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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • “Il sogno inverso di Tito Biamonti” non è solo un bellissimo ed insolito libro sulla resistenza partigiana. Le vicende dei tre protagonisti, intrecciate da un mirabile gioco di rimandi e coincidenze, scorrono parallele in un preciso arco crolonogico divenendo paradigma di realtà, e ritraendo l’esistenza umana con tutte le sue luci e le sue ombre.
    Il lettore è invitato ad una mensa imbandita di ricordi, quelli dell’Autore/Io narrante, legati ad un’infanzia post-bellica ed attraversati dalla presenza di un uomo particolare, Italo Zanotti detto “Tito”. Protagonista della resistenza antifascista, personaggio controverso le cui vicende sono ricostruite grazie ad un accurato studio documentale ben lontano dall’eroismo retorico e della ricostruzione agiografica, Tito rimarrà partigiano in tutta la sua vita, anche quando la fine della guerra gli imporrà la conversione ad uno stile di vita irregimentato. Vedendolo arrivare assieme al padre in moto un giorno della sua infanzia, Riva lo descrive così: “Aveva un giubbotto nero come quello  in uso ai piloti dell’aeroplano (...) Il giaccone di cuoio - forse il medesimo che aveva vestito nella guerra partigiana - analogo a quello indossato da Marlon Brando in uno dei suoi primi selvaggi film sui centauri motociclisti”.
    Resta da svelare la misteriosa identità del terzo protagonista, Giovanni Federico Biamonti, partigiano-scrittore. Se da un lato l’autore ne descrive accuratamente certi aspetti della vita - l’ambiente familiare, la partecipazione alla resistenza, le scelte di vita fatte all’indomani del conflitto, la malattia invalidante, l’amore incondizionato per la scrittura - dall’altro ne sottace il vero nome, quasi a voler proteggere il carattere schivo e riservato dell’uomo, che non gli ha  certo impedito di scrivere una delle più belle pagine di Storia della Resistenza Partigiana.
    Il vero scrittore, di cui Biamonti rappresenta l’alter ego, alla delusione della propria madre per non aver terminato gli studi universitari, pare che così abbia replicato un giorno: “La mia laurea me la porteranno a casa, sarà il mio primo libro pubblicato”.

    [... continua]

  • Sulla copertina del libro di Pier Gino c’è la testa di uno scheletro e un lupo. Sono due dei protagonisti che animano questa storia horror, affiancati dal ragazzo che vive queste sue paure, con la tenacia di un esploratore alla ricerca della verità. Il misterioso arcano che incolla il lettore al libro del giovanissimo scrittore - appena dieci anni -, viene svelato solo sul finire della storia.
    Oltre a una sintassi semplice ma fluida, a ergersi impietosa in questa scrittura, è la fantasia narrativa che solo una giovane età può sfornare. Un intreccio di accadimenti, una coloritura tutta sua, in direzione dell’ultima pagina.
    Lo scheletro incontrato in soffitta sussurra al protagonista: “Vuoi sapere chi tu abbia ucciso, ma non lo saprai mai!”. Ma il protagonista non si perde d’animo; tra peripezie e ragionamenti cervellotici riesce a svelare un passato inimmaginabile. Tutto questo tramite un viaggio nel tempo. Tra le fresche righe si possono scorgere anche piccoli insegnamenti che Pier Gino intende offrire ai suoi lettori, giovani o adulti che siano.
    Un breve inciso a fine romanzo recita così: “Questo libro è il mio primo horror e, spero, miei cari lettori che a voi piaccia e che abbiate un divertimento immenso e un po’ di brividi mentre lo leggete.”
    Intento lodevole quello del nostro Russo, e gli elementi per gustare un libro snello, che narra la storia di un ragazzo e una sua avventura non proprio giocosa, ci sono tutti.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro