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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • venerdì alle ore 12:16
    Ri-Pensando

    Il posto è diverso
    Il panorama è lo stesso
     
    Lo sguardo all’iride
    A ruminare pensieri
    Nel buio che avanza
     
    Io ladro:
     
    Rubo le stelle
    Rubo la luna
     
    Mi rimangono
    Le Luci e Tu
     
    Il verde
    La fontana
     
    Il bosco
    E l’estasi
    Che mi assale
     
    Mi invade la gioia
    Di nutrire l’amore
    Per la Madonna.

  • venerdì alle ore 10:55
    Sussurri dal mare

    Ancora c'è luce e il mare stanco
    dona i suoi colori al dì morente,
    madrepora ed argento e latte bianco
    e un grosso solco d'oro appariscente.

    Or l'acqua finalmente riposa
    carezzando la sabbia timorosa;
    la notte, ormai veniente concilia
    l'onda e la riva, sempre un po' ritrosa.

    Dice la sabbia: dammi un po' di pace,
    tu la concedi solo qualche sera;
    per tutto ciò che di me al fondo giace
    deh! Fammi una promessa più sincera.

    Vorrei, le disse il mare, ma non posso
    ché il mondo più s'invecchia, e più va male:
    per quello, tu mi vedi sempre mosso,
    per quello, la mia linfa sa di sale.

  • Non diciamolo,
    non ad alta voce,
    oppure sì: fatto sta
    che in una pozza di vacuità
    - di assenze su assenze -
    si annega il domani 
    che verrà come verrà;
    e il nostro tempo,
    giorno dopo giorno,
    ce lo mangiamo,
    lasciandoci alle spalle
    il bello e il brutto
    simulando felicità,
    sorrisi che non sentiamo.

    Diciamolo,
    diciamolo pure, a bruciapelo:
    questa vita non la capiamo,
    appieno non la capiamo
    mai veramente,
    nonostante lo sforzo
    di darci uno scopo
    che nel domani 
    rimanga ben impresso
    a favore di chi 
    dopo di noi verrà.

    Si sgrana presto il momento,
    quello che - per chissà  
    quale distrazione del Fato o di Dio -
    ieri, subito, lo dicemmo buono;
    in mano poi, 
    a noi, poco o nulla ci resta,
    forse solo una manciata di sale
    che non abbiamo saputo 
    amministrare né somministrare
    a quanti nel nostro cuore o no.

    Eccoli i giorni,
    sempre uguali,
    sempre persi 
    in indecifrabili rotte.
    Eccoli i giorni:
    e tutti ci paiono estranei,
    disposti lontano.

    Così noi si sta
    fra un sonno e un altro,
    fra un amore e uno 
    che non ricordiamo più,
    fra una notte e un'alba;
    ed è un po' come morire.

  • giovedì alle ore 18:20
    NON DICIAMOLO, NON AD ALTA VOCE

    NON DICIAMOLO, NON AD ALTA VOCE
    (poesia scritta insieme a Viola Corallo)

    Non diciamolo,
    non ad alta voce,
    oppure sì: fatto sta
    che in una pozza di vacuità
    - di assenze su assenze -
    si annega il domani
    che verrà come verrà;
    e il nostro tempo,
    giorno dopo giorno,
    ce lo mangiamo,
    lasciandoci alle spalle
    il bello e il brutto
    simulando felicità,
    sorrisi che non sentiamo.

    Diciamolo,
    diciamolo pure, a bruciapelo:
    questa vita non la capiamo,
    appieno non la capiamo
    mai veramente,
    nonostante lo sforzo
    di darci uno scopo
    che nel domani
    rimanga ben impresso
    a favore di chi
    dopo di noi verrà.

    Si sgrana presto il momento,
    quello che - per chissà
    quale distrazione del Fato o di Dio -
    ieri, subito, lo dicemmo buono;
    in mano poi,
    a noi, poco o nulla ci resta,
    forse solo una manciata di sale
    che non abbiamo saputo
    amministrare né somministrare
    a quanti nel nostro cuore o no.

    Eccoli i giorni,
    sempre uguali,
    sempre persi
    in indecifrabili rotte.
    Eccoli i giorni:
    e tutti ci paiono estranei,
    disposti lontano.

    Così noi si sta
    fra un sonno e un altro,
    fra un amore e uno
    che non ricordiamo più,
    fra una notte e un'alba;
    ed è un po' come morire.

  • giovedì alle ore 17:31
    Dire fare e baciare

    Lui ha un cuore generoso
    come quel Dio che regala il primo verso.
    La scatola di latta é tonda e ruota una parte sull'altra.
    Si può odorarla vuota e leccarla sa di caramella.
    Pesche, Albicocche,susine
    da dove saltano fuori i sogni, i fiori
    i girasoli,e gli uccelli colorati,un accordo di colori.
    Sulla torre del castello inespugnabile e sicura brilla il sole,
    ha i colori del fuoco e della neve
    Dire fare e baciare è ciò che mi piace e rifarlo é
    ancor più bello.

  • giovedì alle ore 15:33
    L'ultima parola

    L'ultima parola
    un verso di permanenza
    prima di andare
    ché non è facile voltarsi
    e velare la bocca, sospirandola.
    Riaversi da sospensioni, quando? 
    Quando, fissità di terra spoglia
    incastrata alla mente
    prosciugherà l'umido silenzio?
    Cammino, mi cammini
    -fianco al deserto lunare
    -costola, l'ennesima a piegarsi
    in fuochi diafani
    e simili incongruenze.
    Rispondimi.

  • giovedì alle ore 12:51
    Immersioni

    Con la felicità a urlare incomprensibili tristezze dalle quali fuggire per vie senza ritorno lesioni mentali tengono a bada la fretta nei gesti delle generosità pleonasmi reticenti a sopportare svariati sentimenti ultime fragili sovrane barriere contro grazie d'impertinenza che tolgono verità alla vita ipallage iperbata ridondante di falso romanticismo strofe gnomica d'incubi quotidiani vissuti ad occhi aperti dentro epiteti di contagiose voluttà trasformate in piacevoli attimi di tenerezza e allegre monotonie lasciate a germogliare nei solchi scavati dalle impronte rimaste indelebili nell'anima e nel corpo E inseguo sofferte rincorse attorno alle sorgenti delle mie passioni alla ricerca d'occasioni che sciolgano le catene che mi legano ancora al medio evo della mia vita Cesare Moceo @ Tutti i diritti riservati

  • giovedì alle ore 12:48
    Io non mi nasondo

    Fischio nel buio sei ormai o Felicità a sibilar ancora nelle orecchie e ricordarmi la tua dimora senza più abitarla Brucio al mondo le arcaiche arche delle mie pochezze e la mia anima e il suo difetto d'abitudine ai silenzi e alle ossessioni frustrazioni del cuore obbligato a vivere autonomo in quest'orizzonte coperto di nuvole e di niente e perdere il sonno per quel che non potrà più ricevere E per Voi per come m'avete accolto al di là del mio mare maroso metto in scena tutto me stesso e le mie piaghe Io che sento scorrere nelle mie vene i grandi oceani e le loro agitate acque Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • giovedì alle ore 11:20
    Milano

    Non morite ancora.
    Non morite,
    ora che il mio amore,
    ha riportato il paradiso in terra,
    e ha riempito l'aria di cannella,
    ha fermato il tempo nel buio di una stanza, con le sue labbra di seta nera,
    e tra le sue braccia ha rotto il terrore dei senza terra.
    Ora il terrore è vinto,
    e la mia patria è tornata e vive,
    dove io sono. Al suo fianco.

  • Prima che la notte
    sia di voce di campane,
    di antichi fantasmi
    mai sopiti coi loro tintinnii
    di catene, un ago di luce
    dalle stelle vorrei rubare;
    e sul mio petto così appuntare
    l’istante in cui t’appartengo
    uguale al flutto del mare
    che la sabbia lascia gravidaIn questa poesia d’amore
    che da sempre si rinnova
    con l’alta e la bassa marea
    tu m’appartieni

    Barriscono i clacson
    nel traffico odierno;
    ma basta chiuder gl’occhi,
    un momento perché
    sia scalza sulla spiaggia
    a correre con te felice
    rompendo con una risata
    gli alti spruzzi
    che dal mare si levano
    *Di Viola Corallo e Giuseppe Iannozzi*

  • 21 giugno alle ore 15:37
    Nelle file

     
    Se fossimo tutti nelle file
    immagina
    il momento evacuato delle origini
    e dolore negli occhi d’iridi sconosciute
    tutti alla ricerca di una strada
    con i tarli nello stomaco
    e pezzi che si staccano
     
    immagina, cosa ci porteremmo in tasca
    il giocattolo dei sogni per i figli
    tre quattro noci per la fame
    o la chiave di una vita di separazioni
    aperta al dubbio di aride stanze
    in un paese dalla faccia che non guarda
    offuscato al cuore
    (cuore al centro l'ultimo rifugio)
     
    Quali parole, quali fiotti di fango
    alla domanda se il mare
    è uguale -e il cielo
    Quale disegno delle nuvole
    per ricordarci le erte rampe
    su di noi, fiori di fosso
    nel velo nero del sole   

  • 21 giugno alle ore 14:06
    Al riverbero del sole

    Bella la Luna,
    che brilla inquieta
    al riverbero del sole
    nel tiepido tramonto
    delle sere d'Estate;
    in questo giardino
    di gelsomini sognanti
    ti ho baciato per
    morire in te
    ti ho amato per
    esistere in te
    e con te, nascere
    al di là dei sogni,
    accarezzando sussurri
    al gracidare di rane
    e suoni d'orchestra lontane.

  • 21 giugno alle ore 12:13
    ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

    ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

    Io mi chiedo perché
    Sei sparita quando dicevi
    che andava tutto per il meglio,
    che le tue ciglia non mordevano lacrime
    Sei andata via
    lasciando un buco nella vita mia

    Alle pareti sopravvivono le tracce
    di tutti i quadri che hai portato con te
    Sulla scrivania, accanto al calamaio
    riposa la cornice
    che fa prigioniera la tua immagine
    Sei andata via nel più freddo giorno d’inverno
    Hai detto che andava tutto a meraviglia,
    che non mi dovevo meravigliare
    se ridevi a ogni ora
    Però poi ti accendevi una sigaretta
    e la mano l’allungavi verso il bicchiere pieno

    Sei andata via che era quasi Natale
    Qui fa un freddo cane, proprio come allora:
    le strade sono battute da uguale solitudine,
    gli ambulanti vendono castagne calde in strada
    e i bambini giocano a palle di neve
    E’ che non me ne sono fatto ancora una ragione

    Chissà se adesso mi stai pensando
    o se mi stai dimenticando nell’orgasmo
    d’una nuova felicità a me ignota più della verità
    Ma lo so, sono gli oziosi pensieri
    di uno che piano piano aggiusta la puntina sul piatto
    per poi accasciarsi in poltrona
    sotto la voce di rasoio di Cohen

    Sei andata via
    in un giorno che non potevo sospettare
    Non ti potrò perdonare mai:
    il clima di festa mi ha sempre danneggiato
    Sono ancora qui al punto di partenza,
    preso sotto inganno
    in un Natale e in una primavera di rane,
    mentre rimetto a posto la puntina sul vinile

    Manchi tu, ma Gesù risorge sempre
    Sempre uguale a sé ogni anno
    Ogni anno in silenzio ti rimpiango
    insieme a tutti i miei dischi in vinile

  • 21 giugno alle ore 12:10
    Il Vivere

     
     
    Sotto un cielo terso
    Ricco di stelle
     
    Il profumo d'Eterno
    Illumina l'anima
     
    Ed io conto le lucciole
    E respiro il Tuo corpo
    Essenza di vita.
     
    Sotto i riflessi della luna: 
     
    Oltre l'Ignoto
    Riecheggia l'eco
    Immortale e Divino
     
    Qualcuno osserva
    La vita  degli altri
    Cinta di creste dorate
    Da spighe di grano
     
    Voi non sapete
    Quanto è dolce
    Camminare
    Nella Luce Divina.
     
     

     

  • 20 giugno alle ore 19:34
    L'ultimo giro d'occhi

    L’ultimo giro d’occhi
    è ballo.
    Fallo con me
    prima che assorba notte il fiato
    e molli carne molle la catena.

    L’ultimo giro d’occhi
    e torni per un lampo verde madre.
    Io terrò insieme membra e mani
    come tamponi sulle piaghe
    di baci a guance nude.

    L’ultimo giro d’occhi
    per veder l’orto ridere di fiori
    di zagare e zampilli d’acqua luce.
    Il libro rosso, un sogno di scintille
    che odorano di pane.

    L’ultimo giro d’occhi 
    sui pampini d’estate 
    ai corvi nelle stoppie.
    M’arrampico sul ramo 
    di fico - sembra carezzi casa.

    L’ultimo giro d’occhi 
    e scende a terra 
    l’ombra che peschi l’acqua 
    alla correggia, fresca
    per le due prugne colte.

    L’ultimo giro d’occhi
    e tu sei stanca
    nel vuoto verderame.
    Da solo ballo 
    e perdo un’altra madre.

  • 20 giugno alle ore 18:43
    Apprezzo nebbie nuvole fulmini e saette

    La mente ricurva su pensieri sciancati ricorda solerte com'era bella la vita quando vivevo il mio mondo da piccolo incosciente Venti d'odio infuocato arroventati in fornaci d'onore soffiano adesso dai deserti del Nulla a condannar nel disprezzo e rallegrar le buone coscienze alleggerite dei sensi di colpa E basta dire ancor che in me leggete solo malinconia io dico di quel che m'accade e raccontarlo oltre che un orgoglio per me è anche un dovere Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 20 giugno alle ore 18:41
    Via Bagni 11

    La' potrete anche dir di non ricordare chi sono stato io mentre per me è importante ricordare chi siete stati Voi Di quelle mura subii tutti i sudori la mia fame e la loro ricchezza nel sacrificio delle mie intimità sommerse e annegate nella felicità di vedermi dipinto principe di me stesso E vissi la guerra crudele dei miei sdoppiamenti di sorelle e fratelli assieme vili ed egoisti di gelidi distacchi a misurare lor stessi abbandonati senza scampo a rimpianti e zavorre Ripasso adesso le epoche di quella vita nei ricordi nitidi e senza nostalgia d'attimi d'annebbiamento in mille notti a far da seme a mille nuovi giorni E finalmente ora morir di vita Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 20 giugno alle ore 18:39
    Ho bisogno di una balia

    Segni veritieri della vita s'intravedono sotto vesti che coprono infamie d'equilibri imperfetti che sovrastano la ragione nei ritmi falliti della recita delle idee Panorami di pensieri visti attraverso lo sconfinamento d'affreschi di falsi pittori artisti dell'illegalità e di pennellate anemiche di sentimenti a produrre morti orfani e vendette mentre più indietro Loro amanti vanno lieti a scambiarsi abbracci effusioni e fiori E nascondere gli abissi . Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 20 giugno alle ore 18:37
    Vivo,aspetto e...spero

    Paesaggi d'anime ammantate di silenzi abbellite di tormenti rotolati nel tempo da lassù nella Tua assenza a creare deserti ai piedi di colline infiorate d'illegalità arbusti malefici a far da alte mura di protezione d'onorate società che non vanno mai in pensione che giocano con le coscienze e con le amputazioni con i dolori e le infelicità " Avanti ! S'accendano i lumi nelle sale della mia reggia Signori ! Ha principio la vendita delle mie idee " E del mio corpo Cesare Moceo © ® Tutti i diritti risevati

  • 20 giugno alle ore 18:34
    Voi cornuti e contenti

    Voi adesso a sfrecciare comodi su fuoribordo di presunzioni a nutrire la vostra fame da cannibalismo sociale salvo declamarvi di gesti e d'abitudini francescane Voi che vi rallegrate di certe pervicacie stagionali schiattandoci in faccia le strade del rancore a illuminare i nostri guai Voi purtroppo per voi vostro malgrado felici cornuti e contenti Cesare Moceo @ Tutti i diritti riservati

  • 20 giugno alle ore 18:32
    Incontrarsi

    Ancora una volta fermenti rapidi e diretti attecchiscono i ritmi del cuore a far rivivere i fantasmi riflessi dagli specchi della vita e riscoprire convivenze di piacere tra rischi e rinunce e tormentate sofferenze E riscoprire con l'amore il proprio sé libero nel desiderio di sensualità nella voglia di aversi nel piacere di continuare abbracciati in un tutt'uno fin quando appagati dalla passione si realizzano i sogni Ancora una volta Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 20 giugno alle ore 7:49
    Non è

    Non è tanto quel che dici, ma come lo dici
     
    non sono perfetto
     
    non ricorda un incipit né un epilogo
    ma sbianca le foglie
     
    ed io corro nel brivido
    accecata, convinta
    di sciogliere le gambe dell’atleta
     
    in inciampi di petali
    avrei voglia d’un fluttuare insensato
    o del tuo strazio in erba, che mi assurge.

  • 19 giugno alle ore 18:36
    Sottile il freddo

    Sottile, il freddo
    all’angolo ruvido del collo
    quando muove un assalto
    dalle creste del cuore
     
    un’ansia di natura balzata su
    come sartia all’albero
    mentre s’aggrappa al mal di mare 
    - da cui non mi difendo

  • 18 giugno alle ore 21:24
    Tu sei al balcone grande

    Ti vedo a volte
    che sei al balcone grande
    dove dal basso sembra ci sia festa
    e sia perenne
    sotto la tenda a righe
    gonfia di luce.
     
    L’ombra del gomito
    è poggio a sguardo assorto
    in briciola di cielo
    al brontolio di fumo
    di strada sorda
    al vaso col tuo fiore.

  • 18 giugno alle ore 20:21

    L'amore non dimentica mai davvero. Ciò che ha goduto di un sentimento vero non muore mai, resta... Restano gli attimi, le sensazioni e anche i profumi. Resta la gioia di essere tra i pochi eletti capaci di provarlo. Resta la fierezza di non averlo tradito, svenduto o privato di niente. Esso mostra un sorriso anche mentre con passo lento pian piano si allontana perché sa di non aver rimpianti, sa di aver lottato in modo onesto fino alla fine. Consapevole che i suoi passi adesso hanno nuove direzioni perché l'amore non lotta mai da solo. Chi sa amare veramente vede e sente cose che chi non sa farlo non vedrà e non capirà mai. E credetemi se dico che è un peccato, perché l'amore insegna cose che niente altro potrà mai insegnare. Insegna il rispetto, l'umiltà e insegna che voler bene è essere semplicemente complice di un'altra anima. Amare non è morire in solitudine e nemmeno vegetare in una gabbia. Amare è libertà, è appartenersi dentro mantenendo propri spazi, proprie idee ed essere sempre ognuno proprietario del proprio mondo senza sminuire quello dell'altro. L'amore condivide e non toglie! Rispetta e non tradisce. Libera e non incatena. L'amore è gioia solo per chi ne capisce il senso, per il resto del mondo è solo qualcosa che distoglie da se stessi, senza capire che l'amore non toglie a se stessi, ma migliora e arricchisce. Ho amato e come una persona capace di amare dico: "Ringrazio ogni tempo speso per amore, ogni lacrima, ogni gioia e ogni delusione. Ringrazio Dio di avermi dotata di questa capacità". L'amore dona, ma anche quello più forte raggiunge il suo tramonto quando ad alimentarlo è la superficialità, perché una persona che sa amare non è mai superficiale.