username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 30 novembre 2011 alle ore 15:59
    Coincidenza o destino?

    Se né io né il mio lui fossimo
    entrambi due ragazzi gay,
    non avremmo mai incrociato
    in quel modo i nostri way.

    Ma così diversi e uguali...
    siamo stati sempre insieme,
    così come due naufraghi...
    che si vogliono tanto bene.

    Per coincidenza o per destino,
    ci siamo proprio incontrati...
    e come nei sogni di ragazzino,
    ci siamo subito fidanzati.

    E se un giorno ci sposeremo...
    non potrà mai esser in chiesa.
    Se Dio lo vuole... Lui, almeno,
    per il Papa sarà sì un'offesa.

    La testimone sarà la mamma,
    e gli invitati sarete voi...
    perché lei è madre e ci ama,
    e voi avrete tifato per noi!

    Allora come marito e marito,
    proveremo in noi la virtù...
    ed alla fine avremo capito
    ch'esser gay non è un tabù.

  • 30 novembre 2011 alle ore 15:51
    Bianconeve senza nani

    Sono giovane, sono in gamba;
    amo la vita e la vita mi ama.
    Sono sensibile, sono fragile;
    molto carino e molto amabile.

    Sono un poeta, un sognatore;
    all'Amicizia, do molto valore.
    Sono un Bianconeve senza nani;
    il principe, però, l'ho da anni.

    Non è azzurro, non ha cavallo;
    ma lo amo tanto, ed amo amarlo.
    Non è favola né gioco di ruolo;
    si chiama Rick, ed io Gianpaolo.

    ~Jean-Paul Malfatti

    P.s.:

    Ai miei nemici (spero non tanti);
    ecco qua le due righe mancanti:
    Sono buono, non sono scemo;
    amo la mela, ma senza veleno!

  • 30 novembre 2011 alle ore 14:24
    My May

    Prendi i miei nodi e fanne trame,
    le tue dita mi preparino nuovi orditi.
    Scucimi dal sud che sa di scirocchi
    imprigionati a fermentare con la stessa pazienza dei mosti.
    Tienimi con te: voglio sedermi nel tuo sguardo,
    proprio lì dove dici che a lungo si è fermata a dormire la nebbia.

  • 30 novembre 2011 alle ore 13:32
    Uno, nove, sei, sette

    Grazie: il pomeriggio aveva le tue labbra.
    Era un cannone di nubi in congedo, di retroguardie rossastre
    e micce che non hanno tuonato.
    Grazie: ho imparato nei tuoi occhi quanto è madre la vita,
    che a volte sembra dimenticarci, come fossimo bastardi
    nella nidiata eletta, ma poi riprende ad imbeccarci
    e a curare l'inedia di pasti che gli altri non sanno.

  • 30 novembre 2011 alle ore 13:01
    Paesaggio

    Voglio, per comporre castamente le mie egloghe
    Dormire vicino al sole, come gli astronomi,
    E, vicino ai campanili, ascoltare sognando
    I loro inni solenni portati dal vento.
    Le mani al mento, dall'alto
    della mia mansarda,
    Vedrò lo studio che canta e chiacchiera;
    I caminetti, i campanili, questi alberi della città,
    E i grandi cieli che fanno sognare d'eternità.

    E' dolce, attraverso la nebbia, veder nascere
    La stella nell'azzurro, la lampada alla finestra,
    I fiumi di carbone salire al firmamento
    E la luna versare il suo pallido incanto.
    Vedrò le primavere, le estati, gli autunni;
    E quando verrà l'inverno dalle monotoni nevi,
    Chiuderò dappertutto porte e imposte
    Per edificare nella notte i miei magici palazzi.
    Allora sognerò degli orizzonti bluastri,
    Dei giardini, dei getti d'acqua piangenti
    negli alabastri,
    Dei baci, degli uccelli cantare sera e mattina,
    E tutto quello che l'Idillio ha di più infantile.
    La Sommossa, tempestando vanamente
    al mio vetro,
    Non farà alzare la mia fronte dal mio leggìo;
    perché sarò tuffato in questa voluttà
    D'evocare la Primavera con la mia volontà,
    Di estrarre un sole dal mio cuore, e di far
    dei miei pensieri una tiepida atmosfera.

  • 30 novembre 2011 alle ore 12:59
    Il sonno del romantico sole

    Com'è bello il Sole quando fresco fresco sorge,
    Come un'esplosione lanciandoci il suo buongiorno!
    - Beato è colui che può con amore
    Salutare il suo tramonto più glorioso di un sogno!

    Mi ricordo! Ho visto tutto, fiore, sorgente, campo,
    Andare in estasi sotto il suo sguardo come un cuore
    che palpita.
    - Corriamo verso l'orizzonte, è tardi,
    corriamo in fretta,
    Per afferrare almeno un obliquo raggio!

    Ma inseguo in vano il Dio che si ritira;
    L'irresistibile Notte stabilisce il suo impero,
    Nera, umida, funesta e piena di brividi;

    Un odore di tomba naviga nelle tenebre,
    E il mio pauroso piede schiaccia,
    ai margini della palude,
    Dei rospi imprevisti e della fredde lumache.

  • 30 novembre 2011 alle ore 9:01
    Trenta volte

    E poi io non so dirti veramente:
    a volte le parole si arrampicano alla pagina
    e vedo le loro gambine sforbiciare nel buio  balbettandoti.
    Ma dal giorno del tuo arrivo, non ho più nodi
    fra la mia carne ed i giorni, solo bulbi, impazienti
    di darsi alla tua pioggia e di sfociare il senso della tua semina.

  • 30 novembre 2011 alle ore 8:28
    La morte degli amanti

    Avremo letti intrisi di sentori
    tenui,divani oscuri come avelli,
    sulle mensole nuovi e strani fiori,
    nati per noi sotto i cieli più belli.

    consumandosi a gara, i nostri cuori
    come due grandi torce due ruscelli
    verseranno di vampe e di fulgori
    nei nostri spiriti, specchi gemelli.

    Una sera di rosa e azzurro mistico,
    un lampo solo ci vedrà commisti,
    lungo singhiozzo carico d'addio.

    Un Angelo, schiudendo indi le porte,
    a ravvivar verrà, gaudioso e pio,
    gli specchi opachi e le due fiamme morte.

  • 30 novembre 2011 alle ore 8:26
    La Baeatrice

    In terreni di cenere, calcinati, brulli, un giorno,
    mentre mi lagnavo con la natura,
    e, vagando senza meta,
    affilavo lentamente sul cuore la lama del pensiero,
    vidi, in pieno mezzodì, discendermi sulla testa
    una nube funebre, gravida di tempesta
    e d'un branco di demòni viziosi,
    in tutto simili a nani curiosi e crudeli.
    Si misero a guardarmi freddamente,
    e li udii - come fanno i passanti con i pazzi -
    ridere e bisbigliare fra di sé,
    scambiandosi cenni e ammicchi:

    "Guardiamola con piacere questa caricatura,
    quest'ombra d'Amleto che imita la sua postura,
    lo sguardo vago e i capelli al vento.
    Non fa pena vedere questo bel tomo,
    'sto mendico, 'sto attore vacante, 'sto buffone che,
    perché sa sostenere il suo ruolo d'artista,
    pretende interessare al canto dei suoi dolori
    le aquile, i grilli, i ruscelli e i fiori,
    e vuole anche a noi, inventori di 'ste vecchie storie,
    declamare urlando le sue tirate pubbliche?"

    Avrei potuto (la mia superbia, alta come le monti,
    domina i nembi e il grido dei demòni)
    volgere semplicemente altrove lo sguardo sovrano,
    se non avessi veduto in quella turba oscena,
    delitto che non ha fatto vacillare il sole!,
    la regina del mio cuore con sguardo unico,
    che con essi rideva della mia cupa angoscia
    a tratti gratificandoli di qualche sporca carezza.

  • 29 novembre 2011 alle ore 17:35
    Elevazione

    Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
    delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
    oltre il sole e l'etere,
    al di là dei confini delle sfere stellate,

    spirito mio tu ti muovi con destrezza e,
    come un bravo nuotatore che si crogiola sulle onde,
    spartisci gaiamente, con maschio,
    indicibile piacere, le profonde immensità.

    Fuggi lontano da questi miasmi pestiferi,
    va' a purificarti nell'aria superiore,
    bevi come un liquido puro e divino
    il fuoco chiaro che riempie gli spazi limpidi.

    Felice chi, lasciatisi alle spalle gli affanni
    e i dolori che pesano con il loro carico
    sulla nebbiosa esistenza, può con ala vigorosa
    slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

    colui i cui pensieri, come allodole,
    saettano liberamente verso il cielo del mattino;
    colui che vola sulla vita e comprende agevolmente
    il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

  • 29 novembre 2011 alle ore 17:18
    Benedizione

    Allorché, per decreto delle potenze supreme, il Poeta
    appare in questo mondo attediato, sua madre
    impaurita e carica di maledizioni stringe i pugni verso Dio che l'accoglie pietoso:

    - "Ah, perché non ho partorito un groviglio di vipere
    piuttosto che nutrirmi in seno questa cosa
    derisoria? Maledetta sia la notte d'effimeri piaceri in
    cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

    Poi che m'hai scelta fra tutte le donne perché
    divenissi disgustosa al mio triste marito, non
    potendo rigettare nelle fiamme come un biglietto
    amoroso questo mostro intristito,

    farò ricadere il tuo odio che m'opprime sul maledetto
    strumento della tua cattiveria e torcerò talmente
    quest'albero miserabile che esso non potrà
    innalzare i suoi germogli impestati."

    Inghiotte così la schiuma del suo odio e, ignara degli
    eterni disegni, prepara essa stessa in fondo alla
    Geenna i roghi consacrati ai delitti materni.

    Tuttavia, assistito da un Angelo invisibile, il figlio
    ripudiato s'inebbria di sole, e in tutto quel che beve e
    che mangia trova ambrosia e nettare vermiglio.

    Gioca col vento, discorre con la nuvola, s'ubbriaca,
    cantando, del Calvario; e lo Spirito che lo segue nel
    suo pellegrinaggio, piange al vederlo gaio come
    uccello di bosco.

    Tutti coloro che egli vuole amare l'osservano
    intimoriti o, rassicurati dalla sua tranquillità, fanno a
    gara a chi gli caverà un sospiro, sperimentando su
    di lui la propria ferocia.

    Mescolano al pane e al vino destinati alla sua bocca
    cenere e sputi impuri; con ipocrisia buttano quanto
    egli tocca, s'incolpano d'aver posto il piede sulle sue
    orme.

    Sua moglie va gridando per le piazze: - "Poi che mi*
    trova tanto bella da adorarmi, farò come gli idoli
    antichi, come essi vorrò che egli m'indori, e m'indori
    ancora;

    m'ubbriacherò di nardo, di incenso e di mirra, di
    genuflessioni, di carne e di vino, per sapere se io
    possa, in un cuore che m'ammira, usurpare, ridendo,
    gli omaggi destinati alla divinità.

    E, stanca di queste farse empie, poserò su di lui la
    mia forte e fragile mano; le mie unghie, come quelle
    delle arpie, sapranno farsi strada sino in fondo al
    suo cuore.

    Simile ad un uccellino che palpita e che trema gli
    strapperò il rosso cuore dal petto e lo butterò,
    sprezzante, al mio animale favorito perché se ne
    sazi."

    Verso il cielo, ove il suo occhio mira uno splendido
    trono, il Poeta sereno leva le pie braccia, e i grandi
    lampi del suo spirito lucido gli precludono la vista
    dei popoli inferociti:

    - "Sii benedetto, mio Dio, che concedi la sofferenza
    come un rimedio divino alle nostre vergogne e come
    l'essenza più pura ed efficace per preparare i forti a
    sante voluttà.

    So che tu tieni un posto al Poeta nelle file beate delle
    tue Legioni, e che tu l'inviti all'eterna festa di Troni,
    Virtù e Dominazioni.

    So che il dolore è la sola nobiltà cui mai potranno
    mordere e terra e inferno; e che per intrecciare la mia
    mistica corona si dovranno tassare tutti i tempi e tutti
    gli universi.

    Ma i gioielli perduti dell'antica Palmira, i metalli ignoti,
    le perle del mare, montati dalla tua mano, non
    basterebbero al bel diadema, chiaro, abbagliante;

    esso sarà pura luce attinta al focolare santo dei raggi
    primigeni, di cui gli occhi mortali, al massimo del loro
    splendore, non sono che specchi oscuri e lagrimosi.

  • 29 novembre 2011 alle ore 13:33
    Parsifal

    A volte ancora mi chiedo perchè sento l'onda e il macigno.
    Poi ti guardo, mia reliquia di guglie, nido ignorato dal gelo.
     Uccisa è la neve fra pinnacoli che non sanno più mordere.
    Perchè questa è la nostra storia: tu che ti adagi ed osi
    bagnarti di vita ed io che ti trattengo nell'angolo più a riva del cuore.
    Come volessi  rabbuiarti l'ala.
    Ma tu frinisci e scalpiti e mentre fingi di concedermi un istante di terra,
    sei già giorni di cielo.

  • 29 novembre 2011 alle ore 13:25
    Quà la mano amico mio...

    Il pensiero sorridente, fugge via con i colori
    dal mio tronco si trasmette, tra cespugli con gli odori

    Parlo molto in mezzo ai boschi, meglio ancora nei giardini
    anche in mezzo a una foresta, tutti assieme facciam festa

    E gli amici animali, loro son davvero tanti
    con un cenno dei miei, rami accarezzo tutti quanti

    Resto li a guardare il cielo, le radici a mio sostegno
    la corteccia il mio scudo, un fantastico disegno

    Su più in alto che si può, con la punta fino al sole
    i riflessi e un luccichio, non ci sono le parole

    Se c’è vento io mi sveglio, sempre di mattina presto
    una bella pettinata, e via avanti tutto il resto

    Che sian foglie oppure aghi, son pennelli colorati
    e tra fronde qualche raggio,luce su due innamorati

    E l’inverno mi fa bianco, una sposa molto dolce
    tutto candido e ovattato, un paesaggio incantato

    Quando arriva primavera,metto abiti frizzanti
    spicco il volo con le rondini,i rumori sono tanti

    Tutti al mare un po’ di fresco, è l’estate ci riscalda
    accogliamo chi lo vuole, solo per la nostra ombra

    E in autunno un po’ svestito, sento freddo anche al cuore
    e magari l’atmosfera, ci regala un nuovo amore

    Poi finisce tutto quanto, assordante  è il rumore
    quando arriva il boscaiolo, mi vien voglia di scappare

    Principesse e giganti, nelle fiabe mi ritrovo
    orchi e grossi malefici, proprio lì mi sento vivo

    Storie draghi e megere, i ranocchi sul pisello
    e c’è anche una canzone, forse ho fatto confusione…

    Filastrocca del Natale, quando tutti son vicini
    e mi addobbano per bene, famigliole con bambini

    E se io produco frutta, vengo meglio custodito
    sono fonte di guadagno, ben servito e riverito

    Imparate il mio linguaggio, tanti ci hanno provato
    molti poi si son stufati, che sia troppo complicato?

    In un bosco ad occhi chiusi, sarà l’albero a guidarti
    tra cespugli e sentieri, saprà anche ascoltarti

    Salutiamo gli alberelli, sono piccoli e indifesi
    proteggiamo i più piccini, come fossero bambini

    E se i rami per magia, io potessi adoperare
    forse qualche desiderio, riuscirei ad esaudire

    Che la fame se ne vada, non le voglio più le guerre
    con tutte le malattie, proprio da tutte le terre

    sono vecchio e molto alto, vedo il mondo e le stagioni
    grazie alle mie radici, della terra le emozioni

    Ascoltatemi ogni volta, non racconto le bugie
    la mia storia si ripete, così pure le magie

    Finalmente so parlare, ma non sono un burattino
    Guardo fisso il mio amico
    “qua la mano piano, piano” sussurrando io gli dico
    …anzi meglio…“qua il ramo…”

  • 29 novembre 2011 alle ore 9:00
    Ore 22,00

    Tu hai vicoli dove vedevo piazze
    e dorsi gibbuti di montagne antiche
    dove credevo iniziassero giorni di piano.
    Ma forse è questa la mia condanna:
    amare l'uncino che strazia la trama.
    E più slabbra la forza all'ordito,
    più so che quella è la mia casa:
    dove la porta cresce in voragine.

  • 29 novembre 2011 alle ore 7:54
    Cenere

    Fuggi ora
    prima che il rimorso e i miei appunti
    mi costringano a rincorrerti
    a raggiungerti
    ad obbligarti queste braci
    che discrete dormono
    sotto tutta questa cenere

  • 29 novembre 2011 alle ore 2:23
    Sarà

    Sarà l'età, l'esperienza del giovane,
    l'ingenuità d'un bambino,
    saranno le storie che abbiamo vissuto,
    i ricordi che abbiamo lasciato
    e ripreso e lasciato di nuovo.
    Sarà la voglia del nuovo,
    dell'ancora inesplorato,
    del quadro in bianco e nero
    di cui immaginiamo i colori.
    Sarà quel profumo lontano,
    quella risata felice,
    quel riparo sicuro che
    mai abbiamo lasciato.
    Sarà il suo calore,
    l'odore di casa,
    le dolci abitudini
    che tanto amavamo.
    Saranno avventure,
    amori rubati,
    giochi proibiti
    e litigi di cuore.
    Sarà il desiderio,
    quel campo di grano,
    quel mare accecante
    dal duro rumore,
    sarà quel cuscino,
    quel triste momento,
    sarà quel peluches
    dimenticato sul muro.
    Cos'è che ci ostacola,
    così forte e pungente,
    dal godersi un amore
    che sia privo di quel triste sentire?
    La paura del nuovo,
    di rinnovato dolore?
    O quella più grave,
    di cancellare un ricordo?
    Nessuno lo sa,
    questo è pur certo,
    ma è morire da vivi
    il tenersi un ricordo
    al sol fin di evitare
    che nuove emozioni
    entrino dentro di noi.
    Soffrite, piangete,
    strappatevi i capelli,
    ridete, scherzate,
    guardate mondi nuovi,
    nessun ricordo
    sarà così forte
    da vincerne uno nuovo.
    Per ricordare
    è necessario vivere.
    Di nuovo.

  • 28 novembre 2011 alle ore 12:34
    Ordine

    E se sei vento, solleva dai miei gomiti
    la fatica dei giorni in cui non ti conoscevo,
    disperdi come foglie arrotondate a morte
    dall'autunno  l'acidula sofferenza
    del mio finire concava. Tempera l'impazienza
    che sta nella bocca quando ancora deve arrivare la vita
     e si assaggia per fame soltanto un solletico.

  • 28 novembre 2011 alle ore 9:02
    Quello che so

    A volte mi sorridi di aghi, e so che non vorresti.
    Ma tu sei certe spine che stanno a vegliare
    le polpe imbelli, i gherigli ancora informi.
    Così, di giorno in giorno, spero nella destrezza
    del mio cuore, perchè sia agile a valicare i tuoi strali
    e ad arrivare alla piuma che fingi maglio.

  • 28 novembre 2011 alle ore 9:00
    Marcia

    Dei tuoi occhi mi piace la curva che danno ai giorni,
    come inghiottissero paure che stavano all'angolo
    a finire la gioia. Dei tuoi occhi mi piace  che somigliano
    alle maschere del cielo, quando è facile credere
    sia una ventata di sole una spanna di celeste,
    e invece si è già vestita una nube a recitare malamente un sorriso.

  • 28 novembre 2011 alle ore 1:36
    Son tornato

    Son tornato
    dove non son
    mai stato prima...
    Lì trasportato
    da una poesia
    senza rima...
    Un mondo dal quale
    ero già sparito.
    Un mondo crudele,
    la cui gente mi aveva
    mortalmente ferito.

    Lì son tornato
    da uno pseudo coma.
    E non ero
    né a Como
    né a Roma,
    ma invece in un
    mondo immaginario
    in cui non sentivo più
    i battiti del mio cuore
    triste e  solitario.

  • 28 novembre 2011 alle ore 1:24
    Volerò

    Un giorno anch'io volerò,
    anche se senza ali.
    Sì, volerò in alto nel cielo
    fino a toccarlo.

    Poi volerò più in basso
    verso il sole...
    Non so s'avrò voglia
    di tornare in terra...

    Chi lo sa il mio sarà
    un volo continuo.
    Un volo senza fine
    verso l'aldilà del paradiso.

  • 27 novembre 2011 alle ore 14:52
    Naufragio

    Sugli scogli
    uno straccio non è ricordo,
    i suoi lembi respiravano
    sotto un gonfiarsi di maestrale,
    viaggio di speranza,
    viaggio disperato,
    nella deriva delle geografie
    un naufragio di coscienze.

  • 27 novembre 2011 alle ore 12:39
    Il giorno che non voglio

    Mio cuore, se mai sarai senza di lui,
    sarò io a portarti all'altare. Ma non aspettarti
    giorni di bianco, ti solleverò come fossi un agnello
    contratto dal pascimento stantio.
    Poi piegherò il tuo belato sul marmo  perchè
    tu possa temere il fendente dell'abbandono.
    E non vorrò più sentirti dire un battito.
    Dovrai smettere il tuo mestiere ed andare in pasto all'addio.

  • 27 novembre 2011 alle ore 8:39
    Alle lune

    A volte vorrei comparissi sul ciglio del pomeriggio,
    quando si spengono le forze al giorno e viene
    sollevandosi una manciata di rosso tra nube e nube.
    E vorrei mi tenessi la mano mentre la Costa muore
    di nere ed argentee supposizioni chiedendosi
    se esista amore più grande di quello
    che arriva a seminare incastri ormai smussati,
    come zolle che avevano dimenticato di poter essere madri.

  • 27 novembre 2011 alle ore 1:25
    Nostalgia (Homesickness)

    E' una nostalgia buona...
    una nostalgia che fa bene
    all'anima ed alla mente;

    E' una nostalgia strana...
    che oltre a farmi tremare,
    mi fa sorridere e piangere;

    E' una nostalgia diversa...
    che mi pesa e mi solleva
    dalla paura e dall'agonia.

    Italia, Italia mia...
    dimmi solo dove sei ora,
    e vedrai che il buon figlio
    alla sua casa se ne torna!