietto seppellito dalla polvere,
    una storia incompiuta.

    Aveva i lineamenti incerti
    e il passo lento d'una tartaruga,
    quattro lacrime in tasca nel caso mi perdessi,
    e il timore d'un bacio sbagliato,
    d'una carezza di troppo.

    Io ero una metà,
    ero la paura del mare e delle sue onde,
    gli occhi dubbiosi di fronte al sangue,
    il pianto della sera prima di dormire,
    l'agitarmi tra le lenzuola.

    Io ero una metà,
    la metà di qualunque cosa del mondo,
    inconsapevole che un bacio
    avesse la forza di completare l'anima
    e di custodirla gelosamente.

  • 19 gennaio 2009
    Odium!

    Dolcissimo sentimento
    Che nelle vene scorri
    Come slavina
    Di inappagato dolore,
    Dove di forza
    E disperazione

    Le membra son colme;
    Ineluttabile sinfonia
    Di malevole sensazioni,
    Perpetuo crescendo
    Di criptiche melodieie
    Intessute nelle carni

    Dei tuoi schiavi,
    Popolo di corrotti
    Dal fasullo amore
    Che venerano le tue
    Spoglie di dama decaduta!
    A te mi immolo,

    Sacrilega divinità
    Che forza hai donato
    A molti condottieri
    Dei tempi che furono,
    Madrina di trucide angosce,
    Mietitrice di menti!

    Eccomi or giunto
    Tra le schiere
    Dei tuoi adepti
    Donami il tuo freddo
    Bacio di benvenuto
    Perché a te ormai appartengo!