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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 gennaio alle ore 20:56
    Nel mio Paradiso piove sempre più spesso

    "Il gusto piacevole del vivere
    non sta nel sapore della vita
    ma nella coscienza
    con cui la si affronta"(cesmo)

    Nell'incisività dei più intimi pensieri

    impregnati di stinti ricordi
    che accentuano le sfumature della vita 

    utopie e apatie della coscienza 

    mi carico del mio vissuto

    per affrontare il riflesso
    triste e solitario delle mie azioni

    in specchi in cui rifrange sempre

    l'immagine di un letto disfatto
    a ritrarre l'avvicinarsi veloce del futuro

    E mi ritrovo ormai 
    con l'anima inaridita

    a non assorbire più 
    le ubriacature delle emozioni

    e con i sentimenti a dilatarsi o restringersi
    per assecondare quel che resta del cuore
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 31 gennaio alle ore 20:34

    Caro cuore, non è che non sai più amare. Hai solo smesso di credere nell'amore a senso unico. Hai smesso di rincorrere l'impossibile e chi non vuole farsi trovare. Hai capito che restare non sempre aiuta. Caro cuore tu sai ancora amare e sai amare in un modo più completo e vero. Sai amare meglio perché adesso sai che in amore “Volere è potere” non esiste, perché a volere si deve essere in due. Lo sai fare meglio perché adesso sai che la prima persona che deve aver cura di te è proprio quella che ti porta nel suo petto.

  • 31 gennaio alle ore 18:40

    Sentirsi "GRANDI": Avere sempre la convinzione di essere nel giusto. Pensare che una forza fisica possa superare una forza mentale. Essere convinti di non sbagliare mai. Pensare di saper insegnare tutto e non aver bisogno di imparare niente. Pretendere e non rendersi conto mai che non stiamo dando un cazzo. Essere "GRANDI": Essere sicuri di se con la certezza che non siamo impeccabili e perfetti. Dare senza pensare troppo se riceveremo altrettanto. Insegnare quello che si sa e imparare da chi ne sa più di noi. Riconoscere i propri limiti e i propri difetti. Sapere che per distruggere a volte basta un semplice silenzio, senza la necessità di alzare le mani.

  • 31 gennaio alle ore 18:01
    Come libro che ha trovato il suo autore

    Ho cercato mille modi per non chiamarti

    e le parole son rimaste mute

    come pensiline alla fermata del tram

    sotto la pioggia

    in attesa d'un tempo sospeso

    e di lacrime asciutte.

    Ho studiato mille nodi per trattenerti

    ma ogni laccio è divenuto cenere

    come fermaglio tra labbra lascive

    che cadono sulla notte

    e note grevi

    su spartiti di limoni acerbi.

    Ho respirato il profumo dei tuoi orgasmi

    tra lenzuola diventate opache

    nell'indolenza delle mie allitterazioni

    e sarcasmi d'autore

    come piaghe aperte

    quando il mio cuore è orfano di te.

    Ho scritto il tuo nome a chiare lettere

    sulle pareti della mia anima

    innamorandomi del loro eco

    e dell'armonia delle tue pagine

    come libro che ha trovato il suo autore

    nell'immortalità di ogni attimo vissuto insieme.

     

  • 31 gennaio alle ore 16:06
    per costruirsi una vita

    per costruirsi una vita
    ci vuole una vita intera
    per demolirla è sufficiente un solo secondo
    un pensiero ramingo uno sciagurato sogno di finito ed effimero
    sotto questo precario cielo di periferia

    per costruirsi una vita ci vuole tutto il cammino e al tempo stesso ogni singolo passo
    e la felicità se arriva è soltanto un lieve soffio di vento,
    è la pace che senti quando si scioglie la neve a fine inverno 

    ma è solo un attimo fuggente
     ed è già tempo di riprendere il cammino verso l'incrocio con il possibile, all'incontro con la nostra rosa dei venti

    per costruirsi una vita 
    è necessario prima o poi, in qualsiasi momento del cammino,
    almeno per una volta avere un pensiero un desiderio un sogno di infinito
    presso questo nostro quotidiano e precario sempre
    sotto questi grigi cieli di periferia
    e che così sia

    Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/01/per-costruirsi-una-vita.html

  • 31 gennaio alle ore 15:35
    Insieme

    Mai gelida mano ci separi
    mai vento del nord
    né saette
    né bieco cielo nero cadente.
    Mare si plachi accolgano
    gioiose sue onde materne
    sogno ansia mani tremanti
    avidi corpi ansanti.
    E dunque tu
    non volare
    su me posa tue labbra corallo
    tua bocca
    a mio orecchio giocoso
    come rosea conchiglia
    tacendo ascolterò
    canto del mare
    inno di verdeggianti vette
    lieve tremula voce
    musica di cuore amante.
    Abbraccia stringi
    forte stringi e porgi
    a denti imploranti
    seno dolce fragrante
    ove lasciare segni lucenti
    di cocente notte
    d’eterna passione.
    Amore vissuto
    in aureo fondo
    ove fuoco divora
    in cieco flash di tempo
    a te me lega sempre
    schiavo libero in cielo
    beato.

     

  • 31 gennaio alle ore 15:33
    Quel momento

    Fermati sull’uscio ferma e guarda
    ossa sanguigne
    fiamma come erba porpora su mio viso
    fame strazia mio cuore
    di seno odore di luna
    liquoroso ventre
    docili gambe
    distesa terra ove giocosamente vago
    bagno arse mie labbra.
    Prima che niveo letto
    di piuma abbracci aureo corpo
    e latte e miele inondi mia bocca
    lascia che dica una parola
    una parola sola
    grondante del tormento
    di impeto dolce e forte
    perché Amore è spada
    trafora e ammazza
    è paradiso e inferno
    luce e buio
    giorno e notte
    è luna e sole
    acceca e illumina.
    Lascia che rubi un tuo sorriso
    a tue labbra di fragola
    una mano tremante tra i tuoi capelli
    e un bacio
    un bacio eterno
    eterno amore.
    Perché sei tu questo per me
    grandine salina e zucchero
    colpo a ferire e infinita carezza.
    Potessi strappare un pezzo al cielo
    portarlo accanto a te
    in quel momento!
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:32
    I miei occhi chiusi

    I miei occhi chiusi vedono
    acre dolore e lacrime
    pioggia infernale
    di fiamme arcigne
    da impaziente frettoloso cielo.
    E qui io sono
    qui io rendo conto
    di errori trascorsi riposti
    in ingiallite bare imprigionati
    su barcollanti vecchi scaffali
    e castigo non temo
    se soffio di carezze
    dolce aroma di stelle
    tra stanchi capelli bianchi
    ora vaga.
    I miei occhi chiusi vedono
    sentiero irto cisposo
    e mute croci bianche
    e triste corteo d’oscillanti ombre
    deserto amore
    sonoro silenzio
    lungo riposo e pace.
    I miei occhi chiusi non vedono
    e temo e piango
    tue labbra né bacio
    né sorriso né pianto
    né scroscio di vita né scorcio d’anima languente.
    Accompagnato da urlo
    di rapace vento degli anni
    oscurata visione
    di tuo volto amato
    solo mi involo.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:31
    Sei bella

    Emergi da mare esultante
    carnale riflesso di luna
    carezze di candida spuma
    sussultanti onde beate
    tra leccornie di altere gambe
    qui su sabbia ospitale m‘appari
    inebriante accecante bellezza.
    E sole è ora tua ombra
    e occhi silenziosi tuoi raggi
    t’amo e guardo ansioso fremente
    corro volo catturo mia vita
    profumo d’amorosa vendemmia.
    Non vestiti tra braccia ora stringo
    altro nome mai darò ad amore
    che non sia fiamma liquido fuoco
    inesorabile fatale vita morte
    su letto lastricato di voglie e viole
    con te danzerò
    eterno insaziato folle ballo
    in incauti equilibri forti slanci
    urla baci sospiri
    confusi convulsi tronchi
    rantoli d’amore
    pronto a immolarsi.
    Dolce è soffrire
    raccolto atteso piacere
    offerto in umida coppa
    di palmo di mano tua tesa
    in attesa distese
    deliranti inquiete
    urlanti tue curve.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:30
    Un bacio solo

    In riva a mare
    ritto e muto ora fuggo
    e erte montagne d‟acqua
    minaccioso latrato di mare ascolto e taccio.
    Sole marcito in corrucciato cielo
    in rampante follia d’astri nascosti
    amari sapori di mare di sale
    e profumo
    di tenere tue labbra e dolce bacio
    vedo e rimpiango
    e fisso negli occhi guardo
    cielo che uccide
    dardi roventi di violenta luce
    e vento soffia
    folate d’ombre aguzze
    contro esile mio petto.
    Resisto e lotto
    e lacere memorie e tombe ambrate
    passato che non torna e tu lontana
    tutto ora incombe a me davanti.
    Torna
    stringi mie mani un solo istante
    torna sorreggi aiuto porgi
    mentre ti chiedo perché
    perché guardando vado onde irate?
    perché urla rabbiose odo da cielo?
    Io lotto e vedo
    sorriso tuo migrare negli occhi miei
    e poggio labbra su arrossate guance
    ove si specchia luce improvvisa
    e chiedo e invoco e voglio
    prima che cielo m’avvinca
    commiato di sole e di mia Luna.
    Tu.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:28
    Notti d'amore

    Discesa veloce da cielo
    rechi odore di complice luna
    promessa di notte d’amore
    sommesso canto
    di rosee labbra dischiuse
    in cui s’annega lo sguardo mio smarrito.
    Perso muto ora soggiaccio
    a dolce incanto di fatati occhi fatali
    su alte vette galoppa mio cuore
    ove cielo si nutre di candida spuma
    nuvola panna ombra di fuggente giorno
    e tu tra trepide mie braccia
    tu mia vita mio respiro amore mio
    tuo sguardo visita doma
    tambureggiante cuore
    frastuono di zoccoli in esitante testa
    mano errante smarrita.
    Sorseggio tuoi sospiri
    avido inebrio sensi miei selvaggi
    di carezze e suoni
    profumo di seno di cuore
    in te rincorro segreti nascosti
    in coppa
    di rosso lenzuolo di rosa.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:27
    Tu, mia Luna

    E vago ora smarrito
    nel buio bosco del cielo
    oro e ghirlande cerco
    e germogli di sogni
    fiocchi di luce
    per te io ora colgo
    dolci occhi ridenti
    dolce sorriso
    dolci labbra amorose.
    Tra grappoli di nuvole e stelle ardenti
    e colori odori amori
    pianta cresciuta in cielo sei
    nutri mio ardore
    tu, mia Luna
    mio Sole, Respiro, mia Vita
    amoroso sussurro di lento canto
    per silenzioso amante
    Luna luce che acceca sei
    distesa.
    Vola mia mano
    vola e si posa
    su labbra tue dorate
    vola su sentieri color latte
    e fiume di miele fluente
    ove inebriato annego e muoio.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:26
    Futura

    Cadono le stelle nel tuo grembo
    come foglie vive
    con un sospiro e un battito
    e l‟infinita pianta che ti partorì
    generò nuova luna
    e a te donò i suoi occhi
    labbra sorriso e luce
    frutto ambito conteso
    sottratto al cielo
    per me
    e da me solitario
    custodito e baciato.
    E da allora luce sempre è la notte
    sempre così fu
    ricordi?
    non ora, no
    ora non più
    folle ora sono
    se levo gli occhi e guardo gli occhi tuoi
    ove celi una lacrima tremante
    e leggo il tuo e il mio dolore
    perché so e sai
    perché pronto sono a volare
    là ove destino attende
    e ora, d’un tratto, i miei occhi sono muti
    urla rauco mio cuore
    l’invincibile crudeltà della natura.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:25
    Perdersi

    Il mio cuore piange
    lacrime solitarie
    su deserta rupe campestre
    mentre lontana guarda
    ombra ondeggiante
    vaneggiante sogno d’amore
    smarriti baci abbracci
    d’anelanti corpi.
    E ora?
    Fosco buio di sotterraneo anfratto
    colma ora i miei occhi
    se t’allontani ancora
    se ancora luccichio non vedo
    d’occhi sereni
    se tua guancia sottrai a mani mie tremanti
    e se deluso amore dilania
    mia testa reclina. Eterna notte io vivo
    dispersa è luce
    tua voce e dolce suono
    di tuo respiro.
    Bacio sassi e terra mordo mie mani
    non il tuo corpo caldo
    né seno speziato
    o profumo di docili labbra
    pietà e aiuto imploro urlo
    ritorna
    mai più smarrirò
    odorose tracce d’amorosi abbracci
    astri incandescenti
    ultima mia stella
    ultimo sospiro.
    Ma dimmi, cosa faccio io
    ora
    in rinsecchito orto
    tra germogli di sogni svaniti
    o in riva a furibondo mare
    ove mie mani scavano
    sdrucciolevole sabbia
    acque fuggenti
    ove si specchia
    ombra di mia luna lontana?
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:24
    Gli occhi

    Quando i miei occhi vedono
    muta pioggia di raggi di sole
    sulle tue chiome in fiamme
    e quando vedono
    latte e miele donare la bocca tua
    ad arse labbra mie
    quando gli occhi miei
    incontrano gli occhi tuoi
    e quando i tuoi occhi vedono
    lacrime e attesa
    e colgono silenzioso dolore
    che morde sanguinante mio petto
    perché lontano andrò
    al limite del mondo
    sull’infinito precipizio e pronto al volo
    e lontano sarò sempre
    quel giorno in alto e in basso
    tra nubi e pianeti oscuri
    in eterno vagherò sognerò
    tenero tuo abbraccio bacio
    e inestinguibile infinito amore
    e il sole accoglierò tra tremule mani
    di spezie e aromi suoi e tuoi
    nutrirò insaziata mia fame.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:23
    Il mare di Lucrino

    Monili del cielo lucide stelle
    di luci e colori incastro io vedo
    in vorticoso pulviscolo
    d‟acqua danzante
    di ignorata fontana.
    Ma tu
    lacrimevoli parole offri a cuore esausto
    e dolore acuto preme irto mio petto.
    Nell’aria lancio
    brandelli di mio cuore lacero
    e te stringo
    poiché amore incerto ai tuoi occhi tristi appare
    e il tuo sguardo vaga
    smarrito
    su fredde tremanti mie guance
    ancora forte stringerò tue braccia
    e forte tra mani terrò tuo cuore
    e se debole è abbraccio
    se rombo alto non odi del mio cuore
    né tremore e ardore
    lontano
    tra mie braccia accoglienti
    lontano torneremo
    in riva a sussurrante mare
    adagerò dolci amate membra
    in tiepida acqua marina
    perché trillante torni dolce ricordo
    e festoso suono clamore
    del nostro primo incontro
    a Lucrino
    e baci e abbracci strette furtive
    e profumata attesa.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:21
    Un rosso fiore

    Sapore di ciliegio le tue labbra
    e miei i morsi di sapidi profumi
    ora da boccale bevo nettare fluente
    veloci sono i baci e lievi le carezze
    come vento nascosto in tua chioma dorata.
    Tocchi amorosi erranti
    inebriano la sera
    e pulsa gioioso e in fretta mio cuore
    in fuga da esitante petto
    mentre affannato colgo fiori e frutti
    da tenero tuo grembo
    dischiuso ad insaziata voglia
    a folli erranti inappagati artigli.
    Ma sua luce dispiegherà domani antico sole
    stanco e vecchio aguzzi raggi trafiggeranno
    vecchio clochard ingobbito e stanco
    deluso compagno di lattiginosa notte
    nemica di disabitato cielo.
    Di ricordi e sogni nutrirò mio cuore
    dolce è la vita e brutto e turpe il mondo
    e guardo e chiedo
    a rinsecchiti scheletri
    di lontani abbracci sepolti e vivi
    sotto rimbombante pensiero
    di fuggenti giorni e ore e istanti
    e tra nubi rossastre
    dietro nascosto vergognoso sole
    affaccerò rabbiosi i miei sospiri.
    Dubbioso andrò per solitarie vie
    stralunato e perso a me
    replicherò preghiera e pianto e gioia
    e riderò del tempo, sorriderò
    abbraccerò fremente
    apparenti sembianze inconcludenti voli
    verso perduti approdi.
    Trabocca ora scarna mia bocca
    di sudato amore
    e capo reclino vinto perdente
    su immeritato seno
    ove fremendo adagio
    una rosa, una rosa soltanto
    tra balbettanti labbra serrata
    un fiore un solo fiore un rosso fiore
    per te.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:20
    Amanti

    Dov’eri, tu, quando perduto erravo
    tra scogli e nubi
    in riva a furibondo mare?
    quando di pesanti passi
    (rovinoso tuffo di bronzi in mare aperto)
    in mare di terra scavavo
    tracce tremanti?
    A te pensavo e cieco a viandante
    cieco e chino chiedevo
    tuo nome
    e di te e di tua ombra morivo.
    Ora di nuovo qui sei
    su erbosa collina
    e qui disteso abbraccio
    manto di luccicanti umidi fiori
    e grato piango rispondo
    a lento fruscio di ingelosito vento
    e di fiori ricopro nudi tuoi fiori
    e folli labbra incredule
    lievi distendo su tuo respiro
    succhio tua linfa
    di tua vita vivo
    piango tua gioia
    mordo tue braccia
    e annego
    nell’ebbro colore degli occhi tuoi ridenti.
    E il sole, vedi?, giunge ora a coprire
    capo e spalle di noi felici amanti.
    Ma tu, tu cavalca, amore,
    cavalca tu di nuovo scalpitante cuore
    e guarda gli occhi miei
    su argenteo altare
    di nuovo lieto luminoso giorno.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 31 gennaio alle ore 15:18
    Senza te

    In spazi deserti e sconosciuti affondo
    se tu non sei, se vai
    se solo e freddo io resto
    in taciuto sepolcro di tormentata terra .
    Cosa farò io solitario in solitario orto
    ove solo amara pianta di antichi sogni tende
    ingiallite fronde e inesistenti frutti?
    Dimmi!
    sperduto bacerò umida zolla
    ove tenero piede passando
    smarrì fragile impronta?
    Ombra inseguirò
    d‟evanescente amore?
    Erba maligna di insonni lacrime cresce
    e avvolge e oscura
    lacrimosi occhi annosi
    pasto d‟angosce e d’incombente fine
    come coltre d‟asfalto di fumante pece rovente.
    E più non crescono aromi né canditi né inebriante succo
    della tua bocca nido di baci e di inquieta passione
    e spoglie ombre e spettri per me danzanti
    e ossute
    Cosa farò?
    Piangerà il braccia di folli alberi ghignanti
    abitano arido mio letto.
    mio cuore teneri cuccioli
    gli occhi tuoi festosi
    e lontano guarderò il mare
    cercherò tue labbra
    ritroverò parola e suono e festa
    di tua speziata voce.
    Parole ora coltivo e piango, ebbre folli parole
    e schegge di cielo vecchio e stanco raccolgo
    in solitario asilo.
    Ma rivedrò tuo viso
    giuro, amore mio.
    ((Gabriele Prignano))
    Tutti i diritti riservati.
     

  • 30 gennaio alle ore 21:35
    La solidità dell'anima

    Nello slancio
    delle mie avventure solitarie

    sofferenze estreme al limite
    della resistenza mentale

    raccolgonono il coraggio

    a affrontare e superare
    crepacci di noia e dolori

    abissi indolenti dei disagi interiori
    a irritare la solitudine

    E lavoro d'astuzia e d'abilità

    nel pregio di rinforzare
    la solidità dell'anima 

    e emozionarmi invecchiando

  • 30 gennaio alle ore 21:06
    Spit them out (traduzione in fondo)

    They itch
    the words left unwritten...
    stuck in the grey zone
    between elation and apathy.

    They itch
    and it takes a scratching fit
    to tear them out and
    finally
    throw them on paper.

    What is this agony?
    A restless way to express feelings?
    A grumpy attempt at finding relief
    from some kind of unspoken pain.

    It's there, it's inside.
    It's for you and the people who'll
    never ever
    get to hear them, read them,
    feel those ghosts you are carrying with you
    like the kicks of an unborn child.

    You need to give life to them,
    to look at them,
    to be aware that they're gone for good...
    Lost among the blabbering chaos
    of a world who never listens.

    So spit them out,
    shout,
    dance,
    cry,
    laugh...

    Deafended you will be
    by the noise of what hides inside you.

    TRADUZIONE

    Prudono
    le parole non scritte
    bloccate nella zona grigia
    tra euforia e apatia.

    Prudono
    e ci vuole un attacco di grattate
    per strapparle e
    infine
    scaraventarle su carta.

    Cos'è quest'agonia?
    Un modo insoddisfatto di esprimer sentimenti?
    Uno scontroso tentativo di trovare sollievo
    da una sorta di dolore taciuto.

    E' lì, dentro.
    E' per te e la gente che
    mai e poi mai
    le sentirà, le leggerà,
    le vivrà queste ombre degli spettri che porti con te
    come i calci di un bambino mai nato.

    Hai bisogno di darle alla luce
    e guardarle,
    per essere consapevole che sono andate per sempre...
    Perse nel blaterante caos
    di un mondo che non ascolta mai.

    Allora sputale,
    grida,
    balla,
    piangi,
    ridi...

    Ti assorderà
    il rumore di ciò che nascondi dentro.

  • 30 gennaio alle ore 19:53

    Ci sono libertà che non andrebbero toccate, una di queste è la libertà dell'anima. La libertà dell'anima è quella libertà che ti permette di essere te stesso, di sentirti a tuo agio con te e con il resto del mondo. Una libertà che non va violata, negata e tanto meno soffocata. La libertà dell'anima, ti permette di vivere in pace con quei lati di te che magari ti piacciono meno, quei lati con cui ti scontri spesso e grazie a questa libertà riesci a gestire e a non sentirli limiti, blocchi o macigni. La libertà dell'anima è quella libertà che ti permette di vivere nei concetti e nei valori che più senti vicino a te stesso, alla tua mente e al tuo cuore. La libertà dell'anima permette di scegliere chi tenerti a fianco e spalancargli le porte del tuo mondo perchè possa farne parte.

  • 30 gennaio alle ore 19:15
    L'Ultima Primavera

     
    La notte è giovane
    Tu odori di mare
    Mi fermo a guardarti
    E ti sogno farfalla
    Su gocce di rugiada.
     
    Vorrei fermarmi qui
    Nella luce del creato
    Lontano dall'ombra
    E fra i suoni del mare
    Scanditi dai sogni.
     
    Vorrei evadere lontano
    Dal tuo cuore di pietra
    Per godermi  melodie
    Angeliche suonate
    Fra papaveri vermigli.

     

  • 30 gennaio alle ore 19:15
    L'Ultima Ballata

     
     
     
    Una luce si perde
    Nel cielo di marzo!
     
    Camminava di notte
    Negli spazi del cuore
     
    Quante volte ti ho cercata
    Per il bisogno di averti vicina
     
    La tua voglia di lontananza
    Simile alla danza dei colori
     
    Trepidava nuovi sentimenti
    Nel vortice dei miei sensi
     
    Come l'urlo di quella nave
    Che affondava nel tuo mare
     
    Nella danza della tua
    Ultima ballata.
     

  • C'è una valigia vuota che aspetta la tua voce,
    il verso taumaturgico del fruttivendolo non abita più la strada,
    denutrite alchimie bizantine fingono orgasmi letterati,
    quadricipiti in esposizione sui davanzali decorati di retorica.
    C'è un giradischi spento che aspetta le tue mani,
    proiettori di buio crocifissi ai muri ingrigiti dai ricordi,
    posate di legno rivestite d'olio di gomito,
    bandi di concorso ad annunciare l'abitudine alla sconfitta.
    C'è un cassetto chiuso che aspetta il tuo sorriso, 
    chiave di cera, una volta, arrugginita da saliva bollente,
    archetipo in disuso ostentare familiarità con l'inesplorato,
    ciclamini di velluto sbocciano su tele di seta dai capelli cotonati.
    C'è un dolce profumo di occhi bagnati che illuminano,
    i giorni felici sono gli attimi trascorsi con te,
    tra le cose dimenticate dalla vita
    c'è una valigia vuota che aspetta la tua voce.