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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 29 febbraio 2012 alle ore 22:17
    La coperta gialla

    S'increspa,
    tutta
    rigiri,
    fino alle
    frange
    lontane
    al di là
    del cerchio
    di luce.
    Come la sabbia
    dorata,
    il suo giallo
    ha il denso
    calore
    di un pomeriggio
    d'estate.
    Un gran giallo
    pieno
    d'audacie
    che sfuma
    ai confini
    della luce
    sommessa
    di una lampada
    a fiori.
    Il tappeto
    celeste
    la chiude,
    come l'assalto
    del mare
    gli scogli
    assolati.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 21:03
    Fuori misura

    Fuori misura
    è la punta estrema
    di un amplesso
    che coglie i miei livelli
    in gaudia distorsione.
    Legata al corpo è l'anima
    ed allo stesso tempo
    dal corpo
    lei prescinde
    nella presenza,
    nell'assenza,
    nella distanza.
    Sei tu che leghi,
    mordi,
    fuggi
    e poi ritorni
    come me,
    come assassini
    sul luogo del delitto
    a confessar passione
    morbida e morbosa
    celata
    tra le pieghe della notte.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:32
    Cento 24

    Tutto quello che ho negli occhi, non è nel cuore.
    Io non sono cielo, piuttosto una stiva di cose malmesse,
    di dosi sbagliate, di pezzi sconnessi, di incastri smussati.
    Tutto quello che ho negli occhi finge un colore che non
    mi appartiene e questa recita azzurra smette quando
    apre la bocca un sipario di ottone, di figurine arrangiate
    dalla scena catrame, di cui, all'improvviso, ricordo
    di essere legittima e figlia.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:25
    Scivolando

    Tavole sottili
    guidano all’arrivo
    riflessi di coltre bianca
    segnano ogni passaggio.
    Bastoncini che bucano il manto
    lasciando solchi
    a creare fantasie, disegni
    simboli astratti come quadri.
    Nel significato profondo
    di arrivi ravvicinati
    curve esagerate
    corpi protesi a valle:
    è il traguardo.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:24
    Nuoto

    Schiuma ad ogni bracciata
    scia biancastra e spumeggiante.
    Lì a mezz’acqua
    il fisico provato dell’atleta
    respira e poi si immerge
    Poi, respira ancora.
    Un tumulto di spruzzi
    una simbiosi perfetta
    quasi fiabesca:
    l’uomo e l’acqua.
    Il tuffo iniziale liberatorio
    il tocco finale
    a bloccare il cronometro.
    L’acqua scivola
    via dai costumi
    gli schizzi di allegria
    è la vittoria.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:22
    Sportivamente

    Omini e colori
    Che cori in braghete
    Babe lucicanti
    Ghe salta le tete

    Meo zogar tenis
    Co la racheta
    La bala che cori
    Sicuro no speta

    E dopo in spiaggia
    El mega torneo
    Se forsi zoghemo
    Anderà meo

    La re de xe alta
    Che vada in malora
    E la caviglia
    Me fazo fora

    No semo campioni
    Stemo più atenti
    Chef ra i canestri perdemo do denti

    Mia moglie la disi
    Che son incosciente
    I tui avversari
    Xe mularia
    Che ga ‘ssai rispeto
    Ma se i poderia
    Sa che gomitate
    Che i te ficheria

    I fioi più pici
    Che stava vardando
    Siccome i veceti
    Stava perdendo
    I se ga alzado
    Incontro vignindo
    E tuti zigando
    I ne ga dito
    Andè zogar carte
    Che almeno per quel
    Se zoga ogni parte
    E i più veci
    I pol bndar vanti
    Anche un doman co i ani xe tanti

    In sela ala bici
    El vizzin de casa
    Tapado a fogo
    Perl ui xe un zogo
    Ma quei che lo vedi
    Co’l parti ingalado
    Ghe salta l’ocio
    Che’l xe ‘ssai colorado

    E po’ no se sa
    Quanta strada che’l fa
    Magari pian pian
    E de scondon
    El torna indio
    Dopo el primo cantron

    Co’ i ocialini
    Sul brazo inganzadi
    In piena estate
    Li vedemo smoiadi

    I costumi più strani
    Vedemo sfilar
    Che co i se buta
    I ghe sta per cascar

    Vien fredo e neve
    Ma i psortivi no mola
    Cussì in montagna
    I fa sbrissar la siola
    Vche se xe quele del sci
    Va anca ben
    Ma se xe dele scarpe
    No so chi li tien
    De una culatada
    A peso morto
    Che bota che mal
    No me son gnanca corto

    Scolteme però
    Xe tuti più tranqyuili
    Zogar a fremete
    Opur coi birili

    Perché anca col sci
    Se te va far fondo
    Dopo qualche chilometro
    Te diventi biondo
    Te se anemia la vista
    E sen o te me credi
    Anche la madona
    A volte te vedi

    Perché son mi el primo
    Lingua fin per tera
    Risolvo el problema
    con bela maniera

    son ndà in zità
    gò comprà unab grandina
    estate in spiaggia
    d’inverno in cusina

    fazo ginastica
    adominali
    e la tartaruga
    me xe vignuda
    solo pecà
    che la xe girada

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:20
    Pattini ghiacciati

    Lamine protette
    Solchi ghiacciati
    Voli magici
    Sorrisi esagerati
    Scivolano
    Con gli sguardi
    Di giudici spettatori
    Piroette e colori
    Vestiti luccicanti
    Danno linfa vitale
    Ecco l’applauso
    Ecco il finale

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:19
    The huntsman - Il cacciatore

    Dancing stars and silky blue sky
    they’re fixed in time for my delight.
    Crazy thoughts and dreams they fly
    chasing dawn they guard the night,
    hence my heart a huntsman seeks
    to pull the wicked thorn and numb the pain
    to save ephemeral hopes from battling in vain
    for the slow red of life leaves my cheeks.
    Astray I go with lips dry and parted
    even before to breathe I had started.

    Trad.

    Stelle che ballano e cielo blu seta
    immobili per il mio diletto.
    Pensieri pazzi e sogni volano
    rincorrendo l’alba sorvegliano la notte,
    dunque il mio cuore cerca un cacciatore
    per estrarre la perfida spina e fermare il dolore
    per salvare effimere speranze dal combattere invano
    poiché il lento rosso della vita lascia le mie guance.
    Mi perdo con labbra secche e semichiuse
    addirittura prima di aver iniziato a respirare.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:18
    Per San Faustino...Patrono dei Single.

    Che Senso Ha...La Libertà.

    Che Senso di Ebbrezza ti da,
    Vivere ed Amare in Libertà.
    Tu Ti Senti Padrone del Mondo,
    Cambiando Letto, Desco e Cuore...
    Ma Dove sta, il Vero Amore?

    Ma Non Ti Vedi? che Vai a Fondo?
    Non T' Accorgi che il Mondo è Rotondo?
    Si Nasce, Si Vive e Si Muore...
    Ma in Mezzo c'é Sempre, L' Amore...
    Che Aspetti a dar Senso alla Vita?

    Più Donne, Segnaron la Mia Vita...
    E con Molte Sarò, pure Stato Sgarbato...
    Alcune Le Ho anche, Veramente Amato!!!
    Ma è Chicca Colei, che m'ha detto: è Finita!
    Mea Culpa Gridai, Ho Stracciato Due Cuori...

    Cos'é Stata...soltanto Paura?
    Di Una Donna che, Non era Sicura?
    O per i Discorsi di Gente ignorante,
    Che Sì, Riteneva, Molto importante?...
    Sapevi Lei Era, Speciale e Sì Vera!

    Pazzo!!! Pazzo Mondo, Dove Vai?
    L' Esperienza insegna, ma Tu Non Cambi Mai.
    Ora la Vita, La Vuoi in Provetta,
    Mentre L' Amore, L' Hai Messo in Soffitta...
    E Quando il Tuo Giorno, S' Avvicina alla Sera?

    Continui a Tenere, Aperto il Tuo Cuore,
    Ci Conti che il Prossimo, Sarà Vero Amore.
    Ma Quanta Vita, Sei Disposto a Donare,
    Per Poter poi sei Mesi, indietro Tornare?
    Ma Continui a dire Amici, Che Facciamo Stasera?

    Chiudi La Porta di Casa Tua,
    Che Fredda la Lasci, Così la Ritrovi.
    L' Amore Non Entra, o Santo Faustino.
    Intercedi per Me, con San Valentino...
    Ma Che Senso Ha, del Single, La Libertà?

  • 29 febbraio 2012 alle ore 17:17
    Poesia...sei Tu la mia rima.

    Per San Valentino.

    Per Te Federica..."Amore di Chicca"

    Cos'é stato? un Lampo, un Abbaglio?
    No! mi sei Apparsa Tu...Cara Chicca...
    Come il Lampo che Squarcia le Notti di Luglio,
    Hai Acceso, questo Vecchio mio Cuore,
    Che Languiva, Anelando l' Amore...

    E' Lei...è Lei! il mio essere urlò!!!
    Colei che il mio cuore cercava era quì...
    Mi stava davanti...e il Mondo Svanì...
    Così Bella, come Dante di Beatrice diceva,
    Che l'Occhi non l'ardivan di Guardare...

    E che? chi è? che sarà? che farò?
    Divina per me Tu sei...e già T'Amo.
    Che han visto i tuoi occhi sì tristi?
    Ma quanto dolore traspare...
    Che T' hanno fatto...Amore?

    Un' Estate Amici...e poi nulla più...
    Quant' ero Felice con Te...
    Lo eri altrettanto anche Tu?
    Dicevi che Sì, Tu lo eri...
    Ma che non parlassi d'Amore...

    Destino Crudele!!!
    Che forse io non merito Amore?
    Che forse Tu non meriti Amore?
    Che han visto le Tue nere Pupille,
    Che hanno smarrito il Desìo???

    Ahimé son caduto in Errore,
    Perdono Federica! Ti ho spento nel Cuore,
    La Fiamma del nascente Tuo Amore.
    Era per me, che a casa Lottavi....
    Perché non dire, che era me che Amavi?

    Sei Fuori dalla Mia Vita, M'hai detto...
    Ed io, come un povero Negretto,
    A mendicar da lontano il tuo viso,
    Magari un sorriso! Troppo ho ferito il Tuo io...
    Ma come ho potuto! Amore Mio???

    Ora è l'inverno il Padrone,
    Di questo Mio Cuore Antico,
    Che come uno Stupido Clone,
    Si è perso il Suo Migliore Amico.
    E non sa più cosa fare né, che Santo Pregare.

    San Valentino mio bello,
    Messaggero che sei dell'Amore,
    Che L'Amo, fai sapere alla Chicca...
    E che, non Scorderò Mai quell' Amica,
    Che un Giorno, Ha Acceso il mio Cuore.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:54
    Ladri dell'Io

    I peggiori ladri di questo mondo
    sono coloro che ti rubano l'identità
    poichè non hanno loro stessi.
    Si cibano come i vermi che succhiano
    la putrida linfa dei cadaveri
    stanno lì e aspettano
    si regolano di conseguenza
    poichè non hanno nessun io da soddisfare.
    Sono meri ladri dell' Io

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:52
    Qualcosa di infantile, ma naturale

    Se avessi solo due piccole ali
    E fossi un piccolo uccello piumato,
    da te volerei, mia cara!
    Ma pensieri come questi sono cose vuote,
    ed io rimango qui.
    Ma nel mio sonno da te volo:
    sono sempre con te nel mio sonno!
    Il mondo è tutto proprio.
    Ma poi ci si sveglia, e dove sono?
    Tutto, tutto solo.
    Il sonno non rimane, nonostante le offerte di un monarca :
    allora amo risvegliare qui il rompere del giorno:
    perché nonostante il mio sonno sia andato,
    eppure mentre è buio, si chiudono i coperchi
    e si continua a sognare.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:51
    Charles

    Il mio cuore lento era solo triste, quando per la prima volta
    Scrutai quel viso di debole infanzia;
    Perché debolmente sul mio spirito pensieroso esplose
    Tutto ciò che ero stato, e ciò che il mio bambino potrebbe essere!
    Ma quando lo vidi sul braccio di sua madre,
    E pendere al suo petto ( lei tutto il tempo
    Era china sui suoi lineamenti con un sorriso piangente)
    Poi fui entusiasta e intenerito, e più calore
    Riempì il bacio di un padre: e tutto incantato
    Dalla oscura memoria e dalla paura ricca di presagi,
    Sembravo vedere apparire la forma di un angelo-
    Era persino la tua, amata donna mite!
    Così per amore della madre il bimbo era caro
    E più cara era la madre per il bambino.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:50
    Cos'è la vita

    Somiglia la vita a ciò che un tempo era ritenuto di luce,
    Troppo ampio in se stesso per la vista umana?
    Un assoluto stesso- un elemento infondato-
    Tutto quello che vediamo, tutti i colori di tutta l’ombra
    Fatto dallo sconfinare dell’oscurità?-
    La vera vita non è diretta dalla coscienza?
    E tutti i pensieri, le pene, le gioie del respiro mortale,
    un abbraccio di guerra di vita e morte in lotta?

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:49
    Alla natura

    Può essere in effetti fantasia, quando io
    Cerco di estrarre da tutte le cose create
    La gioia interiore, profonda, sincera, che aggrappa attentamente;
    E seguo nelle foglie e nei fiori che attorno a me giacciono
    Lezioni di amore e onesta pietà.
    Allora lascia che sia; e se l’ampio mondo ruota
    Nel simulato di questo credo, esso non porta
    Né paura, né dolore, né vana perplessità.
    Allora costruirò il mio altare nei campi,
    Ed il cielo blu sarà il mio duomo preoccupato,
    E la dolce fragranza che il selvaggio fiore produce
    Sarà l’incenso che io produrrò a te,
    Te unico Dio! E tu non disprezzerai
    neppure me, il sacerdote di questo povero sacrificio.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 15:48
    Addio all'amore

    Addio, dolce Amore! Ma non biasimare la mia verità;
    Mai occhio materno vide il proprio bambino più affettuosamente di
    Quanto io la tua forma; tue erano le mie speranze di gioventù,
    E quando tu plasmavi i miei pensieri io sospiravo o sorridevo.
    Mentre i più corteggiavano la ricchezza, o deviavano allegramente
    Nei covi segreti del piacere, ed alcuni in disparte
    Rimanevano forti nell’orgoglio, impacciati del merito,
    A te io davo il mio intero debole cuore speranzoso.
    E quando incontrai la ragazza che realizzò
    Le tue giuste creazioni, e aveva ottenuto la sua gentilezza,
    Dici, ma per lei se dovessi sulla terra io stimai!
    I tuoi sogni solo feci, e presi la tua cecità.
    O dolore! – ma addio, Amore! Andrò a rappresentarmi
    Con pensieri che mi piacciono meno, e meno mi tradiscono.

  • 29 febbraio 2012 alle ore 3:17
    Mio padre

    Una forza poderosa,un porto di conforto,
    la certezza in mezzo ai dubbi,la protezione
    dai marosi crudeli del destino. La tua lontananza
    è un dolore subcutaneo,l'anima geme,lacrime soffici
    scendono sulle mie guancie,ma mi rassegno al
    divenire delle cose,ed alla tua assenza. A  modo nostro,
    siamo due eroi.

  • 28 febbraio 2012 alle ore 21:03
    Della prescrizione giudiziaria

    Gran bella invenzione la prescrizione
    che assicura della bontà della legge
    chi con gli avvocati sa tenere duro
    e a suo piacere allunga il processo.

    Nel Belpaese patria del diritto
    non poteva mancare il rovescio
    e ha torto chi strilla all'ingiustizia
    perché agli accusati poveri non calza.

  • 28 febbraio 2012 alle ore 15:36
    Cento 23

    Il tuo nome ti piace smembrato da bocche leggere
    e facili al lucchetto delle parole che impasti
    con audacia e talento. Loro pescano bene
    all'amo che tendi,emergono solleticate dal
    luccichio sgusciato dal fondale dei tuoi inferni.
    Il tuo nome ti piace diviso in due passi uguali:
    germoglio e germoglio, fumo più lento
    da comignoli della stessa misura.
    Ma io voglio dirlo con una fiocina d'uomo,
    voglio prendermi ciò che mi spetta dalla tua carne:
    il bulbo dallo stelo, la radice dal tronco.
    Non mi sfamano le forme, io non affiorerò improvvisamente,
    piuttosto la mia tana godrà in basso del favore
    che non arriva, forse anche dell'abbandono.
    Voglio stupire la mia vita con un balzo che metta
    la tavola a gambe in aria e pronta all'amplesso di un nuovo digiuno:
    innamorata lo sono, adesso aspetto solo che passi questa stazione.

  • 28 febbraio 2012 alle ore 13:37
    Cento 22

    L'ultima poesia avrà i tuoi nervi,
    tronfia giugulare che non sta più alla catena.
    Avrà il piglio della tua bocca quando si addormenta prima degli occhi
    bella ed imperfetta trina di cuciture , oscena gonna di tendini,
    eccitato capillare profumato di nuove stesure.
    L'ultima poesia avrà il tuo sterno, i tuoi femori:
    batterà se lo chiedi, camminerai se l'aspetti.
    Avrà la memoria indisciplinata della tua pelle
    quando raggruma  dove ancora non è finita la notte,
    dove il freddo tira il morso che stacca.
    L'ultima poesia continua a scalciare con il dispetto
    del feto impaziente alla fame.
    Tu non sai di quanto ancora sarei capace su questa pagina
    se solo sentissi che non ho più un posto tra le mie dita
    da cui scivoli via, che non trovo indifferente un solo mio osso
    al desiderio che ti corre incontro.

  • 28 febbraio 2012 alle ore 13:33
    Cento 21

    Ho smesso presto la bambola rossa: aveva modi
    bistrati, un dritto sorriso di megera arruffata sotto l'abito puro.
    Io credo sia bloccata lì la coda della mia infanzia:
    una lucertola di borotalco imbavagliata che impazzisce sotto un bicchiere.
    Credo siano infilati nel nido ferroso di un portone randagio
    i miei occhi di cinque anni, sospesi e contenti,
    come a volte stanno tante sconsiderate pozioni.
    Forse per questo spesso non riesci a trovarmi:
    non viene ancora via la fuliggine del pomeriggio
    in cui bruciavo, la cui graticola è un permesso di fine e restate,
    una voce che pressa il mio nome e ci fa un trucco
    con cui vestire un'ala malata da festa.

  • 27 febbraio 2012 alle ore 23:47
    Il Contrario

    Fosse di luce, io sarei nascosto, tacito
    e fuggirei l’invasione del raggio
    solo per ritrovarmi timido e vero
    nell’angolo buio e spigoloso del consueto.

    Sapesse ascoltarmi, io smarrirei gli argomenti
    e custodirei le intuizioni tra cenni scontati 
    nel bianco candore di un sorriso,
    o in una smorfia, per chi sappia leggerla.

    Mi arrenderei anche a parole invernali
    lasciando che illusione conservi delusione
    tu non gettarti, anima, in foreste di sensi indiscreti
    ma lasciati amare da chi non sa spiegarsi.

    Raffaele di Ianni

  • 27 febbraio 2012 alle ore 15:02
    T r a t t e n e n d o … il respiro

    La città della sera
    -come un mappamondo di stelle
    ubriache di malinconia-
    riflette un cielo d’occhi
    dispersi
    tra coni d’ombra
    e vicoli in preghiera…

    Le strade son deserte,
    deserti
    di
    silenzi
    colmanti vuoti inesplicabili
    d’incanto
    …e solitudine

    Ed io?
    E tu?

    Io ti vò cercando…
    …tu mi stai spiando
    da dietro una finestra socchiusa,
    t r a t t e n e n d o  il respiro…
    per non appannarmi…

    Su quale uscio
    il vento
    venderà
    il tuo profumo?

  • 27 febbraio 2012 alle ore 13:30
    Cento 20

    Tra tutti i miei gusti, è vogliosa e  superstite solo
    la bruna parola a cui faccio acconciature superbe
    e levigo le ossa spezzata da  amori indigesti.
    Non vorrei camminassi disattento sui monconi
    che sbellicano la mia pelle con germogli improvvisi,
    con parti dalla sorpresa appuntita.
    Ecco perchè fra il tuo passo e la mia vita,
    ho infilato un guscio di molli certezze che a volte
    tu chiami attesa, a volte speranza.
    Ecco perchè mi copro di lettere come di laterizi:
    la mia gabbia è un carcere onesto a cui il tuo pensiero
    concede una ronda discreta.

  • 27 febbraio 2012 alle ore 13:27
    Cento 19

    La tua traccia di nord mi infiamma la lingua
    come fosse mosto di sud. Tu hai spostato i miei venti,
    dirottato il sole come una spina, oscillando l'ago
    di cui bramo la punta rovente, hai asciugato dai miei nervi
    il sale in eccesso, fuso un battaglio nel mio ventre ormai sordo.
    La tua traccia di nord mi sveglia ogni giorno con un girone
    d'inverno: non sento più lo scirocco dove muoio, ma solo
    il fumo, il freddo crepitio del desiderio con cui mi hai invasa.