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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 marzo 2012 alle ore 21:32
    Dolore digitale

    Eccola
    la mano del tempo
    che si allunga
    ed al rallentatore
    apre il suo palmo
    avvicinandosi
    al vetro dei miei anni.
    Strano calore emana
    che si fa condensa
    a contrasto
    coi contrasti miei interiori
    che picchiano sul vetro
    e lentamente sfumano
    intorno alle falangi.
    Dolori digitali
    sento vivi il solo istante
    che precede il tocco,
    che come morfina
    iniettata nel contatto
    tutto cancella all'apparenza.
    Ma le falangi temporali
    son roventi
    e nell'impatto freddo
    con il vetro
    il tempo schianta
    e vola in mille pezzi.

  • 31 marzo 2012 alle ore 16:25
    Cos'è il mare

    non puoi spiegarlo
    alla bimba dagli occhi di luna
    se non l’ha mai visto prima

    se non è rimasta rapita
    dal ricrearsi sull’acqua
    di riflessi dorati
    -ed è poesia…

    lei può solo sognarlo – il mare –
    come una carezza di vento
    salato e spazi
    aperti e voli…

    vederlo nel proprio cielo
    alla stregua in cui s’immagina
    un altrove
    chiamato paradiso

  • 31 marzo 2012 alle ore 15:10
    Stormi di foglie

    Stormi di foglie

    migrano al suolo

    e la vita sfila

    su questa passerella,

    in tutti i suoi abiti.

    Gli occhi di uno dei fedeli

    di questa zattera a motore

    mi guardano,

    freddamente intensi e vivi,

    lontani da un corpo

    che si affida ogni giorno

    a questa balena di ferro,

    che spruzza fumo e naviga nell’asfalto.

    Madri affaticate da poco,

    stringono nuovi arrivi;

    parole di ragazzi che si perdono

    come il sole tra quest’umida,

    plumbea panna di cielo,

    e io che dimentico o abbandono

    la mia mente.

  • 31 marzo 2012 alle ore 15:04
    Il senso della mia vita

    Ascolta questo vento, un vento che accarezza i tuoi ricci dorati
    è l'amore è il mio amore
    ascolta il profumo della gentilezza e della dolcezza
    è l'amore è il mio amore
    i tuoi sorrisi lustrano questa mia vita
    i tuoi occhi mi afferrano e spogliano la mia anima
    la tua materia esalta il mio ardore
    tu sei la custode di questo piccolo uomo
    tu hai le chiavi del mio cuore
    io sono il misero vassallo della tua essenza
    guarda la', ci sono dei bambini che ci sorridono
    corrono verso di noi proprio come corrono queste nostre vite
    una accanto all'altra in un percorso impervio, ma pur sempre una accanto all'altra
    la forza dell'amore non stanca la nostra corsa
    spero di incontrare i tuoi occhi anche dopo questa vita
    e se cosi' non sara' moriro' due volte.

  • 31 marzo 2012 alle ore 14:15
    Cento 75

    Ti vedo arrivare  che la sera non ha ancora
    grugnito, una mela di gesso è la luna e violenta, sta
    sola in croce in un cesto di rondini, in un ghetto di buio,
    in un gesto di azzurro con cui le nubi fanno finte di nidi.
    Tu hai fama di grande solitudine, dicono vieni a bere
    la vita dal pozzo più sciocco, ma meno sguaiato.
    Dicono di averti svestito tante volte per darti calore,
    hai stima di ferro battuto da freddo, che non hai
    mai preso la piega, la via del ritorto.
    Di te dicono una storia di mare sporgente, di
    finestre assordate dal sale, di funi e di fughe.
    Io ti riconosco più facilmente la sera se ti vedo arrivare
    e non c'è boria nella tua bocca, ma il gomito di un vento
    educato che ha la faccia di Abele.

  • 31 marzo 2012 alle ore 13:24
    Cento 74

    MI curano la tristezza come morbo, ogni tanto
    scostano il bacillo sul comodino, virulenta
    abatjour e credono in questo modo di allentare
    il contagio, di sciogliere la pustola  che mi attracca
    sotto l'anima un'altra pizzuta dose di veleno.
    Poi hanno un lampo di genio: prendono bende e bande
    come grano e le stendono attentamente sui miei giorni,
    forse pensano sia una rottura da assolvere, una perdita
    da educare,  un guaio momentaneo. Non hanno in effetti
    manuali di pronto uso alla mia stregua, il montaggio è
    stato frettoloso e casuale: così provano rimedi che durano
    una notte. E quando si alza la febbre di un'altra sconfitta,
    accendono un moccolo e non sanno che così non allontanano
    niente, solo mi tradiscono ancora, che non possono pretendere
    un sorriso se non gli procurano l'invito.

  • 31 marzo 2012 alle ore 7:24
    Figlie

    Eri di la seduta
    a leggere i tuoi libri
    per il tuo diletto
    ti pensavo immersa
    in questo tuo piacere
    non volevo disturbare.
    Poi tu stessa capendo
    la mia evidente ritrosia
    mi hai preso per mano
    accompagnandomi
    nella mia difficoltà.
    Il mio respiro
    affannoso,ii miei occhi
    stanchi,non mi hanno impedito
    di vederti come sempre
     ti ho sognata.Vera!
    E tu,lontana,dentro i tuoi
    i problemi,già sentivo
    la tua voce che mi chiedeva:-
    Papà tutt'ok?
    Certo! Per uno che ha
    la fortuna di avere due
    figlie così,come può
    essere la vita?
    Felice!

  • 30 marzo 2012 alle ore 14:53
    Cento 73

    Adesso che sei invischiato nella mia stagione
    come in una cuccia di miele il muso dell'orso,
    come una lingua nel muschio, adesso che hai
    fatto il biglietto per portarmi via un'altra parure
    d'inchiostro che adorni il tuo nome, adesso
    mi chiedo quale fra i miei angoli credi
    sia ancora da calcolare? Forse non ti piace
    il mio neo, quel corvo senza becco che mi sta
    sul seno come fosse un pulsante dove riaccendermi
    il cuore, forse non ti piace il nodo del mio ventre
    arrossato da troppe incuranti settimane di attesa.
    Ecco perchè tengo lo sguardo puntato là
    sotto come una balia: da sempre mi chiedo
    se ho forma di tana o di rovo, se metterò più
    piume o più spine.E tu che ti sei imbarcato
    su una zattera che si è finta scialuppa,  non
    hai a volte nostalgia della gomena? Se così
    fosse, non darmi quel giorno:  prendi il largo
    o attracca e lascia che trovi la tagliola
    in cui ti ho insanguinato il passo slacciata
    come un bottone di sole sfuggito all'asola della nube.

  • 30 marzo 2012 alle ore 13:26
    Cento 72

    Vorrei venisse e adesso il giorno
    in cui il tuo cuore sarà la mia stanza
    e rassettando le vene e gli atri al tuo
    prossimo passaggio, mendicherò un po'
    di oscurità su, dalla feritoia sguaiata dello sterno
    per prepararci il letto, un assunto di carne e sudore,
    madido da mattina a sera dei nostri pensieri.
    O dei peccati.I ventricoli saranno ventriloqui
    del mio battito: non mi sforzerò mai più
    di vivere e stendere la bianca libagione
    delle mie passioni stentate alla gogna
    del pubblico giudizio, nell'arena degli sguardi
    indiscreti che mi dicevano piena a metà,come
    un bicchiere mai generoso, dissuaso dall'essere sazio.
    Vorrei venisse e adesso il giorno in cui il tuo cuore
    sarà il mio ultimo pasto, la candela, la data di inizio e
    di fine, il giaciglio, il bastimento dei fiori,la preghiera
    detta mentre  si spengono gli occhi ed il sonno è
    così distratto da dimenticare il risveglio.

  • 30 marzo 2012 alle ore 12:09
    La domenica specialmente

    La domenica specialmente
    quando non c'è nessuno in casa
    e siamo là verso la fine di giugno,
    vado fuori sul terrazzo
    per stare a sentire che al di là dei muri
    la città sta zitta.

  • 30 marzo 2012 alle ore 12:08
    La capanna

    Tra finestre, finestrini, fessure,
    tapparelle, buchi e sportelli,
    dentro la capanna ce n 'erano
    più di cinquanta e Omero
    per una settimana e più si è messo
    a guardare quello che si vedeva fuori.
    Prima di tutto gli alberi che i contadini
    piantavano attorno a casa: il gelso per
    l'ombra sul pozzo perché
    le donne nel tirare su l'acqua non prendessero
    un colpo di sole, il noce che tiene lontane
    le mosche, il vinco per i canestri e
    i cesti che facevano i vecchi nella veglia,
    il tamerice per le ramazze che pulivano
    la stalla e l'aia, la siepe del sambuco
    contro il verme solitario
    e poi il canneto che dava le canne nuove
    per la vigna. Tutto questo era ancora lì,
    ma dei pagliai erano rimasti solo i pali
    ficcati in terra
    coi fili di ferro allentati
    che non tenevano più fermo lo strame
    contro le burrasche del vento.

  • 30 marzo 2012 alle ore 12:06
    Ottobre

    La prima volta che l'ho visto
    rivoltava delle pere
    per metterle con la pancia al sole
    nel punto dov'erano ammaccate.
    Poi aveva disteso dei semi bianchi di zucca
    sopra una latta arrugginita
    per togliergli quell'umidore che avevano addosso.
    Le mele erano mollicce
    anche se le aveva avvolte nella paglia
    sulla sponda d'erba
    che scivolava fino all'acqua del fiume.
    I grappoli d'uva parevano dei mucchietti
    di pallini da caccia
    e i cavoli stavano inchiodati a terra
    con gli orli come fossero di ferro e lui
    gli buttava addosso della cenere con un cucchiaio.
    Insomma l'orto era un ospedale
    e lui faceva da dottore, dato che dalla Russia
    era arrivato quel polverone
    che aveva rotto il cielo che stava alle finestre
    e cancellato gli uccelli; le foglie degli alberi
    e la faccia della gente parevano dei cartocci.
    Si chiamava Eliseo e aveva ottant'anni e più.
    Era restato solo a vivere col suo orto
    a Ranco, una borgata di case abbandonate
    dove in ottobre se tira vento
    piovono le noci sui coppi
    e dentro le camere vuote
    capitano per sbaglio i calabroni
    che poi non sono più capaci di trovare
    le nuvole e i raggi del sole.

  • 30 marzo 2012 alle ore 10:37
    L'indifferenza e l'amore

    Ho incontrato Il vento
    mi ha chiesto
    dove correvo

    Ho incontrato la tristezza
    mi ha chiesto
    perché tanto dolore

    Ho incontrato l’uomo
    non mi ha chiesto nulla
    ma gli ho donato il cuore

  • 29 marzo 2012 alle ore 23:59
    Confessione

    La vita ci ha presi per mano
    attirandoci l'un verso l'altro
    in uno strano destino,
    L'amore che ci siam dati,
    più intenso di quello
    che ci siam giurati,
    ancor prima d'amarci,
    ha fatto
    si che i nostri cuori,
    liberati dalla solitudine
    che li avvolgeva,
    emanassero
    emozioni forti
    abbattendo i nostri limiti.
    Il tempo,come sempre,
    ha dato ragione 
    ai nostri sentimenti, puri,
    riempiendo d'invidia
    chi pensa
    di essere padrone
    anche nella vita degli altri
    vivendo solo il suo credo.
    Ora mi accorgo che 
    non posso più
    fare ameno di te.
    ti amo

  • 29 marzo 2012 alle ore 20:27
    Eros

    Se due corpi si cercano
    è perchè sentono una mancanza.
    Se due corpi si trovano
    è perchè sentono che 
    in due si è più forti
    Se due corpi si uniscono
    è perchè sentono che
    solo in due si è Uno
    Se due corpi generano una vita
    è perchè capiscono che 
    solo così continueranno 
    a vivere per sempre.

  • 29 marzo 2012 alle ore 20:10
    La brezza del vento

    Mi sveglierò in riva al mare
    lontano dalla musica di sempre
    che riempie la mia mente

    e, mentre il sole mi suggerisce
    la via per la gioia,
    seguo un gabbiano lasciando,
    nelle impronte sulla sabbia,
    tutte le tristezze che alloggiavano nel cuore.

    E come se mi preparassi
    per un viaggio senza meta
    lascio che questo vento sulla pelle
    allontani le ferite e tutte quelle parole

    e tra la brezza il passato mi confessa
    segreti che in realtà mi appartengono
    così ricordando trovo la forza
    di affrontare nuove sfide
    come le onde del mare continuamente
    affrontano la battigia che mi bagna.

  • 29 marzo 2012 alle ore 20:07
    La follia dell'amore

    Cos'è questo luccichio che leggo nei tuoi occhi
    se non la nascita di una lacrima che non sopporti
    E si ripete la stessa storia del tuo dolore
    che sempre ritorna con le amare parole
    come quelle che ispirano una canzone triste
    come quelle che fanno male
    più di ogni altro gesto o discussione...
    Cos'è questo silenzio che attorno si espande
    come se fossimo stati sommersi nelle profondità
    di un oceano appena mosso dai nostri piccoli errori ?
    E questa improvvisa musica che sembra provenire
    da un pianoforte impazzito
    che non tenta a fermarsi
    è forse la risposta ai tuoi silenzi?
    Non leggo che rancore nel tuo cuore
    non sento che poesia nel tuo animo
    che tace, attende e sospetta la nostra stessa follia
    che vuol provare a comprendere tutta la vita
    in poche briciole di tempo
    senza sosta
    senza riflettere nemmeno per un momento.
    E poi sorridi senza motivo
    e mi rendo conto di poter continuare a sognare
    restando a guardarti senza parlare
    e sarà forse l'essenza del mio amore
    che mi sconvolge restandoti vicino...
    sarà sempre la solita follia di voler tentare
    sempre e comunque... semplicemente ad amare.

  • 29 marzo 2012 alle ore 20:03
    Oltre ciò che sento | Testo canzone

    Arriva da lontano un suono che mi cattura
    e che sembra giungere
    da qualche forza della natura
    ...ed improvvisamente un silenzio
    pervade l'anima e mi fa star meglio...
    e poi mi accorgo di poter ancora amare
    e di poter ancora sognare
    come quando mi soffermavo ad osservare il mare...
    E come non poter ricordare
    quando seguendo il volo di un gabbiano
    lasciavo cadere una lacrima sul mio viso
    nata da una strana ed umana sensazione
    tra quello stare bene e il voler ancora sperare
    che un giorno o l'altro tutto potrà passare
    anche se spesso non so resistere
    e non trovo la forza e il coraggio di gridare
    io so di certo che tutto ciò che è stato donato
    non si perda (mai) nel cuore di chi ha ascoltato
    non si perda (mai)
    perchè nascosto soltanto in qualche parte del creato.
    Eppure canto, canto... canto
    mentre sento piangere lontano
    qualcuno che cerca di capire
    come una vita possa finire
    e poi lo vedo domandarsi
    come poter ricominciare tutto
    senza più sbagliare...
    andare... andare... andare
    andare avanti è la soluzione
    senza fermarsi troppo a pensare
    altrimenti si rischia di affogare
    in una mente che affoga tra milioni di pensieri.
    Dimenticare no (mai)
    Continuare sì (sempre)
    ... e arriva da lontano un suono nuovo
    che portato dal vento mi donerà parole
    senza più ferite... adesso vedo sorgere il sole.

  • 29 marzo 2012 alle ore 19:49
    Dietro ad un sorriso

    Sorrido come se fossi l'uomo più felice
    e non mi sorprendo quando c'è qualcuno
    che spontaneamente me lo dice.
    Adesso però tace quell'effimera presenza
    che mi lascia uscire senza accorgermi la sera
    di quel battito che mi fa male ancora
    ma che in un silenzio maledetto... resta.
    Vorrei che spesso questa mia testa
    si svuotasse di tutti quei pensieri tristi
    che fanno male al cuore
    e che fanno dimenticare l'amore con il suo forte rumore.
    Vorrei che dietro ad un sorriso
    ci fosse l'accortezza di una semplice occasione
    che se fosse possibile riscoprire in ciò che riesce a muovere...
    a muovere la vita con tutte le emozioni
    che nel tempo diventano ricordi
    tra milioni di parole
    tra milioni di colori, visi, feste ed altre mille situazioni.
    Vorrei... vorrei... vorrei che dietro ad un sorriso
    fosse letta la verità
    fosse letta quella realtà
    che come può far male, può anche curare...
    può... anche curare.

  • 29 marzo 2012 alle ore 19:45
    Alla deriva

    Cerco alla deriva
    l'invero del mondo
    il mormorio delle stagioni
    e quel colle cavo della livrea terra.
    Quel preludio di ameni ricordi
    che si frantuma in una fievole spiaggia
    di desideri profondi.
    Alla deriva,
    al di là del bene e del male
    tra gli stormi selvaggi di guerra
    cerco il lusinghevole vanto del peccato
    che vagheggia ingannevole
    ai confini del giorno.

    FILIPPO GIGANTE

  • 29 marzo 2012 alle ore 19:44
    Respiro di Madre

    Guarda c'è l'aurora...
    con me è ogni giorno.
    E' nei miei sguardi
    che si confondono
    tra i tuoi.
    Sei l'aurora
    della mia vita
    e con essa
    rimarrai.
    Asciugherò le tue lacrime
    e le tue sofferenze,
    leggerò i tuoi pensieri
    e i tuoi sorrisi
    anche tra i tuoi capelli bianchi.
    Guarda l'acqua del mare
    tra le rocce
    e quella conchiglia...
    ha la tua voce.
    La prenderò per me
    per sentire per sempre
    il tuo respiro di vita,
    il tuo respiro di madre.

    FILIPPO GIGANTE

    "Intima la lirica, quasi ci fa respirare il profumo del mare mescolato a quello soave della Madonna"
    (Ludovica Mazzuccato, poetessa e Responsabile del periodico FINESTRE APERTE)

  • 29 marzo 2012 alle ore 19:19

    Là dove l'azzurro s'inzaffira
    nel lume alto del giorno
    lo sguardo l'acque disfiora
    il cuore ricerca al palmizio
    tenerezza creduta smarrita.

    E' primaverile di lago trionfo
    con la camelia che s'emoziona
    al complimento del rododendro.

  • 29 marzo 2012 alle ore 18:16
    Nell'attesa

    Nell’attesa
    porto a termine le mie elucubrazioni
    Guardo
    Osservo la gente
    Ne spio quasi le movenze
    Gli atteggiamenti
    Cerco una sorta di dialogo con gli occhi
    In vece di quel rapporto
    Disperatamente anelato
    Linfa vitale dell’esistenza
    E quasi mai realizzato
    Qui è tutto uno sfilare
    Di gente indaffarata nel proprio lavoro
    Vanno tutti di corsa
    Vanno tutti di corsa...
    Che voglio dire?
    Non so!
    Qui ci son tavoli
    E gente che mangia
    E va beh! Mangiate...
    Mangiate...
    Io lo so che non vi potete fermare
    Solamente per parlare con me
    E che non potete parlare
    Mentre tutto un cibo vi ingolfa la bocca
    Solo trilli di cellulari
    Arrestano perentoriamente
    Il triturare delle vostre mandibole
    Avete uno sguardo adirato
    Si vede
    Mentre la mamma la moglie
    l’amante la zia l’amico vi chiama
    Che cazzo ti chiami?
    Non vedi che mangio?
    Eppure ridete
    Fingendo piacere...
    Osservo
    Continuo a osservare
    Io solo
    Distante dal tavolo
    Son come quell’occhio malato
    Che spinto da insana passione
    Registra ogni schiocco di lingua
    Del vostro agitato mangiare
    È un’insulsa serata
    Poco speciale
    Guardare gli altri
    Sostare ad una tavolo
    A rifornire le viscere?
    No!... Non lo credo...
    Può sembrare ossessivo
    E così è, se vi aggrada...
    A me
    Di persona
    Non me ne può fregare di meno
    Di ciò che vi aggrada
    Io so ch’è un’arte
    Osservare
    Cibare gl’occhi di sguardi
    Di membra, di fette di culo e sorrisi,
    di smorfie e pensieri
    Di quelli che fingono assenza beata
    Mentre impudico
    Scruto l’essenza
    Di quel loro ispirato mangiare.

  • 29 marzo 2012 alle ore 16:37
    La Pioggia

    Gocce di malinconia e tristezza che cadono dal cielo come lacrime che scendono dai nostri occhi,

    e' la pioggia
     
    pare che la sofferenza del mondo evapori su in cielo e cosi' piove

    mi affaccio e osservando la pioggia penso che qualcosa potrei fare

    ma da solo non si puo' , da solo non ce la faro'

    e cosi' continua a piovere..

  • 29 marzo 2012 alle ore 14:06
    Cento 71

    La mia migrazione era già stata fissata: di ramo
    in ramo non si squittiva altro che la storia dell'ala
    malata improvvisamente agghindata come una
    tovaglia nel cielo a dire la sua. Non sono mai
    stata cretura da stormo, mi sono sempre
    piaciute le file in disuso, il finto ritardo per
    essere incinta di un nascondiglio che mi
    tenesse buona e protetta dall'attenzione
    delle avanguardie. La coda, l'ultimo banco,
    la fronte appena accennata nella foto
    di fine anno. Come fossi stata aggiunta
    poco prima di ogni inizio ad accomodare
    meglio un  bordo che di me non aveva mai sete.
    La mia migrazione era già stata fissata: ho carburato
    le piume, rodato  le spalle, ingranato sul viso la marcia dell'aria.
    Ma non sono mai stata padrona del mio volo, piuttosto di
    strettoie, picchiate, cedimenti. Vorrei averti adesso qui accanto
    ad incitarmi il tuffo: vorrei che mi insegnassi la mia voce,
    dopo quella dei merli.