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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • La presenza di elementi della natura, sono la concretezza di questa poetessa. Occhi che sanno percepire la “presenza”, oltre la nebbia che avvolge e fa mancare i respiri. Donata Porcu, riesce a fotografare la realtà, dipingendo “istanti che servono alla verità” e al raggiungimento della comprensione di ciò, che nella sua paradossale complessità, è semplicemente racchiuso nel titolo: “dell’amore resta solo l’amore”.
    Una silloge, che diventa canzoniere di emozioni, di storia eterna. Interrogativi umani, che trovano risposte nel vivere, riconoscendo le stagioni, nell’analisi interiore, spesso ricca di pathos: “nelle ombre indistinte del passato”. La ricerca di equilibrio, nel toccare con mano, respirando e vivendo i sensi. Traspare la fragilità, la dolcezza, la malinconia, i sorrisi, la libertà, la voglia d’ amare ancora, nonostante le delusioni quotidiane. “Non guardare la tua solitudine che rende buia la terra sotto i tuoi piedi leggeri”; questo è un grande insegnamento di crescita, germogliato nel grembo di chi, è caduto, ma ha ascoltato, osato, sperato, lottato. Parole scritte che svelano l’anima, ed uniscono pensieri di luce ed ombre, mietuti in preghiere, e senza paura, si chinano poi “col fare di un bimbo, che ha appena conosciuto il colore dei prati”.

    [... continua]

  • In un momento storico in cui la politica nazionale ed internazionale mostra sempre maggiore attenzione e interessamento verso il tema delle pari opportunità - non sempre affrontato con dovuta  conoscenza e competenza - questo importante saggio offre un'ampia e approfondita panoramica sul percorso politico e legislativo da esso compiuto all'interno dell'Unione Europea, dal Trattato di Roma del 1957 fino al 2007. Cinquant'anni di storia in cui molta strada e grandi sforzi sono stati compiuti per la costruzione di una "cultura della parità", che ha mosso i primi passi dal riconoscimento della parità di retribuzione tra uomini e donne nel lavoro ed è giunta all'affermazione della necessità di uguaglianza tra i sessi nelle funzioni rappresentative e più in generale nella società tutta. Grande impulso l'Unione Europea ha dato a questo tema e al suo approfondimento anche nelle legilazioni nazionali negli anni Settanta, raccogliendo gli input positivi derivanti dalla seconda ondata di femminismo, e allargando lo sguardo dalle questioni salariali al miglioramento della condizione sociale femminile nel suo complesso. Una svolta rivoluzionaria ha avuto, poi, il Trattato di Amsterdam del 1997 che ha introdotto in ogni settore della politica comunitaria la questione dell'integrazione femminile, segnando così una conquista importante anche se poi nei fatti ignorata nel parallelo processo di ampliamento della comunità all'Europa orientale. Oggi la parità tra uomini e donne costitutisce uno dei valori cardine dell'Unione europea, nonché un elemento necessario per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona nel 2000. Nonostante tutti gli sforzi e i progressi che la ricerca proposta nel preciso e ricco percorso descritto dal volume propone, la stessa autrice conclude però che "le donne continuano a muoversi in una società ancora avversa alla presenza femminile", tra debole normativa e "femminilizzazione della povertà", dati che fanno della parità tra i sessi una delle grandi rivoluzioni del XX secolo ma purtroppo ancora incompiuta.

    [... continua]
    recensione di Sabina Mitrano

  • Bruce Lee non era soltanto un campione di arti marziali e attore di fama internazionale.
    Era un filosofo, un maestro, uno che le paure le affrontava ogni giorno e cercava di insegnare agli altri a fare lo stessa cosa.
    I suoi pensieri sono quindi forti e veloci come pugni e colpiscono la mente di chi l'ha intorpidita dalla vita moderna e ne è assuefatta.
    Oltre 800 pensieri e annotazioni divisi per argomento quali: la vita, il lavoro, l'amicizia, l'amore ed altri ancora.
    Cerca attraverso la saggezza asiatica dal Taoismo, dal buddhismo Zen e anche in quella occidentale, un modo per riuscire a vincere sui mille problemi che ci sembrano impossibili da superare.
    Un libro che sarà di ispirazione per chiunque e che non perderà mai la sua freschezza e immediatezza.
    Non mi bastava più aver visto centinaia di volte i suoi film, i documentari su di lui, volevo sapere cosa c'era dentro l'attore e campione di arti marziali. Volevo conoscere la sua filosofia direttamente dalle sue parole e non da quelle di un giornalista.
    Ne sono rimasto affascinato. Forse un pugno di Bruce ha colpito anche me e ha acceso la mia voglia a combattere le mie paure, di comprendere perché le amicizie si rovinino così facilmente oggigiorno e a come migliorare i rapporti con i colleghi di lavoro.  

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • A Castle Rock succede sempre qualcosa. Anche l'apertura di un nuovo negozio in centro città può essere lo sfondo per una storia che ci catturerà l'anima. Cosa vende quel negozio? Chi è il proprietario? Di che colore sono i suoi occhi? E cosa vuole in cambio come forma di pagamento? Se uno volesse comprare il proprio sogno o desiderio più segreto potrebbe andare a cercarlo in quel negozio, che sembrerà aperto solo per voi. Se volete scoprire altro leggetevi il libro ma attenti a dove lo comprate.
    Stephen King utilizza ancora una volta Castle Rock luogo che ha ospitato storie come "Cujo", "La metà oscura", "Quattro dopo mezzanotte" e "La zona morta" ci fa calare abilmente nelle vicende dei suoi cittadini. L'ambiente quindi lo conosciamo e sappiamo che possiamo aspettarci di tutto.

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

    • The Dome
    • 31 ottobre 2012 alle ore 7:58

    La vita è tranquilla in una cittadina americana di provincia immersa nel verde, collegata solo da quattro strade col resto del mondo. Eppure il cuoco Barbie sta camminando su una di queste deciso a ricominciare da tutt'altra parte e non c'è nessuno che voglia o possa impedirglielo.
    All'improvviso qualcosa va storto. Un piccolo aereoplano esplode nel cielo, un animale viene mozzato a metà e il nostro Barbie va a sbattere contro l'invisibile. Strani incidenti avvengono lungo tutto il perimetro della cittadina. Una strana forza ha separato il mondo dal piccolo villaggio d'anime. Terrorismo o un progetto top secret dell'esercito americano sfuggito di mano? Saranno gli abitanti a scoprirlo e a scoprire la vera propria natura, dove l'energia. i generi alimentari e l'aria diventeranno la cosa più preziosa e sempre più limitati. Chi riuscirà a venirne a capo e a trovare la soluzione per uscire dalla cupola?
    Un racconto che svela cosa protrebbe celarsi nella mente del proprio vicino se una cosa del genere dovesse capitare anche a noi. Varrebbe la legge del più forte o si cercherebbe di collaborare? Un libro che ho divorato come l'aria, ed ogni colpo di scena era un cazzotto allo stomaco che sentivo insieme ai protagonisti.

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • Una proiezione che abbraccia l’essenza primaria. Un  tuffo nelle fragranze della memoria, nell’angolo remoto, osando il varco dimenticato. Una raccolta, quello di Adriana Gloria Marigo, tra i frutti della Magna Grecia, armonizzando l’amore, la poesia musicando i versi e tracciando un capolavoro di brillante linguistica. “ Una carezza appoggiata sulla pelle come seta”, che vive nella forza dei tralci di vigne, fra salici o nell’”etoile d’antan”. Una duratura parola, che s’inchiostra e confronta, senza sentire il peso del tempo o del pensiero.  Un “parto” di sacrificio, che s’accorda ai passi della crescita, avanzando verso lo scopo, esultando e sorridendo alle sorprese delle stagioni. Un “viaggio fenicio”, di prospettive, di geometrie di luce e giochi ermetici, che nell’”evento creatore”, s’abbandona in “gondole scarlatte” o volando tra “presenze eteree“. Un divenire, attenta testimone, dell’“impresa d’avere vissuto il giorno: splendore intimo della forma umana”.  Una scelta di lessico, indicata dai ritmi e gesti, dirigendo da Maestra, l’Opera della Vita.

    [... continua]

  • Una danza coinvolgente, sia stilisticamente che emotivamente, di quartine  e terzine. Un percorso “distico ed arioso”, tra gli spazi e nelle insenature più profonde e remote di noi stessi. Attraverso l’apparenza e la verità, che fanno “precipitare lo sguardo sulla dorsale del volo”. Districandosi, nelle stagioni fredde, e nelle ombre dei dubbi, che umani percuotono, e fanno battere “da palpito a palpito”. Abilmente, Adriana Gloria Marigo,  incide con la penna i “chiaroscuri” dei pensieri. Da protagonista viva, “lamina l’orizzonte”, mostrando l’identità ed il sapore naturale, creando “analogie e volizioni”; graffiando, ardendo, incontrando e scontrandosi con il fragile cuore: corolla di spine, di follia, di metamorfosi, di destino. Un cammino intriso d’attesa, d’esperienza, di crescita magistrale di sensi. Una vocazione incalzante,quella di Adriana, che fa vibrare, aprendo porte ed “implodendo gli occhi”. Un tocco di conoscenza e coscienza; eco di indelebili sensazioni, che solo la bellezza della poesia, sa donare e perdonare. Giungendo, dove la clessidra non gioca più con la gravità, ed “impera solo l’essenziale curvatura del cielo”, con la sua autenticità.

    [... continua]

  • Jordan Marsalis e Maureen Martini, New York e Roma. Due persone e due città diverse e distanti con una cosa in comune: una serie di omicidi dove lo spietato killer compone le proprie vittime come i personaggi dei Peanuts.
    Nulla di strano di omicidi e pazzi ne è pieno il mondo, ma a legare ancora di più questi due personaggi saranno gli occhi di Gerald Marsalis, alias Jerry Kho prima vittima e artista esordiente nonchè fratello di Jordan, che verranno trapiantati a Maureen, vittima di una violenza, con i quali riuscirà a vedere immagini offuscate dell'assassino. 
    Due vite parallele con cui Faletti ci accompagnerà nella soluzione di questa storia, fatta di vendetta.
    Riuscirete a vedere anche voi la fine del libro con i vostri occhi?

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • Dallo studio di Radio Monte Carlo sta per cominciare "Voices" condotto dal dee-jay Jean-Loup Verdier, programma nato per parlare e aiutare le persone e accompagnarle con buona musica nelle lunghe notti di Montecarlo. Sembrerebbe la solita routine ma la telefonata di un ascoltatore cambierà la vita del conduttore. L'ascoltatore confessa che l'unico modo che ha per passare la notte è di uccidere. Iniziano quindi una serie di omicidi su cui l'investigatore americano Frank Ottobre dovrà districarsi tra falsi indizi e il continuo intromettersi nelle indagini del generale Parker che sta cercando di compiere una vendetta personale. 
    Libro di esordio di Giorgio Faletti che riesce abilmente a nascondere la verità fino all'ultimo, creando suspence e colpi di scena, riuscendo a far immergere il lettore nella storia. E voi, che fate la notte?

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • Baby Brookin è il soprannome che le è rimasto appiccicato addosso da quando a due anni, inseguendo una lucertola, è caduta nel pozzo di una miniera, evento che le ha regalato una certa notorietà. A distanza di tredici anni, Brooklin sembra ancora non aver capito che le sue decisioni prendono sempre una via ben precisa, che la porta inevitabilmente verso risultati disastrosi. La sua ultima l'ha portata in un commissariato e a una condanna di duecento ore di servizi sociali in una casa di cura. La popolarità a scuola è ai minimi storici, la signora anziana alla quale legge delle storie, ha un carattere che definire irascibile è poco, è segregata in casa a causa di una punizione, ergo la sua vita non potrebbe fare più schifo. Una cosa è certa: è tutta colpa sua e delle sue decisioni. Come un fulmine a ciel sereno, però, ha un'idea brillante: aprire un blog e fare decidere ai lettori, tramite un sondaggio, tutto quello che dovrà scegliere di fare in futuro. Per un po' sembra anche funzionare e Brooklyn, con determinazione stoica, si attiene rigorosamente ai sondaggi (anche quando i risultati non sono quelli tanto sperati). Ma succederà qualcosa che cambierà radicalmente il suo atteggiamento e che la metterà a dura prova. Ci sono certezze che si sgretoleranno come creta e si troverà a dover decidere di decidere della sua vita. Un libro spassosissimo, ma profondo allo stesso tempo. Un libro per adolescenti e non solo. Un libro per noi indecise, ma anche per chi è troppo deciso. Bello.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • Sottotitolo “Reazione Attiva Interiore” e in copertina una foto dell’autore su uno sfondo nero. In quarta, poi, Goglio scrive: “Non vi chiedo di condividere ciò che leggerete: so perfettamente che non è questo l’obiettivo. Vi chiedo di ascoltare la vostra emotività e apprezzare, se lo ritenete, la variazione di stato d’animo indotta dalla lettura…”: un bell’impatto, non c’è che dire, come minimo incuriosisce e fa venir voglia di provare questa R.A.I. che Goglio considera molto importante nell’interpretazione “di alcuni stati d’animo tra cui la depressione, lo stress emotivo, la sfiducia, la mancanza di autostima, la non-realizzazione, l’infelicità cronica, l’inappagamento, il senso di inadeguatezza”.
    L’autore parla per esperienza diretta, dichiara di essere stato un depresso e chi meglio di lui può, allora, raccontarci cosa prova e di cosa ha bisogno una persona depressa…”il depresso non è morto, vive e sa perfettamente che il suo stato a volte di assenza, rifiuto, chiusura o arroccamento è dovuto alla mancanza di una luce interiore, di una risposta, di un input che faccia partire la scintilla…”
    Ed ecco perché vuole sperimentare un nuovo linguaggio con racconti diversi che mirano a “entrare emotivamente nella psiche, a dipingere immagini, sogni, toccare le corde del cuore e quelle dell’anima…” e per fare questo utilizza varie tecniche che vanno dalla narrazione con diversi caratteri di stampa per evidenziare col grassetto o con la grandezza o meno delle lettere il concetto che vuole esprimere; con foto e disegni tutti rigorosamente in bianco e nero, con quadrati vuoti, soprattutto nell’ultima parte.
    Goglio dedica questa sua opera a tutte le persone che “soffrono inutilmente, gratuitamente” perché abbiano “l’energia di uno stimolo, una scintilla di luce, una spinta emotiva a reagire e affrontare la vita anziché subirla…” e conclude con un paragrafo che mi trova perfettamente concorde, che per me vale non solo per le persone depresse ma per qualunque essere umano: “amore, quello sì, funziona sempre, amore per noi stessi, per il mondo, la vita, la natura, la terra e le stelle, il fuoco e il ghiaccio, amore per l’amore, sempre e ovunque…”: grazie Paolo.

    [... continua]
    recensione di Daniela Domenici

  • E' una delle più grandi scrittrici del nostro panorama letterario italiano, ha raccolto premi e numerosi elogi e critiche da diversi fronti. In questo suo lavoro, Susanna Tamaro, esprime a pieno un modo umile e sincero di vedere l'esistenza dell'uomo. Un'evoluzione che ha seminato pregi e molti difetti nel corso del tempo, dove "ogni parola è un seme", dove da ogni seme può far nascere e germogliare un cammino, una storia, un evento sempre diverso. Un libro che fa riflettere sul modo di vivere, su tutto ciò che si mostra e su tutto quello che siamo o che siamo costretti a mostrare. Le parole, i sensi.

    [... continua]
    recensione di Filippo Gigante

  • Giuseppe Lissandrello Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo, cambia pelle e si cala nei panni di un narratore capace e competente. Scrive un romanzo ambientato negli anni Settanta,  in una  Sicilia che  sembra non aver risentito dell’emancipazione femminile che caratterizza quel determinato periodo storico. Turi ‘U sunaturi donnaiolo d\'altri tempi soprannominato \"sunaturi ri campani\" generoso ma irresponsabile, muore mentre fa l’amore con una donna del suo paese.
    La peculiare interpretazione dell’erotismo da parte del protagonista e il singolare fascino che esercitava sulle donne  (nessuna “femmina” turista o indigena che fosse, resisteva  al suo fascino) creano una nuova figura, un Don Giovanni siciliano  tanto atipico quanto originale.
    Con spirito “Pirandelliano”, l’autore punta dritto il dito verso la maschera che ogni uomo porta. Stile ironico, passioni intense e autentiche emozioni, evidenziano un esperimento di scrittura ben riuscito, infatti, l’autore,  nonostante la mascolina sessualità espressa all’interno del racconto, non si esprime mai in modo volgare, mentre i riferimenti  psicologici, come il disadattamento sociale, la rielaborazione del lutto, i miti, le debolezze umane si mostrano in modo palese, invitando così il lettore a fare attente e adeguate riflessioni.
    Il volume di Giuseppe Lissandrello è un lavoro di pregevole fattura tecnica, ma anche di notevole carica emotiva.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Spesso si viene colti dal lampo di genio, la musa ispiratrice sembra volerci dettare il miglior racconto o il romanzo perfetto e ci buttiamo a capofitto alla sua stesura, oppure vogliamo semplicemente scrivere una lettera ad un caro amico o parente lontano.
    Tutta questa euforia potrebbe arrestarsi su quell'unica parola che non ricordiamo come debba essere scritta in maniera corretta.
    Il vocabolario è stipato in soffitta; potremmo utilizzare internet, ma la rete crea spesso confusione e ci spinge verso altri divertimenti; il linguaggio da sms ha rovinato la scrittura, irrompendo con le K, le abbreviazioni e altre "mostruosità".
    Niente paura! Questo libro è la soluzione. Un elenco di dubbi lessicali, in ordine alfabetico, ci salverà dall'intoppo.
    Parole, modi di dire e verbi difficili da coniugare troveranno finalmente pace e non finiranno più storpiati dalla fretta.

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • “Transudore” di Mirna Rivalta e Marco De Mattia è un’opera complessa ed elaborata. Gli scritti che la compongono assumono il sapore di significati che possono essere soltanto intuiti pagina dopo pagina, parola dopo parola. Le parole danno vita a un’opera visionaria e a tratti dal forte tono lirico. L’unione di prosa e componimenti che si possono definire poetici crea interesse e stupore, la scorrevolezza del testo gonfia le vele della curiosità e spinge ad avanzare nella lettura velocemente alla ricerca di quel senso che trasuda da ogni parola in modo misterioso e celato. La trasfigurazione dei concetti crea immagini efficaci e nitide così come le foto che sono riportate all’interno dell’opera, immagini taglienti che si soffermano su particolari ben precisi esaltandone l’anima e la bellezza e che concorrono a scolpire una complessità strutturale e semantica che affascina. È possibile osservare un marciapiede lungo e bagnato e un paio di piedi in lontananza, al limitare dell’immagine che sono raffigurati nell’atto di camminare. L’ombra riflessa sullo stesso sembra il prolungamento della persona cui appartiene e riempie la scena nonostante questa sia quasi del tutto occupata esclusivamente da un marciapiede. Più avanti nel testo incontriamo la foto della vetrina di un negozio, tre paia di jeans esposti, appesi e l’immagine della città che si estende sulla vetrina creando singolari giochi di riflessi. Il linguaggio dell’opera, scandito costantemente dall’alternanza tra parole e foto è, nella parte letteraria, intenso e diretto.
    “Immagino Dio come un immenso occhio/ invisibile, nero su nero, bassorilievo sull’intero universo/ Solo ad intervalli infinitamente lunghi, solleva la palpebra,/ in uno sguardo brillante e diffuso/ Se lo cogli, ti coglie”. Parole precise che spalancano porte e aprono mondi interpretativi singolari e che non rinunciano a fornire spunti critici di riflessione riguardanti l’attualità.
    “Loro, gli elettori, sono contenti, perché lo sanno, e vorrebbero essere al tuo posto; e prima o dopo qualcuno dell’altra parte ci riuscirà, a farsi eleggere, prendendo tanti voti aiutato da qualcuno, da qualche corporazione, da un industriale, da persone che credono in lui, che lo fanno salire, su qualche poltrona. Io ho fatto così. Dopo ho lasciato il posto a qualcun altro, per completare, dirigere, completare, inveire ma, soprattutto…indignarsi.”
    È questo un passo estremamente significativo al giorno d’oggi, nell’era dell’antipolitica e l’ironia con il quale è costruito rende la critica acuta e idonea a stimolare una riflessione approfondita.
    Nella prefazione all’opera, Silvia Denti fa notare come “Transudore” sia un testo pieno di richiami metaforici che storidscono e donano una rinascita vera. Numerose sono infatti le metafore le quali tendono fortemente all’allegoria e che come tali richiedo un forte impegno del lettore nel calarsi pienamente dentro ogni singolo verso.
    L’opera è dunque tagliente, corrosiva, fulminante e la complessità che la caratterizza non può che suscitare profondo interesse e tanta curiosità. Un’opera, quindi, che si allontana totalmente dall’eccessiva semplicità e, talvolta, banalità dei testi che popolano le nostre librerie e che merita di essere letta.

    [... continua]
    recensione di Claudio Volpe

  • Questo è il seguito de La mano sinistra di Dio, ancora protagonista è Thomas Cale, tornato suo malgrado ad essere manipolato da Bosco, il suo mentore.
    Questa volta sarà la vendetta a guidare le scelte di Cale, l'ira di Dio, occupato a vedersela con trecento eretici da salvare dalla forca, guerre allo stallo e intrighi per l'acquisizione del controllo del comando dell'Unica Vera Fede, tanto agognata da Bosco.
    Scorrerà il sangue, inutile chiedere se sarà di innocenti o colpevoli, l'angelo della Morte colpirà chiunque indistintamente pur di raggiungere il suo scopo: sopravvirere e scappare.
    Non sarà per niente facile per Cale tormentato dai suoi nuovi sentimenti, dopo aver assaporato l'amore, la libertà è spofondato in una totale lotta contro la sua natura assassina, creata negli anni dai Redentori, non convinti del tutto della sua ritrovata lealtà. 
    Cale al grido de "le quattro cose ultime" dovrà impegnarsi insieme all'amico Henry il Vago a combattere una guerra non sua, sempre tenuto sotto osservazione dall'ambiguo Kitty la Lepre.
    Da sfondo le avventure di Kleist che si ritroverà in una tribù dedita al saccheggio e ai furti e i piani politici di Vipond e IdrisPukke per far tornare alto l'onore dei Ferrazzi.

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • Per un tifoso rosso-nero come me, scrivere una recensione su un libro che esalta il Milan, in questo momento storico è davvero complicato. Ma forse i vecchi fasti di uno dei club più titolati d'Europa, aiutano a sperare in un futuro più prospero.
    Paolo Goglio dedica quest'opera al grande cuore rossonero e ai i tifosi milanisti presenti in tutto il mondo. Perché Milan non vuol dire solo Milano, ma una grande squadra che ha espresso uno dei calci migliori in tutto il mondo.
    Il club del diavolo rossonero, viene usato da Goglio, come un punto di partenza per ripercorrere la sua adolescenza in una Milano ancora un po' vergine e polverosa. Lui, venuto su a pane e pallone, ripercorre le prime esperienze a contatto con il calcio giocato e visto allo stadio, insieme al padre, che gli trasmise questa grande passione per la squadra numero uno di Milano.
    Così ripercorre la storia del Milan attraverso le piccole storie dei suoi grandi campioni: Pierino Prati, Gianni Rivera, Marco van Basten, Franco Baresi, Super Pippo Inzaghi...
    Un libro tutto da gustare per un tifoso milanista, che ha gioito e sofferto insieme alla sua squadra del cuore.
    Gli scudetti stravinti e quelli inattesi, le Coppe Campioni vinte e quelle sfuggite via davvero amaramente.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Questo libro è quasi fuori catalogo e da quando ho deciso di cercarlo a quando l'ho trovato è passato più di un mese. L'ho trovato nella libreria di una città che non è la mia, perchè una signora che non ero io lo aveva ordinato e il libraio ne aveva presi due. Anche io lo avevo ordinato, nella mia città, ma non è mai arrivato. Questo libraio che non mi conosceva lo ha preso, dunque, anche per me. Ha combinato un incontro.
    Anche questo romanzo struggente di Roberto Cotroneo parla di un incontro. Un incontro inseguito, ambito, fortemente voluto.
    Edo e Anna si amano, hanno due bambine. A un certo punto della loro vita si perdono, senza volerlo. Si ritrovano l'uno senza l'altra, e nessuno dei due sa cosa fare, se non attenderne il ritorno. Assistiamo così al lungo percorso di ricerca mentale di Anna, fatta di ricordi, tappe e desiderio, che si mantiene in piedi solo grazie alla memoria e ai contrasti fra presenza e appartenenza. Edo ed Anna si appartengono, e adesso la loro è una vita a metà.
    Sul romanzo scende lenta e inespugnabile una patina di assenza che lo rende in alcuni tratti stagnante, perché l'attesa è fatta così, iberna l'esistenza di chi resta. La scrittura ipnotizza e disarma il lettore, che non riesce più ad essere impaziente e si trova avvolto da questo attendere. L'attesa si fa bambagia, perchè non è vuota, ma piena di speranza. O di illusione.

    "E' curioso come il futuro si allarghi man mano che si riempie di passato. Ci ho messo molto tempo per riempire quel passato. Non era così pieno di cose all'inizio. Ho dovuto cercare tutti i pezzi che mancavano. Non hai idea, finchè non lo fai, di quanti ne possono mancare. Ogni pezzo che ritrovavo era un modo di spostare un po' più in là il futuro che verrà. Ho capito perchè gli uomini molto anziani sono così sereni: hanno davanti un futuro che noi non possiamo nemmeno immaginare" (Roberto Cotroneo)

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • Il Santuario, luogo dove i Redentori addestrano orfani o bambini venduti dalle famiglie con l'unico scopo di combattere gli Antagonisti, oppositori dell'Unica Vera Fede è il punto di partenza delle vicende di  Thomas Cale e dei suoi confratelli Henri il Vago e Kleist. Per troppo tempo ha dovuto sopportare gli stenti e le percosse, fino alla fatidica sera in cui fa una scoperta sconcertante, che non farà altro che farlo cadere in una spirale di disavventure e colpi di fortuna. Il libro si legge praticamente da solo e lascia col fiato sospeso nelle scene di combattimento. Questa è solo una prima parte della storia di Cale che segue ne "Le quattro cose ultime" sempre dello stesso autore. Coraggio, leggetelo e scoprirete la profezia che si abbatte su Thomas Cale e su chiunque abbia la sciagura di conoscerlo.

    [... continua]
    recensione di Stefano Bergamasco

  • Per cercare di evadere da una vita che si rivela per tutti sempre più difficile e frenetica, niente di meglio che lasciarsi portare per mano, da Loredana Limone, nella fantastica dimensione di "Borgo Propizio": un luogo pieno di sorprese, inserito in un mondo complesso, descritto dall'autrice in modo disincantato e quanto mai pittoresco.
    In una società trasformata (e frastornata) dai continui e repentini cambiamenti, l'autrice trova il modo di narrare avvincenti storie capaci di riportare il lettore indietro nel tempo, fino all'epoca beata dell'infanzia.

    I personaggi, descritti con precisione e disincanto, ma anche con ineffabile leggerezza, riescono, in un singolare processo empatico, a farsi amare con i propri limiti e difetti.

    Loredana Limone si rivela (per i nuovi lettori) e si conferma (per chi già la conosce) scrittrice abile, dotata di uno stile limpido e capace di dare alla narrazione ritmi scorrevoli. Grazie alle sue descrizioni si arriva ad avvertire persino gli aromi delle pietanze.

    Lettura consigliata a tutti, soprattutto a quelle adolescenti (credetemi, ce ne sono ancora) che amano sognare... non solo un avvenire da "velina".

    Il libro è disseminato di situazioni intriganti, episodi surreali, una donna vergine a 40 anni nessuno riuscirebbe a immaginarla, o chi anziché scappare da un paesino "sterile", preferisce investire in una latteria sita in un borgo dimenticato e nell'intimo colloquio con i propri fantasmi.
    Un'opera pervasa da una nota di brillantezza che rende ancora più gradevole il libro, senza distogliere però l'attenzione di un'attenta introspezione psicologica. Un romanzo che si rivolge efficacemente a chi ha voglia di concedersi una lettura appassionante, surreale e ironica.

    [... continua]
    recensione di Enza Iozzia

  • Non sono sempre i fatti a fare la vita o il futuro di un uomo, non sono le azioni a fare la verità bensì ciò che del fatto o dell’azione si viene a sapere. La frase di Macbeth, “I have done the deed”, rende reale l’assassinio appena compiuto e macchia il cuore bianco eppure istigatore di Lady Macbeth.
    Su ciò che viene detto o taciuto si basa “Un cuore così bianco” di Javier Marías, che negli ultimi venti anni è stato tradotto in venticinque lingue e pubblicato in trenta Paesi. Il romanzo combacia appieno con gli schemi narrativi di Marías (schemi non esistenti, tra l’altro, come lui stesso spiega nell’appendice dell’edizione Einaudi): lui racconta sia quello che vede sia quello che immagina ci sia dietro. Le storie e le persone vengono raccontate in maniera coinvolgente, procedendo per dettagli e per linguaggi paraverbali.
    Immergersi nella scrittura di Marías e lasciarsi condurre significa ritrovarsi a vedere anche la realtà con occhi diversi, ad interpretarla secondo fili rossi che d’un tratto uniscono cose che non hanno legami tra loro. Leggere Marías ci dimostra che non capitano solo a noi quelle casualità che colpiscono nel quotidiano, come quando ci troviamo unici testimoni di una frase detta da due persone diverse in circostanze diverse, o assistere a reazioni simili ad altre reazioni che abbiamo già visto altrove, o provare emozioni o sensazioni ricorrenti.
    Constatazioni e assiomi vengono intessuti in una trama che si dimostra presto intrigante: il protagonista, il novello sposo Juan, viene a sapere, “senza volerlo sapere”, che suo padre ha un segreto.

    «A volte ho la sensazione che ciò che avviene è identico a ciò che non avviene, ciò che scartiamo o ignoriamo identico a ciò che accettiamo o afferriamo, ciò che speriamo identico a ciò che non proviamo, tuttavia la vita passa e passiamo la vita a scegliere a rifiutare a selezionare, a tracciare una linea che separi quelle cose che sono identiche e faccia della nostra storia una storia unica da ricordare e da raccontare».

    [... continua]
    recensione di Cristina Mosca

  • "Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, come la solidità dei legami umani, è vista come una minaccia: qualsiasi giuramento di fedeltà, qualsiasi impegno a lungo termine preannuncia un futuro gravido di obblighi che limitano la libertà di movimento e riducono la capacità di cogliere nuove opportunità[...] La prospettiva che ci venga rifilata un'unica cosa per tutta la vita è assolutamente ripugnante e spaventosa.[...]
    Il nostro mondo ricorda sempre più Leonia, la "città invisibile" di Italo Calvino dove "più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove ". La gioia di "liberarsi" di qualcosa, l'atto di scartare e gettare i rifiuti, è la vera passione del nostro mondo.
    La capacità di durare non depone più a favore di qualcosa. Agli oggetti e ai legami si chiede di servire a tempo determinato, e una volta che non servono più ci si aspetta che siano distrutti o comunque eliminati - e devono esserlo.
    [...] le conferme possono essere fuorvianti quanto rassicuranti: diventano trappole da cui guardarsi, dato che rischiano di istillare abitudini e istinti che un attimo dopo si riveleranno inutili e persino dannosi.
    Come notò Ralph W. Emerson, pattinando sul ghiaccio sottile la salvezza sta nella velocità. Chi vuole salvarsi farà bene a spostarsi tanto in fretta da non rischiare di mettere troppo alla prova la resistenza di un qualsiasi punto. Nel volatile mondo della modernità liquida, in cui è difficile che una forma qualsiasi mantenga la propria struttura per un tempo sufficiente ad assicurare fiducia e a rapprendersi in un'affidabilità a lungo termine, camminare è meglio che starsene seduti, correre è meglio che camminare e cavalcare l'onda è meglio che correre. L'onda si cavalca meglio se si procede con leggerezza e brio; è bene non farsi troppi problemi sulle onde in arrivo, e tenersi pronti ad accantonare in qualsiasi momento le preferenze di un tempo".
     
    Il testo che ho voluto riportare è tratto da Capitalismo parassitario, del celebre sociologo polacco, Zygmunt Bauman, professore nelle Università di Ledds e Varsavia, autore di molti libri, tra cui Dentro la globalizzazione; Modernità liquida; Consumo, dunque sono; L'arte della vita... Nei suoi scritti Bauman fornisce una lucida analisi della realtà moderna, ciò che egli definisce "modernità liquida". Approfondisce il carattare sostanzialmente parassitario del capitalismo, e non solo: pagine interessanti riguardano anche il conflittuale rapporto tra genitori e figli, i quali sono separati dagli anni, dalle diverse società e condizioni della società stessa; analizza la cultura moderna, che Bauman definisce la "cultura dell'offerta"; l'istruzione, il sapere. Insomma, parla del nostro mondo, dove i principali protagonisti sono "precarietà" e "flessibilità", ciò che lui definisce "modernità liguida", in cui non c'è più posto per l'ora e per sempre.

    [... continua]

  • Il circo della notte arriva senza annunci e se ne va senza avviso. E' un circo strano, che apre a mezzanotte e chiude all'alba. Agli occhi di uno spettatore comune potrebbe sembrare un'illusione di innumerevoli tende, una più misteriosa dell'altra. Girando per il circo egli potrà trovare artisti in grado di incantare i suoi occhi, rubare la sua attenzione, sequestrare la sua immaginazione.
    Ma il circo è più di questo. E' una famiglia di tanti differenti personaggi, che non invecchiano e non lasciano il circo per più di qualche giorno. Due gemelli nascono la notte in cui il falò che non si estingue mai è stato acceso per la prima volta. Essi sembrano aver ereditato dei doni speciali dall'atmosfera magica che li circonda. Quello che lo spettatore comune non sa, è che questo circo è una specie di tavolo da gioco. Due uomini, che non sarebbe sbagliato chiamare maghi, guardano un gioco che loro stessi hanno creato tantissimo tempo fa. Ogni volta ci sono due giocatori, ma solo uno può vincere. Questa è la volta di una giovane donna, la cui magia è un talento ereditartio, allenata duramente e senza pietà da suo padre; e un giovane uomo, una volta orfano e ora studente di un altrettanto crudele insegnante.
    Ma sebbene abbiano supervisionato questo gioco con innumerevoli giocatori, non hanno mai considerato intoppi inaspettati come l'amore. Mentre i due giocatori crescono si affezionano alle loro rispettive opere nel circo, fino a quando si incontrano finalmente e si accorgono dello scopo crudele del gioco, ma un'altra cosa imparano insieme: anche se non sembra esserci una via d'uscita, il futuro non è mai inciso nella pietra.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • La poetica di Rita Pacilio è un’esaltazione di movimento, calore, corpo che con pudore e passione,“spalma il senso del vero e del niente”, mostrando tra gli endecasillabi e terzine “ il battito lento e struggente del suo cuore, e le pieghe a battere i colpi mortali della voglia”. Un cammino che abbraccia l’umana essenza, aprendo gli occhi ed ascoltando i sensi.

    “Guardo la terra dei tuoi occhi
    dove abitano le piante nude
    che i passi certi hanno smarrito.”

    divenendo metafora di natura “sei acqua e vento” e “ bisogno dei sassi suoi e del suo tormento..”

    Gioco di parole che scruta nell’ animo e fruga tra assonanze e sillabe, tra quartine, terzine e liberi versi, donando potenza alla lirica di Rita, facendola diventare musica.

    ”Esserti una canzone da morta
    cogliermi note lungo le coste
    dichiararti la guerra o l’amore
    pregare squali di non farmi male.”

    Intime emozioni concesse; puntellando e cucendo, posando “rosari divini” e “disubbidendo al dolore e al seme amaro del mattino” che la quotidianità porta.
    La Pacilio, diventa “ seno che guarda il mondo” e costruisce mattoni di speranza, oltre l’ ”imbroglio di nervi trasudati dove con i dadi gioca la sorte”.  Messaggio  che si apre e ritmo che incanta ed incalza.
    Giri eroici di penna, che attraversano l’ interiorità, scavando nel passato ed affrontando la paura, fidandosi con un sorriso di un oggi che bussa:

    ”Se un semplice sorriso bastasse
    a guarirmi dal fragore del vuoto
    scomparirei dalla traccia di me
    come roba stantia del cervello.”

    Arazzo di emozioni, che parlano alla coscienza del lettore, entrando nelle vene divenendo connubio di spirito e corpo:

    “Abito due case
    quando chiudo gli occhi e non esisto.
    Una è verso il porto e il vento
    per scostare le costole del mare.
    Una è poco distante da te”

    Percorso denso di immagini, tra ossimori ed allegoriche descrizioni.

    “Alito doglie di un altro parto
    arriverà l’estate da quel giorno:
    sono io la figlia piccola che avrai.

    Arrivando così, alla seconda parte “ Nelle mie vende un falò”, dove si manifesta un equilibrio e determinata consapevolezza di ciò che fa parte del ciclo della vita.

    Ritrovo il respiro dell’anima
    nei baci assetati
    e maledico nettare e pene.

    Maturazione stilistica dove le terzine hanno preso posto alle quartine, liberandosi in prosa, descrivendo l’identità dell’essere Poeta. Saggezza che coraggiosa si apre, spiazzando i paradossi e tra promesse future, cresce come “ piantina di vetro”, mostrando luce e fuoco, “con labbra rosa” e respirando i “passi in corsa”.
    Cronaca femminile, viaggio teatralizzato in punti, tra il misticismo ed il mistero, erotizzando anche il proprio “ io ”, Rita Pacilio, offre al lettore tematiche contemporanee da lasciare a bocca aperta e con il fiato sospeso.

    [... continua]

  • Si assimila come colpo di vento, rapido, all’apparenza inconsistente, il racconto di solitudine scheggiata firmato da Cettina Caliò. “Sulla cruda pelle” è un’opera in versi che prova a restituire le sensazioni, sempre uguali ma diverse, di un affetto spezzato, di un distacco sinonimo di lutto, un lucido struggimento da assorbire nel tempo, nei giorni, ogni singolo mattino. Le quattro sezioni in cui è articolato il ‘corpus’ di questa sottilissima quanto dolente narrazione si intersecano nella loro stessa rete di reminiscenze e rimandi interni - oltre che, naturalmente, interiori. Ci vuole poco a saltare dagli sprazzi di visione, accuratamente nominati, dei cosiddetti ‘Puntini sospensivi’, alle più mature composizioni, talvolta senza titolo, raccolte in ‘Apertis Verbis’ e‘Altre note’; fino alla brevissima appendice ‘Stazione centrale’, storia di partenze e di distanze percepite attraverso il senso elastico dell’attesa, non senza una velatura di cocente cinismo - tutta in quel nome “Trenitalia si scusa per il ritardo”.
    L’autrice circuisce l’attenzione alla sonorità delle parole, racchiuse in contenitori dallo «spessore […]interiormente ‘haiku’» (come descritto in prefazione da Giuseppe Condorelli), favorendo il suggerimento multisensoriale, sinestetico, di lontane immagini rese ‘avvicinabili’ dal ricordo. E, ovviamente, dal modo in cui la poesia si cimenta nell’impresa di plasmarlo. Così avviene che, attraverso la cortina di ermetismo inspessita dalla forte intimità della sua scrittura, “Sulla cruda pelle” riesce comunque a trasmettere, seppur a singhiozzi, una «sfida all’ascolto». Ripetitiva, insistente come l’attaccamento a un’abitudine - i numerosi enjambements, le anafore, l’eterno ritorno del colore rosso - ma, forse proprio per tal ragione, caparbia e capace a stabilire un contatto empatico con il lettore, una breccia intermittente di suggestione ed ovattata emozione. «Tu non sai il nero stretto delle ore/ e questo tremare/ di labbra/ dietro ai tuoi occhi», recita una delle note anonime, mentre ne “La strada e noi” «ci siamo noi sopravvissuti/ coi sorrisi prudenti/ tra un rovinio di massi». E allora, nel suo umanissimo incespicare, la poetessa sistema il suo dono: l’invito senz’obblighi a riconoscersi nel particolare del mondo.

    [... continua]
    recensione di Francesca Fichera