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Autore

Renato Giua

in archivio dal 24 lug 2007

17 maggio 1987, Taranto

24 luglio 2007

Dall'altra parte della strada

Intro: La cronaca di un ultimo gesto, quello più estremo. Un atto liberatorio e insofferente che da sempre dibatte le sue origini tra coraggio e vigliaccheria.

Il racconto

Davanti agli occhi un panorama indimenticabile, la brezza della sera mi sfiora i capelli. Il sole ormai morente scompare all’orizzonte, ed io, solo, ripenso a tutto. Non vedere e non sentire più niente, vorrei solo questo. È stata proprio la solitudine a portarmi fin qui. Quando sei in mezzo alla gente, e ti senti solo.
Nomi, tanti nomi, nomi che qualcuno pensa abbiano un qualche significato intrinseco, nomi che secondo alcuni dovrebbero nascondere l’essenza delle parole. Nomi che ormai mi sembrano quasi privi di significato, a causa di chi li usa senza più criterio, impastando i propri sproloqui di  inutili sciocchezze.
Continuo a guardare l’orizzonte e ripenso a quella bottiglia abbandonata sul mio comodino con una rosa appassita dentro. Mi domando cosa ci sia dall’altra parte della strada. Nemmeno il sole ha rallentato il suo corso per aspettare il correre dei miei pensieri, anche lui è sceso oltre l’orizzonte, lasciando solo una traccia rosea del suo tragitto.
Ma cosa lascerò io? Un sorriso, un pensiero, o solo una serie di interminabili bugie…
Forse non sono quello che credo, forse nessuno mi conosce, ma quello che provo ora è reale. La sensazione di freddo pungente, che questa rupe trasmette ai miei piedi nudi, forse sarà l’ultima emozione che proverò.
Questa vita ormai non mi appartiene più, se, quando mi guardo allo specchio, vedo solo un estraneo.
Ecco il primo capello bianco, segno di una gioventù che se ne va, ma che io non vorrei lasciar andare. Forse il mondo si aspettava grandi cose da me, magari un grande eroe dei tempi andati, oppure un uomo malvagio, citato come monito alle generazioni future.
Tutto questo però resta ancora una fantasia nella mia testa che, alla fine di tutto, si sta svuotando di ogni pensiero.

 

La brezza si è spenta del tutto, ed io nudo faccio il mio ultimo passo, che forse mi accompagnerà verso un’ultima e agognata libertà.
È ricominciata, più forte di prima, ora l’aria genera un fruscio sui miei capelli radi. Chiudo gli occhi e aspetto, godendomi il mio ultimo respiro.
Ecco, arriva l’acqua ad accogliermi fra le sue onde increspate, a stringermi in un gelido abbraccio finale. Sento una pressione sul ventre, mentre il mio torace cerca disperatamente un’aria che non c’è. Addio vita, moriturus te salutat.
Forse non sono stato impavido, ma anche io ho fatto il mio ultimo passo avanti, e ritorno da te, pronto a sguainare la spada, dall’altra parte della strada.

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