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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 11 agosto alle ore 18:20
    ANCHE SE NON È NATALE

    Anche se non è Natale,
    il tuo cuore è di zucchero
    e pan pepato;
    voglio sapere chi sei tu
    che catturi coi tuoi mascheramenti
    i miei pensieri
    in questa arsura agostana.
    Tu, che accechi più del sole,
    ti intrappolerò
    tra trine d’organza
    e ragnatele,
    tra schizzi di nuvole
    e gocce di Luna,
    tra profumi di petali
    ed essenze soavi.
    Nel buio ti cerco,
    nella notte non ti trovo.
    Io, che mi ritrovo un cuore
    come un colabrodo
    dovrei odiarti, lo so,
    ma incespico il passo
    nel vento, perduta
    nei flutti di zucchero
    e pan pepato.

  • 11 agosto alle ore 12:33
    Afa

    L’estate ronza 
    da un capo all’altro, 
    ombra nel corridoio

    la zanzara ubriaca da giorni
    continua a succhiare la pelle 
    è per inerzia? 
    o esiste la crudeltà della specie
    -mors tua vita mea-
    così continua a dissanguare
    chiama rinforzi, non demorde
    l’infame sfibra

    la fibra è fibra
    dura a sfinire
    dopo le dieci 
    risboccio 
    efficiente, infallibile, 
    intelligente

    lancio un primo sospiro 
    oltre il disagio

  • 11 agosto alle ore 9:16
    6 agosto 1945

    Il giorno lentamente scompare,
    inghiottito dal crudele fungo.
    Si slancia alto nel cielo,
    con posa abnorme e tronfia,
    a spodestar persino
    il trono di Dio.
    Il fungo fagocita la vita
    con insaziabile voluttà.
    Tra ruderi di case abbandonate,
    in mezzo agli scheletri
    che non conoscono sepoltura,
    l'immane fragore di una superpotenza
    immortala d'infamia
    la storia di una civiltà.

  • 10 agosto alle ore 22:27
    Nell'ardere d'agosto

    Se un dubbio ancora
    non fosse spento
    su com’è fatto
    l’inferno che ci è imposto
    oggi s’è sciolto:
    è tutto asciutto
    non puoi più bere.
    Nell’ardere d’agosto
    ormai è dissolto 
    il liquido tormento 
    di non sapere:
    è giunta l’ora
    e questo è tutto.
    Ti resta un osso
    per rilassarti
    staccare il freno
    perché nessuno 
    può più salvarti
    da questo lutto
    né da te stesso
    che più non teme
    davanti a un fosso.
    Con luce mesta
    hai appreso come
    si può bruciare
    e respirare
    in quel dolore
    ancora pena.

  • Nessuna ricercatezza
    alcun orpello
    nessuna concessione di frivolezza
    ha più questo mondo
    che non riconosce
    i suoi luoghi d'innocenza
    avendoli rimpiazzati
    con la solitudine delle coscienze
    felice di riflettere
    stati d'animo frugali e senza creatività
    disagi di povere sensibilità
    a mettersi in mostra
    con maschere di trucco
    e concedersi a chicchessia
    E là preferisco il silenzio
    della parola scritta
    a gridare per me
    dalle vie dell'interiorita'
    tutti gl'istanti del mio incanto
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 10 agosto alle ore 21:03
    Anonimi respiri

    Affido sovente
    all'attore ch'e' in me
    la recita degli spettacoli
    che accompagnano il mio vivere
    canovacci improvvisati
    anche pregni di licenziosita'
    a scandalizzare la morigeratezza
    e disgustare falsi prelati
    vestiti di sudici abiti talari
    A questa necessità
    ho affidato il resto dei giorni
    Io che ho vissuto
    la mia gioventù senza timori
    ristretto ormai nella prigionia
    di questa illusoria libertà
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 10 agosto alle ore 21:02
    I rumori dell'anima

    I rumori dell'anima

    E a proposito di ciò
    che potrebbero esprimere
    alcune malelingue

    del suo poetare

    il loro mal dire diviene per me
    soddisfacente motivo di lode

    nel suo significare al mondo ch'egli piace
    ed è sempre presente nella loro mente

    invidiato della serietà delle sue riflessioni

    carezze giuste a commuovere i cuori

    dell'aristocratica gentilezza
    che ne contraddistingue la penna

    e soprattutto

    dell'intenso senso d'umanità
    di cui è permeata la sua anima

    senza mai insuperbire
    o insuperbirsi l'Essere
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 10 agosto alle ore 16:33
    Scrutarsi per restare

    Restare 
    scrutarsi
    tra muri che ci assorbono
    è goccia luce
    sul battito di ciglia,
    un susseguirsi di antefatti
    in direzione opposta a cose arrese.

    Sembianze prese dagli spigoli,
    in gesti rallentati
    le spore 
    che gridano al domani:
    mi scava e riempie 
    il respiro che sillabi ad incanto di fuga 

    -esaudisco assonanze-

    lo porto in segni d’ombra 
    fissandolo in riparo,
    cerchio di presenza.

  • 10 agosto alle ore 11:31
    Sorriso

    Guardo e fisso
    sorriso gioviale,
    scolpito in eterno.
    La bellezza profuma
    di sguardi intramontabli.
    Quell'essere buono
    non simula ilarità.
    Incapace di frodare
    anche gli ingenui.
    Acqua torbida si mesce
    al fluido puro.
    Liquido bianco traspare
    sul fondo di una valle.

  • 10 agosto alle ore 1:46

    Ricordatemi quanto bello sia sorridere. Anche poco, anche con difficoltà, ma il prezzo di un sorriso non è ancora stato stabilito e questo perché probabilmente un prezzo non lo ha. Ricordatemi quante volte la vita mi abbia messo in ginocchio e quante volte io abbia trovato modo, tempo e forza per rialzarmi. Ricordatemi che il sole è qualcosa che sorge sempre e solo dopo la notte, quindi per ogni momento buio saprò farne sorgere uno pieno di luce. Ricordatemi che il tempo non mi viene restituito, così laddove mi rendo conto che lo sto "Perdendo" saprò riprendermelo e dedicarmelo. Ricordatemi che la vita è amarsi e solo dopo trovare qualcuno da amare e che ci ami.

  • 09 agosto alle ore 22:00
    Il poeta fa sempre il suo dovere

    Nella vanità
    più dispotica e più iniqua
    del mio esser poeta
    fluttuo da un verso all'altro
    felice di poterli
    abbigliare a mio piacimento
    Riottoso e a volte insolente
    nelle emozioni raccontate
    istoriate di strappi e buchi letterari
    uso i miei scritti come armatura
    per proteggere me stesso
    da contaminazioni e critiche
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

     

  • 09 agosto alle ore 20:59
    Cosa sarei io senza la penna in mano ?

    Mi ritrovo ancora
    a portata d'inchiostro

    pensieri venuti dalla miseria
    e che alla miseria rimando

    istinti di un ineluttabile destino
    a cercar gloria per un momento

    e subito impregnati di perseveranti disagi
    e per giunta senza alcun ingegno

    E cerco l'aiuto

    nelle occasioni mai accidentali
    per consegnarmi ai posteri

    della mia autorevolezza

    che mi serve per farmi ascoltare dal mondo
    e scrivere di questa passione con sicurezza

    scegliendo con coraggio
    i sentimenti da regalare

    e quelli da relegare

    quando le ragioni del cuore
    contrastano con l'oblio della ragione

    anche a costo
    di rimanere nudo nell'anima

    che per questa nudità
    non sarà mai ben accetta
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 09 agosto alle ore 10:24
    Con te

    Con te
    la notte 
    è un petalo di sole
    che profuma di mare in tempesta,
    di esili domande.
    Con te
    sono quel sapore
    che dona l'amore
    ad ogni angolo d'abbraccio.

  • 09 agosto alle ore 8:11
    In riva alla sera

    Ho incontrato un uomo
    in riva alla sera.
    Mendicava il tramonto
    in fila con i suoi tormenti,
    probabilmente in pena
    o semplicemente stanco
    di assomigliare.
    Curvo dinanzi al passato,
    attento a non farsi sentire
    masticava l’amaro del tempo
    stonando una vecchia canzone.
    Ad un tratto, un bimbo
    giunto lì per caso
    gli donò una manciata di sabbia.
    L’uomo lo ringraziò con una promessa
    e tornò a farsi cercare.
    Seppi poi dalle solite voci
    che fu visto piangere
    in compagnia della notte.
    Lo ritrovarono abbracciato al mare
    appena i venti cessarono
    di spargere tra i ricordi
     polline di dolore.

  • 09 agosto alle ore 7:52
    Anonima

    Lei presente
    nelle mie preghiere;
    per lei supplicherò
    la misericordia di Cristo,
    prostrandomi a Lui
    tutte le sere.
    Proclamo una consapevolezza:
    di avere sorpassato
    la sua giovinezza;
    portare addosso
    un tetro e abietto mostro,
    che ho sconfitto
    nel Padre Nostro.

  • 08 agosto alle ore 22:02
    Questo doversi dire sempre tutto

    Questo doversi dire sempre “tutto
    bene” se ci s’incontra presuppone
    norma esitante e che sia proprio il lutto
    a esprimere tendenza nell’azione.
    Quel bene è un picco in cima eppure ha il fondo
    ricco di limo - vecchio sotto sale -
    è auspicio instabile di specchio al mondo
    sporto nel vuoto a tangere un crinale.
    Questo ci lascia amore quando tace
    curva anelastica, più orizzontale
    del mare senza anelito, la pace
    che non minaccia più castigo o male
    l’indifferenza a un fiore o alla vorace
    malizia d’un virgulto che ci assale.

  • 08 agosto alle ore 21:45
    E' la mia vita

    Nella fortuna di non piacere a tutti
    vivo nuovi giorni
    a restituirmi gli entusiasmi
    che credevo d'aver perduto
    Gioie intense d'effimera bontà
    a imporre altalene d'emozioni
    in un saliscendi dondolante
    nel contrasto delle aspirazioni sognate
    e confinate sulla terra
     

  • 08 agosto alle ore 20:55
    E vivo così

    Sentimenti

    nell'interiorità quasi tutti silenziosi

    che si lasciano dondolare
    nell'oscurità del vivere

    con la consapevolezza
    che l'ora della resa dei conti riavvicina

    E oltrepassano gli alti recinti spinosi
    delle passioni dell'anima

    con le emozioni
    ad aggiungersi a quei silenzi assordanti

    esultanti di gemiti

    senza il loro sole
    ormai sperduto all'orizzonte

    naufragato sull'isola della solitudine
    circondata dal mare limpido dell'Essere

    colorato di giada
    e attorniato da scogli alti e corallini

    E vivo così
    imperlato di sudore e tormenti
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati
     

  • 08 agosto alle ore 20:52
    Riflessi d'una opaca perla

    Condannato a scoprire
    come e dove sono cresciute le mie radici

    vivo l'avventura meravigliosa
    di questa mia non più tenera età

    in echi che si sforzano e svaniscono

    rimbombando tra i pensieri appesi
    a sibilare alle travi già marcite dell'ansia

    E ripenso al tempo
    in cui appoggiavo le mani sugli altari

    sperando in un Paradiso
    appena sfiorato

    e divenuto Inferno

    tra ire improvvise e senza paura

    e ululati di sciacalli

    che non avevano ancora
    dilaniato la loro preda

    E nell"esaltazione della speranza
    che scalda il cuore e rende brillanti gli occhi

    ho pena ancora oggi come ieri
    di chi costruisce monumenti alla sua bontà

    e dei suoi giorni perduti
    .
    Cesare Moceo @
    Tutti i diritti riservati

  • 08 agosto alle ore 20:49
    Anima con-dannata

    Sensi di sconforto
    ascoltano muti
    i tormenti del cuore

    e lei

    la mia anima
    fiera nel portamento
    vive con pigrizia
    la sua nobiltà d'amare

    E rimane ogni dì

    a sonnecchiare nel suo Essere
    in attesa di scatenare
    tutte le energie
    racchiuse nella sua dannata indole

    tumulti e agitazioni
    d'arroganti spavalderie
    pronte a sferrare il colpo finale
    negli attacchi morali all'amore.

  • 08 agosto alle ore 17:18
    Aurora e crepuscolo

    Fogge indefinite di un corpo
    non ancora modellato.
    Aurora:tempo nitido
    che illumina di vermiglio
    un giorno ancora da scoperchiare.
    Un lasso che potrà trasfigurare
    in emozione rosea
    o degenerare in cupo abbattimento.
    Crepuscolo:tonalità cromatica
    di occhio illuso di turchese:
    preludio di una notte turbolenta,
    animata da angoscianti sogni.
    Prefazione di anima pia
    che lascia un corpo piagato
    che ora tace,
    per librarsi
    verso una senpiterna pace.
     

  • 08 agosto alle ore 16:12
    Ed è musica

    È la tua pella che cerco,
    nell’aria fresca di questa notte da baciare.
    Il frutto dolce delle tue labbra,
    da assaporare a piccoli morsi.

    Il tocco delle tue mani,
    che si stringono alla curva dei fianchi,
    e afferrano corpo e anima, in un sospiro.

    Nella penombra lente si muovono le mie dita,
    a disegnare il tuo profilo silenzioso.

    I grilli cantano alla luna,
    le stelle bambine giocano a rincorrersi
    nel blu infinito del cielo.

    Tace la città,
    si spengono le ultime luci.

    Solo i tuoi occhi, ora.
    E il tuo profumo che si fonde col mio.
    Ed è musica.

  • 08 agosto alle ore 12:04

    Il percorso che facciamo, la vita, le esperienze ed ogni cosa che viviamo ci porta a nascondere molte cose di noi. Ci porta a sotterrare quei lati con cui troppo spesso le persone hanno giocato. Sotterriamo nel posto più nascosto di noi tutto ciò che potrebbe diventare gioco e arma nelle mani di chi abbiamo di fronte. Malgrado quella parte di te ti manca e ti manca in modo pesante, la lasci là... In quell'angolo perché adesso per te "Proteggerti" sentirti al sicuro è più importante. Poi... Un giorno qualcuno ti guarda in un modo un po diverso, sorride in un modo unico e quel qualcosa comincia a ballarti di nuovo dentro, ma tendi a non ascoltarlo. La verità è che solo chi davvero sa guadagnarsi ciò "Che eri" potrà goderne, facendo in modo che "Ciò che eri" possa tornare ad essere "Ciò che sei"!

  • 08 agosto alle ore 11:44
    Poesia triste

    Le donne che soffrono,
    odorano d'autunno,
    di disperate,
    di speranze che sono cadute al suolo, marcendo,
    di suolo affogato da mille lacrime.
    Queste donne che soffrono, guardano il cielo,
    mentre, con bacio sulla fronte,
    umida e amara,
    cerco di svegliarle, dal loro oscuro sonno,
    mentre, di una pienezza di stelle,
    resta un cielo grigio e vuoto,
    di un vestito di fiori,
    una bandiera nera annodata al collo.

  • 08 agosto alle ore 10:12
    Donne dagli occhi larghi

    Noi donne 
    abbiamo occhi larghi 
    Laghi a specchi 
    su azzurri d'anima
    Vulcani neri
    a fiotti rossi
    su pe' le vene
    Noi donne 
    abbiamo occhi larghi
    Lenzuoli intrisi 
    di rabbia e pianti
    Frammentati denti 
    su pani secchi
    Noi donne 
    abbiamo occhi larghi: 
    negli spazi 
    ampliamo spazi
    Il Cielo ci rassomiglia
    Ha occhi larghi 
    come noi.