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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 15 aprile alle ore 9:50
    Preghiera Nella Notte

     
     
     
    Notte mia
    Tu sola mi appartieni
    Con i tuoi silenzi
    E gli attimi di una solitudine
    Rigeneratrice dell'Anima.
    Notte mia
    Che cavalchi le mie Lune
    Sei appena sbocciata
    Sulla finestra del tempo
    Mi parli con il tuo linguaggio
    Semplice e luminoso
    Dei sogni di mezzanotte
    A me tanto familiari e vivi
    Nella quotidiana realtà.
    Ti prego  oh notte!
    Rimani solo mia
    Regalami sempre la tua compagnia
    Perché la mia vita di fede
    E' un sogno senza fine.
     
     

     

  • 14 aprile alle ore 20:57
    Senza fermarmi mai

    Chiuso dentro le mie mura

    tra gl'imbarazzi dei pensieri

    a guardarmi negli specchi dell'anima

    sopporto avvenimenti
    che se ne fregano di me

    Ricambio il destino

    immergendomi felice e frastornato

    nei miei sogni

    e dimenticando il vivere
    e i suoi problemi

    nel desiderio
    che diventa una condanna

    di dover comunque scegliere il futuro

    E proseguo per la mia strada

    con la volontà di arrivare
    fino in fondo alla vita

    senza fermarmi mai
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 14 aprile alle ore 19:15
    Letture

    Attimi rubati
    al treno della vita
    per concedere il sorriso al cuore,
    per trovare la chiave
    in un pensiero.
     
    Un grimaldello che apra
    a me altri mondi
    e ad altri mondi me,
    in uno scambio fecondo
    di emozioni che nel grigio
    vagone che mi è dato
    strada si fanno a forza
    fino a sparir dal finestrino…
    e del mio silenzio
    diffonder la voce.
     

  • 14 aprile alle ore 14:08
    La ricetta

    Se avessi la ricetta
    che tu mi chiedi
    d'una vita piena
    non la rifiuterei.

    Su me farei la prova
    poi te la donerei
    ma sappi che finora
    ho magri risultati.

    E' buona la poesia
    carezza i sentimenti
    e appaga la mia voglia
    di tirar fuori i belli.

    Le foto insieme ai viaggi
    anche san darmi gioia
    scoprendo aspetti nuovi
    riempiendo la giornata.

    Qualcosa però manca
    anche ai felici istanti
    forse una fede viva
    o un po' di sana noia.

  • 14 aprile alle ore 13:09
    Le vittime

    Come non notare il numero
    praticamente uguale?

    Vittime della follia suicida
    immolate a un ego
    folle che a morte le porta.

    Vittime di violenza fanatica
    ammazzate per odio
    là dove s'educa alla vita.

    A poca distanza il massacro
    a disperare sospinge
    e inarrestabile pianto.

    nb. a poca distanza di tempo: 149 persone uccise dal pilota suicida nello schianto dell'aereo sulle alpi, 148 giovani studenti "giustiziati" da guerriglieri in kenia.

  • 14 aprile alle ore 12:01
    Superga

    Abito il mondo con la pelle,
    il mio abito.
    Incrocio le braccia,
    e con dieci vomeri, solco la vecchia pelle,
    per far germogliare
    la terra nascosta sotto,
    e fare giorno di primavera tiepida
    che con fiato aspro e umido, dalle labbra a punta,
    m'ispiri

  • 14 aprile alle ore 9:22
    infraordinaria frenesia fragilità

    infraordinaria frenesia fragilità

    micro opaco spazio 
    tempo ordinario

    infraordinaria felicità

    oggetti minimi per trascurabili micro felicità

    banale normalità
    piccoli gesti di riguardo

    infraordinaria frenesia
    fragilità

    Marco Bo 
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2011/10/infraordinaria-frenesia-fragilita.html

  • 14 aprile alle ore 9:09
    E sarà amore

    Ho bisogno di silenzio
    perché la mia voce adesso sarebbe fragore.
    Dietro questo corpo apparentemente vuoto
    il silenzio ti parla tingendosi di caldi colori.
    Il silenzio è la voce delle mie emozioni,
    nel silenzio prendono forma i miei pensieri,
    come frammenti di conchiglie,
    li conservo nel profondo della mia anima.
    Il mio silenzio ti sente amica
    perché è il silenzio che ci unisce
    e nel silenzio che ti accolgo
    e nel silenzio che ti ascolto,
    ma se veramente mi vuoi amare
    amami soprattutto nel silenzio.

  • 14 aprile alle ore 0:09
    Sulla scala degli amplessi

    Estemporanee polluzioni

    sono le note intermittenti d'un blues

    che brucia lacrime a New Orleans

    come un mantello che ammalia la notte

    e seduce gli ardori

    adescandone il ritmo.

    Si sorprende il sax

    quelle labbra sul bocchino

    e dita tese

    su tasti in estasi

    come mani sull'imene

    a propagare suoni

    sulla scala degli amplessi.

    La dama langue

    nel suo divaricar sorrisi

    mentre il desio si sottomette al diapason

    e la melodia sgorga

    goccia a goccia

    sull'euforia dello spartito.

    Distilla l'eco

    d'una voce sommessa

    il verbo che ride

    e la giostra gira

    una volta ancora

    a sublimare il poeta.

     

  • 13 aprile alle ore 23:37
    Smorfie disarmoniche alla realtà

    Con l'anima destinata
    a questo mondo freddo
    e abbandonato a se stesso...
    vivo la vita di chi ha nascosto
    per troppo tempo
    la propria identità
    nella paura e nella vergogna
    catene forti che hanno
    trattenuto tutti i desideri
    E adesso che ho deciso
    di liberare i sogni
    e di uscire allo scoperto
    da quei luoghi i cui segreti
    rimangono inconfessabili
    cammino su frammenti di disumanità
    che si trasformano spesso in ondate
    di malvagità e indifferenze
    E guerreggio con più forza
    per arrivare al più degno finale
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 13 aprile alle ore 20:05
    Il poeta al suo amore

    È una vecchia chiesa d'argento in una foresta
    il mio amore per te.
    Gli alberi attorno ad essa
    sono parole che ho rubato dal tuo cuore.
    Una vecchia campana d'argento, l'ultimo sorriso che mi desti,
    è appesa in cima alla mia chiesa.
    Suona soltanto quando vieni per la foresta
    e stai in piedi accanto ad essa.
    E allora non c'è bisogno di suonare,
    perché la tua voce prende il suo posto.

  • 13 aprile alle ore 20:03
    La morte

    Camminerò giù nella via,
    mi volterò e sentirò sui miei piedi
    i baci della Morte come fragrante pioggia.
    Poiché la morte è un bruno schiavo con piccoli uccelli d'argento
    appollaiati su una dormiente ghirlanda sulla sua testa.
    Egli mi dirà, la sua voce come gioielli
    che cadono in una borsa di raso,
    come mi è venuto dietro in punta di piedi giù nella strada.
    Il suo cuore ha fatto un nero alone col desiderio di me stesso.
    Poi mi sfiorirà con le sue mani
    e io sarò uno dei dormienti uccelli d'argento
    fra le fredde onde dei suoi capelli
    mentre egli se ne va in punta di piedi.

  • 13 aprile alle ore 20:02
    Intermezzo

    Il sole si ritira dalla montagna in lunghi steli d'oro,
    come le colonne cadenti d'un tempio.
    Poi il melodioso silenzio quasi troppo rapido per udirsi;
    i tenori della montagna lanciano le loro chiare voci
    nel salone azzurro del cielo,
    e attraverso una rigida colonna di queste voci
    tacitamente cammina la notte.
    La notte, che schiaccia il suono fra le sue dita,
    finchè ne forma un letto leggermente ghiacciato
    sul quale essa sogna.
     

  • 13 aprile alle ore 15:15
    Tutto qui

    La tua voce
    perpendicolare
    sulla brace
    Quanta luce calda
    senza cognizione di raggiungersi
    tra zigomi e oro
    e gravitazioni
     
    Le mie sillabe tonde
    sul verde del sofà
    senza mai atterrare,
    e domani le parole saranno
    moltitudine scomparsa
    descrivendo forme di bastoncelli
     
    Domani è porta girevole
    sulle orme
    Oltre il vetro
    l'inconsistente volo
    di una piuma
     
     

  • 12 aprile alle ore 23:40
    E ricomincio daccapo

    Inguaribile sognatore
    a cercare ricompense nei silenzi

    col rischio di perdere la memoria
    ad ogni piccola emozione

    sono già un vecchietto
    da tenere a bada

    per la marcata diversità
    delle mie esperienze

    sempre al limite
    della fattibilità etica

    E seguo ancora
    la mia buona stella

    a ispirarmi sempre
    a ciò che mi circonda

    con la convinzione che
    più soffro e più imparo

    sperando che dagli errori
    e scavando nel buio dell'angoscia

    possa diffondere il meglio di me
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 12 aprile alle ore 23:28
    Il coraggio della diversità

    Cieli grigi
    umanità in rovina
    esecuzioni sommarie

    non è un futuro bello
    quello che mi aspetta

    Cuori spezzati di uomini
    destinati al mistero

    a mostrare il dolore e restare chiusi
    nel sentire dei propri pensieri

    a vivere sulla pelle
    della loro anima infetta

    derisa e venduta dalla vita
    per pochi sarcasmi

    mentre io cerco strade diverse

    anche lastricate d'illusioni

    dove solo il bene vince
    e mi lascia qualcosa da imparare
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati

  • 12 aprile alle ore 19:47
    Maratea

    Limpido mare
    sui muri istoriate formelle
    inebrianti musiche
    piacevoli melodie.
     
     

  • 12 aprile alle ore 7:56
    il nostro cuore sa di felicità

    il momento preciso della felicità io lo conosco!

    è in quel raggio di Sole che attraversa la piazza piena di bambini che giocano a pallone
    una porta la scalinata del municipio  e l'altra porta la scalinata quella della chiesa

    è all'incrocio della piazzetta dove le nostre madri, dopo averci lasciato a scuola con un bacio, 
     si salutano con la borsa della spesa in mano davanti alla bottega del paese 
    mentre dall'altra parte della strada qualcuno con il vestito della festa aspetta la corriera per andare in città
    forse per una visita dal dottore forse al mercato chissà

    è in quella risata dei nostri padri  davanti al bar della piazza dopo una giornata di duro lavoro
     con la tuta blu ancora addosso
     la cappellina in testa e il fango delle vigne sugli stivali

    è nella corsa trafelata giù per le colline quella volta che ci hanno visto sull'albero a mangiare le albicocche  mature
    quelle più dolci quelle più buone

    è nella nostra traversata della valle tra Castagnole e Refrancore quell'anno che d'inverno la neve ci aveva accompagnato per settimane  e settimane 
    e noi camminavamo felici sul ghiaccio del ruscello fino in fondo alla collina, 
    eravamo stanchi morti quel giorno, 
    avevamo fame e freddo e forse un po' paura, 
    ma eravamo felici insieme 
    amici noi bambini e bambine, eravamo i Re e le Regine nel regno immaginario delle nostre colline

    sì,
    il momento preciso della felicità io lo conosco,
     l'ho vissuto  l'ho assaggiato e poi ne ho mangiato un bel pezzo
    insieme ai miei amici

    e adesso? 
    adesso presso queste periferie del mondo è il tempo dei fantasmi, 
    la piazza è vuota, davanti al bar sono in pochi ormai a ridere al dolce vento dell'estate ,
     la bottega del paese è chiusa 
    e la corriera che va in città forse non passa più.....

    eppure quell'albero di albicocche è ancora là 
    eppure il ruscello in fondo alla valle è ancora là

    forse ci incontreremo un giorno tutti quanti i vivi e i morti e faremo una festa insieme, canteremo e balleremo con la musica della banda del paese

    e mangeremo le albicocche più buone
     quelle più buone quelle più mature
     e poi scivoleremo felici sul ghiaccio del ruscello fino in fondo la collina
    ancora e ancora

    ancora
    perchè noi la felicità la conosciamo 
    la felicità è viva in tutti noi, 
    i vivi e i morti, i sani ed i malati
     i corpi ed i cuori pulsanti ed i fantasmi 

    la felicità è viva
    la felicità è viva in noi per sempre
    il nostro cuore cammina avanti a  noi 
    il nostro cuore sa di felicità

    e così sia
     così 
    sia

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/04/il-nostro-cuore-sa-la-felicita.html

    dedicato alla terra a cui appartengo a Cesare Pavese, al mio paese agli amici ai miei cari a tutti i grandi e i bambini che, nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale, continuano a conservare la rivoluzione nel cuore!

  • 11 aprile alle ore 22:34
    Nel tempo il vento (Shipwreck)

    Nel tempo

    Il vento

    Ha spazzato via

    frammenti di vita

    sabbia tra le dita

    Momenti

    in fieri

    indomabili guerrieri

    di oggi, di ieri,

    Altri pensieri.



    Nel tempo

    Il vento

    Ha spezzato i fili

    tessuti sfarzosi

    guarniti di preziosi

    Cogitazioni

    brevi riflessioni

    mutevoli illusioni

    e ragionamenti

    convincimenti

    innamoramenti

    grandi intendimenti

    Nel tempo

    Il vento.

    Rina Brundu, in Dublin, 11/04/2015

  • 11 aprile alle ore 17:10
    Solita Routine

     
     
    Un brivido
    Mi sfiora la pelle
    Quando esili pensieri
    In un alba colorata
    Emigrano lontano
    Fra nuvole rossicce
    Che accarezzano
    Quel sogno
    Radicato nell'anima
    Prima di svanire
    Nell’aurora avanzata
    Come neve al sole.
    Quel sogno materializzabile
    Stregato nelle notti di luna
    E partorire con l’ultima stella
    Per un nuovo mattino
    E nella luce dei giorni nuovi. 

  • 11 aprile alle ore 13:45
    Mi verdad (La mia verità)

    Hoy es tiempo de ser.
    Firmemente estoy, a la frontera tumultuosa, 
    a veces calma.
    Entrego toda mi voz verdadera
    para conseguir una alegria pura, 
    una tristeza sencilla, 
    un corazon abierto,
    cuerpo suelto y confiado,
    todo lo autentico de mi.
    Hoy es el tiempo de ser.

  • 11 aprile alle ore 10:34
    Emozioni sognate

    Sogno un volo di dorati uccelli nella luce fresca dell’alba
    liberi di bramare il cielo,
    le nuvole, il vento, i primi raggi di sole
    e il mio sogno trova la sua realtà,
    un brivido scivola inarrestabile lungo la mia anima,
    osservo il sole che sorge immerso in taciturni desideri,
    il tuo sguardo m’imprigiona
    il tuo amore colma il mio vuoto,
    le tue braccia m’avvolgono tra stelle candide e luminose
    mi rifletto nella tua essenza
    e nel silenzio della notte,
    m’immergo nel tuo sguardo vitale,
    dolce rifugio delle mie emozioni,
    impaziente aspetterò che il sole alto si levi
    e allora, consegnerò i miei sogni al vento
    lasciandoli annegare nel tuo respiro.

  • 11 aprile alle ore 9:00
    Fuggì la primavera

    Rinunciò la primavera, 
    di nuovo è il freddo il padrone, 
    vento gelato che penetra 
    dall'anima fino alle ossa.

    Già i ciliegi cagliati 
    di fiori bianchi e lievi, 
    ed i mandorli, 
    senza ombra 
    rimasero sotto la neve.

    Quanta vita lì battendo 
    nei minuti ventri.
    E quanti frutti morendo 
    per le gelate graffianti.

    A volte, 
    in pomeriggi freddi, 
    di questo mio autunno invernale 
    vedo in me l'allegoria 
    di questo vivere resistente.

    Ma io non sono come il fiore 
    col suo cuore pieno 
    di vita nuova e caldo:
    il mio è freddo, stanco.

  • 11 aprile alle ore 8:17
    locomotiva

    quanto tempo ho e quanto manca all'arrivo?
    sono passeggero oppure sono io al comando ?
    sono solo 
    io
     o sono solo 
    in compagnia del mondo?

     non ho risposte precise adesso
    ascolto chi c’è da ascoltare,
     dico le mie parole
     e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
    prossima stazione
    speranza

    Marco Bo
    http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2015/04/locomotiva.html

  • 10 aprile alle ore 21:13
    Il mio bisogno di Te

    Colori pastello forme eleganti

    disegnano il Tuo Essere

    e sembrano appartenere ai miei occhi
    che avidi d'amore

    incontrano la Tua semplicità
    e ne restano affascinati

    Passeggiare nel Tuo cuore
    aperto e accogliente

    ricoperto di passioni
    e colmo d'illusioni

    Dialogare tra sentieri di sentimenti
    a rigenerarsi dentro

    e proporre sapori inconfondibili d'emozioni
    a infondere sicurezze e tranquillità

    nella fierezza appagante che ci estranea
    dalla patologia della normalità
    .
    cesaremoceo
    diritti riservati