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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 27 febbraio 2010
    Fresca di rugiada

    Fresca di rugiada
    è l'erba 

    al mio sguardo distratto
    indifferente
    e lustra di sacro 

    il terreno
    cela.


    1 ottobre 2009

  • 26 febbraio 2010
    La mia casa

    Sono ritornata a guardare il cielo
    ho sorriso dinanzi a tutte quelle stelle e a te
    ti ho lanciato i miei pensieri come non ho smesso mai, stavolta ringraziandoti.
    Ho riscoperto la speranza nella luce fioca che illuminava le tende, i vetri  e gli infissi in legno.
    Tra le fronde e il tepore della notte senza nome, con una canzone in lontananza ho acceso la mia serenità e sarà domani o non sarà
    io ti penso adesso da questa casa in cui amo tornare, da cui mi piace ricordare non i giorni, non necessariamente i gesti, ma l'attitudine a sentire ogni elemento...
    Tra le volte in cui ho sentito l'odore del mare e le altre in cui finalmente di tanta pace faccio tesoro, me ne sto.
    Sembra Aria. Primavera
    e non mi sento in gabbia.
    Con la poesia e il buio ricucio le ali al tempo,
    tutto è  sgualcito, andato, ma ancora non del tutto perduto.
    Ho voglia di restar così
    che questo momento resti con me e nel mio  intimo respiro.
    Trema e vola la lacrima tanto attesa.
    pronta alla fuga
    girerà libera per il mio viso, antica via riarmata solo per questa notte di fata.
    Mi riaccompagno a sperare vicina alle dita. Sussurro. Suono di un attimo. Sogno autentico. Lancio nel vuoto sino a rivivere qui con parole e penna dentro carta vecchia, libera con quel posto vicino al cuore, lì presente senza paura.

  • 24 febbraio 2010
    Nei tuoi occhi

    Nei tuoi occhi il bambino triste si nasconde.
    Io ti guardo,
    lo vedo;
    lo vorrei cullare, e dirgli:
    ‘Tranquillo. Va tutto bene.
    Ogni cosa si aggiusterà.’
    Ma il bambino è un uomo
    che sogna amori dolci e tenere carezze.
    Non può più un semplice abbraccio
    ingannare il bambino.

     

    Occhi velati di un mondo infinito
    di vite non vissute
    e così fortemente desiderate…
    I tuoi pensieri traboccanti di amore,
    inascoltato… non capito…

     

    Il tuo amore per la Vita
    si trasforma in disperazione;
    la Vita ti ricaccia in mondi di sofferenza
    e tu non riesci a capire…
    Devi fuggire da tutto questo…
    Ti senti solo morire…
    e sprofondi,
    sprofondi,
    sprofondi…

     

    In un baratro infinito senza luce,
    senza senso,
    senza amore,
    pieno di un freddo che uccide l’anima.
    Cadi nel buio vuoto della tua mente…
    Giù, sempre più giù…

     

    Ma!
    …un attimo…
    una luce flebile appare lontano…
    quasi non si vede.
    E’ il tuo cuore che ancora batte!
    e illumina l’Infinito Nulla.
    E’ il tuo potente amore che scalda la Gelida Notte
    …e in un attimo riempie tutto il Vuoto!

     

    Un Amore immenso e accecante
    esce dal tuo sorriso:

     

    Sei tornato alla Vita
    per la promessa di un Amore!

     

    Cristina a Paolo,
    con infinita amicizia.

    Febbraio 2010.

  • 24 febbraio 2010
    Il Gioco Dei Giochi

    Mi nascondo
    le mie maschere trascendo
    dal mio ego non prescindo
    in questo gioco.

     

    Tu perdi ma io non vinco,
    è mia la prima mossa.
    Io ho il vantaggio
    e ti guardo dal crinale
    annaspare nella fossa.

     

    E’ solo un gioco malato
    questa giostra della seduzione,
    un poker forsennato,
    consapevole frustrazione.

     

    Non è te che voglio
    ma solo il tuo sguardo
    che mi dice che mi vuoi.
    Assatanato, assetato,
    sentirlo addosso, scivolare
    lungo il mio corpo,
    come un velo di carta vetrata.

     

    Sono io che graffio,
    sono io che faccio male
    in questa pesca miracolosa
    che mi convinco sia normale
    cura preventiva
    per il mio stesso male,
    la noia di vivere
    bramando di volare.

  • 24 febbraio 2010
    La Droga E La Deformazione

    Ti sento dentro di me,
    un veleno a lento rilascio,
    una il veleno dell’altra.

     

    Indietro non si torna,
    manca l’aria per
    risalire in superficie.
    Non c’è logica,
    non c’è soluzione,
    impazzisco rincorrendo una sensazione.

     

    Sono tua vittima e lenta tortura:
    mi terrai qua negli abissi,
    finché non crescerai.

     

    Ma non vedi oltre
    l’immagine in superficie,
    lei è un dipinto astratto.

     

    Non vedi, è capovolta
    tutto è al contrario,
    ti senti fuori posto
    e non capisci
    da dove viene
    quel buco nel quadro perfetto
    che ti sei dipinta
    per non scorgere la realtà.

     

    Ma lei è un elastico:
    più respingi e più torna indietro
    con maggiore forza.

     

    Mi terrai presso di te,
    dentro di te
    come un portafortuna,
    fino al giorno in cui
    non ti potrai negare
    di respirare
    e capire cosa c’è dietro il dipinto.

  • 22 febbraio 2010
    Tziganata

    Eva ballava sull'uomo la notte in cui nacque la vergogna.


    Non per amore, non per vendetta, vestita di stracci attira a sé le sue prede: tradita dall'amore infligge loro le sue stesse ferite.


    Dall'alto della sua piccolezza ha il mondo nelle mani. Lo afferra, lo usa e poi lo getta via, così come il Mondo, l'altro Mondo, ha fatto con lei.


    Ferite che ad ogni colpo perpetuano il dolore. Dolore che all'istante ha le vesti del piacere ma che alla fine di ogni atto si sveste, mostrando le sue nudità, proprio come Eva che, illudendosi di dimenticarti, vagabonda per selve selvagge, consapevole che ogni frutto, ad ogni morso, rivelerà il suo succo aspro et velenoso.

  • 22 febbraio 2010
    Teseo

    Cerco di scappare da questa stanza infame.

    Palpo i muri con le mani cercando una via d'uscita.

    Ma è buio e ho gli occhi offuscati.

    Cerco aiuto. Nessuno risponde.


    Solo avidi tentatori che vogliono la mia anima.

    E l'hanno.


    Perché non ho più respiro di cui vivere.


    E loro soffiano su di me,

    qualcosa di tossico

    che non capisco più cos'è.

  • 22 febbraio 2010
    Carnevale di vetro

    Mentre burla e regali danze
    si alternano per le vie che odorano
    di scoppi e zucchero filato


    Aguzzi coriandoli di vetro
    minacciano di ferire
    un cielo che sa


    DELLE MASCHERE SOTTO LE MASCHERE

  • 22 febbraio 2010
    Nei ricordi

    Incamminarsi
    nel tempo inconsapevole
    catturare
    nella rete dei vissuti
    i disegni incancellabili
    trasportati dal fiume del passato,
    risalendo la corrente
    che canta versi di quiete.

     

    Perdersi
    nella solitudine dei luoghi
    imbiancati
    dalla brina dell’abbandono,
    nell’estraneità dei volti
    fluenti in sentieri di bruma,
    nell’immobilità di fronde
    al soffio di zefiro.

     

    Calpestare la terra
    arsa dal soffio cocente,
    le pietre tagliate
    dall’inverno gelato,
    i prati punteggiati
    sotto un volo di libellule…

     

    percorrere le stagioni
    seminate lontano…

     

    Incontrare, sparsi,
    i ricordi,
    corvi gracchianti
    o tenere tortore
    che planano e risalgono
    nell’aria
    divenuta immobile.

     

    Raccogliere sassi lucenti
    e conchiglie da ascoltare,
    poesie mai scritte
    e parole non pronunciate,
    gesti mai regalati
    e domande
    e risposte mute…

     

    Illusorio pensiero…
    Rimescolare
    sussurri di verità
    tacite invenzioni
    puri diletti
    passioni dissolte
    sguardi incompresi
    lacrime
    addii
    promesse…

     

    E non sentire più
    il male di vivere...

  • 22 febbraio 2010
    Passo& Chiudo

    Divano e tavolo rovesciati in terra
    i bicchieri intatti, e mi è venuto in mente
    che pensavo male del vetro Bormioli.
    Il gatto che girava attorno agli oggetti,
    e io riuscivo solo a pensare al mio respiro.
    Certe volte mi sono fatta del male.
    Ma il mio sbaglio più grande è la mia vita.
    Una vita che accoglie il sorriso e rincorre aquiloni blu,
    ma che spesso spegne le luci e cala giù il sipario.
    Mi rendo conto che nessuna risalita può guarirmi adesso.
    Forse ho solo il silenzio come amico.

  • 16 febbraio 2010
    Quasi giorno...

    La luna
    riflette sul molo
    oggi è un’alba fredda e frizzante
    la notte stellata presto va a riposare
    il cielo non ancora azzurro
    ma ancora blu scuro
    sorgerà il sole
    ma è ancora notte
    ombre arancioni all’orizzonte
    stelle che vanno scomparendo
    contorni lunari sbiaditi
    sta arrivando il nuovo giorno
    siamo lì pronti ad accoglierlo
    a dirgli ciao
    la piazza alle spalle
    il mare increspato davanti agli occhi
    il castello sullo sfondo
    qualche gabbiano vola lì intorno
    bianco battito d’ali
    nel vento che soffia
    ma ancora per poco
    i lampi del faro
    una luce fioca
    sta spuntando
    si lo vedo
    eccolo
    è il sole
    che riflette sul molo

  • 15 febbraio 2010
    Untitled

    15.02.10


    Fiumi di lacrime scorrono in questa stanza
    che mi ha vista felice, che ti ha sentito qui.
    Sovrumani silenzi che non tornano più,
    ebbro del tempo che fu.


    In ginocchio tendo le braccia verso il cielo,
    supplico, perché qualcuno ti porti da me.
    Ma ormai nessuno è rimasto più.
    Nessuno che ti porti da me,
    l'Entusiasmo
    l'Avventura
    la Passione 
    l'Amore
    sono scappati via.
    Dove sei piccolo mio? Dove sei?


    Rimbomba come eco la mia voce
    in questa stanza vuota.
    Ahimé rimane qui,
    le tue orecchie non hanno la forza x sentirla.
    Allora Tendo ancora le braccia verso il cielo.
    Come Adamo che impreca la pietà di dio.
    Eppure... Quale peccato mai ho commesso?quale?
    La peggior punizione, quella sì, L'ho avuta.
    E Sono i ricordi che non vanno più via.

  • 15 febbraio 2010
    Read

    L'ignoranza non è non leggere niente, ma guardare la tv, fumare, bere e giocare d'azzardo.
    La solitudine è non leggere niente.
    L'indifferenza è leggere una cosa e poi leggerne un'altra.
    La diffidenza è leggere una cosa e poi leggerla da un'altra fonte.
    La conoscenza è leggere una cosa e capirla.
    La stupidità è leggere una cosa e capirne un'altra.
    Anche l'intelligenza è leggere una cosa e capirne un'altra.
    La cultura è leggerne una e capirne dieci.
    Lo studio è leggerne dieci e ricordarne dieci.
    La monarchia è leggere una cosa e raccontarla a tutti per come la si vuol dare ad intendere.
    La religione è stare zitti e in ginocchio mentre qualcun altro legge.
    La democrazia è leggere tutti lo stesso libro, quello più in voga al momento, ma interpretarlo ognuno a modo proprio.
    L'ambientalismo è leggere un libro di carta riciclata che parla di come poter salvare l'ambiente, quando il processo per creare carta riciclata inquina molto di più di quello per fare carta comune.
    Il totalitarismo è leggere un libro solo, o comunque sempre dello stesso scrittore, senza poterne parlare né bene né male, dato che non sussistono paragoni.
    Il fascismo è leggere a voce alta i libri che ti impongono di comprare.
    Il comunismo è avere gli stessi libri degli altri, che tu sia un professore di latino o un analfabeta che deve apprendere l'italiano.
    Il centro è leggere i libri degli scrittori che ti promettono una percentuale sulle vendite.
    L'anarchia è bruciare tutto ciò che si può leggere.
    La ribellione è fare un'antitesi di ciò che leggi.
    La rivoluzione è riscrivere.

  • 15 febbraio 2010
    Poveri erranti

    Guardateli dentro a quelle cravatte scure,
    che agli occhi dei contadini non sembrano che cappi al collo.
    Guardateli su quelle auto,che del colore del cielo hanno preso sembianze,
    come se di vergogna sentisse ancora la mancanza.
    Lo senti il tintinnare delle loro penne?
    Come coltelli al collo di un santo infliggono le ultime pene prima del silenzio,
    martiri alla gogna,
    noi povere pedine nelle mani di nessuno,
    erranti senza meta.

  • 15 febbraio 2010
    Suoni perduti

    Impercettibile suono dall' ambigua tiratura,
    costante cresci nel grembo materno,
    accudito dalla mano sovente che quel giorno ti creò.
    Padre severo, indeciso, assente.
    Padre pazzo, dissoluto, amorevole,
    Senti il calore della sua mano scivolare intorno a te,
    ti accarezza, ti lava da ogni peccato.
    Suono calante, piangente, disperato...
    Non trovi più dolci carrozze al tuo cospetto,
    ma rissosi martelli cadenti, martelli battenti,
    martelli ridenti, nascenti da sorrisi ormai non più felici.

  • 15 febbraio 2010
    Amico

    Ridire le stesse cose
    e ridere ancora

  • 15 febbraio 2010
    Fine

    Sposate al sorriso e ai silenzi impossibili,
    percorrono spazi e paradisi invisibili,
    sospinte dal vento volan le gioie,
    è cieco chi vede poche ed uniche vie.
    Nell'ombra in un angolo la mia anima dimora,
    nè rumore ne spazio ella acclamerà,
    le taglienti parole espulse veloci,
    da chi vive esclusivamente nelle proprie radici.
    La pioggia improvvisa il triste presagio,
    l'agonia fa assaporare l'amaro dolore adagio,
    le nubi sospinte e perforate dal timido raggio di sole,
    sostiene la ragione, perché tutto prima o poi muore.
    L'anima vola lungo il sottile confine,
    che separa la vita da una falsa fine,
    crisalide ora è giunto il momento,
    farfalla alzati in volo e muovi le tue ali nel vento,
    Il lupo chiese al cielo perché piangeva,
    il cielo rispose che il mondo più lacrime non aveva.

  • 15 febbraio 2010
    Sottovoce chiama il mare

    Sottovoce sussurrano le conchiglie
    che partoriscono sirene alate
    promesse spose per angeli
    caduti negli abissi

     

    I bimbi raccontano storie agli anziani
    fiabe senza tempo
    e leggende senza luogo né fato

     

    Sottovoce le nuvole si aprono come nembi
    di bianca speranza in velo
    per i pescatori innamorati
    trafitti da canti fatti fulmini

     

    Non perdere l’anima
    sarà il mare a ingoiarla
    tra figlie spie che sanno come leggere
    ogni segreto chiuso nella cassaforte del cuore

     

    Sarà come bocca di tentacoli
    da baciare ora per quell’altare
    inghiottito dalle maree

     

    E la luna… amante testimone di licantropi amati
    guarderà la sposa
    avanzare sulla sabbia verso la schiuma bianca
    della voce del mare.

  • 15 febbraio 2010
    Fogu

    Pomeriggi afosi
    asciugati dal torrido sole
    che soffia su terre silenti
    aliti di caldi venti.

     

    La luce accecante sdoppia le visioni
    la pelle raccoglie il calore
    scurendosi in ambrate tinte sensuali.

     

    Le case,
    basse,
    vicine alla terra,
    dormono
    tra le spesse mura di fango e d'antiche messi impastate...
    Dietro i cortili gli animali nascosti
    nei frutteti ombrosi i maturi frutti.

     

    Fantasmi si celano tra figure coperte da neri scialli.

     

    Vicino il mare...
    chiassoso
    ricorda il tempo reale
    di stranieri e racchette
    di artificiali ombre e mode imperfette.

     

    Un filo di fumo si leva dal monte
    violentando l'azzurro del cielo
    crepitando avanza l'inferno
    unisce
    ditrugge
    l'ieri
    l'oggi
    il domani.

     

    Pomeriggi afosi
    asciugati dal torrido sole
    che soffia su terre silenti
    aliti di focosi venti.

  • 15 febbraio 2010
    Volere volare

    La mattina si sveglia coperta da un manto di rugiada
    l’aria fresca dell’alba bacia il mio viso ancora caldo
    il vento si assopisce dietro le candide montagne tinte di bianco
    il sole alto splende sui nostri capi
    e come un respiro profondo riscalda le nostre anime infreddolite
    gli alberi incorniciano gli erti monti come un quadro appena dipinto
    mentre lepri e caprioli addolciscono lo scenario
    che viene pian piano immortalato dal mio sguardo
    La mia mente e il mio cuore intimamente aspettano di volare al di là dell’immaginabile
    sogno di scoprire luoghi incantati e paesaggi fantastici,
    spazi misteriosi e  regioni sconfinate
    qui chiunque trova la pace sbrogliando la propria mente dal turbinio della vita moderna
    nei meandri di questa sfolgorante  veduta ognuno di noi è libero di volare.

     

  • 15 febbraio 2010
    Le stelle del cuore

    Ci vivono accanto,
    silenziosi ed attenti.

    Ci tendono la mano
    se ci occorre un aiuto.

    Non li vediamo,
    ma sentiamo la loro presenza.

    Ci mancano e li piangiamo,
    ma sono una guida costante.

    Il loro ricordo non ci abbandona,
    ci stimola, ci incoraggia, ci sostiene.

    Sono angeli senza ali,
    sono stelle che brillano nel nostro cuore.

    Sono coloro che ci hanno abbracciato,
    che abbiamo perso e che non dimentichiamo.

    Smettiamo di piangere,
    non è quello che vogliono.

    Viviamo anche per loro,
    è quello che ci chiedono.

  • 08 febbraio 2010
    Sei l'amore

    Non ti ho lasciato,
    perché con te c'ero da sempre
    e per sempre ci sarò.

     

    Non mi sei lontano,
    perché sono con te in ogni luogo
    e in ogni angolo della tua mente.

     

    Non ti ho posseduto,
    perché solo ciò che pensi di perdere
    tenti di legare a te.

     

    Non sono senza te,
    perché fai parte dell'anima mia tutta.


    Non posso smettere d'amarti
    perché sei l'amore che da sempre
    ho cercato intorno
    e che per sempre avrò nel cuore.

  • 08 febbraio 2010
    Abitiamo il freddo spazio

    Abitiamo il freddo spazio
    funzione del tempo
    elusivo
    e inconsistente,
    lentamente costruendo il nostro
    divenire e il nostro universo
    che inesorabilmente lasciamo
    indefinito, deserto
    e vano.

    6 febbraio 2010

  • 08 febbraio 2010
    La perla e il pescatore

    Seppure raccogliessi tutto il silenzio che ti è succeduto
    per farne un’unica parola d’amore
    che recasse il tuo nome,
    seppure avessi la possibilità,
    un’unica, sola, possibilità ancora
    di averti davanti e guardarti sorridere,
    seppure  pensassi di annegare il mio cuore
    nel dolore che piango
    al ricordo incomparabile dei tuoi occhi,
    seppure maledicessi quelle mani che mi carezzavano
    quelle labbra che baciavano le mie
    e i raggi di luna in una notte d’inverno,
    e seppure permettessi alla rabbia di gridare
    per provare a trovare una ragione
    che sia pure vana e illusoria,
    potrò mai dimenticarti?
    Non voglio! Non voglio che il silenzio diventi parola,
    che il tuo sorriso, i tuoi occhi, le tue mani, le tue labbra
    siano solo ricordo.
    Non voglio una perla,
    voglio pescare lì dove il mare è profondo,
    dove mi troverai quando risalirò dall’abisso
    in cui la tua assenza mi ha fatto sprofondare.

  • 08 febbraio 2010
    Daria e Andrea

    Stava lì,
    sulla gelida panchina di marmo
    mischiata a folla incolore.


    Pensava,
    senza un solo piacere in volto
    immersa nel cercarti in un altro.


    Non vede,
    il tempo che non ritorna mai più
    perché Daria non è antica fiaba


    Non sente,
    il bene e il rispetto che dai
    mentre dorme in freddi sogni altrui.