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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • “Chi si vuol bene lascia tracce insieme sul foglio rovinato della vita. In un abbraccio di  Amicizia”.
    Trasmettere emozioni è un compito così arduo che rende difficile carpirne la vera essenza se non si è sensibilmente predisposti. Se non si è accompagnati da giorni sottolineati di vissuto e perciò resi integranti da attimi di noi. La poesia  è  un grande aiuto.
    Il cuore detta le parole che l’anima sussurra ed impregna le mani di terra, di mare, di sabbia, di suoni, profumi, colori, scie di lacrime e di pensieri, di piaceri, sapori che sanno far volare, dando anche modo di toccare le stelle, stando sempre ancorati al terreno.
    In un mondo che scotta parla, soffia e sente i messaggi, che senza limiti viaggiano e  percorrono i chilometri.
    Ricerca di calore, di ventre, di desideri, di quel possesso materno che accarezza e prende per mano, facendo crescere e aiutando senza pretese.
    Lasciando linee e attese che il tempo scandisce e ferma con lo sguardo attento, nel dare poi risposte presenti nel giorno del domani.

    Conoscere i nomi di chi ci accompagna è una grande scoperta quotidiana, che attraversa strade ripide e non prive di dolore. Rincorrendo gli orizzonti, abbracciando il cielo, solcando  sorrisi, baciando terre umide, attraversando l’Africa silenziosa e povera di amore. Trovando in essa anche la forza di donare gemme di luce, oltre l’indifferenza del gelo di sguardi pietosi.
    Un sottile foglio che con Donata, diventa condivisione di libertà, di energia, di misteri, di orme, di giochi, di cammini, di speranze; le stesse vie di partenza verso la raccolta di felicità, raccogliendo i frutti maturi in canti di vita.

    [... continua]

  • "Celebrity Chef - Le ricette di Imma" non è un libro come tanti, da riporre in bella vista in libreria, dopo averlo letto.
    Non è neanche (non solo!) un libro di ricette, da conservare su uno scaffale della cucina, pronto alla consultazione e all’uso.
    È al tempo stesso l’uno e l’altro: da una parte la guida più idonea ad accompagnare ogni lettore/cuoco nella riscoperta della buona cucina, moderna, sfiziosa e realizzata con ingredienti genuini. Dall’altra anche e soprattutto un report fedele e godibilissimo dell’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice in tv: in particolare della partecipazione al programma Masterchef Italia, un talent show gastronomico nel quale ha avuto modo di esprimersi al meglio la personalità spumeggiante e positivamente eccentrica, nonché la capacità di coinvolgimento, di Imma Gargiulo, sorrentina verace, innamorata dell’olio e degli altri prodotti della sua terra, raccontata attraverso riflessioni, ricette e immagini .
    L’autrice accompagna il lettore alla preparazione di piatti sfiziosi con infinita gentilezza, evidenziando uno stile di scrittura corretto e gradevole, reso ancora più funzionale e suggestivo da una ricca galleria di foto che accompagnano ogni passaggio tra i fornelli.

    Tra le 40 ricette risaltano titoli quanto mai accattivanti:

    “Sesso”: non quello da consumare in dolce compagnia, ma una ricetta proposta durante una puntata dello show, pensando al grande Ugo Tognazzi nell’interpretazione de “Il vizietto”.

    “Le tremiti e Lucio”: dedicata al grande cantautore bolognese da poco scomparso.

    “Femmena”: ricetta consigliata per la stagione invernale.

    “Una gita al mare”: piatto veloce, sfizioso e senza cottura.

    “Biancaneve in gita a Sorrento”: un risotto dall’aspetto invitante, caratterizzato da sfumature cromatiche luminose, soprattutto bianco candido con riflessi giallo-paglierino, ottenuti dalla buccia del limone di Sorrento.

    Ogni ricetta del libro è abbinata a un vino, con la sua descrizione organolettica, e arricchita da una nota di "Cultura slow food".
    Le ricette sono pensate ed elaborate con amore, intrise della voglia e della felicità di vivere di una splendida donna che, anche se non avesse partecipato alla fortunata serie televisiva, avrebbe egualmente, in qualche altro modo coronato il sogno più grande:
    "Cucinare mi dà la possibilità di raccontare delle storie in una lingua universale che tutti possono comprendere” dice lei stessa. "Ogni piatto è una storia, ogni menù una saga."

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Franco Battiato celebre cantautore, musicista, regista e pittore siciliano sorprende con il suo documentario dedicato al grande scrittore conterraneo Gesualdo Bufalino nato a Comiso (Ragusa) e scomparso nel '96.
    Lo scrittore descritto è molto ricordato per il suo romanzo Diceria dell'untore - premio Campiello.
    Il libro, Auguri Don Gesualdo, edito da Bompiani è un docu-film, caratterizzato da un filo narrativo che si svolge tra le magnifiche riprese inedite nei luoghi dove ha vissuto Bufalino (la piazza di Comiso, in provincia di Ragusa, il cortile della Fondazione intitolata allo scrittore, i simulacri della morte, le chiese stile barocco). Rarissimi materiali di repertorio dello scrittore, in esclusiva forniti da Rai Teche, il paesaggio ibleo rappresentato dal pittore modicano Piero Guccione, la voce calda dell'attore Giulio Brogi, la toccante e mistica melanconia delle musiche di Arvo Part, Ravel, Hendel, le pregiate testimonianze di chi lo ha conosciuto: Elisabetta Sgarbi, Manlio Sgalambro (autore della scenaggiatura), Matteo Collura, Ella Imbalzano, Sebastiano Gesù, Giovanni Iemulo, Nunzio Zago, Antonio Di Grado, Mario Andreose e Angelo Sgandurra. Testimonianze che raccontano l’amicizia con Leonardo Sciascia, personalità totalmente diverse: una scrittura barocca quella di Bufalino come vari e ricchi i gusti alimentari di Sciascia, essenziale il linguaggio di Sciascia come le abitudini alimentari di Bufalino, che afferma appunto “Io mangio come Sciascia scrive e Sciascia scrive come io mangio”. Battiato ricorda lo scrittore amico in dimensioni complesse, alternando echi e sapori speziati da battiti aritmici del cuore. Bufalino che si racconta nel docu-film non si reputa un portavoce della società, al contrario del collega Sciascia. La figura dell’autore comisano viene descritta come un vero maestro di vita, che impartisce una lezione che si colloca più in profondità rispetto ad altri scrittori, è una lezione di stile, ma soprattutto di moralità e di umanità. Bufalino aveva a cuore i giovani, lui stesso era stato insegnante liceale, li invitava spesso alla lettura, come nutrimento dell'anima.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Questa è la storia di Alex, un ragazzino che vive con sua madre Cindy a Belfast. Il passato della sua mamma non è stato il più gioioso, ma una cosa è sicura: ama il suo bambino. Dal giorno della morte del padre, Alex ha un migliore amico, Ruen. Ruen è un demone. Gli appare in tre modi diversi e gli promette che potrà avere tutto quello che vuole in cambio di un favore: deve uccidere qualcuno. I capitoli si alternano tra il diario di Alex e i racconti di Anya, una psichiatra che segue il caso del ragazzino dopo il terzo tentativo di suicidio di Cindy. Poppy, la figlia di Anya, da bambina si è tolta la vita perché soffriva di schizofrenia. Con l'aiuto di Michael, un assistente sociale sensibile e professionale, Anya riuscirà a stringere un legame con Alex per curarlo della malattia che lei è convinta che abbia. Ma Alex riesce veramente a vedere i demoni? Alcuni eventi inspiegabili sembrerebbero insinuare dubbi anche nelle menti professionali e razionali degli adulti. L'autrice ci ammaglia con questa storia dai tratti affascinanti, ma anche a volte divertenti, a volte commoventi della storia di questo ragazzino tormentato. Una rara prova di una sensibilità meravigliosa.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • Un altro di quei libri che mi “ha chiamato” come mi accade spesso; eppure leggendo la biografia dell’autore non mi sarei mai aspettata un’opera simile: Pier Luigi Celli dirige una celebre università, è laureato in sociologia, ha occupato posti di rilievo in grandi aziende italiane compresa la Rai, un manager insomma, da cui ci si potrebbe attendere un saggio, una dotta dissertazione, tutto, comunque, fuorché questa sua splendida opera prima.
    E’ una storia che avvince, commuove, che prende totalmente e ti fa trattenere il fiato fino all’ultima riga; insomma, uno di quei libri da assaporare e dal quale lasciarsi avvolgere, grazie anche alla straordinaria capacità di Celli di analisi introspettiva di ogni protagonista di questa sua storia, che si dipana tra Otranto, Roma, Bologna e Parigi e il cui protagonista è Guido, un chirurgo, attorno al quale si muovono una grande varietà di persone, soprattutto donne: ex moglie, figlia e fidanzate varie, su cui “domina”, però, l’amico del cuore, Max, detto Dumbo per la sua mole. Sempre presente in ogni momento della sua vita, soprattutto in quelli più dolorosi, e che viene descritto con un affetto e una simpatia che commuovono e che lo rendono il personaggio più accattivante della storia.
    Il leit motiv, quasi un denominatore comune di tutte le storie che si dipanano e s’intrecciano in questo libro, è la difficoltà a portare avanti un rapporto d’amore o un legame familiare, si tende spesso a fuggire per paura, per vigliaccheria, per disagio e le conseguenze di queste “fughe”, di queste “rotture” di ripercuotono, inevitabilmente, su chi sta intorno ed è, quasi sempre, incolpevole; inoltre questi rapporti non conclusi, interrotti bruscamente, lasciano degli strascichi di non detto, di non risolto che colorano di grigio, come una cappa di smog, i cuori di coloro che ne sono stati, in qualche modo, protagonisti. Ma “Il cuore ha le sue ragioni”, come dice Celli, e allora scopriamole per dare nuova linfa vitale a questi poveri cuori maltrattati.

    [... continua]
    recensione di Daniela Domenici

  • “Pane e Peperoni. Una vita on the road” non è il titolo di un libro di ricette, ma è un lavoro autobiografico dello scrittore drammaturgo e attore napoletano Peppe Lanzetta.
    Nonostante  l’autore si racconti con un’autenticità e una semplicità mai viste prima, il lettore non può fare a meno di notare che l’essenza delle sue pagine è accompagnata da un pizzico di nostalgia sia nei confronti di persone che  non vedrà più, sia  verso luoghi che col tempo hanno mutato il loro scenario paesaggistico e la loro organizzazione sociale.

    .Peppe Lanzetta in questo libro mette a nudo tutta la sua esperienza umana e il suo eclettismo professionale,  senza mai nascondere (anzi  sottolineando) il suo grande amore verso Napoli, sua città natia e suo attuale luogo di residenza.

    L’autore espone la sua raccolta di racconti attraverso aneddoti gradevolissimi.

    Aneddoti di un passato forse mai rimosso, che ricompongono sentimenti ed emozioni che credeva ormai sepolte.

    Un autore ricco, come lui si definisce e come ogni essere umano vorrebbe/dovrebbe essere; ricco dentro, ricco per aver avuto la possibilità di rimanere se stesso, mangiare quando ne ha avuto voglia, vestire stile postatomico; e per esser rimasto uomo dai gusti semplici, insomma un tipo da - Pane e peperoni come solo zia Titina gli sapeva preparare - un autore che non si nasconde dietro il palcoscenico, ma si mette in prima fila raccontandosi senza pudore, incrociando nel suo cammino amici dal calibro di Pino Daniele, Franco Battiato, Jimmy Fontana, Loredana Bertè, Maurizio Costanzo e in ognuna di queste conoscenze gira intorno la storia del nostra Paese, la sofferenza e la fierezza di ogni italiano.

    Un libro che può essere considerato un  “buon compagno di viaggio” da portarsi  in spiaggia, sulla metro o al parco, magari mentre si è baciati dalla luce di un sole tramontante.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • La notte che dà il titolo a questa raccolta di poesie è la notte dei poeti, il momento in cui l’aria è intrisa di poesia e le anime più sensibili, pronte a captarla, la traducono in versi. Talvolta è la luna stessa a cantare e il poeta a farsi interprete dei suoi suoni sommessi ("Ogni notte è la notte dei poeti che dal rumore sommesso e taciuto della luna traggono un canto"): una luna che è anche spettatrice delle umane vicende, accomodata sulla terrazza del cielo a spiare e a farsi ammirare.
    Le poesie notturne di Elio Ria prendono forma fra rivelazioni nel sogno e pensieri sospesi in un tempo che non vuol cedere al sonno. La notte è allora pregna di tormento, di inquietudine, occasione del proibito, che facilmente scivola in malinconia della perdita: è, infine, unica salvezza da un giorno troppo pregno di chiacchiere e di quotidianità insofferente, un giorno che soltanto nel silenzio della notte trova il suo appagamento.
    Ria sperimenta e gioca con la lingua, creando talvolta composizioni dal verso lungo e ricco di figure retoriche e termini desueti, ora invece scarnificando il verso, riducendolo all’essenzialità di verbo e sostantivo.  L’attenzione per una musicalità ricercata, non semplice né immediata, caratterizza a livello formale l’intera raccolta.

    [... continua]
    recensione di Alessandra Gorlero

  • Aprendo a caso la raccolta di aforismi del nostro Autore, ciò che più colpisce è lo svelamento dell’interiorità di un poeta sensibile proteso a esaminare, con occhio critico ma benevolo, tutte le sfaccettature dell’animo umano. Tutti gli aspetti della vita, perciò, sono trattati con uguale delicatezza in questa breve opera. Ma al centro di tutto Emanuele Marcuccio pone lei, la poesia.
    N. 63: “La poesia è anima che si fa parola.”
    Ecco, credo che in questo pensiero si racchiuda l’origine e lo scopo essenziale di questo libro. L’autore cerca di indagare da dove proviene quel lampo della mente e del cuore che poi, espresso a parole si trasforma in versi e s’indirizza ad altre anime e cuori pronti ad accoglierli con identica passione, assimilando e facendo proprie immagini e metafore, con l’unico scopo di godere del prezioso frutto della condivisione tra anime elette.
    Il volume è composto di ottantotto pensieri da leggere anche senza un ordine preciso, perché ognuno di essi ha bisogno di un particolare raccoglimento per assimilare fino in fondo il vero pensiero che l’ha generato ed entrare in sintonia col poeta e conoscerlo non solo dal punto di vista artistico ma anche umano.
    Appunto per questo, a mio parere, sintetizza molto bene tutta l’opera di Marcuccio il pensiero N.65: “La poesia è voce nel silenzio e visione nel buio.”

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • La Poesia di Elena Leica è una vera e propria storia di vita. Un percorso insolito e miracoloso, fatto di magiche previsioni e disegnato da un fortunato futuro che supera la sofferenza con il sorriso della saggezza.
    Parole che non restano ferme, ma sono tatuaggi sulla pelle e rafforzano tangibilmente con caparbietà l'Anima Ribelle di una donna dalla grande sensibilità.
    Elena è nata in carrozza ed il suo destino, l'accompagna, consapevole delle lotte, delle salite, delle numerose guerre da affrontare. Ma senza perdersi, s'arma di “penna” e graffia, con  immensa potenza espressiva, regalando perle.
    Riesce a scatenare istinti e fantasie sensuali, mai volgari, cercando instancabile il nutrimento nella poesia, che non ha paura di spogliare il cuore dalle maschere dell'apparenza.
    La Leica, trasporta da sola le valigie i sogni, sigillando attimi, ubriacandosi/ci di colori ed innamorandosi, nonostante i silenzi del tempo, che lasciano spesso spiazzati.
    “Palpiti di passione/ appoggiati sulle labbra/ ...nell'estasi di poesia scritta con il mio respiro/ sul tuo cuore”. Un cuore che è “imbranato”, “che fruga nelle speranze/ leggendo le lettere/ le frasi/ le preghiere/ macinando ogni pensiero/ sfinendo la mente.”
    Un'esplosione di “frammenti” interiori che Elena Leica, minuziosamente dettaglia e come una piuma, accarezza  e solletica, scivolando dentro, senza presunzione.
    Filtra e soffia a piedi nudi, con labbra estasiate di profumo d'Amore e con gli “occhi di luna brillanti”, lasciandoci “gocce  di memoria sciolte in pagine di storia nei resti di un'anima viaggiante sulle strade della Dea madre.”

    [... continua]

  • Arturo Bandini e l’oceano: in ciò potrebbe riassumersi il senso del capolavoro di John Fante “Chiedi alla polvere”. Bandini, uno scrittore che è Lo Scrittore ma anche tutti gli scrittori, in un’epoca trasversale a tutti i tempi. Fante, autore italo-americano dalla parola prensile e caustica, mette ancora una volta il suo alter-ego a tu per tu con l’assaggio di un sogno: il successo.
    In “Chiedi alla polvere” il desiderio è un’apparenza dai molteplici volti che diventa racconto non realizzandosi. È l’artista non seguito e non capito fino in fondo, è l’amante non ricambiato - dalla sensuale e inafferrabile figura della messicana Camilla Lopez -, è la miseria lasciata a se stessa. È l’idea della ricerca, infinita, estenuante, disperata, condotta tanto attraverso i sensi - contatto con la natura, con il mare e vicino a lui, fra i corpi umani - quanto mediante una lucida e sconfortante analisi dell’inespugnabilità delle gerarchie sociali.
    « […] l'ho intitolato “Chiedi alla polvere” perché in quelle strade c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere. E c'è una ragazza ingannata dall'idea che felici fossero quelli che si affannavano, e voleva essere dei loro », scrive Fante nel prologo al libro, sdoppiando dichiaratamente il suo secondo io e facendo sì che ogni sua faccia si trovi a confronto con un oceano di miti irraggiungibili, promesse infrante (a volte mai fatte), sogni divisi in due. Bandini e la sua metà divelta Camilla sono viandanti sul mare di nebbia - e di terra - del Novecento, pronipoti degli anti-eroi di Verga, fratelli dei “contestatori rassegnati” protagonisti in Camus. Sono maledetti perché sono così, perché sanno di esserlo e di non poter cambiare. Ma si sforzano, quasi per istinto animale, dibattendosi fra le onde invisibili di una California desolata e infiammata dal sole, naufraghi capaci di suscitare l’amore o, almeno, di suggerirlo con le parole.

    [... continua]
    recensione di Francesca Fichera

  • “Ma che state facendo?” di Gabriele Aprea, è una raccolta di racconti umoristici e graffianti: episodi apparentemente ordinari che diventano ironici psicodrammi. Con la sua autoironia, l’autore è in grado di mostrarci la realtà da un punto di vista originale. Quando il dramma è in agguato, Aprea risponde sfoderando il tipico talento partenopeo, la leggerezza e il buonumore.
    Tra gli episodi più grotteschi e irriverenti, quello dedicato allo scolapasta offre un particolare richiamo alla lettura: il protagonista si domanda dove sia finito lo scolapasta, mentre la pentola bollente è già tra le sue mani, e la ragazza dei suoi sogni lo attende trasognata nell’altra stanza. Dove sia finito strumento, lo scoprirete solo andando avanti nella lettura, con un finale particolarmente… spumeggiante!

    [... continua]
    recensione di Annalisa Stamegna

  • Turlough O'Carolan, l'ultimo bardo d'Irlanda, il leggendario cantastorie, con la sua arpa e il suo fedele amico e aiutante, Phelan, viaggia per tutta l'isola verde, la sua amata patria Irlanda, fermandosi per paesi, castelli e città a rallegrare i cuori di chi è oppresso e le corti dei nobili. Carolan, cieco fin dalla gioventù, si appoggia a Phelan, che, a sua volta, impara e cresce con gli insegnamenti del suo maestro. E' raccontata come una fiaba la storia di questo personaggio, diventato un mito nel suo paese e nel mondo. Attraverso uno scorcio sulla sua vita, l'autore ci racconta brevemente la storia di una terra, di un popolo oppresso, povero, ma pur sempre testardo, fiero e forte. Ci racconta dei Celti, di San Patrizio, di leggende e fatti storici allo stesso tempo. Quello irlandese, è un popolo combattente e positivo, la cui fede cattolica si sposa con le sue origini pagane. Gente semplice, ma magica, che ha contribuito a fare dell'Irlanda, quello che è oggi: una tra le più belle isole del mondo. Consigliato a chi ama l'Irlanda, ma anche a chi non c'è mai stato.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • La mia inesauribile e infinita curiosità mi ha portato a leggere il mio primo libro di fantasy alla “verde” età anagrafica di 54 anni, questo genere mancava all’appello degli innumerrevoli che hanno arricchito e colorato, e continuano a farlo, la mia “carriera” di lettrice da più di otto lustri.
    Ed è stata una piacevolissima sorpresa scoprire che il mio animo bambino, che coltivo con cura, si diverte e apprezza questo genere di narrativa che è un mix di magia e fiaba a cui devi credere da subito se vuoi pienamente immergerti e lasciarti incantare dalle storie intrecciate di “Oltremondo l’orizzonte delle dimensioni”, secondo libro della saga immaginata da Marta Leandra Mandelli, autrice che vive e lavora a Milano.
    E’ un libro di oltre 600 pagine con un andamento che definirei inizialmente lento e che poi, man mano che le vicende si evolvono e si chiariscono, prende un ritmo vorticoso e travolgente che ammalia il lettore o la lettrice (dall’animo bambino) che vuole sapere quale magia inventerà Siobhan, la Prescelta, Rowan, la Strega, Ian, il Guaritore, Selwyn, il gemello di Siobhan e, soprattutto, rimane affascinato da come possano convivere, come solo nelle fiabe accade, umani, divini e animali, ognuno con un proprio compito e con il proprio speciale potere magico. Bellissima la descrizione, tra tutte, dell’incontro nel deserto tra Rowan e i serpenti che diventeranno suoi amici o quello tra Siobhan e le schiere di angeli e demoni che, dopo essersi combattute a lungo, grazie a lei faranno pace e diventeranno suoi ottimi collaboratori e protettori. Commovente e vera la descrizione della storia d’amore tra Siobhan e Adrian e quella tra Ian e Rowan ma anche ottimamente descritta la metamorfosi di Tyler da cantante rock a veggente ma non voglio darvi altri particolari perché non renderei il giusto merito all’autrice e al libro che, come avrete capito, merita davvero di essere letto senza farvi intimorire dalla mole.

    [... continua]
    recensione di Daniela Domenici

    • Sex
    • 05 luglio 2012 alle ore 8:46

    Il titolo lascia un attimo interdetti: sarà un libro porno, sicuramente, che altro? Se leggete il titolo originario, “The bone” (l’osso), lo sconcerto aumenta… di cosa parlerà quest’opera di Bedri Baykam, eclettico artista turco che oltre ad essere un celebre e precocissimo pittore ha studiato arte drammatica  e ha scritto 19 libri tra narrativa, saggistica d’arte e politica?
    “Sex” non è un libro “facile”, non si legge tutto d’un fiato, ha bisogno di un pubblico adulto sia per le molte scene di sesso, descritte nei più minimi particolari che, soprattutto, per le innumerevoli descrizioni scientifiche che abbondano: “Sex” è un melange di splendida fantascienza alla Orwell o alla Huxley e di sesso, il tutto in salsa turca nel senso che il libro è un ininterrotto inno alla propria terra da parte di Baykam.
    Il protagonista di quest’opera, che è assurta agli onori della cronaca perché l’autore ha immaginato l’attacco dell’11 settembre con dieci mesi d’anticipo e con una straordinaria somiglianza di particolari e che ha anche subito la censura per le troppe scene di sesso, è un fotografo, Selim Targan, di cui viene descritta la vita intensa e piena di incontri, amicizie e amori fino alla morte, imprevista e violenta.
    Dal miliardario Zozi alla scienziata Narciye, dalla fidanzata Funda alla cugina Pelin, queste e tante altre persone entrano nell’esistenza di Selim per arricchirla e lasciare una traccia nel bene e nel male; in Selim probabilmente Bedrì ha voluto descrivere un po’ se stesso, certo è che il suo libro non lascia indifferenti ma, d’altra parte, da un artista così eclettico com’è lui non potevamo attenderci niente di meno.

    [... continua]
    recensione di Daniela Domenici

  • “Storia d’amore” libro di Paolo Goglio è un racconto avvincente e accattivante che suscita interesse e curiosità per l’innovazione stilistica e la tematica erotica trattata. Così l’autore definisce la sua stessa opera: “Un personale esperimento di narrativa romantico-erotica. Il mio obiettivo? Andare oltre la narrazione, oltre il racconto, oltre le emozioni… giungere realmente al cuore, all’orgasmo…”. E in effetti dalla lettura ciò che emerge è il tentativo di Goglio di sedurre, conquistare, ammaliare con parole sinuose, sensuali, ricche di allitterazioni che scivolano lente e pacate come una mano che accarezza un corpo conosciuto per ricoprirla di brividi. Anche la disposizione del testo concorre a costruire una dimensione di magia e di sensualità. Le parole sono disposte in modo tale da dar vita ad un linguaggio figurativo che è in grado di condurre il lettore lungo lo stesso ritmo di lettura e di respiro dell’autore. Parola dopo parola, il testo si compone, verso dopo verso il disegno erotico prende vita, goccia dopo goccia la tela viene dipinta. E il colore unico che domina è un rosso acceso che cerca di spingersi sempre un po’ oltre fino a giungere a punti di vero e proprio erotismo, acceso e vibrante. Il linguaggio appare scorrevole e il ritmo cadenzato, le parole mirate, pensate sono loro e non altre. L’intero testo sembra un dialogo diretto col lettore, un contatto di corpi che si uniscono, si combattono, si toccano, si sfregano l’uno contro l’altro per cercare un piacere che prima ancora che fisico e intellettivo. “Amata, adorata, una notte di baci ti attende… annegata di dolcezza, amore, dolcezza e amore… la luna è sottilissima… nulla è per caso e quando cerchi la luce è inutile aprire un cassetto e cercare la candela o i fiammiferi, la cosa più semplice è dirigersi verso il sole o verso la luna… dipende se hai bisogno di calore o di amore…” (pag 91). Il testo è cosparso di brevi pennellate di parole che creano un collegamento diretto con la sfera istintuale di ognuno di noi: “ti tocco, ti respiro, ti bevo…”. Una storia dunque a tratti molto dettagliata, che indugia nei particolari, una narrazione che crea respiri diversi, prima ampi e distesi, poi frenati e interrotti, affannati come se si stesse correndo la lunga corsa dell’amore. Un testo interessante rivolto, come dice la copertina, alle sole donne maggiorenni e che sembra aver raggiunto il suo obiettivo: trasformare la parola in un corpo pulsante e sensuale che palpita e vive di energia propria, energia fatta di carne, sangue e respiri.

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe

    • In Taxi
    • 04 luglio 2012 alle ore 8:08

    Questo gustosissimo e originale lavoro ottenuto “seguendo il filo del percorso”, come dice il sottotitolo, è una storia fatta di tante storie raccontate da uno di quei taxisti che tutti vorrebbero incontrare. Attento ai particolari, aperto all’ascolto e curioso, Enzo Tarsia si è inventato nel 2004 un piccolo benvenuto per i suoi clienti a Milano: invitarli a lasciare un commento o un disegno ad una frase inventata ora da lui, ora dal cardinale Carlo Maria Martini, ora da Dostoevskij, sulla precarietà della vita, sulla sua preziosità, sulla libertà, sul rapporto tra gli uomini. Un percorso metaforico che dal cemento della strada si trasferisce ai pilastri della vita, nella sua totalità e nel suo mistero.
    A queste storie, alla fine, ci si affeziona, perché i personaggi sono tanti ma reali, entrano ed escono dal taxi, parlano al telefono o tra di loro, sono divertiti, affaccendati, hanno risposte diverse; sono talmente tanti e presentano spaccati di realtà talmente differenti che alla fine ci si accorge di starla osservando come attraverso uno scolapasta, e si ha l’impressione di coglierne la luce totale.
    A lasciare le loro firme sono giornalisti, studenti, dodicenni, liberi professionisti, sarti, libere viaggiatrici, ex insegnanti e perfino Gherardo Colombo, ex procuratore di Milano. Il lettore conquista con la curiosità l’autorizzazione di sbirciare nella personalità di ognuno di loro, non solo tramite quello che lasciano scritto ma tramite la loro prossemica, le loro reazioni, le cose non dette, tutto accuratamente ricordato da Enzo Tarsia, narratore gentile a cui si vuole subito bene per la delicatezza e per l’ironia che impiega nel mantenere il filo del… percorso.
    L’uso frequente delle figure, come le copie dei bigliettini lasciati dai clienti o composizioni dell’autore, confermano l’idea di un libro “vivo” e dinamico, fatto per riflettere insieme con leggiadria, quasi come una conversazione in un taxi, e per ricordare che anche questo è un mestiere che si fa con passione e vocazione. Toccante il ricordo a Luca Massari, che nel 2010 è stato picchiato a morte per aver involontariamente investito un cane. Il 2010 è proprio l’anno su cui si conclude la raccolta “In taxi”.
    L’autore ha inteso devolvere il 50% dei diritti d’autore all’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti.

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • Una grande confusione emotiva fa da sfondo alla "storia perfetta": Remo e Clara alla fine del loro lungo rapporto.
    Una storia d'amore che ha portato a investire nell'altro il proprio tempo e tanti sentimenti, emozioni, sogni. Una storia d'amore caratterizzata proprio dall'abbandonarsi all'altro, amarlo, nel senso più puro e disinteressato del termine o, più semplicemente, in modo completo.
    L'altro è il punto di riferimento: ma cosa succede quando viene a mancarci? Semplicemente ci manca! Ecco allora, sopraggiungere il senso di solitudine che nasce e cresce ogni giorno con prepotenza e si accompagna alla volontà di fare qualche passo indietro. Ci si chiede se è stata davvero la cosa giusta, se davvero l'altra persona, o noi stessi, non potevamo più dare niente all'altro.
    Ci facciamo del male ripensando a tutto quello che abbiamo passato perchè quando una storia d'amore finisce, spesso sono i bei ricordi a tornare alla mente (prima di quelli brutti) e, i bei ricordi si nutrono di nostalgia e di bisogno dell'altro.
    I ricordi sono preziosi, ma si dev'essere capaci di apprezzarli piuttosto che metterli da parte e, semmai, bisogna imparare dagli errori passati per essere capaci di aprirsi una nuova strada.
    Perchè allora parlare di "storia perfetta"?
    Perché la composizione della trama è perfetta, come quella di una fotografia al tramonto in cui il soggetto (Remo) è posto al bordo estremo della scena e, sulla verticale che regola profondità dello scatto, dà un ampio respiro all'intera immagine.
    La luce ed i caldi passaggi tonali allora diventano splendidi e carichi di significato e rispecchiano un sentimento profondo che parte dal cuore, caldo come l'ultimo abbraccio, dolce come il viso di un bambino, misterioso e infinito come la vita stessa.
    La poesia del momento è leggera come un tramonto d'estate e spontanea come l'amore. E tutto questo è riassunto dall'idea che quell'attimo è veramente perfetto, proprio perchè anche se breve, è eterno.

    [... continua]
    recensione di Francesca Arangio

  • Questo libro è arrivato in Redazione senza anticipazioni: un bel giorno abbiamo ritirato la consueta posta e insieme ad altri libri c'era anche "Luce e Polvere" di Antonio Colosimo.
    Superata la sorpresa iniziale, abbiamo riconosciuto lo stile del nostro Antonio, cioè quello di una persona pragmatica: pochi proclami, tanti fatti. Definisco Antonio "nostro" perché non è un soltanto un autore, è anche uno dei collaboratori storici di Aphorism.
    In un primo momento ho pensato di non essere la persona adatta per questa recensione, perché conosco Antonio da anni: abbiamo scambiato centinaia di messaggi, discusso di tantissimi argomenti, affrontato situazioni diverse, abbiamo riso e scherzato, abbiamo anche litigato. Insomma, sento di conoscere Antonio non solo come autore e redattore del sito, ma come persona. E quindi il rischio di un - diciamo così - "conflitto di interesse" era piuttosto alto.
    Poi ho iniziato a leggere il libro e l'ho trovato coerente con la persona che conosco. Dovevo aspettarmelo: l'Antonio-autore non cerca di accattivarsi le simpatie del lettore, pertanto ho riconosciuto subito una scrittura sincera, vera. Ed è proprio la continuità che ho trovato tra autore e persona che mi ha convinto a scrivere questa recensione.
    Nel libro ho sentito il cuore di un figlio, ho visto il cuore di un padre, ho provato il cuore di un cane.
    E questo cuore l'ho trovato negli aforismi, nelle poesie e nei racconti. Antonio accarezza le parole, le sgrossa, le lima, le lascia esprimere, ci gioca, le sceglie con sapienza, le abbina nel modo giusto per ottenere il miglior risultato.
    Nei vari passaggi tra i diversi generi letterari si riconosce il tratto di un uomo preciso, meticoloso, sensibile e pieno di entusiasmo. Un uomo attento, puntuale, che ha cura di sé e delle persone che lo circondano, un autore che rispetta il suo lettore. Anche nella forma il libro ha un editing ben curato, le pagine sono accoglienti, ben composte, senza refusi.
    Sapevo degli aforismi, ma sono rimasto sorpreso dalle liriche, che rivelano sensibilità d'animo e capacità di trasferire le emozioni sulla carta, in modo molto naturale, spontaneo, senza orpelli né artifici: le poesie di Antonio vengono fuori dal cuore per rivolgersi ad altri cuori, per comunicare con loro.
    E poi i racconti, di cui già conoscevo lo stile avendone letti alcuni sul sito, mi hanno dato una conferma: sono proprio da godere, dei piccoli gioielli letterari.
    Sono tutti diversi tra loro nella trama e nei personaggi ma hanno alcune caratteristiche principali in comune: sono molto brevi, spesso divertenti, cinici, a volte surreali e altre iperreali. Ci narrano storie che lasciano stupiti ma che appartengono alla realtà, alla cronaca, anche quella nera s'intende. E Antonio si muove a suo agio tra questi elementi, dosa l'humour al posto giusto nel momento giusto, e lavora in maniera raffinata donando a queste piccole storie un tratto distintivo ben preciso, che piacerà a molti lettori: ogni racconto ha un gran finale a sorpresa, peraltro credibile ogni volta. Finali ricercati, che spesso ci ricordano quanto sia beffardo il destino, e che trasfigurano l'intera storia in un mero ma articolato espediente tecnico per arrivare alla rivelazione finale, cioè il vero cuore del racconto.
    E torniamo sempre lì, a questo benedetto cuore, perché ormai è chiaro: Antonio Colosimo ha scritto Luce e Polvere col cuore.

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    recensione di Luigi De Luca

  • Dobbiamo molto a questo autore appassionato ed elegante, che dal profondo della sua personale esperienza, ha saputo distillare quello che ha definito come un "codice", prezioso strumento da lui offerto in gratuito aiuto a chi si trova a vivere un'esistenza di disagio e di sofferenza, a chi si chiede se esista un modo per cambiare radicalmente la propria prospettiva di vita.
    In piccoli brevi 16 punti, ben delineati, l'autore ripercorre la sua personale odissea, il suo peculiare sprofondare nella miseria dell'ansia e del disamore di sè stesso, e ci invita a seguirlo nei suoi faticosi passi, che dalle macerie di un'anima scorticata da errori e disagi, lo porteranno lentamente a riconciliarsi con la parte dolente, lo porteranno a prendere in mano tutti gli errori e le esperienze che lo hanno ferito, lo porteranno a saper finalmente aprire, queste mani chiuse a pugno, per lasciar scorrere - davvero come scorie - tutte le negatività, e in ultimo rinascere ad una nuova coscienza.
    Immediato, di sicuro impatto emotivo, sa risvegliare nel lettore una rispondenza come un'eco di momenti vissuti, che riconosciamo perfettamente, e soprattutto, sa indicarci un cammino possibile di risalita dal baratro di un'esistenza che a volte sembra essere priva di guida e di senso: parlandoci della sua riuscita, ci sprona a credere che esiste un altro modo di vivere.
    Paolo Goglio sintetizza in un modo potente questa rinascita: la definisce "scintilla di vita", e così la spiega:
    "Se chiudo gli occhi e mi ascolto, la posso vedere chiaramente focalizzata nel centro esatto del mio corpo, sotto al cuore..."
    Ed è al cuore grande di questo scrittore che sinceramete porgiamo il nostro grazie.

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    recensione di Niva Ragazzi