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in archivio dal 27 giu 2013

Raimondo Gambino

14 marzo 1957, Palermo - Italia
Mi descrivo così: Essere uno con il tutto per ritrovare il tutto in ognuno.
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  • 17 ottobre 2013 alle ore 11:46
    gridato all'universo

    Apro le mani!
    Disserro le mie braccia,
    tolgo quest'ombra mia dalla tua faccia.
    Volto lo sguardo ma non per non vederti,per non sentiri o
    per non saperti,
    volto lo sguardo  perchè non ti trattenga,
    perchè verso di me qualcosa nel tuo fondo
    ancora non ti spinga.
    Guarderò altrove se mai sarò capace
    là dove sgorga la luce della pace.
    Apro le mani, sciolgo ogni catena ,getto ogni chiave
    io non ti voglio in pena.
    Apro la vita per lasciarti andare
    perchè tu possa sentire un nuovo amore
    ma non voltarti , non farti spaventare
    anche se inonda il mondo
    il pianto della mia ferita.
    Se mai potendo , ti posso liberare
    ora lo faccio ,
    amato amore , io ti lascio andare.
    Và vola via  incontro a quel tuo cielo
    ove ti attira la passione tua,
    possa tu avere la gioia dell'incontro che
    non puoi avere  se io ti sono accanto,
    và, non tardare sei libera  mio amore
    anche se questo mi uccide di dolore,
    e voglio dire , lo grido all'universo,
    ricordami di queste mie parole se
    in un momento  di misera follia
    possa volere che tu sia ancora mia.
     

     
  • 15 ottobre 2013 alle ore 12:36
    ti penso

    Ti penso,sento la vibrante presenza
    del tuo esistere che mi pervade
    emozionadomi l'anima
    Scorrono immagini sul fondo dei miei occhi
    sono i tuoi volti con cui danza
    il mio cuore.
    Ti penso,mentre freme ogni stilla di me
    per  abbracciarti,sfiorare con le labrra
    i tuoi begli occhi e
    sussurrandoti ....T'amo
    baciarti mio vero Amore!
     

     
  • 10 ottobre 2013 alle ore 14:23
    ostinata speranza

    Ostinata speranza

    Diamoci appuntamento ai confini del mondo

    là dove non più oltre è il conosciuto

    sull'orlo del tempo dove precipita ogni certezza

    vi spira una eterna brezza

    che

    ha profumi invisibili ai sensi

    là dove non occorrono opinioni o consensi

    dove anche se ami un altro io non soffro

    tu non ti tormenti

    Diamoci appuntamento più in là del domani

    semza brame di ormoni

    oltre le più sottili impressioni

    liberi più dell'aria

    senza più suggestioni

    Vedrai mia cara avrò il volto del tuo amore

    tu vestirai di luce come una stella,

    in pace mi  sfiorerai sapendo che non sarai delusa

    perchè della tua stessa luce l'anima mia è soffusa

    Incontriamoci oltre questa nostre catene

    al di là dei rimpianti

    senza voglie né pene

    Incontriamoci ancora senza alcuna paura

    tu vedrai il mio sorriso

    perchè mai mi hai offeso

     io saprò che il tuo amore  è più caldo del sole

    Incontriamoci ancora

    Incontriamoci sempre

    Incontriamoci ora, dove il cuore ci sente.

     

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:58
    apprendere il distacco

    Apprendere il distacco
    la necessaria prospettiva
    attraverso il cui prisma
    scindere le emozioni
    dilaganti.
    Osservare in silenzio
    aureo sostare in
    fragranze pazienti
    non deflagrare
    contenersi
    acquietarsi
    placare il tumulto incombente
    ascoltando fermarsi
    In questo fermo esserci
    vederti, saperti ,possibilmente
    senza giudizio
    amarti!

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:50
    una gioia germoglia

    Una gioia germoglia
    appena appena,
    quasi non compresa
    ma d'una quieta dolcezza
    l'anima mia si nutre,
    stando così nel letto
    accanto a te mentre
    t'ascolto leggere
    con la tua voce rorida, avvolgente
    Una magia ci culla
    amata mia,
    il tuo volto mi inebria
    e nell'aria s'accende
    una pace arcana
    una poesia ancora, mentre
    non più impaziente
    ogni paura s'allontana.
     

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:43
    cuore

    Ho un cuore?

    Non l'odo che sono più che morto e

    come un legno ritorto mi avvolgo di dolore

    dov'è il mio più grande amore?

    Un vento l'ha rapito

    un fumo acre e cupo ne copre la visione

    dov'è il mio dolce amore

    perduto in un bicchiere

    in una illusa favola

    dentro una sensazione.

    Ho un cuore?

    Non l'odo che troppo forte batte

    una campana a morto

    forse son io perduto

    oppure è questo mondo e tutti quanti

    andiamo in cupo girotondo.

    Ho un cuore che s'apre sull'eterno

    batte posso sentirlo nel cuore

    del mio inverno

    ho un cuore che ancora vuole amare

    batte batte galoppa

    niente lo può fermare!

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:39
    diventa arte

    Diventa arte o mia forza bruta

    impulso gravido di istinto primordiale

    fatti canzone e vola sopra il cielo

    della mia anima in trepidante attesa

    lascia cadere il peso delle brame

    fatti poesia e senza più timore

    diventa arte e volatene via

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:37
    Rumore di mare

    Questo rumore di mare che

    mi trascina sulle schiumanti onde

    in cerca d'altri luoghi ove approdare

    Ulisse inconosciuto a che calipso

    mai portato in dono?

    Ah! l'opulenza d'una terra gravida

    l'humus bruno in fumigante afrore

    congiunta carne in estasi d'amplesso

    un rinnovato moto di rinascita

    che scuote il fondamento di me stesso.

    Lei s'allontana e parve a un tratto

    che senza la sua forma tutto

    di un mondo tacque

    in un silenzio pregno d'impressioni

    che si rivelano riverberi

    d'arcaiche emozioni

    ma ecco che ritorna

    dopo le sue abluzioni

    con passo lento incede portentosa

    la forma contro il cielo disegnata

    forte e suadente la mia dolce sposa

    Così la vita appare in un frangente

    come sfuggente ombra che

    si frappone tra quella luce

    limpida che interna dai nostri occhi

    tutto intorno infiamma e

    quanto da noi stessi è scaturito

    ritmo incerto d'un canto mai compreso

    Se ci sveliamo oltre i nostri sensi

    forse potremmo alfine divinare

    una parvenza di quello che portiamo

    come gli scrigni

    d'una gemma mai mostrata

    che se brillasse libera sua luce

    tutta la vita ne sarebbe illuminata

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:33
    piccole musiche

    Piccole musiche di grilli ed

    echi che si nutrono di voci

    piccole noie del vivere,

    l'apparenza dei ricordi

    dalle immagini che sovrappongono

    i giorni agli anni

    gli anni ai minuti

    senza pausa, senza vergogne

    senza consigli

    questo è quel che fù e

    quel che è stato ancora sta accadendo

    Noi mordiamo l'aria scura

    nella notte piccole musiche dalle vene

    dai nervi dalle fibre del tempo

    un concerto di suoni

    in pulsazioni di tempi concentrati che

    tutti gli orologi della vita

    accordati sul nostro immaginario

    stanno scandendo

    ora, prima,dopo,sempre

    Turbamento,rancore delle cose

    dei sensi tumultuosi

    mentre le foglie crescono

    si avventano,succhiano luce

    ed aria restituiscono

    poi è il lamento dell'acqua

    la pressione nelle nervature

    come linfa perchè la rabbia del legno

    erompa dalla placida terra

    in giocosa sfida contro il sole.

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:30
    semplicità

    Semplicità di un eco tra le mura

    un commento circoscritto

    in acrimonie di pensieri e

    trasparenze infette

    d'oleose visioni ultramondane

    Semplicità di un vagito

    un grido notturno

    un riflesso d'intento

    incomparabile l'incanto

    di un ricordo perduto

    colori di noia sul volto delle cose

    Semplicità della tua mano sulla pelle

    una tiepida corolla

    sintomatica circospezione

    d'un ragguaglio intravisto.

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:28
    notte colorata

    Una notte colorata

    di sospiri, le mani

    danzano sul viso

    tocchi si lievi,

    mi paiono ali di falena

    che insistono

    sulle calate palpebre

    fruscii setosi o

    soffi delicati

    con le socchiuse labrra

    amo guardarti in questa

    tua mimata assenza

    la quieta luce

    scolpisce le tue forme

    appena avvolte

    in un vestito lilla

    canti fumando insieme

    al tuo cantante preferito

    a voce bassa

    lasciandoti abbracciare

    dalle note in un andirivieni

    di impressioni ignote

     
  • 05 ottobre 2013 alle ore 23:25
    ubiquità

    L'ora s'appressa che il torpore del sonno

    quasi nebbia del giorno

    sciama dai fondi occhi

    a turbinare intorno la scialba luce

    La stanza all'aria appesa

    esce con il suo spazio

    dalle finestre aperte

    su questa notte umida e frizzante

    Tu giochi un balbettio

    di imput e algoritmi

    con schiocchi e fischi che

    alle mie orecchie offerte

    al tremito degli atomi

    a tratti vi scalfiscono striature

    Mi sembra di sentire mille grilli

    che in sottofondo friniscono

    una distesa univoca di punti luminosi

    non mi rammarico di questa sera oblunga

    La mano si raccoglie su grumi di pensieri

    che dalla fronte esalano

    sentieri senza sfondo mentre

    ben più d'intorno sfilano le tue note

    visioni ancora ignote d'un mondo  inconfessato

    Odo chiuder le imposte

    dalla casa di fronte

    s'acquietano nel vicolo i suoni della notte

    a tratti mi rapiscono

    immagini errabonde su mappe

    senza limiti dalle inventate rotte

    che verso mete oscure

    conducono la mente

    Così son qui e lontano

    quasi un'ubiquità

    ti guardo e già ti vedo

    come una vacuità

     
  • 14 luglio 2013 alle ore 10:06
    col ticchettio

    Col ticchettio ovattato di questa sveglia elettrica

    Tremo di mia speranza ,

    che domani io possa rinnovare me stesso

    trionfare sui mali che da sempre mi affliggono

    sentirmi saturo di vita

    e come un bambino in pienezza d’essere

    nel mondo libero dal male

    celebrandolo esultare

    Lentamente mi pare scorre il tempo

    delle cellule-dei suoni e

    dalle vie silenziose una canzone mi coglie e

    Nella vertigine il mio sangue si scioglie

    io precipito e con me

    ogni altro me che mi compone

    Quale umano tra gli umani

    Vivente tra i viventi

    Morente tra i morenti.

    Mi aggrappo ai miei nervi in tragica solitudine

    Penso alle donne ,alle stelle,alle mani e

    Le mani mi guardo nell’ubbia della stanza

    Solo senza altra presenza

    Vivo un momento ossuto e dolente perché

    Non so cosa veramente mi occorra

    Per non farmi morire in questo istante

    Non sto soffrendo,non sto piangendo, non sto pregando

    Scrivo leggero leggero

    Senza affanno e le linee compaiono

    Si intrecciano in silenzio parlando

    Odo di me un vagito

    In quanti mondi ancora sto nascendo?

     
  • 14 luglio 2013 alle ore 10:03
    Ricordami di dirti

    Ricordami di dirti che ti amo,

    mi tremerà la voce,ma è lo stesso

    perché solo del mio nascosto amore tu saprai e

    non riderai di me quando guardando

    negli occhi tuoi profondi

    ti aprirò il mio cuore

    tu non vedrai le mani mie sudare

    ne che mi batte lesta una palpebra nervosa

    solo la luce esplosa dell’anima incantata

    così senza finzione ti avvolgerà crescendo

    fervida una canzone.

     
  • 29 giugno 2013 alle ore 16:54
    Il cielo ha chiarori inattesi

    Il cielo ha chiarori inattesi
    In questo  giorno di replica piovosa
    Nel vicolo s’è fatto muto
    Il sibilante volo dei piccioni e
    Passi soffocati fanno rima
    Agli usci apre-chiudenti

    Voci come pagliuzze e l’aria è ferma
    Dai miei polmoni l’ansia si sprigiona
    Il vasto mondo invento
    Su dalla tazza riflettono i vapori
    Visioni alpine  vastità di steppe
    Profondità marine

    È questa un’ora incerta
    Dove come la foglia subisco il vento
    Soffio demonico che mi può rapire
    Allontanando ad occhi  ancora spenti
    La luminosità di un giorno finto

    Una finestra ammicca segnale alterno
    Tetti e crateri  opere d’umani
    Oppure narrazioni  d’appennini
    Canzoni che si toccano con mani.

     
  • 29 giugno 2013 alle ore 16:52
    lucore del primo albeggiare

    Lucore del primo albeggiare
    Nella nebbia inatteso compare un passante
    Una semplice sagoma scura
    che nel fondo del viale cattura
    Un po’ d’ombra un po’ luce
    con un passo esitante
    Il silenzio è grondante e uno schiocco si infrange contro muri incolori
    Non si colgono luci o bagliori
    Nel riflesso di un vetro il sole natante si libra si accende
    L’uomo passa
    e già è un ricordo incipiente.  Ritorna alla mente
    fra due spigoli acuti
    Il silenzio imponente
    Poi scompare
    Coi pensieri gelati
    Ancora da soli
    Un po’ nasci un po’ muori

     
  • 29 giugno 2013 alle ore 16:49
    all'alba di un giorno

    All’alba di un giorno intero
    Mi pongo
    Come dormiente in preda al sogno del mondo

    Ombre che sfuggono –si addensano
    Oltre quello stato dell’essere in cui  divengo
    Pane e terra  opera delle mie mani
    Uomo di fango  e  di soffio

    All’aurora di un giorno unico
    Assurge
    L’aroma del sangue e del pensiero

    In profonda smemoratezza
    Batte di pura forza  il mio ardente cuore
    Nell’incedere della vastità ininterrotta
    Sale dal fondo del tempo il richiamo
    Dell’eterna presenza

    Leste meteore  trascorrono
    La fulgida  notte si muta  nella radianza
    Del sé che si esprime
    Un canto eterno mi pervade
    In luccicanza  d’ogni volto del mondo

    Al mezzo di un giorno intero
    Il rintocco di un nome
    Al pulsare incessante s’incide di legge perenne
    Eco dell’assoluto 
    In un punto focale s’esclama
    In verità di vita  pura esistenza

    Quale perfetto uno dell’unità molteplice
    In un ‘estasi splende la ferma immagine
    Un io si incendia e vive di propria sorte

    Al meriggio di un giorno irripetibile
    Un grumo lievita
    Nucleo del seme mio che si conferma

    Risa e pianto scandiscono l’impronunziato silenzio
    A cui  appartenne ogni flusso primevo
    Un deliquio s’evolve in levità di  luce
    Le chiarità che sprigiona
    La fonda oscurità d’ogni contrasto

    Al tramonto del mio eterno giorno
    Inclino alle antiche radici
    Ed in quel sangue affondo riso e pianto
    Pane e  terra  mutando in solo canto

    Libere stelle affermano ogni fissa memoria
    A prua vedendo navigo
    Quanto avviene da  sempre
    Verso la notte madre a ritrovarmi  intatto.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 17:11
    ad una donna

    Ad una donna che tanto amato ebbi che
    tanto di mia forza la vita ostacolai
    per la passione futile
    il senso di un possesso che
    senza sano amore nutrire mai potei

    Ad una donna splendida anche nel suo crollare
    la furia travolgente d'intima confusione che
    per le mie demenze in lei potei innescare

    Ora nel mio silenzio in questa lontananza
    a quella donna elevo un canto
    di grata rimenbranza

    Ad una donna limpida
    di fuoco e di dolore che nel mio cuore abita
    avvolta in un ardore per sempre
    forma e compito impronta evocatrice
    a quella donna dedico una
    eterna cicatrice

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 17:09
    puro colore

    Cerchi di puro colore cadenzano la sagoma del sasso
    Unica prerogativa di una beltà frugale
    Io ti bagnai del mio pianto in effige e chissà se in quel momento trasalisti
    Tutto è interconesso,respirare può essere il riflesso di un sole che brucia
    Non ti catturo vigore ma ti posseggo
    Ogni sette anni dell’umano tempo muto corpo e struttura,
    con ciò si esprime la mia eternità
    Scrive la mia mano parole senza rumore
    Del vasto mondo vorrebbe parlare,dire,svelare
    Io è un riflesso di luce,nella vita siamo attimi
    L’inchiostro dura un po’ ed oltre il foglio il pensiero modella la realtà
    L’Io si accalora
    Niente è già qualcosa,
    fuori dell’anima,si nasce,
    si muore senza posa.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 17:06
    l'angelus

    Suona la campana
    l'ora del raccoglimento
    ne cani  ne  gatti
    sul luminoso lastrico
    e le piccole donne accorrono
    serrandosi la vita stretta al seno
    le grige tempie immobili
    segnate sul bluastro delle vene
    dal rapido passar d'idee fisse
    vuoti pensieri carichi di pianto
    o come fumi il rifrangersi
    di  memorie adolescenti
    le mani senza esprimere
    si puntano alla gola
    lacrime per il freddo
    rivolano sulle rughe
    bruciano
    vanno via col vento

    Poche sparute immagini
    compaiono dai vicoli
    si fanno un segno muto
    poi spariscono dentro
    oltre le cigolanti porte
    della chiesa.

    Dopo resta il silenzio
    qualche strillo lontano
    lo scalppiccio nervoso
    d'una ritardataria

    nel cielo indifferente
    le nuvole galoppano
    rondini
    vanno a caccia
    stridono pipistrelli
    oltre le mura in volo
    giù dal mare giunge
    quasi un sussurro  l'eco
    di macchine il rumore.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 17:03
    noi

    Noi
    noi siamo così fragili
    così preziosamente fragili
    che la stupidità del mondo
    un sogno segreto del  cuore
    può trasformare in
    un inferno della vita
    perchè non ci unirà 
    un comune delirio

    Noi
    noi siamo così forti
    così profondamente forti
    che la cattiveria del mondo
    una canzone racchiusa nell'anima
    Può far sgorgare in una vittoria
    della vita
    perchè non ci disperderà
    una comune paura

    Noi
    noi siamo così oscuri
    così confusamente oscuri
    che la certezza del mondo
    un anelito alla luce
    può trasformare in
    un grido d'orrore della vita
    perchè mai ci sosterrà
    la comune ignoranza.

    Noi
    noi siamo così semplici
    così limpidamente semplici
    che l'assurdità del mondo
    un sentimento profondo
    può trasformare in
    una scoperta della vita
    perchè mai più ci ingannerà
    una comune teoria.

    Ma noi
    noi che nasciamo e moriamo
    noi che siamo e diventiamo
    noi che vegliamo e dormiamo

    solo con l'amore  alla
    comune essenza ci destiamo

    E così noi
    noi che sembriamo niente
    solo un punto nell'ambiente
    dentro il mondo della mente
    ci scopriamo
    e riveliamo
    questa musica che siamo
    e  mostrando  noi esprimiamo
    il divino che  portiamo.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 17:00
    canto

    Canto le vaste fondità dell'etere
    l'atomico pulviscolo aggregante
    canto le terre nate dai marosi
    dell'infinito oceano silente
    l'ore primeve e il moto ininterrotto

    l'anelito del mondo inappagato
    nell'inseguire il ritmo del tempo
    materia partoriente i semi astrali
    canto le stelle esplose per amore
    la notte senza fine che ci accoglie

    canto il dolore delle umane doglie
    canto la forza che urge in ogni stelo
    la stessa che promuove la tensione
    spingendo inerti atomi all'incontro
    la musica inesausta
    la visione

    canto quel che compare
    dell'immutato nulla in sospensione
    canto la sorte la natura interna
    canto la vita
    e canto anche la morte.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 16:55
    unità

    Sono le minute impressioni
    che hanno spesso il diritto di permanere
    cementarsi come polipi
    per erigere la corallina barriera
    dei ricordi che in quell'ammasso
    diventano memoria
    un che di trasformato
    nuova  storia.
    Tutto s'accresce d'uno
    formando unità inconmmensurate
    minuscole unità fanno universo
    l'indefinibile ambiente della vita.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 16:54
    varco

    Come un varco insperato
    in un vicolo cieco
    la dolcezza del tuo tenero viso

    nell'abbandono
    la tua bellezza vibrante.

    Una porta che la paura d'amare
    ha troppo a lungo  serrato

    solo in un attimo s'è spalancata

    si !  Ricorderò
    tenendo a mente.
    Un attimo è tutto il tempo
    anche se tutto muta.
    Mi sforzerò di rinnovarmi quest'attimo perfetto
    per poterti ogni volta
    amarti ancora
    fino alla certezza.

     
  • 27 giugno 2013 alle ore 16:52
    ombre della sera

    S'avvicinano le ombre  della sera
    e le scialbe  impressioni
    ingrandiscono il sentimento
    della vuotezza-
    dell'inesprimibile.

    Si disancora il pavido cuore
    come una ruota , giù per la discesa
    strappandosi  ai controlli della mente
    corre e travolge ogni ricordo
    facendo  come macina
    un impasto
    riporta al caos  quello che era ordinato
    contro ogni dio si pone
    all'imbrunire
    salando il dolce
    addolcendo l'amaro.

    Addosso a grezzi muri
    si sdoppiano le forme
    e non si riconosce più
    il falso dal vero

    Ne tristezza  ne  pianto
    ne gioia ne lamento
    a queste ore  l'anima
    si invola
    un frullo sopra i tetti
    come un gran gufo
    vola nell'oro ardente

    La ragione azzittisce
    solo un singulto
    un breve strido
    simile al topo sotto l'artiglio
    spezzato in un sol grido.