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Autore

Raimondo Gambino

in archivio dal 27 giu 2013

14 marzo 1957, Palermo - Italia

mi descrivo così:
Essere uno con il tutto per ritrovare il tutto in ognuno.

29 giugno 2013 alle ore 16:49

all'alba di un giorno

All’alba di un giorno intero
Mi pongo
Come dormiente in preda al sogno del mondo

Ombre che sfuggono –si addensano
Oltre quello stato dell’essere in cui  divengo
Pane e terra  opera delle mie mani
Uomo di fango  e  di soffio

All’aurora di un giorno unico
Assurge
L’aroma del sangue e del pensiero

In profonda smemoratezza
Batte di pura forza  il mio ardente cuore
Nell’incedere della vastità ininterrotta
Sale dal fondo del tempo il richiamo
Dell’eterna presenza

Leste meteore  trascorrono
La fulgida  notte si muta  nella radianza
Del sé che si esprime
Un canto eterno mi pervade
In luccicanza  d’ogni volto del mondo

Al mezzo di un giorno intero
Il rintocco di un nome
Al pulsare incessante s’incide di legge perenne
Eco dell’assoluto 
In un punto focale s’esclama
In verità di vita  pura esistenza

Quale perfetto uno dell’unità molteplice
In un ‘estasi splende la ferma immagine
Un io si incendia e vive di propria sorte

Al meriggio di un giorno irripetibile
Un grumo lievita
Nucleo del seme mio che si conferma

Risa e pianto scandiscono l’impronunziato silenzio
A cui  appartenne ogni flusso primevo
Un deliquio s’evolve in levità di  luce
Le chiarità che sprigiona
La fonda oscurità d’ogni contrasto

Al tramonto del mio eterno giorno
Inclino alle antiche radici
Ed in quel sangue affondo riso e pianto
Pane e  terra  mutando in solo canto

Libere stelle affermano ogni fissa memoria
A prua vedendo navigo
Quanto avviene da  sempre
Verso la notte madre a ritrovarmi  intatto.

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