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Racconti

“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”
Emilio Salgari


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  • 3 ore fa e 46 minuti fa
    2014

    Come comincia: Sostienimi, quando mi vedi vacillare e quando mi vedi fragile.
    Sostienimi, quando nei miei occhi leggi che non ho più la forza di combattere.
    Sostienimi, quando appoggiata con la schiena contro il muro non avrò la forza di rialzarmi.
    Sostienimi, quando sto cercando rifugio in un vecchio libro. Quando andrò in quelle pagine sbiadite, a colmare la mia nostalgia .
    Sostienimi, quando la sera torno a casa stanca, e le lacrime scorrono sul mio volto, ma soprattutto nel mio cuore. Quando in una mattina di freddo, mi vedi stringermi da sola con le mie braccia, per scaldarmi dall'assenza di te, di un tuo abbraccio.
    Sostienimi quando mi vedi fissare a vuoto un sms sul cellulare o leggere una e-mail con le lacrime agli occhi. Quando la sera mi addormento sul divano, davanti alla tv, con il mio volto inumidito dalle mie lacrime amare.
    Sostienimi, quando mi vedi affacciata alla finestra, quando mi senti cantare canzoni tristi persa nelle grinfie della mia situazione.
    Sostienimi nei miei momenti di debolezza, quando sentirai la mia voce fioca senza aver urlato, ma solo per aver sofferto a causa del passato.

  • 4 ore fa
    2014

    Come comincia: Nella vita si commettono molti errori, ma quelli che non devi mai rimproverarti sono quelli per i quali hai sofferto e amato… soprattutto quando hai creduto che fosse possibile e che fosse un amore ricambiato, perché, quando quel velo di falsa speranza è stato squarciato dalle umane esperienze della vita, hai capito che dietro quel velo si nascondeva il nulla e che l’amara realtà era fatta di bugie e tradimenti.

  • 4 ore fa e 21 minuti fa
    2014

    Come comincia: Un uomo, a volte è freddo e distaccato, riesce a ferirti di più con i suoi atteggiamenti, che con le parole. Ti disperi per colpa sua, per giorni,settimane, mesi, mentre lui non è capace di versare una lacrima per te. Se tradisci la sua fiducia ti reputa troia, se è lui a tradire la tua, è un figo. Lui sorride spesso anche quando tu piangi e ti disperi. Lo vedi disperato solo se gli hanno graffiato la macchina o la moto. Se lo lasci dirà a tutti che ti ha lasciata, se gli dici che hai dei casini per la testa, che sei confusa, ti lascia. Se sei gelosa dice che sei paranoica, se lo è lui è perchè non si fida di te. Se litigate spesso è perchè c'è troppo amore. Se lo ami troppo ti darà dispiaceri, se non lo ami ti senti spenta. Se ti tradisce non è detto che non ci tenga più a te, ma ti sta lasciando lo spazio di cui hai bisogno e intanto va a sfogare le sue voglie con le troie. Se non ti cerca è perhè non vuole essere seccante. Se ti lascia, fidati, non l'ha fatto definitivamente, a volte vuole metterti alla prova per vedere fino a che punto lo ami, poi torna, altre volte lo fa per non essere lasciato. Quando un uomo ama veramente lo fa esattamente come la donna, anzi a volte anche di più e soffre di più. Se lo lasci, quelle lacrime che non vedi sgorgare dai suoi occhi, sono presenti nel suo cuore. Sai perchè? Perchè per lui la sua donna è la sua ragione di vita e anche se dice che sei complicata, lui lo è di più.

  • 4 ore fa e 39 minuti fa
    Lui ...

    Come comincia: Lui mi diceva ti amo, mi parlava del futuro che avremmo avuto insieme e della famiglia che avremmo costruito. Mi accarezzava il viso, condivideva le giornate e i sentimenti insieme a me. Quando l'ho lasciato ha pianto, mi stringeva forte a sè per non lasciarmi andar via. Se guardo al passato faceva il geloso se altri uomini mi guardavano, mi baciava, mi incoraggiava quando avevo paura. La sera quando mi accompagnava a casa e mi augurava la buonanotte, andava con la troia a mia insaputa. Io mi domando: " Come si fa a mentire così spudoratamente? Come può un uomo che dice di amarmi, fare tutto questo? Io non riesco a capire!"

  • 4 ore fa e 41 minuti fa
    2013

    Come comincia: Quanta strada, quante lacrime e quanto dolore ho dovuto percorrere per arrivare ad essere ciò che sono oggi. Non rimpiango nulla, perchè ogni cosa fatta mi ha insegnato davvero qualcosa, se in passato ho amato chi non meritava e se ho ricevuto ingiustizie e i torti da gentaglia infame, invidiosa e cattiva, ha solo fatto in modo da rafforzare me stessa e ha fatto di me la stronza che sono oggi, devo dire grazie a tutto quello che ho vissuto e devo ringraziare gli infami. Ben venga il mio essere stronza perchè ho capito che tutto serve nella vita, anche questo serve per andare avanti!

  • Come comincia: Mi fa riflettere la festa della mamma. Io sono stata figlia di una prima mamma che mi ha lasciata quando avevo solo 13 anni, e poi sono stata figlia di una seconda mamma, mia sorella maggiore che ha 16 anni più di me. In seguito sono stata mamma di Raffaella e lo sono ancora, in teoria, lo sono ancora. Il destino però ha voluto rendermi nuovamente figlia, figlia di mia figlia. Sono faccende private,direte, sì sono faccende private che però a volte meritano di essere conosciute. Mia figlia mi ha festeggiata, mi ha portata a fare una lunga passeggiata in moto, un fatto goliardico che forse capiterà ancora o forse no. Ma mia figlia mi accompagna, mi soccorre, sopporta la mia insofferenza alla dipendenza, anche da lei, sì anche da lei, tace di fronte alle mie crisi di orgoglio, misura le risposte e gli umori, controlla che le dita delle mie mani non siano cianotiche e, se lo sono, mi sgrida perché tengo l'ossigeno "troppo basso". Mi porta a fare le analisi,
    a fare la spesa, a fare le visite, e si occupa anche di Paolo, facendo per lui tutto quello che io non riesco a fare. Le nuvole che incombevano sul nostro percorso, nuvole ce ne sono sempre, discussioni quasi sempre vane e inconcludenti, picchi di testardaggine a volte incontrollabili conditi da frasi sibilline e mai pensate veramente, non ci sono più, tutto sparito. Io e lei, lei e io. Noi stiamo combattendo la stessa battaglia, la mia, e ciò che mi sorprende è che questa battaglia lei l'ha fatta sua trasmettendomi tutta la forza che a me adesso manca. E' finito il tempo dei battibecchi, adesso è il tempo di stare insieme, di ridere molto, come ridono molto le persone che pur condividendo un problema enorme, non vogliono trascurare neppure un attimo di attenzione per la vita in tutti i suoi aspetti, anche quelli più ironicamente bastardi. Le sensazioni sono più che mai a fior di pelle e l'osservazione della vita altrui si è affinata, gli eventi hanno perso il potere di affossare, e si guarda da fuori, da un osservatorio privilegiato, perché è da privilegiati poter allungare lo sguardo sul resto, su tutto il resto, sentendosi coinvolti non già dal dramma ma soltanto dalla comicità, la sottile comicità di cui tutto è impregnato, la triste comicità che si è spogliata della sua tristezza mantenendo per se stessa soltanto il grottesco. E perciò sì, io e Raffaella ridiamo molto, insieme. In questo immenso casinò ( e casino) che è la vita siamo sedute al nostro tavolo da gioco e il nostro croupier lascia scivolare la pallina nella roulette. "Rien ne va plus". I giochi sono fatti e qualunque cosa noi siamo, ne siamo il risultato. Ho sempre pensato che i genitori debbano occuparsi dei figli sempre, se i figli lo desiderano. Non ho mai pensato che sia scontato e automatico che i figli debbano occuparsi dei genitori. Sono perciò molto riconoscente a mia figlia che si occupa di me con così tanto amore, e la ringrazio pubblicamente: grazie di tutto, Raffaella.

     

  • Come comincia: Ecco che ritorna il bel tempo del tempo brutto. Una bottiglia di vino e due fette di prosciutto come compenso per una iniezione. Ti ricordi? Mi ricordo Annam?                Sì, mi ricordo quando andavo per i campi e le lunghe strade sterrate accecate di sole con in fondo il colore del mare per portare le mie mani a quei corpi sofferenti e vecchi. Non avevano soldi da darmi ma mi riempivano borse di omaggi, omaggi alimentari. 
    Tornavo a casa con lo zucchero e il caffè e la bistecca appena macellata e i funghi freschi e patate e frutta.
    Andavo a piedi con gli scarponcini dalla suola più volte incollata ma sempre lucidi di cromatina, il mio cappotto con la mantellina che in caso di pioggia sbottonavo dalle asole e diventava il mio ombrello. Avevo sorrisi nelle tasche dove riparavo le mani fredde e viola e chiavi di case, della mia e di quelle dei miei malati. Me le davano fiduciosi le loro chiavi, e io arrivavo puntuale all’ora di colazione per preparare un po’ di latte col caffè che offrivo loro come fosse il pasto di un re e poi li lavavo, li massaggiavo, e raccontavo cose belle per accendere un sorriso nei loro occhi spenti. Mi aspettavano, i miei malati, senza sveglie né orologi, sapevano quando era l’ora in cui sarei arrivata. E sollevavamo il corpo stanco e maltrattato dal tempo afflitto colorando di chiaro il loro momento di cure e attenzioni. 
    Compresse, iniezioni, bendaggi e bisturi per le zone in cancrena, sorridevano alle mie parole, ai miei racconti romanzati di fatti veri e piccoli ma ingranditi, ironizzati per suscitare il loro riso. Ridevano i miei malati e mi benedicevano, benedizioni per le mie mani calde, a bollore dicevano, le mani a bollore che risucchiavano ogni loro male e lo gettavano via, lontano dai loro corpi. Ah! I miei malati che mi consegnavano il loro dolore fisico e morale affinché lo portassi via, ad annegare nel mare, a bruciarlo nelle sere di falò sulle spiagge gremite di marinai appena rientrati dalla pesca. Mi consegnavano i loro mali e un chilo di zucchero e magari le due tazzine del servizio ormai spaiato che con cura tenevano come importanti cimeli di grande fattura nella credenza, però me le davano, con amore e malizia mi hanno dato due tazzine perché chissà, fuori, tornando verso casa potrei incontrare un uomo, un principe azzurro che di azzurro potrebbe colorare il mio solitario andare. Sì, è per questo che Amina mi regalò le due tazze del servizio ormai spaiato e morto di porcellana inglese; nel rigo d’oro vedeva la corona dell’immagine di me ridente insieme ad un sorriso di uomo. Si dilettò a raccontarmi della perfezione di quelle dita che strinsero i manici di quella tazza che mi mostrava: dita affusolate d’uomo molto colto ed elegante, che non conosceva calli da zappatore, ma la seta delle pagine dei tomi che a getto continuo leggeva, mai affettato però se pur distinto e di buon linguaggio, dotto e forbito, uomo che per lei nutriva un grande amore nascosto eppure svelato ai quattro venti, sussurrato, urla sussurrate ai venti per un amore che mai avrebbe potuto consumare. È bella Amina mentre rievoca queste cose, si rianimano le tazze e la stanza buia e grigia di polvere antica diventa ridondante di suoni e luci a festa e fra tanti ospiti cinerei si illuminano le due figure, lei e il capitano, bello nella sua divisa bianca e blu. La mano inguantata stringe quella tazza e poi si sveste per stringere la delicata mano di Amina e l’accarezza, accarezza il viso e il ricciolo ribelle che ribelle non è, è inanellato sulla fronte a bella posta, per farsi accarezzare, e tra la ciocca e la fronte ben poco è lo spazio per poter consentire alle dita di lui per non poggiarsi sulla pelle in un elettrico frammento di istante, un istante lambito dal calore della mano d’uomo sulla tenera pelle del viso di una giovane e bella Amina, istante che è rimasto impresso sul manico della tazzina e sul suo bordo l’impronta di un bacio che mai toccò la bocca di Amina. Amina, Amina ora sfiora la tazza con le sue dita raggrinzite dall’artrite, accarezza il bordo poi lo porta alle labbra e torna giovane donna innamorata, nel suo cuore pulsa lo stesso sangue giovane che irrora il corpo in un fremito di piacere e accende la gioia rimasta chiusa nel cassetto dei ricordi. 
    Quella tazza era una storia, era un film a lento tempo fermo su quel ricciolo accarezzato, su quelle dita scivolate sulla pelle del viso di giovane donna ora rugoso e spento che per un attimo si è riacceso, per il tempo del racconto si è illuminato di quel tempo fermo fra le rughe e le ha ringiovanite. E quella tazza me l’ha regalata, due tazze, l’altra è riservata a me per quando mi innamorerò di un capitano bello e colto ed elegante e con lui, fra sguardi d’intesa amorosa e lievi carezze rubate, sorseggerò il caffè. 
    I miei malati, quante storie belle ora racchiudono fra le piaghe cancerose i miei malati, e quanta storia mi porto a casa racchiusa in quelle tazze che non userò mai, che guardo oggi vedendo l’ ieri.
    Ecco, che ritorna il bel tempo del tempo brutto. Una bottiglia di vino e due fette di prosciutto, oggi, come compenso ad un ago infilato nel gluteo di una donna ammalata oggi, ma che domani guarirà perché è giovane, lei è giovane e guarirà, lei l’accompagneranno le mie mani a bollore e i miei racconti sereni e le mie dita precise sulla siringa.
     

  • martedì alle ore 15:04
    2013

    Come comincia: Fregatene di quello che dice la gente, non ti curare delle cose che non vanno nel verso giusto. Fregatene di chi invidia la tua vita, lo fa perchè vorrebbe essere al tuo posto e l'unica cosa che gli rimane da fare è puntarti il dito contro e giudicarti, si sà è solo invidia. Fregatene di chi non è capace di distinguere i fatti dalle parole e dice di essere coerente. Fregatene perchè qualsiasi cosa farai troverai sempre chi avrà da parlare, ma tu continua per la tua strada.

  • martedì alle ore 14:53
    2014

    Come comincia: Io ce l'ho fatta, puoi leggerlo nei miei occhi, mi sento più bella adesso. Dopo aver versato troppe lacrime per lui, per la sofferenza che mi ha recato, ora mi ritrovo uno sguardo più vero e più limido. Questi stessi occhi hanno visto l'amore frantumarsi e hanno visto lui andar via con un'altra. Questi occhi appartengono a chi ha tanto amato e perso. Le mie mani non tremano più, le uso solo per spostarmi i capelli dagli occhi, per sfogliare le pagine di un libro. I miei piedi non sono più indecisi nel proseguire il cammino, ma sono pronti per avviarsi a seguire un nuovo amore, per mettersi in discussione, sono pronti ad inciampare un'altra volta nel grande labirinto dell'amore, sono pronti ad ascoltare nuove bugie. I miei piedi hanno saputo rialzarsi e oggi sanno dove dirigersi, hanno la forza di rincorrere i sogni a cui aspiro, adesso cammino senza paura. Le mie notti sono dolci, non più insonni come prima, ora vivo di speranza, sorrido, abbraccio le persone a cui voglio un mondo di bene. La mia vita è nelle mie mani, decido con la mia testa, tutto questo l'ho imparato dopo essermi persa e, credetemi, se vi dico che non è stato facile superare. Un amore che si perde non è mai facile. Decidere di ricominciare una nuova vita, non è mai facile. Oggi posso dire che ce l'ho fatta. Mi sento bellissima, mi sono vestita dei miei tanti sbagli, con la mia nuova forza e anche se ho perso l'amore, non ho perso la voglia di amare.

  • martedì alle ore 14:52
    2012

    Come comincia: Sono felice, sto bene e vivo alla grande, questo da fastidio a chi non mi sopporta. Il mio sorriso è motivo di rabbia per chi vorrebbe vedermi a pezzi, distrutta e chiusa in un angolino, ma nessuno potrà spegnere il mio sorriso, la mia forza, la mia voglia di vivere, l'amore che ci metto nelle cose che faccio e la grinta con cui perseguo i miei obiettivi. Io sprigiono vitalità da tutti i pori, amo divertirmi e i momenti felici li condivido con i miei veri amici. Sorrido alla vita e apprezzo tutto quello che mi da. Alla faccia di chi mi odia, io vado avanti senza curarmi minimamente di loro, che vorrebbero vedermi strisciare e implorare aiuto!

  • 18 luglio alle ore 14:41
    2012

    Come comincia: Non sempre le cose vanno come noi vorremmo. In questo mondo di merda ci sono infami che giudicano la vita degli altri, parlano senza sapere e senza conoscere. Chi vive di invidia, di cattiveria e di odio sono piccoli esseri infelici, non sanno che la felicità sta nelle piccole cose e che sono proprio quelle piccole cose a portare in alto o lì lontano dove si vuole arrivare. Non serve odiare, non servono i rimpianti. Alcune cattiverie, alcuni gesti o parole offensive non possono ricevere perdono e certe persone non serve farle rientrare nella propria vita, chi ha approfittato della tua bontà una volta lo rifarà. Perdonare sè stessi, piuttosto, per aver dato fiducia a persone sbagliate.

  • 18 luglio alle ore 14:41
    2012

    Come comincia: Non sempre le cose vanno come noi vorremmo. In questo mondo di merda ci sono infami che giudicano la vita degli altri, parlano senza sapere e senza conoscere. Chi vive di invidia, di cattiveria e di odio sono piccoli esseri infelici, non sanno che la felicità sta nelle piccole cose e che sono proprio quelle piccole cose a portare in alto o lì lontano dove si vuole arrivare. Non serve odiare, non servono i rimpianti. Alcune cattiverie, alcuni gesti o parole offensive non possono ricevere perdono e certe persone non serve farle rientrare nella propria vita, chi ha approfittato della tua bontà una volta lo rifarà. Perdonare sè stessi, piuttosto, per aver dato fiducia a persone sbagliate.

  • 17 luglio alle ore 14:45
    La slitta

    Come comincia: Questa è una piccola storia di un piccolo grande sogno: oggi i bambini trascorrono l'estate divertendosi e giocando, come è giusto che sia, ma un tempo i fanciulli trascorrevano l'estate aiutando i genitori nella stalla, con le mucche e nei campi per la fienagione. Un bambino come  tanti del paesino di Amora, sull'Altopiano di Aviatico, Orobie Bergamasche, a metà degli Anni Sessanta, aveva però un sogno: aveva adocchiato da tempo nel negozio della Elena di Ama (che fungeva anche da bazar e consorzio di mangimi) una slitta in legno, bella, lucente e liscia, con i pattini che sembravano luccicare. Stava appesa sopra il bancone accanto ai salami e agli attrezzi della campagna, quasi in attesa. Il ragazzino desiderava quella slitta con ardente struggimento: si informò del prezzo e decise che sarebbe stata sua. Cominciò a darsi da fare. Era usanza a quel tempo tra compaesani di scambiarsi favori e aiuti attraverso una sorta di baratto basato sul sistema del "ritornare il tempo”. Anche il ragazzino veniva spesso mandato dai compaesani a svolgere mansioni di tuttofare e bergamino, teneva le mucche, tagliava i prati fin nei punti più scoscesi e irti di rovi dove gli adulti non riuscivano a chinarsi, portava i "masöi" di fieno fino alla porta del fienile delle cascine sotto il Poieto... Ma questa volta in cambio voleva le uova. Gli servivano per pagare a rate di quella slitta speciale. A dozzine ne portò alla Elena di Ama, durante tutta l'estate. Ad ogni consegna vedeva avvicinarsi sempre più il traguardo desiderato. Al termine dell’estate la slitta fu sua. Era talmente felice che anche se non era ancora tempo di neve, il ragazzino appena ne aveva la possibilità si metteva seduto sulla sua slitta in mezzo al prato ancora verde vicino a casa sua e accennava a brevi discese.  Una slitta di legno è per sempre. 
     

  • 11 luglio alle ore 15:59
    14827932227

    Come comincia: Non penserete mica che l'aldilà sia etereo, pieno di angeli che se la ridono sulle nuvolette scherzando con le rondini. Niente affatto. Grande fabbricato, grandi uffici:
    -scusi, lei dove vuole andare?
    -io sono appena arrivata e mi hanno detto che qui dentro c'è l'ufficio reclami.
    - ah sì, terzo corridoio quarta stanza, la n.28 per la precisione. Attenda che le do il pass, lo tenga bene in evidenza. Si comporti educatamente altrimenti sarà sbattuta fuori.
    -Bella accoglienza. Grazie.
    Stanza n.28, mi accoglie una signora vestita come certe impiegate di cinquant'anni fa. Mi scappa da ridere.
    -Desidera?
    -Buongiorno, sono qui per reclamare.
    -Ah, va bene, si accomodi pure, ma prima dovrà rispondere a un questionario, lo poniamo a tutti, è obbligatorio.
    Caspita, penso, non solo tutto il mondo è paese, anche fuori dal mondo tutto il mondo è paese.
    Mi siedo, e lei continua a guardare le sue scartoffie. Aspetto, fino a quando si appoggia allo schienale della poltrona e...
    -Cominciamo: lei ha mai patito la fame?
    -No!
    -E la sete?
    -Ma no!
    -Lei ha vissuto guerre?
    -No.
    -Lei è stata ammalata?
    -Accidenti, certo che ho sofferto. Ho avuto un tumore maligno.
    -E poi?
    -Come e poi! Non le sembra sufficiente? E poi sono stata abbastanza bene, fino a quello che...mi ha portata qua.
    -Lei sa quanta gente ha avuto un tumore maligno?
    -No, immagino tanta.
    Seguono numeri a otto e nove cifre e più.
    -Ritiene, sentiti questi dati, di avere sofferto nella norma oppure oltre?
    -Beh, certo, nella norma.
    -Lei ha avuto problemi economici?
    -Lasci perdere questo argomento che mi manda in bestia anche da morta. Comunque ho già capito, nella norma, nella norma.
    -Lei è stata amata?
    -Sì.
    -Sa quanta gente non è stata amata, sa quanta gente è stata dimenticata, torturata, emarginata, lasciata sola nella sua disperazione?
    -no, non lo so, ma immagino tanta, non mi dia dei dati, non mi servono.
    -Comunque signora...
    -Lora, mi chiamo Lora, anzi per la precisione Lora Beatrice Ludovica.
    -Non ha alcuna importanza come lei si chiami, lei è la numero 14827932227.
    -Cosa?
    -E attualmente la sua posizione in graduatoria è al numero 6599766827. Quando ci arriveremo esamineremo il suo reclamo, che adesso lei ha la possibilità di esprimere.
    Non mi ci vuole molto per riflettere:
    -Non importa, credo di avere sbagliato ufficio, forse dovevo andare all'ufficio ringraziamenti.
    -Sì, ma guardi che là, la sua graduatoria è anche molto più bassa.
    -Ma insomma, come fa lei che è all'ufficio reclami a conoscere così bene la situazione dell'ufficio ringraziamenti!
    -Oh, cara n.14827932227, è molto semplice, perché tutti quelli che sono arrivati là, prima sono passati di qua.  ;)

  • 11 luglio alle ore 9:29
    UNA VITA AVVENTUROSA

    Come comincia: “Tirate fuori agnelli e cacciagione, le scatolette di carne ve le mangiate voi, non prendetemi per i culo!” La frase decisamente sboccata proveniva dal capitano Primo Tabani comandante delle Compagnia della Guardia di Finanza di S.Maria Maggiore (Novara) da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno, m.2.000 di altezza, reparto che il cotale ufficiale era venuto ad ispezionate in una bella giornata di luglio. “Intanto presentatevi prima che vi rompa le corna, non avete prese una sola bricolla, bravi, qui siete in villeggiatura, grandi dormite e mangiate  a spese dei poveri baitani, vi fottete le loro donne, intanto presentate le vostre schifose persone , allora..” “Brigadiere Vazzara Efisio, comandante del distaccamento.” “Senti susardo pecoraio qui non comandi un cazzo e poi ricordati che si dice prima il nome e dopo il cognome, ignorante! ” “Finanziere Alberto Minazzo, romano ex studente.” “Con te ci vediamo dopo.” “Finanziere Alessandro Loretelli  coltivatore diretto di Foligno.” “Ti fa schifo dire che sei contadino?” “Finanziere Lupini Antonio contadino di Foligno.” “Ah due paesani, due crucchi senza offesa per i crucchi.” “Finanziere Mauro Roncaccioli di Bologna cuoco.” “Ecco tu mi sei più simpatico, sicuramente ci preparerai qualcosa di buono.” “Finanziere Luigi Martinese macellaio.” “Sei  la persona adatta per scuoiare gli agnelli, a proposito andate a dissotterrarli, li voglio mangiare a mezzogiorno. “ “Finanziere Cesare Mattioni.“ ” Bello robusto non come quello sdrucinato che ti sta vicino che sembra la morte in vacanza, come ti chiami?” “Sono Piero Nisseno siciliano studente.” Il capitano non aveva fatto alcun commento, dalla voce  si evinceva che era omo. “Finanziere Giacomo Minardi di Loreto (An) disoccupato o meglio…chierichetto.” “Sono senza parole, prima un frocio e poi un pretacchione, ma chi cazzo stanno arruolando in Finanza, bah. Lasciamo perdere, Roncaccioli fatti onore, la passeggiata mi ha fatto venire fame e poi ho portato del Barbera, ho visto due fucili da caccia, sicuro sono dei due crucchi e quindi…” Loretelli: “Io e Lupini abbiano cacciato  galli cedroni, pernici e altri uccelli, li faremo un po’ alla brace un po’ nel sugo della pasta, l’agnello arrosto.” Roncaccioli si era fatto onore. Il capitano era un po’ brillo: “Ho mangiato benissimo ma che dico al comandante del Gruppo di Novara che i miei finanzieri sono bravi cuochi ma di contrabbando non ne mangiano proprio…, mettetevi d’accordo con i contrabbandieri, insomma non devo spiegarvi io come fare. Minazzo  vieni con me. Conosco tuo fratello Tenente che comanda la Tenenza di Laglio sul lago di Como dove mia moglie ha un albergo, mi ha pregato di trasferirti a Piaggio Valmara sul lago Maggiore, così ti levi da stè montagne, ti va bene?” Alberto era rimasto senza parole, una notizia meravigliosa, non ce la faceva proprio a  fare chilometri con zaino  in posti pericolosi, l’anno prima un collega era caduto in un dirupo ed era stato ricoverato in ospedale con fratture. “Grazie signor capitano.” “Non devi ringraziare me ma tuo fratello che si scopa mia moglie, non fare quella faccia, potrei separarmi ma la mignotta è piena di soldi…” L’unico non propriamente contento era Piero Nisseno, innamorato pazzo di Alberto era andato a piangere fuori dalla caserma. Alberto lo seguì, gli faceva pena. Considerava gli omo persone sfortunate senza quel disprezzo che la maggior parte della gente provava per loro anche se a lui piacevano i fiorellini. “Alberto te ne andrai presto, per me è una tragedia, anche gli omosessuali si innamorano ed io lo sono di te, pazzamente, prima che tu vada via vorrei…ti ricompenserò, i miei in Sicilia sono ricchi.”
    Alberto lo guardava con aria triste, che fare? Piero prese a sbottonare i pantaloni di Alberto che stranamente non riuscì a ribellarsi. “Ce l’hai grossissimo, mai visto un coso così, il mio pompino lo ricorderai per tutta la vita!” Piero era più bravo di tante ‘signorine’ che aveva incontrato, resistette sin quando…Alberto due giorni dopo rientrò alla Brigata di Montecrestese da cui dipendeva il distaccamento di Lago Matogno destinazione Piaggio Valmara dove giunse nel pomeriggio. L’ingresso non poteva essere stato migliore: casermiere era un certo finanziere Nando Gallozzi  romano del Testaccio. Grandi abbracci: “I colleghi sò tutti burini del nord, attenzione al brigadiere Comandante è basso e grasso, come statura arriva alle spalle della moglie che è un corazziere, si chiama Ambrogio  Bentivoglio soprannominato ‘balle da vendere’ non domandarmi il perché in ogni modo è uno stronzo, attenzione a lui è invidioso soprattutto dei giovani finanzieri che lo fanno sfigurare, a te ti vedo male, vatti a presentare, è in ufficio. Dopo l’avanti l’Alberto sfoggiò una forte battuta di tacchi in l’aggiunta ad un saluto militare. “Sono Alberto Minazzo, vengo dalla Brigata di Montecrestese.” “Ah sei il raccomandato del capitano Pagnani, qui non valgono le raccomandazioni, che titolo di studio hai?” “Ho il diploma del liceo classico” “Abbiamo uno istruito, darai una mano a fare i compiti a mia figlia Irene. Sistemati poi vai in Dogana dai vicebrigadieri Tuminello e Ferrara che ti istruiranno.” Per fortuna i due erano due simpaticoni e lo sottoposero alla  cerimonia di benvenuto portandolo a bar per pagare da bere a tutti i finanzieri in servizio. Anna la barista, dopo una stretta di mano aveva soffermato a lungo lo sguardo di Alberto, aveva fatto colpo ma l’interessato capì che era meglio non sbilanciarsi, chissà con chi se la faceva la cotale e non voleva casini. Naturalmente si beccò una settimana di casermiere che consisteva nei due incarichi contemporanei di piantone e di cuciniere, un lavoro pesante dato che la brigata era composta da 15 elementi, ma se la cavò bene con i complimenti dei due vicebrigadieri ma non del comandante che sembrava sempre incazzato di fresco (in verità aveva i suoi buoni motivi per esserlo, la natura non era stata benigna con lui.) Nà rottura di palle le ripetizioni a Leonora la figlia del brigadiere, la cotale era occhialuta e grassa come una palla (che si poteva pretendere da cotali genitori!). La baby guardava Alberto con occhi sognanti. “Leonora o impegnati nello studio altrimenti riferisco il tuo comportamento a tuo padre e non vengo più.”  “No ti prego voglio almeno vederti!” “Hai detto bene, vederti.” Alberto era il collega di un certo Carlo Toppi che sfoggiava sul braccio destro la scritta ‘Français’ e allora lo apostrofò in quella lingua che lui conosceva bene ma non ebbe risposta. “Carlo fa una cosa, togliti quella fascia, se viene uno straniero di lingua francese fai la figura del pirla.” Un giorno si presentò inn caserma un postino con un pacco raccomandato: “Chi è Alberto Minazzo.” Son io.” “Firmi qui. Sorpresa sorpresa, un biglietto di Piero – spero apprezzerai il regalo, ti ricordo sempre.” Certo che apprezzava il regalo un Rolex d’oro, valeva una fortuna! La cosa più interessante di far servizio ad un valico di frontiera è quella di avere la possibilità di conoscere  gente di tutti i tipi sia italiani che stranieri, ad Alberto interessavano la persone, soprattutto femminucce, che provenivano dalla vicina Svizzera ticinese. La sua attenzione diciamolo francamente di natura sessuale fu attratta dalle ragazze che dall’Italia andavano in Svizzera per lavoro. In particolare una di loro che in bicicletta tutte le mattine  traversava il confine. Al ritorno una sera con la scusa di controllare che non avesse merce di contrabbando  la fece accomodare nel Corpo di Guardia. Documenti: Doris Adamini anni 23 nata a Brescia a residente a Cannobio. “Dove lavora a Brissago?” “Nell’albergo Morettina, come vede non ho nulla.” “Dipende da cosa cerco io.” “Doris guardò a lungo Alberto, inquadrò la situazione e: “Potrei non essere d’accordo non che lei mi dispiaccia ma…” “Va bene domani  sera quest’ora?” “Ehum ehum…” Puntuale alle 19 Doris si presentò al valico, ad aspettarla un Alberto in borghese con l’ormone alle stelle. Andiamo nella caserma dei finanzieri di mare, mangeremo con i colleghi tutti amici. Alberto si era procurato una cassetta di vino Barbaresco, suo prediletto, e lo offrì a tutti i commensali. Vi domanderete come era possibile invitare una ragazza in una caserma  senza creare problemi. Presto detto: il brigadiere di mare comandante della Squadriglia abitava Cannobio e la sera…lontano il gatto i topi ballavano. Il casermiere: “C’è un letto nell’ufficio del comandante che lui usa per il riposino pomeridiano, qui ci sono due lenzuola ed una federa, 100 lire per farle lavare, buon divertimento. Doris non aveva dimostrato alcun imbarazzo, si spogliò completamente. Bruna, capelli lunghi, viso sorridente, belle tette, piuttosto robusta ma non grassa, una natura pelosissima. “Allora sei della Leonessa d’Italia.” “No di Brescia.” Bello stronzo, da una cameriera pretendere che fosse aggiornata con la storia!” La ragazza si dimostrò molto portata per il sesso con grande goduria del suo amante a digiuno da un po’ di tempo, dopo la terza goderecciata ambedue decisero di dormire. Furono svegliati alle sei dal piantone. “Può arrivare il comandante, datevi una smossa.” Doris dopo il bacino finale prese a bici e sparì oltre confine, Alberto a dormire nel suo letto, era di turno alle dodici.  Venne a sapere più tardi che il brigadiere di mare, responsabile del reparto, era stato punito perché lo spione di turno aveva comunicato ai superiori comando che di notte in quella caserma…Commento dell’interessato: “Voi scopate e a me me l’hanno messa in c…” L’affare Doris fu presto chiuso,la baby doveva aver trovato un altro amore in Svizzera e non rientrava più in Italia. Al valico un giorno Alberto fu colpito dalla vettura di due signore di classe che transitavano con una ‘Borgward Isabelle’ auto piuttosto rara e costosa. Dato il loro passaggio giornaliero pian piano Alberto prese confidenza con le due dame. Un giorno chiese loro dove fossero dirette. “A Intra a prendere un aperitivo, se vuole…io sono Carla Roppi francese di nascita ma residente in una villa sopra Ascona insieme alla mia amica Maria Martens belga indossatrice.”  “Come vedete oggi sono di servizio, se non avete impegni domani  pomeriggio…” “D’accordo, appuntamento a domani, spero che sia simpatico a Fru Fru la nostra cagnetta che vede nel sedile posteriore. Alberto aprì lo sportello e cautamente allungò un braccio, la cagnetta gli leccò una mano.”È piuttosto strano, Fru Fru non fa facilmente amicizia…au revoir.” Alberto indossò il suo abito migliore, non era molto elegante ma…quello offriva la ditta. Precise come un orologio svizzero le due signore si presentarono al confine, Alberto le aspettò un po’ più lontano munito di macchina fotografica, la sua passione. “Ho preferito non farmi vedere dai colleghi, c’è sempre l’invidioso di turno che mi può creare problemi. Intanto le inquadrava: Carla bruna, capelli corti, occhi nerissimi, naso piuttosto pronunziato, bocca carnosa, Carla biondissima, capelli lunghi, occhi di un verde profondo, delizioso naso all’insù, bocca…invitante. “Dopo averci fotografato con gli occhi in seguito potrà farlo con la sua macchina fotografica, Maria è abituata ad essere ripresa, è una modella.” C’era dell’ironia nel tono di Carla e per sottolineare la frase gratificò l’Albertone di un sorriso. Ad Intra posteggiarono dinanzi ad un negozio di moda maschile. Appena entrati furono accolti da un giovane elegantissimo, forse il padrone, che apostrofò le due signore: “Bellissime, cosa vi porta da queste parti, io tratto solo abbigliamento  per i maschietti…”  Carla: “E qui c’è un maschietto da vestire da capo a piedi, Giangi questo è Alberto un nostro caro amico, saprai tu consigliarlo nella scelta di vestiti, camice, cravatte e scarpe, all’opera.” E poi all’orecchio: “Non spogliarlo con gli occhi, lui ama i fiorellini e tu non hai il fiorellino!” Alberto prese da parte Carla: “Mi ha messo in imbarazzo, io non sono all’altezza di…” “Ma io si, non faccia quella faccia, si rilassi a si lasci consigliare da Giangi  e poi diamoci del tu, non siamo ancora due vecchie mammalucche!” A Giangi non parve vero di poter fare un affarone nel vestire da capo ai piedi il nuovo cliente: camice estive ed invernali, pullover, gilet, vestiti interi e spezzati, calze di tutti i colori, scarpe all’ultima moda. “Giangi questo è un assegno in bianco, scrivi tu la cifra senza esagerare, carica il tutto nel bagagliaio della nostra vettura, au revoir.” Seduti al bar Alberto era diventato taciturno, perché tanta generosità, di maschietti in giro ce n’erano tanti e le due signore potevano…”Non ti porre tanti problemi, la vita è breve, appena puoi ti manderò l’autista a prenderti a Piaggio Valmara per far conoscere la mia villa, dove vuoi mettere tutta la mercanzia?” Alberto capì che non poteva portarla in caserma e così telefonò ad Anna proprietaria del bar vicino alla Dogana per essere autorizzato a  depositarli a casa sua. Anna gli chiese di passare a casa sua dopo mezz’ora per lasciare suo fratello Ambrogio al bar. Alberto lasciò la maggior parte del nuovo guardaroba portando con sé solo un completo.“Accidenti hai svaligiato un negozio!” “Non io quella signora in macchina…” ”Ricevuto, auguri sei in bravo ragazzo, lo meriti.”
    La situazione ebbe sviluppi imprevisti: Carla invitò Alberto nella sua villa sopra Ascona. “Tim manderò il mio autista a prenderti in Dogana.” “Preferisco che si fermi alla dogana svizzera, non voglio farmi vedere dai miei colleghi.” La solita Borgward era posteggiata sul lato destro della dogana svizzera, all’arrivo di Alberto l’autista scese dall’auto, si tolse il berretto, fece un inchino e chiese la conferma al Alberto della sua identità poi aprì lo sportello posteriore dell’auto. “Come si chiama?” “Fulgenzio signore.” “Bene Fulgenzio, mettiamoci d’accordo: io sono anticonformista, con me niente apertura dello sportello, niente saluto col berretto in mano, io salgo davanti e poi se lei vuole diamoci del tu.,” “Signore come dice lei.” Il lago dalla parte svizzera sembrava diverso, meglio curate le sponde, più cristallina l’acqua, molti alberi ai lati della strada. Dopo due chilometri di salita, veduta della villa veramente imponente, la signora doveva essere molto abbiente. Fulgenzio aprì il cancello col telecomando. “Siamo arrivati.” Carla apparve all’entrata e salutò calorosamente il bell’Alberto. “Benvenuto a casa mia, Maria è a Parigi per una sfilata. L’immancabile Fru Fru,  scodinzolando, diede a suo modo il benvenuto al nuovo arrivato. Contrariamente alle sue aspettative che pensava ad un arredamento all’antica, Alberto si trovò dinanzi ad un arredamento molto moderno, ampie vetrate illuminavano i locali, i mobili di buon gusto  tutti di colore chiaro, un inno all’ottimismo. Un lungo viale, di lato piante basse ben curate, in alto un terrazzamento con delle statue di antichi romani, un vero Eden.  “Vedo che stai apprezzando la mia modesta magione.”  “Chiamala modesta, sono in Paradiso.” A tavola furono serviti da una cameriera in divisa, tutto molto formale, gli unici maschietti erano l’autista ed un vecchio giardiniere a nome Adolfo che, al passaggio della padrona si era inchinato piuttosto servilmente. Il dopo pranzo fuori in giardino. “Io fumo delle Pall Mall e tu.?” “Ho smesso su consiglio del dottore della caserma, un ispessimento del palato poteva portare a conseguenza spiacevoli.” “Bene allora non fumo nemmeno io.” Il pomeriggio passò in una sala con televisione ed un impianto high  fidelity da cui proveniva musica degli anni quaranta, tutto molto rilassante. Ad un certo punto si era materializzato un gatto bianco di grosse dimensioni, occhi azzurri che si avvicinò al Alberto, e, dopo averlo squadrato, si rifugiò sotto il divano. “Cosa strana, sei simpatico a Fru Fru ma non  a Pablo.” “Forse è castrato?” Carla rispose con un sorriso, evidentemente Pablo non apprezzava molto le persone dato il suo stato. Alberto aveva ottenuto quindici giorni di licenza, una sera dopo cena: “Ho pensato molto a te, ho domandato a me stessa questo trasporto verso di te, è la prima volta che mi capita con un uomo o meglio un ragazzo data la tua giovane età, sono in… buoni rapporti solo con Maria. Ho molte difficoltà a raccontarmi, penso possa fidarmi di te dato che con le mie confidenze metto nelle tue mani praticamente la mia reputazione. Come avrai notato conduco un tenore di vita molto alto grazie all’eredità dei miei genitori morti in un incidente aereo. I miei erano persone formidabili, anticonformisti, avevano accettato e protetto il mio essere… fuori del comune, sono un ermafrodita…, i mei all’anagrafe avevano fatto trascrivere il mio sesso al femminile.” Alberto ripresosi dall’iniziale stupore: “Sono un anticonformista convinto e per tale motivo spesso ho dovuto lottale contro i ben pensanti, puoi fidarti di me, permettimi un abbraccio affettuoso, immagino quanto ti sia costata questa confessione.” La sera stessa appuntamento in camera da letto di Carla. La padrona di casa si fece trovare sul vano del bagno, in controluce, la stanza era illuminata da luce soffusa, un letto matrimoniale troneggiava al centro della stanza, lenzuola di seta di gran classe. Carla abbracciando Alberto lo condusse sul talamo nuziale dove si era appostata Fru Fru evidentemente abituata a far da spettatrice alle esibizioni della sua padrona.  La nudità di Carla era piacevole, ad Alberto non erano mai piaciuti i seni troppo prosperosi, gli davano l’idea di volgarità, in questo Carla eccelleva, piccoli ma sensibili al bacio di approccio del giovin signore. Carla delicatamente posizionò il capo  dell’amante sulla sua  sua ‘gatta’, Alberto notò che il ‘ciccio’ di Carla non era troppo grande né in erezione e così poté dedicarsi al clitoride della padrona di casa molto sensibile al contatto della  sapiente lingua di Alberto e dopo un po’ si esibì in un profondo orgasmo che fece vibrare tutto il corpo di Carla  che insistette per averne un secondo e dopo abbracciò Alberto in segno di riconoscimento e lo baciò in bocca, un bacio appassionato, sensuale che come conseguenza portò all’erezione del ‘ciccio’ di Alberto che si manifestò in tutta il suo splendore. “Non ho mai avuto rapporti con uomini, con Maria uso un vibratore, sii delicato.”’ L’allagamento’ precedente della vagina aiutò molto l’ingresso di ‘ciccio’ che giunse sino al collo dell’utero per poi esibirsi in una goderecciata con schizzo finale che fece impazzire la gentile padrona di casa. “Mai provato niente di simile, sei un grande! Che ne pensi di far esibire il mio lato maschile? Mi piacerebbe che lo baciassi a lungo sino a…” “D’accordo ma non godermi in bocca.” Il membro di Carla era di misura inferiore al normale ma molto duro, ci volle del tempo fino a quando Carla  sfilò ‘ciccio’ dalla bocca di Alberto per godere sulla propria pancia, un mare di sperma, evidentemente la signora aveva dell’arretrato da smaltire. “ “Che ne dici di…” “Ho compreso il tuo desiderio ma  sinceramente non mi sento di farti usare il mio popò…” “D’accordo mi accontenterò delle cosine di Maria, penso che anche tu  abbia fatto un pensierino su di lei, sii sincero, sarebbe un bel trio.” Grandi festeggiamenti al ritorno della modella da Parigi la quale comprese subito la situazione e diede il suo beneplacito con un bacio ad entrambi. Il bel trio viveva serenamente incurante degli immancabili pettegolezzi che erano ‘fioriti’ nei loro confronti. Alberto, dietro segnalazione dell’invidioso brigadiere Bentivoglio fu trasferito di sede; per tale motivo chiese ed ottenne di essere congedato. Per non per apparire un fannullone e ‘magnaccia’,  dietro raccomandazione di Carla, si impiegò a Locarno in una ditta di consulenza tributaria. Finale come quello delle favole (ma la loro era realtà), e vissero… 

  • 04 luglio alle ore 20:08
    I sette anni nuovi- la donna nuda

    Come comincia: L’albero dei cento uccelli

    La luce del mattino successivo mi diede il buongiorno con un freddo e azzurro cielo, insieme al cinguettio degli uccelli annidati a centinaia sulla grande quercia, “l’albero dei cento uccelli”, così l’avevo battezzato al mio arrivo in quell’ameno paese marino. Oasi di ogni mio rientro a casa, convolvolo dove riparava il mio animo taciturno.
    L’albero dei cento uccelli mi veniva incontro, sulla strada del ritorno al mio rifugio alla sera, e mentre lentamente scendeva il silenzio fra i rami, arrivava forte il profumo dei ceppi nel camino che si insinuava nelle narici evocando immagini di famiglie riunite, di paioli sul fuoco, di tavole imbandite. Scoppiavano i profumi della mia famiglia, del mio focolare, della mia vita, nella mente scoppiavano i giorni andati e si dibattevano in una immane lotta per fermare il tempo perduto. Scoppiavano lacrime pesanti che come petardi cadevano incandescenti sul mio cuore e bruciavano le viscere, il sangue era lava che nel passaggio ardeva la pelle.
    La mano dei miei bambini, dei mie figli o dei miei nipotini, di chi? Di chi era la mano che solleticava leggera la mia? Sulla pelle violacea e gelida per il freddo, mi sembrò di sentire la mitezza di quelle dita e fra i suoni delle fronde al vento, le loro risa squillanti e le loro corse di corpi leggeri, danzanti nella giocosa scorribanda.
    Non c’erano bimbi sulla strada buia, tanto meno i miei, c’era il vento impietoso che sferzava il mio corpo indifeso; e lontano, grida di gabbiani spruzzate di onde.
    Eppure sotto la grande quercia li sentivo, sentivo le loro mani cercarsi sfiorando la mia gonna nel rincorrersi, sentivo le manine stringersi ai miei vestiti e tirarmi nel loro gioco, e nei gorgoglii delle vocine il mio nome: “mamma! Mamma, nonna, mamma, cercami, sono qui, lui è lì, non ci vedi? Siamo più furbi di te, ma mamma… nonna! Mamma, nonna, hai perso!…”
    Ho perso.
    Ho inciampato e sono caduta, nel passato.
    Volti e immagini di istanti si sovrappongono, emozioni identiche si abbarbicano a tempi diversi, a bimbi diversi. I miei figli? I miei nipoti? Di chi sono queste voci e questi teneri corpicini, questi amori, di chi sono.
    Il cuore si arrotola su se stesso, confonde il suo compito e non pompa nei suoi ritmi, si arrotola e conforma ogni orizzonte.
    Muta e ferma e rinchiusa nel debole involucro di me stessa, mi vedo centrifugare nel vortice di un dolore che non sa mostrarmi vie di scampo. Animale ibrido, feto indeciso in un utero sconosciuto; scalcio nel tempo liquido che non mi riconosce, e non mi riconosco nel mio tempo, annaspo in acque che non so se sono le mie, follia di un'anima in cerca del suo corpo. Del suo tempo.
    Il mio tempo di mamma dov'è, quando finisce il tempo di una mamma.
    Lontana dai miei figli sento ingrandirsi sempre più il vuoto del mio ruolo sospeso in un argine di mondo che oggi mi ospita, che tenta di riconciliarmi, di mostrarmi quali siano i ruoli di ognuno, quali siano i dispiaceri che abbiano diritto di alloggiare momentaneamente in un essere umano. I miei figli, bimbi ormai adulti, ma figli. I figli di mio figlio, bimbi.
    Rivolta ai pochi bagliori rimastele, l'anima mia sussurra parole e in cunicolo del cielo, a loro le invia:
    Ti ho lasciato
    Ti ho lasciato, figlio mio
    andare via in un sussurro
    mentre un urlo avrei voluto
    lanciare dallo sterno
    Ti amo, ti amo mio bambino
    uomo d’oggi ormai adulto
    eppure ‘si piccino
    e d’amore bisognoso
    di mamma e braccia larghe
    che avvolgendoti cancelli
    tutto il male e le tristezze
    che il destino ci ha donato
    per condividere il bisogno
    d’esistenze rinnovate
    Ci vuol forza bimbo mio,
    uomo ormai adulto,
    per percorrere la vita
    che ignari abbiamo scelto
    quando nell’ombra di un’aurora
    il nostro sì alla vita è stato detto
    Ti amo, figlio mio
    e se una piuma mai vedrai
    sulla tua spalla abbandonata
    accarezzala e sorridi
    che mamma tua è lì appoggiata.

    E sotto l'albero dei cento uccelli, carezzata da una piuma scivolata dal vento, lascio la mia anima appoggiata sulla spalla dei miei figli.
    Non sono strilli di bimbi, né figli né nipoti che accarezzano la mia aria, e il tepore che mi sembra di assaporare sulle mani non è il tocco di manine di bimbi, né miei né di altri, è il sangue che ancora come lava arde, e vuole irrorare queste mie mani gelide e violacee dal freddo che mi pervade, dentro e fuori. Cado sulle ginocchia su quest'asfalto che pure sembra abbracciarmi e consolarmi. Sono caduta, ho inciampato nel passato e sono caduta.
    Sono caduta nel passato, in un giorno del giorno di ieri.

     

  • 03 luglio alle ore 17:43
    Mio padre...Saverio Sergi, "u pintu"

    Come comincia: Mio padre, Saverio Sergi detto "u pintu" (dipinto) per le macchie del vaiolo contratto da bambino, calzolaio e fervente comunista... italiano...diceva lui e a capo di una famiglia che, come tantissime dei suoi tempi, era numerosa e composta da 6 fratelli ed 1 sorella di cui 2 non ci sono più ed io ero il più piccolo.
    Non ho mai saputo il perché mio padre aveva un debole per me…(non so…forse perché ero l’unico che aveva continuato gli studi e quindi riponeva una speranza in me…non so) e aveva gesti verso di me estremamente cari e pieni d’affeto ma anche duri per impartirmi l’educazione giusta ed anche ai miei fratelli…naturalmente.
    Questo lo dico perché non era uno che faceva molte smancerie e non dimostrava a parole il suo affetto e penso che in 24 anni (avevo quest’età quando è mancato) lui non mi abbia mai detto ‘ti voglio bene’. 
    Sia a me che ai miei fratelli non ci ha mai abbracciato e nemmeno ci ha mai baciato se non in rare occasioni, nè tanto meno ci ha mai accarezzato ma il suo affetto ce l’ ha dimostrato sempre e giornalmente con piccoli gesti in quel poco tempo che aveva fuori dal lavoro: una disponibilità illimitata, abbracci al momento giusto, la parola giusta al momento giusto, la sua presenza al momento giusto…insomma …una persona equilibrata ma con pochi sorrisi, a dir la verità.
    Abbiamo imparato a capire il suo modo di fare e di essere e lo rispettavamo.
    Lo dico senza peli sulla lingua: mi ritengo fortunato per aver avuto un padre così....per tutto quello che mi ha insegnato e per esserci sempre stato. 
    Penso di non avergli mai detto ‘ti voglio bene’ a voce e devo dire che a volte mi sarebbe piacuto dirgli tutto ciò che penso... dirgli quanto lo stimavo, quanto per me era importante e quanto gli volevo bene sebbene la sua durezza per il rispetto delle regole familiari.
    Mi piacerebbe dirgli che se oggi io sono così lo devo soprattutto a lui (e ovviamente anche a mia madre), che con enorme pazienza mi ha insegnato tante cose... cose importanti come l'onestà, la lealtà, la semplicità, l'umiltà, la correttezza, il rispetto per ogni essere vivente...dalla natura all'uomo, il non perdersi d'animo e la voglia di fare qualcosa per gli altri. 
    Negli ultimi tempi, prima di mancare parlavamo molto e mi ha insegnato tante altre cose.
    Mi ha insegnato che prendersi cura della natura e degli animali significa poi prendersi cura di sè stessi e dell'uomo. 
    Mi ha insegnato che sognare non fa male se si tengono i piedi per terra e che è giusto inseguire i sogni. 
    Mi ha insegnato che tutto si può fare, basta impegnarsi e provarci. 
    Avrei voluto poter trovare un modo per fargli capire quanto gli sono stato grato per tutti quei 24 anni e dirglielo in faccia ma non ho fatto in tempo…purtroppo.

  • 02 luglio alle ore 11:30
    Sorrisi da trasmettere

    Come comincia: Ho menzionato i miei genitori, Sergi Saverio e Surfaro Concetta, in varie poesie in vernacolo calabrese ma questo che oggi mi va di raccontare li riguarda in un giorno particolare.
    Gli ero attaccatissimo e ancora oggi, a tantissimi anni dalla loro dipartita, rivolgo un pensiero soprattutto negli anniversari di morte e nelle feste tradizionali.
    Racconterò di quando compirono i 25 anni di matrimonio che non festeggiarono come si usa adesso ma in modo sobrio e con mia madre che cucinò come fosse una domenica come tante altre e con i figli che comprammo delle paste e dello spumante per brindare con loro a quell'evento importante che avevano raggiunto.
    Avevo 12 anni e ricordo che stetti bene veramente perché, come mai negli anni passati, li vidi allegri e sorridere veramente di cuore.
    Ricordo che la cosa che mi lasciò anche un pò meravigliato, perché in famiglia non succedeva spesso, essendo noi figli un pò restìi a rispettare delle regole, e non solo familiari, ch'egli voleva rigidamente impartirci, è che ho visto mio padre ridere di gusto ed è stato bellissimo, abituato a vederlo spesso corrucciato e arrabbiato con me ed i miei fratelli.
    Poi ricordo i sorrisi di mia madre che invece lei elargiva spesso e che poi, purtroppo, finirono con la malattia di mio fratello Ninì e con la sua morte.
    Vederla godersi quella giornata mi riempì di una felicità così immensa che non riesco a descrivere e proprio quel giorno mi resi conto, vedendola così felice, di volerle un bene infinito.
    Volevo bene a entrambi ma mentre il rapporto con mio padre era diverso, poiché scoprivo giorno per giorno, in base ai suoi consigli ed insegnamenti, ch'ero simile a lui, per mia madre invece sentivo quel "qualcosa" in più che me la faceva voler bene in modo più intenso e particolare rispetto a lui e certamente avrei fatto di tutto per vederla sempre felice come quel giorno.
    Comunque, tutti quei sorrisi ed emozioni provati soprattutto da loro quel giorno, aumentarono nel momento del brindisi e così felici a loro volta resero felice me ed i miei fratelli per vederli così lieti in quel bellissimo evento che, per colpa del destino, non si sarebbe più ripetuto.
    Questa giornata è rimasta indelebile nella mente e nel cuore e avrei voluto che si fosse ripetuta negli anni a venire ma purtroppo la vita, come riserba gioie riserba anche dolori e anche se si dice sempre e banalmente che "bisogna andare avanti", sì...si va avanti ma non sarà più lo stesso.
    So solo che i sorrisi di quel giorno bastano ed avanzano per me per poterli, come già sta succedendo, trasmetterli sempre e comunque alla mia famiglia, a mia moglie e a mia figlia e perché no...al mondo intero.

  • Come comincia: Guardando un video e lieto della tenerezza e della simpatia della coppia protagonista che fa manualmente il pane casereccio, mi vengono in mente tanti mestieri ma tra questi ricordo quelli che ritengo i più importanti perché di gran lunga più in uso e che adesso sono quasi scomparsi come per esempio i calzolai, dei quali a Melito di Porto Salvo si sono perse le tracce.
    Tra questi vi erano Domenico (Mico) Scordo, Scapolla e mio padre che, a detta dei melitesi, miei compaesani, come loro ce n'erano pochi bravi nel rattoppare scarpe e, nel caso di mio padre, anche a farle nuove.
    A dire il vero anche panettieri ce n'erano poco e tra questi Ciccio (Baffa) Toscano del Paese Vecchio (che dicevano facesse il miglior pane con i famosi "biscotti di pane"), Saverio Tripodi alla frazione Lacco e Benito Romeo al rione marina; con loro ricordo che in casa avevamo sempre buon pane fresco e fragrante.
    Di falegnami non ce n'erano neanche tanti ma questi pochi erano veramente bravi come i "maestri" (come venivano definiti) Salvatore (Turi 'u nòbili), Pietro Patera e Giacomo (Black) Romeo che fra i tre era il meno richiesto.
    Devo far presente, per diritto di cronaca, che, sebbene tutt'e tre fossero accaniti fumatori, non vi fu alcun caso d'incendio nelle loro falegnamerie.
    Come dicevo questi mestieri erano pochi mentre ora sono meno di poco e se adesso le scarpe che possono esser riparate le butti e le compri nuove come le porte o le finestre o i portoni, un motivo ci sarà.
    Tra i tant'altri mestieri solo il panettiere ancora resiste e che, vuoi per l'importanza del prodotto o per il fatto che gli odierni supermercati sono provvisti di panettieri ed anche bravi, fan sì di aver tutti i giorni sulla tavola del pane di ottima fattura e di tutte le speci e forme possibili ma che io, personalmente, non cambierei con quello dei maestri panettieri della mia fanciullezza che ancora ne ricordo il profumo che aleggiava in cucina quando mia madre, dopo averlo ricevuto perché, (come il Toscano) lo portavano anche a domicilio, lo adagiava sulla tavola dopo averlo affettato delicatamente.

  • 02 luglio alle ore 7:52
    Dolci ricordi

    Come comincia: Oggi è stata una splendida giornata di sole e so che parecchi amici e conoscenti si sono riversati al mare a prendere il sole e a tuffarsi…dove sarei andato volentieri anch'io ma, purtroppo, lavoravo.
    Penso però che anche con un caldo asfissiante mi sarei incamminato volentieri in uno di quei sentieri su in collina in cui puoi trovare e raccogliere more, lamponi, mirtilli e farne poi un'ottima marmellata.
    Allora la mia mente è ritornata indietro nel tempo quando ancora ragazzo, d'estate, insieme agli amici partivamo per raccogliere questi frutti di cui eravamo golosissimi (soprattutto delle more, in una zona in cui se ne trovavano tante) perché poi le nostre mamme insieme alle nonne facevano le marmellate.
    Mi ricordo ancora il profumo che si spandeva per tutta la casa, quando bollivano: un odore inconfondibile, intenso.... di buono.
    Mi ricordo anche che era una delle poche cose che mangiavo volentieri, spalmata su delle fette biscottate o su una fetta di pane casareccio insieme a un pò di ricotta fresca insieme al latte appena munto.
    Sapori di una volta che non ho più ritrovato.
    Se ci penso e chiudo gli occhi mi ritrovo ancora lì, nella casa colonica di zia Cata in cui ho trascorso i migliori anni della mia infanzia... gli anni più spensierati e felici della mia vita....

  • 31 luglio 2016 alle ore 21:50
    Elena e Dick Nono Capitolo

    Come comincia: Elena era alquanto delusa dello stato del piccolo villaggio, nato come propaggine della città, costruito con molta fatica nel tempo libero, dagli operai frontalieri,
    arrivati dal meridione, in prevalenza dalla Calabria, con un carico di figli e di tradizioni difficilmente comprensibile per i valligiani, che, tuttavia li accoglievano generosamente, se non trovavano lavoro in città andavano in Svizzera Erano gente onesta e dignitosa che si spaccava in quattro per mantenere la famiglia. Appena possibile compravano un pezzo di terreno agricolo, a poco prezzo e non c'era tanta burocrazia quindi potevano cominciare subito a costruire la casa che veniva su velocemente perchè tutti davano una mano. Quando compariva sulla sommità di un tetto appena terminato, un grande mazzo di alloro decorato con nastri colorati era il segnale che alla sera tutti gli operai avrebbero partecipato alla grande festa con grigliate di maiale e agnello, grandi bevute . C'era sempre uno che suonava l'organetto o la zampogna e cantavano le canzoni del paese piene di nostalgia.Tutto questo apparteneva oramai ad un passato lontano. Tutto il quartiere era nato intorno alla chiesa dei frati cappuccini per merito di un grande e generoso fraticello Padre Michelangelo, che molti ancora ricordano e amano.
    Federico la guardava con interesse, :- Sembri delusa, che ti aspettavi ?- chiese
    :- Nulla. Sapevo che erano cambiate molte cose, o forse il tempo ha distorto i miei ricordi. Così è la vita. Tutto cambia, ma dimmi di te che fai per vivere ? Vai a pescare le trote nel Toce?-
    :- AhAhAhah ! morirei di fame. Sono commerciante e faccio sempre buoni affari.-
    <<<< eccolo,- pensò la donna- ci siamo, se si vanta dei suoi traffici sono a posto. >>>>>
    :- Devo tornare verso l'hotel, aspetto una telefonata tra un po e voglio esserci quando chiamano-
    :- Chi ti chiama , tuo marito, il tuo amante o chi altro?- il tono di lui era secco, perentorio
    :-Non ti hanno insegnato a farti gli affari tuoi?. comunque è solo il mio ufficio . Sono lontana da tre giorni e sentono già la mancanza. Ricordati che sei un ficcanaso-
    :- Voglio sapere tutto di te devo recuperare il tempo perduto-
    :- Hai avuto tutto il tempo vent'anni fa, ma sei sparito e non ti ho più visto.-
    :- Se ben ricordi al tempo c'era la signora Olmi a comandare e non si poteva contrariarla, quando il diavolo se l'è presa era troppo tardi e ognuno aveva fatto la sua strada.- evidentemente aveva un tenero ricordo della madre. Anche Elena la ricordava bene , era una megera più larga che lunga con una lingua capace di trinciare l'acciaio.
    :- Che ti sei messo in testa ?. Non ci vediamo da vent'anni e ti comporti come se ci fossimo lasciati ieri mattina . Lasciami andare, voglio tornare in albergo fare una doccia e riposare un po prima di cena.-
    Federico non fece altri commenti, l'accompagnò per un tratto di strada fino alla via Sempione :- Ti lascio qui tanto il tuo albergo è in fondo alla via mi sono ricordato di un impegno. Domattina passo a prenderti verso le dieci e andiamo a mangiare qualcosa di buono dove vorrai tu -
    :- Va bene, a domani allora.-
    Si incamminò spedita sulla nota via che ben conosceva, passò davanti al bar Aurora e ad altri negozi che non riconosceva più. Finse di non accorgersi del tipo che la seguiva, ma si fermò davanti ad una vetrina per tenere sotto controllo la situazione. Era un tipo basso, dall'aspetto truce da bullo . Teneva le mani in tasca e una sigaretta spenta in bocca. Poco lontano Pablo, con una vistosa macchina fotografica a tracolla : <<<<< accidenti, - pensò- non ho praticamente mai usato la macchia fotografica>>>>> si fermò davanti ad un portone in ferro battuto e scattò alcuni flash .
    In albergo, fece una doccia e le sembrò di lavarsi via una patina di sudiciume . L'incontro con Federico le aveva lasciato un'impressione di sporco come se lui fosse un sacco di carbone unto e avesse rilasciato lo sporco su di lei.
    Si sdraiò sul letto dopo aver tolto il prezioso copriletto di seta verde e oro, e dopo due minuti dormiva. Fu un sonno di breve durata funestato dal suo incubo ricorrente : sognava sempre allo stesso modo lo stesso incubo. Si trovava in una casa di pietra, quasi distrutta da un'alluvione di anni e anni prima, dentro un lungo corridoio che lei doveva percorrere tutto fino in fondo e lì doveva entrare in una stanza coperta interamente di foglie secche di castagno . Si sdraiava per dormire, ma accanto a lei le foglie si muovevano scrocchiando e una figura si alzava a sedere allungava le mani verso di lei. Si alzava, terrorizzata,e fuggiva cercando l'uscita che era sparita. Continuava a correre urlando mentre dietro di lei uno zombie, spaventoso, o uno spaventapasseri coperto di foglie secche tentava di raggiungerla e lei sapeva che l'avrebbe mangiata . Si svegliò bruscamente, saltando sul letto. Come sempre si era spaventata per nulla ma il sogno era premonitore, non presagiva nulla di buono. . Si sentiva stranamente intorpidita, stanca senza aver fatto niente di particolare, si sdraiò e si rimise a dormire, stavolta l'incubo la raggiunse dopo un sonno di piombo durato mezz'ora. Riguardava Dick e lei e un grosso pitone birmano che si avvolgeva su di loro stingendoli in un abbraccio mortale. <<Ci mancava il pitone,- pensò. Non aveva paura dei serpenti, anzi li considerava dei portafortuna- ci manca solo che tra me e il fustaccione nero nasca qualcosa . Non ci devo pensare nemmeno per scherzo. Ha dieci anni meno di me, sarebbe uno scandalo. Ho paura che mi sto innamorando. No, non sia mai. Devo tenerlo lontano. In questo momento devo concentrarmi su Federico e farlo arrestare e poi addio Dick. Chiederò a Gina di non invitare più Hawa, no ma che dico, che figura ci farei. Hawa è una cara ragazza, devo stare attenta a non far trasparire i miei sentimenti . >> Si vestì con la solita cura e scese in sala da pranzo dove trovò Pablo ad attenderla. Il giovane indossava una giacca bianca da sera e venne a sedersi al suo tavolo. I camerieri la trattavano con insolita deferenza merito della scenata mattutina di Chris.Una volta sceso dal Sacro Monte, si era precipitato in albergo raccontando a chi aveva voglia di ascoltarlo che la signora era intrattabile e lo aveva cacciato come un bambino :- Mi ha intimato di starle alla larga, che lei di figli ne ha già tre. Capisci- disse al cameriere- mi ha scambiato per un ragazzino,. Ah ma gliela farò vedere io a quella, come si permette di trattarmi così.- andò avanti un bel po' con le rimostranze da bambino viziato e quando fu sicuro che avessero capito, si chiuse nella sua stanza, cambiò la camicia e indossò un camiciotto blù di jeans e scese dalla scala di servizio senza essere visto da nessuno.

  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Ottavo Capitolo

    Come comincia: Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.

    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-Elena si incamminò verso la famosa piazza dove ogni sabato, è quasi un obbligo, andare in giro fra le bancarelle. Ricordava quante volte, da piccola, con la mamma e a volte con le amiche, si era persa in mezzo ai vestiti colorati appesi agli ombrelloni, alle lunghe file di scarpe e le cassette di frutta e verdura freschissima raccolta al mattino e venduta prima di mezzogiorno. Più avanti, sulla destra, una piazza dedicata esclusivamente ai prodotti caseari dove l'odore dei formaggi stordiva i nasi sensibili. Le piaceva andare su e giù dai vestiti alle scarpe ai banchi di casalinghi e ferramenta, subiva il fascino delle cose nuove e colorate . Persino il gran vociare dei commercianti, che suonava alle sue orecchie come una musica, un ritmo sempre nuovo e le veniva voglia di cantare.
    Il locale che aveva scelto era un posticino molto elegante, non tanto grande ma con un bel dehor delimitato da fioriere di ligustro come una siepe che creava un po' di intimità fra i tavoli. Si sedette ad un tavolo d'angolo predisposto per due persone, ma il cameriere le confermò che era libero. 
    Stava consultano il menù quando entrarono quattro uomini e occuparono vociando i tavoli vicini. Le bastò un'occhiata per capire che erano, gradassi e spacconi, prepotenti in cerca di guai, e fra loro quello che sembrava il capo : Federico !
    Proprio lui, era qui per incontrarlo e pensava che ci sarebbero voluti molti giorni e invece era lì davanti a lei. Daltronde, Dick l'aveva avvertita che la stavano tenendo d'occhio. Finse di non vederli, si concentrò sul menù e fece cenno al cameriere di avvicinarsi, ordinò risotto all'ossolana, e insalata mista di stagione. Mentre aspettava si concesse il lusso di guardarsi intorno e vide la sua 'scorta' disposta in vari punti strategici, intorno a lei : un turista svedese, con in mano una cartina, controllava le vetrine di un libreria. Dall'altro lato, a meno di due metri, un ballerino di flamenco si allacciava una sciarpa rossa in vita e dalla via Briona stava scendendo un nero che vendeva tappeti . Questi li conosceva però sapeva che intorno vi erano altri poliziotti in borghese.
    Era assorta a gustare il meraviglioso risotto profumato di funghi freschi, quando l'ombra di Federico si fermò davanti al suo tavolo :- Tu sei Elena- esordì l'uomo- non posso sbagliare sei proprio tu- Inutile negare. Gli mostrò il suo miglior sorriso :- Federico ! che piacere rivederti dopo tanti anni !-
    :- Davvero ti fa piacere , di solito i vecchi amici mi evitano-
    :- Avranno i loro buoi motivi. Io non ti vedo da quasi vent'anni e sono felice di averti incontrato- pensa fra se <<<< stavolta vinco il pinocchio d'oro per come racconto bene >>>>>>
    Senza chiedere il permesso l'uomo sei sedette di fronte a lei mentre i compari, nel tavolo vicino erano stranamente silenziosi.
    :- Che mi racconti di bello- chiese lui
    :- Nulla di particolare, ho tre figli, una casa e fino a un mese fa avevo anche un marito . Ti basta ? E tu che mi racconti ?-
    :- Mi fa piacere che non ci sia un marito fra i piedi, avrei dovuto ucciderlo. Che dici vieni a cena con me stasera?-
    :- Mi spiace ma non posso, di sera ceno in albergo perchè aspetto la telefonata delle mie bambine, se vuoi domani a mezzogiorno sono libera. -
    :- Va bene per domani allora . Sei ancora più bella di come ti ricordavo. Che bei tempi quelli della scuola . Certo che ne abbiamo combinate di belle.-
    :- Parla per te. Io non ho mai combinato nulla, anche se più volte mi sono presa colpe non mie. Ti ricordi la maestra Genoveffa, che era sempre incavolata con me ?-
    :- La ricordo si quell'arpia , Se la prendeva con te perchè eri l'unica che sapeva tutte le poesie e le lezioni a memoria , e a lei non stava bene. Non ho mai capito perchè. A me non dava mai brutti voti anche se ero un somaro .-
    :- Ti sei mai chiesto perchè ? Allora te lo dico io : tu sei figlio del signor Olmi,ricco proprietario di non so cosa. Sempre ben vestito, lavato e stirato e anche profumato di colonia, a volte. Elena al contrario era figlia di un povero operaio che stentava ad arrivare a fine mese. Sempre malvestita, lacera come una mendicante che in compenso rideva sempre perchè era felice di vivere. Questa era la differenza tra noi.-
    :- Non l'avevo mai vista sotto questo aspetto. So solo che una volta non mi hai tradito e hai rischiato di finire in punizione al posto mio . E' stato allora che mi sono innamorato di te.-
    :- Ma smettila, non ti passa mai la voglia di fare il pagliaccio . Adesso, se permetti ,vado dove avevo intenzione di andare prima di pranzo.- Si rivolse al cameriere per il conto :- E già tutto a posto, signora.- 
    :- Perchè lo hai fatto ? non mi piace che altri paghino per me, ormai è fatta e ti ringrazio, ma che la cosa non si ripeta.-
    Federico finse di non aver udito :- Dove hai intenzione di andare oggi ?-
    :-Cappuccina, vecchi ricordi che riaffiorano-
    :-Posso venire con te ? oggi sono libero-
    :- Preferirei di nò, non credo tu voglia visitare una vecchia chiesa . Riesco a liberarmi di te ?- disse Elena sorridendo, per fargli capire che sarebbe stata disposta a farsi accompagnare. Lui fece un cenno ai suoi scagnozzi, stranamente tranquilli e silenziosi e si avviò al suo fianco verso la mitica via Briona. Da sempre è una strada elegante di negozi di vario genere, il passeggio pomeridiano delle signore che fanno acquisti nei negozi eleganti.- Chiacchierando del più e del meno, risalirono la via Sempione, la vecchia strada napoleonica coperta di ciottoli dritta, che arriva fino a Preglia e a Crevoladossola, passando sul ponte che Napoleone fece costruire per passare col suo esercito sopra il Diveria, il fiume che nasce svizzero e muore italiano nel Toce
    Arrivarono alla Cappuccina ed Elena non ritrovò nulla di quel che aveva lasciato. Tutto intorno, lei ricordava prati ed ora si innalzavano palazzi alti sette o otto piani. Trovarono la piccola chiesetta, antichissima, dedicata alla Madonna della Neve. Purtroppo era chiusa e Federico si offri per cercare il parroco e farsi aprire.
    :- Non ci provare , non voglio disturbare nessuno. A quanto ne so la chiesa è dei frati cappuccini e posso visitarla in orario di messa.-

  • 31 luglio 2016 alle ore 21:46
    Elena e Dick Settimo Capitolo

    Come comincia: Dick, teneva gli occhi fissi sul ragazzo che correva a perdifiato verso la strada :- Sembra una cavalletta. Vedrai che quando torni in albergo le tue quotazioni saranno alle stelle.
    :- Speriamo, mi guardavano già male. Devi assolutamente darmi delle spiegazioni. Mi trovo qui, invischiata in una storia che non capisco e che non ho idea di cosa sia. Il ministro e il maresciallo hanno parlato di traffico d'armi. Ma io che ne posso ?. Ho lasciato a casa le mie figlie da sole, ed è la prima volta, per un'avventura che non capisco.-
    Lui le prese timidamente una mano :- Devi solo fare la parte della turista sfaccendata e libera disposta ad accettare l'approccio di una persona importante. Stiamo facendo leva sul punto debole del capo banda- Come sai, è un uomo ricchissimo, e si crede irresistibile per cui non può esserci donna che lo rifiuta. Ed è quello che dovrai fare tu. Conquistarlo, fargli perdere la testa e dirgli di no.
    :- Ti rendi conto che è una farsa, delle peggiori. Mi sembra il teatrino di Arlecchino e Pulcinella.-
    :- Fidati, ti hanno già messo gli occhi addosso. Entro domani ci sarà chi ti avvicinerà per fartelo conoscere.- Cavò di tasca una foto a colori sette per dieci che mostrava un uomo magro in jeans, cinturone di cuoio con fibbia texana e camicia bianca aperta sul petto, :- Ecco la tua ''vittima''-
    Elena prese la foto in mano :- Oh cavolo! - esclamò- ma questo lo conosco . Eccome se lo conosco . Ne ha fatta di strada, da bulletto scolastico a capobranco di delinquenti !.-
    :- Non sapevo... non era previsto che tu lo avessi già conosciuto. Raccontami tutto.-
    :- Sediamoci qui, fa ancora abbastanza caldo e la salita è faticosa. Devi sapere che la mia scuola elementare era piccolissima e a volte in una sola aula ci stavano tre classi in tutto diciassette bambini . Le insegnanti erano solo due e si dividevano i compiti. Uno di loro, piccoletto spigoloso, di famiglia benestante, era il bullo della scuola e tutti ne avevano paura.Faceva dispetti, tirava pugni e calci sia ai maschi che alle femmine. Tirava i capelli e legava fra loro le treccine delle bambine. Con me non si comportava molto male, solo alcune volte mi faceva degli scherzi che in confronto agli altri potevano essere carezze. Con altre bambine era velenoso e davvero cattivo. Un giorno combinò una marachella un po più grave del solito, e io lo vidi. La maestra andò su tutte le furie, direi in escandescenze. Fu istituito un vero e proprio interrogatorio per trovare il colpevole e le due insegnanti nelle vesti di miss Marple e Poirot, cominciarono ad interrogarci uno alla volta . Le trovavo stupide perché avevano il colpevole e la risposta davanti agli occhi, tuttavia insistevano perché fossimo noi compagni a fare la spia. Non potevo farci nulla, mi scappava da ridere. La bocca era chiusa ma gli occhi non potevo chiuderli. Lui forse capì quel che pensavo e per un momento lo vidi spaventato. Quando fu il mio turno entrai nella stanza dell'interrogatorio e alla domanda dell'insegnante risposi che non ne sapevo nulla . Se in due non vedevano oltre il loro naso non era certo colpa mia , e non era nemmeno una bugia, perlomeno non del tutto. Da quel giorno non mi rivolse più la parola . Nessuno mi prese più in giro e nemmeno mi fecero dispetti. Non feci caso a tutto ciò e non ci pensai più. Lui finì la scuola un anno prima di me e non lo vidi più anche se sentii più volte narrare le sue imprese . Adesso me lo ritrovo fra i piedi . Grazie Dick per aver pensato a me.-
    Il sole era alto nel cielo e i castagni splendevano d'oro, tutte la montagne intorno parevano coperte da un manto d'oro puro,, il meraviglioso colore dell'autunno 
    :- Torniamo giù- disse la donna- Mi è venuta fame e mi pare che il ristorante in cima al monte sia chiuso-
    :- Si è meglio tornare a valle, ma non insieme. Ci avranno già visti ma non voglio rovinarti la reputazione-
    :- Che cavolo vai farneticando,perché dovresti rovinarmi la reputazione ?-
    :- Se non ci hai fatto caso sono un tantino più scuro di te. Cosa pensi che penserebbe la signora che è affacciata al balcone sulla strada ? accettare l'uguaglianza fra bianchi e neri è difficile e in Italia non siete ancora così evoluti . Wess che canta con Dori Ghezzi , fa ancora scandalo.- 
    :- Non ci ho pensato minimamente. Non guardo mai il colore della pelle degli amici dei miei figli, e tutti girano per casa senza problemi . Già, anche questo è stato uno dei motivi per cui mio marito mi ha lasciata. Lui non va bene per me, per noi.
    :- Sei una persona speciale . Adesso scendi, trova un ristorantino e vai a festeggiare una giornata di sole. Ci vediamo domani da qualche parte, meglio se verso la Cappuccina.-
    :- Va bene allora a domani - lui era ancora seduto e lei lo baciò sulla guancia . Può un nero arrossire ?. Ebbene Dick arrossì, ma lei non lo vide perché essendo più rossa di lui , in volto , si affrettò a scendere verso la strada e intanto pensava >> Abbiamo cantanti bravissimi, Rocki Roberts, campioni di pugilato Cassius Clay o Mohamed Ali, ballerine Lola Falana, e decine,centinaia d'altri personaggi neri e bravissimi, però Mamy di Via col Vento, non ha potuto ritirare l'Oscar perché il suo colore offendeva quei cialtroni mafiosi che glielo avevano dato. America, accidenti a te quanto fai schifo !.>>>
    Arrivata sulla strada trovò la chiesetta della Madonna della Neve . Piccola e preziosa in stile barocco montanaro coperta di beole ( lastre di pietra che coprono tutte le vecchie case Ossolane) e all'interno decorata con preziosi affreschi e oggetti d'oro. Nei secoli passati più volte il fiume Bogna l'aveva invasa con le sue acque turbinose, fino a quando si era pensato di costruire un argine in muratura per difendere la città dalle piene pericolose. Il muraglione era una strada impropria di cui si servivano i paesani per abbreviare i percorsi.
    Elena si fermò davanti alla piccola chiesa, e rivolse un pensiero ai suoi cari .
    Decise che avrebbe pranzato in un locale della Piazza Mercato, famosa bellissima piazza medievale.

  • 30 luglio 2016 alle ore 22:23
    Elena e Dick Sesto Capitolo

    Come comincia: Il segretario, portaborse, si affacciò alla porta :- Signore, dobbiamo andare.
    :- Eccomi, - si rivolse ad Elena- Le verrà comunicato entro stasera tutto quanto deve sapere . Le verrà data un avaligia di vestiti, un guardaroba completo. Di personale non dovrà portare nulla, nemmeno un nastro per capelli. Marchetti le darà ulteriori spiegazioni- Le baciò galantemente la mano e uscì preceduto dal tirapiedi. 
    <<< Maledetto stronzo>>> pensò Elena.
    Il maresciallo sorrise sotto ai baffi :- Non pensare certe cose, lo sai che è peccato.-
    :- A proposito, a che punto siete con il povero Emiliano ? - lo interruppe, più interessata alla morte dell'amico che ai fatti nuovi.
    Purtroppo stanno venendo fuori cose inaspettate. Pare che avesse una doppia vita e a tempo perso trafficasse d'armi con gli svizzeri.
    :- Credo di aver capito, è per questo che devo andare in vacanza al confine elvetico . Quello che non capisco perchè proprio io. Non riesco a capacitarmi.
    :- Hanno scelto te perchè sei una donna intelligente, sei originaria dellOssola e conosci tutta la valle. Sanno tutto di te, perfino quante volte sei andata da casa alla città. Dovrai prendere il treno alla stazione più vicina a casa tua. Ti accompagnerò io con la macchina di Barbaro. Nella valigia troverai tutto quel che necessita per una settimana trucchi compresi. Scenderai al grand hotel e farai la vita della turista. Visiterai il Duomo e farai qualche fotografia, andrai a vedere le cappelle del Sacro Monte Calvario, scatterai anche li alcune foto, e così via. Di monumento in chiesa ti avvicinerai al quartiere Cappuccina e per caso entrerai nel bar più frequentato della zona, Si chiama bar del Corso. Lì è possibile che incontri uno dei capi del gruppo . E' sensibile al fascino femminile e non ti sarà difficile farlo parlare. Di tutto cio di cui verrai a conoscenza informerai chi incontrerai per caso al bar della stazione dove ogni sera andrai a prendere l'aperitivo. Consumerai la cena in albergo per essere al sicuro. 
    :- Incidentalmente , solo per puro caso, ho un lavoro e anche due figlie. Che faccio con loro. Le metto in frigo fino al mio ritorno, e le scongelo al mio ritorno?
    :- Nulla di tutto ciò. Le tue ragazze sono grandi e ci sarà una signora che si occuperà del loro benessere finchè tu sarai lontana. In questa busta c'è del denaro, che dovrai spendere generosamente ma non troppo. Insomma dovrai dare l'impressione di essere abbastanza ricca ma non spendacciona. Capisci cosa voglio dire ?-
    :- Mi sembra assurdo, vado in un posto dove ancora metà della popolazione mi conosce e l'altra metà veniva a scuola con me-
    :- Meglio. Se qualcuno ti riconosce lo saluti cordialmente felice di rivedere un veccio amico e ti farai accompagnare in giro così darai meno nell'occhio . Tutto chiaro ?
    :- Si tutto chiaro, al diavolo anche il ministro . E se mi capita, diciamo, un incidente ?
    :- Non ti succederà niente e lunedì sarai a casa sana e salva . Nel frattempo, noi, cioè le forze dell'ordine , avremo arrestato i delinquenti-
    In che avventura era stata catapultata ? se lo chiedeva tornando a casa. La morte di Emiliano aveva avuto l'effetto di un orso in un alveare, le api erano uscite e stavano ronzando tutto intorno.
    Preparò la cena. Gina e Tania erano già a casa e stavano ascoltando i Pink Floyd a tutto volume, le chiamò con l'unico sistema che funzionava con loro : Spense il giradischi. Tutte due protestarono vivamente ma lei non ascoltò ragioni :- Ragazze, datemi retta due minuti mentre ceniamo. Devo assentarmi per una settimana. Mi hanno offerto un lavoro e devo andare a vedere di persona di che si tratta. Partirò domani pomeriggio, e tornerò lunedì prossimo al massimo martedì. Verrà una signora ad occuparsi di voi così sarete tranquille. Adesso mangiate altrimenti l'insalata caprese si fredda- nessuna delle due rise alla battuta :- Devi proprio andare ? chiese Gina. :- Ed è tanto lontano dove vai ? . Domandò Tania.
    :- Andrò in Toscana a Grosseto - Le dispiaceva mentire così spudoratamente , ma non poteva dire la verità. 
    La valigia arrivò ed era molto pesante, fortunatamente aveva le ruote. La trascinò in camera sua e l'aprì per verificare il contenuto.
    Vestiti eleganti, biancheria intima, calze e scarpe. Un piccolo fornitissimo beauty case e alcune paia di scarpe . Tutto esattamente della sua misura.
    Il mattino successivo si presentò una signora di mezza età, dall'aspetto gioviale e sorridente ma capace di dare ordini come un sergente. Elena si sentì tranquillizzata dalla sua presenza :- Le mie figlie saranno al sicuro con lei .-
    :- Lo credo bene mi occupo sempre di giovani nel mio lavoro .
    Elena aveva indossato un elegante completo con gonna svasata a disegni pied-poule, camicetta di seta avorio e giacca in tinta unita sui toni del marrone che ben si adattava ai colori della gonna. Avevano pensato a tutto, perfino una boccetta di profumo francese talmente costoso che Elena non avrebbe mai osato spendere tanti soldi .Prese il treno all'ora stabilita nella stazione indicata dalle istruzioni. Un facchino l'aiutò con la pesantissima valigia, e trovò posto nello scompartimento di prima classe del vecchio treno. Era tutto vecchio, il treno, la stazione e la linea ferroviaria. Fu un viaggio  da incubo come sempre. Per raggiungere Domodossola, da Santhià ci volevano almeno tre ore o più a seconda dei giorni. Quel giorno la sua buona stella la seguì e a Borgomanero restarono fermi solo mezz'ora, contro l'ora e mezza solita. A Gravellona Toce, fece una sosta di pochi minuti, ma fino a destinazione era ancora lunga ed entrò in stazione che cominciava ad imbrunire. Domo si trova in una vallata alluvionale dove quattro fiumi si incrociano e si uniscono a formare il Toce. Le Alpi Pennine si stagliano minacciose tutto intorno coperte di castagni, sono montagne friabili come biscottini e la loro friabilità è dovuta alle numerose morene lasciate dal ghiacciaio che fino a meno di cinquemila anni fa le copriva . Il sole tramonta presto dietro le creste rocciose e le sere sono lunghe e malinconiche.
    Elena sentiva sempre quel senso di malinconico languore, fin da bambina . Le piaceva, la sera, sdraiarsi sul muretto che circondava la casa paterna e li guardare il volo degli uccelli era un momento magico  . A volte, una leggera foschia saliva verso l'alto e i monti diventavano blu, specialmente in autunno e d'inverno, uno spettacolo che pochi, come lei, erano in grado di apprezzare.
    Scese dal treno e si guardò intorno come se fosse la prima volta che vedeva la stazione dove aveva passato i suoi primi anni, quando usciva da  scuola e andava con le amiche a vedere i treni internazionali che arrivavano dalla Svizzera, soprattutto le signore elegantissime che scendevano per fare due passi e sgranchirsi un po' le gambe , e perché no' respirare a lungo dopo aver percorso la galleria del Sempione quasi sempre al buio.
    Chiamò un facchino che l'aiutasse col bagaglio :- Devo andare al Grand hotel, è molto lontano ?- chiese -- :- No - rospose l'uomo con forte acceto ossolano- ma con questo bagaglio le conviene un tassì-
    :- Grazie si prenderò un taxi- 
    In hotel era attesa e fu ricevuta col dovuto cerimoniale, Non c'è nessuno più ruffiano del personale degli Hotel, specialmente quelli di lusso. 
    Diede la mancia al facchino e anche al cameriere  e cominciò a togliere i vestiti per metterli nell'armadio ma fu subito raggiunta da una cameriera che si occupò di sistemare tutto.
    Fece una rapida doccia per togliersi di dosso l'odore del treno e scese nella grande elegantissima sala da pranzo.
    il maitre l'accompagnò al tavolo e fu servita la cena. Filava tutto liscio,per ora. Al tavolo vicino al suo un distinto signore con scritto in fronte ' uomo d'affari' la guardava con insistenza e aveva ben di che guardare . Era splendida. L'abito da sera che aveva trovato fra i vestiti era un capolavoro di pizzi e trine modello Positano originale di colore cangiante dal verde acqua al blu pavone, sandali d'argento e pchette uguale. Le stava d'incanto. L'uomo le fece un cenno col capo, per salutarla ma lei in quel momento era la regina e la regina non risponde alla plebe. 
    In quel preciso istante entrò Chris, elegantissimo in smoking azzurro.
    Si avvicinò con la solita sfacciataggine :- Lei permette, vero signora,
    che ceni con lei- I l maitre esterrefatto stava per cacciarlo e lei gli fece cenno di no :- Prego si accomodi, ho giusto voglia di chiacchierare un po'-
    Il ragazzo rise a bassa voce e intavolò un discorso  senza senso pieno di battute divertenti. Aspettò che il maitre e il cameriere fossero di nuovo vicini per presentarsi :- Sono imperdonabile non mi sono presentato- si alzo con un inchino stile James Bond- Mi chiamo Christian Bergman sono svedese in vacanza.-
    :- Elena- rispose lei senza enfasi- parla molto bene l'italiano- si complimentò
    :- Grazie ho una certa predisposizione per le lingue -
    La cena procedeva nel migliore dei modi e fingendo di non conoscersi si accordarono per andare,  l'indomani, a visitare il Sacro Monte Calvario.
    Elena si senti sollevata daslla presenza del giovane e finse di non vedere l'occhiataccia di disapprovazione del cameriere. Ma come una signora, per quanto bellissima, non poteva stare  con uno che avrebbe potuto essere suo figlio. Le venne da ridere ma si trattenne e  mantenne il suo contegno più che dignitoso. Al momento di lasciarla, Chris sussurrò :- Domattina incontrerai il capo. Ci aspetta alla terza cappella.
    Si scabiarono un cordiale buonanotte e ognuno si chiuse nella propria camera. Un cameriere sospettoso la stava tenendo d'occhio nel timore che finissero nella stessa camera con grande scandalo per tutto l'albergo.
    L'indomani mattina la temperatura si era notevolmente abbassata e tirava vento . Non tanto, ma abbastanza per dare fastidio. Non esiste un giorno che la vallata non sia spazzata dal vento . Le vallate laterali si comportano come porte aperte e la città è sempre in mezzo alla corrente d'aria.
    Elena indossò un paio di jeans blu  e una maglietta bianca e sopra un giubbotto bello caldo e  scese nella hall dove Chris l'attendeva .
    Andarono in una pasticceria, che Elena ricordava benissimo, e trovarono cornetti caldi e bomboloni alla crema e cappucino. Quando uscirono ebbero la gradita sorpresa di sentire che il vento si era calmato. :- Meno male- disse la donna- così potremo fare tante fotografia in santa pace.-
    :- Adoro fare foto- ammise il ragazzo- ma ho paura che dovrò starti lontano . L'importante che tu sappia che noi siamo sempre nei paraggi. Tra poco torno in albergo, lascio la stanza facendo sapere a tutti che con te è andata buca. Come sai è difficile che lascino entrare Dick, c'è ancora tanto di quel pregiudizio in giro.-
    :- E' vero- ammise lei- ci vorranno anni  prima che ci sia la parità di diritti fra bianchi e neri anche se siamo abbastanza aperti.-
    Camminarono per qualche minuto fino alla prima cappella, in puro stile barocco, fatiscente,con le statue lignee piene di polvere e ragnatele :- E' un peccato che non le tengano un po' in ordine - disse Elena mentre scattava qualche foto.
    Ogni cappella è diversa dalle altre, sono tutte in muratura e hanno il tetto coperto da beule le pietre locali.  Le statue sono di legno e i volti del Cristo e della Madonna esprimono grande drammaticità , le facce dei soldati hanno espressioni cattive, arcigne e piene d'odio. Suscitano un grande impatto emotivo.
    Salirono fino alla terza e trovarono Dick, seduto sul muretto a lato della chiesetta :- Bene arrivati, vi aspettavo con ansia, Elena ?-
    :- Tutto bene , ieri sera a cena, al tavolo vicino al mio c'era uno che sembrava interessato-
    :- L'ho visto , e se tu avessi visto lei non avresti avuto dubbi sulle intenzioni del tipo- risero tutti e tre anche se un'ombra era passata sul volto del capitano. Sentiva una punta di gelosia, di cui non era del tutto consapevole. Aveva trentadue anni, poca esperienza di donne, non sapeva esattamente cosa gli stava capitando . Lei gli sembrava la donna più bella che avesse mai visto,  ma aveva ancora nella mente il film ' Indovina chi viene a cena' con Sidney Poitiers. << meglio se le sto alla larga >> pensò. Lo riscosse la voce di Chris :- Io vado . Torno in albergo, pago il conto e faccio il figlio di papà annoiato.-
    :- Mi raccomando non cacciarti nei guai- lo ammonì il suo capo. Il ragazzo rise :- Stai attento tu piuttosto, ti lascio con una bellissima signora, trattamela bene.- La baciò sulla guancia :- Sparisci, ragazzaccio - disse lei
    Ripresero a camminare Elena e Dick verso la sommità del monte, e Chris, quasi correndo in discesa verso l'albergo​

  • 27 luglio 2016 alle ore 5:46
    Elena E Dick Quinto Capitolo

    Come comincia: Le scuole avevano riaperto i battenti puntualissime e tutti erano tornati sui banchi, Alan si era trasferito da suo padre, col pretesto di essere più vicino al suo liceo artistico . Cominciava il quarto anno, il più difficile prima di affrontare la maturità. Preparò la valigia, raccolse tutto quel che gli poteva servire e lasciò la sua camera ordinatissima. Un ordine maniacale, non un oggetto fuori posto : letto rifatto, cassetti chiusi e armadio senza un capo fuori posto. Salutò appena le sorelle e la madre, Eugenio lo aiutò a portare giù la valigia e sparirono >> speriamo per sempre<<< pensò Elena, ma era triste. Non disse nulla alle ragazze e si occupò delle solite faccende domestiche . A giorni avrebbe cominciato a lavorare in comune ed era un po' in apprensione. Ne parlò con Serena, la sua migliore amica, mentre mangiavano i deliziosi biscottini alle mandorle profumati di vaniglia e mandorla:- Come fai a farli così buoni ? lo so come fai sei una pasticcera nata.  Sono un po' preoccupata per il lavoro.-
    ​:- Di che ti preoccupi, conosci tutti e tutti ti vogliono bene, il lavoro sarà impegnativo ma ti troverai bene.
    ​:- Speriamo.-
    ​Non parlò a Serena di Emiliano. Il corpo del giovane era ancora al laboratorio di medicina legale e non sapeva quando avrebbero fatto l'autopsia.
    ​Un giorno venne convocata, per il pomeriggio, alla stazione dei carabinieri. Marchetti
    ​le mandò una convocazione ufficiale per mezzo dell'appuntato Barbaro, su un foglio scritto a macchina e firmato maresciallo Marchetti . Chiese al carabiniere come mai una convocazione ufficiale, ma lui non seppe darle risposta. <<<Cavolo,- pensò, Marchetti deve essere impazzito >>> ad ogni buon conto chiese un permesso per il pomeriggio, e le fu accordato senza difficoltà. Visto che doveva essere un incontro
    ​così solenne si vestì  più elegantemente che potè. Indossò un elegantissimo tailleur pantalone blu pavone di seta e una camicetta di seta ricamata davanti, bianca, sandali tacco dodici di vernice nera e pochette del colore della camicetta. Poco trucco, i capelli, biondo miele, liberi sulle spalle morbidi e ondulati, profumo francese l'ultimo in commercio . Si guardò allo specchio e decise che era in grado di affrontare il mondo.
    ​Prese l'auto, che usava raramente, e arrivò puntuale all'appuntamento..
    ​Suonò il campanello  e il carabiniere che la fece entrare finse di non conoscerla:- Prego, signora, si accomodi il maresciallo la riceve subito .-
    <<Che diavolo sarà mai successo per trattarmi così >> Marchetti la saluto cerimoniosamente :- Buongiorno signora, venga c'è una persona che la vuole conoscere-
    ​:- Conoscere me, e perché tutto questo mistero?- cominciava ad essere infastidita
    ​Nell'ufficio odore di vecchio, vecchio cuoio delle poltrone, vecchio legno, incerato e impregnato dell'odore del fumo. Per quanto il maresciallo facesse del suo meglio perché fosse tutto pulito e ordinato, la stazione era talmente vecchia e logora che  necessitava di un restauro al più presto.
    Su una delle poltrone stava seduto impettito un personaggio che Elena a prima vista non riconobbe. Sapeva di averlo già visto ma non le veniva dove.
    ​L'uomo si alzò educatamente per stringerle la mano :- Sono contento di conoscerla, signora Carli. Ho sentito parlare molto bene di lei -
    ​:- Un momento,- protestò lei- non ci capisco nulla . Intanto chi sarebbe che le ha parlato di me ?-
    ​Intervenne Marchetti :- Il Signor ministro ha bisogno del tuo aiuto, lo hai riconosciuto vero ?--
    :-  Credo di si, credo di conoscerlo, perlomeno l'ho visto in televisione. Non capisco però cosa vuole da me-
    ​:- Ha perfettamente ragione, signora, avremmo dovuto essere un po meno misteriosi. il capitano Northam mi ha parlato di lei in termini lusinghieri e non ha esagerato. Così ho pensato che volevo conoscerla di persona perché ho bisogno del suo aiuto.-
    ​:- Oh questa poi- si stupì Elena- ci sono migliaia di donne in Italia, perché io ?-
    ​:- Perché lei è nata in val d'Ossola e, dalle mie informazioni, pare che conosca bene la zona. -- si rivolse  al milite --- può chiudere la porta per favore.-
    ​Quando fu certo che nessuno sentisse si rivolse a tutti e due :- Come ben saprete, in questo momento, svolgo funzione di ministro degli interni, e come tale devo occuparmi anche dell'amminstrazione e della sicurezza del paese. 
    :- Non capisco cosa c'entro io .- disse Elena
    ​:- Se mi lascia finire..... Ho un problema alla frontiera con la Svizzera. Si tratta di contrabbando. Non il solito contrabbando di sigarette, caffè, zucchero e cioccolato. No. Pare che stavolta si siano allargati ai diamanti e peggio ancora alle armi. 
    Ora, a me serve una persona insospettabile che vada in giro come turista e riferisca a chi verrà con lei tutto ciò che vede.-
    :- Non potrei fare la turista in incognito, lì mi conoscono ancora tutti.-
    ​:- Ragione di più, così le sarà più facile intrufolarsi dove  quella gente passa le giornate.-
    :- Un rifiuto non è contemplato  vero ?
    ​:- Credo proprio di no, lei è la persona giusta che ci vuole per questo lavoro. Marchetti le darà tutte le informazioni che le servono e del denaro per le spese che dovrà sostenere.-
    :- Mi state facendo un bel favore. Mi troverò in mezzo ai delinquenti, da sola e chissà cosa mi capiterà.-
    ​:- Non abbia paura, a quanto so lei è una donna coraggiosa e ci sarà sempre qualcuno vicino a lei in ogni momento.-
    :- Non sono convinta, e come farò a fidarmi delle persone vicine ?-
    :- Le basta Northam ?.-
    ​:- Ma lo conosco troppo poco e l'ho visto solo una volta ad una festa di compleanno.-
    ​:- Garantisco io per lui. In questa operazione sarà , diciamo, il suo capo.-
    ​Si alzo dalla poltrona ed Elena ebbe come una sensazione di viscido, come un'anguilla che si srotola. >> maledetto,- pensò- mi ha incastrata perbene.