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Raffaele di Ianni

02 maggio 1983, Gaeta (LT)
Mi descrivo così: ...o poesia o la corda di violino appena sfiorata dall'animo che fugge...

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  • 04 novembre alle ore 16:02
    Cornice

    Una docile barca senza confini
    beccheggia sulle onde lunghe
    che dallo sguardo arrivano
    allo sguardo
    prima che i fuochi si uniscano
     
    Tra le mani l’essenza
    e di capelli soffice contorno
    dove potrei smarrire ostacoli
    dove poggiare fatiche e ferite.
     
    Racchiudo in cornice rarissima
    ogni spasmo del tuo cuore
    su tele vetrate dipingo
    il suono dei tuoi passi nudi
     
    Cosi l’istante diverrà perenne
    angolo curvo del mio firmamento
    dove poter imparare a donarti
    tutti i miei nuovi
    significati.

    Raffaele di Ianni.
     

     
  • 06 agosto alle ore 10:55
    Mare

    Richiama silente l’onda pacata
    che poggia le reni dove infanzia visse
    tra colori frastornanti e pelle, e sabbia.
     
    Giunge tra queste nubi la melodia
    partorita da visioni adolescenti
    che mescolano corse e grida.
     
    L’animo allora si batte e fremente
    anela all’abisso d’un panorama
    che s’affaccia recondito tra gli angoli
    che compongono le musiche quotidiane
    e scavando senza graffiare e senza unghie
    rivela la natura timida e genuina
    d’un cuore appassito dalla realtà
     
    Ed appena focalizzato il desio e il ritorno
    spezza il torace grigio e si tuffa
    dove il finto saggio consueto
    incontra finalmente l’infante imbranato.

    Raffaele di Ianni

     
  • 14 luglio alle ore 11:54
    Celesti linee disgiunte

    Mistica appare la linea retta
    che il sole congiunge al buio
    e smarrito l’iride s’incanta
    per divenire ubriaco e dimentico.
     
    Il vuoto che annulla l’imbarazzo
    di recarsi spiazzati al bivio
    confonde il giusto e l’inferno
    e riposa finalmente il dovere.
     
    Il nulla partorito e volontario
    dal cantare celesti linee rette
    che lenisce il nodo ed il dubbio
    sicché risposta di conforto muore.
     
    Utile l’attimo cosi speso e dormiente
    perché troppo alta la voce del giorno
    capace di spegnere soli
    capace di collegare sogni.

    Raffaele di Ianni.

     
  • 18 giugno alle ore 13:07
    Di Noi

    La luna giovane ed oramai propensa
    ad avvicinare intenti e scorci di mani
    quando il tuo respirare era teso
    e solleticava i quesiti delle mie ricerche
     
    Cosi nel caldo e nell’improvviso
    passeggiammo accanto estati e vuoti urbani
    e dove l’angolo di caldo più feroce
    all’ombra si aggrappava saldo
     
    lì fermammo i nostri battiti
    nella certezza di un desio già avanzato
    che non muore nell’istinto e nella poesia
    ma vero resta sfondo genitore di lacrime
     
    Poi la festa di scoperte e rosei tremori
    con la mente già errante nei tuoi luoghi
    senza appigli ne salvezza era incognita
    ma la voce che saliva confortava la pelle
     
    Ed immergermi nel tuo cuore fu bacio.
    Furono gemme di perla negli occhi.
    Furono tutte le parole conservate .
    Fu l’intento di fermare il viaggio
    e cogliere finalmente tra le mani e sulle labbra
    il sapore del risveglio.

     
  • 30 aprile alle ore 15:51
    Camera buia.

    Questo feroce infrangersi
    del ritmo conosciuto
    sulle tiepide sponde
    del tuo mattino
    sopisce la pena
    del sapermi quotidiano.

    Raffaele di Ianni.
     

     
  • 01 aprile alle ore 13:08
    Incantesimo

    Adesso Marte caduto velenoso
    tra pensieri sospesi e retti
    nelle fitte trame d’uno sguardo
     
    Poi avvolgersi di malinconica brezza
    volando indietro sino all’alba
    con l’animo ebbro di calicanto
     
    Oh moti non scritti del pensare!
    lasciate a Passione le vicende
    d’amor pregne e di carezze
     
    Voi che siete giullari d’un secondo
    levate il nocivo ordigno
    innescato tra un dubbio ed il sogno
     
    che il bacio nel remoto donato
    non teme il picco e la caduta
    perché solido resta impresso
    nella mente sibillina del cuore.

     
  • 20 febbraio alle ore 10:13
    10 FEBBRAIO

    L'anima serena che oggi rinasce
    non pù lesa da fondamentale oscurità
    ma preziosa veste che conserva
    la gemma innata e misteriosa
    nascosta nella tasca logora
    dalle nobili mani di un Buddha.

    Raffaele di Ianni.
     

     
  • 04 febbraio alle ore 15:05
    Vuoti e Inchiostri

    Sincero il mio riflettere che m'appella
    "fratello d'una poesia troppo antica"
    a me rivela ancore appassite
    nei meandri d'una penna irrequieta.

    Ho imparato i primi versi affacciato
    sull'insicura via di un giovane orso
    ed ho accolto il primo moto di rima
    nel disordine dalla normalità imposto.

    Poi ho baciato le frasi del trapassato
    al tempo affidate sotto polvere gialla
    custodite con inchiostri sempre nobili
    eppure scherno di chi spostava la mia aria.

    Cosi ho amato la tana e l'incomprensione
    ed ho vestito di strani carnevali
    le strofe nate come da rantoli
    scritte con vuoto, enigma e inchiostro.

    Eppure oggi, quando ride l'incredulo
    e pone derisione su pagine nascoste
    o quando la metà di una vita
    calpesta l'intento dietro il tormento,

    io sorgo vecchio saccente e poeta
    beffando l'inutile secondo lanciato
    in sguardi vuoti dell'iride
    in vacue parole senza vocali.

    Intrepido nel coltivar lontananze
    dall'effimera lirica e universale
    capace di morire ad ogni alba
    nel torbido ascolto d'un udito pagato.

    Ancora poesia nelle mie stanze
    quella utile a sugellar inquietudine
    ancora poesia che chiude gli occhi
    del sonno dimentico ma per gustare
    il nettare d'un suono distorto
    covato dalla parola stramba e viva

    che prepara l'anima di dubbio
    prima di svelare l'effetto
    fatto di vuoto, enigma e inchiostro.

     
  • 23 gennaio alle ore 13:29
    Novelli spazi

    Cosi t’accoglie la nuova strada
    sognata quando tenue era la luce
    reca seco timori inesplorati
    e sobbalza l’animo impreparato.
     
    Eppur fresco l’orizzonte posseduto
    che si snoda dal tramonto al saluto
    valido a donare l’intera condivisione
    sugellata dalla perfezione mistica
     
    Qui il percorso diviene lesto
    a svelare l’abilità d’un sorriso
    o soltanto a tramutare in estasi
    la pelle nuda dei giovani mattini.

    Raffaele di Ianni.

     
  • 18 novembre 2013 alle ore 14:40
    Quattro balzi

    Quei tuoi balzi d’estasi giovane
    sconfinando le quattro punte dei venti
    che s’alternano al tuo essere racchiuso
    abile ad accogliere l’oro d’una minuzia
     
    La dote che in te sublimata rende capaci
    di veder tornado in un refolo di vento
    accarezzar l’odore del tempo in pioggia
    e percepir l’essenza nella risacca e tra la rena.
     
    Perché gli occhi conoscono l’illusione
    che un tempo consueto e solito dona
    a chi lascia morire l’intento nel reale
    e dimentico resta dell’impermanenza regina
     
    Tu invece sfogli ridendo pagine gialle
    ed hai avvicinato il suono del tuo corpo.
    Tu che caparbia doni perle
    di sorrisi e di sollievi
    in fitta trama intessuto il mio respiro
    al tuo
    cercando la perfetta sincronia
    con il moto dell’universo.
     

     
  • 15 ottobre 2013 alle ore 15:34
    Stupa

    Resta a questo tempo,
    non solo la tua lontana voce
    o la mano a sfiorare la terra
    ma la gioiosa ed inattesa voglia
    di parlare di strade nuove al mondo
    senza negare vita o felicità
    esaltando l’intima essenza
    i nobili colori di un uomo
    ed i suoi riflessi sui tre mondi.
     
    Resta a questo tempo, la tua parola semplice
    mai di saccente velata
    ma nuda come l’animo genitore
    eppur capace di scuotere foreste
    o circondarsi di novelle curiosità
    di chi stanco a seguire inumane perfezioni
    sogna di ritrovare la via
    che da se stesso porta a se stesso.
     
    Nel silenzio della mente vive la tua bellezza
    rovinata da falso oro ai tuoi piedi
    protetta da chi conserva in grembo
    l’emozione nata dal sapere
    che il corpo ha finalmente navigato
    tra passato, presente e futuro
    concependo l’estremo desio
    di non essere immortale esempio
    ma di svelare al comune udito
    che il suono del risveglio
    pulsa nell’Io.

    Raffaele di Ianni.
     

     
  • 19 settembre 2013 alle ore 12:38
    Nobile canzone

    Abile sei, dolce presenza, a scorgere
    scartando fitte spirali di fumo
    il sorriso troppo celato
    ed il mio corpo di morbido pietrisco.
     
    Tu esalti silenziosa le mie segrete
    vestita di panni incandescenti e solidi
    senza il timore di apparir dispersa
    senza il timore di spalancare le mani.
     
    Cosi io, brancolante ricerca della tua natura
    lascio cadere fortezze e scrivo
    ogni strofa delle nobili canzoni
    che soltanto i tuo sguardi,
    come germogli dorati, sanno partorire.
     

     
  • 02 agosto 2013 alle ore 10:47
    Non dualità

    Attirano queste lacrime veloci
    l’abbraccio di un albero stanco
    e la forma consolidata delle orme
    a giacere dove pioggia non invade
    ma riflette in ogni perla caduta
    la trama che tesse il Karma
    come onde morte affogate
    su arenili e riposi del mio ego
    oppure nubi all’orizzonte
    che selvagge parlano ai platani
    di un ritorno carico di meraviglie.
     
    E tutto si modifica attorno il vento
    che sospira il ritmo vitale
    filo e catena alle nostre condizioni
    evidenza della nostra capacità di volare
    e di saper modificare con destrezza
    i pentagrammi di questo ambiente.

     
  • 04 luglio 2013 alle ore 15:32
    Big Eyes.

    Goccia dopo goccia libare i momenti
    vissuti tra le braccia e gli aneliti
    quando morta la sera s’affaccia
    sull’ardente bisogno mal celato.

    Ed ho visto d’affanno emozionato
    pregni, i tuoi occhi divenire specchi
    di perle adornati e brillanti
    immensi abissi di quiete passionale.

    In segreti ho conservato i sussulti
    delle ore calde e buie passate
    navigando tra i sensi e le nostre idee
    falotiche, svelate prima del tramonto.

    Stretta cosi la tua ricerca riposata
    al mio desio da tempo praticato
    nel luogo dove ritrovata e vincente
    la mente bacia il corpo
    sublimando la gioia palesata
    nella nostra Via di mezzo.

    Raffaele di Ianni.

     
  • 03 giugno 2013 alle ore 16:28
    Come prima dell'estate

    Lunga appar la via per il sereno 
    dal grigio cielo ironico che avvolge
    un tempo che non gli appartiene.

    Cosi la voce che in sogno desta
    musiche e di speranza rantoli
    sembra oltre l’orizzonte invisibile.

    Nascosta estate giace nell’attesa
    e la mano che disegno nella mia
    la rondine sta ad imitar dispersa
    oramai poco adatta al ritorno.

    Delle stagioni il gioco, come i colori
    che veleggiano lunghi e soffiati
    sui vestiti che animo indossa
    mentre ansioso s’aggroviglia all’attesa.

    Che non è vital bisogno ma gioia
    pronta ad invadere furiosa
    ridendo, la pelle mia di brividi
    e di balsami soffici la sua figura.

     
  • 04 maggio 2013 alle ore 19:47
    Dono di nelumbo

    S'affaccia tra le mani protettrici
    quel sapore dimenticato nel mare
    quando gli animi erano leggeri
    e gli intenti all'universo proiettati.

    S'affaccia e dona la sorpresa
    che scuote l'istinto delle lacrime
    capaci più tardi come rugiada
    a solcare veloci i novelli petali.

    Cosi incido il seme e i vostri nomi
    nella sacralità di questa vita
    aggrappata tra terra ed acqua
    che racchiude causa ed effetto.

    Non s'arresta questa via nuova.

    Non s'arresta questa linfa.

    E' via. E' linfa.

    Raffaele di Ianni.

     
  • 04 aprile 2013 alle ore 16:01
    Grigio silente

    Nei fuochi di questo giorno
    silenziose le mura grigie
    stanno, circondato lo sguardo
    che si arrampica nelle solitudini
    di una strada, di una placida ora.

    E fugge libera certezza
    di catene ai coraggiosi intenti
    più alti dei monti di Vorrei
    abissale dove l’atto non si consuma.

    Attoniti cosi, dalla voce moderna
    cessata e stanca, che sottolinea
    argomenti d’inferno e pungenti
    ed esalta sopite sensazioni
    di essere una virgola
    tra una vita e l’altra.

     
  • 25 marzo 2013 alle ore 17:44
    La solita storia

    Come riflessi di conferme
    questi occhi impiantati
    che fuggono ancora dai progetti
    ma non tacciono l'anima.

    Nel loro verde immaturo
    dove leggi le tue follie
    di voli insensati
    ma non scorgi le increspature

    Ma come l'onda muta e decisa
    alle parole tocca rivelare
    dove salda è l'attesa
    perchè s'arresta il battito

    E magari ansia è voce
    di una visione ancora lunga
    incapace a consumare il tempo
    ingannevole più del cuore.

    Raffaele di Ianni

     
  • 21 febbraio 2013 alle ore 15:56
    BE

    Del fioco bagliore di una luce fuggita
    dalle tenaci porte tue socchiuse
    nutrirmi meravigliandomi dei colori suoi
    già prima che di essa lo splendore
    diventi accecante.

    Imparando a camminare su soffici manti
    di silenzi fatti, interrotti da musiche ridenti
    ove il sospiro della mia condizione
    trova le giuste corde intonate a cantare
    il tuo nome a memoria.

    Nell’immagine ultima di un prato timido
    su cui stendere dei propositi le radici
    confrontando il sogno con la condivisione
    che sai cullare con la dolcezza intima
    di chi tenace, protegge un sogno.

    Raffaele di Ianni.

     
  • 16 gennaio 2013 alle ore 18:18
    La stanza dei quadri

    Scende l’alito fatato delle nuvole di ieri,
    oramai inutile alla mia curiosità
    sepolta di ardite certezze
    e scoperte insaporite di bellezza,
    che tenta l’assalto ultimo alle trincee
    maturate su questa pelle novella.

    Ed i suoni della meravigliosa luna
    claudicante, affannata e dispersa
    soffici si smarriscono negli echi
    distanti la lunghezza dei nostri sguardi
    dove evanescenti le nostre frasi
    non più donate all’intento
    ma semplici restano incorniciate
    nella stanza dei quadri remoti
    dove deporre le armi d’orgoglio
    e lasciar crescere una magnolia stellata.

    Raffaele di Ianni

     
  • 18 novembre 2012 alle ore 19:23
    Il finto saggio

    Essere la mano che raccoglie
    le cascate di pianto
    nell’ora morbida
    e provare a cullarti
    soffiando soluzioni.
    Se fossi un saggio
    avrebbero un peso d’oro.
    Ma io,
    similitudine appassita
    di loto
    ho soltanto il consiglio
    dal peso di piuma
    e contorni di cuore.

    Raffaele di Ianni

     
  • 20 ottobre 2012 alle ore 10:57
    Lungo strade

    Percorsa l’arida strada e scalzo
    mentre il palmo custodiva attesa
    pronta a ricevere, fiore generoso
    il respiro delle tue api laboriose.

    Ma impara il sole a violentare
    l’asfalto ed i piedi di cicatrici
    spegne il buio quel tiepido sorriso
    partorito sui petali annoiati.

    Dimora del tempo non è
    il tempo, che sfugge e ripone
    dove più non arriva il desio
    il dipinto dell’epoca migliore.

    La mia bocca serrata di poesie
    incapace all’urlo ma dello stesso
    tono, conservato nei tuoi angoli
    prova a sciogliere legacci silenziosi.

    Prova, invitandoti a raccogliere gocce
    che piangono dalle vene di speranza
    prima che il vento già nato
    le asciughi in terra, sull’arida strada.

     
  • 01 ottobre 2012 alle ore 20:33
    Altri altari

    Vedete l’ombra ridente eclissarsi
    tra l’antico e involontario insegnamento
    ed il fiato di una macchia mai nata
    come fosse il bisogno unico di redenzione?

    Perdono, tu che di catene avvolgi lo spirito
    lasciandoti inseguire da altari ed intenzioni
    non appartieni a queste mani giovani
    sei meta disattesa delle mie meditazioni.

    Che si nasce anime vuote e curiose
    non prive di dolore ma feroci cacciatrici
    con su le spalle l’ansia di rosei tramonti
    e sconfinate valli incolore a plasmare panorami.

    Ignare di novelle e miracoli elencati
    bramano la stanchezza della corsa e del desio
    ed abbracciano la quiete solo per ascoltare
    la voce che sale dai silenzi del cuore.

    Raffaele di Ianni

     
  • 12 agosto 2012 alle ore 10:52
    Mi resta

    Lasciate che gli oboi delle ore vacanti
    attestino i contorni di un cuore senza gemello
    o che scivoli lentamente il sogno di rivoluzioni
    degli sguardi prima, delle emozioni poi.

    Perché privo di sostegni validi e tenaci
    anche la speranza di nuovi mondi cade
    proiettata a giacere inerte e arida
    dove il pensiero non dipinge colori conosciuti.

    Muore l’onirica essenza dell’essere e del esserci
    se le tue labbra deviano dalle mie
    io che seduto al tavolo delle giustificazioni
    trovo conforto in un mantra e nel suo futuro.

    Vestito ancora dai buoni consigli che sperpero
    mercante di sorrisi donati nell’occhio del ciclone
    soltanto uno strato di sublime compiacimento
    prima di concepire ancora l’opportunismo.

    Il tuo animo di capelli morbidi e diffidenze
    che mescola attrazioni sonore ai distacchi
    che anticipa il tuo bisogno di carezze quotidiane
    Ma raggela gli occhi con orizzonti lontani.

    Provando a sciogliere il seme dell’improbabile
    ritrovandosi complici della stessa passione
    dove le mani sanno partorire parole disperate
    conservo gli scrigni delle mie buone intenzioni.

    Ma non torna lo sconfitto abbraccio donato
    disperso tra pianure e montagne troppo nemiche
    mi resta un pensiero onirico dalle tue forme
    mi resta l’amore, da cullare come fosse oro.

    Raffaele di Ianni

     
  • 05 luglio 2012 alle ore 20:31
    Petali di rosa

    Mirano gli occhi a contare le stelle
    cercando armonie del tuo sapore
    e risposte portate dal vecchio desio
    di sfiorarti i pensieri con lo stupore.

    Ancor vivace il trapassato cantare
    di favole disperse eppur vivaci
    nelle levigate atmosfere dei ricordi
    senza cedere il passo alla distrazione.

    Si nutre l'animo dell'esigenza forte
    ferendo il presente di abbracci e condizionali
    perchè muore in un attimo il confronto
    a te tornando si volta e ride.

    E queste mani saprebbero disegnare
    le geometrie dei tuoi sorrisi incerti
    saprebbero spargere petali di rosa
    e convincerti a volare conservandoli.

    Raffaele di Ianni

     
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  • Ritorna il re dell’incubo, Stephen King, recando con se l’eco di vicende terrificanti accadute all’incirca 30 anni addietro, tra i corridoi, le stanze ed la sala bar dell’indimenticato ed indimenticabile Overlock Hotel. Protagonista principale della vicenda narrata è Dan Torrance, figlio di quel Jack Torrance autore primo dell’orrore scatenatosi nell’albergo sopra citato e magistralmente raccontato in Shining. Dan, trascorre parte della sua infanzia assieme incubi, ricordi e visioni che sono parte integrante della diabolica esperienza vissuta nel periodo di soggiorno all’Overlock Hotel. Ma il bambino Dan, conserva altresì una più favorevole eredità, un dono che poche persone hanno la fortuna di avere. La chiamano “luccicanza” e noi la potremmo definire come una sorta di “forza della mente” che, a seconda dei casi si manifesta in maniera più o meno evidente e con diverse modalità da persona a persona.  Con l’aiuto del suo mentore, Dick Halloran, il piccolo Dan riuscirà a padroneggiare tale potenzialità ma tuttavia, con il trascorrere degli anni, il romanzo ci metterà di fronte un Dan Torrance trentenne, disoccupato e alcolizzato. Un nuovo lavoro, nuovi amici con cui in parte condividere il dono della “luccicanza”, la partecipazione alle riunioni degli Alcolisti Anonimi, saranno gli appigli ai quali Dan proverà ad aggrapparsi per riemergere dalla sua oramai fatiscente condizione fisico-sociale. Tuttavia, nel mondo di King, il male non tarda mai ad arrivare, questa volta manifesto in una comunità di strani personaggi che si lascia chiamare il “Vero Nodo”. Ma senza dilungarsi nella descrizione dell’ennesima forza maligna scaturita dalla mente dell’autore, lasceremo libero il lettore di scrutare e conoscere questo aspetto del racconto.  Il nuovo romanzo partorito dalla penna geniale di Stephen King, dopo 4 anni di lavoro è, a parere dello scrivente, il giusto epilogo di una storia affascinante e “leggendaria” (considerata poi la successiva fortunatissima trasposizione cinematografica) quale è il romanzo Shining, rimanendo tuttavia una storia indipendente, autonoma e pregna di ben distinte novità. Le buone maniere del re dell’incubo non vengono mai meno, pertanto, la scrittura è sempre veloce e la trama avvincente. Il ritmo serrato ed i colpi scena ben calibrati e distribuiti. Non mancano episodi  “da brivido”, di quelli che restano ben impressi nella memoria post lettura e che sovente si prova ad immaginare sulla propria pelle! Ad ogni modo, si può al contempo notare un leggero ammorbidimento dello scrittore del Maine, che sovente rende più pacati, se cosi si può dire, tratti del romanzo che nel primo Stephen King sarebbero stati decisamente più cruenti. Questo può servire tuttavia ad una trasposizione più realistica degli accadimenti descritti e, se vogliamo, più incisiva nell’esperienza di lettura.  Ma tale aspetto ha natura prettamente soggettiva poiché, la genialità di Stephen King sta anche in questo: saper colpire e sbalordire l’amante dello splatter, del thriller, dell’Horror, lo studioso della psiche e l’affascinato dal sovrannaturale.

    [... continua]

  • Il romanzo dello scrittore giapponese Yukio Mishima, dato alle stampe nel 1954 racconta una semplice, seppur contrastata e spigolosa storia d’amore tra due giovani ragazzi. Le vicende narrate hanno luogo nell’isola giapponese di Uta-Jima,l’Isola del Canto. Il giovane pescatore Shinji, capace ed instancabile pescatore, incontrerà gli occhi della giovane Hatsue, figlia di una ricca famiglia dell’isola, da poco ritornata nei suoi luoghi natali dopo un periodo di adozione. Il loro amore, fin da subito sincero, puro e passionale, si troverà tuttavia ostacolato da diversi motivi di contrasto e problemi che sorgeranno nel corso della narrazione, tuttavia sempre incapaci d'intaccare la realtà e la purezza del sentimento esploso tra i due amanti. Yasuo, coetaneo di Shinji, prepotente e benestante, farà di tutto pur di attirare le attenzioni della bella Hatsue verso di lui. I genitori di quest’ultima, sovente rappresentati dalla rigida ed autoritaria figura del padre di Hatsue, rappresenteranno per chiunque volesse avvicinare la giovane figlia, un insormontabile ed ostile barriera. Il comune denominatore alla serie di vicende che si alterneranno nel corso della storia sarà il mare. Lo scrittore nipponico riesce a far costantemente emergere la presenza del mare tra le pagine del suo romanzo, alternando e porgendo al lettore la voce cristallina delle onde, i ruggiti del mare in tempesta, il lavoro e le fatiche dei giovani pescatori, la passione e l’attaccamento di un’intera comunità al mare ed ai suoi doni quotidiani.
    Con una scrittura semplice e scorrevole, lineare e mai disarmonica, Yukio Mishima si dimostra abile nel descrivere paesaggi e panorami, senza mai essere tedioso e cavilloso nonché dotato di una sottile vena poetica che rende ancor più dolce l’amore tra due giovani anime che si vuole portare a conoscenza del lettore.
    “Il ragazzo sentì che esisteva un perfetto accordo fra lui e quell’opulenza della natura circostante. Trasse un profondo respiro e fu come se una parte di quell’invisibile che costituisce la natura avesse permeato l’intimità del suo essere”.
    Si rimane immediatamente rapiti dalla purezza della scrittura, perfetta similitudine della purezza dei sentimenti che si evidenziano nel racconto, nonché del chiaro intento di dare voce ad un mare ed alle sue onde, quasi certamente sibillino ma reale protagonista del romanzo in questione.

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  • “Niente ti prepara per il momento in cui incontrerai la persona capace di cambiarti la vita. Non parlo di incontrare qualcuno, innamorarsi e decidere di mettere su famiglia con tutto quello che ne deriva. Parlo dell'incontro con una persona in grado di alterare, profondamente, il modo in cui vedi la vita e di indirizzarti su un percorso del tutto inaspettato”.
    Pochi aspetti della vita di Ed, protagonista del romanzo in questione, sono rimasti saldi, certi e rassicuranti. Angie, la sua ragazza, ha deciso di interrompere la loro relazione. Inoltre Ed lavora per una società editrice che opera sul web ed è oramai prossima al fallimento. Un lavoro per nulla reso più accettabile dal pessimo rapporto professionale intrattenuto con il suo capo. Infine l’insoddisfazione profonda e da sempre presente, di non riuscire ad esaudire il suo sogno di sempre: diventare uno scrittore. In definitiva, la vita di Ed sembra letteralmente andare a rotoli e sfaldarsi giorno dopo giorno, tra obiettivi personali sempre meno pregni di chiarezza e convinzione ed accadimenti improvvisi, quasi fossero sinonimi di una predestinata sfortuna. L’incontro con Geoff, in un pub, davanti una birra, rivoluzionerà l’esistenza del nostro protagonista. Geoff, un curioso cinquantenne fumatore e amante della birra, riesce da subito ad attirare l’interesse e le attenzioni di Ed, inizialmente irritato ma con il passare del tempo sempre più affascinato dal diverso punto di vista di Geoff, dall’innovativo modo di analizzare i problemi e le circostanze della vita: "Ogni situazione di crisi, Ed, rappresenta anche una preziosa opportunità di cambiamento. Ciò che conta veramente è avere dentro di sé le risorse per affrontare i momenti difficili". Nel discutere con il suo nuovo amico, Ed scoprirà che Geoff è buddista eppure, nonostante il suo forte scetticismo verso qualsiasi forma di religione, verrà immediatamente affascinato dall’incredibilmente alto stato vitale del suo interlocutore. Ed avverte in Geoff la sua straordinaria capacità di imparare dagli errori, di trarre giovamento dalle problematiche della vita, di apprendere e rafforzare il suo essere, affrontando le più gravi circostanze che l’esistenza può rivelare ad un uomo, semplicemente cambiando l’approccio alle stesse. Il protagonista imparerà nel corso della storia a conoscere sempre più approfonditamente il mondo del quale Geoff si fa fiero portavoce arrivando, in estrema conclusione, a percepire che nei concetti, con estrema chiarezza esposti dal suo amico, si celano parte delle risposte più utili alla comprensione del vero significato della vita. In questo romanzo, leggero e scorrevole sin dalle prime pagine, viene perfettamente calato il buddismo nella quotidiana realtà di tutti i giorni. L’autore riesce a farlo con l’abile capacità di non entrare mai in un discorso meramente teologico e filosofico, ma incastrando perfettamente alcuni dei principali concetti buddisti nelle situazioni, nelle difficoltà e nelle problematiche che ciascuno di noi potrebbe trovarsi ad affrontare. Lo stesso protagonista del romanzo, lascerà spesso intendere come si possa diventare “vincenti” nella vita e nelle difficoltà, senza per forza di cose essere religiosi. Non mancheranno nel racconto, colpi di scena utili solo a rafforzare lo scopo primo dell’autore: presentare un idea di buddismo cosi vicino alla gente e cosi capace di rivelare una strada migliore e più efficace per affrontare la vita di adesso.

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  • Nessuna storia con la quale affascinare. Questa volta, Alessandro Baricco si siede vicino al lettore ed inizia ad elencare una serie di libri, stando ben attento a centrarne la bellezza, la particolarità. “Una certa idea di mondo” è un insieme di recensioni venite fuori direttamente dalla penna di Baricco e di conseguenza, riferibili ad alcuni libri che l’autore vuole portare a conoscenza del curioso lettore. Troveremo quindi, un elenco di ben 50 libri recensiti da Baricco ed ovviamente dallo stesso selezionati. Ma viene da subito rimarcato il fatto che in questa raccolta non troveremo i migliori 50 libri che lo scrittore torinese ha letto nel corso della sua vita; più semplicemente troviamo quelle opere che negli ultimi 10 anni hanno, per un motivo o per un altro, attirato l’interesse dello stesso. Come Baricco sottolinea: “E vorrei ricordare che non sono i cinquanta libri più belli della mia vita, quella sarebbe stata un’altra cosa... sono il frutto del caso, niente di più. Non ci sarà 'Viaggio al termine della notte', per capirsi né 'Anna Karenina' (me lo tengo per qualche lungodegenza, augurandomi di non leggerlo mai".
    “Una certa idea di mondo” nasce raccogliendo una serie di articoli (recensioni vere e proprie), che periodicamente Alessandro Baricco ha presentato sulle pagine del quotidiano “Repubblica”. Non si riscontra, ed è ovviamente un bene, alcun filo logico nei titoli scelti dall’autore, considerando che si passerà da libri famosi a libri meno conosciuti; da scrittori di fama mondiale ad altri difficilmente rintracciabili negli scaffali di una comune libreria. Ritroveremo quindi pezzi di storia, come “Il Gattopardo” e novità letterarie ben meno “classiche” come ad esempio “Open”, autobiografico di Andre Agassi. Passeremo per “Colazione da Tiffany” di Truman Capote a “La Paga del Sabato” di Fenoglio. Eppure, sarà estremamente facile, in fin dei conti, rendersi conto che Baricco sa catturare l’attenzione e la curiosità soprattutto su quei titoli così poco conosciuti. Sa farlo con la maestria, l’eleganza, il sarcasmo e l’intelligenza di chi sa racchiudere la bellezza e il significato di un intero libro in una frase, in un pensiero, in un passaggio che abilmente riporta nella sue recensioni.
    Si deve sottolineare che questa volta, a differenza della maggior parte dei suoi lavori, la scrittura di Alessandro Baricco appare più rilassata, più intima e frizzante. L’autore si pone davvero al fianco del lettore e lo porta per mano nella sua personalissima biblioteca, con l’acutezza di presentargli tomi, a volte anche ostici e spigolosi, con una battuta umoristica ed un costante filo di sarcasmo. Certo, non mancano le sporadiche digressioni, più o meno accentuate, alle quali lo scrittore si abbandona ma, a chi ha creato opere sublimi come “Oceano Mare” o “Novecento”, si potrà pur concedere qualche minuto in più di lettura per arrivare ad esplicitare meglio un concetto.
    La raccolta di recensioni offerta da Baricco, è in definitiva un libro a cui accostarsi con una viva curiosità che sicuramente verrà ripagata. I consigli sono vari, diversificati, interessanti e, per alcuni versi, inaspettati. Un libro al quale, inevitabilmente, seguiranno altri 15 o 20 libri che, scelti dall’elenco, correremo immediatamente a prelevare dalla più vicina libreria.

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  • Desperation. Una cittadina sita nel deserto del Nevada particolarmente nota e sovente attraversata da un andirivieni di persone, operai, ingegneri, mezzi pesanti e furgoni. Tutto ciò per merito dell'attività di estrazione del rame, oltre ad altri materiali, posta in essere nelle sue oramai storiche miniere. In questa cittadina avrà luogo l'ennesimo superbo scontro sceneggiato e diretto magistralmente dall'acclamato re del brivido. A Desperation si incontreranno e diventeranno saldamente ed inspiegabilmente legati l'uno all'altro, i destini dei personaggi principali della storia narrata. Il comune denominatore per tutti loro sarà il punto di origine degli incubi ai quali saranno costretti a partecipare: l'Highway 50, lunga strada che corre nel deserto ed il poliziotto che su di essa, integerrimo e puntuale, applica i propri regolamenti. La famiglia Carver si troverà ad incrociarlo dopo aver forato le gomme del camper sul quale viaggiavano. Peter e Mary, saranno accusati dallo stesso, per una banale distrazione capitata nel momento meno adatto. John Marinville, acclamato scrittore, nell'intento di percorrere in moto le lunghe vie di quell'angolo degli Stati Uniti, si ritroverà a scambiare battute di spirito sulla sua fama e sui suoi libri proprio con il poliziotto in questione. Ma subito, tutti i protagonisti sopra citati, si renderanno conto che, nei modi di fare, parlare ed agire di Collie Entragian, questo il nome dell'uomo in divisa, qualcosa proprio non va secondo logica e razionalità. Improvvisamente, Desperation e la locale centrale di polizia, si trasformano nella location delle più brutali e violente esperienze che i nostri malcapitati si ritroveranno loro malgrado a vivere. Ecco come ci viene presentato l'ennesimo duello tra bene e male che di capitolo in capitolo, si rivelerà ben più profondo, antico e per alcuni aspetti incomprensibile all'umano intelletto. Eppure saranno esseri umani ad essere letteralmenti "usati" dalle due contrapposte forze, al fine di avere la meglio l'una sull'altra. Come sfondo alla vicenda narrata, la miniera di Desperation, con la sua storia ed i suoi segreti divenuti oramai miti e leggende da raccontarsi. Ancora una volta e con la solita genialità, Stephen King ci pone al fianco di ogni singolo personaggio, riuscendo a far trasudare dalle pagine le paure, le emozioni e gli stati d'ansia dai quali gli stessi saranno attraversati. La scrittura viva, portentosa e mai scontata sa portarci odori sotto il naso, rumori e suoni alle orecchie. Il coinvolgimento è massimo, ancor di più quando l'autore sa destreggiarsi tra le più recondite paure dell'essere umano, tra i nostri legami più profondi con le circostanze, con il malvagio, con la natura, la coscienza e la spiritualità. Tutti elementi che fortemente verranno messi in discussione, lì dove il male sa essere possessore di ciò che in apparenza appare pacifico e pacato ed il bene, che nel dispiegarsi della sua strategia, rivela crudeltà e spietatezza. Una sorpresa per ogni pagina. Un capolavoro di King che sa farci toccare con mano l'orrore e l'amore. 

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  • Una formidabile avventura è quella attraverso la quale Ken Follet ci conduce per mano, facendoci scoprire e leggere di avvenimenti, catastrofi e atti quasi miracolosi che si succederanno nel corso di circa mezzo secolo. Siamo nell’Inghilterra medievale, nel periodo che va dal 1130 al 1180. Un periodo dove regna in maniera sempre più evidente il contrasto tra il potere del monarca e quello della chiesa. Ma, al tempo stesso, il romanzo sottolinea ed evidenzia anche i numerosi contrasti, i tradimenti ed i sotterfugi insiti all’interno dei due opposti “schieramenti”. Epoca di cavalieri e di conti, di rivoluzioni nel campo dell'agricoltura, del commercio, dell'edilizia e della spiritualità umana. Nel racconto di Follet, sono narrate le vicende dei numerosi personaggi che dall’inizio alla fine, intersecheranno i loro cammini, dandoci cosi la possibilità di conoscere e leggere dei protagonisti più pacati, quelli più dinamici, i violenti, i traditori e gli immancabili doppiogiochisti. Tom, modesto ma abile costruttore alle prese con il periodod più buio della sua vita. Philip, uomo di chiesa forte, istruito, colto e con n passato mai dimenticato. Aliena, bellissima figlia di un conte, decisa e pronta a sopportare torti e tradimenti. William Hamleigh, cavaliere forte ma dall'animo crudele e nero. Al centro di tutto il priorato di Kingsbridge, oramai prossimo alla rovina ma ancora una volta pronto a rialzarsi, guidato da una mano forte e saggia. L’arrivo di un abile costruttore e della sua famiglia sono solo il preludio all’avvio di un progetto di ampio respiro. Non mancheranno le violenze di cavalieri ambiziosi e dei loro scudieri; monarchi poco abili al comando e capaci solo a scatenare un'infinita serie di guerre civili; vescovi pregni di sete di potere e dimentichi della loro missione spirituale. All’autore va riconosciuto l’immenso scenario che pone in essere, preciso nei dettagli, nelle ambientazioni e nei costumi. Facile è immedesimarsi nelle vie di un mercato medievale o ai margini di una furiosa battaglia tra nobili cavalieri ed eserciti affamati e violenti. Provare a sintetizzare ulteriormente la trama sarebbe del tutto inutile e ad ogni modo inefficace. Molteplici sono gli avvenimenti, gli stravolgimenti ed i cambiamenti di rotta a cui il nostro autore, sottoporrà la sua storia narrata. Il risultato è in definitiva un viaggio lunghissimo ma mai tedioso; una storia che va dal padre al suo nipote. L’esperienza di un epoca umana dove sibillina ma costante ci accompagnerà l’ambizione più alta di un semplice costruttore inglese.

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    • Limit
    • 26 febbraio 2013 alle ore 8:14

    Julian Orley, importante, ricchissimo ed oltremodo potente esponente della società moderna, ha finalmente realizzato il sogno di una vita. La meta ultima di studi, aspirazioni, esperimenti ed incredibili investimenti finanziari è rappresentata dalla creazione degli “ascensori spaziali”. In un'epoca non diversa da quella dei giorni nostri, dove il petrolio è oramai giunto, ed è propriamente detto, agli sgoccioli, il recupero, la produzione e la distribuzione della nuova e principale fonte energetica alternativa, l’elio-3, è diventata gradualmente di assoluta priorità. Soltanto l’invenzione di Orley ed i suoi successivi ampliamenti tecnologici, riusciranno a rendere economicamente sostenibile l’estrazione  dello stupefacente carburante ecologico, esclusivamente presente sul suolo lunare. Ma il visionario Orley è andato oltre, sino a concepire e poi realizzare un vero e proprio villaggio vacanze direttamente sulla luna. Tutto ciò resta comunque l’incipit al ben più ampio calderone di eventi che si andranno via via alternando nel corso del romanzo, ovviamente tutti ben correlati ed uniti tra di loro da un comune denominatore che scopriremo solamente nel procedere del romanzo. Cosi, dalle scoperte tecnologiche, dagli ascensori spaziali e dagli alberghi lunari, passeremo invece nei quartieri cinesi, dove il signor Tu Tian, magnate industriale, assolderà Owen Jericho, detective privato, esperto di pirateria informatica e del controspionaggio elettronico. Jerico, con il peso della sua storia privata sulle spalle, stanco e deluso dall’umanità intera, a lui rivelatasi nei terribili crimini di pedofilia, violenze sessuali e abusi sui minori che il suo lavoro gli ha regolarmente presentato, si ritroverà suo malgrado coinvolto nella ricerca della giovane Yoyo, figlia appunto del magnate sopra citato. Ancora una volta, Shatzing riversa la sua cultura e il suo sapere in ambito ecologico, ambientale, tecnologico e futuristico nel romanzo in questione riuscendo ancora una volta a conciliare la straordinaria mole di concetti e spiegazioni tecniche con l’adrenalina, l’avventura e gli ingredienti classici di un perfetto film da inseguimenti e sparatorie. La vicenda è oltremodo visionaria e di forte impatto per la costruzione futuristica che fa da colonna portante. Una visione di un futuro mai troppo eccessiva o irrealizzabile, bensi costantemente sostenuta e supportata da elementi che possono facilmente essere ritrovati nella più avanzata tecnologia dei nostri giorni, certo  al di là delle  recenti possibilità di sviluppo, ma l’immaginazione e la fantasia che occorre per immaginare le rivoluzioni tecnologiche di Orley è davvero la minima indispensabile. Il libro cattura sin da subito l’interesse del lettore e seppur con tratti più lenti ed esplicativi, lo conduce abilmente fino alla conclusione dell’ennesimo puzzle narrativo ideato e diretto magistralmente da Schatzing.

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    • IT
    • 30 gennaio 2013 alle ore 8:20

    La totalità delle forze maligne, delle paure e delle vibrazioni negative che si possono raccogliere in una cittadina americana sempre avvolta da un’atmosfera velatamente grigia, sono riuscite a confluire nella “non-essenza” di un essere malvagio ed esistente da sempre: pronto a riemergere con diabolico tempismo nel corso della storia e pronto a nutrirsi proprio di quelle emozioni nere che pervadono l’animo umano, in particolar modo, l’animo di un bambino. E' in queste vesti che Stephen King presenta ai suoi lettori quella che, con molte probabilità, è la sua “forza del male” meglio riuscita, proprio perché priva di una logica “razionale” seppur metodica e spietata nell’agire, gigantesca nella presenza sensoriale ma anche fisica, eterna e puntuale nel tempo, detentrice di segreti ancestrali e sconosciuti al genere umano, capace di sintetizzare il male che sa nascondersi dietro mille maschere. L’unico baluardo che la sopra citata Derry, cittadina del Maine, riesce ad erigere contro la serie di eventi violenti e sconvolgenti che percuotono la popolazione, in particolar modo quella costituita da bambini o adolescenti, è proprio un gruppo di sette giovanissimi amici. Nella prima parte del libro, Bill, Ben, Beverly, Richie, Eddie, Stan e Mike, unitamente ad altri personaggi che si alterneranno nel corso del romanzo, sono ancora giovanissimi quando incontreranno per la prima volta It, a ciascuno di loro presentatosi sotto differenti forme fisiche. Lo combatteranno, cosi come faranno con le loro più intime paure e contemporaneamente, affronteranno Henry Bowser, capo di una banda di bulli locali. Nella seconda metà del libro, la battaglia si ripropone circa 28 anni dopo. I sette giovani sono oramai divenuti adulti, portandosi comunque dietro, tracce di una storia indimenticabile, tracce indelebili di un male tornato puntualmente a vivere mascherato da clown, sorridente e scanzonato: “Pennywise”. A questo punto, svelare altri dettagli della mastodontica ed intricata serie di eventi che pone in essere, nelle numerose pagine della sua opera, il re del brivido, sarebbe davvero un peccato. IT rappresenta un’esperienza fantastica che chiunque, appassionato o meno del genere, dovrebbe concedersi. La potentissima scrittura di King, riesce a coinvolgere il lettore in maniera totalitaria rendendolo parte integrante della comitiva di ragazzini, pronti a combattere il male. Ma in questo romanzo c’è davvero tanto da analizzare e sui cui riflettere. C’è l’attenzione dello scrittore ai più comuni traumi e timori intimi dell’età infantile, al male rappresentato come essenza e non come entità, al bisogno di amicizia, alla memoria storica, alla società umana e soprattutto, alla violenza celata dietro un sorriso finto. Stephen King dà vita ad una straordinaria storia lunga 28 anni (e forse anche di più) dove vi accorgerete con estrema facilità di esservi immedesimati in tanti pensieri, in tante parole in tante paure. Terminerete il libro, lo riporrete al suo posto e vi accorgerete di conoscere perfettamente nome e cognome dei personaggi, le loro paure e i loro caratteri. Sorriderete e chiedendovi come ci riesca il signor King, magari allungherete un occhio sotto il letto e uno dentro la vostra doccia.

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  • Si legge nel libro della Genesi  “”Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo. Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse:  <<Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra.>> E fu sera e fu mattina: quinto giorno. “”
    Come è immediatamente intuibile, analizzando i versetti sopra citati, in questo libro, Frank Schatzing pone in primo piano l’analisi del rapporto uomo-ambiente; nello specifico la relazione tra gli esseri umani e l’immenso mondo marino. In diverse parti del pianeta, la popolazione si ritrova improvvisamente alle prese con una serie di eventi catastrofici caratterizzati da una gravità ed una distruttività che costantemente ed inesorabilmente va aumentando nel corso della storia raccontata. Sigur Johanson, esperto e noto biologo marino, è chiamato ad analizzare l’incredibile invasione di nuovi e sconosciuti organismi marini viventi, dalle fattezze simili a quelle di un comune verme, che gradualmente vanno ricoprendo l’intero zoccolo continentale. Da tutt’altra parte del mondo, Leon Anawak, famoso ed appassionato biologo, si adopera per studiare e trovare l’origine dei comportamenti, tanto anomali quanto aggressivi, dei più comuni cetacei marini. Lungo le coste americane, stranissimi granchi bianchi silenziosamente risalgono verso l’interno e le città costiere. Un improvviso tsunami, spazza via quasi interamente, ogni forma di umanità lungo le coste del Mare del Nord. Queste e mille altre problematiche circondano i numerosi protagonisti, oltre a quelli citati, del romanzo in questione, rendendolo in tal modo un racconto ad ampio respiro. La stupefacente mole di cultura ecologica, marina, scientifica, tecnologica e zoologica riversata nelle pagine scritte da Schatzing è davvero notevole e contribuisce a rendere il libro sempre vivo e interessante, anche nei passaggi più descrittivi e pacati della vicenda narrata.
    Nonostante le 1032 pagine, questo romanzo risulta sempre veloce nella scrittura e nell’alternarsi delle ambientazioni. Ricco di suspense, colpi di scena ed intelligenza narrativa, il libro punta ad un’analisi di fondo di importanti tematiche etiche, ecologiche, filosofiche, religiose e scientifiche. "Il quinto giorno" è in definitiva un thriller intelligente e razionale, esaltante e mai scontato dove ci si tuffa nel mare, lo si vive, si conoscono le sue più remote profondità ed i suoi abissali misteri non ancora svelati all’uomo. 

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  • Come catapultare una consolidata immagine della televisione dei nostri tempi sulle pagine di un libro? Come riuscire a descrivere il mondo avanti e quello dietro le telecamere di una trasmissione televisiva? Semplice, per quella che è la penna potente, schietta e  “noir” di Mauro Marcialis. Basta prendere un tipo di nome Orlando, dall’aspetto estetico vicino la perfezione; bellissimo e spregiudicato. Seduto su un trono per essere corteggiato, invitato, ambito, ammirato e desiderato. Pronto a tutto, il protagonista di questo romanzo, userà la sua immagine per arrivare a scalare la vetta della società, partendo dalla notorietà televisiva, passando per ogni tipo di situazione lecita o illecita che sia. Al suo seguito conosceremo l’amico Davide, compagno di esperienze passate dentro, fuori e attorno il mondo dello star system. Sotto una costellazione di rapporti sessuali, incontri particolari e grotteschi, avventure di alcool e di stupefacenti, serate oltre il limite del mondano, soldi, frenesia e impossibili ritmi di vita. Orlando proverà a nascondere, senza tuttavia riuscire mai ad evitare, il suo lato più oscuro e silenzioso, un passato terribile e buio: una profonda e sibillina disperazione. Eppure una disperazione che avrà il suo momento culminante, la sua valvola di sfogo. La voce dello scrittore, Mauro Marcialis, non dà tregua. Le parole sono nude, schiette, violente ma veritiere, capaci di regalare immagini nitide al lettore. La scrittura è veloce, ansiosa, ritmica e vorace, proprio come tutta l’atmosfera che pervade questo romanzo. Non c’è tempo per riflettere. Lo scrittore procede serrato nei termini e nella prosa. Si viene inondati da una marea di sensazioni forti, contrastanti, pungenti, spigolose, acide. Sembra perfettamente realizzata la volontà dell’autore di questo dramma moderno, di catapultarci in quella vita spasmodica e frenetica che si cela dove l’occhio dello spettatore non arriva. Dove non c’è regia o pubblico pagante. Il risultato è la storia di Orlando e Davide. Il risultato è una lettura senza respiro, strepitosa e sconvolgente.

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  • Storie di cavalieri e di regnanti. Storie di intrighi e giochi di potere. Veleni conservati in preziose ampolle, tornei sontuosi e ricchi di campioni. Guerre fatte di spade, scudi e mazze ferrate. Nel fantastico ma dettagliato mondo che George R.R. Martin costruisce lungo i capitoli che compongono la sua avventura narrativa, c’è tutto questo e anche di più. Troppo semplicemente confinato nel genere “fantasy”, la saga dei sette regni è invece una consapevole, lucida e moderna rivisitazione di un epoca molto simile a quella medievale, con solo qualche accenno, tuttavia significativo, ad elementi più classici della letteratura fantasy. L’esordio delle vicende che si alterneranno nelle terre dei sette regni, si apre con il primo libro "Il trono di spade". Eddard Stark, lord  di Grande Inverno, domina nelle terre del Nord, luoghi freddi, solitari, eppure sicuri e avvolti da un clima di serenità, efficienza e quieto vivere. Ma le novità sono poco lontane e sarà il Re, Robert Baratheon, sovrano di tutti i sette regni, amico e compagno di numerose battaglie di Ned Stark, a portarle direttamente nella casa di quest’ultimo, suo fidato e leale alleato. Alla corte di Approdo del Re, città forte della nobile casa regnante dei Baratheon, conosceremo la ricca e potente famiglia dei Lannister, insediatasi per via del matrimonio avvenuto oramai molti anni prima tra la loro bellissima figlia, Cersei e il re Robert. Saranno numerosi i nomi delle varie casate che, in un modo o nell’altro verranno coinvolte nelle vicende che con ritmo spasmodico e quasi sempre imprevedibile inizieranno a ruotare attorno il trono di spade, simbolo primo e storico del dominio sulle terre conosciute all’uomo. Ma poseremo uno sguardo anche al di là del mare, dove un popolo selvaggio, guerriero e senza alcuna cognizione di ciò che avviene nei fasti dei castelli d’occidente, affila le sue armi sotto la guida del loro nuovo leader. Udiremo infine, la sibillina presenza di forze oscure, che insistentemente premono dal nord. Un libro al quale faranno seguito altri volumi che sempre con maggiore interesse si faranno leggere. Un libro che è uno spettacolare e ben riuscito prologo ad una meravigliosa e ben congeniata avventura di altri tempi.

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