username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Filtri di ricerca
  • La poesia contiene la parola
  • Nome autore

Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


Le poesie dei nostri autori sono tutte raccolte qui.
Se vuoi inserire le tue poesie in una pagina a te riservata, iscriviti ora e scopri come fare!

elementi per pagina
  • 20 febbraio alle ore 16:30
    Forse un viaggio senza partenza

    Tu sopra le nuvole
    e del mio essere scorgevi appena 
    le sue sembianze
    ed io nell'aria liquida 
    indolenzita dai giorni simili,
    t'immaginavo a modo mio

    e l'infinito immoto 
    attraversava le nostre notti
    illudendo la distanza.

    Ma quel ch'è fermo 
    seppure in sogno, 
    non può legarsi a un fil di vento

    e se l'amore è un combaciare 
    il nostro bacio fu solo un attimo 
    sbriciolatosi poi 
    come mare di gesso 
    caduto da una mensola sbilenca,
    a memoria di un viaggio 
    senza partenza.

  • 20 febbraio alle ore 16:28
    Solo un mesto rintocco

    Poiché le parole mie per te
    sono inevitabilmente avvizzite 
    come palloncini sgonfiatisi 
    il giorno dopo un dì festoso,
    s'anche ci soffiassi dentro
    tutto ciò che riuscirei ad esprimere
    sarebbe solo un mesto rintocco
    di quella nostra lunga attesa 
    che fu ad un passo dal cessare,
    freddata invece ad arte
    da brusca tramontana 
    che ne gettò le spoglie 
    lungo il tratto più inaccessibile
    del mio sentire.

     

  • 20 febbraio alle ore 16:25
    Vano volermi assidua

    Vano volermi assidua
    se del mio primo mare
    non senti il sale
    mancarmi dentro

  • 20 febbraio alle ore 16:24
    I passi dell'amore

    Ascoltare i passi dell’amore
    e ritrovarci tra le sue braccia
    per respirarne i rintocchi
    nel profondo del cuore

    Donarne all’oggi il seme
    per camminare insieme, 
    sguardi in direzione 
    della nostra destinazione

    Prima di te io, prima di me tu
    adesso noi

    Senza chiederci come andrà
    poiché il futuro ancora
    non appartiene alla realtà.

  • 20 febbraio alle ore 16:22
    Nuda ti sto amando

    Nuda ti sto amando
    come fossi appena nata
    tra le tue braccia

    concepita nel tempo invecchiato
    tra neve di sale
    e lo sbocciare delle rose

    Ed ora spoglia di tutto
    voglio vestirmi solo di noi.

  • 20 febbraio alle ore 16:20
    Stupor d'amore

    Prendi un filo di cielo
    e legaci all'oblio della notte
    assordata dai nostri fiati di cuore
    che incantano e attraggono tutte le stelle
    fino a render golose le note focose
    che dissetano i nostri corpi
    esposti e disposti nel rigo nascosto
    del nostro stupor d'amore.

  • 20 febbraio alle ore 16:18
    Non ricordo più

    Non ricordo più
    quanta pioggia ho pianto
    prima di poter risplendere
    tra le tue braccia di cielo.

  • 20 febbraio alle ore 16:17
    Mi arrendo

    Mi arrendo
    al tuo incandescente divenire
    e il freddo non è che un passante

  • 20 febbraio alle ore 16:15
    La mia poesia

    Ogni volta che lo vorrai
    accoglierò i tuoi venti
    ampliando me stessa
    dal profondo del mio cuore
    fino a dove riuscirò a condurci

    Fino a dove
    ogni volta
    io non crederò mai
    di riuscire ad arrivare

    Solo così
    potrò far di noi
    la mia poesia.

  • 20 febbraio alle ore 16:02
    Quando mi perdo

    Quando mi perdo nella tormenta 
    non mi cercare

    Amami scaldami e aspettami

    ché se so di trovarti 
    oltre le cime di ghiaccio, 
    riuscirò a scioglierle 
    forse senza trafiggermi.

  • 20 febbraio alle ore 16:01
    Contienimi e scaldami

    Contienimi e scaldami
    bevendo i balsami
    del mio gesto più semplice,
    quelli che innevano il tuo calice

    e spento il verbo diurno
    ascolta il mio intimo taciturno
    acquietarsi dentro te,
    inverso intarsio di me

    Aspetta, non ti scordare
    che le mie mani devi lavare
    con tinte di un mare
    da reinventare

    Raccontami poi
    la fiaba più breve
    che sappia condurmi
    in un tempo più lieve.

  • 20 febbraio alle ore 14:30
    Legami

    Legami sotterranei

    corrono sul filo del tempo

    Si annodano,

    si sciolgono,

    ma sono sempre lì…

    Come chiodi saldi

    si piantano nel vissuto

    a diramar Foschia che,

    indolente e sonnacchiosa,

    deposita ispessite coltri

    per rivestire tutto

    del più profondo oblio.

  • 20 febbraio alle ore 14:28
    Rocce

    Uno sferzante vento

    piega giunchi, foglie e tronchi,

    col forte ammonimento

    di non distrarre mai lo sguardo

    dai punti saldi della vita.

    Nessuno alla sua furia sfugge,

    neppure chi, con acrobatica destrezza,

    prova ad opporsi alla direzione imposta.

    Tutto vano…

    meglio lasciar andare la burrasca e,

    finita questa,

    con impeto abbracciar le rocce

    da cui vorremmo oggi

    scivolar via.

  • 20 febbraio alle ore 13:26
    Madre

    Madre d'infinita capienza 
    che disseti la sete d'esserti bimba in grembo
    ora in te io mi accumulo, priva di tutto
    di carne e di ossa, di suoni e frastuoni
    guscio sgusciato assente di me

    Scialle di primavera scalda la mia chimera
    spargendomi al sole tra ciocche di sale
    Falcia dalla fronte l'umano groviglio
    fanne acqua di fonte per ogni tuo figlio

    Abdico al mondo ingordo 
    srotolando il mio passo su aghi di pino 
    e mieto speranza
    dagli occhi d'un gabbiano 
    che non mi teme
    perché in te io mi annullo
    non voglio e non vedo, non penso e non ledo

    Sotto un mare smacchiato dal verbo superbo
    dammi ora riparo, respirandomi in te.

  • 20 febbraio alle ore 13:23
    Ti sogno, Domani

    Mentre annodo quest'oggi al tramonto
    non penso granché al domani

    Potrebbe essere gerla di pace 
    oppure mazzo di bussole rimbambite
    ciascuna a indicare una via
    per giungere al seno di mamma utopia

    Non fa differenza adesso
    non mi va di ascoltare la luna che stona speranza 
    all'ombra di un'alba forse nefasta o forse no.

    Quindi farò i conti col domani 
    non prima di domani
    se non altro risparmio energie
    ché chissà cosa capiterà

    domani!

    E poi dai, lo sai 
    che io lo sogno e basta il domani
    lo sogno sempre come mi pare
    senza cavilli e pensieri

    E sogno solo che sarà amore
    quello che ancora non conosciamo,
    amore che ingrassi quest'oggi ossuto
    per farci rinascere tutti...

    domani!

    Oh sì, mi piacerebbe fosse già

    domani!

    invece è sempre e soltanto

    oggi...

  • 20 febbraio alle ore 13:11
    Fidati ancora, Amore

    Ho veduto flotte di cirri 
    listati a lutto,
    arrivavano a fatica 
    dai capitoli di storia
    portandosi dentro 
    il dolore d'ogni epoca
    i cui figli 
    le guerre han massacrato

    Un cupo boato 
    fu l'incipit d'un diluvio 
    senza virgole né strali
    ed io impietrita e da strizzare
    guardavo gli alberi incurvarsi
    fino a rovistar coi nudi rami
    questa terra zuppa d'anima

    D'improvviso il finimondo cessò
    e riecheggiarono chiari
    gli ultimi versi di un'antica preghiera
    stonati dal roco vento di levante

    Parole di fede e di speranza
    rivolte agli uomini a venire,
    quelli che poi sono arrivati 
    per proseguire ad imbrattare 
    di odio e sangue
    questa povera famiglia
    ch'è l'intera umanità

    Verranno ancora altri Caini
    armati fino alle budella, 
    ma fidati ancora Amore,
    un giorno a caso 
    il seme giusto attecchirà.

     

  • 20 febbraio alle ore 12:45
    Tra le foglie d'autunno

    Ho intravisto risposte
    tra le foglie d'autunno
    riverse su strade stinte dal tempo

    Passandoci sopra
    ne ho colto l'aspetto
    abietto e mordace
    e rughe di mondo
    ora scorrono fiacche
    lungo irte spirali deserte.

  • 20 febbraio alle ore 12:41
    Impotenza

    Strizzata da quest'epoca
    sgocciolo alla rinfusa
    ad ogni pianto di mondo
    ingoiando la mia impotenza:
    sagoma stinta
    accucciata dietro una tenda 
    logora di avvilente realtà.

  • 20 febbraio alle ore 12:38
    Sebbene piova spesso

    Sebbene piova spesso
    qua il deserto si srotola al rallentatore,
    imboccherà mai i vicoli ciechi dell'anima?

    Frattanto riposo il mio sguardo 
    sopra un miraggio estratto a sorte
    dalle tasche di questo tempo incravattato a lutto
    che mostra al cielo la sua pelle butterata. 

  • 20 febbraio alle ore 12:31
    L'insonne blu

    Offerte le membra alla liquida notte
    il sadico assillo del nonsenso 
    mi sgranocchia il cervello
    coi suoi denti smaltati di scherno

    Sotto il mio artico sudario
    non sento più i piedi 
    e dimeno meningi 
    dentro un famelico vuoto ondoso

    La paura che il filo del sonno 
    non voglia mai più ricucirmi
    all'immobile sponda, 
    sbriciola la rotta delle mie pupille
    sputandomi esausta 
    al di là di una gelida aurora
    ove mi spargo 
    minuziosa nel nulla.

  • 20 febbraio alle ore 11:49
    A vanvera forse una margherita

    Scrivo e vivo, vivo e scrivo
    ricordo e scrivo, scordo e scrivo,
    ma c'è che le parole prima o poi finiranno
    e come potrò esserci ancora fuori da questa pelle

    Mi cammino dentro come fossi un'altra
    invadente forse, oppure necessaria
    e non v'è pretesto per fermarmi, eppure sì!

    Però non so come spiegarlo
    ed ecco che le parole falliscono
    in grembo, afone, in quello strappo in fiamme
    che solo io so, ma dov'è no!

    Giacché è infinito qua e dove inizio io lo ignoro
    ma forse è là che dovrei arrivare
    per non udire mai più il richiamo della penna

    Oh, questa penna! Sghignazza a volte
    molte altre stramazza
    e chissà che pensa di una pazza me

    Pazza per dir normale poi, troppo normale penso
    e sta qua il taglio tra me stessa e ciò che ho intorno:
    niente è normale, o quasi.

    Che ci faccio quindi qua?
    Per caso certo, che caso strano!

    E giro e giro, strappando terra alla terra
    con cui riempirmi i pugni vuoti
    e le nocche sono asciutte perché a bussare al vento
    risponde sempre -Vai!
    Dove? Non so!

    E tuttavia ubbidiente vado e vago
    fino a piegar lo sguardo tra le api in festa,
    avranno mai nettari per me? Magari semplici
    di margherita forse, perché no? Perché no!

     

  • 20 febbraio alle ore 11:42
    Un ciondolar di onde

    Non chiedermi niente
    perché anche un breve accenno
    potrebbe turbare il cielo sopra la tua testa
    tanto che il cuore rallenterebbe il moto tuo

    Invece è bene che tu vada
    vestito solo di niente
    e nelle vene il sentimento

    Sii vela volubile e lama di vento
    ché la vita è un ciondolar di onde
    sotto stelle a due punte
    filanti e cadenti

    Ma legati al dito
    almeno un raggio di sole,
    non si sa mai faccia freddo
    e ti sfugga di mente che la tua mano
    sta sempre dentro la mia.

  • 20 febbraio alle ore 11:35
    Potendo

    Potendo
    me ne andrei 
    via di qua
    lasciando radici 
    a vacillare

    Via, da questo sporco 
    di nome mondo
    nei fatti troppo immondo
    oramai non più casa 
    per niente e nessuno

    Se ne andrebbero 
    potendo,
    pure alberi e fringuelli
    e le vacche belle grasse 
    insieme a quelle tutte ossa

    Potendo
    anche i nani pacchiani
    dei giardini imborghesiti, via!
    a braccetto con gli altissimi ideali 
    di umiltà e sostanza

    E, sempre potendo
    se ne andrebbero 
    persino i cari estinti
    ché non c'è pace mai
    neppure a star di sotto

    Il mare, le onde
    potendo,
    pensi forse 
    non se ne andrebbero sulla luna? 
    Immagina la vita, poi!

    Sì, potendo
    me ne andrei via di qua
    lasciando radici a vacillare
    e come nulla fossi
    vagherei per galassie

    in cerca di asterischi
    che sappiano spiegarmi 
    perché questo mondo 
    giri sempre più al largo
    anche solo dall'ombra d'iddio.

  • 20 febbraio alle ore 11:33
    Tra polvere e cocci di mare

    A cosa serve
    voler rintracciare 
    a tutti i costi 
    il punto d'incontro 
    anche quando non c'è più

    forse sarebbe meglio
    inventarne un altro 
    per non scivolare, ciascuno
    in grembo alla sua solitudine

    E se anche esistesse 
    sarebbe un punto vuoto 
    come la cruna di una bugia
    dentro cui infilare 
    il naso lungo

    Il naso. Il naso! 

    Lungo come il divario
    -un occhio d'immenso-
    tra quando si era Uno
    e i mille e più pezzi di noi,
    ora che non sarà più estate
    se non sulla mensola 
    accanto al camino 
    tra polvere e cocci di mare

    Come si fa 
    a baciarsi di nuovo 
    come una volta 
    se i nasi sono lunghi 
    e il disincanto impazza...

  • 20 febbraio alle ore 10:47
    Vita Di Paese

     
    Ricordo
    Un pomeriggio di sole
    Al paese si parlava
    Solamente di lei
    La zingara dagli occhi bruni
    E dai capelli neri
    Venuta da lontano
    Leggeva a tutti
    Il destino nella mano
    In questa terra di penitenza
    Dove si aspettano
    Sempre giorni migliori
    È arrivata lei
    Scheggia sorridente
    Colei che predice
    La nuova vita
    E tutti le dicono
    Sei il mio sole.