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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 25 giugno alle ore 13:35
    DISEGNAMI 4mani con GIUSEPPE IANNOZZI

    Con uno sguardo solamente
    disegnami dentro agl'occhi le parole,
    le parole che sempre in segreto ripeti
    e che dici e non dici.La mia anima di peccati nuda
    adesso che son qui al tuo cospetto
    come un bambola strapazzala,
    e bagnala di mai confessati pensieri
    dolci d'arrossire,
    ti trascinerò allora in un tango
    che mai hai osato immaginare.

    Disegnami sempre incessantemente.
    Non stancarti d'incidere
    il cuor trafitto da freccia sulla corteccia
    del nostro albero in cima alla collina.
    Disegnami tenera e bella,
    disegnami uguale a un sogno
    pura e nuda come le stelle
    che in cielo alte luccicano immensamente.
    Non stancarti mai di disegnare
    il mio volto e il mio sorriso, la preghiera
    che forte ti fa battere il cuore.

    Disegnami sempre incessantemente.
    Disegnami infinitamente,
    fammi capire
    che senza di me non sai vivere;
    e lasciami essere la stella
    che il tuo cielo accarezza
    regalandoti fiori e sorrisi.

    Adorami più che puoi e di più ancora.

    Disegnami perfetta,
    sarò così come tu mi hai immaginata
    senza trucco e senza inganno
    una bambina che sul tuo petto riposa.

  • 25 giugno alle ore 13:31
    Quest'attimo

    Respiro immobile quel silenzio 
    che nell’aria silenziosa,
    riempie i polmoni e 
    li costringe ad annusare.
     
    L‘odore del tiglio
    circola puntigliosamente
    fa in modo che tutt’intorno
    si riveli tremendamente fiabesco.
     
    Le rosse fragole si sposano 
    con le ciliegie dentro quel cesto.
    Il cocomero capeggia sul tavolo
    un pasto delizioso che soddisfa i sensi.
     
    In giardino le ortensie 
    s’intersecano tra loro 
    sino a creare uno strano labirinto,
    i gerani dormono beati.
     
    Laggiù l’altalena si muove
    avanti, indietro, avanti, indietro

    chiudo gli occhi mentre sdraiata
    prendo il sole.
     
    Non penso a nulla
    vivo 
    semplicemente 
    quest’attimo.

  • 24 giugno alle ore 19:48
    Benedizione

    Che ogni bene ti accompagni,
    creatura mia,
    a ogni passo che fai.
    Anche se non mi vedi
    che il mio bene ti accompagni
    ti protegga ti guidi
    dove desideri andare.
    Che il tuo sorriso
    e i tuoi occhietti brillino sempre
    come ogni volta che ti guardo
    e mi riempi di gioia
    fino all'orlo.
    Sei vita, vita pura
    bella anche quando fa male,
    che la vita ti renda libera
    e ti porti ogni dono che può regalare
    a chi la vive senza paura.
    Che la tua bellezza possa illuminare
    per mille anni
    questo mondo scuro
    troppo brutto
    per non aver bisogno di te.

  • 24 giugno alle ore 18:37
    Con me tu però non c'eri

    Cielo plumbeo stamattina 
    Con me tu però non c'eri
    Era fastidiosa quella pioggerella
    Eran per te i miei pensieri

    Questo tempo bizzarro
    Mi fa sempre di più pensare
    Che son troppo innamorato
    Che tu non mi puoi mancare

    Quelle nuvole osservavo 
    Che il cielo annerivano 
    Anche tanto m'intristivo
    Che il mio cuore anche scurivano

    Tu non eri però vicino 
    Per stringerti forte a me
    Per pensare a quei momenti...veri
    Che passavo sempre con te

    Non a quelli però vuoti
    Quando l'amor portava pene
    Non era bello ma fu importante 
    S' ancor oggi ti voglio bene

  • 24 giugno alle ore 13:59
    SEMI D'AMORE 4Mani con GIUSEPPE IANNOZZI

     Levata or ora dal sonno,
    perduta
    dentro ai miei pensieri
    che confini non hanno
    le labbra tue
    nervose di caffè
    con la mia bocca
    sfiorisco.
     
    Infiammate di sole le rose
    campeggiano dal balcone,
    mentr’io in quiete
    dal profumo
    nell’aria disperso
    spirito in me assorbo
    sciogliendo infine
    tra i tuoi baci le incertezze
    perché siano carezze,
    miele da suggere
    dai miei giovani seni.  
     
    Furtiva la tua intimità
    occhieggio;
    dallo sguardo tuo dolce
    illuminato in un furbo sorriso
    ai confini del sole infine
    nella tua interezza m’appari.
     
    Il nostro tempo
    com’è scritto scorrerà,
    spargendo semi d’amore
    e petali d’infinita dolcezza
    sovrastando
    dei mattini la trasparenza.
    Allora sì, la coppa degli Dèi
    d’ambrosia colma
    noi insieme la vuoteremo
    immersi in caldi bagni
    di lacrime giù dal Cielo.

  • 24 giugno alle ore 13:56
    Quando ti penso

    È di notte che ti penso
    quando il gufo gorgheggia
    quando il buio è oscuro;
    E' di giorno che ti penso
    quando la luce è radiosa
    e gli uccellini cantano.
    Mi fai avvertire
    con la carezza delle tue parole
    con il tuo brio
    che il giorno che riuscirò
    a darti un bacio
    lo farò da monellaccia
    ti saprò travolgere e
    sconvolgere.

  • In questi giorni d’estate
    esplode nell’aria
    dei tigli il profumo.
    Sui tacchi alti ancheggio
    e gonna stretta ai fianchi,
    vacillano però
    un po’ le mie gambe
    da un desiderio di complicità
    infiammate
    per carezze di velluto
    fra santità e peccato.

    Il sole ha già
    stregato il mio volto,
    in fiamme
    denudata
    dalla fronte in giù.

    Cadranno i fiori poi
    uno a uno
    vorticando
    nel silenzio dei prati,
    mille petali
    di luce bagnati
    accompagnati
    dalla danza delle lucciole
    nel folto del verde
    nascoste
    per il nostro amore sì silente.

  • 24 giugno alle ore 0:05
    Con il coraggio degli astronomi

    Qualche fascinazione 
    muove sottovoce
    dietro l'ostacolo dell'oscurità
    la sabbia si fa argento
    in un cerchio d'acqua
    fugge dalle orme della gravità
    essenza corporea dell’esubero
    e noi odoriamo di asfodeli
    struggenti 
    siamo calma e vento,
    eco di notti, 
    chimera di terra e lacrima
    attesa
    con il coraggio degli astronomi
    incantati 
    su finestre bianche

  • Hai visto svelata la tela 
     
    sotto l’artiglio, hai riso in gola
    al doloroso bagliore della candela.
    Il tuo volto è la ruga che coltivi in soffitta
    oppressa da rigurgiti di luna
    dai ragni più abietti, affamati
    di sangue e polveri d’oro.
    Ecco tuo padre sfaccettato
    in lustri di seme da donare
    e tu: equilibrio inventato a far beffa della natura
    nutrito delle sue debolezze immaginarie
    così liscio e provato
    osso di polpa ricostruita, rorida e tenera
    sanguigna e marcescente.
    Predicato imperfettibile dell’essere
    a un passo e inarrivabile
    col cuore a due strati, rosso nel nero
    schiacciato da una pietra siderale.
    Pronto a risbocciare, mentre
    in realtà stai morendo
    definitivo.
     

  • 23 giugno alle ore 12:16
    Ri-Pensando

    Il posto è diverso
    Il panorama è lo stesso
     
    Lo sguardo all’iride
    A ruminare pensieri
    Nel buio che avanza
     
    Io ladro:
     
    Rubo le stelle
    Rubo la luna
     
    Mi rimangono
    Le Luci e Tu
     
    Il verde
    La fontana
     
    Il bosco
    E l’estasi
    Che mi assale
     
    Mi invade la gioia
    Di nutrire l’amore
    Per la Madonna.

  • 23 giugno alle ore 10:55
    Sussurri dal mare

    Ancora c'è luce e il mare stanco
    dona i suoi colori al dì morente,
    madrepora ed argento e latte bianco
    e un grosso solco d'oro appariscente.

    Or l'acqua finalmente riposa
    carezzando la sabbia timorosa;
    la notte, ormai veniente concilia
    l'onda e la riva, sempre un po' ritrosa.

    Dice la sabbia: dammi un po' di pace,
    tu la concedi solo qualche sera;
    per tutto ciò che di me al fondo giace
    deh! Fammi una promessa più sincera.

    Vorrei, le disse il mare, ma non posso
    ché il mondo più s'invecchia, e più va male:
    per quello, tu mi vedi sempre mosso,
    per quello, la mia linfa sa di sale.

  • Non diciamolo,
    non ad alta voce,
    oppure sì: fatto sta
    che in una pozza di vacuità
    - di assenze su assenze -
    si annega il domani 
    che verrà come verrà;
    e il nostro tempo,
    giorno dopo giorno,
    ce lo mangiamo,
    lasciandoci alle spalle
    il bello e il brutto
    simulando felicità,
    sorrisi che non sentiamo.

    Diciamolo,
    diciamolo pure, a bruciapelo:
    questa vita non la capiamo,
    appieno non la capiamo
    mai veramente,
    nonostante lo sforzo
    di darci uno scopo
    che nel domani 
    rimanga ben impresso
    a favore di chi 
    dopo di noi verrà.

    Si sgrana presto il momento,
    quello che - per chissà  
    quale distrazione del Fato o di Dio -
    ieri, subito, lo dicemmo buono;
    in mano poi, 
    a noi, poco o nulla ci resta,
    forse solo una manciata di sale
    che non abbiamo saputo 
    amministrare né somministrare
    a quanti nel nostro cuore o no.

    Eccoli i giorni,
    sempre uguali,
    sempre persi 
    in indecifrabili rotte.
    Eccoli i giorni:
    e tutti ci paiono estranei,
    disposti lontano.

    Così noi si sta
    fra un sonno e un altro,
    fra un amore e uno 
    che non ricordiamo più,
    fra una notte e un'alba;
    ed è un po' come morire.

  • 22 giugno alle ore 18:20
    NON DICIAMOLO, NON AD ALTA VOCE

    NON DICIAMOLO, NON AD ALTA VOCE
    (poesia scritta insieme a Viola Corallo)

    Non diciamolo,
    non ad alta voce,
    oppure sì: fatto sta
    che in una pozza di vacuità
    - di assenze su assenze -
    si annega il domani
    che verrà come verrà;
    e il nostro tempo,
    giorno dopo giorno,
    ce lo mangiamo,
    lasciandoci alle spalle
    il bello e il brutto
    simulando felicità,
    sorrisi che non sentiamo.

    Diciamolo,
    diciamolo pure, a bruciapelo:
    questa vita non la capiamo,
    appieno non la capiamo
    mai veramente,
    nonostante lo sforzo
    di darci uno scopo
    che nel domani
    rimanga ben impresso
    a favore di chi
    dopo di noi verrà.

    Si sgrana presto il momento,
    quello che - per chissà
    quale distrazione del Fato o di Dio -
    ieri, subito, lo dicemmo buono;
    in mano poi,
    a noi, poco o nulla ci resta,
    forse solo una manciata di sale
    che non abbiamo saputo
    amministrare né somministrare
    a quanti nel nostro cuore o no.

    Eccoli i giorni,
    sempre uguali,
    sempre persi
    in indecifrabili rotte.
    Eccoli i giorni:
    e tutti ci paiono estranei,
    disposti lontano.

    Così noi si sta
    fra un sonno e un altro,
    fra un amore e uno
    che non ricordiamo più,
    fra una notte e un'alba;
    ed è un po' come morire.

  • 22 giugno alle ore 17:31
    Dire fare e baciare

    Lui ha un cuore generoso
    come quel Dio che regala il primo verso.
    La scatola di latta é tonda e ruota una parte sull'altra.
    Si può odorarla vuota e leccarla sa di caramella.
    Pesche, Albicocche,susine
    da dove saltano fuori i sogni, i fiori
    i girasoli,e gli uccelli colorati,un accordo di colori.
    Sulla torre del castello inespugnabile e sicura brilla il sole,
    ha i colori del fuoco e della neve
    Dire fare e baciare è ciò che mi piace e rifarlo é
    ancor più bello.

  • 22 giugno alle ore 15:33
    L'ultima parola

    L'ultima parola
    un verso di permanenza
    prima di andare
    ché non è facile voltarsi
    e velare la bocca, sospirandola.
    Riaversi da sospensioni, quando? 
    Quando, fissità di terra spoglia
    incastrata alla mente
    prosciugherà l'umido silenzio?
    Cammino, mi cammini
    -fianco al deserto lunare
    -costola, l'ennesima a piegarsi
    in fuochi diafani
    e simili incongruenze.
    Rispondimi.

  • 22 giugno alle ore 12:51
    Immersioni

    Con la felicità a urlare incomprensibili tristezze dalle quali fuggire per vie senza ritorno lesioni mentali tengono a bada la fretta nei gesti delle generosità pleonasmi reticenti a sopportare svariati sentimenti ultime fragili sovrane barriere contro grazie d'impertinenza che tolgono verità alla vita ipallage iperbata ridondante di falso romanticismo strofe gnomica d'incubi quotidiani vissuti ad occhi aperti dentro epiteti di contagiose voluttà trasformate in piacevoli attimi di tenerezza e allegre monotonie lasciate a germogliare nei solchi scavati dalle impronte rimaste indelebili nell'anima e nel corpo E inseguo sofferte rincorse attorno alle sorgenti delle mie passioni alla ricerca d'occasioni che sciolgano le catene che mi legano ancora al medio evo della mia vita Cesare Moceo @ Tutti i diritti riservati

  • 22 giugno alle ore 12:48
    Io non mi nasondo

    Fischio nel buio sei ormai o Felicità a sibilar ancora nelle orecchie e ricordarmi la tua dimora senza più abitarla Brucio al mondo le arcaiche arche delle mie pochezze e la mia anima e il suo difetto d'abitudine ai silenzi e alle ossessioni frustrazioni del cuore obbligato a vivere autonomo in quest'orizzonte coperto di nuvole e di niente e perdere il sonno per quel che non potrà più ricevere E per Voi per come m'avete accolto al di là del mio mare maroso metto in scena tutto me stesso e le mie piaghe Io che sento scorrere nelle mie vene i grandi oceani e le loro agitate acque Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati

  • 22 giugno alle ore 11:20
    Milano

    Non morite ancora.
    Non morite,
    ora che il mio amore,
    ha riportato il paradiso in terra,
    e ha riempito l'aria di cannella,
    ha fermato il tempo nel buio di una stanza, con le sue labbra di seta nera,
    e tra le sue braccia ha rotto il terrore dei senza terra.
    Ora il terrore è vinto,
    e la mia patria è tornata e vive,
    dove io sono. Al suo fianco.

  • Prima che la notte
    sia di voce di campane,
    di antichi fantasmi
    mai sopiti coi loro tintinnii
    di catene, un ago di luce
    dalle stelle vorrei rubare;
    e sul mio petto così appuntare
    l’istante in cui t’appartengo
    uguale al flutto del mare
    che la sabbia lascia gravidaIn questa poesia d’amore
    che da sempre si rinnova
    con l’alta e la bassa marea
    tu m’appartieni

    Barriscono i clacson
    nel traffico odierno;
    ma basta chiuder gl’occhi,
    un momento perché
    sia scalza sulla spiaggia
    a correre con te felice
    rompendo con una risata
    gli alti spruzzi
    che dal mare si levano
    *Di Viola Corallo e Giuseppe Iannozzi*

  • 21 giugno alle ore 15:37
    Nelle file

     
    Se fossimo tutti nelle file
    immagina
    il momento evacuato delle origini
    e dolore negli occhi d’iridi sconosciute
    tutti alla ricerca di una strada
    con i tarli nello stomaco
    e pezzi che si staccano
     
    immagina, cosa ci porteremmo in tasca
    il giocattolo dei sogni per i figli
    tre quattro noci per la fame
    o la chiave di una vita di separazioni
    aperta al dubbio di aride stanze
    in un paese dalla faccia che non guarda
    offuscato al cuore
    (cuore al centro l'ultimo rifugio)
     
    Quali parole, quali fiotti di fango
    alla domanda se il mare
    è uguale -e il cielo
    Quale disegno delle nuvole
    per ricordarci le erte rampe
    su di noi, fiori di fosso
    nel velo nero del sole   

  • 21 giugno alle ore 14:06
    Al riverbero del sole

    Bella la Luna,
    che brilla inquieta
    al riverbero del sole
    nel tiepido tramonto
    delle sere d'Estate;
    in questo giardino
    di gelsomini sognanti
    ti ho baciato per
    morire in te
    ti ho amato per
    esistere in te
    e con te, nascere
    al di là dei sogni,
    accarezzando sussurri
    al gracidare di rane
    e suoni d'orchestra lontane.

  • 21 giugno alle ore 12:13
    ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

    ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

    Io mi chiedo perché
    Sei sparita quando dicevi
    che andava tutto per il meglio,
    che le tue ciglia non mordevano lacrime
    Sei andata via
    lasciando un buco nella vita mia

    Alle pareti sopravvivono le tracce
    di tutti i quadri che hai portato con te
    Sulla scrivania, accanto al calamaio
    riposa la cornice
    che fa prigioniera la tua immagine
    Sei andata via nel più freddo giorno d’inverno
    Hai detto che andava tutto a meraviglia,
    che non mi dovevo meravigliare
    se ridevi a ogni ora
    Però poi ti accendevi una sigaretta
    e la mano l’allungavi verso il bicchiere pieno

    Sei andata via che era quasi Natale
    Qui fa un freddo cane, proprio come allora:
    le strade sono battute da uguale solitudine,
    gli ambulanti vendono castagne calde in strada
    e i bambini giocano a palle di neve
    E’ che non me ne sono fatto ancora una ragione

    Chissà se adesso mi stai pensando
    o se mi stai dimenticando nell’orgasmo
    d’una nuova felicità a me ignota più della verità
    Ma lo so, sono gli oziosi pensieri
    di uno che piano piano aggiusta la puntina sul piatto
    per poi accasciarsi in poltrona
    sotto la voce di rasoio di Cohen

    Sei andata via
    in un giorno che non potevo sospettare
    Non ti potrò perdonare mai:
    il clima di festa mi ha sempre danneggiato
    Sono ancora qui al punto di partenza,
    preso sotto inganno
    in un Natale e in una primavera di rane,
    mentre rimetto a posto la puntina sul vinile

    Manchi tu, ma Gesù risorge sempre
    Sempre uguale a sé ogni anno
    Ogni anno in silenzio ti rimpiango
    insieme a tutti i miei dischi in vinile

  • 21 giugno alle ore 12:10
    Il Vivere

     
     
    Sotto un cielo terso
    Ricco di stelle
     
    Il profumo d'Eterno
    Illumina l'anima
     
    Ed io conto le lucciole
    E respiro il Tuo corpo
    Essenza di vita.
     
    Sotto i riflessi della luna: 
     
    Oltre l'Ignoto
    Riecheggia l'eco
    Immortale e Divino
     
    Qualcuno osserva
    La vita  degli altri
    Cinta di creste dorate
    Da spighe di grano
     
    Voi non sapete
    Quanto è dolce
    Camminare
    Nella Luce Divina.
     
     

     

  • 20 giugno alle ore 19:34
    L'ultimo giro d'occhi

    L’ultimo giro d’occhi
    è ballo.
    Fallo con me
    prima che assorba notte il fiato
    e molli carne molle la catena.

    L’ultimo giro d’occhi
    e torni per un lampo verde madre.
    Io terrò insieme membra e mani
    come tamponi sulle piaghe
    di baci a guance nude.

    L’ultimo giro d’occhi
    per veder l’orto ridere di fiori
    di zagare e zampilli d’acqua luce.
    Il libro rosso, un sogno di scintille
    che odorano di pane.

    L’ultimo giro d’occhi 
    sui pampini d’estate 
    ai corvi nelle stoppie.
    M’arrampico sul ramo 
    di fico - sembra carezzi casa.

    L’ultimo giro d’occhi 
    e scende a terra 
    l’ombra che peschi l’acqua 
    alla correggia, fresca
    per le due prugne colte.

    L’ultimo giro d’occhi
    e tu sei stanca
    nel vuoto verderame.
    Da solo ballo 
    e perdo un’altra madre.

  • 20 giugno alle ore 18:43
    Apprezzo nebbie nuvole fulmini e saette

    La mente ricurva su pensieri sciancati ricorda solerte com'era bella la vita quando vivevo il mio mondo da piccolo incosciente Venti d'odio infuocato arroventati in fornaci d'onore soffiano adesso dai deserti del Nulla a condannar nel disprezzo e rallegrar le buone coscienze alleggerite dei sensi di colpa E basta dire ancor che in me leggete solo malinconia io dico di quel che m'accade e raccontarlo oltre che un orgoglio per me è anche un dovere Cesare Moceo © ® Tutti i diritti riservati