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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 23 marzo alle ore 20:39
    La mia gioia di vivere

    Nidifico come un falco pellegrino
    nei sottotetti del mio alto pensare

    al riparo dai condizionamenti
    e dalle storture della vita

    E' la mia storia

    che parte da lontano

    quando tanti anni fa

    "mi ritrovai in una selva oscura
    con la dritta via ch'era smarrita"

    E mi rifugiai in questo mondo spartano

    a proteggere dalle intemperie

    il mio corpo a goccia
    e "il mio andar da fumetto per bambini"

    nel piacere di questo mio scrivere

    che m'impone in dignitose ansie

    il mio cuore

    riveduto e corretto
    ma sereno nei suoi battiti al mondo.
     

  • 23 marzo alle ore 11:57
    La voz de la rosa (A Rosa Silverio)

    Lo que no se puede decir,
    sale a caballo de tu voz
    clara y tierna, de foresta y mares,
    alta y ancha libertad de aguila,
    grito sangriento de los callados.

     

  • 22 marzo alle ore 21:46
    Bolle di pensieri...volano

    Con i sensi a frantumarsi
    in mille ostinazioni

    scambio col mio corpo
    occhiate di compassione

    a provar pena per la pelle
    incisa dalle preoccupazioni

    pur nel desiderio
    di sconfiggere timori e dispiaceri

    E mi ritrovo
    a sbirciare nel passato più lontano

    guardandolo rimpicciolire sempre più

    fino a divenire
    una macchia indelebile dei ricordi

    Ora

    che la libertà mi morsica nel mio andare

    il futuro sembra scivolarmi addosso
    e contorcersi nell'anima

    inebetita dal cadere dei pensieri
    che fluttuano giù dalla mente

    E bevo quei pensieri
    come fosse miele secreto da api divine
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    copyright

  • 22 marzo alle ore 21:24
    Fui

    Fui greco e saraceno
    arabo e normanno
    francese nella testa
    spagnolo nell'inganno.
    Risoluto e trasparente
    come acque terse
    che sgorgano d'Alcantara.

    Vivido e possente
    sicano d'intelletto
    fiero dell'esistere
    fra le alture e sopra i mari.

    Aquila dalle ali immense,
    in cerca di nuovi amori
    provvista
    di occhiali spessi
    per non vedere il male.

  • Mai c'è stato nulla di scontato

    nell'essere e nel cuore a rinnovarci ancora

    Noi

    sempre e per sempre fianco a fianco

    compagni dei nostri momenti

    ad aiutarci a divenir migliori

    e far come se fosse ogni volta
    la nostra prima volta

    a donarci

    le meravigliose freschezze del nostro viverci

    E fuggiamo a rinchiuderci
    nelle stanze dei pensieri ardenti

    correndo a perdifiato nella nostra intimità

    col piacere di possederci

    a respirare e mordere nella passione
    il bello della vita

    amandoci per ciò che siamo

    e conservando in noi

    il segreto di veder le cose
    ognuno con lo sguardo dell'altro

    E non far nulla per rendere tristi i ricordi
    .
    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata Copyright

  • 22 marzo alle ore 18:57
    Calma ci vorrebbe

    L'Etna sonnecchiava
    Senza un fil di vento
    La canna si piegava 
    Questa voglia ancora sento

    Nient'altro voglio 
    Bianco come il latte
    Liscio come l' olio
    Questo mare nessun lo batte

    Mondo assai differente
    Niente gli mancherebbe
    Se calma fosse la gente
    Mai la lite cercherebbe

  • 22 marzo alle ore 18:37
    Voglia di te... una malattia

    Come ridevo
    Se ti guardavo e... morivo
    M'intontivi
    E allora fermavi
    Anche il tempo
    Era grande
    Quel desiderio di te
    Una bella malattia
    Che mi coglieva
    Che la mente mi logorava
    Giornate viaggiando
    Con la mia fantasia
    Sempre sperando
    Con la mente di qua e di là
    La realtà desiderando
    Poi tutto s' è avverato
    Con un piacere che intenso
    È diventato
    Standoti sempre vicino
    Col cuore di te
    Sempre pieno
     

  • 22 marzo alle ore 3:46
    Puntoluce

    È puntoluce
    il sentiero che verrò a cercare
    tra corridoi di silenzi incontrastati.
    Penso agli scherzi degli interruttori
    e all'etimo della fiamma, alla sua vastità. Rubo la voce
    quel po’ di fenditura divenuta calda.
    È nota d’oboe, se ne va
    a cantare nella tromba delle scale.
    Mi arrampico, prima che si confonda
    tra errori divini e fasti di lucernari.
    Vorrei abbracciare l'attimo
    destinato a colmare il Tempo,
    tutta la pelle si commuove.

  • 22 marzo alle ore 3:44
    Né qui né altrove

    Petali sepali e spine conservo
    ogni minuzia che ti disegna
    riso, cipiglio, fruscio invisibile
    mani bambine nell'adagio di uno spartito
    Giù la chiave, nel solito antro
    dove una corale canta a più toni
    un silenzio straniero
    Contemplo il tuo giardino, di sera
    eccoli i boschi smisurati
    che si frappongono agli occhi
    nell'ora in cui si le finestre s'accendono
    Le vie desolate, avidi passi
    ho percorso guardandomi indietro...
    che pena quel quadro anonimo
    appuntato a un chiodo di vento!
    T'ho vista scendere dagli ultimi istanti
    e la foschia m'ha preso la mano
    un pezzo di vita s'è addormentato
    sul caldovuoto del tuo cuscino
    Mi dileguo insieme alla notte
    ma un fragore prende a confondermi,
    c'è una chiusa che bussa alla porta
     

  • 21 marzo alle ore 20:32
    A mio fratello Piero

    Ce ne andiamo
    passeggiando nella felicità della nostra solitudine

    a cercare l'argilla giusta
    per purificare i pensieri

    e rivestirli dei colori che più amiamo
    senza mentire al mondo e a noi stessi

    anche nel tormento di scoprire
    che quegli abiti non esaltano il nostro incarnare

    E vinciamo la sofferenza con l'amore

    Noi

    riflessi negli specchi del vivere

    nell'orgoglio di sapere
    che nemmeno le rughe

    hanno rovinato il fiorire della nostra mente.

    cesaremoceo
    proprietà intellettuale riservata
    Copyright
     

  • 21 marzo alle ore 19:44
    Non datemi tramonti da guardare

    Non datemi tramonti da guardare
    né voglio un àncora che affondi piano:
    ce l'ho dipinta dentro l'agonia.

  • 21 marzo alle ore 19:42
    Quello che tento

    Tu che non lasci
    precipitar parola nell'abisso
    che vedi mille fior che poi non strappi,
    dimmi lo scrigno
    che custodisce tutto
    quello che tento,
    dei versi che fagocita l'oblio.
    Vorrei la chiave
    che infonde luce a questi muti canti
    richini e dissonanti in fondo al coro.

     

  • 21 marzo alle ore 16:29
    Alla libertà

    Spargiamo i semi
    della poesia
    Usiamo i colori
    del rispetto
    Danziamo in armonia
    sui pentagrammi musicali
    dell’universo
    Disarmiamo i baroni
    della guerra
    Combattiamo i signori
    delle mafie
    Dissolviamo le armi
    d'ogni violenza
    Agiamo uniti contro
    le povertà
    Cantiamo insieme...
    Alla libertà

  • 21 marzo alle ore 15:24
    Oh Fortuna

    Ti ho incontrata 
    oh Fortuna
    in un giorno d’estate
    ed ho messo al serraglio le labbra
    per poterti assaporare ancora.

    Ho visto
    riflesso nei suoi occhi
    il candore della sera
    quando il tramonto non lasciava la mia pelle
    e l’orizzonte era il suo sguardo accanto al mio.

    Ti ho chiamata Amore
    oh Fortuna
    confondendo l’istante col per sempre
    e mentre assaporavo l’assenzio
    le desinenze s’inginocchiavano al verbo.

    Non ho lapidi da svezzare
    ma silenzi di foglie
    su questi sepolcri imbiancati
    in attesa d’un epitaffio d’autore.

  • 21 marzo alle ore 14:03
    Cosa resterà

    Cosa resterà alla fine?
    Più del profumo del caffè
    dei baci, più del vento,
    delle notti insieme
    più della pelle secca
    dopo i pomeriggi al mare
    più delle stanze degli ostelli
    dei colori dei fiori
    più dei sorrisi
    di cui mi sono innamorato
    delle mani che ho intrecciato
    prima di sfiorare la pelle
    più del suono delle foglie secche
    dei racconti incredibili
    nati perdendomi nella luce
    di una finestra che sapeva
    di un focolaio sacro
    e caldo nella ruggine,
    più di questo resteranno queste righe
    che il vento porterà lontano
    e le acque smembreranno
    con delicata laboriosità
    finché come lacrime
    scorrerà inchiostro
    e sarà tutto questo che
    alla fine
    resterà.

  • È arrivata.
    La Primavera che sognavi
    la Primavera che non vedrai
    dopo tanto inverno
    danzerai felice
    fra regni di luce.

    Tutto così lontano
    adesso
    danza per noi
    sperduti nella pioggia.

  • 21 marzo alle ore 11:22
    Lucciola - Luciérnaga

    Per la giornata mondiale della poesia 
    21 marzo 2017

    Lucciola

    Sboccia nel silenzio delle rose,
    nell'aria gracile del mattino trepidante,
    barlume che trema nel chiarore della lontananza.
    E qui, nell'estensione senza strade.
    E' la gloria delle madreselve cullate  di fervore
    che fioriscono in silenzio.

    Mite chiarore delle foglie in ombra.
    Lucciola di tempo, pace senza ombre.

    LUCIÉNAGA

                                Cuántas veces la memoria
                                  fingiendo que es alguien
                              nos cuenta una gran historia
                                  donde nadie está presente.
                                              Fernando Pessoa

    Retoña en el silencio de las rosas
    en el aire grácil de la mañana.
    Destello que tiembla en la bruma de una lejanía
    y aquí en la extensión sin aceras.
    Es la gloria de las madreselvas acunadas de                                                                        fervor,
    florecen en el silencio.

    Trémula claridad
    en las hojas sombrías.
    Es luciérnaga de tiempo, paz en las frondas.

  • 20 marzo alle ore 21:49
    Ermetico

    Mi dilato
    nel tuo sogno
    Pronto
    ad uscirne
    se così tu vorrai

  • 20 marzo alle ore 21:43
    Nell'immenso silenzio

    Dialogherò
    con la tua anima
    nell'immenso silenzio
    dei nostri sguardi

  • 20 marzo alle ore 20:45
    I colloqui tra l'anima e il cuore

    Mi sento come il ragazzino
    che non sono mai stato

    qundo mi ritrovo avvolto
    nell'allegria contagiosa

    che esalta la felicità
    immaginata come un regalo donato dal Cielo

    E rifletto su cosa possa essere la vera fortuna

    nella domanda profonda e silente
    che la mia anima rivolge spesso al cuore

    Dimmi tu mio cuore
    perché hai sempre un buon motivo per sorridere?

    E accetto ogn'ora la solita risposta
    nascosta nel ticchettio dei battiti

    ...mi sento stupido sono egoista
    e godo di ottima salute

    ...per questo sono felice
    .
    Cesare Moceo
    Proprietà intellettuale riservata
    CopyrightAltro...
     

  • 20 marzo alle ore 20:34
    Vicini, ma lontani...

    Non siamo fatti per stare insieme in questo mondo.
    Ci sarà un'altra vita da dividere, ma adesso ci separa un universo.
    Tu ed io distanti e vicini, soli ma insieme, così lontani...
    Un abisso tra di noi,
    anche se fossimo ad un centimetro di distanza.
    Occhi che non si vedono, mani che non si sfiorano, labbra che non si baciano.
    E non c'è nulla di più brutto, di due cuori vicini, ma lontani...

  • 20 marzo alle ore 11:07
    Versi di primavera

    L’arrivo della primavera
    è molto vicino
    le giornate si allungano
    il sole fa capolino
    fa più caldo
    si abbandona il cappotto
    si mette il giubbotto
    mi rallegro
    per questo nuovo inizio
    della natura
    di ognuno madre
    consolaci con un tuo sorriso
    i tuoi fiori appena sbocciati
    questa stagione precede l’estate
    quando ci sarà il mio matrimonio
    con te mio dolce fiore
    del mio cuore passione
    del mio animo brivido
    dalla mia bocca un bacio
    che superi ogni confine
    giunga a te
    all’improvviso
    come nella notte tuono.
     

  • Così finiva quel comunicato
    degli assassini la vendetta dècupla
    trecentotrentacinque - tutti uomini
    per trentatrè della colonna cràuta
    distrutta dalla bomba in via Rasella.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l’Ardeatina.
    C’erano tutti, a cinque a cinque in fila
    freddati e spinti al buio nelle cave
    di pozzolana, uno sull’altro informi
    coperti dai rifiuti d’una Roma
    afflitta dagli stenti della guerra.
    E’ ancora la più grande strage urbana
    in questa Europa che ne vede altre.
    C’era l’Italia e c’era ogni quartiere:
    il nobile, il commerciante e il milite
    studenti, professori ed operai
    cattolici ed ebrei insieme agli atei
    democristiani e comunisti fusi
    monarchici, azionsti e liberali.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l‘Ardeatina.
    Chi fece quella lista, chi assentì?
    Chi dattiloscrisse il severo elenco?
    Di chi si liberò quella vendetta?
    Cosa pensò chi lesse ad una ad una
    le condanne di quegli ignari martiri?
    Cognomi e nomi asciutti sulla carta,
    i martiri del ventiquattro marzo
    millenovecentoquarantaquattro.
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    nei camion zeppi verso l‘Ardeatina.
    Lento e snervante incedere dei camion
    verso le fosse, in solco dentro buche
    che predicevano lo starsi addosso.
    Fu memoria di donne, madri, spose
    fu pianto d’orfani perenni, ora
    sono settantatré gli anni trascorsi.
    Chi ha visto piangere la madre solo
    quasi trent’anni dopo quell’eccidio
    ché allora non poteva, sì doveva
    correre per non dare in pasto lacrime.
    Ora puoi piangere mamma puoi piangere!
    Possiamo tutti almeno ricordare
    quei martiri innocenti con un nome?
    Quei camion zeppi d’anime già morte?
    Quei corpi dai quattordici ai settanta
    che andarono a morire alle Ardeatine
    sospinti uno su l’altro nelle fosse?

  • 20 marzo alle ore 0:29
    Si sfila di dosso, la pelle

    Storie e turbamenti
    fragili apparizioni, cancellate.

    Venia dello specchio: la verità
    a me puoi dirla (sussurrala).

    Mai occhiate più dirette ad aprire
    pensieri accovacciati

    il viso liscio non ha ombre
    spezza un copione
    di friabili discorsi.

    Giù la maschera 
    (di città chiuse e svagate)
    tela di agguati
    di sguardi ghiaccioli.

    Allo scarto di luce 
    la fissità
    inchioda l’apparire
    la pelle si sfila di dosso
    tante volte, ultima nel sonno
    si perde
    si discioglie.

  • 19 marzo alle ore 22:16
    Un dono dal cielo

    Scivolo
    attraverso la mia vita quasi per caso

    imponendo con severità il silenzio
    al mio arrovellare la mente

    lasciandola afflosciata
    come acqua scivolata a valle

    a stagnare in gemiti innocenti

    e cercare la liberazione
    dai dolori del vivere
    .
    cesare moceo