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Racconti di Raffaele Vertaglia

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  • 19 luglio 2010
    Continua il sogno...

    Come comincia: Io vivo!
    Il cuore mi funziona, lo sento palpitare, mi funziona tutto; mi funziona l’udito. Al tatto, osservando da vicino una superficie liscia è piacevole, ne avverto  la sostanza e me ne compiaccio; mi sento. Avverto che ogni singola parte, ogni più piccola particella del mio micro-mondo è funzionale, è attiva e mi sento bene. Ma non mi basta, non deve bastarmi, non può limitarsi tutta la mia esistenza all’egoistica constatazione del mio “stare bene”, allora? Sento il bisogno irrefrenabile di rendere partecipi le persone che fanno parte del mio quotidiano. I genitori, i fratelli o le sorelle, mi compiaccio che anche loro sono funzionali e reattivi… Già. Ma non mi basta ancora, in un irrefrenabile bisogno interiore di esternare al Mondo intero la mia gioia e la mia voglia di vivere, entro in chat. Sapete quelle dove ognuno ha un Avatar ed in base a questo, esprime le proprie remore, i propri dubbi, le proprie difficoltà, sentimenti ed angosce… Sì, ma questo prima. Adesso devo comunicare il mio essere al Mondo. Ecco entra quella “con la puzza sotto il naso”, quella che “lo prende con i guanti”, Dio come vorrei poterla avere a portata di occhio, guardarla in faccia e spiattellarle tutte le volte che ha inveito contro questo o contro quello, ma chi se ne frega! Oggi io mi sento bene e voglio comunicarlo a tutti! Provo a scrivere qualche parola che abbia senso, abbia un filo logico, ma nulla di diverso dal mio “Hallo World” riesco a scrivere. Non è la Virtualità il mio Mondo. Il mio Mondo è il mio palazzo, il mio quartiere, la mia città o borgo o paesello. Tutte queste persone che lavorano, si adoperano per permettermi di fare una vita dignitosa  e senza problemi, sono queste persone, altri esseri umani che vivono ma che magari non sanno che io vivo, che ogni più piccola particella del mio essere è in armonia col mio corpo, col mio cervello, con la mia anima… Ma per saperlo glielo devo dire. Ok, incomincio col postino! “Buon giorno signor postino!” e lui a me, “buongiorno!” “Come và?”, e lui, quasi un automa, infila in ogni casella postale la corrispondenza che è stata ricevuta, meccanicamente… Poi si ferma improvviso come se avessero levato d’improvviso l’energia elettrica al suo lavoro automatico, mi fissa e dice sorridendo,”benone! E te?” Io lo guardo e vorrei dirgli tutte quelle cose che ho pensato prima ma per brevità, “anch’io bene, grazie!” Lui riprende il suo lavoro automatico, senza battere ciglio, io mi allontano senza disturbare oltre, ma sento che non basta, non è fatto soltanto dal postino il mio mondo. Vedo la parrocchia, dove credo sono stato battezzato, dove suppongo abbia fatto la mia Prima Comunione, don Renato è lì come sempre, ma la sua missione è quella di aiutare gli altri, provare con lui è come fare un terno giocando il giorno dopo l’estrazione. Ok decido di andare oltre, "gli altri" sono altrove, penso. Ma sulle scale della chiesa una vecchina, sta lì tutto il giorno, non ha figli, né parenti, sta lì da che io ne ho memoria, Bene, penso, ecco a chi posso comunicare il mio stato. Mi avvicino e lei mi fissa dritto negli occhi, Mi dai qualche centesimo?” Ed io, “beh, anche di più se vuoi. Ma devi ascoltarmi!” Nel dire ciò prendo dalla tasca una moneta da un euro e gliela porgo, lei, quasi riluttante mi dice, “ma non voglio poi così tanto!” Ed io insisto,” suvvia, prendi! Chissà quanto tempo dovrai aspettare per vederne ancora!” e lei, per nulla offesa, “ eh, dici bene tu! Ma sai che avevo anche delle proprietà?” Ed io, scettico, la osservo mentre continua, “ girando per le strade raccatto un po’ di tutto, la sera poi, vado giù ai ponti a dormire, avevo un materasso vero per dormire, ma dei bulletti gli diedero fuoco, così dovetti arrangiarmi con i cartoni” Io ascoltavo in silenzio,” Anche da casa tua una volta, ho avuto un bel regalo, sai?” Ed io contento d’averle dato qualcosa e vederla sorridere,”una scatola vuota, un cartone”. Io non avevo mai pensato oltre la porta di casa. Tutto si limitasse alla porta. Se buttavo qualche cosa, non andavo all’idea che a qualcuno potesse servire, lo buttavo via, e basta! Poi come se avesse letto nei miei pensieri, "sei sempre stato molto generoso, hai buttato via tanta roba che era come nuova. Quei giocattoli che buttasti quasi tre anni fa, li ho portati al reparto dei bambini gravi all’ospedale. Pensa che m’avevano presa per la Befana! Glieli avresti potuti portare tu di persona, e ti avrebbe fatto sicuramente bene. Ricevere un sorriso da chi soffre è davvero gratificante e ti fa apprezzare di più la vita ed il superfluo che buttiamo via.." All’improvviso un suono acuto, un sibilo, mi riprendo. Non ho più un corpo, sono una macchina e lavoro continuamente elaborando dati che mi giungono da ogni parte del mondo… Ma allora ho sognato! Magari, qualche microchip è andato in tilt o forse sono io che non riesco più a pensare, ricordare, devo solo elaborare, elaborare, elaborare. Ma dunque, sono un PC! Io per un attimo soltanto o poco più, ho lasciato che la mia mente si librasse libera nel mondo, prima della rete, poi in quello reale… Quella vecchina?  Io non so chi fosse, eppure ricordo di averle parlato… Mi sa che è stato tutto un sogno. Faccio come si faceva una volta, quando non funzionava un Computer, lo si resettava e ripartiva di nuovo ma perfettamente funzionante. Ok  READY… Tutto si è riacceso, funziona tutto alla perfezione, ma non posso dirlo a nessuno. Già. Proprio così è incominciata la mia giornata, credendomi un umano, ma sono solo una macchina, circuiti e cavetti… Nulla di più.

  • 15 giugno 2010
    Ho fatto un sogno!

    Come comincia: Buongiorno mondo!
    Stanotte ho fatto un sogno, ma così strano e nel contempo bello. Mi trovavo nella chiesa parrocchiale della mia infanzia. L'edificio era senza soffitto. Il sole entrava ed illuminava tutto, ma nonostante ciò, tutte le luci all'interno erano accese ugualmente. Vedevo le candele innanzi alle immagini sacre che palpitavano al minimo sospiro. Era un brulichio di preghiere...Ma c'erano persone di varie religioni, di varie nazioni, di svariate estrazioni sociali. Ognuno pregava a modo suo, ed ognuno, sicuro di essere ascoltato da Dio, fiducioso aspettava risposte. Ma poi mi sono accorto di una cosa. I problemi di ognuno, sono così tanti e tali che non è pensabile, alla misera mente umana poter capire, un modo per ascoltare ed esaudire le esigenze di tutti. Strano mestiere quello della divinità. Ascoltare le continue lamentele che faceva un rabbino perché un cattolico non gli permetteva di guadagnare abbastanza, un musulmano che non riusciva ad essere contento perché il rabbino si lamentava ad alta voce. Insomma ognuno aveva a suo modo ragione di lamentarsi con Dio degli altri e ne chiedeva paradossalmente l'eliminazione. Magari anche fisica! Eppure il sole splende ogni giorno per tutti allo stesso modo, poi sono le nostre diversità che ce lo fanno apparire diverso, sfocato o sfumato, limpido e accecante, ma è solo il nostro modo di osservare che ci fa vedere le cose distorte dalla pura e semplice Verità. Vi ricordate anni fa, quando si prendeva in giro la stampa politica su un unico fatto, ma che agli occhi di una parte la vittima era il boia e questi diveniva vittima, a seconda dell'estrazione politica di questo o quel giornale. L'esempio lampante è rappresentato appunto da un bambino ed un leone. Il bambino viene ucciso, sbranato, dal felino. Questa la notizia d'agenzia. Queste che seguono le notizie apparse subito dopo sulle varie testate:
    (Stampa moderata di centro)
    Un povero ragazzino, avventurandosi nella gabbia di un leone allo zoo è stato sbranato. Subito la mobilitazione generale ha organizzato cortei pacifici per chiedere l'abbattimento del leone e la chiusura dello zoo.
    (Stampa moderata di destra)
    Un piccolo fanciullo, attratto dai miagolii è stato attirato con l'inganno da un leone di sinistra nella sua gabbia. Questi, siccome era ora di pasto ha pensato di sbranare il piccolo d'uomo. Mobilitiamoci, per chiedere alle Autorità l'abbattimento immediato del feroce leone e la sepoltura dei poveri resti del piccolo.
    (Stampa moderata di sinistra)
    Leone affamato e da tempo in cattività ha dovuto aggredire un bambino per nutrirsi. Costretto dalla fame che impera nel nostro paese il povero felino ne ha fatto un solo boccone. Mobilitiamoci perché il potere ha costretto un povero leone affamato ad aggredire un piccolo bambino che ignaro si è addentrato nella gabbia del felino, abbattiamo il bambino. :-)
    E' una barzelletta, indubbiamente a qualcuno non piace, spero proprio non piaccia, ma serve per avvalorare la mia tesi: Ognuno osserva a suo modo le cose e non abbiamo occhi per vedere quello che vede Dio in tutte le cose.