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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • I bambini ci osservano, e osservano il mondo, anche quando sembra che provino disinteresse. Spesso, come dimostra questo libro-inchiesta di Giovanna Pajetta, gli adulti sottovalutano gli effetti che un’informazione disattenta può avere sui minori.
    Tra gli effetti devastanti dell’attentato alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001 sono da includere i condizionamenti psicologici di tutti coloro che, soprattutto nel mondo occidentale, hanno percepito quel giorno come uno spartiacque tra un prima e un dopo. Interagendo con medici e ricercatori che hanno analizzato i disagi dei minori dal punto di vista clinico, attraverso domande mirate ed osservando i disegni e i racconti dei piccoli, l’autrice racconta le difficoltà che spesso incontrano genitori ed educatori nello spiegare, con linguaggio appropriato, gli orrori dell’attualità, nello specifico la follia del fanatismo religioso e del terrorismo.
    Le ricerche hanno dimostrato che l’inquietudine non ha confini, e che i casi di “disturbo da stress post-traumatico” si verificano anche in luoghi geograficamente distanti dai paesi direttamente coinvolti; tale fenomeno è imputato alle modalità di comunicazione. Emerge inquietante il ruolo dei mass-media sulla percezione di tali eventi da parte dei più piccoli: come accade spesso in Italia, la televisione non risparmia dettagli macabri e filmati che in altri paesi sono giustamente censurati, interponendo un filtro tra la realtà che irrompe attraverso i notiziari e il mondo dell’infanzia, sempre più minacciato. Sull’atteggiamento passivo vince sicuramente il dialogo; rassicurare i bambini di fronte alle loro paure e spiegare loro la realtà col linguaggio appropriato è determinante per evitare il formarsi di ansie e fobie.

     

    [... continua]

  • Non è semplice comunicare l’anima attraverso le pagine di un libro; Cristina Bove ci riesce con la semplicità che contraddistingue i suoi versi, profumati di vita e freschi come l’aria del mattino. Nelle sue poesie, dense di serena consapevolezza, si percepisce un riferimento agli aspetti drammatici ed alle difficoltà personali, quasi sempre discreto, velato, talvolta palese, come nella struggente “A mia madre”.  Nella variopinta girandola di emozioni che trae origine dal suo cuore c’è un pensiero per tutti, figli, amici, sconosciuti, luoghi reali ed angoli della mente. Il vissuto della poetessa diventa quindi paradigma delle umane sorti e chiave di lettura dei suoi versi, un continuo alternarsi tra meditazione ed evasione, giorno e notte, passato, presente e futuro. Sia nelle liriche più intimistiche, che nei componimenti corali, traspaiono comunque grande ottimismo, attitudine alla condivisione e saggezza nel cogliere l’attimo e  lasciare il segno, qualità che solo gli spiriti autentici possiedono.

    [... continua]

  • Che sia un romanzo particolare, lo si comprende sin dall’incipit, in cui Roberto Estavio rivela che lo spunto creativo sta alla base del libro è una serie di incontri con un vecchio conoscente, con il quale ha trascorso numerose serate di confidenze davanti ad una birra in un bar di campagna. E il romanzo è un “viaggio mentale”, come sostiene lo stesso autore, nella vita del protagonista, la trascrizione di quei racconti, la veritiera rielaborazione di riflessioni, pensieri in libertà, confidenze e rivelazioni confuse.

    Una mente al confine con la schizofrenia, che vive in un’altalena di emozioni e sentimenti contrapposti, il cui disagio si riflette nelle azioni quotidiane, rivelandone le fragilità, la sofferenza, il malumore. E’ un romanzo che apre nuove percezioni e nuovi stimoli, riprendendo i linguaggi segreti del flusso di coscienza e della scrittura libera da ogni regola. Liberatorio, a tratti allucinato, a volte partecipato, onesto e trasparente nella forma e nelle rivelazioni.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • E’ inizio autunno, e il freddo comincia ad avanzare, portando con sé gli ultimi ricordi dell’estate. Sara lavora in una tv locale, dove si occupa di televendite. Finché, a causa di un terribile episodio, si trova a fare ciò che crede di aver sempre desiderato: la giornalista. Ed è da questo spunto che il romanzo “e donne infreddolite negli scialli” di Cristina Mosca prende vita, tessendo una ragnatela di incontri, di sogni, di speranze, di contraddizioni, che si incrociano e si dipanano in una città bellissima, in cui il mare fa da cornice e raccoglie le memorie.
    Il mare, sempre lì, sempre presente, da secoli, racconta storie che si perdono in antichi momenti. E’ lui il vero protagonista del romanzo, perché il suo colore, il suo profumo, il suo magnetismo dispone ed influenza le vite e le scelte di tutti i protagonisti.
    Il romanzo è bello, a tratti divertente, in altri momenti romantico e drammatico. Sono gli occhi di una giovane scrittrice che guarda il mondo che la circonda senza perdersi un frammento del proprio sentire, senza dimenticare il proprio passato, congiungendolo al presente.
    E la storia di Sara si frammenta in tante piccole storie, si incrocia con le vite altrui cogliendone l’essenza, imparando ogni giorno, da ogni sguardo, come fare per essere davvero se stessi senza perdersi in una macchina visiva ed immaginifica. Svela se stessa, Sara, mentre il lettore scopre cosa si prova a vivere ogni giorno a contatto con il mare: subirne il fascino, la forza, in un impetuoso codice di rispetto e di amore.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Due solitudini trovano il loro destino sul web. Emma sfida le sue giornate con la caparbietà di una donna che continua a credere nei propri ideali e nelle proprie forze, nonostante le avversità si abbattano su di lei come tempeste.
    Mauro, invece, non riesce ad uscire da un recinto di vizi e disperazione, dove la poesia è l’unica consolazione da una vita da fuggiasco, in una perenne ricerca di equilibrio.
    Al loro incontro, iniziato con un freddo raffronto tra tastiere e monitor, fatto di allusioni, illusioni, difese, segue la dolcezza e la complicità di due anime sole, che trovano l’uno nell’altro uno specchio in cui leggersi e confrontarsi, e un momento in cui sentirsi liberi di uscire dalla propria maschera di affermazione sociale.
    Sullo sfondo l’Italia tormentata e alterata della nostra epoca, e poi la poesia, l’amore, la letteratura.
    Nel romanzo di esordio di Giuliana Argenio, tutti gli elementi raccontano destini così vicini e così dentro  alla realtà, da poter essere la storia di qualcuno che conosciamo.
    Per porsi qualche domanda, per regalarsi pagine avvincenti e profonde.

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna