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in archivio dal 24 ago 2009

Raf Dellis

27 luglio 1973, Roma
Segni particolari: Senza pelle
Mi descrivo così: Curioso, emotivo, conversatore

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  • 24 agosto 2009
    08

    Oramai Amore ha preso la forma del
    tuo Viso,
    e a nuova Purificazione procede la
    mia Anima.
    Ma i consueti rituali
    ora
    mi scarnificano:
    il tuo sguardo marchia
    la mia Pelle
    e la mia carne stanca
    si piega
    al tuo Dominio.

     
  • 24 agosto 2009
    03

    Si è levato
    l’Oblio.
    Lento, incessante
    penetra nel
    cervello
    aperto ad ogni nuova
    emozione.
    Silenzio grigio
    intriso di
    minuscole gocce d’acqua
    E il verde
    appassisce
    cupo.

     
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  • 09 novembre 2009
    Bitch

    Come comincia: “Devi succhiare capito? Suc-chia-re! E muovi quella cazzo di lingua!”
    “Ho capito!”
    Luca ce la stava mettendo tutta ma le cose non erano così semplici come se le era immaginate. L’uomo che gli stava accanto quasi non lo guardava negli occhi e lui era solo alla prese con un pezzo di carne estraneo. Aveva bevuto molti alcolici durante la serata, per trovare il coraggio di mostrare tutta quella indifferenza, quella finta consumata abitualità con qualcosa che invece si era sempre solo figurato nella mente e su cui aveva fantasticato a più non posso. Ora finalmente ci era dentro, con tutta una parata di odori e suoni che non aveva preventivato nelle sue fantasie. E che adesso lo lasciavano sbigottito.
    Sapeva che avrebbe dovuto chiedere i soldi prima di salire in macchina, che di sicuro il primo cliente della sua vita aveva capito di avere a che fare con un non professionista inesperto di cui sicuramente avrebbe approfittato. Intanto ciò che stava accadendo non gli piaceva affatto. Insomma era questo? Tutta quella ansia per un su e giù con la testa su qualcosa di viscido ed alieno? In un romanzo divorato più volte quando era piccolo aveva letto che fare un pompino era come mangiare un bel dessert nel pieno della giornata. Ricorda ora come aveva trovato assai divertente quella frase.
    Nel frattempo intorno all’automobile, nel luogo dove l’uomo aveva parcheggiato, si andava addensando un’oscurità nebbiosa che lanciava scampoli di luce evaporati pian piano. Voleva tornare alla sua esistenza e lasciarsi alle spalle le fabbriche fumanti che lo circondavano. Questo ottenere qualcosa e poi scapparne sarebbe stato il marchio perenne del suo agire. Presto stanco della sua stessa sete di vita.
    “Ok andiamo” aveva detto finalmente l’uomo, mettendo subito dopo in moto la macchina con fare annoiato. Viaggiarono in silenzio, Luca con lo sguardo al di là del finestrino, fisso sull’architettura industriale che gli sfrecciava sotto gli occhi, grigia e lunare. Il tipo che gli stava accanto semplicemente guardando avanti. In pochi minuti arrivarono davanti alla stazione e l’uomo fermò l’auto esattamente nello stesso punto dove si erano incontrati un’ora prima. Non spense nemmeno il motore ma attese solo che Luca scendesse.
    “I soldi?”
    L’uomo non rispose. Dalla sua espressione sembrava si fosse scordato del “patto mercenario” che era incorso tra loro due. Addirittura pareva infastidito dal dovere avere a che fare con quel genere di discorsi. Poi, per la prima volta dopo che erano ripartiti, lo guardò.
    “Te ne do 30, cinquanta non ne vali”.
    “Avevamo detto 50”.
    “Mi spiace posso dartene solo 30”.
    Lo sapeva che sarebbe andata a finire così. Era arrabbiato ma non sapeva che fare. Non capiva se doveva insistere, magari diventando anche più aggressivo, più sicuro di se e costringerlo ad assolvere al suo debito, o cedere, accelerando il processo di ritorno alla sua vita consueta e lasciandosi alle spalle quello che era successo. Alla fine prese i soldi che l’uomo gli tendeva dalla mano e scese dall’auto sbattendo la porta. Non aveva più voglia di pensare a lui, al suo accento fastidioso, al suo odore estraneo e triste. Restò con la consapevolezza che la sua prima e forse unica prestazione “professionale” della sua vita aveva deluso il cliente. Insomma la sua bocca non valeva neanche 50 euro.
    Improvvisamente la cosa lo divertì parecchio e, allontanandosi, un largo sorriso comparve sul suo viso mentre tastava nei pantaloni, la leggera consistenza del primo “onorario” da puttana della sua vita.

     
  • 10 ottobre 2009
    Lucy in the sky

    Come comincia: Era una fredda sera invernale la prima volta che Luca si truccò il viso. Una di quelle sere in cui la pigrizia prende il sopravvento su tutto e inchioda i volti delle persone davanti alla televisione tenuta accesa per tutta la giornata. La cena si era appena conclusa e i vari componenti della Famiglia avevano rotto le righe tornando ognuno alle proprie faccende. La madre si apprestava, come sempre, a sparecchiare la tavola e ad immergere i piatti e le stoviglie nel lavabo della cucina. Il padre si era ritirato nel suo studio-rifugio dove trascorreva gran parte del suo tempo, e i ragazzi si erano diretti ognuno nella propria stanza. Il figlio maggiore, quattordici anni, era quasi certamente già al telefono con gli inseparabili amici maschi di cui andava tanto fiero, la sorella di tre anni più giovane stava forse sdraiata sul letto di cedro bianco intenta a leggere un romanzo oppure solo assorta a pensare, come spesso accadeva che i genitori la trovassero, mentre il più piccolo, nove anni compiuti l’estate prima, era pronto ad attuare un “piano” su cui stava meditando da parecchi giorni. Luca, infatti, negli ultimi tempi, era solito tenere compagnia alla madre ogni volta che questa si preparava ad uscire di casa, scrutandola, in silenzio, mentre si destreggiava con pennelli, matite e rossetto, dinanzi al grande specchio del bagno. Provava in quei momenti una grande ammirazione per lei, ma anche un irresistibile desiderio di imitarla. Desiderio che sapeva avrebbe dovuto soffocare.
    Invece, approfittando del generale disinteresse reciproco che regnava ogni sera nella Famiglia in quel determinato momento della giornata, Luca, sicuro di non essere notato, era andato in bagno e aveva chiuso la porta a chiave. Una volta entrato, aveva acceso tutte le luci, comprese quelle fissate sulla parte alta dello specchio, e si era guardato attentamente. Prese a contemplarsi con una cura particolare trovando davanti a sé un viso di bambino che a sua volta lo fissava, un bimbo dal volto delicato e dagli zigomi alti e sporgenti. Incrociò più di una volta i suoi occhi scuri dalle lunghe ciglia nere.

     


    Anche se non aveva imparato a dare un nome a quello che provava, Luca sentiva di avere voglia di infrangere quell’immagine immacolata che vedeva. Voleva compiere un’azione sovvertitrice di quella purezza, un’azione un po' “sacrilega”. Quasi senza accorgersene, estrasse dal cassettino di legno sistemato sotto il lavabo il luccicante involucro color oro che aveva visto tante volte in mano alla madre e, lentamente, ne fece fuoriuscire la punta rossa. Con dovizia, se lo applicò piano sulle labbra, spiando l’effetto sortito sulla sua immagine riflessa. Man mano che la bocca imporporava, Luca avvertiva un sapore nuovo sulla lingua che pensò appartenere solamente all’età adulta. Si avvicinò sempre di più alla superficie riflettente, fino quasi a baciarsi, e rimase impressionato da quello che scorgeva. Aveva il cuore in subbuglio perché la persona che aveva di fronte non sembrava assomigliare più alla figura che aveva fino allora sempre identificato con se stesso ma ad una sua nuova, “perversa”, versione. Tutto quello che l’immagine gli procurava era una strana e inaspettata sensazione di benessere, che poco dopo lasciò spazio solo a una profonda afflizione. Sentiva il ronzio della televisione provenire dalla cucina e colse la calma rassicurante in cui l’intera casa era caduta. Eppure, nel luogo dove lui si trovava, si stava consumando un’esplosione di cui nessuno riusciva a percepire il fragore. Luca era solo. Se ne stava semplicemente lì, immobilizzato davanti allo specchio, con tutta una nuova angoscia che gli era scesa nell’animo.
    All’improvviso, gli venne voglia di piangere. Non lo sapeva bene il perché, ma provava un gran senso di colpa. Si pulì in fretta la bocca con la carta igienica, controllò che lo scarico si portasse via la prova della sua “depravazione”, e uscì velocemente dal bagno. Passando davanti alla porta della cucina si fermò un istante e vide sua madre che, da sola, stava guardando la televisione. Era seduta e appariva assorta, probabilmente concentrata in qualcosa che non riguardava ciò che veniva mostrato sullo schermo. La cucina era in ordine e profumava di pulito. Luca stette parecchi secondi ad osservare sua madre senza essere visto e, tornando in camera sua, giurò a se stesso che non avrebbe più fatto niente del genere.