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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 ottobre 2016 alle ore 21:18
    Nulla è (im)possibile

    Nell'incapacità di distinguere
    tra sogno e realtà

    braccia forti si stringono
    a risanare paralizzanti insicurezze

    bramosie d'amore e di felicità

    piacevoli sincerità
    delle nostre conquiste

    Io con il pizzo bianco e senza retorica
    Tu a affrontare cime invalicabili

    ci spruzziamo addosso
    profusioni d'emozioni

    a aspergere l'arsura dell'anima

    e tramandare le tracce
    del nostro Essere
    con i pensieri tra le mani

    suggestioni della mente a ricordarci

    che amare è vivere incastrati
    tra l'abbondanza e la miseria
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

     

  • 31 ottobre 2016 alle ore 20:44
    Pensieri,semi della mente

    Perverse e confortanti domande

    risuonano nella mente
    a cercare le migliori risposte

    all'ossessione dei sentimenti

    Ti penso

    ti guardo nella mia memoria

    e nebbie diradate

    dispiegano in sogni ad occhi aperti
    i giorni del nostro passato

    nel piacere dell'anima
    e delle delizie carnali vissute

    E mi rimane l'irrequietezza
    di quel ragazzo infatuato

    che aspettava il sorgere del sole
    nella più immensa felicità
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 31 ottobre 2016 alle ore 20:42
    Voglia di pace

    Nel mio desiderio d'apparire fresco

    m'accorgo della mia freschezza gia' appassita
    in questa vita che m'accompagna ancora

    Vaga la mia voglia di pace con essa

    e grido e urlo al mondo

    dall'albe ai tramonti

    d'esser ognuno voce del vento

    a espandere amore e cantici del cuore

    e librarli oltre i confini del tempo
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
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  • 31 ottobre 2016 alle ore 19:41
    Anima e vento

    Attraversami i pensieri quando mi distraggo, come un fulmine nella notte.
    Sorprendermi  con parole che hai appena inventato.
    Sconvolgimi con sguardi che traffigono  l'anima.
    Incoraggia le mie emozioni, i miei dubbi, le mie incertezze.
    Tu che sei anima e vento.
    Attraversami con uno sguardo che non possa mai dimenticare.

  • 31 ottobre 2016 alle ore 19:39
    Troppe volte...

    Troppe volte sei costretta a stare attenta.
    Troppe volte, a cercare una nuova soluzione.
    Troppe volte, a lottare da sola .
    Troppi sospiri, troppi rimpianti, troppe delusioni.
    Le spalle grandi, gli occhi al cielo, le lacrime in fondo al cuore.
    Un continuo lottare che non è vita.
    E al tuo fianco, solo te stessa.

  • 31 ottobre 2016 alle ore 17:07
    Marika delle Scotte

    Nel lettino bianco,
    due occhi sporgenti
    e confusi
    strizzano il giorno
    fra palpebre cadenti
    Le mani protese
    si chiudono a pugno
    su perle medicanti
    e lievi s'innalzano
    seguendo l’onda del capo
    Le perle rotolano
    nella gola bagnata
    dall’acqua amara
    di gocce calmanti
    Risatine seguono
    ad urla arrabbiate
    e poi ritornano e colorano
    la tua voce bambina
    incastrata
    in un corpo di adulto
    che niente domanda
    ma ti comanda
    Comanda alle “voci”
    di dirti cose
    che ti fanno impazzire
    oppure gioire
    Vorrei
    accostarmi al tuo orecchio
    e anch’io sentire
    quel che hanno da dire
    e rispondere male cattiva arrabbiata
    quando i tuoi occhi
    di paura si bagnano
    e le tue mani come ali tremano
    Ti guardo
    Dai piedi del letto
    ti mando un sorriso
    e ti regalo
    parole cantate
    per farti sentire una voce
    più umana più calda
    che come musica scende
    sul pensiero tuo addormentato
    E lo vedo accendersi
    colorarsi di vita
    Se solo la voce, la mia
    avesse davvero la musica
    potente più delle “voci”
    per darti il risveglio
    canterei parole bellissime
    In braccio
    come una bimba ti prenderei
    allontanandoti
    da quel bianco lettino
    e per mano ti trascinerei
    in una danza gioiosa
    in un rito leggiadro
    di inno alla vita:
    ti slegherei.

    Dedicata a una degente presso ospedale "Le Scotte" Siena

     

  • 31 ottobre 2016 alle ore 16:33
    Fo, fu

    Il Giullare non c'è più:
    quello ch'era, ora fu.
    Con il Nobel fu premiato
    questo "genio" ch'è mancato.
    Non credeva nel Signore,
    ma parlava del Suo amore.
    Ora con Franca, tanto amata,
    continuerà la sua risata.
    Non si vede alcun erede
    a succedergli fra breve.
    Quanta gente sul piazzale,
    sotto l'acqua, al funerale.
    Vuol Milano por rimedio
    e lo "pone" nel Famedio,
    perchè, vivo, l'ha "snobbato"
    e, più volte, criticato.

  • 30 ottobre 2016 alle ore 21:44
    Farsi ricordare

    E scorre il tempo

    nel variopinto andare delle aspirazioni
    alle legittime ambizioni

    paraninfo senza fiori
    a crescere e morire

    Benedetto è colui
    che conserva le sue origini

    e sogna ancora piaceri d'altri tempi

    a consacrarsi in rime di speranza

    sublime esecutore della propria debolezza
    nel raccontare la sua vita

    E donarci la sua anima
    e il desiderio d'amare

    nel piacere di farsi ricordare
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 30 ottobre 2016 alle ore 21:41
    Non sono un'aquila

    Non sono l'aquila
    che in forza alle sue ali
    si libra in volo

    sicura di provare
    l'ebbrezza degli spazi infiniti

    ma vivo la sintonia tra le stelle
    e la mia interiorità velata di cielo

    nella fragilità tormentata

    d'angelo evanescente
    dal volto appuntito

    e gli occhi illanguiditi
    di chi vive travolgenti storie di vita

    E percorro le vie dei rimorsi

    truccandomi con la bellezza d'un diavolo

    col corpo sporco d'inchiostro
    e tutti i difetti della più bell'orchidea
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
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  • 30 ottobre 2016 alle ore 21:40
    La difficile arte di perdonarsi

    Sere trascorse

    affacciato alla finestra della storia

    a guardare le poche stelle
    che ancora brillano nei cieli d'ogni vita

    tra nuvole grigie d'esistenze
    adombrate dai tenui chiarori della luna

    E sto a pensare a quant'è difficile essere qua

    rinchiuso nella mia serenità

    fredda e assoluta

    che mi fa sembrare inaccettabile al mondo

    ad affrontare le mie seduzioni

    pigri sorrisi

    misteri tenuti nascosti all'anima
    a far cadere nella trappola dell'oblio

    E nell'ingannar me stesso
    vivo nell'incertezza di perdonarmi
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright

  • 30 ottobre 2016 alle ore 21:24

    Si, anch'io conosco il suono di un cuore che si spezza, che va in frantumi e alza quella maledetta polvere che sa di fallimento, che ti impedisce di vedere ancora la strada. Assieme a lui conosco quanto sia alto il prezzo che comporta ricostruirlo, lasciare che il tempo passi, che il vento porti via quella polvere e che la pioggia lavi bene le ferite. Però proprio grazie a tutto questo conosco quel meraviglioso "Tremolio" che senti dentro allo stomaco quando torni poco a poco a vivere. Quando sia che ci sia la pioggia, sia che ci sia il sole il tuo sorriso si riaccende... E' si, conosco il sapore della distruzione di un sogno e quello della rinascita della persona che torna a credere.

  • 30 ottobre 2016 alle ore 19:26
    Come briciole di pane torneremo spighe

    Scavano le mani
    se la terra è greve
    appese al sottile filo della vita
    che le forbici del destino
    si divertono a stuzzicare
    con l'irriverenza
    di un demone bastardo
    che gioca a nascondino con la morte.

    Mentre la terra trema
    il mondo spara
    uccide
    stupra
    sodomizza
    ruba
    oscura sorrisi tra il fango
    e lacera menti
    cuori
    anime
    rendendoli schiavi
    alla mercè di sordidi ideali
    di puttane dalle labbra gonfie
    e di fiori appassiti.

    Siamo lacrime di cartapesta
    nella dorata ipocrisia del nulla
    passeggeri ignari
    di un viaggio senza tempi certi
    né destinazione
    sicari di noi stessi
    pronti a disperdere rose
    per abbracciare le spine.

    E la terra trema
    trema ancora
    inghiottendo lacrime
    e le urla della gente.

    Come briciole di pane
    torneremo spighe.

  • 30 ottobre 2016 alle ore 16:21

    Non ho molte pretese. Divento diversa, cambio e mi allontano quando vedo qualcosa che non mi piace. Quando noto che sotto al bianco in realtà si nasconde un grigio poco naturale. Quando mi si nega l'evidenza. Mi arrabbio in modo molto sentito quando capisco che "Le parole" hanno preso giri larghi, ambigui e sono arrivate anche a chi non dovevano arrivare e in posti che per rispetto a me non avrebbero dovuto giungere! Le persone come me diventano pericolose quando la fiducia concessa non viene rispettata.

  • 30 ottobre 2016 alle ore 8:24
    attraverso le barricate

    se alziamo lo sguardo
    se vogliamo vedere
    se guardiamo
    se diamo il tempo alle parole di arrivare
    se ascoltiamo attraverso le barricate
    se apriamo la porta
    se tracciamo il cammino
    se camminiamo

    se arriviamo a prenderci per mano

    da soli ostacoli,
    insieme tutti gli scalini fanno una scala

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2016/10/attraverso-le-barricate.html
     

  • 29 ottobre 2016 alle ore 18:32
    La Luna E La Sera

     
     

     
    La luna si è levata
    Tutta vestita di oro
    Vivace e splendente
    Sublime, affacciata
    Alla finestra dell’infinito
    Per elargire dolcezze
     
    La sera…
    Miracolo Divino
    Vestita di scuro, ma
    Prodiga a luccicare
    Colei che tutto dona
    E nulla chiede…
     
    La luna
    Puntuale danza e avanza
    Per scaldare e confortare
    I nostri eclissati giorni
     
    Ti aspettavo oh sera!
    Ma non t’immaginavo
    Ornata di dolcezze, e
    Di sublime bellezza!
    Ora mi domando:
    Ti celi dietro le nubi
    Indossando
    Il vestito oscurato?
     
    Sai o luna mia
    Laggiù sulla terra
    La gente è presuntuosa
    Vuole inebriarsi sempre
    Di possibile e impossibile
    Ed è per questo che io
    Non sorrido più…
     
    Hai ragione mia dolce sera
    Dovevo proprio io rivelarti
    Che laggiù sulla terra
    L’uomo è incontentabile
    Vuole sognare ancora
    Vuole vivere di virtualità
    Mentre a noi ci fa ruminare
    Solo e solamente delusioni!
     
    Guai per loro…
    Se io non fossi
    “ Mamma Bontà”
     
    Cara mia luna!
    Amica del cuore!
    Sai cosa ti dico?
    Facciamo un patto…
    Regaliamogli solo
    E solamente sorrisi!.
     
    Bella mia
    Devi sapere che lassù
    Ho parlato con Lui
    E sai cosa mi ha detto?
     
    “ Da quando
    Ho creato l’universo
    Quelle mie creature
    Non sono mai soddisfatte
    Ma egoiste, insaziabili
    E prepotenti
     
    Chiedono,  chiedono
    E nulla donano
    Me lo fanno capire
    Con le loro illogiche
    E contraddittorie preghiere”
     
    Allora insieme vi diciamo:
    Oh voi che siete in mala fede
    Ed eternamente insaziabili
    Ora è tempo che usciate
    Dall’inferno che avete dentro
    Noi andiamo per la nostra strada
    Lasciandovi meditare.

  • Tentatrice ammaliante

    in quegli occhi scintillanti
    come diamanti immersi nel buio

    a brillare di propria luce

    accendi gl'istinti

    passioni peccaminose
    a non temere intimità

    vissute nella libertà dei sensi

    e nel desiderio di raggiungere ancora
    nuovi apici incandescenti di inebrianti essenze

    E scacciare spettri

    ombre

    e lacrime nascoste
    .
    cesaremoceo
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  • 28 ottobre 2016 alle ore 20:39
    La sera

    Quando il meriggio scivola via
    e la sera lentamente s’afferma
    senti l’odore, che t’avvolge,
    del fragrante legno maturo.

    Sì è l’anima che piano si quieta,
    quando gli occhi si bagnano
    e nei pensieri dell’ieri vagano 
    i dolceamari ricordi d’una vita.

    28.10.16

  • 28 ottobre 2016 alle ore 20:33
    Darei la vita per un "verso" giusto

    Voglie

    di camminare esclusivi itinerari nell'anima

    fanno a pugni con questi tempi tetri

    buoni solo a stringersi sottobraccio
    agli umori di una umanità senza speranze

    irritata con se stessa

    a respirare l'aria triste delle utopie

    Sogni infranti

    distacchi emotivi di menti 
    aggrottate dall'inutile attesa delle lusinghe

    nella solitudine dolorosa impregnata
    delle fitte dell'infelicità

    E in questo crepuscolo
     
    decidere di percorrere gli antichi sentieri
    della bugiardia vestita d'imbarazzanti silenzi

    assoldata da eleganti cattiverie

    E Io senza paura

    a voler morire per un "verso" giusto
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright
     

  • 28 ottobre 2016 alle ore 18:18
    La Mia Città

    Grande lo eri
    Grande lo sei
    E ancor più grande
    Lo sarai…forse!
     
    Immense sono
    Le tue verdi vallate
    Le tue fertili pianure;
    Regina della storia!
     
    Dov'è finita
    La tua nobiltà
    Ora che sei alla mercé
    Dei tuoi figli
     
    Che più non ti sanno amare!

  • 28 ottobre 2016 alle ore 17:58
    L'Amicizia

     
     
    In un’istante
    Hai intristito
    La mia anima
     
    Ora ha un sorriso
    In agonia
    Cammina da sola
    Alla ricerca di un perché
     
    L'amico dalla faccia pulita
    Si è fatto talpa
    Cattivo compagno
    Dal rispetto sommario
     
    Ora mi domando:
     
    " Chi sei? "
     
    Povero-ricco rettile
    Serpente sofferente
    Lamento continuo
    Nel tempo che verrà
     
    Ti sei denudato
    Pe guardarti dentro
    Negandoti
    Agli sguardi incrociati
     
    Malfattore!
     
    Profeta di cattiva verità
    Hai fatto irrigare
    Con le lacrime
    La terra del rispetto.
     
     
     
     
    " L' amicizia ha il sorriso sulle labbra."

  • 28 ottobre 2016 alle ore 15:06
    La nostra stagione

    Ci siamo mangiati l'estate a piccoli morsi,
    le briciole di mare consumate a brevi sorsi.
    Non avevamo occhi da dedicare alle stelle,
    non avevamo tempo da dedicare a finestre sbalordite.

    Ogni stilla rigenerata tra gli abissi della privazione,
    al di là di ogni sogno bambino la sabbia,
    i brividi a roccia,
    i piaceri alla schiuma,
    il medio erborinato al tatto.

    Basta una tiepida luce all'autunno per dire chi siamo,
    ad ogni richiamo un incasso,
    lesto a ingrandire il presepe dei giorni privati alla stalla.

    L'inverno sta tutto in una busta di plastica,
    dai maglioni vergini e dal cielo tinto di lacca,
    col sangue avvinghiato,
    a una voce incupita nella camera buia,
    si logora anche chi gela
    - forse più in fretta -
    tra la luce turbata.

    Primavera,
    il manicomio di tutti i propositi alla cifra,
    col respiro delle case a sapere il gelsomino
    ed un fiume incerto a dividere il tuo sole dalla mia nebbia.

    I fantasmi aggrappati agli specchi simpatici,
    l'odore della tua voce
    - svanito -
    riecheggia in quel
    - tuo -
    non aver bisogno di nessuno.
    La nostra stagione è l'oblio.

  • 28 ottobre 2016 alle ore 13:33

    Vorrei vedere coerenza nei cammini delle persone, ma attorno a me vedo tante pretese, tanti giudizi e poca chiarezza. Subdola è la persona che sta un po su una sponda e un po sull'altra. Meschina è la persona che trama alle spalle facendo solo i suoi interessi. Soprattutto "Marcia dentro" è quella persona che punta il dito sugli errori altrui quando poi sotto, tra le mura più nascoste del suo essere compie fati ben peggiori.

  • 28 ottobre 2016 alle ore 13:13
    Tormenti

    Si libra il vento.
    Nella sera un richiamo,
    della pioggia è l’eco
    che lenisce il fato
    di chi ha perduto il mare
    e tace la pena
    di attendere la primavera
    come ramo spezzato.

  • 28 ottobre 2016 alle ore 12:26
    Meglio il trivio

    La mia musa
    appollaiata sul ramo più gracile del cuore
    esita a pronunciarsi
    troppo forte il timore dell'errore.
    Scegliere l'afonia,
                    lei lo sa bene
    è preferire il Limbo al Paradiso.
    Ma nulla paga più del miraggio dell'attesa.
    Di fronte al bivio
    l'incertezza di un trivio è meno dura
    c'è perlomeno la scusa che la scelta
                      essendo tre le vie
    era impossibile,
    la quadratura del cerchio
    un'impostura.
    La mia musa
    dall'esperienza resa ormai matura
    da tempo ha smesso di affidarsi
    a questa o quella speranza stagionale.
    Meglio le nebbie dell’interperiodale:
    se l’enigma si scioglie sarà un Caso.
    A nessuno andrà il merito o la colpa
    se dal vaso di Pandora uscirà fumo.

     

  • 28 ottobre 2016 alle ore 12:24
    Decrittare il messaggio

    Decrittare il messaggio
    e scoprire che in fondo
                    tutto
    era chiaro.
    Porte cieche propone
    questo cammino continuo
    incessante
    del saggio.
    Aperta la prima
    è amaro conforto il passaggio.
    Tra sfingi di pietra
    sgretolate dal peso dell’orma
    ancora cercare il sentiero.
    Il sole
              intanto
    disegna oblique le ombre
    sul nostro fuggevole viaggio terrestre
    mentre il tempo
    col mutevole volo planato d’un albatro
    tra stanche stagioni
    prepara lento la nave a varcare
    quale alto mare?
    Decrittare il messaggio
    e scoprire che in fondo
                             nulla
    era chiaro.