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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 30 novembre 2012 alle ore 23:04
    Gattile

    Son graffi teneri
    portati dalla notte,
    tracciati
    da cucciolose
    orme feline.

    Canti d'amore
    a tener sveglio
    il vicinato
    sono quei richiami
    per far sciogliere
    la femmina guerriera
    che prima soffia forte
    e poi ci sta.

    E sono fusa
    strusciate alle caviglie
    opportuniste e dolci
    a rincorrere
    gomitoli di lana
    che si srotolano
    e a mordere i lacci
    delle scarpe.

    Son dolci paraculi
    teneri e curiosi
    a cui manca solo la parola
    anche solo per dire
    a volte:
    "Agli umani,
    preferisco i cani".

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:53
    Credo nella pace



    Dal fiorire del sole
    Allo sbocciare della luna
    Insieme con il mare
    Ed un groviglio di sogni 
    Scriviamo e recitiamo poesie.

    Ma una sera di agosto
    In un silenzio organizzato
    Il mio pensiero corre lontano
    Via da questo mondo che zoppica
    Verso giorni che ruotano diversi.

    Caro universo uguale e diverso 
    Le stelle mi sembrano lontane
    La gente tanto cambiata
    Incredula si domanda
    Cosa hanno oggi le campane?
    Perché è festa e non suonano?

    Vi prego gente che potete
    In questa culla della vita
    Non tagliatemi le ali
    Voglio continuare a sognare
    Il mare che recita versi nuovi

    Camminare e viaggiare
    Per la strada delle stelle
    E farmi dire dal sole e dalla luna
    Che il mondo ha bisogno di pace
    E noi tutti dobbiamo sapere
    Che tutto questo è possibile.

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:49
    Cuore randagio

    Giorni di vento e di sogni
    Scivolano via ad uno ad uno

    Giorni che soffiano a raffica
    I timidi pensieri dell’animo

    Un cuore solitario e vagabondo
    Che cerca e non teme padrone

    Cuore avido di molte tenerezze
    Danza nei giorni in attesa di luce

    Per appagare la famelica voglia
    Di amore che spasima nelle notti.

  • 30 novembre 2012 alle ore 18:47
    Dilemma

    Non sono mai nato
    Non sono mai morto
    Sono fra voi?
    Forse si!
    Forse no!
    Un viso vi dirà:
    È nato!
    Un volto vi dirà:
    È morto.

  • 30 novembre 2012 alle ore 17:50
    Quattro Cento

    Cuticole per tegole, il battiscopa affettuosissimo nella vistosa ferratura alla parete noiosamente immacolata. Solo la pioggia, impertinente, le lascia addosso il suo livido scarabocchio, nessuno che le rimproveri l'aver imparato l'angolo esatto in cui annidarsi con bolle piatte, con larve fredde. Tra i divani vive sfregiata una sola mattonella, miracolo dell'incidente senza testimoni , per benda un piede, scheggiata l'unghia laccata di verdi gorgheggi. Le mie ossa ricordano le lenzuola dopo il cambio, la morbida pira ancora calda di gambe e sogni che aspetta di essere mondata. Ha peccato di tante notti, ombreggiature che sbavano dagli orli come nei troppo cresciuti. Ma la mia carne non ha l'obbedienza delle doghe, la disciplina del telaio: e' piuttosto una cremagliera da cui vorrei passassi spesso a smetterne l'insopportabile cigolio da disuso. 

  • 30 novembre 2012 alle ore 13:43
    Lettera a Gesù Bambino

    Vedo strade brulicanti
    di gente frenetica;
    negozi che pullulano
    di persone assetate
    di acquisti e di regali
    da portare in case
    piene di tutto,
    ma senza Te!
    Cuori aridi
    che pulsano
    nella solitudine
    di deserti affettivi,
    soffrenti
    della Tua assenza.
    A Te,
    che dal cielo osservi tutto,
    in questa notte
    della nostra vita,
    fredda e buia,
    io chiedo,per favore,
    torna a mandare
    i tuoi angeli
    nei nostri cieli
    e riaccendi
    la stella cometa
    per guidare i nostri passi
    verso Te.
    Torna a farci stupire,
    come stupiti
    rimasero i pastori
    quando vennero
    alla Tua capanna.
    Caro Gesù,pensaci Tu.
    .
    cesaremoceo

  • 30 novembre 2012 alle ore 11:36
    Capricci notturni

    Nel silenzio assoluto
    Il cielo non piange

    Nei freschi colori
    Sognate speranze

    In questa notte ardente
    Il sipario dell’esistenza

    Spegne ogni trascorso
    E nutre la sete futura

    Mentre l’Io scappa
    Dalle illusioni giovanili.

    Noi due…:

    Sullo scoglio del presente
    Scolpiamo emozioni future;

    E sotto le stelle ignote
    “Ri” Sogno la neve...

  • 30 novembre 2012 alle ore 10:13
    palchi

    Mondi lontani
    Quasi a toccarsi
    A volte vicini
    A volte sfiorarsi

    Un volo stupendo
    Con la fantasia
    Sta arrivando
    Sul palco poesia

    Scorre il sipario
    Gli occhi di tutti
    Nell’immaginario
    E allora ti butti

    Si snoda veloce
    Duec atti e risate
    L’attore, la voce
    Paure andate

    Battito di mani
    Il groppo va via
    Bambini e anziani
    Come fosse magia

    E quando in finale
    Si chiude il sipario
    In sala silenzio
    L’attore a pensare
    è già domani
    per ricominciare

  • 30 novembre 2012 alle ore 10:13
    guardo su

    Ehi lassù ascolta
    ti vengo a prelevare
    e con un’astronave
    potresti ritornare

    Giochi e parole
    che non ci sono stati
    viaggiando con la mente
    d’un soffio ritornati

    Allora nell’azzurro
    si vola su nel cielo
    e slalom tra le nuvole
    ma di tristezza un velo

    Son sogni nella notte
    come fanciulli siam
    un grande girotondo
    assieme noi cantiam

    E’ l’unica maniera
    per rivederti qui
    e allora mi accontento
    di viaggiare così

    La scia che vi trasporta
    è lunga e non finisce
    ascolta il vostro cuore
    e aiuta chi capisce

    Le cose vanno avanti
    il mondo si colora
    tutti come bambini
    oggi come allora

    Ti aspetto fratellino
    e guardo il cielo blu
    se ti vedo passare…
    ti chiamo e torni giù…

  • 30 novembre 2012 alle ore 10:11
    opposti

    Sussulti leggeri
    al calar del sole
    lungo il sentiero
    sull’argine va
    un vecchio ricurvo
    col suo bastone
    lo zaino in spalla
    e quel che più conta
    con due occhi verdi
    pieni di parole.
    Gli occhi son quelli
    regalati dal sole
    le luci offuscate
    da nuvole nere.
    Il vecchio saluta
    rimane il bastone
    e dentro il fagotto
    un pieno d’amore.
    Chissà quante volte
    l’abbiamo chiamato
    dall’altra parte
    del fiume che parla.
    Magari un giorno,
    ne sono sicuro,
    sull’argine opposto
    andremo anche noi
    per abbracciarlo
    sentirne la voce.
    I vecchi son sempre
    un tesoro prezioso
    le loro parole
    sono il passato,
    le loro parole
    sono il nostro futuro…

  • 30 novembre 2012 alle ore 10:09
    A volte

    A volte basta una parola
    A volte non ne bastano 100
    A volte meglio il silenzio

  • 30 novembre 2012 alle ore 9:16
    Tre Cento novantanove

    Sono io la ragazza da sposare, metto viti e scaldo arrosti, la carne frolla fremendo di verdi serpentine al mattatoio, vermi e sangue dopo la lama. Ma io ho già sedato  ai gerani i bulbi dalla viola pubertà perché non gemmino in altre bocche da sfamare. Controllo nascite, rattoppo perdite, cucio pozioni e cuocio ricami, se la gola sfiamma il mio merito sta aggrappato all'angola della tonsilla, boa infettiva. Sono io quella giusta, esatta e combaciante, ben truccata nei toni rosa del tramonto, stuccata all'alba per dire bugiardamente clemente il sonno. Ho manualità con fibbie e virgole, poco meno con croci e fistole. Ma mi preparo in tempo, con i tacchi già sotto il passo, mi riconosci dal ticchettio. Non guardare l'orologio, sono io più puntuale, scandisco il giorno nella mia suola e riporto a casa dal nido le ali buttate via già consumate. 

  • 30 novembre 2012 alle ore 7:41
    Sei la mia stella

    A Te
    che splendi
    nel mio cielo,
    tendo le braccia,
    adorandoti
    nei miei sogni
    ardenti d'amore.
    A Te
    rivolgo i miei pensieri
    mentre ti guardo,
    estasiato,
    dall'alto scoglio
    del mio mare
    di mute sofferenze.
    Tu che rischiari
    le mie notti,
    dammi
    un piccolo verso
    ogni giorno
    e se non potrò scriverlo
    perchè avvolto dal buio,
    allora mi rivolgerò 
    al tuo immenso cielo,
    finchè
    la tua Luce magica 
    orienti sempre
    il mio navigare.
    .
    cesaremoceo

  • Froge, zoccoli
    e groppe madide
    d’equino sudore.

    Lezzo di sudore umano
    e di sangue dolcezza
    dolciastra

    …inizia dei cadaveri insepolti
    a diffondersi il fetore

    e umori vigliacchi
    trasudano
    da grembi d’innocenza violata.

    La bellezza è condanna
    la ricchezza incudine
    che di rado salva

    né povertà e inedia
    lasciapassare ad essere
    preservati dall’infamia.

    Saccheggi, consentiti
    e permessi abusi

    strascico d’affanno e dolore
    che appesantisce il passo

    qualunque abito tu indossi, e grava
    a incurvarti la vertebral colonna

    anno dopo anno per decenni… come stoffa
    intessuta di pietra e di macigno.

    Uomo, quanta capacità
    d’infliggere patire…

    Se volontà n’avessi del contrario
    le forze utilizzassi
    volte al bene

    né dolore né fame esisterebber più
    e vivere sarebbe inver di Dio la Grazia

    che ci farebbe degni
    di chiamarlo “Padre”.

    Dedicata ad Alessandro Vannini e al suo ciclo pittorico sul “Sacco di Prato” --- 18/11/2012 --- Beatrice Bausi Busi

  • "Sono ognuna di queste atterrite mani
    di queste paia di occhi inorriditi

    e sono veste lacerata
    da adunche grinfie
    vogliose di laida voglia animale.

    Guardo
    e sento strappi e ingiurie nelle carni

    putrescenti fiati
    e sgangherate risa
    d’una satanica oscenità.

    Il colore
    esce dal mezzo
    e mi si getta
    addosso

    come lava ocra e carbone
    sotto l’apparente cenere
    incandescente

    in mezzo agli altri astanti
    le carni mi ustiona
    fino a spolparle e son osso

    che il fendente ha tranciato, piaga
    intima che non guarirà
    e volontà di morte

    data
    attesa
    scelta
    ricevuta.

    Credo sia questo il motivo
    per cui son nata.

    Questo essere
    e farmi
    involontario e atroce

    mano, veste,
    carne violata, grido e
    successivo – terribile – silenzio."

    Dedicata ad Alessandro Vannini e al suo ciclo pittorico sul “Sacco di Prato” --- 18/11/2012  --- Beatrice Bausi Busi

  • 30 novembre 2012 alle ore 0:36
    Roma Marino

    Pini, li stai a vede
    tutti^si gobbi, 'zoppati
    da 'ë Gianne, i^Mistrali...

    Nun li scuci, che nun c'hanno
    vò' de lassà mamma Roma:
    strigneno forte la tera

    'mmezzo li diti-radici,
    strigneno forte le mano
    drentro le panze dii Colli.

    Storti e belli, co l'unghie
    corte, capocce stragonfie,
    succo che 'ppiccica 'ddosso
    pigne e frutta co'a coccia.

    Boni pe^'r mare, e 'mpo de
    fresco. So fatti pe fa la
    ombra, e pe li pignoli.

    Mica pe tutto sto vento.

  • 29 novembre 2012 alle ore 23:49
    Magia

    Può essere la notte bella
    se amore l'illumina
    come brutto il giorno
    se velato di pianto:
    è il nostro sentire portentoso
    che dal buio tira luce
    e che s'acceca col fuoco.

  • 29 novembre 2012 alle ore 20:39
    Monte Rosa

    E' stata la mattinata piovosa
    poi si sono sfilacciate le nubi
    aprendo all'orizzonte il sipario.

    Rivisto ho il lago dal colle
    le pecore dell'ovile al riparo
    ma soprattuto le cime alpine
    e al cielo trionfante il re Rosa.

  • 29 novembre 2012 alle ore 18:00
    Autunno

    Piovono gocce stellate
    dagli aceri che s’assopiscono
    su un cuscino di nebbia.
    Piovono dal cielo storie morte
    di promesse realizzate e
    trascorse, soddisfatte
    del sorriso strappato
    al tempo che passa
    e che si adagia
    ai piedi, sugli aghi di pino.
    Quel camino che fuma
    là, oltre il muro, canta
    le dolci ninne nanne
    e quieto macina sogni
    nel silenzio,
    Mentre chi ha da fare
    corre spento, corre aiutato dal vento:
    corre lontano da casa.
    …Ascolta!
    La melodia incrinata
    di un vecchio valzer
    all’angolo di una strada…
    Un violino che
    parla ai vecchi di vecchi amori,
    a chi si ferma un momento
    per dimenticare i suoi dolori
    e sorride
    se uno di loro lo invita a ballare.
    Ma anche tu hai da fare;
    allora lasci al vento
    la foglia che accarezzavi
    con due dita e rabbrividisci nel freddo.
    Ma so che spierai dall’aula
    il grigio di fumo e di nebbia.
    E che col cuore che corre nel vento
    spererai di ballare presto quel valzer
    all’angolo della strada.

  • 29 novembre 2012 alle ore 17:25
    Bella signora

    Nell’aria odore d’incenso
    Il giorno si fa da parte
    Per far posto alle stelle
    La luna domina dall’alto
    Ed respiro i suoi pensieri.
    Il gallo riabbraccia l’alba
    Che genera la nuova luce:
    La fata venuta da lontano
    Bella, bionda, pelle chiara
    Carina, liscia come velluto
    Viso di miele, occhi di luna
    Gelida dal cuore di ghiaccio.
    Il tuo passo di vento smorza
    Ogni mio timido sentimento
    Ogni sguardo segreto e taciuto.
    Donna incantatrice:
    Anonima, ermetica, misteriosa.
    Tenacemente la stessa:
    Con il sole, sotto la pioggia,
    Sulla neve, contro il vento.
    Vorrei navigar la tua mente
    Scrutare emozioni nascoste
    Spogliare sentimenti oscuri.
    Tu sfuggi, schizzi e sparisci
    Indossi un sapore straniero.
    Pare di capire, non so agire
    Ti prego esci dal tuo guscio
    Come un tenero passerotto
    Apri la vita all’altrui felicità.

  • 29 novembre 2012 alle ore 17:22
    Bella la natura

    L’azzurro del mare
    Muore tra gli scogli
    E vive oltre la riva

    Sull’erba color pascolo
    Vestendo pianure e monti
    Per sbiadirsi all’orizzonte

    Laddove le cime innevate
    Si nascondono solo a metà
    E sfumano oltre la sera.

    Fenomenale l’universo
    Ricco di prati e pascoli
    Selve, boschi, fauna e flora 

    Da pianure, valli e monti
    Ricoperti di grano maturo 
    Vigneti, uliveti e campagne

    Intanto l’anima urla gioiosa
    Verso l’armonia del Creato
    Enigma perenne per l’uomo.

  • 29 novembre 2012 alle ore 17:19
    Attimi di esistenza

    Al calare del giorno
    Si accende il silenzio

    E le riflessioni nel buio
    Dialogano con la luna

    Sono le memorie del cuore
    Che fioriscono nella notte

    Nel giardino delle stelle
    Che si nutre d’infinito.

    Il petto con il cielo in pugno
    E gli sguardi sull’universo

    Beve sorsi di vita inconsueta
    E briciole di bagliori sublimi

    Per fuggire dagli attimi
    Nell’illusione del tempo.

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:51
    Attese senza tempo

    Nuvole rosse e bianche
    Su paese fresco di luna

    La sera vermiglia incendia
    E illumina le ultime ombre

    La notte corre lentamente
    Verso il nascere del giorno

    Nel cielo abitano moderni colori
    Allietando visi cari al mio cuore

    E irradiano amore alle persone
    Già ricche di tanto calore umano.

    Giù a valle la fiumara mormora
    E avverte all’alto dell’Io per chi

    Decreta sulle attese senza tempo
    E sopra i rumori della mia gente

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:30
    Tre Cento novantotto

    La processione e' corteo di scimmie prognate e in velo che confinano con il refluo delle candele ormai stremate: cera fusa e ancora calda per un istante, museo di gocce pietrificate, Pompei liquefatta ed indurita, bianca plastilina nelle mani degli dei. Se tu vedessi di queste vie il mallo scoperto dallo scudo bronzeo del gheriglio, vorresti fughe già arredate e forse del mio sorriso rinnegheresti il verso. Ma se amarsi e' litania , il voto a cui ci crocifiggiamo , allora fammi spazio fra i tuoi martiri e mettimi al collo un battaglio o una sillaba con cui trovarmi quando si solleveranno i flutti e dall'azzurra eccitazione di quella lava fredda non distinguerai più il mio nome. 

  • 29 novembre 2012 alle ore 16:00
    Tre Cento novantasette

    La mia poesia ha la disperata generosità della garza già consunta, accorre rossa, mimetizzata di altri sfoghi , sulla ferita che ho per lucernario e rattoppa, sforzata, suggendo con una boccata sterile e vogliosa . Inzuppata del mio male fino all'ultima fibra, rilascia poi all'improvviso il succo di cui si imbeve: travaso più che emostatico, nero muscolo disteso dopo il crampo. Per questo non guarisco e gli stipiti delle mie ossa sono sempre marchiati a fuoco dalla giubba di un soldato preso al petto. E' da quel foro che il nemico spia del cuore l'antico verso, l'animale che va al macello e crede con un grido di spezzare la catena.