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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 gennaio 2011 alle ore 21:22
    La tenerezza di una foglia al vento.

    Sfiora il mio viso una tenera brezza
    mentre giovani amanti si scambiano
    dolci effusioni, con la leggerezza
    di un fiocco di neve sulla pelle bagnata.
    E l'aria profuma di piccoli fiori
    invernali, circondando gli occhi
    socchiusi in attesa di un bacio,
    promesso da uno sguardo vitale,
    giovane ardore di sconfinata passione.
    Amatevi, giovani anime,
    con la tenerezza di una foglia al vento,
    fate vostro ogni singolo attimo,
    giacché nessuno lo riporterà indietro,
    che come un fiore strappato da
    un prato è destinato a morire,
    in attesa di una nuova semina.
    Godetevi ogni bacio rubato,
    che nel ricordo vi porterà a gioire,
    illuminando il vostro sorriso
    in causali momenti d'amore. 

  • 31 gennaio 2011 alle ore 21:15
    Dai gialli piedi vecchi.

    Dai gialli piedi vecchi,
    rugosi e stanchi, il letto ha dormito
    non bene questa notte,
    le onde della sera si sono prese a botte
    dentro le dolenti note di settembre...

    perché nei sogni, vermi
    rabbiosi affamati han stretto stomaci
    un po' deboli di artisti,
    cani randagi son scappati nelle strade
    e ora i bambini gridano:

    "Per quanto ancora resteremo appesi al niente
    stringendo con i denti un minuto che comunque
    andrà via, via per sempre?

    Per quanto dietro gli acquazzoni delle gote
    noi canterem parole vuote, oblii che ci incateranno
    come tele lasciate a metà?"

    I soli del mattino
    si son persi dentro il grande stomaco
    dell'orco dell'autunno,
    le stelle delle notti che ci cullavano
    l'hanno uccise i fucili dei lampioni.

    E ci rimane il buio
    dai denti affilati, gli occhi come cani,
    ti spiano dall'alto.
    Le canne mozze sparano dal tempo assassino,
    come campane al tempo di settembre.

    Perché se guardi bene,
    dentro i campi coltivati non rimane
    che le luci di trattori,
    che le distese buie, rotoli di vita e fieno
    e ora anche i bambini sanno...

    "Che non per molto resteremo appesi al niente,
    spaventati dalle figure insolite di spasmi trascendenti,
    chiedendo con i denti...
    perdono ai figli."

    Lascio cadere quì
    questo
    putrido di pianto,
    e rimango nell'ombra di un prato di camelie,
    mentre mi crogiolo nel sonno!

    Scrivo a te
    un poco per amore
    un poco per paura.

  • 31 gennaio 2011 alle ore 19:21
    Suggestioni nomadi

    Strane suggestioni.
    Pianti di neonati
    o urla di Diomede.

    Taglio territori
    in ricerca.
    La guida
    ha voce graffiante e carica
    di una nuova melodia

  • 31 gennaio 2011 alle ore 19:20
    Incantesimo

    Trafitto
    da uno spillo
    preciso ed affilato
    il mio fantoccio langue.

    Prigioniero
    di una gabbia senza sbarre
    mi accascio.

    Conosco l'errore
    vedo lo sbocco
    ma è la tua mano
    inesorabile
    a guidarmi nella palude.

  • 31 gennaio 2011 alle ore 19:19
    Non ci sono

    In moto
    fra terre di nessuno
    guidato da brividi,
    impulsi nervosi
    migranti
    a ritmo di note.

    Onde
    fenomeni fisici
    che trascendono
    la materia.

    Onde
    mi trasportano
    in un mare
    gelido.

    Faccio fatica
    a trovarmi.

    Galleggio.

    Annaspo
    in vista della riva
    ma nuotando all'inverso

  • 31 gennaio 2011 alle ore 18:19
    Il matto

    Conobbi un matto
    tempo fa
    tutto il giorno seduto
    presso il bancone del bar.
    Tra litigi per donne
    bestemmie sputi e lagne
    attirava attenzione
    per il suo animoso brontolio.
    Stufo
    di troppo lucidi pensieri
    interrogai il matto
    circa l’esistenza di Dio.
    Negava di essere mai esistito!
    -Ma io ti vedo-gli dissi
    -Anch’io ti vedo-rispose
    -Ma che vuol dire?...-
    Insisto.
    Non mi sta ad ascoltare.
    Gli offro da bere
    deluso ancora una volta
    del rimanere senz’alcuna risposta.
    Faccio per andare
    e mi trattiene.
    Poi rende chiaro
    il suo cupo borbottio:
    -Già è dura fare il matto...
    figurati ad essere Dio!-

    Un giorno perfetto (Ed.Smasher, 2010)

  • 30 gennaio 2011 alle ore 22:15
    Mordimi, baciami, sfiorami.

    Mordimi, baciami, sfiorami,
    assaggia il mio corpo
    con sensuale avidità,
    fai proprio il profumo
    della mia pelle,
    e stringimi con ardente
    passione.
    Mordimi, baciami, sfiorami,
    fai mie le tue labbra,
    strumento d'amore
    oggetto dei miei sogni
    più intimi.
    Mordimi, baciami, sfiorami,
    il mio corpo non opporrà
    resistenza, così come il
    mio cuore, che tanto
    ha atteso questo momento. 

  • 30 gennaio 2011 alle ore 16:29
    Pioggia tra le pieghe

    E mi tremeranno per sempre le labbra
    per un bacio che non so dare,
    per una bocca che violacea, pallida e rossa
    possa sfiorare di un soffio
    cavarmi gli occhi
    e accarezzarmi i riccioli.

    Hai il tocco di ciglia
    come neve sui segni dei piedi
    che la terra accoglie
    come nel ventre la madre,
    eco ingoiata nel sussulto
    di non poter dire nome,
    il tuo attorcigliato nel profondo,
    nella gola senza voce.

    E mi suderanno i palmi
    nell’umido pensiero, il tocco
    l’ultimo di un sogno
    che si scioglie… e piove
    sulle pieghe che nascondono
    tra le mani il viso.

  • 30 gennaio 2011 alle ore 16:25
    Metamorfosi

    Coltivo stranimenti
    sul mio profilo
    ogni giorno più crudo
    di bellezza
    simile a nudità
    che non s’oltraggia

    Non mi fa santa
    il lampo negli occhi
    che toglie arsura
    agli anni
    Ladra nemmeno …
    ogni flutto delle mie correnti
    a me appartiene
    La crudeltà del disincanto
    m’è scivolata dagli zigomi
    come neve
    resa alla terra asciutta

    Su di un passato
    che non passa mai
    un’onda nuova
    ho accolto
    tramutando

  • 30 gennaio 2011 alle ore 16:23
    Buio e oltre

    Notte da non respiro…

    Nel distacco
    si lasciano cadere 
    i primi gemiti d’acqua
    su un’aria insoluta

    che va a dimenarsi
    tra un’uscita del cuore
    e la raccolta di lame di vita.

    Si fasciano le dita
    d’un dolore cauto
    stringendo il divenire
    accucciato.

  • 30 gennaio 2011 alle ore 16:21
    Buonanotte

    Sottovoce
    da matto
    intreccio dialoghi
    con i compagni dei tanti viaggi
    finiti sul marciapiede
    d’una stazione affaccendata.
    Sempre uguali
    il fischio di un treno
    e gli altoparlanti
    mi parlano
    inconsapevoli
    delle pulci
    che coltivo nei nodi delle chiome
    del puzzo di misera
    che emanano i miei involucri
    del letto di carta
    che m’affila le ossa per l’inferno.
    Sorriso da ebete
    mentre divido un avanzo di niente
    con gli scarafaggi di passaggio
    e m’illudo d’aver la pancia piena
    ché è ridotto il rumine
    al volume minimo
    presto soddisfatto.
    Ora il freddo arriva
    mi acciambello
    così catturo il sorso di calore
    che nelle vene s’attarda a congedarsi.
    Faticherò
    anche a cercare il sonno.
    A domani…
    finché un’alba nuova ci sarà.

  • 30 gennaio 2011 alle ore 15:25
    Sentimenti falliti

    Subisco le influenze dei raggi di luna,
    riflessioni di un sole distante.
    Cosi latente è l'amore
    quell'unica 'energia per non morire da solo.
    Cara amica, sorella, adesso sorridi
    nella trepidante attesa di ciò che brami.
    Io non sono un fante infante
    che milita per il proprio ideale
    nelle brezze umide della vita
    le quali corrodono le ossa.
    Sono uno scalpello senza martello
    perché non ho modellato le tue arterie
    e il sangue muore prima d'arrivare al cuore.

  • 29 gennaio 2011 alle ore 21:12
    I nostri sorrisi

    I nostri sorrisi,
    i nostri sguardi furtivi
    assetati di felicità.
    I ricordi più belli
    di attimi irripetibili.
    Un mosaico
    di sensazioni diverse,
    di impulsi strani,
    di ore in cui i ricordi
    e realtà si infondono
    in un arcobaleno
    di immagini e di sogni.
    Sogni vissuti insieme a te.
    In un paesaggio indimenticabile,
    dove la luce del sole,
    il blue del mare,
    il rosso del tramonto,
    i riflessi della luna
    coronavano il nostro
    amore portandoci
    fuori dall'amara realtà.

  • 29 gennaio 2011 alle ore 12:43
    La tua colpa

    Non sei ignara.
    Conosci la potenza
    del dolore
    e ne sopravvivi,
    ma non vivi.
    Stretta nella morsa
    del tempo fugace
    zampilla il sangue
    sui muri indifferenti
    e freddi e ruvidi.
    Meschina, altro non sei!
    Lasci piangere
    l'amore tra le mani
    e disdegni la felicità.

  • 29 gennaio 2011 alle ore 10:21
    La strega

    Passa la notte con tanta paura,
    la strega danza attorno al fuoco.
    Veloce il suo incedere,lei è forte e sicura,
    dovrà danzar ancora un poco.
    Il rosso è il suo colore:
    amor, sangue, passione..
    con sè  ti trascinerà fino alla perdizione.
    Il fuoco è alto , la musica è una nenia,
    danza la strega senza chieder venia.
    Invoca un demone nella notte scura..
    Nelle sue vene passione pura.
    Gira e balla e canta da sola...
    Ora ricerca chi la consola.
    Perso il suo demone da troppe ore,
    la strega triste cerca colore.
    Vuole che il rosso riaccenda il nero,
    vuole stavolta bruciar davvero...
    E possedere la chiave rara
    che apra la porta della passione,
    Nulla più ora la separa
    da quella che sarà la sua iniziazione..
    Alzati fuoco e brucia il suo cuore,
    che lei non possa più provare amore.
    Alzati luna e ghiaccia il suo sangue,
    che possa volerlo solo fra le sue gambe...

  • 29 gennaio 2011 alle ore 0:39
    Nel sole

    Ho perso il conto
    di gocce d'acqua salate
    scese fino in fondo
    dentro questo sordo amore.
    Nella speranza
    bagnerò il mio volto,
    e lentamente il sole
    l'asciugherà col suo tepore.

  • 28 gennaio 2011 alle ore 18:19
    Esse.

    Sostano adesso
    silenti e sommessi
    i sussurri dei sassi.
    Stan sotto le stelle,
    a guardare quell'astri
    che 'l sommo signore
    un dì pose lassù.
    S'alzano adesso
    i sussurri dei sassi,
    s'insuinano bassi,
    simili a passi,
    nella sabbia dorata.
    Poi s'ergono e stridono
    e ora son salti,
    son fischi e siluri,
    saette svettanti
    si spingono al cielo,
    maestosi, sonanti,
    si sente un gran suono,
    uno soltanto
    un sussulto
    un singhiozzo,
    poi un pianto:
    sollievo astrale:
    adesso i sassi
    le posson toccare,
    le stelle lassù.

  • 28 gennaio 2011 alle ore 18:16
    Elle.

    Lunghe le languide lingue
    lambiscono limpide lune leggere
    lasciandole lente levarsi nel volo
    ululante di un lupo dal volto
    coperto di vento e di lana,
    l'ombre di liane liscissime
    aleggiano logore sulla livrea
    del lembo di pelle che sulla tua schiena
    albeggiante s'allunga e si stende,
    bellissima e vera.
    Le ultime piume dell'ali di vello
    del bianco cavallo alato
    si stan lentamente perdendo nel limbo:
    veloce puledro, raggiungila in fretta,
    lasciata lì sola nel letto m'aspetta,
    bellissima e vera.

  • 28 gennaio 2011 alle ore 18:13
    Semisonetto

    È come il delfino,
    che perdutamente innamorato del mare,
    rinunciò alle quattro sue zampe di cane
    per delle grigie pinne con cui nuotare.

    È come il lento
    scorrere inesorabile di nuvole gialle,
    che le forme di quelle muta ogni volta
    nell'andare dove più mancano al ciel.

    È come aspettare che sbocci quel fiore
    nella timida nube sua verde che s'apre,
    rosso nei petali, dolce di miele.

    O è come le spine che pungono l'ape
    nel ronzare all'orecchio dei notturni intestini,
    gialle di bile, amare di fiele.

  • 28 gennaio 2011 alle ore 18:12
    Dimmi soltanto

    E se in questi giorni di pioggia continua,

    nel vento impetuoso che ci scompiglia gli animi

    e ne fa una razzia, tu mi dirai che piangi

    ritorta nel letto sudato, quando viene la sera,

    che il ventre ti brucia malato quando pensi a quei baci,

    quando li vedi sfuggirti lontano, indietro, veloci,

    e sai che non torneranno se non come versi vani,

    che stringi nient'altro che aria fra le tue vuote mani,

    che picchi nel buio i pensieri sul muro e nel letto

    accanto ricerchi un calore che non trovi e disperi,

    che niente consola la tua sete e sabbia in bocca sono

    tutti gli altri occhi, tutti gli altri visi, tutti gli altri amori,

    che giungi al mattino disfatta, stanca, sconsolata,

    per avermi chiamato a gran voce nel sonno, per avermi cercato,

    e non avermi trovato,

    io girerò la testa dall'altro lato,

    andandomene, ignorandoti, come fa la notte coi cani...

    Ma tu dimmi, dimmi soltanto che per un minuto non mi pensi

    e morirò d'amore,

    piangendo lacrime amare nelle sere più nere

  • 28 gennaio 2011 alle ore 18:11
    Pensieri serali.

    In questa giornata che mi appare lenta,
    lenta sinuosa si muove la sera
    fra i lucidi specchi avanzati dal pranzo.

    Giochi di polvere sulla mia finestra,
    ...ricordano dita e sottili effusioni
    spezzate dal tempo, uccise dal pianto.

    Volano bassi gli incauti piccioni,
    odore di antico ora va per le strade,
    c'è fumo e davanti a un semaforo spento

    resta impassibile, ha gli occhi di vetro,
    ha borse pesanti e figli già tanti,
    dalla pelle scura, una zingara stanca.

    Ho colpe sul petto e mi pesa la schiena
    perché troppe volte ho pregato in ginocchio,
    nel buio di scale e fra auto rafferme.

    Violenta stracciavi poesie ed immagini
    profumi non restano ed occhi non guardano,
    ma una parola ho da dire al mio vento:

    "Vento non porti che gelido inverno
    su valli spinose che il sole ha scaldato,
    sull'arida terra che frutti non colse.

    Sui giorni di luglio afosi e affannati,
    sul sale di gote da carezze asciugate,
    sui fiori non nati nonostante l'estate.

    Che il mio ricordo, dolore più atroce,
    fra mosche affamate sarà seppellito,
    nel luogo più antico dove mai v'è la luce!"

  • 27 gennaio 2011 alle ore 11:57
    Una non-poesia per Chiara

    Chiara si sveglia con una canzone…
    Si alza si lava e si veste..
    Butta all’aria i vestiti…lo specchio le mostra un’immagine che non le piace:“Ancora non va bene…ancora un po’…”
    Chiara esce di corsa di casa…saluto veloce alla mamma, impegnata col suo cellulare : “Chiara mangia qualcosa…sei pallida e magra…dovremo vedere un medico….appena mi libero un po’.”
    Ma Chiara è già fuori,cammina veloce , le manca un po’ il fiato.
    A scuola nell’ultimo banco :”mi guardano tutti,ancora non va bene,ancora un po’”.
    Chiara,piccola e fragile ,
    gli sguardi sono per le tue ossa che sembrano spezzarsi,
    per la tua schiena che sembra non sopportare più nemmeno il peso del tuo zainetto.
    Ma Chiara va in bagno e si guarda allo specchio: ”ancora non va bene, ancora un po’…”
    Le compagne la sentono,abituate e indifferenti, mentre svuota il suo stomaco ormai stremato: ”non c’è più niente qui dentro…che vuoi da me?”.
    E prosegue la lunga giornata, e a Chiara due ore ora sembrano tre…
    Casa vuota, mamma è ancora a lavoro: ”sono stanca,meglio così…”
    Chiara a letto ormai senza  pensieri….chiude gli occhi e va via da sé…
    verso sole e colori,musica e allegria….
    Chiara si sveglia  con una canzone…
    Chiara …svegliati è la tua canzone…
    Chiara … Chiara svegliati…Chiara …

  • 27 gennaio 2011 alle ore 11:53
    Le note del tempo

    Questa storia parla di me, parla di te,parla di tutti noi.
    Parla di una vita senza passato e senza futuro.
    Parla di un istante,di un'emozione.
    E' la storia di tante storie , bruciate e consumate nell'arco di un attimo,
    sopra le note del tempo che fugge.
    Dentro una bolla di cristallo.
    Lontano da ieri e da domani: è solo oggi.
    E' la storia dentro la macchina,
    è la storia dietro le tende,
    è la storia dentro la bolla di cristallo.
    E' il tutto del nulla che fuggiamo ma che segretamente, incessantemente  sempre cerchiamo.
    Questa storia è la ragazza della porta accanto,è il figlio del portiere,è il manager brizzolato.
    Questa storia parla di un'isola che non c'è.
    E’il volo pindarico sopra le note del tempo che fugge.
    Continuo a raccontare questa storia dentro cui ognuno trova un pezzetto di sé, nascosto fra realtà o fantasia.
    E' la storia dei miei racconti,la storia dei tuoi segreti,la storia delle sue confessioni.
    La storia delle storie, che viaggia sopra le note del tempo che fugge.
    Non rompere la bolla,attento a cedere all'inganno della voce che ti racconta di ciò che sarà se...
    La storia che racconto può vivere solo sulle note del tempo che fugge, solo dentro la sua bolla di cristallo
    fragile , sospesa in aria.
    Se la rompi,se ti lasci cadere ,sotto puoi trovare solo l'assenza di tutto.
    Perderai tutto.
    Sotto la bolla , il vuoto!
    Solo il vuoto lasciato dalle mille cose che andranno via sulle note del tempo che fugge.

  • 25 gennaio 2011 alle ore 16:41
    La compagnia della solitudine.

    Oscuro vortice sei tu,
    spietata compagna,
    silente mano che
    stringe il mio cuore
    all'improvviso,
    e lo attanaglia con
    possente vigore.
    Come una goccia
    di pioggia nata da
    una giornata serena,
    compari senza preavviso,
    senza annunciare la tua presenza,
    senza spiegarne il motivo.
    E così tutto sembra più grigio,
    privo di quel velo misterioso
    che circonda la vita,
    artefice di sfumature
    pastello e colori intensi
    che riempiono i nostri sensi
    di genuine forze.
    Compagna cara,
    arrivi senza invito,
    per ricordarmi ciò
    che manca accanto a me,
    e riesci nell'arduo
    compito di presenziare
    alla mia solitudine.
    E turbi la mia anima,
    che è combattuta
    a causa della tua presenza,
    ostile e amorevole allo
    stesso tempo.
    Aiutami, compagna severa,
    a capire il tuo dono,
    per non trovarmi incatenato
    ad uno scoglio lontano,
    aiutami, compagna inaspettata,
    a far sì che domani
    tu possa lasciarmi,
    in compagnia di un altro cuore.
     

  • 25 gennaio 2011 alle ore 16:13
    Il nuovo inizio.

    Io dedico questa poesia
    ad ogni donna senza allegria,
    chiusa da gesti abituali
    nella prigione della malinconia.
    Costretta da fredde giornate,
    a fissare vuoti occhi grigi
    nel ricordo di calde passioni
    e più gioiosi lidi.
    Cammina, donna infelice,
    col tuo solito passo,
    sempre uguale,
    e cogli i fuggenti sguardi
    di incerte promesse d'amore,
    che sotto i portici incontri
    sovente.
    La nuova via è dietro l'angolo:
    ascolta ciò che ti dico
    per compiere il primo passo
    di un addio, che in realtà
    non è altro che un nuovo
    inizio.