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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 27 gennaio alle ore 18:13
    Ac-caddi in un giorno a pennello

    Perché di maschere e veli
    il mio naso me ne ha sfilati parecchi di dosso
    dacché imparai a cacciarlo dentro ciò ch'è un poco opaco
    a iniziare dal bicchiere colmo di bugie fino al fondo,
    quello che solevo poggiare dinnanzi allo specchio la notte
    al tempo in cui non sapevo amare me nemmeno in sogno
    L'indomani ci facevo i gargarismi
    con le frottole che mi raccontavo
    e poi glu glu sino allo stomaco
    passando per i sospiri miei più autentici
    e diventavo un'altra o nessuna
    o forse soltanto finta
    almeno quanto i soldi del monopoli
    ma pronta ad affrontare gli altri
    -con la faccia sbagliata
    Eppure ci compravo i sentimenti con quella faccia
    però finti come finta ero io
    E poi? accadde che un giorno a pennello
    mi annoiai del tutto del falso che ero
    tanto che mi colse il desio d'investigarmi
    così mi svuotai tutta d'un pezzo in quel bicchiere
    Riemersi dopo molto, a brandelli
    sorseggiavo qualcosa di insolito
    tanto lontano dall'essere buono
    quanto dall'essere pessimo
    sfuggente insomma
    o così mi parve di prime labbra
    In risposta mi vennero in mente
    quelle cose che se le sfiori anche solo col pensiero
    avverti il sapore del sole
    per esempio il talco su pelle che scotta al tramonto
    del primo dì sulla battigia
    le spalle esposte, il viso anche
    Dopo mille e più domande
    la risposta ero io, una soltanto
    e quel qualcosa d'insolito
    tutta la mia essenza
     

  • 27 gennaio alle ore 17:54
    Bisogna essere me

    Bisogna essere me per capire al volo
    che un voltafaccia è solo misero esito 
    d'essere io l'esatto opposto di una forma 
    pronta a divenire prodiga a comando 
    di pose le più varie
    a seconda di come schiocchino 
    pretese e frustrazioni 
    di voi che transitate con passo ambiguo 
    in quello che da sempre chiamo 

    "il mio vivere sotto sfacciate spoglie"

    E quindi bisogna essere me 
    anche per sentire con quale dannata precisione 
    amabilità mia diventi un freddo fuori misura 
    per giunta agghindato di asciutti ruscelli 
    che paiono più dei serpenti 
    destinati a far d'ogni meta una soltanto 
    per lì, prima rimpinzarsi di avarizia 
    e poi strozzarsi tra loro 
    senza nemmeno l'ausilio di eoliche complicità

    Io sono zucchero, mare placido
    leggiadra rugiada e forse anche altro 
    ma per difendermi da voi
    divento in men che non si dica sale!

    Oppure
    onda furibonda
    o grandine improvvisa 
    e non posso avvisarvi in tempo 
    affinché possiate casomai fuggire a gambe levate
    perché non so cosa vuol dir premeditarmi

    Ma permettetemi di dirvi
    che bisogna essere voi, Signori miei
    per non sapermi spiegare in base a cosa 
    osate anche solo ipotizzar di modellarmi 
    a vostra immagine ed arroganza.

  • 27 gennaio alle ore 17:48
    Un salto al bisogno

    Sta di fatto 
    che il mio piede sinistro
    già maldestro di suo, 
    non accetta scarpa 
    che non sia insieme 
    peso e piuma

    Un passo un altro 
    e un salto al bisogno
    giacché camminare 
    non sempre è diletto
    ma obbligo anche
    e se sulla strada 
    m'incontra un fosso, 
    senza la giusta scarpa 
    ruzzolerei osso dopo osso
    dentro dimensioni 
    buone solo a strizzarmi il busto

    Saltare perciò, debbo e voglio 
    giusto il tempo del diametro, 
    sfiorando il suo centro 
    in punta di sorriso 
    immaginando me 
    in mise da cortigiana. 

  • 27 gennaio alle ore 17:45
    Nell'erboso intervallo

    Saper svanire 
    a guisa di barone
    nell'erboso intervallo 
    tra evidenza e vaghezza
    per ritrovarsi infine
    in fondo a sacchi di solitudine 
    frugati il più delle volte
    da dita unte d'invadenza.

  • 27 gennaio alle ore 17:42
    I bordi stropicciati dei perché

    E quando la foschia
    si ritirò in buon ordine, 
    appesi entrambi gli occhi
    ai bordi stropicciati
    dei perché tanto agognati

    Ma in men che non si disse 
    m'incalzò esigenza d'arretrare, 
    di spingere le spalle contro il tempo 
    come a volerlo riavvolgere 
    pur avendo scordato 
    pozioni magiche e bacchette 
    tra pagine di fiabe lasciate in sospeso 
    per allergia all'inverosimile

    _ Dormi, dormi ancora
    inganno mio del cuore 
    Dormi e non destarti 
    fintantoché tempo dura,
    tempo d'eterni baci a pel di anima _

    Tempo consumato per giungere sin là,
    ove l'aria e io
    sapevamo di ipotesi andate a male 
    pur non avendo nemmeno lisciato 
    i bordi spiegazzati 
    di quei perché tanto bramati

    Staccai da essi gli occhi miei 
    issandoli al cielo 
    ed era falso ed era vero
    che non sapevo di star solo servendo 
    il più grande dei perché 
    mai domandati.

  • 27 gennaio alle ore 17:26
    In verità non apparente

    Il silenzio mio 
    si sta inspessendo
    via via che s'ispessiscono 
    i palmi delle mani
    da quando ho preso a lavorar la terra 
    facendo spallucce alle unghie sporche 
    ché tanto l'acqua poi le pulisce 

    e se mai l'acqua dovesse fallire
    sarà la scusa per tagliarle tutte
    risolvendo anche l'ultimo 
    dei miei problemi 

    Si sta inspessendo 
    questo silenzio mio
    nato a denti stretti 
    il dì che un chiasso disumano
    mi schiacciò il cuore 
    contro spigoli di rose gialle
    colte apposta per l'occasione

    Non persi sangue sai...
    me lo tenni tutto per me 
    a naufragarmi meglio
    e potevo almeno gridare 
    ma non l'ho fatto 
    preferendo starmene zitta 
    più per orgoglio che per altro 

    o forse perché sapevo 
    che a spiegarlo
    il dolore
    lo si perde di vista
    e poi non c'è più tempo 
    per soffrire come si deve

    Ed è così spesso 
    questo mio silenzio
    che talvolta mi conduce 
    lontano mille anni da quel dì
    così che quando a capo chino 
    contemplo la frenesia delle formiche 
    o il dimenarsi dell'erbetta 
    al vento freddo di novembre, 
    mi sento come fui prima di allora 
    e tale e quale ancora sono
    ma in verità non apparente.

  • 27 gennaio alle ore 17:18
    Langue a piè di fonte ancora

    Madri e figli
    due vecchi amanti 
    un cane sciolto ed io
    che nemmeno mi accorsi 
    di non essere sola

    ammaliata com'ero 
    dalle gocce lucenti 
    di limpida acqua 
    sprizzanti gaiezza
    sprezzanti del vuoto 
    che le avrebbe bevute
    non appena dal cielo 
    fosse piovuto a picco 
    il rifiuto secco 
    d'essere eterna sete

    E langue a piè di fonte ancora 
    anche oggi che non dovrebbe
    il desiderio spicciolo 
    di essere acqua anch'io

    e mai più corpo, mai più le pose
    e mai più razza, mai più alcunché 
    se non limpida acqua 
    sprezzante del vuoto 
    che mi berrà.

  • 27 gennaio alle ore 17:12
    Una volta a novembre

    Accadde una volta a novembre
    che brividi e ancora brividi 
    brulicassero sotto foglie 
    fradice di voglie 
    e spoglie 
    del timor di venti 
    e d'altro 

    In quel mentre
    mi sorpresi viva terra,
    terra di tutti e di lutti,
    terra di gioie di nessuno

    Durò poco 
    e poi di nuovo un mare 
    campato per aria
    sfuggito alle mappe di un dio distratto 
    come d'altronde era logico essere 
    anche a novembre.

  • 27 gennaio alle ore 17:08
    Melograni e voglie

    Vorrei fischiare fortissimo
    molto più forte di quanto sappia già fare
    superarmi insomma

    Vorrei fischiare così forte
    da far schiattare d'invidia quel treno in arrivo
    sul binario ipsilon di una stazione ics
    spostata da un vento provvidenziale
    nel punto esatto in cui comincia l'infinito

    Voglio fischiare fortissimo, sì!

    Senza curarmi del gatto che si liscia il pelo
    per prendere sonno
    e tanto meno della vecchia megera
    del piano di sotto

    E voglio anche gridare fortissimo!

    Gridare e fischiare
    fischiare e gridare talmente forte
    da scuotere alberi e alberi
    e chissà non venga giù
    pure il padreterno
    insieme a piume
    melograni
    e voglie.

  • 27 gennaio alle ore 17:03
    E null'altro

    Non l'ho dimenticato
    quel silenzio fatto di acqua 
    e questo non è bene e non è male 
    credo, o forse è insieme
    l'uno e l'altro

    Ma dopotutto 
    cosa vuoi che m'importi
    di approfondire

    mi basta 
    di tanto in tanto 
    farla in barba al baccano 
    di questo mondo in catene
    accucciandomi nel ricordo 
    del grembo perduto
    ove vigeva incoscienza 
    e null'altro. 

  • 27 gennaio alle ore 16:55
    Senza dubbio

    Sono arrivata 
    fin dove il dubbio non è mai giunto
    e il senso della vita s'è fatto denso 
    e poi carne e poi sabbia 
    che scivola ancora senza scomporsi 
    in fondo all'anima.

  • 27 gennaio alle ore 16:51
    Eppure remarmi contro

    Monotonia del caos,
    dovrei farne fagotto 
    e darlo via all'autunno
    per qualche acino d'uva 
    da spruzzarmi negli occhi

    giusto perché la nebbia 
    nel caso scendesse _prega di no
    non potrebbe bastare 
    a nascondere i posti assegnati 
    a ciascuno degli infiniti frammenti del dormiveglia
    svolazzanti laggiù, nei piani alti dell'anima

    Come ammettere
    di volermi impeccabile 
    eppure remarmi contro
    senza un goccio di logica.

  • 27 gennaio alle ore 16:48
    Amorfi sensi

    Mi rimbocco lo sguardo 
    per spogliare il cielo 
    di quel vorace nero 
    che ha violato il mare 
    adombrandolo di amorfi sensi

    E mi disseto il fiato 
    con quest’aria antica 
    che ho creduto persa 
    tra le mie collane di sale 
    e alcune vaghe manciate d’amore.

  • 27 gennaio alle ore 16:16
    E sta già accadendo

    C'è un non so che di vitale 
    ad un certo punto dell'apatia,
    sarà forse la certezza che niente può durare 
    per più del suo tempo 

    E benché non si sappia 
    quando muterà questo intimo andazzo,
    se ne pregusta comunque 
    il venturo epilogo

    e sta già accadendo.

  • 27 gennaio alle ore 16:11
    Parole soltanto

    Se non altro 
    è un gran bel parlare
    di quelli capaci d'inorgoglire 
    persino i palmi delle mani
    di solito molto prensili,
    simili a zampe di mandrillo 
    però più evolute, sì!

    Di fatti sanno afferrare 
    persino il prossimo
    per strizzarlo come uno straccio
    e poi passarlo sulla fronte
    in segno di fatica 
    ed incoscienza
    soprattutto

    Un gran bel parlare, sì...
    e se del tempo delle verifiche
    neppure un rintocco, non importa
    resta comunque un gran bel parlare.

  • 27 gennaio alle ore 16:06
    Lì dove sei

    Ho gridato così forte 
    che l'anima s'è aggrappata 
    ai denti del giudizio
    pur di restarmi fedele,
    anziché traboccare ai miei piedi 
    come rigurgito fraudolento

    Ho gridato il tuo nome 
    fino a confonderlo abilmente 
    con quelli dei bimbi saltati per aria 

    Ora che anche l'ultimo filo di voce
    sta dissolvendosi come scia di gabbiano
    diretto all'altro capo del tempo,
    fammi memoria 
    e dimmelo nuovamente

    dimmi come ti chiami,
    se luce o pazzia
    e fammi arrivare
    lì dove sei.

  • 27 gennaio alle ore 16:02
    Anche se il pericolo è trascorso.

    Ci sono spaventi
    che non passano facilmente
    anche se il pericolo è trascorso del tutto

    anzi si accentuano,
    o forse più banalmente
    lo spavento assume il peso delle ipotesi
    cioè a dire che fa più paura
    quel che di peggio poteva accadere -se

    se avessi avuto la musica nelle orecchie
    o se tu fossi stato altrove
    e se, o se, i "se" si sprecano insomma,
    ubriacando di brividi il cuore

    Ma poi in soccorso
    giunge un sospiro di sollievo
    a ricordarci che invece l'abbiamo scampata bella
    e per proseguire a vivere conta solo questo
    mentre la paura diventa altro,
    per esempio poesia.

  • 27 gennaio alle ore 15:59
    Si muore di tutto

    Si muore di tutto
    di orgoglio e vergogna e dolore
    di gioia e gelosia
    d'inedia ed invidia e d'insonnia
    di noia e nostalgia
    di rabbia e realtà
    di sogni e di sonno

    talvolta anche di sete
    pur sprizzando acqua di bosco
    dagli occhi.

  • 27 gennaio alle ore 15:51
    Piovono ginestre ovunque

    Splendono ginestre ovunque
    dacché l'inverno è caduto in letargo 
    sui ripiani più alti degli armadi

    Splendono anche a notte fonda
    tanto che dalla luna s'affacciano due amanti 
    ingrigiti da un sogno rimasto tale,
    osando persino sporgere i cuori 
    come a volerli intingere in quel giallo,
    caldo quanto ogni abbraccio mancato

    Splendono e splenderanno 
    fin quando l'aria non saprà di muschio
    posto che nel frattempo nessuno le bruci 
    per non aver ancora imparato 
    che mai può essere d'oro, la cenere 
    ma sempre esito irrimediabile
    della miseria umana.

  • 27 gennaio alle ore 15:48
    Oh, il cielo!

    E cosa è mai il cielo
    nelle notti serene 
    se non un enorme libro aperto,
    un viaggio che l'uomo moderno 
    non sa più intraprendere
    preso com'è a scarabocchiar sulla via lattea
    illusioni e mestizie dei suoi giorni

    Se prestasse orecchio
    allo sfavillante silenzio che lo sovrasta,
    potrebbe cogliere chissà,
    forse il suono di calde lacrime 
    provenienti dal mare 
    e sfreccerebbe come un Perseo 
    a slegar dallo scoglio la bella 
    offerta al mostro dal re suo padre
    in cambio di pace nel regno

    La conoscenza di questa e d'altre storie
    che l'uomo di un tempo fissò in cielo, 
    sfugge allo sguardo dell'uomo moderno
    troppo intento a stipare i suoi mali
    dentro il grande carro 
    parcheggiato per sempre lassù.

  • 27 gennaio alle ore 15:45
    Il sangue della terra

    Come riecheggia limpido
    il pianto della terra
    quando è notte e tutto dorme
    pure il sonno che non viene

    e quanto è aspra al sol sfiorarla
    la radice di un desiderio di pace
    scacciato dalla certezza
    che l'odio trionfa sempre
    in assenza di rivali all'altezza
    del suo spinoso abisso.

     

  • 27 gennaio alle ore 15:42
    Giurino i poeti

    Giurino i poeti 
    che se l'inchiostro
    dovesse estinguersi
    e le unghie sbriciolarsi
    allora saranno i denti
    a scolpire su carta 
    parole di pace 
    e così sia 

    a costo di gengive
    esposte a spigoli di mondo

    Ché schiacciare fratelli
    masticarli e ridurli a miseri brandelli
    sarà sempre irrevocabilmente sbagliato

    Sbagliato che i cuori 
    dei signori delle guerre
    battano al ritmo del porco vizio 
    d'essere dio su questa terra
    concimata con vite umane
    straziate dall'odio per scopo infame.

  • 27 gennaio alle ore 12:58

    Mi avete chiamata "Asociale" quando amavo stare per conto mio piuttosto che con finte compagnie. Mi avete dato della "Cattiva" quando vi ho sbattuto in faccia verità scomode. Mi avete dato della "Colpevole" quando ho smesso di giustificarvi mettendovi di fronte alle vostre responsabilità. La verità è che quelle come me non ti danno se stesse se non lo meriti, non lo fanno nemmeno se hanno il cuore pieno d'amore per te. Quelle come me te le devi meritare dalla testa ai piedi, dal primo poro della pelle all'ultimo centimetro di cuore. Per le persone vere quelle come me non sono "Scomode" ma "Privilegio".

  • 27 gennaio alle ore 0:24
    Ricordare per non dimenticare

    Ricorda ragazzo la guerra passata,
    anche se né tu e né io l’abbiamo vissuta.

    Ricorda ragazzo,
    quello che gli altri hanno patito e
    che i nostri padri ci hanno raccontato.
    Quello che gli uomini hanno inflitto
     ai propri simili senza pietà,
    neppure per chi era appena nato,
    vecchi, bambini, donne e uomini,
    che come colpa li si accusava d’essere nati ebrei.
    Essi venivano,
    ricorda ragazzo,
    strappati dai letti mentre dormivano,
    mentre mangiavano,
    mentre pregavano,
    semplicemente, mentre vivevano.
    La loro colpa?
    Esser custodi delle proprie radici,
    come tu oggi lo sei delle tue .
     
    Ricorda ragazzo di non  odiare,
     coloro che sono da te differenti.
    Oggi le guerre le vedi in tv,
    sei già abituato a vedere massacri,
    che sono dati in pasto ai tuoi occhi,
    rendendo la guerra una cosa banale,
    una routine di tutti i giorni. 

    Ricorda ragazzo,
    la vita non è banale,
    è il più grande valore che ognuno possiede,
    è un dono prezioso,
    difendilo, sì, ma  con amore,
    la guerra non serve se dopo si muore,
    la morte non è di suo pari valore.

    Ricorda ragazzo,
    ricorda il valore,
    a quelli che un giorno racconterai l’orrore,
    per insegnare loro,
    di amare e non odiare,
    se vuoi che il mondo in meglio possa cambiare.

    Anna Giordano
     27/01/2007

     

  • 26 gennaio alle ore 21:09
    Dormi,cuore mio

    Dormi cuore mio

    riposati nel sollievo gioioso
    di saperti ancora vivo

    mentre io mesto
    rincorro le speranze di questa vita
    che vivo solo nei sogni

    E m'addormento con la luna
    nel mormorio sonnecchiante dei ricordi

    e fisso in essa
    l'impronta del mio sguardo distratto

    bravo ancora a donarmi qualche lacrima

    intanto che la mente veleggia
    verso alte maree chiare e libere

    d'audaci rime
    .
    cesaremoceo
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