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in archivio dal 09 giu 2006

Pompeo Arienzo

07 giugno 1958, Ischia

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  • 09 novembre 2009
    Dove avrò...

    Dove

     

    Dove avrò fatto
    la mia foto da morto?
    Dove l’ho fatta
    non lo ricordo,
    degli anni, certo,
    saranno passati
    ma non ricordo
    dove ho posato.

     

    Forse alle nozze
    di tua cugina
    quella simpatica
    ma non proprio carina
    che sposò quel tale,
    un tipo bislacco
    che si reggeva
    sull’io di un tacco.

     

    O anche al battesimo
    del pupo Fulgenzio
    rovinato a vita
    da un nome di  pancia,
    non proprio pensato
    o ponderato
    ma semplicemente
    dato e affibbiato.

     

    Alla comunione
    di Concettina
    che dalla Calabria
    fu data a Torino
    per partecipare
    coi nonni tutti
    che sono schiavi
    dei paraurti.

     

    Ma ecco che adesso
    ricordo l’evento:
    mi fu scattata
    mentre ero contento;
    ero nascosto
    da un paravento
    chiamato vita
    e durato un momento!

     
  • 01 novembre 2008
    Deja vu

    Nella stessa mattina,
    il destino,
    te la offre al profilo
    bugiardo.
    I capelli son tinti
    di nero corvino,
    candido è il viso
    già suo.
    Non ti appartiene
    non è tua più.
    Di nuovo e di fronte
    il destino la offre,
    ora è più chiara,
    sofferta e violata.
    Negli anni passati
    di stagioni sommersa
    di spalle svanisce
    per sempre,
    per te.

     
  • 07 luglio 2007
    Con... di... visioni

    Nell’aura marina si apre uno spiraglio
    e tu dal mare nasci,
    dal mare…
    il tuo dio è il dio del monte
    e il dio del mare insieme.
    Che insieme si alleano
    per te, solo per te.

     

    L’alba del tuo e del mio sorriso
    l’alba sul tuo e sul mio viso.

     
  • 02 luglio 2007
    Prove d'orchestra

    Prove d’orchestra
    sacrosante prove d’orchestra
    per un pulitore di vetri
    un merciaio, un verdumaio,
    un esimio signore sulla settantina,
    uno scalatore sociale,
    un burattinaio marchigiano,
    un attempato giovinotto scozzese
    burbero e volenteroso.

     

    Una tromba che stona
    nel verde di un antico parco
    appena fuori città
    laddove i cinguettii
    si fondono con il vento
    sospiroso.

     

    Grancassa d’esami vuota
    percepisce di stenti
    la tua fatica per il suo peso...
    e suona, rumoreggia e suona.

     

    Vile marito,
    traditore, imbelle segretario
    è il flauto traverso
    cingendosi nel fischio
    il suo disarmante
    mentire.

     

    Sax, contralto, soprano,
    un cavallo su cui puntare
    mezzo soldo in mano
    un cavallo su cui sputare.
    Vezzo di femmina in calore,
    prova d’orchestra,
    anche per il poeta
    ch’eccheggia in versi
    un epitaffio solo.

     

    Veggo per Cristo
    un ultima possibilità
    la lancia, l’aceto e la spugna
    veggo ciò che a Magda
    ripugna

     

    la lancia, l’aceto e la spugna.

     
  • 18 giugno 2007
    La bottiglia

    Attentamente osservo
    il vetro semiopaco
    della vecchia bottiglia di rosolio...
    vuota.
    Essa è dolcemente appoggiata,
    orizzontale,
    sul sostegno metallico.
    Un po’ di colore al fondo le dà volume,
    tanto volume;
    sembra contenere il mondo.
    La nave fatta di legnetti,
    appena levigati,
    si accomoda sul fondo,
    e va,
    attraversando il collo verso
    il mare vero!
    Senti il fruscìo e la brezza,
    il canto delle sirene,
    l’affanno dei naufraghi,
    il tintinnar delle sciabole corsare,
    la scudisciante cima:
    l’ormeggio.

     
  • 19 febbraio 2007
    I treni

    Sul davanzale, appoggiato con il mento,
    guardavo, da bambino assai contento,
    dalla mia prima e tranquilla abitazione:
    locomotive, treni, convogli, laggiù in stazione.

    Sognavo ad occhi aperti appena ieri,
    solo viaggi in luoghi nuovi ai miei pensieri!
    Treni che lasciavano i binari verso il cielo
    al far dei macchinisti: lavoro e zelo.

    Ero sì del convoglio “azzurro” grande viaggiatore,
    al tempo stesso, IO, Signore del Vapore.
    Sbirciavo paesaggi ed Italici sentieri,
    il mio naso schiacciato alla finestra, giorni interi.

    Un fischio per l’arrivo o una partenza
    un cartone, della colla, e tanta pazienza
    riproduceano in casa tanta meraviglia
    viaggi che coinvolgevano l’intera mia famiglia.

    Sono cresciuto, e il tempo s’è preso i viaggi
    con essi i sogni , gli interminabili meriggi.
    Non prenderà di me gli acuti suoni sordi,
    le palette rosse, i treni, i treni, i miei ricordi.

     
  • 03 febbraio 2007
    Alito

    Sono petali di rose
    le tue sillabe sconnesse,
    quando mi cadono addosso
    senza un senso,
    ma per gioco.


    Come quando
    ti diverti
    a nascondermi di te,
    le tue grandi verità:
    vaghe, vaghe oscenità.

     
  • 06 novembre 2006
    Il sarto

    Ti rivedo su quello scanno


    mentre cuci il suo vestito


    col tuo ago e un po’ di filo,


    ti racconti, e noi ascoltiamo.


     


    Dove il punto è un po’ più duro


    la tua smorfia è più sicura,


    ma poi tanta è la dolcezza


    che il taglio è una carezza


     


    sul tessuto della vita,


    che amarezza anche ti ha dato,


    dove hai legato a un dito


    la tua verità infinita.


     


    Ora cuci per i Santi


    il mantello bianco candido,


    e così mi  va di pensarti


    su una nuvola leggera.


     


    Il tuo filo è di oro puro


    Il tuo ago, ora, è diamante


    perché luce al nostro cuore


    la sua scia ne ha data tanta.

     
  • 06 novembre 2006
    Il marinaio

    In un ritratto anni cinquanta


    col berretto di traverso,


    una vita già costruita,


    verso un orizzonte terso.


     


    La tua lagrima d’addio


    cade lenta sulla carta


    che preserva il tuo destino


    verso lidi d’incertezza.


     


    La tua eterna giovinezza,


    gaia, gagliarda, spregiudicata


    invitava ad indicare


    mondi nuovi da scoprire!


     


    Ogni ritorno era un’addio


    già prescritto dal dolore


    che riserva la certezza


    di esser eterno viaggiatore.


     


    Poi d’incanto ecco il riposo:


    in un pomeriggio, cupo e afoso,


    dove il sole sta per tornare,


    fosti mozzo del Signore.

     
  • 17 luglio 2006
    I miei migliori amici

    In quel palazzo antico
    con le sue porte d’oro
    mi perdo, vecchio amico
    mi perdo e non ritrovo
    il blu del cielo stanco
    che mi accompagna ancora
    lasciandomi da solo,
    da solo con la morte.


    Sotto al suo androne
    mi riparo dalla pioggia
    guardandone il frontone
    da una finestra a fronte.
    I colori si rifrangono
    dandomi del matto
    poi mi stringono nel cuore
    ferendomi al dolore.


    Scivola il mio passo
    riflette i movimenti
    sull’asfalto grigio e lucido
    della pioggia e del suo vento,
    sotto braccio all’anima
    mi porto a spasso adesso
    tutti i miei ricordi
    ma soprattutto il tempo.

     
  • 30 giugno 2006
    Dove

    Dove le creste
    d’acqua smeraldina,
    increspando
    su insenature, a taglio,
    pungono, stilettano,
    si frastagliano
    in tanti e tanti nodi,
    e modi, e vie,
    per il largo lontano,
    per il profondo:
    un raggio di luce obliqua
    scandaglia i flutti
    e li erge a mistero solitario.


    Dove il mare sbuffa
    urtando lo scoglio eterno,
    e da esso ne trae un suono,
    un lamento o forse
    un canto sordo.
    Schiuma di gioia
    per il suo ritorno
    risale felice;
    si mescola alla sua acqua
    in un matrimonio di ombre e sale,
    di nuovi colori,
    rumori:
    rumori.

     
  • 09 giugno 2006
    Goal

    All’imbrunire,
    tra gli immaginari pali,
    guardo l’eterna meta
    fissando il cielo.
    La fronte imperlata,
    la fatica, le urla,
    ancora correre,
    rincorrere il pallone.
    Un altro sforzo:
    e solo sulla fascia volo,
    sotto lo sguardo tuo
    volo per altruismo.
    Credo di non farcela
    quando raccolgo tutte le mie forze.
    Riesco a crossare!
    Vola roteando,
    disegnando nei cuori
    attimi ormai fermi
    tra amori e dolori,
    chi del falco preda
    sa di esserlo già.
    Un bacio sulla fronte nell’ultimo saluto!
    Ed è GOAL!