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Autore

Raffaele Catello

in archivio dal 29 mag 2007

21 agosto 1980, Napoli

segni particolari:
Ho una cicatrice in viso in ricordo di un adenoma pleomorfo che mi è stato asportato qualche mese fa.

mi descrivo così:
Sognatore. Sono un poeta, scrittore, attore. Ho pubblicato la mia prima opera per la casa editrice "Il Filo". Il titolo è Nunn'è poesia - Guerrammòre

11 ottobre 2007

Imparai l'amore...

Intro: E' proprio vero il detto "il primo amore non si scorda mai". Chissà se Irene leggerà mai queste piacevolissime parole, sono un vero e proprio inno alla sua essenza di donna.

Il racconto

Imparai l’amore in un fienile della campagna pugliese.
Io, quindici anni e la voglia di scoprire il mondo che faceva a cazzotti con una timidezza grande quanto il mondo stesso; lei, Irene, diciott’anni e una vita totalmente diversa dalla mia.
Irene aveva visitato già Londra e Parigi; per me era la prima volta fuori da Napoli, e da solo.
 
La conobbi durante una giornata di corse tra i campi di grano, e divenne subito un dolce incubo; coi suoi grandi occhi verdi; quel sorriso stampato in volto e quell’accento milanese che mi affascinava.
In quell’estate 1995 ero in vacanza da un amico, Irene invece da sempre trascorreva in quel paesino del salento quindici giorni lontano dallo stress della metropoli lombarda; i suoi erano originari del posto ed amavano tornare nella loro terra.
Parlavamo molto, Irene ed io; forse fu la mia prima vera amica, di un’amicizia intensa e vera, nonostante non avesse modo di durare. Andavamo in giro col suo motorino, un “Sì” della Piaggio che divenne compagno di avventure vissute tra il sole ed il mare.
Irene mi educò a vivere senza troppi pensieri; a guidare un mezzo a due ruote; a sognare ad occhi aperti; ad ascoltare il rumore del vento.
Io le offrii la mia spontaneità; la mia tenerezza e, nonostante l’età, un gran senso di sicurezza.
Ci bastavamo, non avevamo bisogno di molto altro oltre noi stessi; stavamo bene così.
Irene mi guidò con dolcezza ed amore nella scoperta del corpo di una donna.
Fu Dea, madre, amante, maestra.
Assaggiai le curve del suo seno; Scoprii il piacere di stare tra le sue gambe; Denudai la mia anima e la diedi in dono a Lei, che mi insegnò la bellezza dello stare abbracciati in silenzio.
Imparai l’amore in un fienile, quell’estate.
E, quell’amore, non lo dimenticherò mai.

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