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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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elementi per pagina
  • 12 giugno alle ore 22:05
    Ogni mattino

    Gioisco a guardare il cielo e le sue nuvolaglie

    e il suo fulgore scintillante e quieto
    che m'attraversa la mente

    E parlo con Dio

    nei gemiti che abbelliscono l'anima
    e rallegrano il cuore

    nella brezza che soffia felice e leggera
    sotto i raggi ancora tiepidi del sole

    e carezza la mente e i pensieri

    dolci nel loro calore

    a avvolgermi in pacifici orgasmi
    e nutrirmi di essi

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno alle ore 22:02
    Lo splendore di un'ombra

    L'ombra del mio nome

    esala aspra
    dagli odori del mio dire

    Versi puerili

    sussurrati nel vuoto

    contemplano quanto più
    il loro suggestivo destino

    in soffi leggeri

    che nel fatale racconto

    aleggiano la vita
    in favore della morte

    E labbra pietose d'amari sorrisi
    reciteranno quell'ombra

    mentre orecchie infelici
    accostate ai sussurri

    udranno le inutili speranze

    di sguardi colmi di tristezze
    che offrono lacrime al silenzio

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno alle ore 22:00
    Il volo della speranza

    Speranza che tutto inviti

    e nel tuo dare
    perturbato e commosso

    dispensi e celi

    i raggi del sole che ogni dì
    nasce uguale e diverso

    e rifulgi in te stessa
    d'amore e volontà

    Non lasciarti oscurare dal Nulla

    resta in Noi

    e fai delle tue ali
    continuo rinfresco

    ai nostri cuori
    essiccati dallo scoramento

    e cosparsi di lacrime inaridite
    per Verità confessate e subito distorte

    E nel materno tuo volo

    si disperdano gli affanni

    e le smaniose inquietudini
    che tormentano questi tuoi poveri figli

    Cesare Moceo © ®
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno alle ore 21:58
    Il trionfo della giustizia

    Nel tempo raffermo
    in subdoli istanti

    lingue d'odio si levano

    oltre le pieghe
    dell'anima in fiamme

    Segreti pensieri

    opachi sentimenti finalmente svelati

    sgomitano dentro parole consunte

    in grida imputridite d'invidia e veleno

    e nel tuo volto rugato delle gelosie

    Verrà a cercarti il destino

    a diradar nebbie e confusioni
    e lasciarti con la testa tra le mani

    E dovrai chieder perdono ai tuoi domani
    falciati dal trionfo della giustizia
    .
    cesaremoceo
    Tutti i diritti riservati

  • Fiero e consapevole
    della mia libertà comparesca e rumorosa

    ho attaccato ai chiodi del passato

    il vuoto dei tamburi
    che hanno stordito la mia gioventù

    Non ho più noia

    né più la sente la mia anima

    degli urli che la vita
    ancor mi vuol dare

    nella verità delle assenze
    nate dalla sincerità dei sentimenti

    Volteggio adesso

    colomba felice tra aquile voraci

    dentro porti sicuri di rime e di pace

    con la natura incaricata
    di raccattare i versi persi per strada

    e far di questi ulteriori emozioni

    affetti nobili e generosi
    a sfidare inquietudini e malinconie

    e l'incedere del tempo

    Cesare Moceo © ®

  • 12 giugno alle ore 21:54
    L'ombra e la felicità

    Saltellante sul mare,
    il tuo sguardo volge
    su gocce che specchiano l'azzurro,
    su labili candide nubi
    che si rincorrono
    in un ritornello di valzer,
    tessendo
    l'eterno dialogo nel cielo.
    Un'onda di gabbiani
    stridenti d'allegria e di gioia
    vola tra le acque
    che odorano di sale,
    a ricordare infinite illusioni.
    Volgi felice lo sguardo altrove
    con gli occhi
    che cercano all'orizzonte
    carezze sensuali
    nell'ombra distesa sulla spiaggia
    a eccitare la fantasia,
    con le emozioni che si spengono
    tra le labbra dischiuse,
    mentre il cuore impazza
    e il corpo esulta di piacere.
    E il sole splende a irradiare
    e gridare la sua voglia di esserci
    in questo etereo equilibrio,
    mentre lontano scorre la felicità
    con i suoi splendidi colori

  • 12 giugno alle ore 21:52
    Mareluna village

    Farfalle dai colori sgargianti
    su piume di velluto e cristalli

    svolazzano in giorni di dolce vita

    impazienti d'emozioni e sopraffatte dalla passione

    Dorme nel caldo meriggio il villaggio

    e l'acque calme della vivacita' puerile

    nell'aria assopita

    chiamano i corpi al riposo

    Protagonisti dei giorni

    viviamo i nostri attimi d'oro
    nella felicità che c'assale

    e nel desio d'aulenti e calde sere

    quando gioventù allegra
    allieta e intenerisce i cuori

    intra l'infantile e il malizioso
    chiaror di luna

    nei suoi raggi sempre uguali
    d'audaci follie

    E la vita va

    Cesare Moceo
    Tutti i diritti riservati

  • 12 giugno alle ore 18:40
    Squarcio di buio

    Squarcio di buio
    parto di noi stessi
    forma flessa del “distesi accanto”.
    Rampicanti d’amore
    sui muri perversi dei giardini
    rimenando sospiri
    da bottoni gonfi di contrasti
    storie di fermenti
    d’acqua e terra, fuoco e aria.
    Ancora giorni di pioggia
    ore di radici che camminano
    zolle riverse
    semi aperti e nati
    nominati e colti
    divisi in due, moltiplicati
    per ripiantarli
    mai disseminare a vuoto.
    Baci all’ennesimo estremo,
    come il primo
    e tutti da sommare.

  • 12 giugno alle ore 11:57

    Mi piace vivere con quella leggera spensieratezza nella mente e nel cuore. Sono finiti i tempi in cui un angolino mi vedeva protagonista di angosce, lacrime e tempo gettato nel cesso. Ho l'età giusta per capire milioni di cose. Amo la vita così com'è e amo viverla giorno per giorno. No, io non ho più voglia di legami che mi spezzano anima e cuore, di storie che mi soffocano l'esistenza e di persone che mi limitano o mi distruggono. No, ho smesso di essere quella che rincorre un tempo perso, un affetto astratto o una presenza assente... Ora sono quella che il tempo lo riempie di certezze, ama e rispetta dove trova amore e rispetto e soprattutto c'è solo dove trova presenza sincera e non ci soffre più. Sono semplicemente una donna che si ama per ciò che veramente sente di essere. Non conta se ciò che sono è ormai "Fuori moda" io mi accetto! Io mi sento "Giusta" in queste vesti. Io semplicemente mi rispetto! Sono un puntino in un mare di "Belle presenze" fatte di apparenza, di foto ritoccate, di gambe lunghe e snelle mostrate al mondo, di rossetti rosso fuoco, di camicette che mostrano seni prosperosi, di passionalità e sessualità regalata. Tra un mare di apparenza io resto solo un puntino che troppo spesso, non solo non viene notato, ma in molti casi addirittura "Scartato". Anch'io ho due gambe da mostrare, un seno prosperoso da esporre, labbra piene di passione da dipingere di rosso... Anch'io so muovermi come una gatta o diventare pantera dentro un letto, ma ahimè mondo superficiale perdonami se ancora amo mostrare tutto questo nei posti giusti, nei momenti giusti e soprattutto con la persona giusta. Perdonami mondo se sono ormai una "Diversa". Soprattutto perdono devo chiederlo a me stessa per aver solo pensato di cambiare per piacere a chi di quelle come me non sa che farsene. Adesso a guidare i miei passi è l'amore per me stessa e il mio sorriso... Tutto il resto è niente. 

  • 11 giugno alle ore 21:55
    L'ultimo rumore vivo

    Fine d’un giorno pieno
    feriale
    che ne trascini tanti
    come tutti
    tra mucchi d’ancore nel mare mente.
     
    Trabocco e gorgoglio
    sui punti di sutura e giugno
    chiama tepore
    che sa solo di luce nel tragitto
    - di metà mamma.
     
    Ma troppo tardi
    perde calore l’auto sull’asfalto
    distratto come te da mille soste.
     
    Torna perenne l’ultimo
    rumore vivo
    il colpo secco
    come coperchio d’una bara
    l’urlo di morte
    che dentro ora ti vive
    per sempre
    impresso agli occhi, inciso
    dal fondo indifferente di memoria.
     
    Ora pugnale squarcia
    tracima
    dolore senza requie
    né perdono.

  • 11 giugno alle ore 21:33
    Il giorno

    Il giorno, accavalla le gambe alla notte
    che siede all’opaco contorno di ieri
    al rovescio di incanti sfrattati
    di tratti mai disegnati.
    Il giorno serpeggia, tra graffi di rovo
    tra assi inclinati di pelle mutata. 
    Penombra di una lotta senza vittoria.

  • 11 giugno alle ore 14:43
    Nel silenzio dei sogni

    Ti avrei fatto arrivare in alto, fino al cielo
    come le vette innevate
    Ti avrei lasciato toccare le stelle con le mani
    come le rondini nel loro migrare
    Ti avrei insegnato ad arrampicare tra i rami degli alberi
    come il ragno con la sua tela,
    a rotolare tra l’erba dei prati
    come farfalle gentili
    Ti avrei raccontato della polvere di fata,
    dell’arcobaleno e la sua pentola d’oro,
    di re e regine nei regni incantati
    Tu mi avresti parlato dei tuoi sogni,
    della paura di lupi e orchi giganti
    Avresti disegnato i tuoi talenti sul sentiero del destino
    Ci siamo salutati nel silenzio della notte
    Angelo mio, in viaggio tra mondi lontani.

  • 11 giugno alle ore 9:22
    Crochi

    Si perdono nel verde i crochi 
    e aromi speziati 
    a nostra insaputa ramificano.

  • 11 giugno alle ore 9:21
    I quadri

    dal muro i quadri che tanto amavo
    guardano, il viso senza musica 
    è il più pallido che ho

  • 11 giugno alle ore 9:19
    Quest'ora immateriale

    La sera, quest’ora immateriale
    che dilata il tempo
    l’iride luminosa cerca il valico,
    telepatia delle candele.
    Quest’ora che si sta stretti
    tra corpo e mente
    restiamo ancora un poco
    immagine e riflesso.
    Qui metto in fiore la tua voce
    la recito in una sospensione
    che il chiaro del mattino
    irrora d’algide ventate.
    Qui tendo a lungo il fiato
    al timbro, solco indelebile alla gola
    chiuso dove perdura, graffiante e dolce,
    quasi dolore fisico trattenuto al bacio:
    mai potrò, amore, venirne fuori illesa.
     

  • 11 giugno alle ore 9:18
    Ai quattro angoli di viola

    Ai quattro angoli di viola
    che rubo all'emozione
    gocce non appassiscono 
    sebbene il puntillismo 
    sia un'arte fragile.

  • 10 giugno alle ore 19:17
    Giugno in acrostico (due haiku)

    ginestre fulgide
    insulta il vento casto-
    urla alla costa

    gentile un ramo
    ninnola il suo orizzonte-
    ora è nel sole

  • 10 giugno alle ore 12:49

     Ho smesso di rincorrere le persone quando ho capito che due mondi non possono incastrarsi col volere di uno solo. Ho smesso di rincorrere le persone quando il posto che concedevo non era uguale a quello che mi veniva concesso. Ho smesso di rincorrere le persone quando ho imparato che la propria dignità deve essere tutelata più di un affetto. Ho imparato... Oggi do in base a quanto ricevo. Concedo posti che hanno lo stesso ruolo e lo stesso livello di quello che mi viene concesso. Non regalo più niente. Mi dai cento, ti do cento... Mi dai zero e zero avrai. Non trattengo, non rincorro, ma  con serenità ... Lascio andare.

  • 09 giugno alle ore 22:40

    Stare ferma sul precipizio non mi ha resa migliore. Quel passaggio mi ha solo fatto sentire la paura. Quella paura che senti quando ti rendi conto che saltare può essere la "Fine" o "L'inizio". Proprio nel momento in cui sono saltata, per la prima volta dopo mesi mi sono sentita di nuovo viva. Ho imparato molto di più mentre precipitavo che nel percorso che mi aveva condotto al salto. Il dolore, la perdita di autostima e la paura paralizzano... Tu chiudi gli occhi, smetti di guardare il vuoto e salta! Perché la libertà non sta mai nei piedi incollati a terra, ma nelle anime piene di coraggio. Ed io adesso... Non ho più paura di niente.

  • 09 giugno alle ore 19:31
    La tenerezza non dimentichi

    Teniamo lontani gli innocenti
    da questo fumo scuro
    che soffia al cuore,
    dal rosa dei palazzi tinto d’ignominia
    le città dei cedri e dei lampioni
    scorticati da polvere malsana.
    Portiamoli via dal grembo amaro,
    la loro terra appena scorsa
    in abbagli di furia.
    Piccoli, sgusciano da finestre chiuse,
    favole inabissate
    in macchie rosse di macigni.
    Non siamo sazi di sapere
    dov’è che troveranno madri di carezze
    donne di pane e coperte
    sorelle di fiori profumati sulla bocca.
    La tenerezza non dimentichi
    le fragili giunture
    tra fiati soffocati e l'aria tersa.
    Ogni giorno vedrà scoccare frecce
    da una voce bambina, come linea
    a separare il male, che rinasce. 

    (per Aleppo)

  • 09 giugno alle ore 3:10

    Quando sciogli i tuoi cani contro di me, ricordati di toglier loro la museruola... Così possono lasciare i loro denti nella scorza d'acciaio che la vita sulla pelle mi ha forgiato!

  • 08 giugno alle ore 22:12

    Potrei raccontarvi che ho visto mondi interi costruiti poco a poco, giorno dopo giorno e poi crollare con una velocità inaudita. Ho visto persone divertirsi sui problemi, dolori e limiti altrui, ma è proprio mentre lo facevano che mostravano a piena luce i loro di problemi e le loro frustrazioni. Ho visto cattiveria e povertà e non parlo di povertà a livello economico, ma ho anche visto quanto dal "Piccolo" altrui si possa imparare ad essere "Grandi" nel proprio! Ne ho viste di cose e potrei parlarvene a ore, ma scusate se penso che di determinati "Soggetti" meno se ne parla e meglio è... Credetemi, ci sono vite che respirano del male altrui come il Diavolo... Poi ci siamo NOI che respiriamo altrove in modo più cauto e silenzioso perché respiriamo dal cuore. 

  • 08 giugno alle ore 21:21
    Sosta al mèrio

    Porti poeta all'alba il gregge al monte
    coni le mosse dense d’un pastore
    regge di sogni espandono la fonte
    in gocce asperse dalle rosse more.
     
    Miri le cime ritte al vento greve
    il passo sfiora il verde delle fronde
    poi che la mano inscena danza d’onde
    e dell’azzurro fende un sorso lieve.
     
    Già il sole è in alto e sulla fronte stride
    ch'aduni sotto il mèrio strofe e canto
    a refrigerio d’una sosta breve.
     
    Da lèndini l’assalto ne riceve
    lontano la carezza d’un rimpianto
    che d’ogni ebbrezza l’orizzonte elide.

     

  • 08 giugno alle ore 21:10
    L'ha scritto il vento

    Si è scritto qui
    l’ha scritto il vento
    era nell'oltre
    fra mille spie
    - ed io lo sento –
    come una lucciola
    che sortì scie.
    Trovato appiglio
    su foglia al mirto
    sollievo intorno
    dal rovo irto
    se mi pungevo
    spandeva fiato.
    Rinata stella
    ferita in viso
    da ruga eterna
    donava attesa.
    Di tal paura
    sazio il sorriso
    che poi s’è spento
    come lanterna.
    La notte chiara
    sopiva l’urlo
    e qui ch'è scritto:
    l’ha scritto il vento.

  • 08 giugno alle ore 13:01
    Lascio che sia

    Lascio che sia
    questo sentirmi intorno
    d’aria arroccata, stretto
    un grappolo di ecchimosi
    già di prima mattina
    te, vociare del sangue
    al netto di un sogno
    esfoliato
    nel rito del sapone
    e rivoli inquieti.