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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

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  • Nessuna storia con la quale affascinare. Questa volta, Alessandro Baricco si siede vicino al lettore ed inizia ad elencare una serie di libri, stando ben attento a centrarne la bellezza, la particolarità. “Una certa idea di mondo” è un insieme di recensioni venite fuori direttamente dalla penna di Baricco e di conseguenza, riferibili ad alcuni libri che l’autore vuole portare a conoscenza del curioso lettore. Troveremo quindi, un elenco di ben 50 libri recensiti da Baricco ed ovviamente dallo stesso selezionati. Ma viene da subito rimarcato il fatto che in questa raccolta non troveremo i migliori 50 libri che lo scrittore torinese ha letto nel corso della sua vita; più semplicemente troviamo quelle opere che negli ultimi 10 anni hanno, per un motivo o per un altro, attirato l’interesse dello stesso. Come Baricco sottolinea: “E vorrei ricordare che non sono i cinquanta libri più belli della mia vita, quella sarebbe stata un’altra cosa... sono il frutto del caso, niente di più. Non ci sarà 'Viaggio al termine della notte', per capirsi né 'Anna Karenina' (me lo tengo per qualche lungodegenza, augurandomi di non leggerlo mai".
    “Una certa idea di mondo” nasce raccogliendo una serie di articoli (recensioni vere e proprie), che periodicamente Alessandro Baricco ha presentato sulle pagine del quotidiano “Repubblica”. Non si riscontra, ed è ovviamente un bene, alcun filo logico nei titoli scelti dall’autore, considerando che si passerà da libri famosi a libri meno conosciuti; da scrittori di fama mondiale ad altri difficilmente rintracciabili negli scaffali di una comune libreria. Ritroveremo quindi pezzi di storia, come “Il Gattopardo” e novità letterarie ben meno “classiche” come ad esempio “Open”, autobiografico di Andre Agassi. Passeremo per “Colazione da Tiffany” di Truman Capote a “La Paga del Sabato” di Fenoglio. Eppure, sarà estremamente facile, in fin dei conti, rendersi conto che Baricco sa catturare l’attenzione e la curiosità soprattutto su quei titoli così poco conosciuti. Sa farlo con la maestria, l’eleganza, il sarcasmo e l’intelligenza di chi sa racchiudere la bellezza e il significato di un intero libro in una frase, in un pensiero, in un passaggio che abilmente riporta nella sue recensioni.
    Si deve sottolineare che questa volta, a differenza della maggior parte dei suoi lavori, la scrittura di Alessandro Baricco appare più rilassata, più intima e frizzante. L’autore si pone davvero al fianco del lettore e lo porta per mano nella sua personalissima biblioteca, con l’acutezza di presentargli tomi, a volte anche ostici e spigolosi, con una battuta umoristica ed un costante filo di sarcasmo. Certo, non mancano le sporadiche digressioni, più o meno accentuate, alle quali lo scrittore si abbandona ma, a chi ha creato opere sublimi come “Oceano Mare” o “Novecento”, si potrà pur concedere qualche minuto in più di lettura per arrivare ad esplicitare meglio un concetto.
    La raccolta di recensioni offerta da Baricco, è in definitiva un libro a cui accostarsi con una viva curiosità che sicuramente verrà ripagata. I consigli sono vari, diversificati, interessanti e, per alcuni versi, inaspettati. Un libro al quale, inevitabilmente, seguiranno altri 15 o 20 libri che, scelti dall’elenco, correremo immediatamente a prelevare dalla più vicina libreria.
    [...continua]
  • La comunicazione con i figli è importante. Lo è per incoraggiare, spiegare, scherzare, rimproverare, correggere e per unire.
    Purtroppo quando un figlio è affetto da autismo questo meccanismo si inceppa.
    Non valgono le misure e i metodi convenzionali per poter entrare nel loro mondo. In più le piccole fissazioni che possono avere per un determinato colore o cibo, i dialoghi senza logica apparente, azioni ripetitive, l'ossessione a sistemare e risistemare gli oggetti non aiutano a sopportare la situazione.
    Il medico ha dato il suo verdetto. Franco però non si è tirato indietro e ha guidato Andrea per diciasette anni attraverso terapie tradizionali, sperimentali e spirituali. Ha trovato il suo modo per comunicare più in profondità con il figlio attraverso la scrittura al computer, ma nonostante questo è solo con la madre che ha più volontà ad esprimersi.
    Così progetta un viaggio in America per le vacanze estive, nonostante le perplessità di amici e di medici, l'incoraggiamento di pochi, lascia a casa moglie e il figlio più piccolo e parte all'avventura con Andrea. Nessun itinerario specifico, nessun limite di tempo, solo tanta voglia di libertà e tante preoccupazioni. Saranno accettati o saranno rispediti subito in Italia? Perderà Andrea per strada o gli capiterà di tutto? Le normali paure di un genitore saranno moltiplicate per dieci a volte cento, ma anche le soddisfazioni e soprattutto le emozioni.
    Il viaggio di un padre che vuole insegnare a un figlio a difendersi dal mondo, dove finisce invece per imparare da quest'ultimo ad abbandonarsi alla vita. L'America si rivelerà persino troppo piccola per loro due che finiranno persino in Guatemala. 
    Sembra un racconto inventato e impossibile da vivere, una sorta di "Rain Man" con Tom Cruise e Dustin Hoffman, invece è tratto da una storia vera, un on the road incredibile e toccante e vi farà capire cosa può fare l'amore dei genitori per i propri figli, anche se i problemi sembrano insuperabili.
    [...continua]
  • E’ il secondo libro che leggo di De Carlo dopo forse il suo più famoso Due di due. La storia vede l’incrocio di due protagonisti all’estremo della diversità, uno è Leo Cernitori che dopo un matrimonio fallito evita ogni coinvolgimento emotivo. Lui è un fotografo e cerca attraverso il fermo immagine di bearsi della staticità dei momenti, lei è Emanuela, una musicista, suona l’arpa e con il suo suono riuscirà a far uscire Leo dalla neutralità affettiva. Mi è piaciuto molto il concetto dell’arco, ovvero ogni storia raggiunge il punto massimo dell’arcodamore, ma questo non può inevitabilmente durare per sempre. Leo e Emanuela vivono la loro vita in bilico tra estrema passionalità (apice dell’arco) incomprensioni (arco che si curva) e odio (arco che sta quasi per spezzarsi).

    "«Secondo te c'è un tempo fisso? C'è un termine entro cui qualunque storia si esaurisce ed è tutto finito?»
    «non so se è fisso,» ha detto lei. «ma c'è un tempo, credo. per me è sempre stato così, almeno.»
    «ma è una specie di legge fisica?» le ho chiesto, e il paesaggio di monti freddi e spogli fuori sembrava ancora più freddo e spoglio alla luce della luna. «una specie di legge naturale che non si può eludere in nessun modo? non importa quanto forte è lo slancio all'inizio?»
    «non credo che ci siano leggi nei sentimenti,» ha detto manuela. riuscivo a sentire la fatica che le costava tradurre i suoi pensieri in parole: e la perdita di colore che c'era in ogni traduzione. ha detto «ma è una specie di arco, no? può essere tondo o lungo o basso o stretto e alto come una porta, e magari prima ancora che tu incontri qualcuno hai già dentro di te l'inizio di una curva e lo senti e non capisci cosa sia. poi ci sei sopra e fino a un certo punto ti sembra di salire e salire soltanto, e ti fermi e sei in alto e ti sembra che possa durare così per sempre e non ti rendi conto che stai già cominciando a scendere verso terra di nuovo». «ma perché succede?» [...] «non lo so,» ha detto lei. «forse è solo che tutto finisce. E di quello che non finisce ci si stufa.» [...] «anch'io ho sempre pensato di trovare un arco d'amore che non finisce mai.» "
    [...continua]
  • Questa è la storia di Arno e Sara, due giovani ragazzi che vivono un rapporto alquanto difficile, potremmo dire a più riprese, a spezzoni, un mordi e fuggi che lento segnerà il loro destino. Lui violoncellista alla scala di Milano, lei mamma a tempo pieno, la coppia ha tre bellissimi bambini: Maria, Elia e Carlo, e tanto lavoro c’è da fare con tre figli che crescono e che hanno esigenze diverse. Il loro rapporto sembra protetto da ogni tipo di attacco, ma Sara ogni giorno che passa sembra sempre più distaccata, non felice, non appagata dalla vita che le impone come comportarsi e agire. La loro storia ha avuto già dei precedenti, Sara è stata la prima ragazza di Arno, ai tempi delle giornate in spiaggia, della crescita individuale, del subbuglio che gli ormoni danno al corpo. Poi tutto finisce, le vite si separano e proprio quando tutto sembrava non avere più senso per Arno, Sara ritorna nella sua vita con estrema naturalezza, quasi che si fosse fermata un attimo in un bar, per poi essere ritornata; quasi come aver premuto il tasto "play", dopo aver messo in pausa la loro storia, con indifferenza, con sapienza, con disciplina Sara si è ripresa il suo amore. Ma forse non è proprio quello che in realtà voleva? Dietro alle carezze, ai baci, alla sazietà dello scontro dei corpi, ci sono tante verità celate che Sara tiene nascoste, di cui Arno è all’oscuro completamente, tante bugie, tante assenze, tutto un passato riscritto e riveduto che non combacia con ciò che è accaduto effettivamente nella realtà. Già mentendo sulla condizione di Mina, madre di Sara, sul buio degli anni passati con altri uomini, su quella parte del suo animo tenace, selvaggia, scalatrice di montagna che vedrà tutto sgretolarsi, affondare, morire in un ghiacciato mare che è il senso di colpa. In fondo Sara per questo scappa di casa improvvisamente poco prima del Natale, lasciando i figli, ma soprattutto Arno incredulo, che non riesce a spiegarsi il suo comportamento e ogni volta pensa che sia tutto frutto di uno brutto scherzo e che Sara stia per tornare: «[…] Sono sicuro che il tuo è uno scherzo, o forse un regalo: volevi farmi sperimentare un pomeriggio con i bambini, una giornata a casa… non è male, sai? Hai fatto bene a obbligarmi a provare. Magari d’ora in poi il lunedì, che non lavoro quasi mai, sto io con loro, e tu ti prendi una pausa, vai al cinema, a una mostra. Oppure pranziamo tutti insieme. Faccio per telefonarti e dirtelo, quel che ho deciso, voglio ringraziarti per avermelo fatto capire, ma preferisco non rischiare di non trovarti davanti a Carlo. Tanto sono sicurissimo che prima delle sei, quando terminerà la lezione di violino ed Elia rientrerà dalla piscina, sarai tornata anche tu. Bene gli scherzi e i regali, ma non faresti mai agitare i bambini, sono sempre stati il tuo primo pensiero, anche troppo». In fondo Sara è la versione ideale di Katrina, sua eroina di fumetti; troppo scossa dai traumi che la vita gli ha presentato. Arno attraverso le sue ricerche verrà a conoscenza del passato di Sara, e ne resterà stupito, anche sentendosi in colpa per certi suoi comportamenti, riuscirà l’amore a riaffiorare e infiammare di nuovo gli animi dei due?
    [...continua]
  • "Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino."
    L'espansione della rivoluzione industriale di fine Settecento, l'abbattimento di foreste e l'esplosione della crescita demografica crearono immediatamente negli spiriti più sensibili, un acuto desiderio all'allontanamento.
    Tra le voci, sovrastante fu quella di Thoreau, un profeta incendiario che, in questo saggio fa del cammino non solo l'atto meramente esperienziale dell'inoltrarsi a piedi in foreste e paludi, ma piuttosto un sincero ascolto, un'ascesi profonda nei meandri dell'anima. Una crociata che esclude l'ozioso vagabondare, il cammino scelto dal pellegrino al grido di ''ultreya'' fino ad arrivare alla sorgente iniziatica.
    Thoreau è nel corpo della sua esperienza, ma richiama il lettore con fervore, alla consapevolezza che solo il movimento non può essere cammino, necessaria la presenza costante dello spirito, come unità armonica fusa all'interno dei profumi muschiati della natura.
    Una natura selvaggia dalla quale dipende la salvezza del mondo e dalla quale l'uomo può attingere la propria essenza originaria, al di sopra delle leggi, in seno ad una conoscenza autenticamente selvatica.
    Consigliato ad uomini non addomesticati. A coloro che vogliono intraprendere un viaggio e a chi il viaggio lo ha già intrapreso. 
    [...continua]
  • L'autore presenta il suo libro come una "Raccolta di schegge di vita": ed è proprio così che si apre davanti ai nostri occhi questo testo, con una serie di abbaglianti sensazioni, riflessioni in forma di commento ai fatti legati al gruppo musicale che dà il titolo al libro, i Beatles, accompagnate da immagini che devono sicuramente essergli molto care.
    Primerano è un entusiasta: dall'infanzia e dall'adolescenza, con tutti i loro bagagli di scontri e speranze disattese e corteggiate, rinasce alla vita adulta proiettato nel futuro, senza nulla rinnegare degli errori, ma sicuramente con un'inesausta capacità di godere dell'esistenza.
    Amicizia, amore: la musica accompagna questi sentimenti lungo un percorso su di una terra natale appassionatamente incisa nell'anima come un gioiello che non si può mai dimenticare.
    Ci sono pagine affascinanti dedicate a Roma, altrettante ne troviamo a raccontarci l'infinito amore che Primerano sente per la natura e su tutte, costantemente, vibrano le parole con le quali l'autore insiste, nonostante tutto, a dichiarare il suo straordinario interesse per la gente e per la vita.
    Il futuro, per l'autore, non è un'incognita, ma è un territorio incontaminato da scoprire, perché leggendo i suoi aforismi, i suoi brevi testi, ci rendiamo conto che per lui la vita è davvero un'avventura infinita.
    Gli auguriamo sinceramente di continuare ad albergare nel suo cuore questo slancio, affinché anche noi si possa continuare a dire: Francesco, ti voglio bene.
    [...continua]

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