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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 26 gennaio alle ore 16:29
    Ma tremo

    Oggi l'inchiostro
    non pende
    non scorre non rende

    e stona
    il frastuono
    di questo momento
    stona
    e bastona
    il mio sentimento

    Forse con la matita
    potrei srotolare una via
    che porti ciascuno
    ad ogni altro

    ma tremo
    e con me la mia mano
    sicché temo che quella strada
    diverrebbe un intruglio
    di opzioni vestite a festa
    dagli occhi dell'amore immaginato

    mentre l'altro, quello vero
    si scioglierebbe in mille lacrime
    e le stelle continuerebbero a vedere
    ciò che in effetti siamo:
    riprovevole agglomerato umano.

     

  • 26 gennaio alle ore 16:23
    Se non ci fosse il mare

    Invece quello laggiù
    è il mare che unisce le terre!

    Hai sentito bene,
    il mare unisce e mai separa
    anche se stenti a crederlo

    Ti chiedo quindi 
    d'immaginare per un attimo
    l'assenza del mare,
    ma prima legati ad un'onda

    perché ciò che vedrai
    sarà il solitario riflesso di te stesso
    sospeso in un niente così inaccessibile
    che solo quell'onda 
    potrà restituirti alla tua sponda.

  • 26 gennaio alle ore 16:21
    Che cosa più di quell'erba

    Che cosa più di quell'erba
    saprebbe solleticarmi le tempie
    tanto da scomporre di qualche virgola
    l'imperterrito mio cipiglio,
    questa smorfia del cuore
    che neppure la gioia di vivere
    può farle un baffo ormai

    Oh, felide presagio
    d'altri e più biechi orrori del genere umano
    di che t'impicci adesso,
    stendi i tuoi lucidi artigli accanto a me,
    sulla tiepida erba di primavere distanti come le stelle
    e lascia che il cielo mi scivoli dentro le vene
    e ne sciacqui le anse

    così che porti in grembo a vita nuova
    il sangue di figli e fratelli
    caduti nell'oblio a valanghe
    senza che mai abbiano potuto alzarsi per davvero,
    schiacciati com'erano dal peso di un alibi,
    perfetto per gli stolti e spacciato per colpa
    ovvero nascere in luoghi di morte
    e volerli lasciare per altri migliori, più giusti
    intralciando perciò, la marcia dell'empio Uomo
    ma verso cosa poi?

    Lasciami quindi
    sulla tiepida erba che ancora non cresce,
    lascia che il cielo a venire mi alleggerisca le vene
    prima che il sangue d'altri figli e fratelli
    si mescoli nuovamente al mio.

  • 26 gennaio alle ore 16:13
    Profumava di poesia

    Era così gentile
    che profumava di poesia,
    tanto che diedi i miei trenta denari alla notte
    purché restasse per sempre 
    seduta di spalle ad aspettare

    lasciandomi quindi allacciata 
    a quello stelo ondulato e lunghissimo,
    almeno quanto il sentiero
    che mi avrebbe condotta in un luogo
    talmente distante dalle mie palpebre 
    da non esistere nemmeno

    Di lì a pochi versi d'amore
    invece il suo volto e l'odore appassirono
    sbriciolandosi infine sul cuscino
    come capita ai sogni migliori 
    quando li sveglia piano piano
    il cielo in fiore.

  • 26 gennaio alle ore 16:05
    Temo un solo dio

    Temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che ancor non cessa
    di ostentar sua perfezione
    e intanto insozza il mare di peccati
    e ingozza di vergogna
    l'innocenza dei diversi

    Temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio che inverte ad arte
    il senso esatto delle cose
    e dice e dice pace 
    e in pace invece fa la guerra 
    vestendo a lutto madri
    anche la notte di Natale

    Temo un solo dio 
    uno soltanto,
    quel dio che di nascosto 
    ruba al sole la sua luce 
    sicché dell'umiltà 
    neppure l'ombra

    Temo un solo dio
    uno soltanto,
    quel dio di nome Uomo,
    oh che gran vanto!

    Un dio che non è sacro
    e manco santo.

     

  • 26 gennaio alle ore 16:00
    C'è che il bene è da fare

    Ma la pioggia
    questo mondo non lo lava
    casomai lo allaga per un po'
    ed il nero ci sguazza beato
    come un cigno che mai canterà

    e quando è la neve
    l'esito è lo stesso:
    sciolta la maschera bianca
    il nero riprende ad esser vero

    In assenza d'altre manne dal cielo
    tocca forse di tuffarci il cuore
    in tutto questo nero
    per scoprire che in fondo
    il bene è da fare
    e volerlo soltanto, non basta.

  • 26 gennaio alle ore 15:53
    Una volta per tutte nel tempo trascorso

    E cosa mai ne avresti fatto
    di quel tuo tempo
    se non lo avessi speso
    a far ciò di cui ora ti penti
    come fosse il peccato più grande...

    dimmi cos'altro bolliva
    di più bollente
    del desiderio di gettarti a capofitto
    dentro una parentesi di vita

    Recriminare ti logora e null'altro
    fintanto che non vedrai te stesso
    come saresti adesso
    se allora tu non avessi compiuto
    il miracolo di esaudirti

    E fa male sì, io so che fa male
    ritrovarsi spenti in fondo alla notte
    ma non quanto e non come bruciare
    incessantemente dentro
    in attesa che fuori la vita accada da sola

    Dimmi perché mai
    quel tempo a detta tua perso
    dovrebbe restituirsi a te illibato
    se nemmeno sei grato al fato
    per averti permesso di poterci provare -a vivere

    Soffrire serve sai...
    senza mezze misure né scuse
    fino a morire una volta per tutte nel tempo trascorso
    insieme a quel senso di colpa e sconfitta
    che ora ti rende sordo al richiamo d'altra vita
    e indifferente alle sue mille forme. 

  • 26 gennaio alle ore 15:43
    In quegli spazi vuoti

    Più o meno
    come quando getti
    le vecchie cose
    la notte di capodanno
    per far posto alle nuove

    poi un giorno di quelli neri
    ti viene di cercarle dov'erano un tempo
    come se fosse logico trovarle, 
    invece non ci sono neanche le cose nuove

    Imprechi un po' ma passa in fretta

    Più o meno, sì...
    solo che quando si tratta di persone
    e non di cose, ti casca il cuore
    in quegli spazi vuoti.

  • 26 gennaio alle ore 15:35
    Non è poi così strano

    Ma non è poi così strano
    che io non abbia scritto mai di farfalle
    poiché poesia è semmai il bruco
    che mangia la foglia
    smascherando l'inganno di vita e morte
    mescolate in modo preciso eppur perfetto
    per chi non sa osservare il volo postumo
    con occhi pregni di compassione.

  • 26 gennaio alle ore 15:29
    E del merlo solingo vidi solo la coda

    Regnava un silenzio 
    che neppure al camposanto
    là dove il merlo solingo
    beccava le bacche con fare guardingo,
    quasi avvertisse rantoli d'assenza

    o fu solo mia vaga impressione 
    dettata dal fatto 
    che per quanto ne sappia 
    l'aria non sa tacere per più di un sole 
    sia esso rotondo o scheggiato 

    Difatti d'un tratto 
    un rintocco e poi un altro 
    a squarciare di netto la quiete 
    sicché l'ora cruciale
    potè fare il suo ingresso nel bosco 
    disfando ogni ombra, fino a renderlo bolgia 
    d'informi pensieri 

    E del merlo solingo vidi solo la coda
    sfiorare quel nudo di marmo in disparte
    o me -che ancora non mi muovo.

     

  • 26 gennaio alle ore 15:24
    Quando il senso

    Manca. Nel cuore delle cose 
    dove sembra tutto lindo quel che brilla
    ma se lo sfioro con un dito d'intelletto 
    si fa nero più del pelo di un gatto 
    che attraversa spensierato la strada 
    ed io non posso che scansarlo con destrezza
    ribaltando su me stessa goffamente 

    e manca! Sul bordo di un'aiuola 
    appena in fiore 
    quando siedo in disordine
    per riposare un momento 
    prima che battano campane a lutto
    nel cuore delle cose
    ove il senso del principio manca. 
    Inverosimilmente a volte sì.

  • 26 gennaio alle ore 15:19
    Ignari di quel vento

    Potessimo ritornare al tempo 
    in cui gli stambecchi 
    non erano solo stomaco 
    o polvere di corna 
    e neppure sangue magico... 

    avvolti nel muschio
    ci nutriremmo di bacche di ginepro,
    ignari di quel vento 
    che alcune albe più tardi 
    avrebbe sbavato i lineamenti del mondo 
    tanto da farci vergognare 
    di aver capito in ritardo
    che un rododendro a volte uccide. 

  • 26 gennaio alle ore 15:17
    A conti fatti

    Avremmo potuto
    sfamarci ancora d'innocenza
    fino a che le rughe
    non avessero scavato solchi vertiginosi
    dentro cui riporre le nostre sembianze
    carezzate dall'ultimo tramonto

    Avremmo potuto, sì
    se non avessimo inciampato
    sul confine bombato dei nostri ideali
    quando supini sulle giovani margherite -verità in fiore
    tentavamo di mutare la rotta di strali affilati

    Ricordi le cornacchie appese al filo della luce...
    ci fissavano sprezzanti
    e dalle piume lucenti gocciolava vendetta

    ma poi mirarono altrove
    con fare molle, forse di viltà bendate
    ché tanto nulla avrebbero potuto
    contro quel bisogno nostro di variare
    pure il placido scorrere del fiume adiacente

    Ripensandoci adesso,
    se avessimo prestato attenzione
    a quella vecchia barca abbandonata
    forse un uomo annoiato
    l'avrebbe rimessa a nuovo
    slacciandola poi dalla sponda

    A conti fatti amico mio,
    fummo solo un vento bolso e scriteriato
    buoni ora a farci vanto di un ideale irrealizzato.

  • 26 gennaio alle ore 15:11
    È dalla noia

    È dalla noia di quest'epoca
    che le pupille prendono epiche rincorse
    per rotolare infine
    ove l'aria sa di muschio
    e le felci son ventagli
    dietro cui celare l'anima
    tumefatta dalle botte d'un progresso
    che ne inquina l'armonia

    Così si sceglie fuga e solitudine
    ch'è in verità solo apparente
    giacché non è mai solo
    colui che inspira cielo
    e sa ascoltare il verbo degli uccelli
    o stende all'ombra delle sughere gli acciacchi

    E mai è solo
    chi cala in mare la sua essenza
    o scala cento monti
    per arricciar le nubi con un dito
    e poi succhiarlo come fanno i bambini
    con lo zucchero filato

    O forse è solo meno solo
    di chi s'è fatto servo
    della noia di quest'epoca.

     

  • 26 gennaio alle ore 15:04
    Spicinìo d'orizzonti

    Mesto spicinìo d'orizzonti
    dagli occhi del mondo
    coriandoli di crepuscolo 
    fin sulle umide gobbe di un dubbio
    a sfiorare labbra di fonte

    Ho visto i giusti sparire
    nel sonno delle genti,
    ritorneranno mai?

  • 26 gennaio alle ore 15:01
    Come d'acqua stagnante

    Non bastano le pecore
    quando la notte bruca le tempie
    e talvolta ha gola strettissima il buio
    perciò i pensieri meno teneri
    li sputa mirando al petto,
    non uno che migri altrove
    non uno lo giuro, mai

    Tutti a ballarmi sul cuore
    invece! Tip tac tic tap tip tac
    silenzio scrosciante -clap clap
    scroscia persino il lenzuolo
    sento me come d'acqua stagnante
    almeno fino a che l'alba non giunge
    ad asciugare il pantano del mio arrovellarmi
    su tutti i fianchi.

  • 26 gennaio alle ore 14:58
    Dimmi perché succede

    Incantevole melodia 
    ancora un sospiro 
    e si appanna il blu solitudine
    prima che un'altra apnea 
    imprigioni il tuo timido incedere

    Dimmi perché succede...
    morire a singhiozzi è stancante.

  • 26 gennaio alle ore 14:54
    Poi solo corvi

    Ho tuffato gli occhi nel nulla 
    riuscendo a rimirarne il senso supremo
    per un attimo appena

    Poi solo corvi bianchissimi
    e un antico tamburo ancora fumante 
    accanto a me

  • 26 gennaio alle ore 14:51
    Foglia felice

    Non è mai notte 
    se il sole dorme avvinghiato 
    ai rami del tempo

    e non è mai giorno
    se l'asfodelo non solletica
    i piedi alla notte
    fino a farla fuggire

    Ed io che son foglia felice 
    avverto senza cipiglio 
    il muto srotolarsi delle ore
    lungo ogni mia vena

    Sembrano tutte
    degli infiniti fiumi in posa
    come stessero aspettando
    che il mio sguardo
    ora intento a dipingere il mare,
    ne disegni le foci.

  • 26 gennaio alle ore 14:44
    Càpita

    Capita che le emozioni
    si celino ad arte
    magari dentro gemme di corallo
    appese al collo per vanità

    e capita pure che dita furtive
    scuciano il buio della stanza
    tamburellando note di noia sulle vene

    Capita anche di sentirsi
    come quadrante senza lancette
    o lo starnuto di un debole vento
    che scivola placido dentro un cassetto
    pieno di lettere al profumo di blu.

     

  • 26 gennaio alle ore 14:39
    Domani sarà passato

    Il domani avrà lunghi capelli
    raccolti in grembo al vento 
    e bianchi, come a maggio le calle

    Gli orizzonti falliti
    arrosseranno i suoi occhi
    ma la pelle saprà di vaniglia

    Schiaffi di sabbia 
    e baci di mare
    le sue mani saranno conchiglie

    Lungo ogni ruga 
    le corse e gli affanni
    campi di grano e sterili giorni

    E dopo l'ultimo sorso di tempo
    quel domani sarà anch'esso passato 
    sopra i muschi del bosco arruffato.

  • 26 gennaio alle ore 14:21
    Metafore in cielo

    Era notte
    era il cielo a cui il sole rimboccò il buio,
    un solo dito di luce arava il blu
    e il silenzio riempiva di lucciole assenti
    i suoi solchi, d'un tratto riversi
    in un'ansa inclinata
    che non riuscii a percorrere
    poiché un'ora infedele si voltò di spalle
    tanto da non udirne il rintocco,
    distratta più che mai
    dalla certezza di non saperti

    Invece lì ti ho perduto
    e là io morivo, mentre capivo,
    il resto lo sai

    Si è fatta ora adesso,
    vai dove il vento divide in due vele il volto,
    celati ancora dietro quell'ansa e aspettami
    ché se so di saperti sarai e saremo.

  • 26 gennaio alle ore 14:15
    Quando cado in te

    Quando cado
    dentro i tuoi occhi arlecchini
    non sento più freddo
    né altro che faccia male

    non sento quindi
    nemmeno il peso della terra
    sottosopra

    Non sento più
    neanche il vento tra le dita
    e questo in principio
    mi sconvolge ogni volta
    ma è solo che sto così bene di te
    da non sembrare vero.

  • 26 gennaio alle ore 14:13
    E tu?

    Fu quando appendesti gli occhi a me
    che i figuranti -li chiamo così così
    sbucarono dalle tue tasche cashmire
    schioccando la lingua in coro

    e non puoi ricordarlo
    preso com'eri a sfumare di colpo
    come vivida musica che lascia poi
    più morti di prima

    Doveva essere solo nostra la notte
    e sgombra di remore e impacci
    dovevo dirti di assopirti spoglio
    di te soprattutto

    sarei scesa a fiocchi di gioia
    da questo gelido eremo avvinto alla luna
    per sciogliermi piano insieme a te
    nelle vene di una poesia

    invece mi hai lasciata quassù
    e tu? Dove sei...

  • 26 gennaio alle ore 14:08
    Eppure ancora non mi capacito

    Ancora non mi capacito
    di non aver saputo fermare
    il placido alternarsi dell'epilogo
    prima che scivolasse in mare
    dalla parte sbagliata

    E quindi 
    t'ho veduto prendere il largo 
    spalle al cielo
    credendo fosse uno scherzo,
    di quelli che dopo si ride a crepapelle
    fino a che non ci si bacia
    per dare pace alle mascelle

    Però ora che so
    dimmi perché mai dovrei biasimare
    le mie sgangherate prodezze

    in fondo ho dato tempo al tempo di mutarci
    in quel che poi non siamo stati
    perciò non v'è rimpianto
    atto a rompere le notti

    ma c'è che la mattina 
    il sole batte
    e batte sempre 
    dove il cuore fa più male
    anche se intorno è tutto bello
    come prima di quel giorno,
    eppure ancora non mi capacito.