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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

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  • Cosa si potrà mai dire di nuovo sull’amore nell’era barbarica? Probabilmente il primo a porsi questa domanda sarà stato proprio il nostro autore, che nel suo ultimo lavoro ha trovato la chiave giusta per proiettare questo folle sentimento in una dimensione squisitamente letteraria, quasi agnostica, prescrivibile persino ai cardiopatici. Perché Salvati, ironico e sensibile come un venticello, riesce ancora una volta a stupire per l’illogica allegria che provoca nei suoi lettori. Ricordiamoci che stiamo parlando d’amore, un moto dell’anima talmente vanitoso che pretende di essere sempre al centro dell’attenzione, anche e soprattutto quando, da grande assente, muove i fili del nostro pensiero e ci costringe a venerarlo. Tanto vale, allora, rassegnarsi e gustare questo piccolo trattato nel quale, prendendo spunto da grandi classici della letteratura sentimentale ed erotica (Stendhal, Anaïs Nin,  Emily Brönte, per citare alcuni nomi), si alternano prosa ed epigrammi dedicati “Agli innamorati, ai romantici, a tutti gli altri”.
    Nei sei capitoli l’amore è declinato nel suo essere passione mentale e fisica, irruenta e devastante (“immensa fiamma che scalda il cuore, le viscere e la testa allo stesso tempo ma difficilissima da controllare”), ma anche come capriccio e vanità, trasportato sulle ali della leggerezza che tutto giustifica, ricordando che il sentimento appartiene soprattutto a chi lo prova e non tanto a chi ne è oggetto. Anche se nel prologo si rende necessaria una “romantica e scontata avvertenza” (“Le parole d’amore/ possono essere udite/ solo da orecchie innamorate”), Salvati poi corregge il tiro, rassicurandoci con la garanzia che il romanticismo è altrove, nell’anima, che tenta di salvare se stessa trasportando la fisicità in idea pura, a riparo dalle correnti. Nell’amore erotico, definito nell’epigramma che introduce il quinto capitolo “la variante colta del sesso”, è invece la felice sintesi tra desideri, aspettative e realtà, connubio in continua evoluzione per non cedere alla noia.
    Come un fenomeno naturale o una malattia, comprensibili meglio se si osservano da una giusta distanza, l’amore rivela le sue fasi eterne e sempre uguali (l’inizio, l’intermezzo, la fine), talvolta difficili da riconoscere anche se ineluttabili. Qui l’ironia si fa dannatamente amara, e secondo Salvati “Gli amori finiscono/ perché è più facile/ far durare l’amore/ cambiando partner/ che far durare il partner/ cambiando l’amore”. Ma per fortuna sono state inventate le appendici, e quella di “Se ci diamo del tu il bacio viene meglio” è ispirata a un mito della cultura massmediologica italiana contemporanea, ossia l’inossidabile Gigi Marzullo e le sue domande surreali, che meritano risposte altrettanto surreali. Né cinque secondi né un tempo infinito per rispondere alla fatidica “Scusi, per lei cos’è l’Amore?” (ovviamente con la A maiuscola), ma un breve prontuario con risposte in diversi toni, per non farsi trovare impreparati anche in caso di pioggia. Ne scegliamo una, lasciando a voi lettori il piacere di scoprire le altre: “L’amore, di per sé, è grande ed eterno. Sono gli innamorati che non sono all’altezza”.

    [... continua]

  • 76 pagine in cui si racchiude la scioglievolezza di un gran film diretto da uno dei più grandi registi italiani: Giuseppe Tornatore. Un film nato dal monologo di un altro grande maestro della scrittura italiana come Alessandro Baricco. Tra queti due grandi nomi si installa la penna e la passione della nostra Francesca Arangio. E' stata in grado di affiancare documentazione, raffinatezza nella ricerca e passione, amore per il cinema e per la scrittura. Un’opera divisa in capitoli ben definiti, che nascono da una bibliografia possente e variegata.
    Francesca Arangio ha intrapreso questo viaggio insieme al protagonista del film, e anche lei, forse, alla fine non voleva più scendere da quella nave; troppo legata al suo piccolo mondo, alla sua casa dove tutto è al sicuro. Novecento è un personaggio notevole, che solo uno scrittore di ottimo calibro come Baricco poteva plasmare nella sua romanticità, nella sua complessità e malinconia.
    La scrittrice non è riuscita a resistere a questo fascino e ci ha offerto un sussidio e un mezzo in più per poter apprezzare il film in particolare, e in generale la nobilissima forma d’arte che il cinema rappresenta.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro