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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 06 maggio alle ore 19:14
    E m'immagino
    E m'immagino Angelica
    nell'erbosa radura
    dalla boscaglia protetta
    col cavallo in sosta.

    E mentre bruca la bestia
    coglie ranuncoli la bella
    per farsene corona
    di Medoro alla vista
    così che lo conquista.
     
  • 06 maggio alle ore 18:46
    Sul filo
    Sul filo serico sicuro va il ragno
    verso la foglia tesa si porta
    ove attenderà il suo moscerino.

    Sta appena a bordo strada
    fra l'erbe del sottobosco
    vaporanti a fine pioggia.

    Nel pomeriggio di maggio
    con elegante movenza
    attrae per un attimo l'occhio.
     
  • 06 maggio alle ore 18:31
    Alla grotta
    Sono sceso alla Madonnina
    posta là nella grotta
    come a Lourdes riprodotta
    nella giornata fresca
    appena dopo la pioggia
    come facevo una volta
    n'è passata d'acqua
    che fatica la memoria.

    Solo nel tacito bosco
    tra il torrente e il prato
    dal sole adocchiato
    ho seguito il pendio
    all'inizio ripido
    fino allo slargo
    del luogo pio.

    Ed ho pregato.

     
  • 06 maggio alle ore 17:35
    I colori di Afremov
    Vorrei scalare oltre questi passi
    e vedere come fanno certe mie parole
    a rimanere fedeli a impulsi e sublimazioni
    senza limare pause, senza cadere vittima
    delle mie illusioni,
    vorrei che fossero lucenti i loro significati
    come un volo intenso e senza pesi
    vorrei fluissero così impetuose
    da trovare ostacoli senz ‘accorgersene
    e alla fine del torrente cadere
    dentro quell’inaspettato mare
    tutto rosso e “gialloarancio”
    nell’unico modo che ho
    d’ amarle ,
    fiera d’aver dipinto un po’ di quel che
    le riveste discrete ,
    e loro, le parole, care e affezionate,
    venirmi incontro
    sconfinando...
  • 06 maggio alle ore 15:38
    Nell’onda l’ascolto, stanotte
    T’ascolto stanotte,
    il tuo respiro col mio
    e mentre ruggisci
    inondando la rena,
    t’ascolto
    Si confonde la nota,
    che il petto mio innalza
    e si poi sprofonda
    nei polmoni l’eco ,
    coll’alzarsi e abbassarsi
    dell’onda tua nera,
    pesante
    Ti ho sentito stanotte
    mare mio respirare
    in armonia il mio respiro
    e mi narravi di vite
    che or' io,
    per tua voce conosco
    T’ascolto, stanotte.
  • 06 maggio alle ore 15:28
    A MIA NIPOTE
    A mia nipote

    Bambina, tu oggi compi due anni.
    Il nove dicembre del duemilasette
    venisti alla luce e non desti affanni,
    ma sol vagiti, placati dalle tette.

    Io ti chiamo con diversi nomi
    di uccelli, di gatti e pur di gnomi,
    ma il tuo nome ha un suono bello:
    Eléna è splendido come Maria Stella;
    il tuo viso sembra un acquerello,
    ma, se piangi, scateni una procella.

    Bimba, sei giunta tardi sulla terra;
    infatti, la mia vita è già passata
    e la mia gioia è quasi cancellata
    dalla sofferenza, che il mio cuore serra.

    Sei un essere tenero e spigliato,
    la tua vivacità mi ha conquistato.
    I vecchi facilmente danno il cuore
    a chi dimostra loro un po’ d’amore.

    Ahimè! Il faro della notte è quasi spento
    e il dolce giorno mi porta sol tormento.

    Oggi, però, Eléna, son felice alquanto,
    poiché la notte all’alba cede il passo;
    questo ricambio è per me un incanto,
    che mi dà lena e non mi rende lasso.

    Ti auguro salute, letizia e gran fortuna,
    nonché romantici momenti al chiar di luna.

    La poesia è tratta dal mio libro "LACRIME E SORRISI"
  • 06 maggio alle ore 15:21
    L'ALBERELLO
    L’alberello

    Un alberello, misto ad altri fiori,
    spuntò tra i vasi del suo verone.
    Una donna bella di viso e di cuore
    innaffiava il suo giardino con amore
    ed esso le donava spesso l’emozione,
    che danno i profumi e i bei colori.

    La solinga donna era mia mamma,
    che nei dì di mia quiete vesperale
    incontravo nella sua dimora antica.
    Fu sempre solidale come una formica,
    visse santamente, pur se fu mortale,
    ricordando della croce il dramma.

    Con ella piacevolmente dissertavo,
    rimembrando mio padre e la “pipina”,
    per la quale il bene fu la sua dottrina ,
    ch’io facevo mia quando l’ascoltavo;
    per quel che m’insegnò e che mi disse
    “la pipina” fu terrena sol perché visse.

    L’alberello, che io prima mentovai,
    è un nespolo, che divenuto adulto,
    dello stesso mia madre attese il frutto,
    ma non ebbe sorte e per me fur lai.
    Morì!
    La sua casa dei ricordi fu venduta
    e gli oggetti ebbero altra dimora,
    ma il nespolo a “Mattè” trovò il sito.
    La pianta con tanto zelo fu cresciuta,
    io ne ho premura ancor tuttora
    ed essa produce il frutto saporito.

    Sfiorando le sue foglie, io m’illudo
    di sentire viva la mia dolce mamma
    e teneramente di carezzarla ancora.
    La sua effigie nel mio cuor racchiudo,
    la mia mente al suo pensier s’infiamma
    ed io la vedo, mista alla sua flora.

    La poesia è tratta dal mio libro "LACRIME E SORRISI"

    La “pipina” fu mia zia Marietta, sorella di mia madre, Giuseppina Di Romano. Mattè è la contrada Portella di Matteo in agro di Pietraperzia, dove avevamo la nostra campagna.
  • 06 maggio alle ore 14:53
    Diario

    Il vento fa volare

    le pagine rosa che ho scritto

    per te.

     

    Sembrano gemere

    per liberarsi

    dal filo di inchiostro

    che le attorciglia e stanca.

     

    Sono poveri resti

    di colori e odori,

    ormai sfuocati

    nelle statiche parvenze

    di un pensiero.

     

    Eppure

    anche loro mi amano,

     

    accolgono nel capace scomparto

    del silenzio

    il mio pianto

    così chiuso e austero.

     

     Da  “Fiori di campo” 1993, rieditato 2011

  • 06 maggio alle ore 14:31
    Cinque Cento Ventisei
    A Maggio potrei sembrarti guarita:
    le guance affiatate col sole e la
    fronte in pace come il lino
    non ancora indossato,  gli occhi
    schiusi dalla covata del sonno,
    margherite esplose simmetriche,
    capovolto il paio di gonne
    hawaiane ad una tinta, i ragni
    a pancia in su. A Maggio potrei
    sembrarti tutte queste cose e
    tante altre, il glicine e l'oleandro
    non farebbero meglio di me.
    Sai, ho saputo che qualcuno
    adotta bambini mentre gli
    Americani comprano stole dai
    muri od infusi agli agrumi
    staccandoli dalle bottiglierie
    come da rami di vetro.
    Ho saputo che hanno fatto
    colloqui, migliorato la casa
    e spazzolato il divano, intrattenuto
    giudici ed ispettori con il racconto
    della loro trama d'amore.
    Adesso stanno alla finestra
    per una cicogna dalle ali
    spiumate e dal becco meccanico
    grande quanto l'Osanna.
    Fanno esercizio coi nomi
    e scommettono baci sulla
    capigliatura.  Lei non ha più
    di un dolore, quell'ultimo finito
    da due settimane non ha mai urlato.
    Spenta la semina che sembrava
    attecchita così bene là sotto.
    Ma adesso la pancia è tutto
    il cielo ed in un punto di quella scatola
    è già cresciuta una stella cosacca:
    la neve dentro lo sguardo va sciolta
    più volte perchè dica mamma.
  • 05 maggio alle ore 23:57
    Guardami
    Guardami
    dietro al velo di stelle
    che dipinge i tuoi occhi.

    Nel silenzio confuso
    di un bacio al tuo ventre
    illuminato
    dalla nuova luna
    tremo.

    E rimango sospeso
    a girar su me stesso
    nel vuoto
    trapezista senza rete
    attaccato coi denti
    al tuo amore.

    Malafemmina
    che nel buio ti doni
    e che al buio appartieni
    imperlato di sensi
    non lasciarmi cadere...

    ...Guardami.
  • 05 maggio alle ore 22:56
    Acrostico: ROSA
    Rosa, ricchezza dei giardini fioriti
    Oppure di tanti bei campi di fiori,
    Spingendoci a scrivere poesie di
    Amore proprio come quest una.
  • 05 maggio alle ore 22:41
    Una frase di poche parole
    Una frase di poche parole,
    hai risposto, ascoltando un lamento,
    e la neve che avevi nel cuore,
    ha cessato di darti tormento:
    s’è disciolta insieme alla noia,
    mentre il dì della festa languiva,
    e ad un tratto hai capito con gioia
    di non essere più alla deriva.
    Io, Teresa, in quel mare annegavo,
    in un gorgo impietoso ed oscuro,
    e la vita intanto affidavo
    ai fantasmi d’un cieco futuro.
    La tua voce, gentile e sincera,
    i silenzi e l’allegra risata
    han fugato la tetra atmosfera,
    che aleggiava su quella serata.

    La frenata del treno in Stazione,
    ed il sogno che s’era avverato
    accompagnano la dolce emozione,
    che da allora ho sempre provato.
  • 05 maggio alle ore 22:04
    Fragile adolescente mia
    Inesorabili scorrono i giorni,
    il tempo non arresta
    la sua corsa frettolosa!
    Tempo fugace che
    fortifica la vita...tra dolori,
    affanni,
    malumori e
    tanti inganni.
    Son quì,
    sola e senza aiuto.
    osservo la mia vita
    andar per ostacoli insormontabili,
    vento impetuoso
    si abbatte sulla mia affranta esistenza;
    scossa e ansiosa
    proseguo nell'oscura,
    impenetrabile tenebra.
    Le forze abbandonano
    le membra pressate
    da sforzi disumani.
    Vorrei scappare, andare via.
    In cerca di una luce,
    speranza rinnovata che
    rasserena e apporta pace
    nel mio piccolo cuore confuso.
    Ho bisogno d'amore.
    Amore vero che
    possa svegliare in me
    quel senso di libertà.
    Per proseguire... colorando
    il mondo di nuova luce.
    Luce che scalda gli animi oppressi
    Luce che allieta i miei riflessi.
  • 05 maggio alle ore 20:17
    Acrostico: IN QUESTA STANZA BUIA
    Io, solo io, solo io e me stesso,
    Nessun altro che noi, io e me.

    Quanto vorrei qualcuno, ora, qui
    Urlando un canzone che potesse
    Emozionarmi e darmi dei brividi,
    Spinta nuova, forte e propulsiva.
    Tenendomi poi nelle sue braccia,
    Amandomi come ad un bambino.

    Sì, solo io e me ancora una volta
    Tentando di capire il senso degli
    Aforismi sulla vita e sulla morte.
    No, non sto delirando neanche
    Zuccherando il ciuccio con sale,
    Anzi, sto solo parlando al vento.

    Benedette siano tutte le canzoni
    Urlate da noi due, ossia io e me,
    Invitandoci a non mollare né mai
    Arrenderci al buio di 'sta stanza.
  • 05 maggio alle ore 19:46
    Dove vanno a morire le farfalle?
    Dove si perdono i loro colori?
    Dove dimenticano i loro amori?
    Dove curano i loro dolori?

    Dove vanno a morire le farfalle?
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